Per una volta il cinemino albisolese mi è venuto in soccorso e domenica sera sono riuscita a vedere Ocean's 8, diretto e co-sceneggiato da Gary Ross, alla faccia delle ferie del multisala savonese.
Trama: dopo essere uscita di prigione, Debbie Ocean organizza un audace colpo al Metropolitan Museum di New York.
Doverosa premessa: sono passati 17 anni da Ocean's Eleven e io credo di non averlo mai più riguardato dopo quella lontanissima sera al cinema del 2001, ergo se sperate che durante la visione di Ocean's 8 abbia colto non solo i riferimenti al suo predecessore (salvo il nome Danny Ocean, grazie al piffero!) ma anche le somiglianze a livello di trama (c'era un cinese acrobata anche lì mi pare, giusto?) cascate malissimo e, sempre in virtù di ciò, non riuscirei nemmeno a confrontare la qualità dei due film. Di fatto, non sono andata a vedere Ocean's 8 per una sorta di nostalgia o per vedere "come mi avessero rovinato l'infanzia anche se all'epoca avevo già 20 anni" ma solo per il cast zeppo di attrici che adoro, salvo la Bullock, e perché in generale mi piacciono gli heist movies, come ama chiamarli oggi la critica, benché quelli americani finiscano per assomigliarsi un po' tutti. Come da programma, quindi, sono andata al cinema giusto per godermi un furto perpetrato da un gruppo di donne cool e quello ho avuto, niente di più e niente di meno; Ocean's 8 fila dritto e liscio dall'inizio alla fine, con qualche complicazione all'acqua di rose, un paio di garbati "colpi di scena", una lunga e necessaria introduzione per presentare tutte le otto protagoniste e qualche forzatura della trama che probabilmente sfuggirà agli spettatori meno spaccapalle e che, effettivamente, in questo genere di pellicola deve necessariamente finire in secondo piano. Si potrebbe definire Ocean's 8 un film "leggero", un divertissement estivo che lascia il tempo che trova, non entusiasmante quanto ci si potrebbe aspettare da un ensemble di prime donne potenzialmente carismatico e quindi facilmente dimenticabile nel giro di un paio di settimane o anche meno, con parecchie potenzialità sprecate e fiaccato da una mancanza di coraggio imperdonabile. Banalmente, giusto per fare un esempio, manca un villain degno di questo nome (oh, quanto avrei sperato che "qualcuna" facesse il doppio gioco, invece ciccia, bisogna accontentarsi di una sciapa vendetta ai danni di un povero sfighé...), manca un po' di sano pericolo, manca, per citare Alex De Large, una sana dose di ultraviolenza e un po' di dolce su e giù i quali, se non rammento male, mancavano anche nei vari Ocean's precedenti ma perlomeno c'era l'umorismo guascone e fighetto di Clooney e compagnia a farla da padrone.
Ocean's 8 è invece un vorrei ma non posso. Non so come spiegarmi al meglio ma pare davvero pensato e realizzato "solo" per un pubblico femminile, a partire da quelle sequenze palesemente imperniate su lusso e glamour, fatte di gioielli da sogno e abiti da capogiro, come se le spettatrici stessero sfogliando una di quelle riviste alla Vanity Fair invece di vedere un film; non è che le protagoniste non siano carismatiche, intelligenti o toste, però mi è sembrato che queste tre caratteristiche fossero subordinate ad una superficialità concretizzata nell'apparenza, in sogni di evasione fatti di cinema, gossip, lavori a contatto col mondo della moda ecc. e questo non accadeva in Ocean's Eleven, fatto per piacere e divertire a partire dal "gender" dello spettatore. Detto questo, le donne che passano sullo schermo sono effettivamente lontane anni luce da noi povere mortali quindi forse ci sta che alle spettatrici venga lasciata giusto la possibilità di sognare. La boss Sandra Bullock non ha il carisma del "fratello" George Clooney ma comunque il personaggio di Debbie Ocean è un perfetto esempio di criminale veterana che riesce a farsi rispettare dal gruppo pur mantenendo i suoi piccoli segretucci, ed è degnamente spalleggiata da una Cate Blanchett alla quale vengono riservate le mise migliori nonostante la sua Lou non spicchi come dovrebbe, vincendo la palma di co-protagonista sprecata e tenuta stupidamente nell'ombra; divertentissima Anne Hathaway nei panni di un'attrice oca, ignorante e superba, un ruolo sciocchino che tuttavia l'attrice interpreta con incredibile grazia, e sorprendente Rihanna che risulta una gnocca colossale anche conciata come l'ultima delle streppone di Piazza del Popolo (con l'unico difetto di un adattamento italiano imbarazzante, come sempre accade quando si è costretti a riportare uno slang "cciofane"), mentre Helena Bonham Carter passa alla cassa senza impegnarsi più di tanto, portando a casa la solita interpretazione da weirdo un po' attempata. La Paulson, il motivo principale che mi ha spinta al cinema, è invece una signora come sempre, attrice tra le più duttili esistenti, brava sia nei ruoli drammatici che in quelli leggeri come questo. Definirla passepartout non le rende giustizia, visto tutto il bene che le voglio, sta di fatto che ogni volta che la vedo a me pare perfetta e calzante, a prescindere dal ruolo. In soldoni, quindi, non è che Ocean's 8 sia un brutto film ma forse è un po' anonimo e piatto, incapace di sfruttare al meglio tutti gli elementi positivi di cui è dotato, un budget della Madonna e un incredibile cast in primis. E poi, mi chiedo: ma perché Richard Armitage è figo solo quando fa il nano?
