venerdì 4 novembre 2022

Amsterdam (2022)

Domenica scorsa il buon Mirco mi ha portata a vedere Amsterdam, film diretto e sceneggiato dal regista David O. Russell che mi aveva attirata fin dal trailer...


Trama: negli anni '30, due reduci della prima guerra mondiale, un medico e un avvocato, rimangono coinvolti in una serie di delitti e complotti che li spingono a riallacciare i rapporti con un'ex infermiera conosciuta al fronte...


Non guardavo un film di David O. Russell dai tempi di Joy e mi duole abbastanza ammettere che la sensazione lasciatami da Amsterdam è stata più o meno la stessa, ovvero quella di un'enorme, grandiosa confezione per una cosetta esile e dimenticabile. Più che altro, sono arrivata chiedermi se non sia meglio che O. Russell, bravissimo come regista e dotato di un fiuto enorme per il casting e la direzione degli attori, posi per qualche tempo la penna di sceneggiatore e si faccia scrivere una storia da qualcuno un po' più centrato, capace di conferire equilibrio e sostanza a quelle che, spesso, sembrano una serie di idee tanto interessanti quanto evanescenti. Nel caso di Amsterdam, per esempio, abbiamo un'ottimo incipit mistery d'ispirazione noir, con tanto di voce fuori campo e flashback, dove i protagonisti vengono incastrati da criminali senza volto e decisamente insidiosi, al quale si aggiunge la parte migliore del film, ovvero una storia d'amore e di amicizia che mette in scena il più adorabile trio di amici/amanti dell'anno (magnificamente interpretati, poi ci torno), eppure questi due elementi della trama, invece di intrecciarsi dando vita a qualcosa di memorabile, scorrono dalle mani e dalla mente dello spettatore come rivoli d'acqua, messi al servizio di una vicenda fantapolitica (per quanto basata su una storia vera) che sembra quasi fare a pugni con tutto il resto. Più che altro, sembra quasi che allo sceneggiatore, pur palesemente innamorato dei suoi protagonisti, non bastasse puntare i riflettori su loro tre, già potenziali fonti di moltissimi punti di riflessione (c'è la lotta di classe di Burt, invischiato in un matrimonio nato per amore e proseguito per interesse, la questione razziale incarnata da Harold, l'indipendenza femminile di Valerie, un potenziale spaccato delle famiglie influenti americane e di tutto quello che si nasconde dietro di esse, tutto il discorso sull'importanza dei reduci di guerra e sulle difficoltà oggettive del loro reintegro in società), ma godesse un mondo all'idea di inserirli in un delirio "giallo" di altri personaggi connotati come macchiette, pronto a correre come un treno verso la risoluzione finale di un mistero trattato alla stregua di un giocattolone grottesco.


Il risultato, purtroppo, è deludente. Non tanto, come ho detto, per i tre protagonisti principali, i quali fanno tutti un'ottima figura, Christian Bale in primis (l'ho già scritto nel post dedicato a Thor: Love and Thunder, quest'uomo nobiliterebbe anche una recita di Natale parrocchiale, è sempre e comunque perfetto e fa scomparire tutti quelli che lo circondano, giusto Margot Robbie riesce a tenergli testa), quanto per il resto di un cast all star che si è ritrovato sul set di un film che avrebbe potuto essere "coeniano" o, come minimo, divertente e scoppiettante quanto Knives Out o Omicidio nel West End, mentre invece risulta facilone e perplimente. La conseguenza, per esempio, è che una Anya Taylor-Joy, che pure riesce, nonostante l'inconsistenza del suo personaggio, ad imbroccare un paio di momenti memorabili, appare inutile quanto Chris Rock, messo lì giusto per fare un paio di battute a tema nigger e poi scomparire come se non fosse mai esistito. Lungi da me, per carità, lamentarmi quando vedo spuntare facce adorate come quelle di Mike Myers, Timothy Olyphant o Michael Shannon, ma quando mi sembra di avere davanti una lista della spesa con tanto di spunte, allora ci rimango male. Per il resto, nulla da eccepire. La confezione di Amsterdam è extra-lusso, letteralmente, visto che la fotografia splendida è di Emmanuel Lubezki, e scenografie e costumi sono molto curati, soprattutto per quanto riguarda le mise di Margot Robbie e tutto l'apparato artistico legato a quella parentesi favolistica ambientata nella città che dà il titolo alla pellicola, affascinante ed intrigante più degli sconvolgenti rimandi ad un pezzo di storia americana che non conoscevo affatto e che, a mio avviso, avrebbe meritato un approccio un po' più serio. Amsterdam, per inciso, non finirà nella Worst 5 dell'anno ma in un'ideale classifica delle delusioni più cocenti, nonostante le molte cose positive, sarebbe di sicuro ai primi posti. Peccato. 


Del regista e sceneggiatore David O. Russell ho già parlato QUI. Christian Bale (Burt Berendsen), Margot Robbie (Valerie Voze), John David Washington (Harold Woodman), Alessandro Nivola (Detective Hiltz), Andrea Riseborough (Beatrice Vandenheuvel), Anya Taylor-Joy (Libby Voze), Chris Rock (Milton King), Matthias Schoenaerts (Detective Lem Getweiler), Michael Shannon (Henry Norcross), Mike Myers (Paul Canterbury), Timothy Olyphant (Taron Milfax), Zoe Saldana (Irma St. Clair), Rami Malek (Tom Voze), Robert De Niro (Generale Gil Dillenbeck) e Colleen Camp (Eva Ott) li trovate invece ai rispettivi link. 


