domenica 11 agosto 2019

Il Bollodromo #69: The Boys - Prima serie (2019)

Prima della partenza, è giusto che parli della serie The Boys, tratta dalla serie omonima di Garth Ennis e Darick Robertson (purtroppo ci sono anche e soprattutto gli orripilanti disegni di altri disegnatori, ahimé, uno peggio dell'altro), disponibile su Prime Video e creata da Eric Kripke, Evan Goldberg e Seth Rogen.


Di cosa parla?
The Boys descrive un mondo in cui i "super" sono dei divi idolatrati dalla gente, protetti dalla potentissima multinazionale Vought che, di fatto, insabbia l'unica cosa davvero importante che bisognerebbe sapere dei cosiddetti supereroi: i super sono umorali, corrotti, maiali, assassini, psicopatici e pericolosi e pensano solo a fare soldi sfruttando il loro nome e il loro marchio, non certo a salvare la gente. Hughie assiste un giorno all'omicidio della fidanzata Robin, falciata da supereroe disattento e rifiuta i soldi che la Vought gli offre per comprare il suo silenzio. Questo attira l'attenzione di Billy Butcher, ex agente che verso i super cova un odio bruciante, il quale decide di prenderlo sotto la sua ala protettiva e scagliarlo contro la Vought.

Cose che mi sono piaciute
Di solito detesto quando cambiano molti degli aspetti delle opere d'origine ma in questo caso, giocando di lima e sottrazione, The Boys ci ha guadagnato. Il fumetto di Ennis infatti prende tutti gli aspetti grotteschi ed esagerati di Preacher, all'interno del quale sesso, sangue e perversione trovavano un miracoloso equilibrio, e li porta al parossismo, risultando fastidioso dopo i primi sfavillanti due o tre volumi. Nella serie televisiva, per fortuna, non è così. Certo, vengono mantenuti alcuni elementi chiave, come la "perdita dell'innocenza" di Starlight (aggiornata al #MeToo, con un discorso sul palco da applausi) e alcune perversioni dei super, ma la trama è più coesa, non ruota attorno alle scopate tra protagonisti o alla ricerca del disgusto fine a se stesso. Ho molto apprezzato anche i piccoli cambiamenti riservati ai protagonisti. Hughie non è così clueless come nel fumetto e l'interpretazione di Jack Quaid (oltre al cameo di Simon Pegg, fonte d'ispirazione dello Hughie cartaceo) è azzeccata così come quella di Karl Urban nei panni di Billy Butcher, anche se spesso il suo accento inglese mi faceva partire l'ormone impedendomi di capire alcunché. Che figo, santo dio. Ehm. Meravigliosi comunque tutti gli altri attori coinvolti, capaci di creare figure a tutto tondo perfettamente affini alle loro controparti cartacee: il Francese, la Femmina, il Patriota, A-Train e il ridicolo Abisso (oddio, il delfino ed Everybody Hurts!), per come sono stati caratterizzati, donano gioie sia agli amanti del fumetto sia a chi di The Boys non ha mai nemmeno sentito parlare.. e occhio alle guest star. Ce ne sono un paio da commuoversi. Furbissimo inoltre l'utilizzo della colonna sonora, uno degli aspetti della serie che più ho apprezzato.

Cose che non mi sono piaciute
Quel finale lì priva un certo personaggio di tutto ciò che, alla fine, è la raison d'etre del fumetto stesso. E quindi come cavolo la porteranno avanti la seconda stagione? Spero non si arrampichino sugli specchi come con Preacher (peggiorato di stagione in stagione e visto che i realizzatori sono gli stessi...), sarebbe davvero un peccato. Ah, e poi sì, manca Terrore. Quello un po' mi è dispiaciuto.