Del regista e co-sceneggiatore Gary Ross ho già parlato QUI. Sandra Bullock (Debbie Ocean), Griffin Dunne (Responsabile libertà vigilata), Cate Blanchett (Lou), Elliott Gould (Reuben), Richard Armitage (Claude Becker), Anne Hathaway (Daphne Kluger), Helena Bonham Carter (Rose Weil), Dakota Fanning (Penelope Stern), Sarah Paulson (Tammy) e James Corden (John Frazier) li trovate invece ai rispettivi link.
Mindy Kaling interpreta Amita. Americana, ha partecipato a film come 40 anni vergine, Una notte al museo 2 - La fuga e Facciamola finita, come doppiatrice ha lavorato invece in Cattivissimo me, Ralph Spaccatutto ed Inside Out. Anche produttrice, sceneggiatrice e regista, ha 39 anni e un film in uscita.
Rihanna (Robyn Rihanna Fenty) interpreta Palla Nove. Nativa delle Barbados, ovviamente famosissima come cantante, ha partecipato a film come Battleship, Facciamola finita, Valerian e la città dei mille pianeti e a serie come Bates Motel; come doppiatrice ha lavorato in Home - A casa. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 30 anni.
Tra le celebrità che hanno partecipato non accreditate nel ruolo di loro stesse ci sono Katie Holmes, Kim Kardashian, Jaime King, Olivia Munn, Serena Williams, Anna Wintour e Common; tra quelle che invece "non ce l'hanno fatta" ci sono Jennifer Lawrence, rimpiazzata da Anne Hathaway a causa di impegni pregressi, ed Elizabeth Banks. Siccome Ocean's 8 è lo spin-off di Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco, se il genere vi piace recuperatelo e aggiungete Ocean's Twelve, Ocean's Thirteen e magari anche Colpo grosso e The Italian Job. ENJOY!
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martedì 31 luglio 2018
mercoledì 22 giugno 2016
Kill Your Friends (2015)
Oggi parlerò di un titolo che ho visto spuntare qua e là su vari blog e che mi ha incuriosita, ovvero Kill Your Friends, diretto nel 2015 dal regista Owen Harris e tratto dal romanzo omonimo di John Niven.
Trama: Stelfox è un impiegato della divisione A&R di una casa discografica, pur non essendo assolutamente interessato alla musica. Spinto dal desiderio di successo e denaro, arriverà a superare ogni limite pur di fare carriera...
