mercoledì 19 novembre 2014

The ABCs of Death 2 (2014)

Ho dovuto aspettare un po' ma finalmente sono riuscita a recuperare e vedere The ABCs of Death 2, seguito ad episodi del particolarissimo The ABCS of Death, un progetto che vede all'opera 26 registi a cui è stata assegnata una lettera dell'alfabeto e un tema, la morte. Come già nel post del primo film, di seguito scriverò 26 mini-recensioni (trovate i miei corti preferiti in rosso!) e un breve commento finale sull'opera nel suo insieme. Seguono ovvi SPOILER.


A is for Amateur di E. L. Katz (Americano, classe 1981, regista di Cheap Thrills)
Apertura perfetta. L'episodio di Katz ci mette subito del giusto umore per affrontare quest'antologia, dove la morte non è quasi mai seria e dignitosa, ma è spesso una grandissima, ignobile presa in giro. Stupenda la parodia di innumerevoli film d'azione dove i piani più folli non vanno mai storti, anzi, sono sempre puliti e lisci come l'olio. Grande Katz, è da Cheap Thrills che ti voglio bene... E Andy Nyman è sempre fantastico!


B is for Badger di Julian Barratt (Inglese, classe 1968, attore nel film A Field in England)
Bastardo! Sia il regista/protagonista sia il "simpatico" tasso che da il titolo al corto. Episodio gradevole ad alto tasso di risata.

C is for Capital Punishment di Julian Gilbey (Inglese, regista di A Lonely Place to Die)
Crudele. Dopo due episodi relativamente simpatici arriva la prima vera mazzata allo stomaco dell'antologia. Un'amara riflessione su come la paura e la necessità di trovare un colpevole possano fare regredire le persone e trasformarle in mostri assetati di sangue. Sicuramente uno degli episodi migliori ma anche uno dei più difficili da sopportare.


D is for Deloused di Robert Morgan (Inglese, classe 1974, regista di corti horror animati come The Cat With Hands e Bobby Yeah).
Disturbante. Realizzato con la tecnica della claymation, è il primo segmento davvero surreale e disgustoso, un incubo fatto di tanti piccoli elementi weirdissimi e oscuri, che entra sottopelle e mette i brividi. In questo caso, l'animazione fa molta più paura delle riprese "dal vero".


E is for Equilibrium di Alejandro Brugués (Argentino, classe 1976, regista di Il cacciatore di zombie).
Esilarante! Dopo due segmenti decisamente difficili da sostenere arriva la supercazzola che non c'entra nulla col progetto ma fa tanto ridere. Il maschilismo imbecille di fondo fa tenerezza ma è molto bella la realizzazione, con la luce solare che a poco a poco si affievolisce mentre l'amicizia dei due protagonisti viene meno.

F is for Falling di Aharon Keshales e Navot Papushado (Israeliani, registi di Rabies e Big Bad Wolves).
Fo**utamente triste. La poetica storia di una possibile, difficile amicizia tra una soldatessa israeliana e un ragazzino palestinese che, ovviamente, non potrà che finire male. Alla fine avevo un groppo alla gola un po' difficile da mandare giù.


G is for Grandad di Jim Hosking (Inglese, regista del corto Renegades).
Grottesco. Personalmente, l'ho trovato l'episodio peggiore dell'antologia, una surreale lotta tra un nipote stronzo e un nonno pazzo che, da come si mettono le cose a un certo punto, avrei virato sull'horror fantastico per darle un po' più senso. Mah.

H is for Head Games di Bill Plympton (Americano, classe 1946, regista di due corti animati candidati all'Oscar Your Face e Guard Dog, e di Cheatin').
Hhhh. Nel senso che, forse sarò limitata, ma questo tipo di animazione grottesca e assurda non mi fa impazzire. Comunque, è un bell'esempio di come la passione estrema possa diventare un odio altrettanto devastante.

I is for Invincible di Erik Matti (Filippino, classe 1965, regista del corto Vesuvius e di Tiktik: The Aswang Chronicles).
Idiota. Recitato da quelli che sembrerebbero una manica di zamarri arricchiti, racconta la storia di una vecchia che non muore e di una maledizione. Non sarebbe nemmeno brutta come idea ma, davvero, per quel che riguarda gli interpreti sembrava di aver davanti la telenovela filippina, non piemontese. 

J is for Jesus di Dennison Ramalho (Brasiliano, regista del corto Ninjas).
Jesù! Il corto più bello del film, di sicuro il più emozionante e poetico. L'omosessualità vista come "possessione demoniaca" da esorcizzare a colpi di violenza ed ignoranza, un dolore e una "passione" che non possono essere ignorati, né da Dio ne da qualsiasi altra divinità in ascolto. Se non avete il coraggio di imbarcarvi nell'impresa di vedere 26 horror diversi cercate di recuperare almeno questo.


K is for Knell di Kristina Buozyte e Bruno Samper (Lei Lituana, lui - credo - francese, lei regista di Vanishing Waves, lui alla prima esperienza dietro la macchina da presa).
Kaspita! Altro bellissimo episodio, meravigliosamente diretto e inquietante al punto giusto, mi ha ricordato Il male di Dylan Dog per il modo assolutamente casuale ed invasivo con cui, per l'appunto, il male può penetrare nel cuore delle persone e cambiarle per sempre. Per la cronaca, "knell" solitamente sta ad indicare il rintocco funebre.


