giovedì 16 ottobre 2014

WE, Bolla! del 16/10/2014

Buon giovedì a tutti!! Tanto per cambiare, questa settimana non è né bella né brutta, cinematograficamente parlando. Per i nostalgici, torna Capitan Harlock con L'arcadia della mia giovinezza mentre per i dementi come me il buon Seth MacFarlane racconta Un milione di modi per morire nel west ma purtroppo nessuna di queste due pellicole è approdata a Savona, quindi vediamo cosa offre il multisala. ENJOY!


Tutto può cambiare
Reazione a caldo: Hmmmm...
Bolla, rifletti!: Ma posso fidarmi di un film che vede Adam Levine dei Maroon 5 tra gli attori principali? Non lo so ma pare che questa storia di seconde possibilità musicali e sentimentali sia molto valida quindi potrei anche recuperarla...

Il giovane favoloso
Reazione a caldo: Mainaggioia!!!
Bolla, rifletti!: Ah, il povero Leopardi, emblema della NON gioia di vivere, gobbo, leppego, lui e le sue girelle... Il film a lui dedicato mi sa di mattonata incredibile o di trashata pazzesca, ancora non so decidere, ma sta di fatto che mi incuriosisce molto!! Peccato che NESSUNO mi accompagnerà a vederlo al cinema...

I due volti di gennaio
Reazione a caldo: Finalmente è uscito anche dalle mie parti!
Bolla, rifletti!: Saranno gli attori (adoro sia la Dunst che Mortensen), sarà per la trama un po' vintage e la messa in scena raffinata ma I due volti di gennaio è un film che mi ispira molto quindi potrebbe essere la scelta della settimana!!

Col cinema d'élite si vola in Francia!

La moglie del cuoco
Reazione a caldo: Mah.
Bolla, rifletti!: La commistione cibo/sentimenti mi ha un po' stufata, sono sincera. Vero è che l'insoddisfazione lavorativa con conseguente perdita di fiducia, stima e quant'altro è condivisibile e molto attuale, tuttavia preferisco dedicarmi ad altro!

mercoledì 15 ottobre 2014

Bollalmanacco on Demand: Last Night (2010)

L'appuntamento odierno del Bollalmanacco On Demand è sicuramente particolare, perché esula dal genere di film che solitamente apprezzo; infatti, è capitato che Silvia mi chiedesse su Facebook la recensione di Last Night, diretto e sceneggiato nel 2010 dalla regista Massy Tadjedin. Col prossimo On Demand, invece, tornerò su terreni a me più "consoni" grazie a Monster Dog. ENJOY!


Trama: Joanna litiga col marito Michael perché lo crede invaghito di una collega, proprio il giorno prima che lui parta per un viaggio d'affari con la donna. Mentre Michael cerca di resistere alle effettive e pesanti avances della collega, Joanna incontra per caso il suo vecchio amore...


Last Night è una sorta di "dramma" dall'impianto teatrale, interamente basato sui gesti e gli sguardi dei protagonisti più che sui dialoghi. La storia è assai semplice e viene perfettamente riassunta dalla trama che ho scritto sopra: Massy Tadjedin indaga sui meccanismi che regolano i rapporti tra uomini e donne impegnati in relazioni più o meno durature e ci presenta il tradimento attraverso due punti di vista, quello maschile e quello femminile. Joanna e Michael sono sposati, prima del matrimonio sono stati insieme parecchi anni e, a quanto pare, ormai hanno più poco da dirsi, passione e amore sono stati soffocati da una routine (emblematiche le sequenze che vedono Joanna prepararsi per uscire col marito prima e con Alex poi) che porta al desiderio di fare nuove esperienze o al rimpianto. Lei è una scrittrice che ha dovuto reinventarsi articolista e collega i vecchi momenti di felice autorealizzazione all'amore di Alex, a sua volta scrittore, conosciuto e amato durante una "pausa di riflessione" nel rapporto tra lei e il marito Michael; quest'ultimo, dal canto suo, ama ancora Joanna ma è fortemente attratto dalla collega Laura, sensuale e consapevole di sé. Il film, come da titolo, racconta quella che potrebbe essere l'ultima notte del loro matrimonio, una notte che i due passano separati, colmi di rancore a causa di un recente litigio e, ovviamente, anche colmi di dubbi rispetto alla reciproca fedeltà. Nel corso della fatidica notte i due verranno costantemente "tentati" e lo spettatore verrà posto davanti ad un'annosa questione: è più grave tradire fisicamente, per il gusto della conquista, considerato che il traditore potrebbe pentirsene amaramente un istante dopo, oppure è più grave tradire col cuore e con la mente, vivendo una lunghissima menzogna accanto ad una persona scelta fondamentalmente per senso di dovere? Massy Tadjedin non ci da né una risposta univoca né un finale risolutorio ma lascia tutto al nostro giudizio e alla nostra immaginazione, lasciando la possibilità di identificarci o provare empatia per l'uno o l'altro personaggio.