La cantante Taylor Swift interpreta Liz Meekins. Michael B. Jordan avrebbe dovuto interpretare Harold, ma i ritardi produttivi dovuti al Covid lo hanno costretto a rinunciare. Se Amsterdam vi fosse piaciuto recuperate American Hustle. ENJOY!

martedì 1 novembre 2022

Do Revenge (2022)

Spinta dalla presenza di Maya Hawke e da un'insana passione per il genere "teenage bitches" ho recuperato Do Revenge, diretto e co-sceneggiato dalla regista Jennifer Kaytin Robinson, che potete trovare su Netflix.


Trama: Drea è la reginetta della scuola ma un sextape leakato dal suo cellulare mette fine al suo regno. Alleatasi con la timida e dimessa Eleanor, Drea cerca vendetta...


Mala 
tempora currunt se anche una commedia adolescenziale sul solco di Mean Girls e Ragazze a Beverly Hills deve arrivare a toccare le due ore, costringendo la sottoscritta a guardare il film spezzato in tre tranche a causa dei soliti orari del menga. E questo è solo il primo, macroscopico difetto di Do Revenge, omaggio targato Netflix ai classici del genere. Il secondo, ahimé, è la cattiveria all'acqua di rose che lo pervade e, soprattutto, la faciloneria con la quale le due protagoniste, Drea ed Eleanor, arrivano a risolvere i loro problemi. Con quest'ultima affermazione non mi riferisco allo svolgimento della vendetta delle due fanciulle, ché quello è un percorso lungo e tortuoso, con più di un ostacolo sul cammino; piuttosto, parlo di quel terrificante pre-finale in cui tutto si conclude a tarallucci e vino, consentendo a due persone deprecabili (ancora più dei modelli ai quali fanno riferimento) di farla franca in quanto "meno peggio" dei veri carnefici della vicenda. Per carità, Amiche cattive, in tal senso, era anche più imbarazzante, però quello era un film dichiaratamente trash ed esagerato, in Do Revenge l'esagerazione la si ritrova solo nelle terrificanti mise di ogni singolo coinvolto e, ovviamente, nell'opulenza fuori scala del liceo e delle ville di questi scappatelli di casa convinti di avere il mondo in tasca, per il resto le problematiche affrontate dalle protagoniste sono tristemente realistiche e legate alla società odierna, tra slut shaming, diffusione di video erotici personali tramite social, ghettizzazione del diverso e quant'altro. 


Do Revenge è dunque l'ennesimo film "medio" prodotto da Netflix, che mira ad alti modelli (anzi, in questo caso neppure troppo alti, se chiedete ai cinefili veri. E no, non sto parlando della trama che si ispira vagamente a L'altro uomo di Hitchcock) ma non riesce a rielaborarli come dovrebbe e si arena dunque in quel limbo che trasforma anche la produzione più sfarzosa in un'opera dimenticabile in una settimana o anche meno. Peccato, perché sicuramente Do Revenge denota un enorme impegno a livello di costumi, make up e scenografie, è molto curato anche a livello di colonna sonora, zeppa di hit "giovani" come si confà a questo genere di pellicola, e omaggia spesso e volentieri le colonne portanti del genere, arrivando persino a scomodare una guest appearence della sempre adorabile Sarah Michelle Gellar, a mò di passaggio di testimone, ma nonostante tutto stenta a decollare. Anche le due protagoniste, nonostante i personaggi un po' insipidi, sono abbastanza brave, soprattutto la reginetta non convenzionale (è "colorata") Camila Mendes, mentre per quanto riguarda Maya Hawke ho un dubbio che mi ha fatto gradire un po' meno la sua interpretazione: ma perché diamine Netflix l'ha relegata, dopo la carinissima performance in Stranger Things, ad interpretare solo goffe ragazzette lesbiche dall'umorismo weird? Sono convinta che la fanciulla potrebbe dare delle gioie, basterebbe solo offrirle una possibilità di crescere! Nell'attesa che ciò accada, Do Revenge è comunque una pellicola simpatica per una serata senza pretese, anche se probabilmente alla fine vorrete rifarvi gli occhi e il cervello con l'elenco di film che ho riportato in fondo al post.


Maya Hawke (Eleanor), Sophie Turner (Erica) e Sarah Michelle Gellar (la direttrice) le trovate ai rispettivi link.

Jennifer Kaytin Robinson è la regista e co-sceneggiatrice del film. Americana, ha diretto il film Someone Great. Anche produttrice e attrice, ha 34 anni.


Camila Mendes interpreta Drea. Americana, ha partecipato a film come Palm Springs e a serie quali Riverdale, inoltre ha doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttrice, ha 28 anni e un film in uscita. 