E quindi?
E quindi se vi piacciono le storie di supereroi ma quelli Marvel ormai vi hanno stufato, perché volete qualcosa di più "realistico", dissacrante, crudo e verosimile, specchio della triste realtà in cui viviamo, The Boys è la serie che fa per voi. Preparatevi a grasse risate e ancor più grossi shock, perché non guarderete più Capitan America con gli stessi occhi!




venerdì 9 agosto 2019

Hotel Artemis (2018)

Come ho scritto su Facebook, poiché debbo vergognarmi di non aver apprezzato in toto Midsommar ho deciso di tornare su film più terra terra e comprensibili anche dagli ignoranti come me. Ergo, domenica sono corsa al cinema per vedere Hotel Artemis, scritto e diretto nel 2018 dal regista Drew Pearce.


Trama: in una Los Angeles del futuro piagata da violentissime insurrezioni, un'infermiera gestisce l'Hotel Artemis, luogo dove i peggiori criminali vengono curati con metodi all'avanguardia.


Tanto è stato il trauma post-Midsommar, che persino questo Hotel Artemis mi è sembrato meno ignorante di quanto avrei preventivato e adesso mi sento in difetto a scriverne. Scherzi a parte, mi aspettavo una brutta copia di John Wick e dell'Hotel Continental dove i criminali vanno a far la bella vita o si rifugiano approfittando delle regole ferree della struttura (la prima, su tutte, è che non ci si può uccidere a vicenda all'interno dell'hotel), in realtà sia le regole dell'Artemis che le insurrezioni popolari all'interno di una Los Angeles in piena crisi idrica fungono da contorno per raccontare la storia dell'infermiera Thomas, donna piagata dalla vita e da un passato doloroso, chiusa all'interno di un hotel dotato di un regolamento rigidissimo poiché impossibilitata ad affrontare un esterno sregolato e pericoloso. All'interno dell'Artemis si intrecciano storie di varia umanità più o meno interessante e più o meno legata ai cliché del genere: se la bella e micidiale Nice, il vanaglorioso Acapulco e il pericolosissimo Re Lupo sono personaggi abbastanza monodimensionali utilizzati come meri strumenti per far proseguire la trama in una determinata direzione, altri come Waikiki e l'infermiere Everest (oltre alla stessa Thomas) offrono quel minimo di "approfondimento psicologico" che porta gli spettatori a considerarli più di carne da macello e a dispiacersi/interessarsi per il loro destino. In effetti, Hotel Artemis non è solo la sagra delle botte, anzi, di queste non se ne vedono nemmeno tantissime, almeno fino alla fine del primo tempo, mentre invece l'atmosfera è spesso malinconica e drammatica, forse grazie alla presenza di una Jodie Foster che ha palesemente preso a cuore il suo personaggio dandogli quella dignità che altre avrebbero trasformato in ridicolo involontario.


Drew Pearce, al suo semi-esordio dietro la macchina da presa dopo parecchie prove come sceneggiatore, sceglie di non sbragare come farebbero i novellini entusiasti ma si mantiene comunque nel decoro di una sceneggiatura "tranquilla" e piacevole, a modo suo, e di una regia che valorizza al meglio gli ambienti decadenti e anche un po' kitsh dell'Hotel Artemis; al montaggio, per fortuna, le poche botte non vengono sacrificate né rese confuse e in generale si ha l'impressione che l'intero reparto visivo di Hotel Artemis sia stato curato da gente che sa fare il suo mestiere. Cosa che, per inciso, vale anche per gli altri attori che affiancano Jodie Foster, salvo un paio di eccezioni nelle quali rientra, porca misera, un Zachary Quinto che tra il figlio scemo del boss e il vecchio pederasta di N0S4A2 pare non azzeccare più un ruolo. Meravigliosi, invece, Dave Bautista e Sofia Boutella. Il primo si riconferma uno dei pochi manzi capaci di rendere riconoscibili i suoi personaggi tutti muscoli dotandoli di un cuore e un'anima sempre diversi, la seconda è semplicemente una macchina da guerra sexy da morire e meriterebbe di comparire in ogni film che preveda anche un singolo pugno (o calcio) dato da una bella fanciulla a rozzi e sacrificabili henchmen. Si può dire dunque che Hotel Artemis meriterebbe la visione anche solo per vederli all'opera ma alla fine è l'intero film a confermarsi godibile e meno stupido di quanto sembrasse dal trailer. Dategli una chance, se vi va.


