D'estate arrivano distribuiti in Italia degli horrorucoli senza infamia né lode, come questo Isabelle - L'ultima evocazione (Isabelle), uscito giusto ieri e diretto nel 2018 dal regista Robert Heydon.
Trama: dopo un aborto spontaneo quasi alla fine della gravidanza, la giovane Larissa, rimasta clinicamente morta per un minuto buono, comincia ad avere strane ed inquietanti visioni relative alla sua vicina di casa, Isabelle.
Dal dizionario Treccani, "Evocare": Chiamare, far apparire per virtù magica o medianica anime di morti o esseri demoniaci. Posso assicurarvi che in Isabelle non ci sono né magie né medium in grado di richiamare i morti e il demonio al limite viene citato en passant come "giustificazione" per la condizione di Isabelle, che ovviamente non vi spoilero. L'aggettivo "ultima" darebbe a intendere che ce ne siano state altre prima ma, ribadisco, nel film così non è e al limite si può solo sperare che Isabelle sia l'ultima pellicola del genere che uscirà in Italia ma sappiamo già che non è così. Questo per dire che i titolisti italiani non sanno davvero più che pesci prendere e, oltre a non guardare i film che gli arrivano per le mani (questo lo immaginavo, sarebbe impossibile), non si prendono nemmeno la briga di leggerne la trama. Vi vengo incontro io, tranquilli. Isabelle non è stata "evocata", Isabelle esiste per mera botta di sfiga, "grazie" all'unione micidiale tra due genitori cretini, uno satanista e una religiosa fino al midollo ma anche codarda e paracula. Queste ultime due caratteristiche non giovano alla povera Larissa, la quale, a proposito di sfiga, si ritrova a dover vivere accanto a madre e figlia scriteriate, con tutto ciò che ne consegue: perdita del bambino che porta in grembo, e qui nessuno spoiler perché si intuisce già dal trailer, e depressione a palate. Ha un bel da fare Matt, marito comprensivo e anche troppo disponibile rispetto alla media dei protagonisti horror, a destreggiarsi tra psichiatri incazzosi, preti che vorrebbero solo pregare e maestri di yoga con la vedenza, se tutte le volte che torna a casa la moglie ha un piede nella fossa e uno sulla saponetta, con Isabelle a farle da carogna sulle spalle; questo, tra l'altro, è un agile riassunto di tutto ciò che succede nel film perché il pattern è molto lineare e segue lo schema depressione - Isabelle che ciccia fuori dall'ombra - tentato suicidio - santone non troppo risolutivo - depressione again, il tutto reiterato un due/tre volte, ché il film è molto breve.
Il risultato di tutto ciò è un film piuttosto noioso, oltre che banale, che si regge a malapena su qualche jump scare nemmeno troppo efficace o ricercato, visto che per buona parte del metraggio Isabelle sta dietro una finestra a guardare Larissa con scazzo e a livello di scenografia (nemmeno di regia, piatta che più non si può) è apprezzabile giusto il salotto della casa di Ann, la madre di Isabelle, un tripudio di candele, santini e spazzatura. Isabelle si distingue anche per essere l'unico film in cui non si riesce a provare un minimo di dispiacere per una mamma che ha perso il suo bambino. Larissa risulta infatti odiosa come poche, forse per la faccia naturalmente antipatica (resting bitch face, anyone?) di Amanda Crew, che cozza col visetto rassicurante e i modi ragionevoli e calmi di Adam Brody, roba che quando SPOILER a un certo punto, finalmente, Isabelle si sostituisce a Larissa vien quasi da benedire l'unione tra i due. FINE SPOILER . Da par suo, invece, Zoë Belkin è meravigliosa ed è l'unica "mostra" che merita di avere il viso scoperto nonostante i capelli lunghi perché fanno più paura i primi piani sul suo sorriso da matta che i momenti in cui, "grazie" a una terrificante CGI, il suo volto viene stravolto o gli occhi diventano rosso fuoco. Isabelle - L'ultima evocazione non è stato distribuito benissimo in giro per l'Italia ma per una volta brinderei allo scampato pericolo e, nel malaugurato caso in cui lo proiettassero in un cinema vicino a voi, fuggirei a gambe levate, nemmeno avessi Isabelle alle calcagna!
Di Adam Brody, che interpreta Matt Kane, ho già parlato QUI.
Robert Heydon è il regista della pellicola. Canadese, ha diretto solo un altro film, Ecstasy. Anche produttore, tecnico degli effetti speciali e sceneggiatore, ha 49 anni.
Amanda Crew interpreta Larissa Kane. Canadese, ha partecipato a film come Final Destination 3, Il messaggero e a serie quali Smallville. Anche regista e sceneggiatrice, ha 33 anni.
domenica 4 agosto 2019
venerdì 2 agosto 2019
Apocalypse domani (1980)
Ho più o meno (e sottolineo più o meno) fatto voto di guardare, nel caso mi capitassero sotto mano, tutti gli horror italiani potenzialmente trash e, seguendo questo principio, qualche sera fa ho recuperato Apocalypse domani, diretto e co-sceneggiato nel 1980 dal regista Antonio Margheriti (qui come Anthony M. Dawson).
Trama: tre reduci del Vietnam sono stati contagiati da un virus che li rende cannibali. Tornati in patria, ognuno a modo loro, scateneranno la piaga sull'ignara popolazione di Atlanta...
Diludendo!!! Che comportazione è questa? Con un titolo terrificantemente ridicolo come Apocalypse domani speravo di trovarmi davanti come minimo il trionfo del trash, invece qui mi è toccato dare dignità a un film più action che horror, più "Rambo dei poveri" che Cannibal Ferox, che mi ha costretta a scavare nel torbido per riuscire a trovare qualche chicca con la quale percularlo: una ragazzetta infoiata che seduce il protagonista a colpi di phon (don't ask) e una colonna sonora varia ma assolutamente inadatta a qualunque sequenza accompagni si affiancano ai soliti escamotage senza senso per far filare la sceneggiatura (è bello come alcuni diventino cannibali subito, altri ci mettano un po', oppure come alcuni cannibali siano pazzi furiosi mentre altri riescano a controllarsi) ma in definitiva è troppo poco per cominciare a ridere sguaiatamente nemmeno stessi guardando un Alien 2 sulla terra. Peccato, ma ciò mi consente di parlare più seriamente di Apocalypse domani, onesto (nei limiti di un titolo paraculo) tentativo tutto italiano di sottoporre al pubblico il problema del reinserimento nella società dei reduci di una guerra terribile come quella del Vietnam attraverso la metafora del cannibalismo. Se, infatti, i soldati Bukowski e Thompson si abbandonano senza troppe remore alla loro condizione di mostri assetati di sangue, nonostante gli sforzi dei medici per curarli, il loro ex comandante Hopper vive nel disagio di continue, inconfessabili pulsioni accompagnate da incubi terrificanti, cerca di non nuocere alla moglie e vorrebbe solo morire oppure tornare nella foresta vietnamita dove tutto ha avuto inizio, allontanandosi definitivamente dalla società. Il film mostra anche una realtà impreparata ad accogliere questi reduci di guerra, buona parte dei quali costretti a fare una squallida e solitaria fine, con medici che non sanno che pesci prendere e offrono soluzioni temporanee e inefficaci e la polizia che, in mancanza di meglio, tira fuori mitra e lanciafiamme.