Se Do Revenge vi fosse piaciuto recuperate Amiche cattive, Cruel Intentions, Schegge di follia, Mean Girls, 10 cose che odio di te e, ovviamente, l'immortale e cultissimo Ragazze a Beverly Hills! ENJOY! 

venerdì 28 ottobre 2022

Halloween Ends (2022)

"Finalmente" è finita! L'ultimo capitolo della saga cominciata nel lontano 1978, Halloween Ends, diretto e co-sceneggiato dal regista David Gordon Green, è arrivato e... com'è? Cercherò di esprimere un'opinione, senza fare SPOILER.


Trama: quattro anni dopo gli eventi accorsi in Halloween Kills, di Michael Myers non c'è più traccia e Laurie ed Allyson cercano di superare i traumi dell'incontro col killer, finché gli abitanti di Haddonfield cominciano di nuovo a morire...


C'è un dialogo, in Scuola di mostri, in cui si dice più o meno così: "Se lo facessero a pezzi, li buttassero in un frullatore e poi li spedissero su Marte, lui risorgerebbe di nuovo!". La battuta era riferita a Venerdì 13, quindi a Jason Voorhees, ma credo che la stessa cosa si possa dire di Michael Myers e, in effetti, Halloween Kills era un omaggio a questa iconica e verissima teoria, che veniva in qualche modo "spiegata" e resa tangibile. Quattro anni sono passati per i personaggi, uno per gli spettatori, e in Halloween Ends (e voglio proprio vedere se "enda" davvero...) le teorie esplicate nella pellicola precedente prendono una direzione ancora diversa, benché rimangano sempre legate alla riflessione sul "male" e la sua natura; Michael Myers, dopo la mattanza descritta in Halloween Kills, è scomparso, lasciando le persone rimaste in vita ad attendere terrorizzate il suo ritorno per la Notte di Ognissanti o a cercare, in qualche modo, di andare avanti senza soccombere all'idea del male e senza nutrirlo ulteriormente. Purtroppo, dimenticare ad Haddonfield non è facile, non solo per Laurie e la nipote Allyson, la prima additata come "causa" della follia di Myers e la seconda come sopravvissuta da proteggere e compatire, ma anche per il giovane Corey, accusato ingiustamente di omicidio e per questo considerato un paria da buona parte della comunità. Partendo da questi tre personaggi, gli sceneggiatori di Halloween Ends tentano di nuovo la carta della metafora, utilizzando Michael Myers come "spettro, ombra", una forma definita solo dall'immaginazione altrui, costretto ad incarnarsi nel male che alberga nelle persone e a dargli sfogo, nel bene e nel male, un qualcosa che si nutre di emozioni negative e dolore, riversandole a fiumi in una città incapace, di conseguenza, di guarire davvero (così come non ne sono in grado né Laurie né Allyson, nonostante lo vogliano con tutte le loro forze). Un po' Freddy Krueger nel secondo Nightmare, un po' Pennywise, un po' old man Myers, questo Michael si fa ancora più simbolico di quello di Halloween Kills e prende una strada tutta sua, potenzialmente molto interessante e sicuramente originale... il problema è che la trama, spesso e volentieri, dà l'idea che i quattro sceneggiatori si siano picchiati in fase di scrittura.


Halloween Ends, infatti, può essere tranquillamente definito come due film in uno, a volte anche tre, e non solo perché il confronto finale tra Laurie e Michael sembra attaccato con lo sputo ad una trama che, fino a quel momento, ha praticamente parlato di tutt'altro salvo per il sottile fil rouge "maligno" a cui ho accennato sopra, ma perché i personaggi sembrano fare cose senza un motivo plausibile, in primis Allyson. Io capisco l'attrazione verso chi viene considerato un paria, capisco il sentimento di identificazione, ma costruire parte della trama come uno di quei thriller "shady" che andavano di moda negli anni '90 dove tutto urla "scema, che minchia fai???" e la protagonista, nescia come un tacco, si tappa le orecchie come una bambina piccola, per quanto mi riguarda ha privato di potenza proprio la parte più interessante ed innovativa del film. Film che, a un certo punto, per non scontentare i fan manda al diavolo tutto e torna sui vecchi binari, quasi un ripensamento nel caso si fosse andati troppo oltre con l'originalità, mettendo da parte frettolosamente tutto ciò che era accaduto prima e lasciando lo spettatore un po' "appeso". L'impressione che ho avuto di Halloween Ends è quella di un film incredibilmente ambizioso, di scrittori e registi pieni di idee ed entusiasmo, che però non hanno avuto il polso o, forse, la pazienza di ragionare un po' sul discorso che volevano portare avanti e che, a un certo punto, hanno perso il controllo della loro bizzarra creatura. Nessuna critica sulla regia, la ricostruzione filologica, lo stile dei titoli di testa e, ovviamente, sulla bravura di Jamie Lee Curtis, che conferirebbe personalità e carisma persino a un palo della luce, e non posso nemmeno dire di avere odiato Halloween Ends, perché è riuscito ad incuriosirmi e persino a stupirmi in un paio di occasioni, ma ammetto che mi sarei aspettata molto di più e, in definitiva, per me la conclusione di una delle saghe horror più amate di sempre ha un po' il sapore di un anticlimax. Peccato, davvero, ci avevo creduto molto!


