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venerdì 17 luglio 2020

Eurovision Song Contest - La storia dei Fire Saga (2020)

Ebbene sì, alla fine anche io sono riuscita a guardare Eurovision Song Contest - La storia dei Fire Saga (Eurovision Song Contest: The Story of Fire Saga), diretto dal regista David Dobkin.


Trama: Lars Erickssong, cinquantenne islandese che vive ancora col papà, ha un solo sogno: partecipare all'Eurovision Song Contest assieme all'amica d'infanzia Sigrit, con la quale forma i Fire Saga. Per una serie di circostanze assurde, i due si qualificano come candidati per l'Islanda ma la strada per la vittoria è ancora molto lunga...


Alzi la mano chi non conosce l'Eurovision Song Contest, trashissimo carrozzone canoro che, ogni anno, delizia il pubblico con un inquietante festival a base di esibizioni tra lo sgargiante e l'imbarazzante e un'altissima percentuale di canzonacce provenienti da tutta Europa (più eventuali nazioni ospiti e la sempreverde Australia). Negli ultimi anni è tornato ad essere famoso anche in Italia grazie alla partecipazione degli ultimi vincitori di Sanremo, Mahmood in primis, ma io ne sono venuta a conoscenza nell'ormai lontano 2006, anno in cui vinsero i meravigliosi Lordi, proprio perché in Australia è un evento famosissimo e assai amato. A quanto pare, nonostante in America non se lo fili praticamente nessuno, Will Ferrell è diventato un fan sfegatato del festival grazie alla moglie svedese e ha quindi deciso di co-sceneggiare questa storia "celebrativa" avente per protagonista il gruppo fittizio dei Fire Saga, l'Albano e Romina d'Islanda; inutile dire che gli USA hanno accolto quest'ultima produzione Netflix a pernacchie e sputi ma per chi ha anche poca familiarità con l'Eurovision non è una visione malvagia, non del tutto almeno. Cominciamo dai difetti e togliamoci il dente. Eurovision Song Contest è il tipico film di e con Will Ferrell, dove il comico interpreta un bambinone sui generis, dall'intelletto limitato e dai grandi sogni, proiettato verso un obiettivo da raggiungere. Partiamo dal presupposto che se non amate il comico americano potete anche evitare di fare un tentativo, il problema stavolta è che Ferrell ha premuto anche troppo l'acceleratore sugli aspetti infantili delle gag e del personaggio (i momenti "I see you!" "I see you too!!" o la telefonata del "Sindaco di Vittoria" mi hanno letteralmente imbarazzata), inoltre il film è anche troppo lungo ed è zeppo di tempi morti che rischiano di annoiare lo spettatore occasionale, il quale potrebbe non riuscire a "risollevarsi" nel corso delle sequenze più riuscite.


Le sequenze in questione, per inciso, non mancano, e sono tutte quelle che perculano l'Eurovision e le sue canzoni orecchiabili e sciocchine. I picchi di genialità vengono toccati subito all'inizio, con il tamarrissimo video immaginario dei Fire Saga sulle note di Volcano Man, continuano con un'altra canzone epica, Ja Ja Ding Dong, e culminano nel momento in cui vengono scomodati persino gli Elfi islandesi e, in mezzo, lo spettatore ha modo di apprezzare le parodia delle migliori trashate scenografiche mai approdate sul palco dell'Eurovision, compresa una ruota per criceti, e delle canzoni più folli; a tal proposito, il personaggio che vince a man bassa è il cantante russo interpretato da quel gran pezzo di figliolo di Dan Stevens, palesemente divertito nei panni di un animale da spettacolo senza vergogna e con qualche segretuccio nel boudoir. La sua canzone, Lion of Love, è il perfetto esempio di cosa rischiate di trovarvi davanti nel momento esatto in cui doveste avere il coraggio di guardare l'Eurovision almeno una volta nella vita ma, per chi è davvero fan e il festival lo ama, il film è anche pieno di omaggi amichevoli e rispettosi, con una sequenza di singalong in particolare che sicuramente farà felice gli appassionati. Di base, il reale problema di Eurovision Song Contest è il suo essere un po' troppo simile al festival in sé: per arrivare alle esibizioni davvero interessanti o memorabilmente trash bisogna passare per la mediocrità più bieca (che, mi dispiace dirlo, risiede proprio nel cuore del film, nel rapporto sentimentale e artistico tra Lars e Sigrit) e potrebbe anche non valerne la pena. Personalmente, mi sono divertita e ho ritenuto di non aver sprecato due ore della mia esistenza, ma sicuramente esistono film migliori, non posso negarlo. The Anchorman, per esempio, dove la genialità Ferrelliana non cala nemmeno per un istante e le risate non vengono mai interrotte da pensieri infausti come "cosa diavolo sto guardando e perché?" o da modi di dire quali beggars can't be choosers (specialmente in tempi di Covid).