Di fatto, l'unico vero difetto di Apocalypse domani, almeno per quanto mi riguarda, è che questa "apocalisse" viene davvero rimandata a domani, nel senso che la piaga cannibale è ristretta a pochissime persone e, nonostante il finale aperto, non si ha questa sensazione di pandemia devastante destinata a distruggere l'umanità. Poco gusto, letteralmente, anche nel reparto gore, benché gli effetti speciali siano stati affidati all'ottimo Giannetto De Rossi; sì, c'è qualche morso ben dato, cartucce che maciullano persone e almeno un'inquadratura ravvicinata di corpo affettato con un seghetto elettrico, tuttavia la storia si concentra più sulle fughe dei cannibali che sui loro pasti. Non a caso, buona parte del metraggio è dedicato o all'assedio di Charlie, recluso all'interno di un centro commerciale in disuso, oppure alla disperata corsa dei cannibali all'interno delle fogne di Atlanta, effettivamente una delle sequenze migliori del film, claustrofobica e schifida (grazie all'utilizzo di ratti veri) quanto basta nonché ben illuminata nonostante l'ambiente buio e la sfiducia nei confronti del povero Margheriti, non me ne vogliano i fan (dopo Alien degli abissi, scusate se sono diffidente), due delle tante scene che rendono Apocalypse domani sopportabilissimo anche dai più deboli di stomaco, nonostante l'argomento cannibale. Stranamente, non sono male nemmeno gli attori, sui quali spiccano John Saxon e un Giovanni Lombardo Radice sempre a suo agio nei ruoli di matto senza speranza, e anche i doppiatori hanno fatto un buon lavoro anche se la dottoressa cannibale a un certo punto pare Anna Mazzamauro. Sarà perché, per una volta, anche i dialoghi non sono ridicoli a livelli imbarazzanti? Chissà. Quel che è certo è che all'interno dei B-Movies italiani ho visto decisamente di peggio... anche se il meno "esperto" Bolluomo (il quale ha avuto la fortuna di non formarsi il gusto con rumenta quale Paganini Horror o Le porte dell'inferno, per dirne due) lo ha odiato senza riserve!
Del regista Antonio Margheriti ho già parlato QUI. John Saxon (Norman Hopper) e Giovanni Lombardo Radice (Charlie Bukowski) li trovate invece ai rispettivi link.
Apocalypse domani è stato distribuito all'estero coi titoli Cannibal Apocalypse e Cannibals in the Streets, ed è uno dei tanti video nasties banditi in Inghilterra almeno fino al 2005, anno in cui è uscito anche lì tranne per la scena in cui un topo prende fuoco. Se il film vi fosse piaciuto potreste recuperare Rambo e, se vi sentite forti di stomaco, aggiungere Antropophagus e Cannibal Ferox. ENJOY!
Trama: tre reduci del Vietnam sono stati contagiati da un virus che li rende cannibali. Tornati in patria, ognuno a modo loro, scateneranno la piaga sull'ignara popolazione di Atlanta...
Diludendo!!! Che comportazione è questa? Con un titolo terrificantemente ridicolo come Apocalypse domani speravo di trovarmi davanti come minimo il trionfo del trash, invece qui mi è toccato dare dignità a un film più action che horror, più "Rambo dei poveri" che Cannibal Ferox, che mi ha costretta a scavare nel torbido per riuscire a trovare qualche chicca con la quale percularlo: una ragazzetta infoiata che seduce il protagonista a colpi di phon (don't ask) e una colonna sonora varia ma assolutamente inadatta a qualunque sequenza accompagni si affiancano ai soliti escamotage senza senso per far filare la sceneggiatura (è bello come alcuni diventino cannibali subito, altri ci mettano un po', oppure come alcuni cannibali siano pazzi furiosi mentre altri riescano a controllarsi) ma in definitiva è troppo poco per cominciare a ridere sguaiatamente nemmeno stessi guardando un Alien 2 sulla terra. Peccato, ma ciò mi consente di parlare più seriamente di Apocalypse domani, onesto (nei limiti di un titolo paraculo) tentativo tutto italiano di sottoporre al pubblico il problema del reinserimento nella società dei reduci di una guerra terribile come quella del Vietnam attraverso la metafora del cannibalismo. Se, infatti, i soldati Bukowski e Thompson si abbandonano senza troppe remore alla loro condizione di mostri assetati di sangue, nonostante gli sforzi dei medici per curarli, il loro ex comandante Hopper vive nel disagio di continue, inconfessabili pulsioni accompagnate da incubi terrificanti, cerca di non nuocere alla moglie e vorrebbe solo morire oppure tornare nella foresta vietnamita dove tutto ha avuto inizio, allontanandosi definitivamente dalla società. Il film mostra anche una realtà impreparata ad accogliere questi reduci di guerra, buona parte dei quali costretti a fare una squallida e solitaria fine, con medici che non sanno che pesci prendere e offrono soluzioni temporanee e inefficaci e la polizia che, in mancanza di meglio, tira fuori mitra e lanciafiamme.
Di fatto, l'unico vero difetto di Apocalypse domani, almeno per quanto mi riguarda, è che questa "apocalisse" viene davvero rimandata a domani, nel senso che la piaga cannibale è ristretta a pochissime persone e, nonostante il finale aperto, non si ha questa sensazione di pandemia devastante destinata a distruggere l'umanità. Poco gusto, letteralmente, anche nel reparto gore, benché gli effetti speciali siano stati affidati all'ottimo Giannetto De Rossi; sì, c'è qualche morso ben dato, cartucce che maciullano persone e almeno un'inquadratura ravvicinata di corpo affettato con un seghetto elettrico, tuttavia la storia si concentra più sulle fughe dei cannibali che sui loro pasti. Non a caso, buona parte del metraggio è dedicato o all'assedio di Charlie, recluso all'interno di un centro commerciale in disuso, oppure alla disperata corsa dei cannibali all'interno delle fogne di Atlanta, effettivamente una delle sequenze migliori del film, claustrofobica e schifida (grazie all'utilizzo di ratti veri) quanto basta nonché ben illuminata nonostante l'ambiente buio e la sfiducia nei confronti del povero Margheriti, non me ne vogliano i fan (dopo Alien degli abissi, scusate se sono diffidente), due delle tante scene che rendono Apocalypse domani sopportabilissimo anche dai più deboli di stomaco, nonostante l'argomento cannibale. Stranamente, non sono male nemmeno gli attori, sui quali spiccano John Saxon e un Giovanni Lombardo Radice sempre a suo agio nei ruoli di matto senza speranza, e anche i doppiatori hanno fatto un buon lavoro anche se la dottoressa cannibale a un certo punto pare Anna Mazzamauro. Sarà perché, per una volta, anche i dialoghi non sono ridicoli a livelli imbarazzanti? Chissà. Quel che è certo è che all'interno dei B-Movies italiani ho visto decisamente di peggio... anche se il meno "esperto" Bolluomo (il quale ha avuto la fortuna di non formarsi il gusto con rumenta quale Paganini Horror o Le porte dell'inferno, per dirne due) lo ha odiato senza riserve!
Del regista Antonio Margheriti ho già parlato QUI. John Saxon (Norman Hopper) e Giovanni Lombardo Radice (Charlie Bukowski) li trovate invece ai rispettivi link.