Nicholas Hoult è comparso nel mio radar cinematografico quasi in sordina, senza farsi notare troppo. Prima un'apparizione come Bestia nei reboot degli X-Men, poi qualche comparsata in altri film che non ricordo, e infine la bellezza del suo personaggio in Mad Max: Fury Road. Adesso, quando leggo il nome di Nicholas Hoult all'interno del cast sorrido e do una chance al film a prescindere, com'è successo a Kill Your Friends che, in pratica, è uno one man show houltiano dove il giovane attore ripercorre un po' i primi passi di colleghi quotatissimi come Ewan McGregor e Christian Bale, per di più con un film ambientato proprio all'epoca in cui questi due talentuosi attori si affermavano con prepotenza sulla scena internazionale. La storia di Kill Your Friends è infatti quella di Steven Stelfox, un "fratello" di Patrick Bateman con l'accento di Renton, che racconta in prima persona vicende di ordinaria depravazione ed ignoranza all'interno di una casa discografica in particolare e nel mondo della musica in generale; con terrificante e lucida ironia, il romanziere John Niven, anche autore della sceneggiatura, delinea l'immagine spietata di un universo fatto di addetti ai lavori al 90% incompetenti o molto fortunati, successi commerciali creati a tavolino, cantanti dall'ego smisurato, terrificanti casi umani convinti di essere degli artisti e spocchiosi sedicenti "esperti" che tengono il mondo in gran dispitto. All'interno di questa galleria degli orrori, dal sapore molto Ellisiano, si muove Stelfox, che all'incompetenza aggiunge anche un pericoloso gusto per il sangue o, meglio, una totale mancanza di moralità che lo porta (complice anche la costante assunzione di droga ed alcool) a seguire i principi del falso libro di auto-affermazione Unleash Your Monster e ad eliminare più o meno fisicamente gli ostacoli verso una luminosa carriera come presidente della casa discografica.
L'umorismo nero viene dosato a piene mani, le sequenze grottesche che rischiano di entrare negli annali di un certo tipo di cinema (Moritz Bleibtreu e il suo "Why don't you suck my dick" ripetuto su una base assai simile a quella della Ding Dong Song di Gunther rasentano l'epicità ma meritano molto anche il sogno ad occhi aperti di Stelfox nel ristorante vegano o lo scontro verbale con Rosanna Arquette) non mancano e ad affiancare Hoult nella sua scriteriata corsa ai piani alti c'è uno stuolo di caratteristi capaci di rendere il film ancora più accattivante e divertente. A differenza di American Psycho il film di Owen Harris si trattiene per quel che riguarda l'aspetto gore, per quanto venga lasciato a tratti libero di sfogarsi, soprattutto sul finale, e calca maggiormente la mano sui dialoghi, sul delirio da droga ed alcool e sulla pochezza del personaggio di Hoult, fondamentalmente uno sfigato di bell'aspetto con manie di grandezza che probabilmente molti spettatori vorrebbero vedere morto dopo dieci minuti dall'inizio del film. Sinceramente, io non sono riuscita ad odiarlo e l'ho trovato spassosissimo, così come ho trovato assai divertente le parodie di gruppi come le Spice Girls, i cosiddetti "indipendenti" pre-hipster, i rapper di colore e il già citato truzzo tedesco e l'idea di mescolare le canzoni di questi personaggi inventati a vere hit come Karma Police dei Radiohead, Beetlebum dei Blur, Smack My Bitch Up dei Prodigy (utilizzata in modo assai appropriato!) o Cigarettes & Alcohol degli Oasis, che mi hanno anche permesso di fare un nostalgico salto indietro ai tempi del liceo. Tutti questi elementi mi hanno probabilmente portata ad essere troppo indulgente nei confronti di Kill Your Friends ma il piacere provato nel guardarlo è stato genuino quindi lo consiglio senza riserve, soprattutto se amate i film con protagonisti immorali e fuori di testa!
Di Nicholas Hoult (Steven Stelfox), James Corden (Roger Waters), Moritz Bleibtreu (Rudy) e Rosanna Arquette (Barbara) ho già parlato ai rispettivi link.
Owen Harris è il regista della pellicola, al suo primo lungometraggio. Inglese, ha diretto anche episodi delle serie Misfits e Black Mirror.
Se Kill Your Friends vi fosse piaciuto recuperate American Psycho e Trainspotting. ENJOY!
Trama: Stelfox è un impiegato della divisione A&R di una casa discografica, pur non essendo assolutamente interessato alla musica. Spinto dal desiderio di successo e denaro, arriverà a superare ogni limite pur di fare carriera...