Del regista e co-sceneggiatore David Gordon Green ho già parlato QUI. Jamie Lee Curtis (Laurie), Andi Matichak (Allyson), Will Patton (Frank) e Kyle Richards (Lindsey) li trovate invece ai rispettivi link.


Il film è sequel diretto di Halloween e Halloween Kills ma, ovviamente, per avere un quadro completo della saga dovete sicuramente recuperare Halloween - La notte delle streghe e Halloween - Il signore della morte, e se non siete ancora stanchi di Michael Myers aggiungete Halloween III - Il signore della notte, Halloween 4 - Il ritorno di Michael Myers, Halloween 5 - La vendetta di Michael Myers, Halloween 6 - La maledizione di Michael Myers, Halloween - 20 anni dopo, Halloween - La resurrezione... e magari aggiungete anche Christine - La macchina infernale, che male non fa. ENJOY! 

mercoledì 26 ottobre 2022

Terrifier 2 (2022)

Inutile dire che, per me, l'evento più atteso del ToHorror 2022 era l'anteprima di Terrifier 2, diretto e sceneggiato dal regista Damien Leone, che mi sono goduta in una sala strapiena di gente felice quanto lo ero io! Ma com'è alla fine questo attesissimo Terrifier 2?


Trama: un anno dopo gli eventi del primo film non c'è più traccia di Art il clown ma la gente vive comunque nel terrore dell'efferato assassino. La giovane Sienna, il cui fratellino è misteriosamente interessato al clown, comincia intanto ad avere strane visioni del mostro, proprio a ridosso della notte di Halloween...


Mai avrei pensato, nell'anno del Signore 2022, che il film più atteso dell'anno sarebbe stato, per quanto mi riguarda, una costola di quella schifezza di All Hallow's Eve (non è vero, sto aspettando Pearl. Quello è il più atteso di tutti!). Merito di un Damien Leone che ha fiutato in tempo il potere perverso della sua creatura più riuscita, Art il Clown, rendendolo protagonista assoluto di Terrifier, la roba più trucida e agghiacciante uscita nel 2018. Il primo Terrifier era la quintessenza della semplicità e, in quanto dotato di un esile canovaccio, più che di una trama vera e propria, andava avanti a mera cattiveria splatter, mettendo in scena un paio di personaggi sacrificabilissimi e lasciandoli nelle mani del terrificante Art, clown muto dotato di uno spiccato gusto per il sangue; il film procedeva non per tappe, bensì per omicidi efferati, e in pratica trattavasi di un lunghissimo reel di gente squartata nei modi peggiori, che mi aveva regalato tantissima gioia per la sua artigianalità e per il trucco inquietantissimo dell'unica sopravvissuta alla mattanza. Visto il successo di Terrifier, Leone è passato alla cassa e ha deciso di alzare la posta, realizzando Terrifier 2 con un budget e delle ambizioni palesemente più alti, oltre che con un metraggio più lungo. Stavolta, cosa non scontata, Terrifier 2 ha una trama ed è il più classico degli slasher con final girl annessa, una splendida ragazza perseguitata da Art per motivi non chiarissimi ma sicuramente sovrannaturali, legati in qualche modo al padre scomparso, un fumettista che prima di morire per un tumore al cervello aveva cominciato ad avere visioni di Art e non solo; ciò che si percepisce dalla trama di Terrifier 2, non proprio lucidissima e perfetta ma comunque piena di entusiasmo, è la volontà di creare una mitologia, un qualcosa di più ampio e ramificato, di rendere Art talmente immanicato con le forze maligne dell'universo da far sentire in difetto creature immortali come Michael Myers, Freddy Krueger e Jason Voorhes, della serie "perché lui sì e noi no? Eccheccazz'!".



Conseguenza di ciò è la presenza di personaggi più tratteggiati, protagonista in primis. Leone si prende tutto il tempo di indagarne il passato, i legami familiari col fratellino "strano" e la madre segnata dal dolore, di rivelare allo spettatore alcuni dei traumi che fanno di lei una perfetta final girl e, come risultato, rende più centrata la figura di Art, che diventa un boogeyman con uno scopo, per quanto non lapalissiano, là dove nel primo Terrifier era "semplicemente" un agente di caos totale. Ciò, bisogna dirlo, non priva Art di potenza e carisma, anzi. Affiancato da una "Art-girl" talmente terrificante che al confronto Henrietta de La casa 3 è Pippi Calzelunghe, il nostro clown sa che gli vogliamo tutti bene e gigioneggia senza mai risultare ridicolo o imbarazzante, anzi, la sua consacrazione a icona horror fa sì che quei pochi momenti di ironia lo rendano ancora più inquietante; per contrasto, quando Art smette di sorridere e di essere dolcissimo con la bagassa Art-girl, le sue efferatezze rivoltano lo stomaco più di prima, reiterate come sono sui corpi di povere vittime colpevoli soltanto di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato (o di essere state maleducate, ma lì obiettivamente la reazione di Art è comprensibile, poverino) e costrette non solo a morire, ma anche a farlo male. Gli effetti speciali, infatti, non sono cambiati, per fortuna. Nessuna CGI, tranne forse in pochissimi momenti, e tanto trucco prostetico, sangue finto a secchiate, scarnificazioni in lattice talmente schifide da sembrare vere e, soprattutto, nessuna vergogna, ché Art non si tira dietro di fronte a nulla, neppure davanti alla coprofilia e al cannibalismo, toh, crepi l'avarizia! Stavolta, inoltre, Leone si avvale anche di attori discreti, soprattutto la final girl Lauren LaVera, bella da togliere il fiato nel suo costumino striminzito da valchiria e armata di tanta rabbia sul finale, mentre l'Art di David Howard Thornton è sempre una garanzia, con la sua mimica perfetta per il personaggio. Di più non vorrei dire, vi lascio il divertimento di scoprire come sia possibile che uno slasher da più di due ore fili come un treno senza mai annoiare, e incrocio le dita, ancora una volta, perché Leone torni per un terzo capitolo a deliziarci ancora una volta con la sua orripilante ma adorabile creatura (la possibilità secondo me c'è. Basta non alzarsi durante i titoli di coda)!