E' questo distacco della regista e sceneggiatrice che ho apprezzato molto in Last Night, anche perché in questo modo sono riuscita a detestare entrambi i protagonisti e, nonostante questo, ad apprezzare la pellicola e a provare interesse per il loro dramma, forse perché speravo che entrambi rimanessero soli come dei cani. Lei infatti è una pittima incredibile (o forse la colpa è della faccetta da razzo di Keira Knightley, che notoriamente non sopporto) che non fa altro che piangersi addosso nonostante tutti, marito, ex amante e amici di lui, la trattino come una dea scesa in terra, mentre lui è l'essere più noioso del pianeta e, come spesso accade, è solo "chiacchiere e distintivo", incapace di rispedire al mittente le avances di una collega che è il trionfo del cliché (formosa, schiacciata da un tragico passato amoroso, sfacciata per non dire pucchiacca ma anche tanto sensibile). L'unico che, effettivamente, mi ha commossa, è il povero Alex. Da sempre innamorato di Joanna, non riesce a portare avanti delle relazioni soddisfacenti ed è stato mandato al diavolo sia perché era troppo impegnato a scrivere un libro sia perché Michael "era arrivato prima"; per tutto il film, poverello, cerca di far capire a Joanna i propri sentimenti ma lei è inamovibile, si limita a prendere atto della cosa, a stuzzicarlo un po', a bearsi dell'amore di quest'uomo così affascinante e interessante e, dulcis in fundo, a piangere come una fontana quando ormai è troppo tardi per tornare indietro. Last Night, come vedete, ha una trama semplice e persino derivativa, tuttavia riesce ad emozionare lo spettatore e farlo riflettere davanti alle svariate situazioni che vengono proposte (credo che Last Night sarebbe molto interessante da vedere in coppia), anche perché è recitato davvero molto bene ed è assai curato, sia per quanto riguarda una regia attentissima ai dettagli che per una colonna sonora delicata e malinconica. Se cercate emozioni forti probabilmente non è il film che fa per voi, perché a tratti è davvero molto lento, ma se vi piacciono le pellicole "da degustazione" potreste anche dargli una chance.


 Di Keira Knightley (Joanna), Sam Worthington (Michael), Eva Mendes (Laura) e Griffin Dunne (Truman) ho già parlato ai rispettivi link.

Massy Tadjedin è la regista e sceneggiatrice della pellicola, la sua prima e finora unica prova dietro la macchina da presa. Anche produttrice, ha 38 anni.


Guillaume Canet interpreta Alex. Francese, ha partecipato a film come The Beach e Vidocq. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 39 anni e un film in uscita.


Premetto di non averli mai visti ma se Last Night vi fosse piaciuto potreste trovare di vostro gradimento anche Closer o Unfaithful - L'amore infedele. ENJOY!



martedì 14 ottobre 2014

Facciamola finita (2013)

Ho lasciato passare un anno ma anch'io sono riuscita a guardare Facciamola finita (This is the End), diretto e sceneggiato nel 2013 da Seth Rogen ed Evan Goldberg!


Trama: mentre a casa di James Franco è in corso un megafestone zeppo di vip, Los Angeles viene praticamente rasa al suolo da terremoti, incendi e altri misteriosi e mortali avvenimenti. I pochi sopravvissuti, barricati a casa di Franco, dovranno cercare di capire come uscire vivi da quella che sembrerebbe proprio la fine del mondo...