Apocalypse domani è stato distribuito all'estero coi titoli Cannibal Apocalypse e Cannibals in the Streets, ed è uno dei tanti video nasties banditi in Inghilterra almeno fino al 2005, anno in cui è uscito anche lì tranne per la scena in cui un topo prende fuoco. Se il film vi fosse piaciuto potreste recuperare Rambo e, se vi sentite forti di stomaco, aggiungere Antropophagus e Cannibal Ferox. ENJOY!
giovedì 1 agosto 2019
(Gio)WE, Bolla! del 1/8/2019
Buon giovedì a tutti! Si entra nel mese di agosto, dove tutti o quasi vanno in ferie, e ovviamente le sale cinematografiche si dividono tra tamarreide e grossi BOH. ENJOY!
Hotel Artemis
Dolcissime
Hotel Artemis
Reazione a caldo: Evviva!!
Bolla, rifletti!: Diciamo che è già recuperabile in mille modi ma questo film è carino da vedere al cinema col Bolluomo, soprattutto grazie alla presenza di Bautista e della Boutella, due beniamini del buon Mirco. Io non vedo l'ora di godermi la commistione tra malviventi in perfetto stile hotel Continental di John Wick, attori adorabili e tamarreide!Dolcissime
Reazione a caldo: Meh.
Bolla, rifletti!: Il disagio di ragazzine sovrappeso con un amore per la piscina e il nuoto sincronizzato. Sicuramente sarà carino, delizioso, edificante e per questo ve lo lascio, diamine, è estate, ESIGO dell'ignoranza!!
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mercoledì 31 luglio 2019
Midsommar - Il villaggio dei dannati (2019)
Era uno degli horror che aspettavo di più quest'anno, ovviamente a Savona non è uscito e così lunedì sono emigrata a Genova per vedere Midsommar - Il villaggio dei dannati (Midsommar), diretto e sceneggiato dal regista Ari Aster.
Trama: quattro ragazzi e una ragazza partono per un viaggio in Svezia, diretti in un piccolo villaggio dove ogni 90 anni si tengono i festeggiamenti di mezza estate. Inutile dire che il biancore abbacinante e la gentilezza degli abitanti nascondono turpi segreti...
Aiuto. Ero convinta che sarei uscita dal cinema rigirandomi in testa una recensione piena di belle parole, invece Midsommar si è rivelato uno di quei film infingardi di cui non si può parlare male ma nemmeno bene, quindi il post sarà difficilissimo da scrivere. Partiamo con i punti di forza, ché fino alla metà del secondo tempo Midsommar rischiava di essere davvero il film dell'anno. Ari Aster, come già in Hereditary, sceglie fin dall'inizio di non fare sconti allo spettatore e apre Midsommar con una sequenza cupissima, ad alto tasso di tachicardia, che costruisce la tensione fino allo spasimo per poi distruggerla con un urlo e un pianto disperati. L'inverno, per la giovane Dani, non è mai stato così freddo e oscuro, e il suo ragazzo, Christian, non è in grado di sostenere se stesso figuriamoci lei. "Uomo" senza spina dorsale, Christian è pronto per partire per la Svezia assieme a tre amici, per una vacanza a base di sballo, sesso e sì, anche studio, eppure alla fine decide di portarsi dietro anche Dani mosso dai sensi di colpa, imponendo la presenza della fanciulla agli amici perplessi e scoglionati, benché ormai non la ami più chissà da quanto. La Svezia accoglie i quattro con un'esplosione di calore e bellezza (ma quella ripresa capovolta ci segnala che i ragazzi stanno entrando in un mondo altro, inquietante e pericoloso), tra natura rigogliosa, colori sgargianti e sostanze psicotrope; la comune in cui è cresciuto Pelle, uno dei quattro ragazzi, è un luogo dove la gente è amichevole e serena, forse un po' strana e cresciuta nel culto di riti pagani ma hey, nessuno è perfetto. Lo stato d'animo di Dani si rispecchia perfettamente nella percezione dello spettatore e il suo punto di vista diventa il nostro; per motivi diversi da quelli della fanciulla ancora traumatizzata da un recente lutto, non riusciamo a fidarci di quelle immagini di geometrica precisione e biancore perfetto, cerchiamo la dissonanza e l'oscurità all'interno di una fotografia perfetta, che restituisce colori vivissimi, sui quali spicca l'azzurro del cielo, il bianco delle vesti degli abitanti e il giallo di un tempio dove non si può entrare, accogliamo i brividi che ci mandano giù per la schiena degli affreschi e dei quadri dal sapore medievale che, in sostanza, raccontano tutto il film e contengono il destino dei protagonisti. Aspettiamo, come Dani, che succeda "qualcosa" e quando questo succede rimaniamo scioccati e disgustati ma, lo stesso, non possiamo andarcene né distogliere lo sguardo e tutto comincia a sfuggirci tra le dita, perso in una danza vorticosa e uno stato di allucinazione costante: amore, amicizia, inibizioni, sanità mentale, tutto si perde nella bianca luce di un giorno perenne che nasconde sguardi maliziosi e orrori indicibili, il tutto subordinato a quel perverso desiderio propiziatorio di rinnovamento e rinascita che era già il fulcro di un capolavoro come The Wicker Man. Insomma, una meraviglia, l'ennesima dimostrazione di quanto Ari Arter ci sappia fare sia dietro la macchina da presa sia dietro quella da scrivere. Ma qui, proprio qui, casca l'asino.
Da un certo punto in poi la fascinazione e il brivido dell'attesa si trasformano in perplessità e noia. Giuro, ho detto noia. Uno spettatore un minimo scafato sa benissimo dove vuole andare a parare Midsommar: l'inverno lascerà lo spazio alla primavera, in maniera sicuramente poco ortodossa, ve lo concedo, e chi una famiglia non l'ha mai avuta si ritroverà a dover stralciare legami inutili per affidarsi completamente a chi non abbandona nessuno del "branco", dall'inizio alla fine della sua vita, abbandonandosi così alla locura di Borisiana memoria. Tutto molto bello, ma bastavano mezz'ora di riti pagani in meno, senza arrivare a trasformare, già al secondo film, The Wicker Man in quella castroneria di The Wicker Tree. Nel precipitare di eventi che porta al finale di Midsommar, Ari Aster sbraga, non c'è altro modo di dirlo, perde totalmente il controllo della sua creatura e comincia, scusate la volgarità, a spippettarsi davanti allo specchio sconfinando in un trash e in un camp che nemmeno Aronofsky in Madre! (o Noé in Climax, o Refn in The Neon Demon, o Guadagnino in Suspiria, aggiungete quel che volete e contate che ho adorato tre sui quattro film citati). Anche perché, diciamolo, Aronofsky (prendo a esempio lui perché forse è il più eclatante) non ti dava il tempo di perplimerti: come un novello Kenshiro, ti colpiva ripetutamente strillando fino a farti esplodere la capoccia, mentre Aster strilla e basta ma sostanzialmente a un certo punto smette di sfiorarti. Anzi, le donne svedesi strillano, strillano assieme a Florence Pugh e io capisco tutto, capisco l'empatia e il significato di quegli strilli in cacofonia, ché non sono scema, ma quando mezza sala scoppia a ridere e a mia volta (io, che notoriamente ODIO chi scoppia a ridere durante una scena seria) mi ritrovo costretta a portare la mano alla bocca per non fare altrettanto, annuendo indulgente tra uno strillo e l'altro, capisco anche che c'è qualcosa che non va. Ma perché indulgere per dieci minuti buoni sul primo piano sconvolto di Jack Reynor, attorniato da signore urlanti, in procinto di fare "quella cosa" (SPOILER: quando la tizia gli urla in faccia sul più bello e lui la guarda come a dire "cazzovoi?" sono morta. Era troppo anche per me.), perché costringere Florence Pugh a quel zappino scoglionato che non palesa tristezza, pare proprio stia pensando "me' cojoni!"? Perché ammorbare lo spettatore con infiniti riti pagani che va bene, ho capito, bella la fotografia, la costruzione della scena, il folklore, i fiorellini, le signorine con le fiaccole ma anche basta? E soprattutto: perché doppiare OGNI vecchio della comune come un povero rincoglionito? Anche lì, ho faticato, eh, a non scoppiare a ridere nel momento di tensione massima.