Nicholas Hoult è comparso nel mio radar cinematografico quasi in sordina, senza farsi notare troppo. Prima un'apparizione come Bestia nei reboot degli X-Men, poi qualche comparsata in altri film che non ricordo, e infine la bellezza del suo personaggio in Mad Max: Fury Road. Adesso, quando leggo il nome di Nicholas Hoult all'interno del cast sorrido e do una chance al film a prescindere, com'è successo a Kill Your Friends che, in pratica, è uno one man show houltiano dove il giovane attore ripercorre un po' i primi passi di colleghi quotatissimi come Ewan McGregor e Christian Bale, per di più con un film ambientato proprio all'epoca in cui questi due talentuosi attori si affermavano con prepotenza sulla scena internazionale. La storia di Kill Your Friends è infatti quella di Steven Stelfox, un "fratello" di Patrick Bateman con l'accento di Renton, che racconta in prima persona vicende di ordinaria depravazione ed ignoranza all'interno di una casa discografica in particolare e nel mondo della musica in generale; con terrificante e lucida ironia, il romanziere John Niven, anche autore della sceneggiatura, delinea l'immagine spietata di un universo fatto di addetti ai lavori al 90% incompetenti o molto fortunati, successi commerciali creati a tavolino, cantanti dall'ego smisurato, terrificanti casi umani convinti di essere degli artisti e spocchiosi sedicenti "esperti" che tengono il mondo in gran dispitto. All'interno di questa galleria degli orrori, dal sapore molto Ellisiano, si muove Stelfox, che all'incompetenza aggiunge anche un pericoloso gusto per il sangue o, meglio, una totale mancanza di moralità che lo porta (complice anche la costante assunzione di droga ed alcool) a seguire i principi del falso libro di auto-affermazione Unleash Your Monster e ad eliminare più o meno fisicamente gli ostacoli verso una luminosa carriera come presidente della casa discografica.
L'umorismo nero viene dosato a piene mani, le sequenze grottesche che rischiano di entrare negli annali di un certo tipo di cinema (Moritz Bleibtreu e il suo "Why don't you suck my dick" ripetuto su una base assai simile a quella della Ding Dong Song di Gunther rasentano l'epicità ma meritano molto anche il sogno ad occhi aperti di Stelfox nel ristorante vegano o lo scontro verbale con Rosanna Arquette) non mancano e ad affiancare Hoult nella sua scriteriata corsa ai piani alti c'è uno stuolo di caratteristi capaci di rendere il film ancora più accattivante e divertente. A differenza di American Psycho il film di Owen Harris si trattiene per quel che riguarda l'aspetto gore, per quanto venga lasciato a tratti libero di sfogarsi, soprattutto sul finale, e calca maggiormente la mano sui dialoghi, sul delirio da droga ed alcool e sulla pochezza del personaggio di Hoult, fondamentalmente uno sfigato di bell'aspetto con manie di grandezza che probabilmente molti spettatori vorrebbero vedere morto dopo dieci minuti dall'inizio del film. Sinceramente, io non sono riuscita ad odiarlo e l'ho trovato spassosissimo, così come ho trovato assai divertente le parodie di gruppi come le Spice Girls, i cosiddetti "indipendenti" pre-hipster, i rapper di colore e il già citato truzzo tedesco e l'idea di mescolare le canzoni di questi personaggi inventati a vere hit come Karma Police dei Radiohead, Beetlebum dei Blur, Smack My Bitch Up dei Prodigy (utilizzata in modo assai appropriato!) o Cigarettes & Alcohol degli Oasis, che mi hanno anche permesso di fare un nostalgico salto indietro ai tempi del liceo. Tutti questi elementi mi hanno probabilmente portata ad essere troppo indulgente nei confronti di Kill Your Friends ma il piacere provato nel guardarlo è stato genuino quindi lo consiglio senza riserve, soprattutto se amate i film con protagonisti immorali e fuori di testa!
Di Nicholas Hoult (Steven Stelfox), James Corden (Roger Waters), Moritz Bleibtreu (Rudy) e Rosanna Arquette (Barbara) ho già parlato ai rispettivi link.
Owen Harris è il regista della pellicola, al suo primo lungometraggio. Inglese, ha diretto anche episodi delle serie Misfits e Black Mirror.
Se Kill Your Friends vi fosse piaciuto recuperate American Psycho e Trainspotting. ENJOY!
venerdì 10 aprile 2015
Into the Woods (2014)
Dopo aver rotto ben ben le palle al povero Toto e nonostante le critiche pessime lette sui vari blog amici, mercoledì sera sono riuscita a guardare Into the Woods, diretto nel 2014 dal regista Rob Marshall e tratto dall'omonimo musical scritto da James Lapine e musicato da Stephen Sondheim.