Ultimamente trovo sempre più difficile trovare delle commedie che mi facciano ridere. Facciamola finita, per fortuna, mi ha lasciata a terra dalle risate in più di un'occasione perché è talmente assurdo e gli attori coinvolti sono così genuinamente e palesemente divertiti che è davvero difficile non farsi contagiare dall'amichevole atmosfera che si respira in ogni fotogramma e in ogni dialogo della pellicola. Seth Rogen, Jay Baruchel e compagnia mettono in scena esattamente quello che lo spettatore si aspetta quando immagina le feste vip: dei "personaggi" (non persone reali, assolutamente!) che si sbronzano, si devastano, copulano a destra e a manca e, in generale, si danno ad ogni stupido stravizio ed eccentricità solo "perché sì" e, a seconda dell'attore, assecondano i cliché dei vari film e gossip, come nel caso di James Franco, oppure costruiscono un personaggio diametralmente opposto, come nel caso di Jonah Hill, falso come Giuda e fintamente tenero e carino. Eliminata la marea di guest star iniziali, la sceneggiatura si concentra su un manipolo individui e, da quel momento, le poche apparizioni speciali sono mirate e funzionali alla trama, oltre che esilaranti, mentre la storia, nonostante non manchino diversivi per allungare un po' come per esempio il finto trailer di Pineapple Express 2, si mantiene interessante e coerente fino alla fine. Rogen e soci inanellano una gag dopo l'altra, danzando allegramente a braccetto col cattivo gusto senza mai farla fuori dal vaso, accontentano gli spettatori più esigenti piazzando qua e là un paio di citazioni esilaranti (una su tutte, quella de L'esorcista, che mi porta a consigliarvi ovviamente di guardare Facciamola finita in lingua originale perché lo scambio di battute tra Baruchel e Hill, per non parlare di quello volgarissimo tra Franco e McBride, mi ha annientata: "The power of Christ compels you!" "Oh does it? Does it compel me? Does it Jay? The power of Christ compelling me, is that what's happening?.. GUESS WHAT?....It's not that compelling!) e concludendo l'intera operazione con un finale talmente supercazzola che sono stata praticamente costretta a rivederlo almeno tre volte di fila, con annesso balletto finale ovviamente!


Tolto l'aspetto esilarante che, visti i coinvolti, già immaginavo sopraffino, quello che stupisce di Facciamola finita è tuttavia l'estrema professionalità della realizzazione. Gli effetti speciali impiegati non sono affatto dozzinali, anzi, le scene di morte e distruzione sono davvero catastrofiche, quella iniziale su tutte, e i demoni realizzati in CG non sembrano fasulli né risultano fastidiosi (al limite, l'unica cosa un po' bruttarella è il trucco del povero Jonah Hill sul finale). Altra cosa molto gradevole sono la regia ed il montaggio, soprattutto quello alternato che vede il gruppetto diviso ed impegnato ad affrontare due minacce differenti, inoltre ho trovato incredibilmente azzeccati anche gli inserti in stile confessionale del Grande Fratello, le sequenze "strafumate" accompagnate da una colonna sonora grandiosa e, ovviamente, i pochi ma efficaci momenti gore, mirabili esempi di nerissimo umorismo. Anche gli attori sono tutti grandiosi, tanto che non saprei dire chi ho preferito. Tra i protagonisti, James Franco potrebbe tranquillamente vincere la palma del migliore per il già citato scambio di battute con Danny McBride e, soprattutto, per il suo momento di "gloria" nel pre-finale, ma anche Jonah Hill con quel suo fare da criptogay e Danny McBride per la sua natura bastarda danno davvero il bianco e riescono persino ad eclissare il mio adoratissimo Seth Rogen; tra le guest star, spiccano invece un Michael Cera particolarmente laido, un indimenticabile e scioccante Channing Tatum, una Emma Watson armata di accetta spaccaculi come non mai e, soprattutto... LORO. Sì, loro. I responsabili di quel finale meravigliosamente trash e anni '90, così esilarante che non saprei dire se è meglio questo di Facciamola finita o The Age of Aquarius in 40 anni vergine. Intanto che io ci penso, voi recuperate assolutamente Facciamola finita e guardatelo sgranocchiando un ottimo, scioglievolissimo Milky Way, se ancora lo distribuiscono in Italia!