Del regista David Dobkin ho già parlato QUI. Will Ferrell (Lars Erickssong), Rachel McAdams (Sigrit Ericksdottir), Dan Stevens (Alexander Lemtov) e Pierce Brosnan (Erick Erickssong) li trovate invece ai rispettivi link.

Ólafur Darri Ólafsson interpreta Neils Brongus. Americano, ha partecipato a film come Zoolander 2, Il GGG - Il grande gigante gentile, Shark - Il primo squalo, Animali fantastici: I crimini di Grindelwald, e a serie quali True Detective e N0S4A2; come doppiatore ha lavorato in Dragon Trainer - Il mondo nascosto. Anche produttore e sceneggiatore, ha 47 anni.


Il film è zeppo di guest star pescate tra i partecipanti delle vecchie edizioni dell'Eurovision Song Contest ma anche di "omaggi". Per esempio, non sono i Lordi quelli che a un certo punto compaiono mascherati sul palco, con lo pseudonimo di Moon Fang, bensì i Bogus Gasman, una band inglese ska-punk, mentre tra i veri cantanti, quasi tutti riuniti nel sing-along a casa di Alexander, ci sono John Lundvik (Svezia 2019), Anna Odobescu (Moldavia 2019), Bilal Hassani (Francia 2019), Loreen (vincitrice per la Svezia nel 2012), Jessy Matador (Francia 2010), Alexander Rybak (vincitore per la Norvegia nel 2009), Jamala (vincitrice per l'Ucraina nel 2016), Elina Nechayeva (Estonia 2018), Conchita Wurst (vincitrice per l'Austria nel 2014), Netta Barzilai (vincitrice per Israele nel 2018) e Salvador Sobral (vincitore per il Portogallo nel 2017, è il musicista di strada che suona il piano). Non dimentichiamo poi la presenza di Demi Lovato nei panni di Katiana e di Graham Norton, presentatore ufficiale dell'Eurovision per la BBC. Le canzoni di Rachael McAdams, Dan Stevens e Melissanthi Mahut sono invece cantate, rispettivamente, da Molly Sandén, Erik Mjönes e Petra Nielsen. ENJOY!

domenica 24 novembre 2019

Il tagliaerbe (1992)

Me la sono cercata. E' dal ToHorror Film Fest che me la cerco ed invoco Il tagliaerbe (The Lawnmower Man), diretto e co-sceneggiato nel 1992 dal regista Brett Leonard, e qualche sera fa alla fine l'ho riguardato.


Trama: uno scienziato sperimenta una combinazione di farmaci psicotropi e realtà virtuale su Jobe, tagliaerbe dall'intelletto limitato, trasformandolo così in un essere pericolosamente intelligente.