Trama: un fornaio e sua moglie, impossibilitati ad avere figli, scoprono che le loro difficoltà nascono dalla maledizione di una strega. Per annullare il maleficio la strega li incarica di recuperare quattro oggetti appartenenti ad altrettanti personaggi da fiaba: Cappuccetto Rosso, Cenerentola, Jack e Rapunzel.
Quando ho cominciato a guardare Into the Woods mi sono chiesta se tutti i blogger che stimo e a cui voglio bene non avessero per caso perso il senso dell'umorismo. La prima ora di film è infatti una gigantesca supercazzola canterina, il tripudio del kitsch e del ridicolo apparentemente volontario, una bestia stranissima davanti alla quale non ho potuto fare altro che ridere ed applaudire come una bambina per ogni trovata imbecille; la strega che compare come se nulla fosse asserendo di essere "la vicina di casa", Cappuccetto Rosso che si sfonda di cibo, la gente che non riesce ad usare la treccia di Rapunzel come corda, due principi che cantano a squarciagola "Agony" strappandosi le vesti di dosso e lanciando gli addominali scolpiti in pasto alle spettatrici, una Cenerentola che scappa a gambe levate davanti a siffatto principe, preferendo tornare ad accudire due sorellastre e una matrigna che più vajasse non si può, un lupo palesemente pedofilo e il cacciatore più ridicolo del creato solo solo alcuni tra i mille eventi weird di cui è costellata la prima parte di Into the Woods, una gioia per gli occhi e le orecchie di chi, come me, ama il genere musical e non disdegna l'inevitabile pacchianeria che spesso lo accompagna. Pur non meritando affatto la nomination agli Oscar di quest'anno, Meryl Streep nei panni della strega è esilarante e molto in parte, così come sono validissimi tutti gli altri attori, eclissati da una Christine Baranski che si vede poco ma incarna una matrigna superiore persino a quella dell'algida e bellissima Cate Blanchett; i costumi di Colleen Atwood sono strepitosi come le scenografie, cupe e dark e costruite in studio quindi prive di quell'aspetto di fastidioso "fintume" tipico degli ambienti ricreati con la computer graphic e le canzoni sono orecchiabili e piacevoli, soprattutto il prologo e la già citata, parodistica Agony. Insomma, tutto andava bene fino al "midmovie finale", l'unico al mondo che finalmente conclude la storia di Cenerentola così come viene scritto nella fiaba, mandando al diavolo il finto buonismo Disney... e poi, a un certo punto, è successo l'irreparabile.
Arrivati a metà film con le vicende apparentemente concluse, nel bene o nel male, io e Toto effettivamente ci siamo chiesti con cosa avrebbero riempito la seconda metà e, purtroppo, la risposta è stata "con della camurrìa". Into the Woods infatti continua dopo quel "e vissero felici e contenti" che, evidentemente, ai realizzatori sembrava troppo banale, e diventa una robaccia tediosissima, cupa, moralista fino all'inverosimile, pedante e ripetitiva. Concetti come "nessuno è solo", "il bosco rappresenta quella vita che è imprevedibile, non sempre bella, fatta di momenti da custodire", "bisogna avere coraggio e affrontare ogni dura prova", ecc. ecc. vengono ribaditi almeno settecento volte all'interno di canzoni sempre più infantili, zeppe di rime baciate e soprattutto discontinue, come se la natura di musical venisse a un certo punto meno, preferendo lasciare gli attori liberi di dialogare tra loro e allungare la broda all'infinito. Persino il registro visivo di Into the Woods cambia, con una fotografia innaturalmente cupa e zeppa di toni bluastri che ammorba ancor più lo spettatore già provato da due ore e fischia di banalità assortite ed intollerabili. Gli attori, poverini, continuano a fare del loro meglio ma è ben difficile quando i personaggi più carismatici vengono tolti dalla scacchiera senza una ragione plausibile (la scomparsa della Strega mi ha lasciata perplessa, sarò limitata ma è così), lasciando in scena le peggiori pittime della pellicola alle prese con una "trappola" talmente mal girata, mal fotografata e mal montata da risultare quasi incomprensibile. E qui ho finalmente capito perché tutta la blogosfera si sia unita per condannare all'onta perpetua questo Into the Woods che, davvero, aveva tutte le carte in regola per essere la gioia e la delizia di chi adora i musical e le storie gotiche ed irriverenti ma si è rivelato un "guazzabuglio medievale" che si candida di diritto ad essere uno dei film più brutti del 2015. Al confronto, persino un disastro come Maleficent diventa quasi un capolavoro! Evitate di sottoporvi a questa lunghissima serie di mattonate sui marroni soprattutto in sala, perché lì sarete costretti a subire l'ancor più fastidiosa tortura di un adattamento che mescola dialoghi in italiano e canzoni in inglese, con l'inevitabile divario tra voci doppiate e originali: fidatevi, Into the Woods è già pesante in una lingua, figuriamoci in due!