Del co-regista e co-sceneggiatore Seth Rogen (che interpreta sé stesso come tutti gli altri coinvolti nel film) ho già parlato qui. James Franco, Jonah Hill, Michael Cera, Emma Watson, David Krumholtz, Christopher Mintz-Plasse, Paul Rudd e Jason Segel li trovate invece ai rispettivi link.

Evan Goldberg è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola. Canadese, è al suo primo film come regista. Anche produttore e attore, ha 32 anni e un film in uscita, The Interview, sempre con Seth Rogen e James Franco.


Jay Baruchel (vero nome Jonathan Adam Saunders Baruchel) interpreta sé stesso. Canadese, ha partecipato a film come Quasi famosi, Le regole dell'attrazione, Million Dollar Baby, Tropic Thunder, Una notte al museo 2 - La fuga, RoboCop e a serie come Hai paura del buio? e Numb3rs, inoltre ha lavorato come doppiatore in Dragon Trainer e Dragon Trainer 2. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 32 anni e quattro film in uscita tra cui 10 O'Clock People, tratto dall'omonimo racconto di Stephen King, e Dragon Trainer 3, previsto per il 2017.


Danny McBride (vero nome Daniel Richard McBride) interpreta sé stesso. Americano, ha partecipato a film come Suxbad: Tre menti sopra il pelo, Tropic Thunder, Parto col folle, Sua maestà e ha lavorato come doppiatore in Cattivissimo me e Kung Fu Panda 2. Anche sceneggiatore e produttore, ha anni e sette film in uscita.


Craig Robinson interpreta sé stesso. Americano, ha partecipato a film come Zack & Miri - Amore a primo... sesso, Una notte al museo 2 - La fuga e a serie come The Bernie Mac Show e Friends, inoltre ha lavorato come doppiatore in Shrek - E vissero felici e contenti e nella serie The Cleveland Show. Anche sceneggiatore e produttore, ha 43 anni e tre film in uscita.


Channing Tatum interpreta sé stesso. Americano, ha partecipato a film come La guerra dei mondi, G.I. Joe - La nascita dei cobra, 21 Jump Street, Magic Mike, Don Jon, G.I.Joe- La vendetta, 22 Jump Street e a serie come CSI: Miami, inoltre ha lavorato come doppiatore nel film The Lego Movie e nella serie I Simpson. Anche sceneggiatore e produttore, ha 34 anni e sei film in uscita tra cui X-Men: Apocalypse e Gambit, dove interpreterà appunto il bel Remy LeBeau.


Tra le varie guest star segnalo anche Rihanna e lo stesso co-regista Evan Goldberg. Il ruolo di Emma Watson era in origine stato scritto per Mila Kunis ma l'attrice ha dovuto rinunciare per impegni pregressi come anche Cameron Diaz, Edward Norton ed Elizabeth Banks, mentre quel pusillanime di Daniel Radcliffe ha direttamente rifiutato di partecipare. Ovviamente, Rogen e Goldberg hanno avuto alcuni problemi anche con un paio di scene definite "di cattivo gusto" e che, di conseguenza, sono state tagliate in fase di montaggio, come quella in cui Franco e McBride fumano marijuana insieme a Hitler o quella in cui Tatum si da palesemente al cannibalismo; inoltre, sul finale è stata usata I Will Always Love You di Whitney Huston come omaggio alla cantante, morta da poco, al posto di Purple Rain di Prince, scelta iniziale dei due registi. Detto questo, aggiungo solo che Facciamola finita è l'estensione del corto Jay and Seth Versus the Apocalypse (che potete trovare QUI); se il film vi è piaciuto dateci un'occhiata e recuperate anche Shaun of the Dead e The World's End. ENJOY!





lunedì 13 ottobre 2014

Il Bollodromo #4: E la chiamano estate di Jillian Tamaki e Mariko Tamaki

Quarto appuntamento col Bollodromo! Oggi finalmente parlerò di un'altra delle mie passioni, i fumetti. Ultimamente, ho avuto modo di toccare con mano la qualità delle proposte della Bao Publishing e di imbattermi nel pregiatissimo E la chiamano estate di Jillian e Mariko Tamaki! ENJOY!