Del regista e sceneggiatore Damien Leone ho già parlato QUI

David Howard Thornton interpreta Art il Clown. Americano, ha partecipato a film come Terrifier. Ha 43 anni e due film in uscita.


Questa volta Damien Leone si è permesso anche le guest star! Nei panni di Miss Principe c'è la protagonista di Sleepaway Camp, Felissa Rose, mentre il wrestler Chris Jericho interpreta Burke. Ovviamente, se Terrifier 2 vi fosse piaciuto, recuperate Terrifier e forse anche All Hallow's Eve, dai! ENJOY!

martedì 25 ottobre 2022

Visioni dal ToHorror Fantastic Film Fest 2022

La scorsa settimana sono riuscita ad andare a Torino un paio di giorni per godermi, dopo due anni di stop da Covid, l'adorato ToHorror Fantastic Film Fest. L'edizione è stata molto ricca sia di film che di eventi, soprattutto a tema fumettistico, con un paio di anteprime niente male tra cui Terrifier 2, che merita un post a parte, e parecchi film in concorso che, in tutta onestà, non mi hanno entusiasmata quanto avrei voluto, salvo un paio. Colgo l'occasione per segnalarvi altre due pellicole meritevoli viste al Festival, che non rientreranno in questo riassuntone perché verranno di sicuro distribuite su ampia scala, quindi ne parlerò a tempo debito: Mandrake, che arriverà il 10 novembre su Shudder, e A Wounded Fawn, che uscirà sulla stessa piattaforma credo verso fine anno. Ma bando alle ciance e cominciamo il riassuntone... ENJOY!


Directamente para video (Emilio Silva Torres, 2021)

Il primo film visto durante la rassegna è stato un documentario che mi ha attirata per la sua natura di "docufiction". Partendo dalla ricerca reale di informazioni su un oscuro film uruguayano straight-to-videoActo de violencia en una joven periodista, il regista imbastisce una trama che, a un certo punto, sfocia nell'inquietante sospetto di una maledizione legata al film e, soprattutto, al suo enigmatico ed irrintracciabile regista, Manuel Lamas. Ora, è vero che io non amo particolarmente i documentari, ma Directamente para video risulta molto interessante nella parte in cui effettivamente compie ricerche sul "The Room uruguayano dei thriller" e ne alimenta lo status di cult, tanto che mi verrebbe voglia di cercarlo e guardarlo, ma l'ho trovato assai floscio per quanto riguarda la parte fiction, che dovrebbe inquietare lo spettatore ma ha alimentato solo la mia voglia di fare la nanna. 


Skinamarink (Kyle Edward Ball, 2022) - Vincitore del premio ufficiale come miglior lungometraggio

L'anno scorso avevo odiato il vincitore Midnight in a Perfect World e mi duole riconfermare, anche per questa edizione, la perplessità di fronte all'amore della giuria ufficiale per i film ambientati in luoghi bui, con sequenze che si ripetono all'infinito e una trama che si trascina, trasformando una pellicola da un'ora e mezza in un mattone di tre ore. Il regista, tramite un videomessaggio proiettato prima del film, ci ha ASSICURATO che non avremo dormito la notte, io tornata in hotel ho fatto una tirata unica neanche avessi preso della melatonina, ma Skinamarink l'ho guardato bene, senza addormentarmi: suggestivo, con un'ottima intuizione iniziale, inquietantissimo a livello di soggetto e con qualche jump scare ben piazzato, ma perdonami ciccio se al ventesimo spezzone di cartone animato ripetuto in loop, alla quarantesima ripresa dei Lego dei pargoli protagonisti, alla millesima inquadratura dell'angolo a destra in alto della sala da pranzo, mi sono spaccata i marroni. Ottima cosa il cinema sperimentale, ma pensate anche un po' agli ignoranti!