Del regista Rob Marshall ho già parlato QUI. Anna Kendrick (Cenerentola), Christine Baranski (la matrigna), Meryl Streep (la strega), Johnny Depp (il lupo), Chris Pine (il principe di Cenerentola) e Frances de la Tour (la gigantessa) li trovate invece ai rispettivi link.
James Corden interpreta il fornaio. Inglese, ha partecipato a film come I fantastici viaggi di Gulliver, I tre moschettieri e a serie come Little Britain e Doctor Who. Anche sceneggiatore e produttore, ha 37 anni e due film in uscita.
Emily Blunt interpreta la moglie del fornaio. Inglese, ha partecipato a film come Il diavolo veste Prada, Wolfman, I fantastici viaggi di Gulliver, I guardiani del destino, I Muppet, Looper - In fuga dal passato, Edge of Tomorrow e a serie come Little Britain e Doctor Who; come doppiatrice ha inoltre lavorato per serie come I Simpson e per la versione inglese di Si alza il vento. Ha 32 anni e quattro film in uscita.
Trama: un fornaio e sua moglie, impossibilitati ad avere figli, scoprono che le loro difficoltà nascono dalla maledizione di una strega. Per annullare il maleficio la strega li incarica di recuperare quattro oggetti appartenenti ad altrettanti personaggi da fiaba: Cappuccetto Rosso, Cenerentola, Jack e Rapunzel.
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Arrivati a metà film con le vicende apparentemente concluse, nel bene o nel male, io e Toto effettivamente ci siamo chiesti con cosa avrebbero riempito la seconda metà e, purtroppo, la risposta è stata "con della camurrìa". Into the Woods infatti continua dopo quel "e vissero felici e contenti" che, evidentemente, ai realizzatori sembrava troppo banale, e diventa una robaccia tediosissima, cupa, moralista fino all'inverosimile, pedante e ripetitiva. Concetti come "nessuno è solo", "il bosco rappresenta quella vita che è imprevedibile, non sempre bella, fatta di momenti da custodire", "bisogna avere coraggio e affrontare ogni dura prova", ecc. ecc. vengono ribaditi almeno settecento volte all'interno di canzoni sempre più infantili, zeppe di rime baciate e soprattutto discontinue, come se la natura di musical venisse a un certo punto meno, preferendo lasciare gli attori liberi di dialogare tra loro e allungare la broda all'infinito. Persino il registro visivo di Into the Woods cambia, con una fotografia innaturalmente cupa e zeppa di toni bluastri che ammorba ancor più lo spettatore già provato da due ore e fischia di banalità assortite ed intollerabili. Gli attori, poverini, continuano a fare del loro meglio ma è ben difficile quando i personaggi più carismatici vengono tolti dalla scacchiera senza una ragione plausibile (la scomparsa della Strega mi ha lasciata perplessa, sarò limitata ma è così), lasciando in scena le peggiori pittime della pellicola alle prese con una "trappola" talmente mal girata, mal fotografata e mal montata da risultare quasi incomprensibile. E qui ho finalmente capito perché tutta la blogosfera si sia unita per condannare all'onta perpetua questo Into the Woods che, davvero, aveva tutte le carte in regola per essere la gioia e la delizia di chi adora i musical e le storie gotiche ed irriverenti ma si è rivelato un "guazzabuglio medievale" che si candida di diritto ad essere uno dei film più brutti del 2015. Al confronto, persino un disastro come Maleficent diventa quasi un capolavoro! Evitate di sottoporvi a questa lunghissima serie di mattonate sui marroni soprattutto in sala, perché lì sarete costretti a subire l'ancor più fastidiosa tortura di un adattamento che mescola dialoghi in italiano e canzoni in inglese, con l'inevitabile divario tra voci doppiate e originali: fidatevi, Into the Woods è già pesante in una lingua, figuriamoci in due!