Di cosa parla?
E la chiamano estate racconta l'ordinaria vita vacanziera di due ragazzine quindicenni, Rose e Windy, due amiche che ogni anno si ritrovano a trascorrere l'estate nella sonnacchiosa cittadina di Awago Beach. Tra primi amori, problemi familiari e i grandi misteri dell'adolescenza, l'estate in questione non scorre propriamente tranquilla...

Perché mi è piaciuto?
Onestamente, ormai di fumetti, manga e graphic novel ne ho letti parecchi e ho sviluppato una sorta di "immunità" emotiva verso la maggior parte di essi, tanto che ben pochi mi fanno gridare al miracolo. Arrivata all'ultima pagina di E la chiamano estate (che ho letteralmente divorato) mi sono ritrovata con un groppo alla gola e una pesantissima sensazione di nostalgia, verso l'adolescenza e verso le estati passate semplicemente a guardar passare la vita, senza fare nulla di eclatante ma divertendosi (ed annoiandosi anche, perché no?) da morire. Rose e Windy sono due ragazzine ordinarie che vivono in un mondo fatto di problemi ordinari, banali quotidianità, ragazzi sfigati, genitori a loro modo incomprensibili, sciocchi divertimenti da adolescenti, piccole abitudini estive e film horror che hanno fatto la storia del Cinema; le due sono diversissime tra loro, amiche per la pelle che si vedono solo d'estate, e questo comporta necessariamente una certa distanza causata dal non sapere quali esperienze e quali piccole tragedie sono avvenute all'altra durante i mesi invernali, cosa che porta a chiacchiere oziose, silenzi colmi di disagio e vero, totale ed innocente affetto. Mentre leggevo la loro storia ripensavo alle mie estati, così simili e sicuramente così "insignificanti" agli occhi degli altri e mi sono commossa parecchio, il che è quanto di meglio si possa chiedere a un fumetto.

E quindi?
E quindi E la chiamano estate è un fumetto delizioso, fatto di dialoghi brevi ma verosimili, ricordi e immagini bellissime: i disegni di Jillian Tamaki, virati in un blu riposante e per nulla fastidioso, molto particolare, sono semplici e contemporaneamente colmi di dettagli, tanto che ogni pagina e ogni tavola sarebbero da ammirare per delle mezz'ore. Se vi piacciono le storie a fumetti che puntano più sull'approfondimento dei personaggi piuttosto che sulla spettacolarità di trama e disegni, avete sicuramente trovato il piccolo gioiello che fa per voi (anche perché l'edizione italiana della Bao è molto ma molto bella)!


domenica 12 ottobre 2014

Horns (2013)

Siccome ho adorato La vendetta del diavolo di Joe Hill e non me la sentivo di aspettare, in questi giorni di malanni ho deciso di guardare Horns, diretto nel 2013 da Alexandre Aja e tratto proprio dal romanzo del figliolo di Stephen King.


Trama: Ig Perrish viene accusato del terribile omicidio della fidanzata Merrin e nessuno sembra disposto a credere alla sua innocenza. Disperato, il ragazzo affoga il suo dolore nell'alcool e un mattino si risveglia con un doposbornia e un paio di corna dotate di strani poteri...