Di Jodie Foster (Infermiera Thomas), Sofia Boutella (Nice), Jeff Goldblum (Niagara), Brian Tyree Henry (Honolulu), Zachary Quinto (Crosby Franklin), Charlie Day (Acapulco), Dave Bautista (Everest) e Kenneth Choi (Buke) ho parlato ai rispettivi link.

Drew Pearce è il regista e sceneggiatore della pellicola, alla sua prima prova con un lungometraggio. Anche produttore e attore, ha 44 anni.


Sterling K. Brown interpreta Waikiki. Americano, ha partecipato a film come Black Panther, The Predator e a serie quali E.R. Medici in prima linea, Alias, Supernatural, Medium, American Crime Story; come doppiatore ha lavorato in Robot Chicken. Anche produttore, ha 43 anni e tre film in uscita tra i quali Frozen II - Il segreto di Arendelle.


Jenny Slate interpreta Morgan. Americana, ha partecipato a film come Venom; come doppiatrice ha lavorato in Zootropolis, Pets - Vita da animali, LEGO Batman - Il film, Cattivissimo me 3, Pets 2: Vita da animali e serie come Adventure Times, Muppet Babies e I Simpson. Anche sceneggiatrice e produttrice, ha 37 anni e due film in uscita.


Se il film vi fosse piaciuto recuperate la trilogia di John Wick, Atomica bionda e Polar. ENJOY!


giovedì 8 agosto 2019

(Gio)WE, Bolla! del 8/8/2019

Buon giovedì a tutti! La settimana prima di ferragosto prevede l'uscita di UN solo film a Savona... e che film!! ENJOY!

Fast and Furious - Hobbs & Shaw
Reazione a caldo: YEEH!!
Bolla, rifletti!: Mi vanto di non aver MAI e dico MAI, neverever, guardato un film della saga Fast & Furious. Vin Diesel mi sta sulle balle, le macchine mi annoiano, c'è tamarreide e tamarreide. Appunto per questo non vedo l'ora di gustarmi questo spin-off: The Rock, Jason Statham e soprattuttamente quel grandissimo figo di Idris Elba in versione cattivissimo uomo indistruttibile. aDDoro.

martedì 6 agosto 2019

La casa 5 (1990)

La Notte Horror di oggi si è aperta due ore fa con So cos'hai fatto, di cui ha parlato Cannibal Kid, e prosegue con una doverosa trashata, o meglio, una "fragassata", il che è anche peggio: beware La casa 5, diretto e co-sceneggiato nel 1990 dal regista Clyde Anderson, al secolo Claudio Fragasso!


Trama: un prete e la sua famiglia vengono invitati a dimorare in una casa che nasconde un bell'ingresso per l'inferno, con tutto ciò che ne consegue...