Syk Pike (Kristoffer Borgli, 2022) - Vincitore del premio del pubblico al miglior lungometraggio

Per l'appunto, il pubblico ignorante, me in primis, è stato conquistato da questa commedia nera norvegese, che probabilmente farebbe la gioia di tutti quelli che hanno odiato la protagonista de La persona peggiore del mondo. Il film verte sul desiderio perverso della giovane Signe, fidanzata di un artista narcisista, di essere sempre e comunque al centro dell'attenzione, cosa che la porta a fingere malattie sempre più estreme e, infine, ad assumere una droga russa dagli effetti devastanti per il suo fisico. Coloratissimo, scorretto, tristemente attuale e spietato, Syk Pike scava nella nostra società dove è importante solo fare parlare di sé, avere successo a tutti i costi (anche facendo schifo) e comunicare con gli sconosciuti, più che con gli amici e la famiglia (trattati comunque alla stregua di un pubblico), perché la nostra vita abbia finalmente un senso. Lo fa grazie all'ausilio di una protagonista bravissima, adorabilmente odiosa, e a parecchie scene surreali e girate benissimo. Pregate perché questo gioiellino venga distribuito da qualche parte! (Midnight Factory? Sto parlando con te!)


 Megalomaniac (Karim Ouelhaj, 2022) 

Il ritorno sporco e cattivo della new extremity d'oltralpe in un film belga che, partendo dalla storia vera del Macellaio di Mons, serial killer mai catturato, segue le vicende dei figli fittizi e imbastisce una trama fatta di squallore, sopraffazione, malattia mentale e predestinazione. Attraverso una fotografia e una regia elegantissime, Megalomaniac ci immerge nello schifo quotidiano vissuto da personaggi vinti, inquietando lo spettatore non tanto attraverso le abbondanti splatterate compiute da un killer che parrebbe un mix tra Klaus Kinski e Brad Dourif, comunque notevoli, quanto piuttosto attraverso gli occhi spiritati ed onnipresenti del terrificante Macellaio, che parrebbe vedere ciò che i personaggi sono troppo ciechi per scorgere e, a mo' di burattinaio demoniaco, li porta ad affrontare un destino spaventoso. Anche Megalomaniac merita una visione e una distribuzione, anche se rispetto a Syk Pike potrebbe essere un prodotto destinato più agli amanti dell'horror tout court. Anche lì, speriamo che la Midnight mi legga!


Landlocked (Paul Owens, 2022) 

Altro esempio di docufiction, che questa volta parte da film casalinghi appartenuti al padre del regista e si sviluppa nella ricerca del passato del protagonista, affamato di ricordi da immortalare su una cinepresa "particolare" prima che la sua casa d'infanzia venga distrutta. Lodevole l'idea e l'intento, fiacchissima la realizzazione, che rallenta a livelli estenuanti il ritmo del film e, spesso, rende alcune sequenze incomprensibili. Ottimo come rimedio per l'insonnia, comunque. 


Devil's Residents (Katsumi Sasaki, 2022) 

Mai sfidare un'appassionata di lingue, potrebbe aprire un ginepraio. Ero curiosa di capire quale fosse il titolo originale di questo horroretto giapponese che, fin dall'inizio, mi ha dato l'idea di un prodotto derivativo, nella misura in cui mi parevano mancare dei pezzi. E' così, in effetti. "Proprietà invendibili: Residenti terrificanti" è il secondo capitolo di una saga iniziata nel 2020 per mano nientemeno che di Hideo Nakata e tratta da un romanzo di non-fiction il cui titolo originale suona più o meno come "Proprietà invendibili: Planimetrie spaventose", che ovviamente raccoglie storie vere di persone che hanno vissuto in luoghi infestati. Non ho guardato il primo film e non so se Devil's Residents sia collegato in qualche modo alla pellicola di Nakata, ma di sicuro so che il brusco finale è facilmente spiegato dall'imminente uscita di "Proprietà invendibili: Annientamento", il capitolo successivo della saga, sempre diretto da Katsumi Sasaki. A prescindere da questo sproloquio, adesso ho capito perché Devil's Residents, pur simpatico e con un paio di scene splatter gradevolissime, mi è sembrato un prodottino dimenticabile e neppure tanto ben realizzato, quasi uno straight to video.


All Jacked Up and Full of Worms (Alex Phillips, 2022) 

Tu vuo' fa' John Waters prima maniera e Jim Muro ma sei nato nel 2022, ovvero l'anno sbagliato per girare una trashata a base di gente scema che fa cose schifose (come per esempio farsi di vermi o farsi le pippe davanti a una bambola gonfiabile a forma di neonato) senza un motivo plausibile. Il disagio esistenziale, se di questo si vuol parlare, o il film "punk", se questo voleva essere, non si esprimono con la fotografia pulitina e gli attori impostati, montando ad arte un finto senso di disgusto in un'epoca in cui si è già visto di tutto, suvvia. Complimenti però per avere realizzato quello che per me è stato il film più brutto del festival (Ah, scopro ora che la tizia che orgasma sfruttando le tecniche più assurde di meditazione prima e i vermi poi, era la stessa che in quell'orrore di The Scary of Sixty-First si infilava nella patata le foto di Andrea di York. Ora tutto ha più senso).