Chiunque conosca un minimo Stephen King sa che non ha mai scritto nulla di simile a Il taglierbe e che l'unica sua creatura dotata di questo nome è l'inquietante fauno presente nella raccolta di racconti A volte ritornano. Niente realtà virtuale, dunque, per il buon Stephen, e allora perché ovunque si legge che Il tagliaerbe è "tratto da un racconto di Stephen King"? Well, perché la New Line, produttrice del film in questione, aveva ottenuto i diritti per realizzare una pellicola basata su Il tagliaerbe, poi s'è ritrovata tra le mani un'altra sceneggiatura dal titolo Cyber God e boh, ha deciso di mettergli il titolo del racconto di King, mandando giustamente il Re su tutte le furie. La cosa è finita con una querela e l'uscita di fior di dollari dalle casse della New Line, il tutto per quello che non ho paura a definire "film demmerda". Il tagliaerbe era già brutto nel 1992 (credo di averlo visto in TV due o tre anni dopo l'uscita cinematografica e di essermi infilata educatamente due dita in gola) ma oggi, alla faccia dei soldi spesi per creare quelle che all'epoca erano innovative sequenze di animazione computerizzata, fa proprio schifo e crea letteralmente imbarazzo in chi è tanto sfortunato da vederlo. Per chi non conoscesse la storia, in pratica abbiamo un Pierce Brosnan abbastanza figo, pre-007, alle prese con una depressione da fallimento; infatti, tutti i suoi esperimenti a base di droghe e realtà virtuale sono finiti con la morte dei poveri scimpanzé usati come cavie e con l'esercito (incarnato dal testone del futuro Big Jim "Barbie Did It" Rennie e sì, prima che me lo chiediate, ce l'ho ancora a morte con quella schifezza di Anderdedoum) che sta lì ad aspettare ulteriori risultati a mo' di gatto attaccato ai marroni. Sconfortato e abbandonato persino dalla moglie, il Dottor Brosnan si imbatte nello scemo del villaggio, Jobe, pronunciato in italiano "Giobbe". Jobe o Giobbe che dir si voglia è purtroppamente un po' tardo, vive in una baracca accanto alla chiesa dove un pedoprete di tanto in tanto lo frusta per togliergli dalla testa le birbanterie del Demonio e lavora come tagliaerbe, da qui il titolo del film e il vilipendio a King.


In realtà, il problema di Jobe non è l'avere il quoziente intellettivo di una zucchina matura, ma il fatto che se ne va in giro con una salopette da belinone e una zazzera di capelli color stoppia la quale, unita alla fissità dell'espressione e a quegli occhi azzurrissimi, rende Jeff Fahey decisamente inguardabile. Ah, se come me state arrovellandovi per ricordare o capire perché il nome Jeff Fahey vi è familiare e non riuscite a spiegarvi come mai dovreste conoscere 'sto bambolone biondastro, sappiate che, col tempo, Fahey è invecchiato benissimo e si è unito alla Rodriguez Factory e persino al cast della serie Lost; probabilmente la bionda infoiata che a un certo punto comincia a sbattersi Jobe in tutti i luoghi, tutti i laghi e anche nella realtà virtuale era in grado di prevedere il futuro o non si spiega il suo desiderio ninfomane. Ma sto divagando. Ovviamente, in tempo zero Dott. Brosnan trasforma Jobe da bietolone ingenuo a creatura intelligentissima prima e Jean Grey poi e tutto sarebbe bellissimo se non fosse per il governo (e i matusa) che ci mette lo zampino risvegliando il lato oscuro di Jobe. Quando costui si convince di essere Dio, gli sceneggiatori perdono tutte le loro facoltà mentali e, senza alcun nesso logico, decidono che l'allora poco conosciuta realtà virtuale sarebbe stata in grado di modificare la realtà vera, così, a cazzo de cane. Come un novello Carrie, Jobbe si vendica dunque di tutti coloro che gli hanno fatto del male, alternando inquietanti momenti di vero disagio in cui trasforma le persone nell'equivalente di una piscina di pallette dell'Ikea, ad altri in cui forse dà fuoco alla gente o forse la muta nella versione 8-bit de la Torcia Umana in un qualsiasi videogioco anni '80, fino ad arrivare agli inguardabili 10 minuti finali di film in cui sette animatori, in otto mesi, hanno dilapidato 500.000 dollari per offrire al pubblico la mostruosità di un Jeff Fahey fattosi boss di fine livello all'interno di un alveare cibernetico (ah, ci sono anche delle bees che farebbero invidia a Nicolas Cage). E forse sono un'ingrata millenial che non riesce a mettersi nei panni di chi, nel 1992, pensava di aver fatto chissà cosa (rammento in particolare che la scena di sesso virtuale aveva fatto versare fiumi di inchiostro) ma, come ho detto, Il tagliaerbe mi aveva fatto abbastanza schifo già all'epoca e comunque il piglio squallido e televisivo della regia e della fotografia mette angoscia. Di un film che meriterebbe l'oblio salvo solo la sequenza finale: tutti quei telefoni che squillano, onestamente, mi mettono i brividi ancora adesso.


Di Jeff Fahey (Jobe Smith), Pierce Brosnan (Dr. Lawrence Angelo), Geoffrey Lewis (Terry McKeen) e Dean Norris (Il direttore) ho già parlato ai rispettivi link.