Horns è il classico film che poteva essere un capolavoro e invece è diventato una pellicola buona giusto per passare una serata, da dimenticare il giorno dopo. Ed effettivamente sono già passati tre o quattro giorni da quando l'ho guardato, tanto che non ricordo più cos'avrei voluto scrivere, a dimostrazione che Horns è un prodotto senza infamia né lode. A dir la verità il film non comincia male, anzi. La trama rispetta molto le atmosfere del romanzo di Joe Hill e dipinge la storia d'amore di Ig e Merrin con pochi tocchi delicati racchiusi nella sequenza più bella di tutto il film, accompagnata dalle note di Heroes di David Bowie; dopodiché la nuova, terribile situazione di Ig ci viene raccontata facendo uso abbondante di humour nero e scene grottesche, un'escalation di assurde ed orribili confessioni di persone costrette a tirare fuori i loro segreti più oscuri davanti al potere delle corna del ragazzo. Fin lì, tutto bene. Il problema, come al solito, sta nel far quadrare i conti dal momento in cui le corna conducono Ig a scoprire chi abbia ucciso Merrin e perché. In casi come questi, ahimé, succede sempre che gli sceneggiatori lascino perdere tutto il resto e si concentrino solo sul fornire allo spettatore la spiegazione più rapida ed immediata, possibilmente concludendola con qualche risoluzione di sborona vendetta, senza stare tanto a ricamare sui personaggi, sulle loro motivazioni e su tutti i retroscena, ricercando costantemente la soluzione più facile e banale. Horns non fa eccezione e il tortuoso percorso di Ig, emblema di irritante bontà costretto a "reinventare" la sua innocenza tingendola di rosso, diventa così una strada diritta, lastricata di facilonerie e teatrali vendette, che rifiuta completamente il poetico, vitalissimo finale del romanzo e ricorre ad una banale scenetta da romanzo per adolescenti.


L'altro problemuccio di Horns è che dove c'è Aja non c'è più gioia. Il regista francese infatti, dopo avere esordito col botto e con uno dei film più angoscianti degli ultimi anni, ha deciso di afflosciarsi e rinunciare a qualsiasi briciolo di autorialità. Effettivamente, Horns avrebbe potuto girarlo chiunque: non c'è orrore, non ci sono soluzioni visive particolari, il gusto per l'eccesso è totalmente assente. Anzi, peggio, perché Aja si è affidato completamente alla computer graphic, che in questo caso ha partorito un paio di sequenze al limite dell'abominevole, come l'incubo ad occhi aperti di Terry (correva l'anno 2001 e l'episodio Wrecked di Buffy the Vampire Slayer mostrava una scena praticamente identica, quella in cui una Willow drogata di magia si perdeva in un mondo fatto di liane e demoni. Parliamo di TREDICI anni fa e quella sequenza è girata molto meglio!), l'attacco dei serpenti più finti mai visti in un film (nemmeno quelli di Snakes on a Plane erano così raffazzonati) e, orrore degli orrori, il finale che vede Ig trasformarsi, sul quale non entro nello specifico per evitare spoiler ma sappiate solo che è inguardabile. Peccato, perché Daniel Radcliffe e, soprattutto, Juno Temple sono davvero bravi. Avevo qualche dubbio sull'ex Harry Potter ma il suo accento americano è convincente quanto il suo aspetto malaticcio e dimesso, mentre la Temple è bellissima e perfetta ed è riuscita anche a magonarmi in un paio di scene, come il confronto con Ig o quella in cui invoca l'aiuto di suo padre mentre l'aguzzino la sta violentando (poi se il padre ha la facciotta dolce di David Morse non posso fare a meno di mettermi a piangere). Il resto del cast, purtroppo, è insignificante e dimenticabile, a cominciare da una Heather Graham sprecata. Con questo concludo, dicendo che Horns non è, nonostante quello che ho scritto, un brutto film: è semplicemente (e purtroppo) un'occasione sprecata ma probabilmente se non avete letto La vendetta del diavolo potreste anche non trovarlo così fiacco.


Del regista Alexandre Aja ho già parlato QUI. Daniel Radcliffe (Ig Perrish), Juno Temple (Merrin Williams), Heather Graham (Veronica) e David Morse (Dave Williams) li trovate invece ai rispettivi link.

James Remar interpreta Derrick Perrish. Americano, ha partecipato a film come I guerrieri della notte, 4 pazzi in libertà, I delitti del gatto nero, Mezzo professore tra i marines, Miracolo sulla 34a strada, Dredd - La legge sono io, Psycho, Le verità nascoste, Blade: Trinity, Il mai nato, RED, X-Men - L'inizio, Django Unchained e a serie come Miami Vice, Walker Texas Ranger, Nash Bridges, Settimo cielo, X-Files, Senza traccia, Sex and the City, CSI: Miami, Criminal Minds, Numb3rs, Dexter, Grey's Anatomy e From Dusk Till Dawn, inoltre ha lavorato come doppiatore nel film Ratatouille. Ha 61 anni e cinque film in uscita, tra cui The Hateful Eight di Tarantino!