Insomma, sono triste. Lo sono perché Midsommar è splendido e io non volevo parlarne male, anche perché come si fa a parlar male di un horror girato completamente alla luce del sole, nel paese virtualmente più bello del mondo, un film che propone al pubblico un modo di vivere deprecabile ma anche, sotto sotto, seducente e consolatorio, soprattutto per chi non ha più nulla da perdere nella vita? Come si fa a non volergli bene con quella colonna sonora bellissima e angosciante? Come si fa a non apprezzare soluzioni grandguignolesche gettate in faccia allo spettatore manco fossero caramelle? Riguarderò Midsommar, lo farò. Voglio capirlo meglio, voglio vedere quante delle cose tagliate in fase di montaggio (pare almeno mezz'ora di girato eliminato per ottenere un NC-17 dalla MPAA) avrebbero potuto farmi entusiasmare maggiormente, voglio vederlo nel silenzio della mia casetta in solitudine, magari quando sono anche un po' depressa. Sono sicura che a una seconda visione mi libererò da questa odiosa coltre d'ignoranza che mi pesa addosso come un macigno. Ora come ora, e mi vogliano perdonare tutti i cVitici blasonati, i cinèfili dell'internet e gli amici che di cinema ne sanno molto più di me, Midsommar mi è sembrato un The Wicker Man in cui a un certo punto è entrato di corsa Nicolas Cage inseguito dalle fottutissime api per farmi una delle sue faccette e scappare via ridendo come un pazzo. Insomma, non si fa così, e che diamine.
Del regista e sceneggiatore Ari Aster ho già parlato QUI. Jack Reynor (Christian) e Will Poulter (Mark) li trovate invece ai rispettivi link.
Florence Pugh interpreta Dani. Inglese, ha partecipato a film come Lady MacBeth e L'uomo sul treno. Ha 23 anni e due film in uscita, Piccole donne e Black Widow.
Se Midsommar - Il villaggio dei dannati vi fosse piaciuto recuperate il pluricitato e mai troppo osannato The Wicker Man e magari anche Apostolo. ENJOY!
Trama: quattro ragazzi e una ragazza partono per un viaggio in Svezia, diretti in un piccolo villaggio dove ogni 90 anni si tengono i festeggiamenti di mezza estate. Inutile dire che il biancore abbacinante e la gentilezza degli abitanti nascondono turpi segreti...
Aiuto. Ero convinta che sarei uscita dal cinema rigirandomi in testa una recensione piena di belle parole, invece Midsommar si è rivelato uno di quei film infingardi di cui non si può parlare male ma nemmeno bene, quindi il post sarà difficilissimo da scrivere. Partiamo con i punti di forza, ché fino alla metà del secondo tempo Midsommar rischiava di essere davvero il film dell'anno. Ari Aster, come già in Hereditary, sceglie fin dall'inizio di non fare sconti allo spettatore e apre Midsommar con una sequenza cupissima, ad alto tasso di tachicardia, che costruisce la tensione fino allo spasimo per poi distruggerla con un urlo e un pianto disperati. L'inverno, per la giovane Dani, non è mai stato così freddo e oscuro, e il suo ragazzo, Christian, non è in grado di sostenere se stesso figuriamoci lei. "Uomo" senza spina dorsale, Christian è pronto per partire per la Svezia assieme a tre amici, per una vacanza a base di sballo, sesso e sì, anche studio, eppure alla fine decide di portarsi dietro anche Dani mosso dai sensi di colpa, imponendo la presenza della fanciulla agli amici perplessi e scoglionati, benché ormai non la ami più chissà da quanto. La Svezia accoglie i quattro con un'esplosione di calore e bellezza (ma quella ripresa capovolta ci segnala che i ragazzi stanno entrando in un mondo altro, inquietante e pericoloso), tra natura rigogliosa, colori sgargianti e sostanze psicotrope; la comune in cui è cresciuto Pelle, uno dei quattro ragazzi, è un luogo dove la gente è amichevole e serena, forse un po' strana e cresciuta nel culto di riti pagani ma hey, nessuno è perfetto. Lo stato d'animo di Dani si rispecchia perfettamente nella percezione dello spettatore e il suo punto di vista diventa il nostro; per motivi diversi da quelli della fanciulla ancora traumatizzata da un recente lutto, non riusciamo a fidarci di quelle immagini di geometrica precisione e biancore perfetto, cerchiamo la dissonanza e l'oscurità all'interno di una fotografia perfetta, che restituisce colori vivissimi, sui quali spicca l'azzurro del cielo, il bianco delle vesti degli abitanti e il giallo di un tempio dove non si può entrare, accogliamo i brividi che ci mandano giù per la schiena degli affreschi e dei quadri dal sapore medievale che, in sostanza, raccontano tutto il film e contengono il destino dei protagonisti. Aspettiamo, come Dani, che succeda "qualcosa" e quando questo succede rimaniamo scioccati e disgustati ma, lo stesso, non possiamo andarcene né distogliere lo sguardo e tutto comincia a sfuggirci tra le dita, perso in una danza vorticosa e uno stato di allucinazione costante: amore, amicizia, inibizioni, sanità mentale, tutto si perde nella bianca luce di un giorno perenne che nasconde sguardi maliziosi e orrori indicibili, il tutto subordinato a quel perverso desiderio propiziatorio di rinnovamento e rinascita che era già il fulcro di un capolavoro come The Wicker Man. Insomma, una meraviglia, l'ennesima dimostrazione di quanto Ari Arter ci sappia fare sia dietro la macchina da presa sia dietro quella da scrivere. Ma qui, proprio qui, casca l'asino.