L is for Legacy di Lancelot Imasuen (Nigeriano, classe 1971)
Leggero. Interessante perché si misura con miti e leggende tribali, per il resto il corto non è nulla di che, sia per la realizzazione che per la trama e si dimentica facilmente.

M is for Masticate di Robert Boocheck (Americano, classe 1976, regista del corto Horrific)
Mah. Simpatico ma ininfluente e, a causa di una mancanza di sottotitoli, non ho capito cosa diavolo abbia causato la follia zombesca/cannibale del ciccione protagonista che, tra l'altro, mette davvero ansia (peccato per gli occhi, le lenti a contatto sono palesemente finte)

N  is for Nexus di Larry Fessenden (Americano, classe 1963, regista di Habit e The Last Winter)
Non particolarmente esaltante. Bellissimo il montaggio, molto serrato, un incrocio di messaggi, orologi e distrazioni ma si sa dove andrà a parare il corto fin dalle prime immagini. Belli però gli omaggi a La moglie di Frankenstein e l'ambientazione a tema Halloween.

O is for Ochlocracy (mob rule) di Hajime Ohata (Giapponese, regista di Henge)
Originale! Dopo un paio di episodi mosci doveva arrivare la follia giapponese a salvarci tutti! L'abusata apocalisse zombie sviscerata da un punto di vista assai particolare, grottesco e anche commovente. Non sarebbe male un film dedicato all'argomento!


P is for P-P-P-P SCARY! di Todd Rohal (Regista, sceneggiatore, attore e produttore americano)
P is for P-P-P-P PUTTANATA! No, davvero. Simpatico l'omaggio ai Tre Marmittoni, alle gag anni '30, al bianco e nero, a quel che volete ma non c'era un altro regista un po' più "a tema", magari un italiano, a cui affidare la lettera P? Mah.

Q is for Questionnaire di Rodney Ascher (Americano, regista del documentario Overlook Hotel - Stanza 237)
Quasi riuscito. Nel senso che, anche lì, fin dall'inizio sappiamo dove andrà a parare il test sull'intelligenza condotto da una simpatica impiegata, però il risultato è comunque impressionante e sconsigliato ai deboli di stomaco.

R  is for Roulette di Marven Kren (Tedesco, regista di Rammbock: Berlin Undead e The Station)
Raffinato. Non si può dire che non lo sia e ad un certo punto ho pensato che una simile sequenza sarebbe stata perfetta per Bastardi senza gloria. Il soggetto è dei più abusati (lo potete capire dal titolo a quale roulette ci si riferisca) ma l'orrore dell'attesa è reso benissimo.

S is for Split di Juan Martinez Moreno (Spagnolo, classe 1966, regista di Game of Werewolves)
Superbo. Abbiamo un vincitore, signori, o perlomeno un corto che se la gioca col meraviglioso J is for Jesus. Un utilizzo incredibile dello split screen per una storia agghiacciante e violenta, un pugno nello stomaco con un finale da mascella per terra. Capolavoro, senza esagerare.


T is for Torture Porn di Jen e Sylvia Soska (Gemelle canadesi, classe 1983, registe di American Mary)
TeriBBile. E non in senso buono. Va bene la critica al maschilismo imperante nell'industria ma le patate tentacolate ormai sono demodé tanto quanto i flash psichedelici di cui è infarcito questo corto che, peraltro, continua anche dopo i lunghissimi titoli di coda del film, con la partecipazione speciale di Laurence R. Harvey (vi dice niente The Human Centipede 2?).

U is for Utopia di Vincenzo Natali (Americano, classe 1969, regista di Cube - Il cubo e Splice)
Uhm. Da un nome conosciuto come Natali mi aspettavo di più ma l'idea di un mondo fatto di centri commerciali e persone bellissime che deve "difendersi" dall'imperfezione è sempre affascinante.

V is for Vacation di Jerome Sable (Canadese, regista di Stage Fright)
Vaccata insopportabile. Non tanto per la realizzazione, interessantissima e con un furbo utilizzo del cellulare come mezzo di ripresa, soggettiva e comunicazione, quanto per i protagonisti. Due "amici" (più che altro due imbecilli) in vacanza; mentre uno telefona alla fidanzata cercando di nasconderle le prove dell'ovvio puttantour in cui si sono impelagati la sera prima l'altro, forse perché detesta la fidanzata dell'amico, prende il telefono e le mostra TUTTO. Ma proprio tutto. Vai a saper perché. Ho amato il finale, comunque.

W is for Wish di Steven Kostanski (Canadese, regista di Manborg e Father's Day)
Wow! Dopo la J e la S questo è indubbiamente il mio corto preferito. Immaginate di poter, per un giorno, finire catapultati in un universo assai simile a quello dei Masters. Uuh, direte, che figata per un bambino poter lottare fianco a fianco coi suoi beniamini! Seh, un par di ciufoli. Non aggiungo altro, guardatelo.