Polaris (Kirsten Carthew, 2022)

Polaris è un film delizioso, che se non fosse per le scene gore sarebbe perfetto per un pubblico di giovanissimi, visto che è la versione post-apocalittica di Chobin, con una ragazzina cresciuta da un orso al posto dell'alieno salterino. Il setting canadese, gelido ed innevato, è perfetto e suggestivo, la giovane protagonista ha talmente tanta cazzimma che al confronto persino Amber Midthunder è molla come la panissa, ed è interessante l'idea di scrivere i dialoghi in un mix di linguaggio inventato e suoni primordiali come ringhi ed urla. Ho solo una domanda: ma la Power Ranger di colore chiusa nella capsula chi diamine è e perché è così importante per la protagonista?


Il cameraman e l'assassino (Rémy Belvaux, André Bonzel e Benoît Poelvoorde, 1992)

Chiude questo lunghissimo post riepilogativo un film che ha fatto scuola e storia e che io, da brava bestia, non conoscevo. QUESTO è un mockumentary fatto bene, caustico e cattivo, che parla del progressivo distacco morale di una troupe dalle azioni aberranti del soggetto delle loro riprese, il ciarliero serial killer Ben. Emblema del significato letterale di "fascino del male", l'incredibile Ben di Benoît Poelvoorde spadroneggia dall'inizio alla fine di un film che è satira sociale, triste specchio del potere dei media, dramma, horror e commedia tutto in uno. Se non lo avete mai guardato fatelo, merita davvero: non mi sembrava il caso di scrivere un post intero perché ero stanchissima durante la visione e non l'ho guardato con l'attenzione che meritava, ma la voglia di rivederlo e parlarne seriamente e bene c'è. Intanto, datemi retta e recuperatelo! 




venerdì 21 ottobre 2022

Glorious (2022)

Domani, alle 22.15, al ToHorror Film Festival ci sarà l'anteprima italiana di Glorious, diretto dalla regista Rebekah McKendry. Io l'ho già visto, ed essendo uno dei film in concorso ve ne parlo un pochino, invitandovi ad andarlo a vedere!


Trama: Dopo essere stato lasciato dalla fidanzata, un uomo rimane bloccato all'interno di una toilette pubblica assieme a un interlocutore particolarmente inquietante...


Glorious
è un altro di quei piccolissimi, particolari film distribuiti da Shudder che magari non rimarranno impressi per sempre ma che valgono almeno una visione. Nello specifico, il film di  Rebekah McKendry è una commedia horror dal fortissimo impianto teatrale, interamente ambientata all'interno di un bagno pubblico (al massimo giusto fuori dallo stesso, ma per un paio di minuti), dove si confrontano due personaggi legati da un motivo che verrà chiarito in toto soltanto sul finale. Per amor di post posso dirvi che i due protagonisti sono Wes, "servo della gleba" disperato per essere stato lasciato dalla fidanzata e reduce da una serata a base di superalcoolici, e Ghat, il cui vero nome è impronunciabile, il quale è nientemeno che un semi-Dio destinato a distruggere l'umanità nel caso in cui Wes non gli dia quello che vuole. Cosa voglia Ghat e perché, ovviamente, non vi deve interessare, sappiate solo che i dialoghi tra i due alternano momenti di ilarità scatologica, condita da equivoci a non finire, a inquietanti discorsi legati non solo alla fine del mondo ma anche alla natura imperfetta dell'essere umano, con poche note di speranza e molta, troppa disperazione. Essendo il film molto breve, l'abbondanza di dialoghi non viene mai a noia e, grazie a un paio di escamotage narrativi che, in qualche modo, consentono parecchie variabili anche all'interno di un setting sempre identico, la stessa trama si dimostra vivace e interessante, anche perché mantiene fino all'ultimo la curiosità di conoscere il motivo per cui un "signor nessuno" come Wes sia così importante per un semi-Dio della distruzione.


Il film è anche interessante a livello di scenografie e regia. Il bagno che funge da ambientazione per tutta la vicenda viene caratterizzato da un inquietantissimo murales annesso al "glory hole" da cui deriva il titolo, che trasforma in modo efficace una struttura anonima in un luogo inquietante dietro a cui rischia di nascondersi l'impensabile; l'orrore cosmico che arriva ad insidiare Wes non viene quasi mai mostrato e i limiti di budget vengono facilmente aggirati da scelte narrative ad hoc e da una fotografia virata spesso nei toni del rosso e del fucsia (quest'ultimo ormai sdoganato come colore lovecraftiano per eccellenza!), con qualche concessione ad alcuni scorci più sostanziosi della minaccia che si nasconde appena dietro la nostra percezione, informe e tentacolata. A proposito di tentacoli, Glorious non lesina il gore, anche grazie a un terzo elemento introdotto più o meno a metà film, anche se per me il vero schifo è stato vedere per buona parte del minutaggio l'attore Ryan Kwanten strisciare su superfici meno che pulite appoggiandoci mani, faccia e bocca, cosa che già mi avrebbe disgustata a prescindere e resa ancora più schifida dall'"amichevole" voce di J.K. Simmons a rimarcare la presenza di germi, batteri, materiale organico di varia natura e quant'altro. Considerato anche che Kwanten è bravo e la voce di Simmons assai calzante, vi invito a guardare Glorious, ovviamente se non avete la fobia dei germi, in caso contrario astenetevi!


Di J.K. Simmons, che presta la voce a Ghat, ho già parlato QUI.