Da un certo punto in poi la fascinazione e il brivido dell'attesa si trasformano in perplessità e noia. Giuro, ho detto noia. Uno spettatore un minimo scafato sa benissimo dove vuole andare a parare Midsommar: l'inverno lascerà lo spazio alla primavera, in maniera sicuramente poco ortodossa, ve lo concedo, e chi una famiglia non l'ha mai avuta si ritroverà a dover stralciare legami inutili per affidarsi completamente a chi non abbandona nessuno del "branco", dall'inizio alla fine della sua vita, abbandonandosi così alla locura di Borisiana memoria. Tutto molto bello, ma bastavano mezz'ora di riti pagani in meno, senza arrivare a trasformare, già al secondo film, The Wicker Man in quella castroneria di The Wicker Tree. Nel precipitare di eventi che porta al finale di Midsommar, Ari Aster sbraga, non c'è altro modo di dirlo, perde totalmente il controllo della sua creatura e comincia, scusate la volgarità, a spippettarsi davanti allo specchio sconfinando in un trash e in un camp che nemmeno Aronofsky in Madre! (o Noé in Climax, o Refn in The Neon Demon, o Guadagnino in Suspiria, aggiungete quel che volete e contate che ho adorato tre sui quattro film citati). Anche perché, diciamolo, Aronofsky (prendo a esempio lui perché forse è il più eclatante) non ti dava il tempo di perplimerti: come un novello Kenshiro, ti colpiva ripetutamente strillando fino a farti esplodere la capoccia, mentre Aster strilla e basta ma sostanzialmente a un certo punto smette di sfiorarti. Anzi, le donne svedesi strillano, strillano assieme a Florence Pugh e io capisco tutto, capisco l'empatia e il significato di quegli strilli in cacofonia, ché non sono scema, ma quando mezza sala scoppia a ridere e a mia volta (io, che notoriamente ODIO chi scoppia a ridere durante una scena seria) mi ritrovo costretta a portare la mano alla bocca per non fare altrettanto, annuendo indulgente tra uno strillo e l'altro, capisco anche che c'è qualcosa che non va. Ma perché indulgere per dieci minuti buoni sul primo piano sconvolto di Jack Reynor, attorniato da signore urlanti, in procinto di fare "quella cosa" (SPOILER: quando la tizia gli urla in faccia sul più bello e lui la guarda come a dire "cazzovoi?" sono morta. Era troppo anche per me.), perché costringere Florence Pugh a quel zappino scoglionato che non palesa tristezza, pare proprio stia pensando "me' cojoni!"? Perché ammorbare lo spettatore con infiniti riti pagani che va bene, ho capito, bella la fotografia, la costruzione della scena, il folklore, i fiorellini, le signorine con le fiaccole ma anche basta? E soprattutto: perché doppiare OGNI vecchio della comune come un povero rincoglionito? Anche lì, ho faticato, eh, a non scoppiare a ridere nel momento di tensione massima.
Insomma, sono triste. Lo sono perché Midsommar è splendido e io non volevo parlarne male, anche perché come si fa a parlar male di un horror girato completamente alla luce del sole, nel paese virtualmente più bello del mondo, un film che propone al pubblico un modo di vivere deprecabile ma anche, sotto sotto, seducente e consolatorio, soprattutto per chi non ha più nulla da perdere nella vita? Come si fa a non volergli bene con quella colonna sonora bellissima e angosciante? Come si fa a non apprezzare soluzioni grandguignolesche gettate in faccia allo spettatore manco fossero caramelle? Riguarderò Midsommar, lo farò. Voglio capirlo meglio, voglio vedere quante delle cose tagliate in fase di montaggio (pare almeno mezz'ora di girato eliminato per ottenere un NC-17 dalla MPAA) avrebbero potuto farmi entusiasmare maggiormente, voglio vederlo nel silenzio della mia casetta in solitudine, magari quando sono anche un po' depressa. Sono sicura che a una seconda visione mi libererò da questa odiosa coltre d'ignoranza che mi pesa addosso come un macigno. Ora come ora, e mi vogliano perdonare tutti i cVitici blasonati, i cinèfili dell'internet e gli amici che di cinema ne sanno molto più di me, Midsommar mi è sembrato un The Wicker Man in cui a un certo punto è entrato di corsa Nicolas Cage inseguito dalle fottutissime api per farmi una delle sue faccette e scappare via ridendo come un pazzo. Insomma, non si fa così, e che diamine.
Del regista e sceneggiatore Ari Aster ho già parlato QUI. Jack Reynor (Christian) e Will Poulter (Mark) li trovate invece ai rispettivi link.
Florence Pugh interpreta Dani. Inglese, ha partecipato a film come Lady MacBeth e L'uomo sul treno. Ha 23 anni e due film in uscita, Piccole donne e Black Widow.
Se Midsommar - Il villaggio dei dannati vi fosse piaciuto recuperate il pluricitato e mai troppo osannato The Wicker Man e magari anche Apostolo. ENJOY!
martedì 30 luglio 2019
The Night Sitter (2018)
Altro film uscito dritto dritto dalle pillole de Il giorno degli zombi, arriva anche sul Bollalmanacco The Night Sitter, diretto e sceneggiato nel 2018 dai registi Abiel Bruhn e John Rocco.
Trama: Amber, truffatrice che si spaccia per baby sitter, riesce ad infiltrarsi nella casa di un ricco presentatore televisivo. Convinta di avere davanti un lavoro facile, dovrà ricredersi quando uno dei due bambini affidateli evoca le tre Madri, terrificanti e sanguinarie streghe...
The Night Sitter è un filmettino divertente benché fuori stagione, in quanto è ambientato a Natale. Non che la festività influenzi in qualche modo la trama, tuttavia gli horror natalizi hanno sempre quella marcia in più anche solo a livello di illuminazione, in questo caso molto importante e, aggiungerei, molto Argentiana. Le tre Madri, non a caso (anche se non si fanno nomi specifici), sono le streghe protagoniste di The Night Sitter, richiamate da un paio di bambini anche troppo intraprendenti, affidati alle cure di una babysitter che tale non è e che punta alle ricchezze del padre di uno dei due, Giacobbo versione USA presentatore di uno di quei programmi a base di occulto e storie di fantasmi. Come insegna fin dagli anni '80 il buon Sam Raimi, lasciare antichi tomi incustoditi non è saggio, così come non è saggio cercare di contrastare quanto fuoriesce da essi, ed è così che una tranquilla serata "con furto" si trasforma in una mattanza che arriverà a coinvolgere non solo la babysitter e i due pargoli che le sono stati affidati, ma anche altre vittime più o meno innocenti, con un twist verso la fine da far cadere la mascella o perdere fiducia verso l'umanità, fate vobis. C'è da dire che, nonostante l'indubbia simpatia di tutti i coinvolti, bambinetto ciccione e ancor più ciccione vicino di casa in primis, il film ci mette un po' ad entrare nel vivo e a sfogare tutto il suo potenziale gore, preferendo giocare con suggestioni nelle quali forse questo genere di pellicola non può permettersi di indulgere per troppo tempo.
E così, tra una battuta e l'altra, il film stenta a costruirsi l'atmosfera necessaria per il gran finale, nonostante tutti i coinvolti ci mettano del loro. Apprezzabilissimi, come già ho scritto prima, i giochi di luce che trasformano una "normale" casa americana in un antro zeppo di luoghi terrificanti, illuminati da colori sinistri come verde, rosso e blu, neanche ci si trovasse nella casa degli orrori di un luna park infestato o nella scuola di danza di Suspiria. Come già il buon Argento, anche Abiel Bruhn e John Rocco riescono a creare quell'horror vacui che si prova ogni qualvolta che, in mezzo alla luce, c'è una voragine nera pronta a spalancarsi e vomitare chissà quale orrore, e quando quest'ultimo fuoriesce c'è da aver paura: le tre streghe sono orripilanti, i loro poteri scatenati un trionfo di gore e corpi squarciati, qualcosa di a malapena contenuto all'interno di una casa e pronto a scatenarsi su tutto il resto del mondo. E' una fortuna, direi, che a spezzare quest'atmosfera cupa e pesantissima ci siano siparietti esilaranti portati avanti da attori che non si prendono mai sul serio, nemmeno nei momenti più tesi (anzi, a volte l'effetto è un po' straniante, ché va bene la stupidità ma il padre del ragazzino protagonista è intollerabile), tuttavia come ho scritto all'inizio il film manca forse del giusto equilibrio tra "demenziale" e horror, soprattutto nella prima parte. A prescindere, comunque, The Night Sitter merita un'occhiata, se non altro perché Elyse Dufour è talmente bella da mettere in crisi la mia natura eterosessuale!