X is for Xylophone di Julien Maury e Alexandre Bustillo (Francesi, registi di A' l'interieur e Livide)
eXagerato. E non mi aspettavo di meno da quei due maledetti che hanno girato A' l'interieur. Come al solito i francesi strafanno e massacrano tutti gli altri 25 episodi, sia in quanto a splatter che in quanto a sonoro e musica. Il finale è il più scioccante della raccolta ma è anche molto prevedibile... è la tensione che si crea prima che conta.


Y is for Youth di Soichi Umezawa (Giapponese, al suo primo lavoro come regista)
Yew. Non che non mi sia piaciuto, anzi, è uno dei corti più originali ma alcune immagini sono davvero disturbanti, oltre che perfette per incarnare l'incoerente e dovuta ribellione di un'adolescente giapponese alle prese con due genitori che meritano ogni tortura immaginata dalla ragazzina.

Z is for Zygote di Chris Nash (Canadese, aveva già provato a partecipare al primo The ABCs of Death con un corto chiamato T is for Thread ma gli era stato preferito il devastante T is for Toilet)
Zio cantante (come direbbe Elio)! Un finale che stende, letteralmente, un body horror triste, disgustoso e opprimente come forse neanche Cronenberg l'avrebbe concepito. Certo, la trama è un gigantesco punto interrogativo ma come morte forse è la più fantasiosa della raccolta e il corto in sé non mi è dispiaciuto affatto.


E' finita anche quest'anno e devo dire che il secondo capitolo di quella che ormai è diventata la migliore vetrina horror cinematografica esistente è molto più bello del primo. A parte un paio di episodi supercazzola, la qualità dei corti è molto alta e, soprattutto, in essi c'è molto più equilibrio; il primo The ABCs of Death era soprattutto splatter e weird, questo spazia un po' in tutte le variazioni dell'horror e ha un ritmo meno forsennato, tanto che sono riuscita a guardarlo senza ritrovarmi con il mal di testa atroce e la voglia di vomitare che mi avevano attanagliato col suo predecessore... Inoltre anche i titoli di testa sono gradevolissimi, dal sapore antico. C'è da sperare che The ABCs of Dead 3: Teach Harder, previsto per il 2016 e nominato nei titoli di coda, si faccia davvero... magari con qualche italiano in mezzo! Nell'attesa, se il film vi fosse piaciuto vi consiglierei di cercare gli altri titoli diretti dai registi coinvolti, come al solito, (cosa che farò io) oppure guardare The ABCs of Death e Creepshow. ENJOY!

martedì 18 novembre 2014

Il Bollodromo #6: Dolci Tenebre di Fabien Vehlmann e Kerascoët

Dopo la trasferta lucchese la cosa più naturale è tornare a parlare di fumetti! I riflettori del Bollodromo sono oggi interamente puntati sul meraviglioso Dolci Tenebre (Jolies Ténèbres) di Fabien Vehlmann e Kerascoët, edito dalla Bao Publishing. ENJOY!





Di cosa parla?
Dolci Tenebre racconta l'esistenza di una comunità di piccoli esseri dalle fattezze umane che abitano il corpo di una bimba, morta in mezzo al bosco. Non vi serve sapere altro.

Perché mi è piaciuto?
O, meglio, perché mi ha turbata così tanto che non riesco a smettere di pensarci? Perché Dolci tenebre è di una crudezza e una cattiveria rare, che fanno letteralmente a pugni con i disegni assai simili a quelli di una fiaba (che, per inciso, effettivamente erano assai simili ad un horror per quantità di morti e crudeltà assortite). Senza ricamare troppo sulla trama, anche perché Dolci Tenebre è un'opera d'arte che dovete gustare con gli occhi ma soprattutto con la mente, diciamo che, molto gradualmente, gli autori cominciano ad introdurre in una società idilliaca tanti piccoli elementi e dettagli perturbanti che, a poco a poco, mettono i brividi addosso al lettore, per poi deflagrare nel finale, malinconico, inquietante ma anche liberatorio. La perdita dell'innocenza e la morte dei sogni d'infanzia vengono rappresentati in modo poetico ma anche crudo, attraverso una metafora particolarmente fantasiosa e, proprio per questo, ancora più efficace.

E quindi?
E quindi Dolci tenebre è un capolavoro, forse il "fumetto" (anche se mi vergogno a definirlo tale, chiamiamolo romanzo illustrato) più bello che ho letto quest'anno. I disegni di Kerascoët, nome d'arte che unisce i due illustratori francesi Marie Pommepuy e Sébastien Cosset, sono bellissimi ed ingannevoli perché danno l'illusione di avere davanti un racconto per bambini un po' più macabro del normale, mentre la storia di Aurore e dei suoi "allegri" compagni cattura fin dalla primissima pagina. Il prezzo dell'edizione BAO (rigida e con sovraccoperta, molto elegante) è abbastanza costoso ma sono 17 euro assolutamente ben spesi se siete degli amanti delle graphic novel!!

domenica 16 novembre 2014

Il BollOspite: Metropolis (1927)

Tornano le collaborazioni con La fabbrica dei sogni ed Arwen! Stavolta è toccato a me "sfidarla" a redigere la doppia recensione di un caposaldo come Metropolis, diretto nel 1927 dal regista Fritz Lang.