Rebekah McKendry è la regista della pellicola. Americana, ha diretto film come All the Creatures Were Stirring e Le bugie scorrono nel sangue. Anche produttrice, sceneggiatrice e attrice, ha 43 anni e un film in uscita. 


Ryan Kwanten
interpreta Wes. Australiano, ha partecipato a film come Dead Silence e serie quali Home and Away, Tru Calling, True Blood e Creepshow. Anche produttore, ha 46 anni e un film in uscita. 



mercoledì 19 ottobre 2022

My Best Friend's Exorcism (2022)

Un film perfetto per Halloween è My Best Friend's Exorcism, diretto dal regista Damon Thomas, tratto dal romanzo omonimo di Grady Hendrix e disponibile su Amazon Prime Video.


Trama: Abby e Gretchen sono amiche per la pelle ma tutto cambia quando la seconda viene posseduta da un demone...


Nonostante sia ormai arrivata a sopportare poco le "rievocazioni storiche" degli anni '80, mi sono ritrovata ad aspettare con gioia l'uscita di My Best Friend's Exorcism, soprattutto dopo avere letto il romanzo da cui è tratto (purtroppo ancora inedito in Italia ma disponibile in una gagliardissima edizione inglese dalla gradevole copertina vintage). Non avevo mai avuto occasione di conoscere Grady Hendrix, prolifico scrittore "di genere" americano, e mi sono ritrovata davanti una lettura gradevolissima e scorrevole, che sfrutta l'horror e un pizzico di sana ironia per fare una riflessione non banale sulla lotta di classe, sul tempo che passa e sull'amicizia, tratteggiando due protagoniste, Abby e Gretchen, sfaccettate ed adorabili nelle loro mille imperfezioni. Il mio consiglio, ovviamente, è quello di leggerlo senza indugio ma, nel frattempo, My Best Friend's Exorcism è un ottimo e simpatico antipasto. Purtroppo, il difetto principale del film è quello di essere inevitabilmente più superficiale e "semplice", al limite del banale, soprattutto per quanto riguarda le circostanze della possessione di Gretchen, nebulose e quasi oniriche nel romanzo e molto definite nel film (francamente avrei evitato l'espediente stra-abusato della tavoletta Ouija ma sono scelte, per carità...), e per ciò che concerne il finale, incredibilmente sbrigativo; l'altro difetto, se così si può chiamare in quanto My Best Friend's Exorcism percorre la via del teen horror umoristico, quindi potrebbe semplicemente essere una scelta di stile, è che il film manca della cattiveria a tratti crudele di cui il romanzo è permeato e di quei tantissimi momenti di autodisprezzo e disperazione che portano il lettore a temere davvero per il destino dei personaggi, sia quelli principali che secondari. 


Quello che rimane è una commedia horror godibile e ben realizzata, perfetta per un pubblico di adolescenti alle prime prese col genere, che alterna momenti spaventosi ad altri più ironici che stemperano la tensione di alcune scene abbastanza "forti". L'atmosfera della casa abbandonata dove Abby e Gretchen incontrano per la prima volta il demone Andras, così come la sequenza ambientata lì dentro, è molto efficace e lo stesso vale per la scena più schifosa del romanzo, fortunatamente mantenuta quasi inalterata (interessante come, invece, il parossismo autodistruttivo di Glee sia stato trasformato in un'allergia, forse perché per il target di riferimento un tentativo di suicidio sarebbe stato tabù), mentre non ho granché apprezzato il sembiante del demone, troppo simile a Gollum per non farmi scoppiare a ridere. La cosa più apprezzabile del film, però, è l'interpretazione delle due protagoniste. Elsie Fisher ormai è una garanzia, dopo l'ottima prova nella seconda serie di Castle Rock (lasciamo perdere Non aprite quella porta, lì non poteva farci nulla neppure lei!), ed interpreta Abby con una sensibilità incredibile, in parte aiutata da un make up che la rende più bruttina di quanto non sia in realtà, mentre Amiah Miller, giovane attrice che non conoscevo e che ha più di un punto in comune con Amanda Seyfried, è il perfetto mix di inconsapevole innocenza e diabolica malizia che mi sarei aspettata dalla povera, sfortunata Gretchen. Sulla rappresentazione degli anni '80 non commento ma sappiate che, più della colonna sonora e dei poster dei Culture Club, ciò che mi ha travolta a mo' di  madeleine proustiana sono i braccialetti di plastica indossati da Abby, che non vedevo dalle elementari e che mi hanno ricordato un angelo biondo e dolce quanto Gretchen, andato in cielo troppo presto. Sarà per questo che sul finale, nonostante l'atmosfera divertente e rilassata del film, mi è scesa la lacrima, chissà.


Di Elsie Fisher ho già parlato QUI.

Damon Thomas è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto episodi di serie come Penny Dreadful e Dracula. E' anche produttore e sceneggiatore. 


Cathy Ang, che interpreta Glee, era la voce originale della protagonista di Over the Moon - Il fantastico mondo di Lunaria mentre Clayton Johnson, che interpreta Wallace, era uno degli stupidi amici di Jason nell'ultima stagione di Stranger Things. Detto ciò, se il film vi fosse piaciuto recuperate Jennifer's Body. ENJOY!



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