Brett Leonard è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Premonizioni e Virtuality. Anche produttore e attore, ha 60 anni e due film in uscita.


Troy Evans interpreta il Sergente Goodwin. Americano, lo ricordo per film come Halloween 5 - La vendetta di Michael Myers, Balle spaziali 2 - La vendetta, Poliziotto in blu jeans, Demolition Man, Ace Ventura - L'acchiappanimali, L'ombra dello scorpione, Phenomenon, Sospesi nel tempo e Paura e delirio a Las Vegas inoltre ha partecipato a serie quali Hunter, Matlock, Dallas, I segreti di Twin Peaks, I racconti della cripta, Renegade, La signora in giallo, Una bionda per papà, Quell'uragano di papà, Cinque in famiglia, Più forte ragazzi, Senza traccia, CSI:Miami, E.R. Medici in prima linea e Hannah Montana; come doppiatore ha lavorato in Mucche alla riscossa e Il libro della vita. Ha 71 anni.


Del film esiste un director's cut dove lo scimpanzé non viene ucciso all'inizio ma viene trovato e accudito da Jobe e dove la moglie del Dr. Angelo viene controllata mentalmente da Jobe fino a venire uccisa dai poliziotti, inoltre esiste anche un sequel, con attori diversi, dal titolo Il tagliaerbe 2 - The Cyberspace. Ovviamente NON vi consiglio il recupero, ci mancherebbe! ENJOY!

mercoledì 12 settembre 2018

Mamma Mia! Ci risiamo (2018)

Approfittando di una cena alla quale "non siamo state invitate" (true story), io e la mia amica Izzy abbiamo deciso di concederci una serata tra carampane a base di aperitivo e Mamma Mia! Ci risiamo (Mamma Mia! Here We Go Again), diretto e co-sceneggiato dal regista Ol Parker.


Trama: Sophie decide di onorare il desiderio della madre e di rinnovare e riaprire l'Hotel Bella Donna. Frustrata dalle difficoltà che precedono il giorno dell'inaugurazione, Sophie ripensa al passato della madre, Donna, e alle strane circostanze del suo concepimento.


E' troppo facile parlare male di Mamma Mia! Ci risiamo. Si potrebbe tranquillamente dire che è una commercialata, che è una banale scusa per infilare in un film tutte le canzoni che erano rimaste fuori da Mamma Mia!, che ha una trama basata sul nulla, che ha un doppiaggio italiano fastidiosissimo, che Andy Garcia sembra uscito dritto dalla pubblicità dell'Amaro Averna perché in fondo per gli americani (e anche per gli svedesi), Italia, Grecia e Spagna si somigliano tutte, che Meryl Streep ci avrà anche visto lungo ma comunque dalla cassa è passata lo stesso e che Dominic Cooper senza barba e in versione sentimentale non si può guardare né sentire, non dopo essersi sparati tre stagioni dell'adorabile Preacher. Si possono dire tutte queste cose e anche di più, è vero, e quasi sicuramente la mia ottima predisposizione d'animo sarà stata alimentata dai due bicchieri di Traminer scolati poco prima della visione del film, ma non mi vergogno a dire che Mamma Mia! Ci risiamo è la pellicola più genuinamente divertente, sfacciatamente trash ed entusiasmante vista quest'anno. E sì, agli autori è piaciuto vincere facilissimo, ché non ci vuole davvero nulla a conquistare il pubblico già predisposto piazzando a tradimento la riproposta di canzoni come Mamma Mia!, Dancing Queen e Super Trouper, aggiungendo roba "nuova" come Waterloo, I Have a Dream e un altro brano che non vi sto a spoilerare perché, per me, lì si è toccato decisamente l'apice del tripudio ma, diciamoci la verità: in quanti, dopo Mamma Mia!, si sono comunque affezionati a Donna, Sophie e a tutta la brigata di amiche, amanti e mariti? Per carità, non era il mio desiderio impellente conoscere il destino dei protagonisti di un film basato sulle canzoni degli ABBA, ma rivederli tutti sullo schermo mi ha fatto un immenso piacere. Non tanto per Sophie, in effetti. Anzi, il "litigio" tra Sophie e Sky è uno degli elementi più deboli del film, a me interessava rivedere la splendida Tanya, la tenera Rosie, i meravigliosi Harry e Bill, insomma tornare a divertirmi con quei personaggi secondari in grado di rubare la scena ai protagonisti, e non sono stata delusa in questo... anche perché, a un certo punto, arriva Cher. E lì non ce n'è più per nessuno.