Trama: in una futuristica società divisa tra poveri operai e ricchi dirigenti, il giovane figlio di un industriale, Freder, si innamora della bella Maria, portavoce di un sentimento di unione tra "braccia e menti". L'inventore Rotwang, deciso a vendicarsi del padre di Freder che gli aveva portato via la donna amata, crea però un automa con le fattezze di Maria e lo usa per sobillare i lavoratori...



Il punto di vista di Arwen...

Eh si, chiedo venia, con colpevole ritardo ho visto Metropolis dopo più di vent'anni di visioni cinematografiche, cospargo il capo di cenere e dico perdonatemi.
Ovviamente come si dice, meglio tardi che mai piuttosto che non vederlo assolutamente meglio aspettare no? Comunque sia ora che siamo in ballo, balliamo!!
Metropolis è entrato nella mia vita come un fulmine a ciel sereno, cambiandola in bene!
Avevo già inquadrato l'opera cinematografica di Fritz Lang e visto alcuni suoi film perchè facendo la Nouvelle Vague mi resi conto che quei registi hanno spolverato la sua filmografia per preservarla nel tempo, siccome mi ispirava ho deciso di percorrere la conoscenza del suo cinema, e ogni tanto guardavo qualche film da lui diretto - e alla fabbrica potete trovare qualche suo film già recensito da me medesima - è inutile dire che come film Metropolis è imprescindibile in ogni collezione che si rispetti, sia per il fatto che è un capolavoro assoluto, sia per la capacità di essere attuale nonostante siano passati 87 anni dalla sua uscita, ma ciò che rende Metropolis affascinante, è il fatto di essere un film muto!!!
Sembra strano vero? Nell'epoca di tanti e roboanti film fracassoni, guardare un film come Metropolis è come prendere un pezzo di storia del cinema e restarne incantati per tutta la durata.
Nonostante ciò credo che Fritz Lang, molto più di altri autori a venire, -  come Kubrick o Tarkovskij, che hanno provveduto a rivoluzionare il genere, rendendolo adulto - abbia diretto un film che trascende il tempo, nel senso che ogni momento per vedere Metropolis è quello giusto, sarà sempre attuale grazie alla visionarietà all'avanguardia all'epoca del suo autore, che poi è stato di ispirazione a parecchi film come diceva anche Bollicina quali Guerre Stellari tra gli altri.
Io vedo Metropolis come il padre della fantascienza moderna, o meglio, come l'antenato dei film del genere, un capolavoro assoluto di un importanza fondamentale che trovare le parole adatte per una recensione è quanto mai un impresa, non ci vogliono voti per un film del genere, ma solo un invito a guardarlo e a collezionarlo, cosa fondamentale per ogni cinefilo che si definisca tale.
In poche parole TUTTI I CINEFILI DEVONO AVERE METROPOLIS NELLA LORO COLLEZIONE, altrimenti non possono essere definiti tali, in qualsiasi formato, in vhs, divx, dvd, non importa vi invito caldamente a guardare questo film, e immergervi nel mondo fantastico creato da Fritz Lang.
Oppure vederlo al cinema, ma ci pensate come sarebbe guardare Metropolis al cinema nel terzo millennio?
Sapete una cosa? Ho già l'acquolina in bocca al solo pensiero.
FILM DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE!!!

...E quello della Bolla!