Ma cosa diavolo mi è venuto in mente? Come ho potuto andare "a naso" e richiedere La casa 5 ai miei compagni horroromani pensando fosse Witchcraft (David Hassellhoff, Linda Blair, halloo-ooo?) quando invece trattasi di fragassata delle peggiori? Vabbé, ormai è andata e la combo trashcultoboozyhorror ce la teniamo per la Notte Horror del 2020, nel frattempo parliamo un po' de La casa 5. Che è brutto, di quella bruttezza lassista e noiosa che obiettivamente non fa nemmeno sbellicare dalle risate grazie ai dialoghi (anche se "Ti ho stirato la Bibbia" è abbastanza pregevole come cretinata) e si limita ad essere un collage venuto male di film ben più blasonati e famosi. Abbiamo dunque una casa à la Amityville Horror, dove il massimo della paura, almeno finché non subentrano citazioni da L'aldilà fulciano, è avere radio che si accendono e ci saltano addosso in cucina o la versione nera del sadopapero di Kinski in Fruits of Passion (e nessuno meglio di me può capire quanto è terrificante l'idea che il fantasma di Kinski possa comparire in camera a far le peggio cose su un papero/cigno di legno...) nella stanza dei bambini. Poi, a un certo punto, gli sceneggiatori si sono accorti di avere per le mani una bambina praticamente identica a Heather O'Rourke e decidono di proseguire anche un po' con Poltergeist, il tutto prima che Fulci, nel frattempo stracitato a man bassa assieme alla sequenza in cui Freddy Krueger si porta via gli studenti sul bus, si unisca a Friedkin e generi l'esorcismo più raffazzonato del pianeta Terra, a base di "nel nome di Cristo io ti esorcizzo" ripetuto almeno una ventina di volte da due preti che, vabbé. E' proprio la base ad essere sbagliata. Come diamine fa un prete posseduto ad esorcizzare qualcuno? Non dovresti chiamare l'arcivescovo di Constantinopoli a disarcivescovizzesorcizzarti a sua volta? Invece no perché ne La casa 5 tutto nasce dall'incoolada di un altro prete, il quale prende il povero Padre Peter, ammogliato e con prole, e gli dice "bella zio, guarda, ti regalo una CASA!" senza dirgli che la suddetta è infestata perché "un prete deve trovare la forza nella famiglia per sconfiggere il male". Sì ma dimmelo, maledetto pedoprete, che evito di portare moglie e figli in una casa zeppa di streghe e adoratrici del demonio morte male!


Che poi, queste streghe o quel che sono, sataniste o non so che, sono le uniche cose belle del film, hanno un make up simpatico, soprattutto quella povera crista che funge da boss, già bruttarella struccata. A onore del vero ci mette dell'impegno anche David Brandon, alias Padre George, prete sudatusso ed ubriacone che non riesce a liberarsi dallo sguardo biasimevole di orridi ed inespressivi bambini-fantasma; purtroppo per lui prendere sul serio un sacerdote posseduto con riserva, che sul finale diventa anche un po' Mitch Pileggi in Sotto Shock, è praticamente impossibile, soprattutto se il ruolo di "eroe" (o di cogl*one, per citare Lino Banfi) se lo ritaglia il vecchio pretacchione nominato poco sopra, a cui basta dire due cretinate a distanza di sicurezza (più o meno 100 km) per esorcizzare l'esorcizzabile senza un perché. Ma non potevi farlo prima, scusa, invece di mettere in pericolo gente innocente? Mah. E "mah" anche a tutto il resto, a partire dal bambino roscio già sfruttato in Trolls 2 passando per la biondina inespressiva già cicciata fuori in uno dei millemila Venerdì 13, punte di diamante di un cast svogliato e mal doppiato (tra l'altro sentire parlare il prete con la voce di Fox Mulder fa male, male, male da morire), costretto per buona parte del film a fissare un buco nel muro da cui escono luce e vapore, tanto da venire denominato, a un certo punto, PHON. Giuro. "Devo farmi asciugare i capelli quindi vado dal buco". E i genitori, il fratello maggiore, tutti i preti del circondario MUTI. Mi ammutolirò anche io, augurandovi non solo la buonanotte ma anche la fortuna di non incappare mai, nemmeno per sbaglio, in La casa 5.


Del regista e co-sceneggiatore Claudio Fragasso (come Clyde Anderson), ho già parlato QUI.

David Brandon interpreta Padre George. Irlandese, ha partecipato a film come Caligola: la storia mai raccontata, Deliria, Diaz - Don't Clean up This Blood e a serie come I Medici e Il nome della rosa. Anche sceneggiatore, ha 68 anni.


Pare che Linda Blair, già coinvolta in La casa 4, fosse stata interpellata per partecipare al film ma immagino abbia fatto una bella leva ai coinvolti. Ovviamente, La casa 5 non è uno dei seguiti ufficiali dei film di Raimi ma una delle "case" apocrife italiane, alle quali si sono aggiunte quelle create ad hoc dai titolisti italiani e se volete fare un excursus del fenomeno, magari bestemmiando perché manca la 6 (ah, l'ingenuità dei bambini dell'epoca!!), "occupata" indebitamente da La casa di Helen, recuperate La casa, La casa 2, La casa 3, La casa 4 e La casa 7, poi fatemi sapere, tolti i primi due, quale vi ha fatto più schifo! ENJOY!