Abiel Bruhn e John Rocco sono i registi e sceneggiatori della pellicola, probabilmente americani, con un altro horror all'attivo, A Not So Pleasant Surprise. Il primo è anche attore e produttore, il secondo è anche produttore.
Elyse Dufour, che interpreta Amber, è stata una delle mogli di Negan in The Walking Dead. ENJOY!
Trama: Amber, truffatrice che si spaccia per baby sitter, riesce ad infiltrarsi nella casa di un ricco presentatore televisivo. Convinta di avere davanti un lavoro facile, dovrà ricredersi quando uno dei due bambini affidateli evoca le tre Madri, terrificanti e sanguinarie streghe...
The Night Sitter è un filmettino divertente benché fuori stagione, in quanto è ambientato a Natale. Non che la festività influenzi in qualche modo la trama, tuttavia gli horror natalizi hanno sempre quella marcia in più anche solo a livello di illuminazione, in questo caso molto importante e, aggiungerei, molto Argentiana. Le tre Madri, non a caso (anche se non si fanno nomi specifici), sono le streghe protagoniste di The Night Sitter, richiamate da un paio di bambini anche troppo intraprendenti, affidati alle cure di una babysitter che tale non è e che punta alle ricchezze del padre di uno dei due, Giacobbo versione USA presentatore di uno di quei programmi a base di occulto e storie di fantasmi. Come insegna fin dagli anni '80 il buon Sam Raimi, lasciare antichi tomi incustoditi non è saggio, così come non è saggio cercare di contrastare quanto fuoriesce da essi, ed è così che una tranquilla serata "con furto" si trasforma in una mattanza che arriverà a coinvolgere non solo la babysitter e i due pargoli che le sono stati affidati, ma anche altre vittime più o meno innocenti, con un twist verso la fine da far cadere la mascella o perdere fiducia verso l'umanità, fate vobis. C'è da dire che, nonostante l'indubbia simpatia di tutti i coinvolti, bambinetto ciccione e ancor più ciccione vicino di casa in primis, il film ci mette un po' ad entrare nel vivo e a sfogare tutto il suo potenziale gore, preferendo giocare con suggestioni nelle quali forse questo genere di pellicola non può permettersi di indulgere per troppo tempo.
E così, tra una battuta e l'altra, il film stenta a costruirsi l'atmosfera necessaria per il gran finale, nonostante tutti i coinvolti ci mettano del loro. Apprezzabilissimi, come già ho scritto prima, i giochi di luce che trasformano una "normale" casa americana in un antro zeppo di luoghi terrificanti, illuminati da colori sinistri come verde, rosso e blu, neanche ci si trovasse nella casa degli orrori di un luna park infestato o nella scuola di danza di Suspiria. Come già il buon Argento, anche Abiel Bruhn e John Rocco riescono a creare quell'horror vacui che si prova ogni qualvolta che, in mezzo alla luce, c'è una voragine nera pronta a spalancarsi e vomitare chissà quale orrore, e quando quest'ultimo fuoriesce c'è da aver paura: le tre streghe sono orripilanti, i loro poteri scatenati un trionfo di gore e corpi squarciati, qualcosa di a malapena contenuto all'interno di una casa e pronto a scatenarsi su tutto il resto del mondo. E' una fortuna, direi, che a spezzare quest'atmosfera cupa e pesantissima ci siano siparietti esilaranti portati avanti da attori che non si prendono mai sul serio, nemmeno nei momenti più tesi (anzi, a volte l'effetto è un po' straniante, ché va bene la stupidità ma il padre del ragazzino protagonista è intollerabile), tuttavia come ho scritto all'inizio il film manca forse del giusto equilibrio tra "demenziale" e horror, soprattutto nella prima parte. A prescindere, comunque, The Night Sitter merita un'occhiata, se non altro perché Elyse Dufour è talmente bella da mettere in crisi la mia natura eterosessuale!
Abiel Bruhn e John Rocco sono i registi e sceneggiatori della pellicola, probabilmente americani, con un altro horror all'attivo, A Not So Pleasant Surprise. Il primo è anche attore e produttore, il secondo è anche produttore.
Elyse Dufour, che interpreta Amber, è stata una delle mogli di Negan in The Walking Dead. ENJOY!
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domenica 28 luglio 2019
Dieci bellissimi coetanei (I miei 10 film preferiti del 1981)
Ho trovato questo tag sul blog Pietro Saba's World (creato da GramonHill) e, un po' perché in questo periodo non riesco a guardare film e conseguentemente mantenere una parvenza di regolarità nelle pubblicazioni, un po' perché mi sembrava effettivamente una cosa carina, ho deciso di farlo. Il problema è che molti dei capisaldi di quell'anno non li ho mai visti (film come Christiane F.- Noi, ragazzi dello zoo di Berlino, Il marchese del grillo, Momenti di gloria, Ricomincio da tre, Fuga per la vittoria, Excalibur, giusto per fare due nomi) quindi come classifica risulterà abbastanza lacunosa e scema, anche perché per raggiungere la decina ho dovuto infilare un paio di film che... vabbé. ENJOY!
10. Piraña paura
Prima regia ufficiale di James Cameron, anche se in realtà pare che l'uomo dietro la macchina da presa fosse il leggendario Ovidio G. Assonitis, già responsabile di questa "bella" cosina qui. Dire che me lo ricordi a menadito sarebbe una bugia ma di sicuro questo film da bambina mi aveva terrorizzata ed era uno dei must assieme a Piraña, Lo squalo e L'orca assassina.
9. Chi trova un amico trova un tesoro
Uno dei miei film preferiti di Bud Spencer e Terence Hill, quello di Puffin, dei pirati, del giapponotto Kamasuka e del triplo bacio finale con inganno. Divertimento assicurato, chevvelodicoaffare?
8. Interceptor - Il guerriero della strada
Sequel migliore del capostipite, che ha segnato il mondo del cinema e del fumetto con un'iconografia inconfondibile. Più gore, più violento, più articolato, più figo, ché Mel Gibson era un bel vedere all'epoca, dovevano ancora passare decenni prima che arrivasse Fury Road a superarlo.
7. 1997 - Fuga da New York
Non lo riguardo da decenni ma la figaggine indiscussa di Kurt Russell e la tamarreide di un paio di scene clou mi sono rimaste ben impresse nella mente. Anche qui, parliamo di un film che ha segnato un'epoca, influenzando tutto ciò che è venuto dopo.
6. S.O.B.
Tragicommedia ancora tristemente attuale, che mette alla berlina i meccanismi perversi del mondo dello spettacolo in generale e del cinema in particolare. E sì, è il film che ha fatto "uscire" le sise a Mary Poppins ma non è questo il principale motivo per recuperare l'ennesimo capolavoro di Blake Edwards!