Come posso io, umile detentrice di un misero blog, anche solo osare parlare di un caposaldo come Metropolis? Semplice, cercando di mettermi nei panni di uno spettatore degli anni '20 e abbandonandomi ad una meraviglia ancora oggi senza tempo, in grado di influenzare pesantemente tutto il cinema che sarebbe venuto dopo, a cominciare da Guerre Stellari, senza tanto ricamare su tecnicismi e significati nascosti di cui, tanto, non capirei nulla. Metropolis è un film semplice nella trama e grandioso nella realizzazione, lo specchio di una società che stava cambiando e che cercava il modo di parlare dei propri problemi attraverso la finzione, la fuga dalla realtà, per non dover vedere riproposte sullo schermo le sue misere condizioni in maniera palese. Ecco dunque che Fritz Lang e Thea Von Harbou creano Metropolis, futuristica città anche troppo somigliante alle caotiche metropoli (appunto!) della mitica America, all'interno della quale ricostruiscono lo squallido ed ingiusto divario tra la bistrattata classe operaia e la ricca classe dirigente, che dall'alto maneggia, decide ed impone senza preoccuparsi delle condizioni precarie in cui sopravvive la maggior parte della popolazione. Nella neonata Repubblica di Weimar era importante che tutti gli aspetti sociali collaborassero per mandare avanti la Nazione ed ecco la necessità, ribadita più volte nel corso di Metropolis, di trovare un mediatore, un Cuore, che unisse il braccio e la mente così da creare una società forte, collaborativa, indistruttibile, in grado di superare le costanti tentazioni che avrebbero affossato il singolo e portato quindi alla morte l'intera comunità (capite ora perché, anche se Metropolis non è assolutamente un film d'ispirazione nazista, quel povero pirla di Hitler se lo fosse guardato ed interpretato per i suoi biechi propositi...). Freder rappresenta così il Cuore, un privilegiato che, dopo aver testimoniato le terribili condizioni dei lavoratori, decide di diventare il mediatore auspicato dall'angelica Maria e portare la pace all'interno di Metropolis; a mettergli i bastoni tra le ruote ci pensa però l'inventore Rotwang, reso folle da un tragico amore che lo ha portato a creare un "uomo macchina" o, meglio, una donna macchina che obbedisce ad ogni suo volere e che lo aiuterà a perpetrare un'egoistica e terribile vendetta che finirà per minacciare l'intera città.
Al di là della storia, è indubbio però che quel che rende ancora oggi Metropolis un capolavoro del genere sono l'impianto incredibilmente visionario e, soprattutto, la favolosa donna-macchina, sia col suo aspetto meccanico che con quello umano. Le immagini sono splendide, le scenografie sono ancora fortemente debitrici dell'espressionismo tedesco (con le sue ombre decise e spigolose) ma già catapultate verso qualcosa di più moderno e "americano" nella sua grandiosità, interamente espressa con degli effetti speciali all'avanguardia e l'utilizzo di uno sterminato numero di comparse. La figura di Maria, come ho detto, calamita tutta l'attenzione dello spettatore, oggi come allora: al di là di un design che ha fatto storia e che è tutt'oggi fuori dal normale (tra l'altro la povera Brigitte Helm indossava un costume fastidiosissimo!), è incredibile il delirante sdoppiamento dell'attrice che passa dall'essere una figura angelicata all'incarnazione stessa della puttana di Babilonia, un essere ultraterreno e pericoloso che da il la ad una delle sequenze più surreali della pellicola, quella in cui la finta Maria danza attorniata dagli occhi (occhi, non sguardi. Occhi! E' incredibile!) lubrichi degli spettatori adoranti, una sequenza eguagliata solo dalla terribile visione in cui Freder vede una semplice macchina trasformarsi in un orribile mostro mangia-operai. Anche l'inquietante aspetto di Rotwang, un perfetto mad doctor, e della terribile spia di Fredersen hanno fatto scuola e ancora oggi conservano inalterata la capacità di turbare gli animi, in quanto determinate caratteristiche sono ormai state codificate nella concezione stessa di "malvagio" o "strano" fino a diventare quasi parte del nostro DNA di spettatori, anche occasionali. Altro non sto a dire, ne hanno parlato fior di critici e di studiosi del cinema; io posso solo consigliarvi, una volta nella vita, di ignorare il bianco e nero, il muto, la lunghezza e di gustarvi un caposaldo cinematografico ancora modernissimo e in grado di stupire!!

Fritz Lang (vero nome Friedrich Christian Anton Lang) è il regista della pellicola e probabilmente ha messo mano anche alla sceneggiatura assieme alla moglie Thea Von Harbou. Originario di Vienna, ha diretto film come Il dottor Mabuse, I nibelunghi, M - Il mostro di Dusseldorf, Il testamento del dottor Mabuse, Il prigioniero del terrore, Il grande caldo, La bestia umana e Il diabolico Dr. Mabuse. Anche produttore e attore, è morto nel 1976 all'età di 85 anni.


Per decenni, tutte le versioni esistenti di Metropolis erano copie accorciate e rimontate del negativo originale incompleto (forse la più famosa è quella del 1984, "colorata" ed accompagnata dallo score di Moroder) ma nel 2008 è stata ritrovata al Museo del Cine Pablo Ducrós Hicken di Buenos Aires una copia integrale del film originale, spedita in Argentina nel 1928. Nel 2010 è stata quindi presentata a Berlino la versione "definitiva" di Metropolis, contenente più o meno 25 minuti di scene ritrovate nella copia argentina e accompagnata dalle musiche originali di Gottfried Huppertz, ed è la versione che ho visto io in DVD. Onestamente, visto che Metropolis è unico nel suo genere, non saprei cosa consigliarvi di vedere se vi fosse piaciuto: provate con dei capisaldi come M - Il mostro di Dusseldorf e Tempi moderni. ENJOY!

venerdì 14 novembre 2014

Zombeavers (2014)

Un film che mescola zombie e castori?? Non potevo perderlo, ovviamente! Così, in questi giorni ho guardato Zombeavers, diretto e sceneggiato da Jordan Rubin.


Trama: tre ragazze decidono di fare un weekend per sole donne in riva al lago. La prima sera purtroppo si presentano alla porta i rispettivi ragazzi... e anche un branco di castori mordaci e zombizzati!


Ci tengo a dire subito che Zombeavers è una supercazzola (spero che l'abbiate già capito dal titolo), una supercazzolona fatta coi piedi ma comunque non totalmente disprezzabile perché non si prende sul serio neanche per un minuto ed è talmente consapevole della sua natura imbecille che persino lo spettatore arriva a sentirsi parte della "famiglia" di dementi che l'hanno realizzata. Zombeavers è una pellicola che strizza l'occhio allo spettatore porcellino, che cerca più la beaver (chiamiamola topa, via!) dell'orrore, però a differenza di quella robetta volgarotta di Nurse 3D qui anche un certo tipo di pubblico femminile potrebbe divertirsi, nella fattispecie chi, come me, negli anni '80-'90 si è trastullato con Tremors, Gremlins e Critters perché l'impianto di Zombeavers è più o meno simile alle tre pellicole che ho citato; i zombeavers del titolo spuntano infatti a tradimento da ogni anfratto del piccolo rifugio in riva al lago che diventa così la prigione dei protagonisti e c'è il solito redneck dal fucile facile che cerca di salvare le chiappe ai poveri virgulti. Per seguire le mode imperanti e le regole romeriane dello zombie, ovviamente, ad un certo punto il film prende tutt'altra direzione ma è una direzione, ribadisco, talmente scema e senza vergogna che non si può fare a meno di accettarla con indulgenza e ridere a crepapelle.