Le altre puntate della Notte Horror Blog Edition le trovate qui:

La bara volante (Stuff, il gelato che uccide)
Malastrana VHS (Vivere nel terrore)
Il Zinefilo (L'albero del male)
Non c'è paragone (The Omen)
Stories (Scream)
La stanza di Gordie (American Gothic)
Malastrana VHS (Trucks)

E qui c'è il programma completo:



domenica 4 agosto 2019

Isabelle - L'ultima evocazione (2018)

D'estate arrivano distribuiti in Italia degli horrorucoli senza infamia né lode, come questo Isabelle - L'ultima evocazione (Isabelle), uscito giusto ieri e diretto nel 2018 dal regista Robert Heydon.


Trama: dopo un aborto spontaneo quasi alla fine della gravidanza, la giovane Larissa, rimasta clinicamente morta per un minuto buono, comincia ad avere strane ed inquietanti visioni relative alla sua vicina di casa, Isabelle.


Dal dizionario Treccani, "Evocare": Chiamare, far apparire per virtù magica o medianica anime di morti o esseri demoniaci. Posso assicurarvi che in Isabelle non ci sono né magie né medium in grado di richiamare i morti e il demonio al limite viene citato en passant come "giustificazione" per la condizione di Isabelle, che ovviamente non vi spoilero. L'aggettivo "ultima" darebbe a intendere che ce ne siano state altre prima ma, ribadisco, nel film così non è e al limite si può solo sperare che Isabelle sia l'ultima pellicola del genere che uscirà in Italia ma sappiamo già che non è così. Questo per dire che i titolisti italiani non sanno davvero più che pesci prendere e, oltre a non guardare i film che gli arrivano per le mani (questo lo immaginavo, sarebbe impossibile), non si prendono nemmeno la briga di leggerne la trama. Vi vengo incontro io, tranquilli. Isabelle non è stata "evocata", Isabelle esiste per mera botta di sfiga, "grazie" all'unione micidiale tra due genitori cretini, uno satanista e una religiosa fino al midollo ma anche codarda e paracula. Queste ultime due caratteristiche non giovano alla povera Larissa, la quale, a proposito di sfiga, si ritrova a dover vivere accanto a madre e figlia scriteriate, con tutto ciò che ne consegue: perdita del bambino che porta in grembo, e qui nessuno spoiler perché si intuisce già dal trailer, e depressione a palate. Ha un bel da fare Matt, marito comprensivo e anche troppo disponibile rispetto alla media dei protagonisti horror, a destreggiarsi tra psichiatri incazzosi, preti che vorrebbero solo pregare e maestri di yoga con la vedenza, se tutte le volte che torna a casa la moglie ha un piede nella fossa e uno sulla saponetta, con Isabelle a farle da carogna sulle spalle; questo, tra l'altro, è un agile riassunto di tutto ciò che succede nel film perché il pattern è molto lineare e segue lo schema depressione - Isabelle che ciccia fuori dall'ombra - tentato suicidio - santone non troppo risolutivo - depressione again, il tutto reiterato un due/tre volte, ché il film è molto breve.