Joe Anderson interpreta Terry Perrish. Inglese, ha partecipato a film come Creep - Il chirurgo e La città verrà distrutta all'alba. Ha 34 anni e un film in uscita.


Max Minghella (vero nome Max Giorgio Choa Minghella) interpreta Lee Tourneau. Inglese, figlio del regista Anthony Minghella, ha partecipato a film come Syriana, Agora, The Social Network, Le idi di marzo e Gli stagisti. Anche produttore e sceneggiatore, ha 29 anni e un film in uscita.


Shia LaBeouf era stato scelto per interpretare Ig ma alla fine lo ha sostituito Daniel Radcliffe e aggiungerei meno male perché LaBeouf è il trionfo dell'inespressività. Detto questo, se Horns vi fosse piaciuto leggete La vendetta del diavolo di Joe Hill! ENJOY!



venerdì 10 ottobre 2014

A Good Marriage (2014)

Non posso farne a meno, lo sapete. Quando sento dire "tratto da un racconto di Stephen King" mi butto a pesce. Seguendo questa massima ho deciso di guardare A Good Marriage, diretto dal regista Peter Askin e sceneggiato dal Re partendo dall'omonimo racconto contenuto nella raccolta Notte buia, niente stelle.


Trama: Darcy e Bob sono sposati da 25 anni e il loro, come da titolo, è un bel matrimonio. Una sera in cui Bob è fuori per lavoro Darcy scoprirà però qualcosa che manderà in frantumi tutte le sue convinzioni...


Per parlare degnamente di A Good Marriage bisognerebbe partire dal racconto da cui è tratto, ovviamente con tutta l'onestà possibile. E' necessario quindi che io indossi un dolorosissimo cilicio e ammetta, senza troppi giri di parole, che A Good Marriage NON è il racconto migliore scritto da Stephen King o, meglio, si legge bene proprio perché la scritto lui, con i suoi tic, la sua capacità di rendere vivi i personaggi, le sue adorabili lungaggini e i suoi sproloqui ma il "succo" del racconto è troppo inconsistente per poterne trarre un film degno di questo nome. Non posso e non voglio togliere alcuna sorpresa a chi non avesse mai letto Un bel matrimonio, tuttavia devo per forza specificare che il racconto funziona essenzialmente in virtù della sua natura letteraria, che porta il lettore a vivere diversamente i tempi ristretti della vicenda e ad angosciarsi assieme ad una protagonista che, di punto in bianco, vede la sua vita sprofondare in un'oscurità terribile ed inaspettata senza avere l'impressione di leggere una grottesca sceneggiata. Ovviamente, trasponendo Un bel matrimonio su pellicola il gioco non regge e spuntano fuori tutti i limiti di una storia che, privata di ogni vezzo Kinghiano, diventa la versione triste dei peggiori thriller del ciclo Alta Tensione, con l'aggravante di avere per protagonista un pirla e una povera sfigata. Anzi, no. La cosa più grave è che sia stato King stesso a scrivere la sceneggiatura, dimostrando ancora una volta come il mio Re non riesca ad utilizzare al meglio il mezzo cinematografico, un'incapacità congenita che lo porta ad distruggere le sue stesse opere con clamorosi passi falsi (l'introduzione iniziale, per esempio, rivela subito il twist alla base dell'intero racconto, quanto al finale mi chiedo come sia possibile far passare per accidentale una caduta non dalle scale, ma dalla balaustra in cima alle stesse...) che sicuramente non invogliano dei neofiti a recuperare i suoi romanzi!