Ai vecchi protagonisti tanto amati si affiancano le loro versioni più giovani, anche perché buona parte del film viene girato come un flashback che intervalla la narrazione del presente con scampoli di passato remoto. Il pubblico arriva quindi a scoprire come mai Donna fosse così incerta sulla paternità di Sophie e anche a capire come mai, tra tutti, alla fine Donna avesse scelto proprio Sam, oggetto di un intenso quanto improbabile amore... durato una settimana. C'è da dire che con gli altri due c'è stata una botta e via, quindi obiettivamente le probabilità che fosse Sam il vero padre di Sophie sono alte ma, insomma, non si sa mai. Il tuffo nel passato di Mamma Mia! Ci risiamo riserva ovviamente un paio di altre sorprese divertenti per i fan del musical e si amalgama senza troppi problemi con quello che veniva raccontato nel film precedente ma c'è comunque un piccolo problemino, ovvero gli attori. Se, infatti, Lily James è carinissima e dotata del carisma necessario per farsi carico dei vari numeri musicali, i tre baldi giovani scelti per interpretare Sam, Harry e Bill sembrano tutti uguali salvo il colore dei capelli e tutti dotati dell'espressività di tre bietoloni, per quanto sul fisico nulla da dire. Nonostante questo, tra i quattro si viene a creare un ottimo affiatamento che rende i numeri musicali assai gradevoli, benché magari non tutti all'altezza di quelli di Mamma Mia!, che ricordo più scatenati e "complessi", in qualche modo, soprattutto nelle coreografie. C'è di che gioire comunque anche in questo Mamma Mia! Ci risiamo, soprattutto verso il finale, e in generale mi è sembrato che tutti i coinvolti si siano divertiti molto, cosa che sicuramente giova all'umore dello spettatore che non può che rimanere travolto da tanta allegria ed entusiasmo. Sarà che in questo periodo avevo bisogno di divertirmi ma non posso che consigliarvi di recuperare questo film e prepararvi a cantare a squarciagola anche quando tornerete a casa!


Di Amanda Seyfried (Sophie), Andy Garcia (Señor Cienfuegos), Lily James (Donna da giovane), Dominic Cooper (Sky), Julie Walters (Rosie), Christine Baranski (Tanya), Pierce Brosnan (Sam), Colin Firth (Harry), Stellan Skarsgård (Bill/Kurt), Cher (Ruby Sheridan) e Meryl Streep (Donna) ho già parlato ai rispettivi link.

Ol Parker (vero nome, Oliver Parker) è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Inglese, ha diretto film come Imagine Me & You. Anche produttore, ha 49 anni.


Björn Ulvaeus e Benny Andersson, ex membri degli ABBA, compaiono rispettivamente come professore del college (quando cantano When I Kissed the Teacher) e pianista durante la canzone Waterloo. Per concludere, Cher aveva rifiutato il ruolo di Tanya nel primo film e ha scelto personalmente Andy Garcia per il ruolo di Cienfuegos. Se Mamma Mia! Ci risiamo vi fosse piaciuto consiglio il recupero del "capostipite", Mamma Mia!. ENJOY!

venerdì 27 settembre 2013

The World's End (2013)

Finalmente è arrivato il momento di vedere conclusa una delle trilogie “non ufficiali” più amate del mondo! La Blood and Cornetto Trilogy si congeda dai suoi fan con The World’s End, sempre diretto e co-sceneggiato, come i suoi fratellini, dal regista Edgar Wright. Segue recensione SENZA SPOILER, giuro.