5. I predatori dell'arca perduta
Non è il mio preferito della saga, questa palma spetterebbe a Il tempio maledetto ma purtroppo bisognava aspettare ancora qualche anno. Detto questo, guardare I predatori dell'arca perduta è sempre una gioia, così come è una gioia incontrare per la prima volta Indiana Jones, archeologo strafico (e niente, l'81 era l'anno dei bonazzi) e paraculo, abile col cervello e con la frusta, capace di trascinare lo spettatore nelle avventure più bizzarre.
4. L'ululato
Oh, i primi quattro posti sono tutti dedicati agli horror. E che horror!! Cominciamo con l'angosciante, truce film sui licantropi realizzato da Joe Dante, una critica sociale feroce e un horror capace di far paura ancora oggi.
3. La casa
Di base sono più affezionata al secondo capitolo, in quanto è il primo che ho visto e mi aveva annichilita dal terrore nonostante lo humour nero di cui era permeato, ma questo è un film che ha fatto scuola, che terrorizza con la sua crudeltà e i suoi effetti speciali trucissimi. E poi c'è Scott, che diamine.
2. Un lupo mannaro americano a Londra
Più raffinato de L'ululato, più nelle mie corde per la sua natura di tragicommedia, altrettanto efficace negli effetti speciali e, sul finale, dolorosissimo. Un piccolo grande capolavoro dell'horror... e pensare che io i mannari non li sopporto!
1. ...E tu vivrai nel terrore! - L'aldilà
Fulci vince. Vince. E con lui, vince l'Italia intera. E se uno svizzero ti dice "Fulci trash effetti speciali scabecci trame ridicole serie Z, mamma, mamma è arrivato Mirabella coi ragni" tu non arrossire e non abbassare il capo perché L'aldilà è uno dei migliori horror italiani di sempre e ha una visionarietà e una ferocia che altri si sognano. E basta.
10. Piraña paura
Prima regia ufficiale di James Cameron, anche se in realtà pare che l'uomo dietro la macchina da presa fosse il leggendario Ovidio G. Assonitis, già responsabile di questa "bella" cosina qui. Dire che me lo ricordi a menadito sarebbe una bugia ma di sicuro questo film da bambina mi aveva terrorizzata ed era uno dei must assieme a Piraña, Lo squalo e L'orca assassina.
9. Chi trova un amico trova un tesoro
Uno dei miei film preferiti di Bud Spencer e Terence Hill, quello di Puffin, dei pirati, del giapponotto Kamasuka e del triplo bacio finale con inganno. Divertimento assicurato, chevvelodicoaffare?
8. Interceptor - Il guerriero della strada
Sequel migliore del capostipite, che ha segnato il mondo del cinema e del fumetto con un'iconografia inconfondibile. Più gore, più violento, più articolato, più figo, ché Mel Gibson era un bel vedere all'epoca, dovevano ancora passare decenni prima che arrivasse Fury Road a superarlo.
7. 1997 - Fuga da New York
Non lo riguardo da decenni ma la figaggine indiscussa di Kurt Russell e la tamarreide di un paio di scene clou mi sono rimaste ben impresse nella mente. Anche qui, parliamo di un film che ha segnato un'epoca, influenzando tutto ciò che è venuto dopo.
6. S.O.B.
Tragicommedia ancora tristemente attuale, che mette alla berlina i meccanismi perversi del mondo dello spettacolo in generale e del cinema in particolare. E sì, è il film che ha fatto "uscire" le sise a Mary Poppins ma non è questo il principale motivo per recuperare l'ennesimo capolavoro di Blake Edwards!
5. I predatori dell'arca perduta
Non è il mio preferito della saga, questa palma spetterebbe a Il tempio maledetto ma purtroppo bisognava aspettare ancora qualche anno. Detto questo, guardare I predatori dell'arca perduta è sempre una gioia, così come è una gioia incontrare per la prima volta Indiana Jones, archeologo strafico (e niente, l'81 era l'anno dei bonazzi) e paraculo, abile col cervello e con la frusta, capace di trascinare lo spettatore nelle avventure più bizzarre.
4. L'ululato
Oh, i primi quattro posti sono tutti dedicati agli horror. E che horror!! Cominciamo con l'angosciante, truce film sui licantropi realizzato da Joe Dante, una critica sociale feroce e un horror capace di far paura ancora oggi.
3. La casa
Di base sono più affezionata al secondo capitolo, in quanto è il primo che ho visto e mi aveva annichilita dal terrore nonostante lo humour nero di cui era permeato, ma questo è un film che ha fatto scuola, che terrorizza con la sua crudeltà e i suoi effetti speciali trucissimi. E poi c'è Scott, che diamine.
2. Un lupo mannaro americano a Londra
Più raffinato de L'ululato, più nelle mie corde per la sua natura di tragicommedia, altrettanto efficace negli effetti speciali e, sul finale, dolorosissimo. Un piccolo grande capolavoro dell'horror... e pensare che io i mannari non li sopporto!
1. ...E tu vivrai nel terrore! - L'aldilà
Fulci vince. Vince. E con lui, vince l'Italia intera. E se uno svizzero ti dice "Fulci trash effetti speciali scabecci trame ridicole serie Z, mamma, mamma è arrivato Mirabella coi ragni" tu non arrossire e non abbassare il capo perché L'aldilà è uno dei migliori horror italiani di sempre e ha una visionarietà e una ferocia che altri si sognano. E basta.
venerdì 26 luglio 2019
Nightmare Cinema (2018)
Grazie alle pillole di Lucia ho recuperato Nightmare Cinema, film a episodi del 2018 diretto da Mick Garris, Alejandro Brugués, Joe Dante, Ryuhei Kitamura e David Slade.
The Thing in the Woods
Ottimo modo per iniziare una raccolta di corti horror, mettendo subito lo spettatore nel giusto umore offrendogli un antipasto leggero e divertente, che prende amabilmente in giro tutti i cliché del genere, a partire dalla final girl (sciorinare i nomi di tutti coloro di cui si ha il sangue addosso, almeno 10 persone, è geniale!), e trova anche il tempo per inserire un plot twist ridicolo quanto volete ma decisamente sorprendente. Effetti speciali un po' d'accatto, probabilmente voluti per restituire l'atmosfera da B-Movie ma tanto divertimento assicurato!
Mirari
Arriva Joe Dante, con un'inquietante storia che ricorda i più truculenti episodi di Nip/Tuck. Grottesco quanto basta, soprattutto sul finale, è una critica poco corrosiva rispetto ai migliori film del regista, in quanto la protagonista, poverella, ha una brutta cicatrice sul viso e il suo desiderio di diventare bella per sentirsi in pace con se stessa è legittimo. Onestamente, il regista ha fatto di meglio ma l'episodio è comunque guardabile e divertente.
Mashit
Sfacciatissimo omaggio ai b-movie horror italiani a partire dalla musica zamarra che ricorda un po' le melodie dei Goblin, è l'episodio più gore del film, tanto che a un certo punto il sangue (di bambini innocenti, tra l'altro) scorre copioso, tra arti e teste mozzate. Gli attori sono dei cani maledetti, questo bisogna dirlo, ma Mashit è un episodio che mette davvero paura a chi patisce un minimo le storie sataniche e il clima di ineluttabile condanna che aleggia attorno agli imperfetti e peccaminosi protagonisti è molto apprezzabile. Se non fosse per l'ingresso a gamba tesa di David Slade avrei trovato il mio episodio preferito, invece...