Il risultato di tutto ciò è un film piuttosto noioso, oltre che banale, che si regge a malapena su qualche jump scare nemmeno troppo efficace o ricercato, visto che per buona parte del metraggio Isabelle sta dietro una finestra a guardare Larissa con scazzo e a livello di scenografia (nemmeno di regia, piatta che più non si può) è apprezzabile giusto il salotto della casa di Ann, la madre di Isabelle, un tripudio di candele, santini e spazzatura. Isabelle si distingue anche per essere l'unico film in cui non si riesce a provare un minimo di dispiacere per una mamma che ha perso il suo bambino. Larissa risulta infatti odiosa come poche, forse per la faccia naturalmente antipatica (resting bitch face, anyone?) di Amanda Crew, che cozza col visetto rassicurante e i modi ragionevoli e calmi di Adam Brody, roba che quando SPOILER a un certo punto, finalmente, Isabelle si sostituisce a Larissa vien quasi da benedire l'unione tra i due. FINE SPOILER . Da par suo, invece, Zoë Belkin è meravigliosa ed è l'unica "mostra" che merita di avere il viso scoperto nonostante i capelli lunghi perché fanno più paura i primi piani sul suo sorriso da matta che i momenti in cui, "grazie" a una terrificante CGI, il suo volto viene stravolto o gli occhi diventano rosso fuoco. Isabelle - L'ultima evocazione non è stato distribuito benissimo in giro per l'Italia ma per una volta brinderei allo scampato pericolo e, nel malaugurato caso in cui lo proiettassero in un cinema vicino a voi, fuggirei a gambe levate, nemmeno avessi Isabelle alle calcagna!


Di Adam Brody, che interpreta Matt Kane, ho già parlato QUI.

Robert Heydon è il regista della pellicola. Canadese, ha diretto solo un altro film, Ecstasy. Anche produttore, tecnico degli effetti speciali e sceneggiatore, ha 49 anni.


Amanda Crew interpreta Larissa Kane. Canadese, ha partecipato a film come Final Destination 3, Il messaggero e a serie quali Smallville. Anche regista e sceneggiatrice, ha 33 anni.



venerdì 2 agosto 2019

Apocalypse domani (1980)

Ho più o meno (e sottolineo più o meno) fatto voto di guardare, nel caso mi capitassero sotto mano, tutti gli horror italiani potenzialmente trash e, seguendo questo principio, qualche sera fa ho recuperato Apocalypse domani, diretto e co-sceneggiato nel 1980 dal regista Antonio Margheriti (qui come Anthony M. Dawson).


Trama: tre reduci del Vietnam sono stati contagiati da un virus che li rende cannibali. Tornati in patria, ognuno a modo loro, scateneranno la piaga sull'ignara popolazione di Atlanta...



Diludendo!!! Che comportazione è questa? Con un titolo terrificantemente ridicolo come Apocalypse domani speravo di trovarmi davanti come minimo il trionfo del trash, invece qui mi è toccato dare dignità a un film più action che horror, più "Rambo dei poveri" che Cannibal Ferox, che mi ha costretta a scavare nel torbido per riuscire a trovare qualche chicca con la quale percularlo: una ragazzetta infoiata che seduce il protagonista a colpi di phon (don't ask) e una colonna sonora varia ma assolutamente inadatta a qualunque sequenza accompagni si affiancano ai soliti escamotage senza senso per far filare la sceneggiatura (è bello come alcuni diventino cannibali subito, altri ci mettano un po', oppure come alcuni cannibali siano pazzi furiosi mentre altri riescano a controllarsi) ma in definitiva è troppo poco per cominciare a ridere sguaiatamente nemmeno stessi guardando un Alien 2 sulla terra. Peccato, ma ciò mi consente di parlare più seriamente di Apocalypse domani, onesto (nei limiti di un titolo paraculo) tentativo tutto italiano di sottoporre al pubblico il problema del reinserimento nella società dei reduci di una guerra terribile come quella del Vietnam attraverso la metafora del cannibalismo. Se, infatti, i soldati Bukowski e Thompson si abbandonano senza troppe remore alla loro condizione di mostri assetati di sangue, nonostante gli sforzi dei medici per curarli, il loro ex comandante Hopper vive nel disagio di continue, inconfessabili pulsioni accompagnate da incubi terrificanti, cerca di non nuocere alla moglie e vorrebbe solo morire oppure tornare nella foresta vietnamita dove tutto ha avuto inizio, allontanandosi definitivamente dalla società. Il film mostra anche una realtà impreparata ad accogliere questi reduci di guerra, buona parte dei quali costretti a fare una squallida e solitaria fine, con medici che non sanno che pesci prendere e offrono soluzioni temporanee e inefficaci e la polizia che, in mancanza di meglio, tira fuori mitra e lanciafiamme.