Del regista Rob Marshall ho già parlato QUI. Anna Kendrick (Cenerentola), Christine Baranski (la matrigna), Meryl Streep (la strega), Johnny Depp (il lupo), Chris Pine (il principe di Cenerentola) e Frances de la Tour (la gigantessa) li trovate invece ai rispettivi link.
James Corden interpreta il fornaio. Inglese, ha partecipato a film come I fantastici viaggi di Gulliver, I tre moschettieri e a serie come Little Britain e Doctor Who. Anche sceneggiatore e produttore, ha 37 anni e due film in uscita.
Emily Blunt interpreta la moglie del fornaio. Inglese, ha partecipato a film come Il diavolo veste Prada, Wolfman, I fantastici viaggi di Gulliver, I guardiani del destino, I Muppet, Looper - In fuga dal passato, Edge of Tomorrow e a serie come Little Britain e Doctor Who; come doppiatrice ha inoltre lavorato per serie come I Simpson e per la versione inglese di Si alza il vento. Ha 32 anni e quattro film in uscita.
Tracey Ullman (vero nome Trace Ullman) interpreta la madre di Jack. Inglese, ha partecipato a film come Jumpin'Jack Flash, Ti amerò... fino ad ammazzarti, Robin Hood un uomo in calzamaglia e a serie come Ally McBeal, Will & Grace e How I Met Your Mother; come doppiatrice ha inoltre lavorato per serie come I Simpson e per film come La sposa cadavere. Anche sceneggiatrice, produttrice e regista, ha 56 anni e un film in uscita.
Il piccolo Daniel Huttlestone, che interpreta Jack, era già stato Gavroche in Les Misérables mentre il principe di Raperonzolo Billy Magnussen interpretava l'esilarante Thor, il ragazzo incapace di distinguere i colori, in Damsels in Distress. Nel musical originale, leggermente rimaneggiato dalla Disney per quanto riguarda temi e morti per non turbare la sensibilità dei piccoli spettatori (per esempio, la madre di Jack viene colpita a morte con un bastone, non spinta, mentre Rapunzel muore schiacciata dal gigante), ci sono due personaggi che sono stati eliminati dal film, uno è il Mistery Man (confluito in parte nella Strega) e uno è il Narratore, che è stato sostituito dalla voce narrante del Fornaio; prima di arrivare a questa decisione si era però pensato di affidare il ruolo del Narratore ad attori del calibro di Jeremy Irons, Christopher Plummer, Geoffrey Rush, John Cleese, Michael Caine, Michael Gambon, Alan Rickman e persino Julie Andrews o Angela Lansbury. Rimaniamo in tema cambiamenti: Chris Pine era stato scelto per il ruolo di principe di Rapunzel, con Jake Gyllenhaal ad affiancarlo come principe di Cenerentola. Quando Gyllenhaal ha dato forfait, Pine ha preso il suo posto e assieme a Rapunzel c'è finito Billy Magnussen. Non ce l'hanno fatta invece Emma Stone, che ha rifiutato il ruolo di Cenerentola perché convinta di non avere la voce adatta, e neppure Kathy Bates ed Allison Janney, in lizza per il ruolo della madre di Jack. E per chi ha odiato fermamente Into the Woods, ecco qualcosa che ve lo farà odiare ancora di più e che mi sta uccidendo dal dispiacere: Jim Henson nel 1995 aveva chiesto il permesso per realizzare un film con i suoi pupazzi al posto degli animali e dallo script erano usciti ben due progetti; il cast del primo prevedeva Martin Short come Fornaio, Neil Patrick Harris come Jack e Daryl Hannah come Rapunzel, mentre il secondo progetto sfiorava la perfezione perché prevedeva Robin Williams come Fornaio, Goldie Hawn sua moglie, Cher come Strega, Carrie Fisher come Lucinda, Kyle MacLachlan e Brendan Fraser come i due principi, Elijah Wood come Jack, Roseanne Barr sua madre, Steve Martin come lupo e Danny DeVito come gigante. Datemi una fottuta macchina del tempo e fatemi convincere i maledetti studios a produrre questa meraviglia! Nell'attesa che qualcuno la costruisca, se Into the Woods vi è piaciuto recuperate Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street. ENJOY!
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