This Way to Egress
... invece sono stata stregata dal bianco e nero abbacinante di questo episodio, sporco e angosciante come la malattia mentale che avviluppa la mente della protagonista, una meravigliosa Elizabeth Reaser. A tratti l'episodio mi è sembrato un incrocio tra Videodrome e Il pasto nudo e nonostante il titolo una via d'uscita sembra non ce ne sia tra voci distorte, dialoghi inquietanti, persone i cui lineamenti si disfano progressivamente fino a perdere ogni traccia di umanità. Roba da rimanere stregati, con la bocca aperta, incapaci di staccare gli occhi dallo schermo.
Dead
Mick Garris, ideatore dell'intera faccenda nonché regista della cornice ambientata nel cinema abbandonato, con un Mickey Rourke che da solo fa più paura di qualsiasi mostro brutto, ci riporta coi piedi per terra attraverso un corto quasi rilassante nella sua prevedibilità, una ghost story con assassino annesso dal sapore molto anni '90. Non mancano i momenti di tensione e gli attori coinvolti sono validi, tuttavia a mio avviso la chiusura avrebbe potuto essere un po' più incisiva, soprattutto dopo l'exploit di David Slade.
In definitiva, Nightmare Cinema è un validissimo film a episodi che nasconde molte gemme e riporta sullo schermo autori amatissimi da tutto il popolo dell'horror. Come sempre, non tutti gli episodi sono dotati della stessa qualità ma rispetto ad altre raccolte simili questo è meno discontinuo e fa venire una voglia matta di riguardare i vari Masters of Horror, il che non è male. Recuperatelo, se potete.
Di Joe Dante, regista dell'episodio Mirari, Mick Garris (The Projectionist e Dead), Ryuhei Kitamura (Mashit) e David Slade (This Way to Egress) ho parlato ai rispettivi link. Mickey Rourke (il proiezionista), Annabeth Gish (Charity), Elizabeth Reaser (Helen) e Patrick Wilson (Eric Sr.) li trovate ai loro link.
Alejandro Brugués ha diretto e sceneggiato l'episodio The Thing in the Woods. Argentino, ha diretto film come Il cacciatore di zombie, The ABCs of Death 2 ed episodi di serie quali Dal tramonto all'alba - La serie. Anche produttore, ha 43 anni.
Richard Chamberlain, che interpreta il Dott. Mirari nell'episodio Mirari, era il fascinoso padre Ralph dello storico Uccelli di rovo. Se Nightmare Cinema vi fosse piaciuto recuperate Creepshow, Creepshow 2, Tales of Halloween, XX - Donne da morire, Trick'r'Treat e Holidays. ENJOY!
The Thing in the Woods
Ottimo modo per iniziare una raccolta di corti horror, mettendo subito lo spettatore nel giusto umore offrendogli un antipasto leggero e divertente, che prende amabilmente in giro tutti i cliché del genere, a partire dalla final girl (sciorinare i nomi di tutti coloro di cui si ha il sangue addosso, almeno 10 persone, è geniale!), e trova anche il tempo per inserire un plot twist ridicolo quanto volete ma decisamente sorprendente. Effetti speciali un po' d'accatto, probabilmente voluti per restituire l'atmosfera da B-Movie ma tanto divertimento assicurato!
Mirari
Arriva Joe Dante, con un'inquietante storia che ricorda i più truculenti episodi di Nip/Tuck. Grottesco quanto basta, soprattutto sul finale, è una critica poco corrosiva rispetto ai migliori film del regista, in quanto la protagonista, poverella, ha una brutta cicatrice sul viso e il suo desiderio di diventare bella per sentirsi in pace con se stessa è legittimo. Onestamente, il regista ha fatto di meglio ma l'episodio è comunque guardabile e divertente.
Mashit
Sfacciatissimo omaggio ai b-movie horror italiani a partire dalla musica zamarra che ricorda un po' le melodie dei Goblin, è l'episodio più gore del film, tanto che a un certo punto il sangue (di bambini innocenti, tra l'altro) scorre copioso, tra arti e teste mozzate. Gli attori sono dei cani maledetti, questo bisogna dirlo, ma Mashit è un episodio che mette davvero paura a chi patisce un minimo le storie sataniche e il clima di ineluttabile condanna che aleggia attorno agli imperfetti e peccaminosi protagonisti è molto apprezzabile. Se non fosse per l'ingresso a gamba tesa di David Slade avrei trovato il mio episodio preferito, invece...
This Way to Egress
... invece sono stata stregata dal bianco e nero abbacinante di questo episodio, sporco e angosciante come la malattia mentale che avviluppa la mente della protagonista, una meravigliosa Elizabeth Reaser. A tratti l'episodio mi è sembrato un incrocio tra Videodrome e Il pasto nudo e nonostante il titolo una via d'uscita sembra non ce ne sia tra voci distorte, dialoghi inquietanti, persone i cui lineamenti si disfano progressivamente fino a perdere ogni traccia di umanità. Roba da rimanere stregati, con la bocca aperta, incapaci di staccare gli occhi dallo schermo.
Dead
Mick Garris, ideatore dell'intera faccenda nonché regista della cornice ambientata nel cinema abbandonato, con un Mickey Rourke che da solo fa più paura di qualsiasi mostro brutto, ci riporta coi piedi per terra attraverso un corto quasi rilassante nella sua prevedibilità, una ghost story con assassino annesso dal sapore molto anni '90. Non mancano i momenti di tensione e gli attori coinvolti sono validi, tuttavia a mio avviso la chiusura avrebbe potuto essere un po' più incisiva, soprattutto dopo l'exploit di David Slade.
In definitiva, Nightmare Cinema è un validissimo film a episodi che nasconde molte gemme e riporta sullo schermo autori amatissimi da tutto il popolo dell'horror. Come sempre, non tutti gli episodi sono dotati della stessa qualità ma rispetto ad altre raccolte simili questo è meno discontinuo e fa venire una voglia matta di riguardare i vari Masters of Horror, il che non è male. Recuperatelo, se potete.
Di Joe Dante, regista dell'episodio Mirari, Mick Garris (The Projectionist e Dead), Ryuhei Kitamura (Mashit) e David Slade (This Way to Egress) ho parlato ai rispettivi link. Mickey Rourke (il proiezionista), Annabeth Gish (Charity), Elizabeth Reaser (Helen) e Patrick Wilson (Eric Sr.) li trovate ai loro link.
Alejandro Brugués ha diretto e sceneggiato l'episodio The Thing in the Woods. Argentino, ha diretto film come Il cacciatore di zombie, The ABCs of Death 2 ed episodi di serie quali Dal tramonto all'alba - La serie. Anche produttore, ha 43 anni.
Richard Chamberlain, che interpreta il Dott. Mirari nell'episodio Mirari, era il fascinoso padre Ralph dello storico Uccelli di rovo. Se Nightmare Cinema vi fosse piaciuto recuperate Creepshow, Creepshow 2, Tales of Halloween, XX - Donne da morire, Trick'r'Treat e Holidays. ENJOY!
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