Di fatto, l'unico vero difetto di Apocalypse domani, almeno per quanto mi riguarda, è che questa "apocalisse" viene davvero rimandata a domani, nel senso che la piaga cannibale è ristretta a pochissime persone e, nonostante il finale aperto, non si ha questa sensazione di pandemia devastante destinata a distruggere l'umanità. Poco gusto, letteralmente, anche nel reparto gore, benché gli effetti speciali siano stati affidati all'ottimo Giannetto De Rossi; sì, c'è qualche morso ben dato, cartucce che maciullano persone e almeno un'inquadratura ravvicinata di corpo affettato con un seghetto elettrico, tuttavia la storia si concentra più sulle fughe dei cannibali che sui loro pasti. Non a caso, buona parte del metraggio è dedicato o all'assedio di Charlie, recluso all'interno di un centro commerciale in disuso, oppure alla disperata corsa dei cannibali all'interno delle fogne di Atlanta, effettivamente una delle sequenze migliori del film, claustrofobica e schifida (grazie all'utilizzo di ratti veri) quanto basta nonché ben illuminata nonostante l'ambiente buio e la sfiducia nei confronti del povero Margheriti, non me ne vogliano i fan (dopo Alien degli abissi, scusate se sono diffidente), due delle tante scene che rendono Apocalypse domani sopportabilissimo anche dai più deboli di stomaco, nonostante l'argomento cannibale. Stranamente, non sono male nemmeno gli attori, sui quali spiccano John Saxon e un Giovanni Lombardo Radice sempre a suo agio nei ruoli di matto senza speranza, e anche i doppiatori hanno fatto un buon lavoro anche se la dottoressa cannibale a un certo punto pare Anna Mazzamauro. Sarà perché, per una volta, anche i dialoghi non sono ridicoli a livelli imbarazzanti? Chissà. Quel che è certo è che all'interno dei B-Movies italiani ho visto decisamente di peggio... anche se il meno "esperto" Bolluomo (il quale ha avuto la fortuna di non formarsi il gusto con rumenta quale Paganini Horror o Le porte dell'inferno, per dirne due) lo ha odiato senza riserve!


Del regista Antonio Margheriti ho già parlato QUI. John Saxon (Norman Hopper) e Giovanni Lombardo Radice (Charlie Bukowski) li trovate invece ai rispettivi link.


Apocalypse domani è stato distribuito all'estero coi titoli Cannibal Apocalypse e Cannibals in the Streets, ed è uno dei tanti video nasties banditi in Inghilterra almeno fino al 2005, anno in cui è uscito anche lì tranne per la scena in cui un topo prende fuoco. Se il film vi fosse piaciuto potreste recuperare Rambo e, se vi sentite forti di stomaco, aggiungere Antropophagus e Cannibal Ferox. ENJOY!

giovedì 1 agosto 2019

(Gio)WE, Bolla! del 1/8/2019

Buon giovedì a tutti! Si entra nel mese di agosto, dove tutti o quasi vanno in ferie, e ovviamente le sale cinematografiche si dividono tra tamarreide e grossi BOH. ENJOY!


Hotel Artemis
Reazione a caldo: Evviva!!
Bolla, rifletti!: Diciamo che è già recuperabile in mille modi ma questo film è carino da vedere al cinema col Bolluomo, soprattutto grazie alla presenza di Bautista e della Boutella, due beniamini del buon Mirco. Io non vedo l'ora di godermi la commistione tra malviventi in perfetto stile hotel Continental di John Wick, attori adorabili e tamarreide!

Dolcissime
Reazione a caldo: Meh.
Bolla, rifletti!: Il disagio di ragazzine sovrappeso con un amore per la piscina e il nuoto sincronizzato. Sicuramente sarà carino, delizioso, edificante e per questo ve lo lascio, diamine, è estate, ESIGO dell'ignoranza!!

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