Siccome non voglio dire altro sulla trama, passo subito alla realizzazione, sebbene ci sia pochissimo da aggiungere. La regia di Peter Askin è piatta e televisiva (non televisiva a livello Breaking Bad ma a livello Il segreto), tanto che le scene più paurose non sono quelle "thriller", che sono poche e di una banalità sconcertante, bensì quelle delle feste a cui partecipano i due coniugi, tristi come solo i ricevimenti USA all'interno dei telefilm possono essere. Parlando dei due protagonisti, Joan Allen non è male, anzi, è perfetta per il ruolo di una normalissima signora benestante di mezz'età e bell'aspetto, non particolarmente intelligente né forte (è molto carina e credibile quando si ingozza di caramelle o quando crea l'"atmosfera" in camera da letto coprendo la lampada con un foulard rosso...) e, fortunatamente, la sua presenza sullo schermo è preponderante rispetto a quella del co-protagonista Anthony LaPaglia. Mollo, inespressivo e leppego, l'attore australiano è veramente terribile a vedersi e a sentirsi, anche perché quei dialoghi che funzionavano così bene su carta, ascoltati in un film risultano terribilmente sciocchi e banali. L'inquietante riflessione sulla banalità del male, sullo "specchio oscuro" della borghesia e del matrimonio, sui misteriosi meccanismi che regolano la vita coniugale, tutto viene inghiottito dal tedio e trasformato in uno scontatissimo thriller privo di emozione alcuna. Evitate A Good Marriage senza remore, datemi retta!


Di Kristen Connolly, che interpreta Petra, ho già parlato QUI mentre Stephen Lang, che interpreta il detective Holt Ramsey, lo trovate QUA.

Peter Askin è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Una spia per caso e il documentario Trumbo. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 74 anni.


Joan Allen interpreta Darcy. Americana, ha partecipato a film come Manhunter - Frammenti di un omicidio, Peggy Sue si è sposata, Gli intrighi del potere - Nixon, Tempesta di ghiaccio, Face/Off, Pleasantville, Hachiko - Il tuo migliore amico e a serie come Ai confini della realtà. Anche produttrice, ha 58 anni.


Anthony LaPaglia interpreta Bob. Australiano, ha partecipato a film come Amore all'ultimo morso, Il cliente, Mosche da bar e a serie come Magnum P.I., Ai confini della realtà, Hunter, Racconti di mezzanotte, Frasier, CSI - Scena del crimine e Senza traccia. Anche produttore e sceneggiatore, ha 56 anni e cinque film in uscita.


Piccola curiosità: quella di A Good Marriage è la seconda sceneggiatura scritta direttamente da Stephen King partendo da un suo romanzo, la prima è stata Pet Sematary che, decisamente, gli è venuta meglio! ENJOY!

giovedì 9 ottobre 2014

WE, Bolla! del 9/10/2014

Buon giovedì a tutti!! Continuano le settimane cinematografiche poco soddisfacenti, soprattutto per quel che riguarda le scelte limitate del multisala savonese. Il terrore fatto a cinepanettone d'ottobre (a ottobre c'è il pan dei morti quindi... cinepandeimorti??), tra l'altro, incombe minacciosissimo... ENJOY!

Maze Runner: Il labirinto
Reazione a caldo: Young Adults. Young Adults everywhere...
Bolla, rifletti!: Mi sbaglierò ma Maze Runner sembra l'ennesima copia di Hunger Games e di tutte le altre distopie bambine che ammorbano il panorama cinematografico negli ultimi anni. Se qualcuno avrà modo di vederlo e farmi cambiare idea mi faccia sapere!

Tutto molto bello
Reazione a caldo: ....
Bolla, rifletti!: Paolino mio, sei bellino e tutto quel che vuoi, ma il cinema non fa per te. Ti prego, limitati alla TV o al Nido del cuculo, che i tuoi "film" non si possono nemmeno definire tali.

Amore, cucina e curry
Reazione a caldo: FAME!
Bolla, rifletti!: Com'è possibile che The Hundred-Foot Journey sia diventato Amore, cucina e curry è un mistero che solo i titolisti italiani possono spiegare. Detto questo, Lasse Halstrom mi è sempre piaciuto e anche Helen Mirren quindi vedrò di recuperare l'ennesima commedia agrodolce del regista!

The Equalizer: il vendicatore
Reazione a caldo: Tamarreide in vista?
Bolla, rifletti!: Credo che la pellicola sia l'ideale per una serata ad alto tasso di violenza e testosterone, magari con un tocco di grazia in più a livello registico. Al vecchio Denzel una chance potrei anche darla visto che il trailer era abbastanza intrigante..

E siccome il cinema d'élite ripropone La trattativa, ci riaggiorniamo la prossima settimana!!

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