Personalmente, la cosa che più mi ha devastata di Zombeavers e che lo consacrerà in eterno nell'Olimpo del trash è la palese natura pupazzesca dei castori. I responsabili degli effetti speciali non si sono minimamente sbattuti a rendere realistici né loro né tantomeno i tentativi dei protagonisti di ucciderli e/o levarseli di dosso; vi dico solo che prima dei titoli di coda c'è un esilarante gag reel dove si vede un cagnolino in mezzo all'acqua mentre gioca con questi pupazzoni e una voce in sottofondo dice, scoraggiata "Ma... dovrebbe avere paura!!!". Ma di che cosa, spiegami! Ti piacerebbe che avesse paura di queste pallotte di pelo finto, buone solo per una mano di "whack-a-mole!" alle fiere! Altri tocchi di finezza si districano inoltre tra il serio e il faceto. Per esempio, scommettete pure su chi sopravviverà alla fine tra la buona, la razionale, la zoccola, il cretino, il belloccio imbecille e il belloccio intelligente; io non avrei dato due euro al vincitore e questo è un punto a favore del film! Rimanendo sul faceto, invece, voto DIECI ai due scoppiatissimi autisti che fanno letteralmente esplodere un cervo per colpa di un telefonino (e che danno il meglio di sé nel gag reel di cui ho già parlato) e voto MILLE alla canzone che accompagna i titoli di coda, eseguita in perfetto stile "crooner" ma mortalmente idiota dal punto di vista del testo... ah, e a proposito di titoli di coda, non perdetevi la scena post credits, preludio a qualcosa che potrebbe intitolarsi Zombees ma anche no! Insomma, volete una serata all'insegna dell'ignoranza? Zombeavers è il film che fa per voi, non ve ne pentirete!!

Jordan Rubin è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa. Americano, è anche attore (in Zombeavers possiamo vederlo dal benzinaio) e produttore.


Brent Briscoe interpreta Winston Gregorson. Americano, ha partecipato a film come Soldi sporchi, Il miglio verde, Mulholland Drive, Spider-Man 2, The Messengers, Il cavaliere oscuro - Il ritorno e a serie come E.R. Medici in prima linea, 24, Numb3rs, Doctor House, Grey's Anatomy, Bones, Medium, Desperate Housewives e CSI - Scena del crimine. Anche sceneggiatore, ha 53 anni e due film in uscita.


Rex Linn interpreta Smyth. Americano, ha partecipato a film come Cliffhanger - L'ultima sfida, Wyatt Earp, Corsari, Rush Hour - Due mine vaganti, Instinct - Istinto primordiale, The Hunted - La preda, Abominable, Django Unchained, Un milione di modi per morire nel west e a serie come Una famiglia del terzo tipo, Walker Texas Ranger, Jarod il camaleonte, The Walking Dead e CSI: Miami. Anche produttore, ha 58 anni e un film in uscita.


Due parole due sui giovani attori: tra tutti "spiccano" giusto Rachel Melvin, che interpreta Mary (era già apparsa in Boo - Morire di paura e tornerà in Scemo & + scemo 2) e Cortney Palm, che interpreta Zoe (si era vista brevissimamente in Anarchia - La notte del giudizio), gli altri sono più o meno sconosciuti. Detto questo, se Zombeavers vi fosse piaciuto perché non recuperate i già citati Critters e Tremors? ENJOY!

giovedì 13 novembre 2014

(Gio) WE, Bolla! del 13/11/2014

Oggi non avrei neppure voglia di affrontare la solita rubrica delle uscite settimanali, son sincera. Niente Clown, niente Frank, niente Lo sciacallo - Nightcrawler. A parte Ermanno Olmi a Savona ci becchiamo solo fuffa. Seguirà un post antipatico ed inutile, sappiatelo.

Il mio amico Nanuk
Reazione a caldo: No.
Bolla, rifletti!: A me dell'orsetto che si ricongiunge con mamma orsa non frega una cippa. Voglio il Clown!

Torneranno i prati
Reazione a caldo: Beh...
Bolla, rifletti!: Ermanno, tu non meriti insulti, ci mancherebbe. Tra l'altro dicono che il tuo ultimo film sia una meraviglia ma io sono ignorante e, quel che è peggio, nessuno mi accompagnerebbe a vederlo. Peccato, respiro poesia già solo a leggere la trama!

La scuola più bella del mondo
Reazione a caldo: No.
Bolla, rifletti!: A me della scuola del sud che incontra quella del nord, sotto lo sguardo di De Sica e Papaleo che notoriamente non sopporto, non frega una cippa. Voglio il Clown!!

mercoledì 12 novembre 2014

Lupin, il pericolo è il mio mestiere (1993)

La consueta rassegna dedicata a Lupin entra negli anni '90 con lo special TV Lupin, il pericolo è il mio mestiere (ルパン三世 ルパン暗殺指令 - Rupan Sansei - Rupan ansatsu shirei), diretto nel 1993 dal regista Masaaki Oosumi.


Trama: l'ispettore Zenigata viene sollevato dalle indagini su Lupin e il ladro gentiluomo, per aiutarlo e per rubare una fortuna in denaro, decide di mettersi contro l'organizzazione di trafficanti d'armi denominata Shotshell...


All'epoca avevo guardato Lupin, il pericolo è il mio mestiere tante di quelle volte che ancora oggi rammento benissimo non solo i dialoghi ma anche le inflessioni con cui venivano pronunciati. Se vi foste chiesti il motivo di tanto accanimento sulla povera videocassetta, dovete sapere che Lupin, il pericolo è il mio mestiere, oltre ad avere un character design molto bello e curato che in quegli anni spiccava per modernità rispetto a quelli dei film precedenti, punta i riflettori essenzialmente sul mio adorato Jigen (disegnato da Dio e ancora più gnocco), quindi non stupitevi se ogni tanto mi andava di riguardarlo. Il fascinoso pistolero diventa infatti il bersaglio dell'odio di un'affascinante fisica russa, che da ragazzina lo aveva visto uccidere il padre; inutile dire che il rancore di lei si trasformerà in tempo zero in un "vorrei ucciderti ma fondamentalmente sei talmente figo che quasi quasi rimando all'infinito", questo finché la maledizione riconosciuta da ogni fan di Jigen (notoriamente sfigato con le donne, che puntualmente lo tradiscono o muoiono) non si abbatterà sulla malcapitata non appena il pistolero mosterà di ricambiare a modo suo il sentimento d'attrazione/ammore. Il finale mi ha fatto sempre tanto ghignare, anche perché sono una donna possessiva, ma in generale Lupin, il pericolo è il mio mestiere è molto divertente, emozionante e, soprattutto, conferisce ai quattro personaggi principali una personalità in linea con quelle che dovrebbero essere le loro caratteristiche "storiche".


Oltre a ritrarre un Jigen praticamente perfetto, infatti, lo special TV rende finalmente il giusto omaggio a Fujiko che, al di là dei favolosi bikini pornografici che indossa, dimostra di essere donna affascinante ma anche cazzuta, in grado di rimettere a posto uomini sbavanti a colpi di mitraglietta, mentre nell'insieme la banda di Lupin dimostra abilità e conoscenze tali da poter competere seriamente e senza troppe buffonate (tratto distintivo degli ultimi special, soprattutto per quel che riguardava Lupin) con una pericolosa organizzazione che fomenta guerre e distruzione solo per ottenere ricchezze ingenti. Certo, ci sono qui e là le solite cose messe tanto per (fenomenale il violento sbirro corrotto che piantona Fujiko nonostante il boss gli abbia detto palesemente di non ucciderla) e il povero Zenigata, riluttante alleato di Lupin, viene come al solito relegato al ruolo di elemento comico, per non parlare dei flashback disegnati un po' a tirar via, ma anche a distanza di anni Lupin, il pericolo è il mio mestiere risulta uno dei migliori special TV dedicati al ladro gentiluomo. E scusate il fangirlismo col quale ho infarcito il post ma quando ci vuole ci vuole! 

Masaaki Oosumi è il regista della pellicola. Giapponese, ha diretto episodi di serie come Obake no Q-taro, Mumin, Lupin III (di cui ha diretto anche il pilot) e Il tulipano nero. Anche animatore, ha 80 anni.


Se Lupin, il pericolo è il mio mestiere (che è conosciuto anche come Lupin III - Viaggio nel pericolo) vi fosse piaciuto, recuperate tutti i film di cui ho parlato QUI. ENJOY!

martedì 11 novembre 2014

Interstellar (2014)

E' uscito l'ultimo film diretto e co-sceneggiato da Christopher Nolan, Interstellar, e ovviamente tutti sono pronti a picchiarsi al grido di "E' un capolavoro!" "E' una buffonata!!". E la Bolla? E la Bolla sta nel mezzo, come al solito (ignava!) e cercherà di fornire il suo punto di vista non richiesto evitando spoiler...


Trama: la Terra è flagellata da tempeste di sabbia e da una piaga che sta a poco a poco distruggendo tutte le colture. Alcuni scienziati della NASA, scoperta la presenza di un wormhole vicino a Saturno, decidono di mandare degli astronauti a recuperare altri scienziati partiti per esplorare galassie lontane ed eventuali pianeti abitabili...



Tagliamo la testa al toro? Interstellar mi è piaciuto. Su questo non ci piove. Ho apprezzato il mastodontico lavoro di Nolan, un trionfale mix di regia, montaggio ed effetti speciali in grado di trasportarci su pianeti sconosciuti uno più mozzafiato dell'altro, solleticando la memoria cinefila con omaggi a Kubrick e ghiacciandoci letteralmente il sangue nelle vene davanti alla desolazione dello spazio e dell'ignoto. Ho ovviamente amato il gigantesco cast messo assieme dal regista, per svariati motivi: Matthew McConaughey è un eroe riluttante, "grezzo" e molto umano nel suo desiderio di riabbracciare i figli anche a rischio di sacrificare il futuro della razza umana, Anne Hathaway ha dalla sua una fragilità incredibile e, allo stesso tempo, una forza d'animo fuori dal comune, Jessica Chastain ha la fortuna di interpretare il personaggio più accattivante della pellicola, John Lithgow si vede poco (maledetto Nolan!!) ma è sempre adorabile, come del resto lo è la piccola Mackenzie Foy. La storia mi ha appassionata, o meglio, mi ha appassionata il "cuore" della sceneggiatura. L'idea di una Terra condannata ed afflitta da una piaga, condotta per mano verso la salvezza da una novella Mother Abigail (i riferimenti a L'ombra dello Scorpione non sono pochi) verso la quale puntano dei "segni" e attorno alla quale si riuniscono, inconsapevolmente, tante vite umane, è affascinante quanto il triste destino che attende chi si scontra con la relatività del tempo e quanto le scelte compiute per amore, una forza potentissima in grado di superare le barriere dello spazio e del tempo. Tanti aspetti positivi quindi, penserete, cosa voglio di più? Perché sono uscita dal cinema pensierosa e poco convinta, invece di correre nuda sotto la pioggia urlando al miracolo prima di reinfilarmi, fradicia ed infreddolita, nella sala a rivedere da capo il film?


Perché Interstellar mi ha fatto lo stesso effetto di Super 8. All'epoca ero stata una delle poche a non venire catturata dalla presunta bellezza di questo "ritorno agli anni '80 di Spielberg" e il motivo era stato uno, ed uno soltanto: non mi aveva emozionata quanto avrei voluto. Sotto l'avventura, sotto il vintage, sotto la simpatia degli interpreti e della sceneggiatura respiravo un'aria artefatta, di qualcosa costruito a tavolino. La stessa aria l'ho respirata guardando Interstellar, nonostante mi sia commossa più di una volta (nella fattispecie nel momento clou in cui McConaughey rivede i video mandati dai figli o durante l'incontro con Romilly) e nonostante il destino dei personaggi mi interessasse davvero, soprattutto durante la prima, misteriosa parte, dove viene mostrata una Terra afflitta da questa piaga senza nome. Nel corso della seconda parte ho invece avvertito il desiderio di attaccarsi a vili pretesti narrativi per allungare un film che avrebbe potuto tranquillamente durare mezz'ora in meno (la sequenza che vede protagonista Matt Damon è l'emblema della supercazzola e della gag involontaria, quasi a livello The Walking Dead), per non parlare del pre-finale spiegone e telefonatissimo che è riuscito a distruggere qualsiasi parvenza di poesia; in Inception Nolan ci tirava un bel cazzotto in faccia, con una trottola stretta nel pugno, in Interstellar lo stesso Nolan ci da una carezzina sulla testa, un pacchetto di tarallucci e una bottiglia di vino da consumare durante le inevitabili diatribe su internet. Fortunatamente, l'ultima scena è di una bellezza mozzafiato e mi ha riconciliata con l'oscura speranza che non sia tutto bene quel che finisce bene, ma è un po' poco per farmi urlare al capolavoro. Chris, ricordati che la semplicità non è necessariamente un male per quel che riguarda la sceneggiatura, soprattutto quando ci sono di mezzo i sentimenti e l'Amore. Pensa a Cuarón e provaci ancora, dai!


Del regista e co-sceneggiatore Christopher Nolan ho già parlato QUI. Di Ellen Burstyn (Murph da vecchia), Matthew McConaughey (Cooper), John Lithgow (Donald), David Oyelowo (il preside), Anne Hathaway (Brand), Wes Bentley (Doyle), Michael Caine (Professor Brand), Casey Affleck (Tom), Jessica Chastain (Murph), Topher Grace (Getty) e Matt Damon (Mann) li trovate invece ai rispettivi link.

Bill Irwin è la voce di TARS. Americano, ha partecipato a film come Popeye - Braccio di ferro, Hot Shots!, Sister Act 2 - Più svitata che mai, Sogno di una notte di mezza estate, Il Grinch, Lady in the Water e a serie come Una famiglia del terzo tipo e CSI - Scena del crimine. Anche sceneggiatore, ha 64 anni.


Josh Stewart (vero nome Joshua Regnall Stewart) è la voce di CASE. Americano, ha partecipato a film come Il curioso caso di Benjamin Button, The Collector, Il cavaliere oscuro - Il ritorno, The Collection e a serie come CSI - Scena del crimine, ER - Medici in prima linea, CSI: Miami, Ghost Whisperer, The Walking Dead e Criminal Minds. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 37 anni e un film in uscita.


La piccola Mackenzie Foy, che interpreta Murph a 10 anni, aveva già partecipato a L'evocazione - The Conjuring e agli ultimi due Twilight. Steven Spielberg, che avrebbe dovuto dirigere il film e che ha ingaggiato Jonathan Nolan per scrivere la sceneggiatura, alla fine si è dedicato ad altri progetti quindi Jonathan ha suggerito di affidare la regia al fratello. Detto questo, se Interstellar vi fosse piaciuto, recuperate senza indugio 2001: Odissea nello spazio, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Moon, Solaris e Gravity. ENJOY!


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