Trama: il disadattato Gary riunisce, dopo 20 anni, lo storico gruppo di amici con i quali era quasi riuscito a fare il giro completo dei pub nel loro sonnolento paesino natale. Le cose però, dopo 20 anni, sono molto cambiate e quella che comincia come una serata normale diventa presto una corsa per la sopravvivenza…


I film che prevedono la collaborazione tra Wright, Pegg e Frost sono un po' l'antitesi del diludendo: ci può essere magari quello un pochino meno bello degli altri, ma in generale si sa che saranno delle pellicole favolose e The World's End non fa eccezione, collocandosi nella scala del Cornettometro appena sotto Shaun of the Dead e sopra Hot Fuzz. D'altronde, ormai la sinergia del trio è tale che sono loro i primi a divertirsi girando i film e, di conseguenza, lo spettatore non può fare a meno di rimanerne influenzato e apprezzare ogni gag, ogni riferimento agli altri due episodi della trilogia (ormai un marchio di fabbrica, assieme al Cornetto, il salto degli steccati), ogni battuta e ogni momento commovente, senza dimenticare di avere comunque davanti un film a sé stante. Che, in questo caso, pesca a piene mani dalla fantascienza maccartista e la mescola con quei film apocalittici che stanno andando tanto per la maggiore in questi ultimi anni, risultando però nettamente migliore nel descrivere la fine del mondo del titolo italiano. La sceneggiatura, scritta a quattro mani da Pegg e Wright, è infatti un cerchio perfetto dove ogni avvenimento o particolare insignificante non è messo a caso: The World's End andrebbe guardato almeno due volte solo per riuscire ad apprezzare appieno come, per esempio, tutto ciò che viene detto e fatto all'inizio prefiguri in qualche modo l'intero film, così come i nomi dei dodici pub dove il protagonista, Gary King (il Re affiancato da Cavaliere, Ciambellano, Paggio, Ministro e Principe), decide di prendersi l'epica sbronza e rinverdire i fasti di gioventù. The World's End è un film "di congedo", un'amara e malinconica riflessione sul tempo che passa impietoso, sul diventare adulti e sulle speranze infrante e, di conseguenza, un'ulteriore evoluzione dei due fancazzisti di Shaun of the Dead: lì Shaun ed Ed avevano una trentina d'anni (appena a inizio carriera?) ed erano ancora "recuperabili" mentre Gary è un triste e squallido quarantenne che ha deciso di non crescere e di rimanere ancorato all'ultimo giorno in cui si è sentito giovane, vivo ed invincibile.


Simon e Nick questa volta si scambiano quindi i ruoli e quello che un tempo era lo streppone Ed si ritrova oggi nei panni di un personaggio "antipatico" e precisino come il vecchio Pete, almeno per i primi 20 minuti. Il risultato è esilarante, Pegg con la tinta nera, i vestiti GGiovani e il viso pieno di rughe dell'adulto sfatto è divertentissimo ma allo stesso tempo triste e pietoso e tutti i comprimari che compongono il gruppo dei "cinque moschettieri" interagiscono tra loro in maniera divina. Tolti "i soliti due" (anche Nick Frost da il bianco e mi chiedo come abbia fatto a non farsi venire un infarto visto che corre di lungo!!), ho apprezzato molto la deliziosa, malinconica faccetta di un Eddie Marsan sempre più ubriaco e svampito mano a mano che il film prosegue e a tal proposito, prima di passare agli aspetti tecnici, vorrei spendere due parole sul doppiaggio. Mi rendo conto che in Italia le sale che proiettano i film in lingua originale sono mosche bianche (da me non è nemmeno arrivato doppiato...), tuttavia questo è il motivo per cui mi sarei comunque rifiutata di andare a vedere The World's End al cinema: ho conosciuto Pegg e Frost in Australia, non ho mai visto un loro film "di coppia" in italiano e questo vale soprattutto per quelli della Trilogia, quindi non riuscirei a sopportare la mancanza delle loro voci e il modo in cui si accompagnano alle loro espressioni (una su tutte: Simon Pegg spara una cazzata qualsiasi davanti alla ragazza e fa quell'incredibile smorfia da cagnetto bastonato, con la bocca piegata all'ingiù)... ma a maggior ragione in The World's End più i protagonisti si ubriacano più la loro parlata diventa biascicata, rapida, sincopata ed esilarante, per non parlare poi dei giochi di parole come "He was new! Like a baby! Like a man baby!" "Like a maybe". Quindi, ci siamo capiti, recuperatelo in lingua appena potete e preparatevi a ridere di più.


Delirio linguistico a parte, come gli altri due film della Trilogia anche The World's End è curatissimo per quel che riguarda regia ed effetti speciali. Devo ammettere che questi ultimi all'inizio mi hanno lasciata perplessa (non ricordo se nel trailer si vedevano, però il primo impatto è scioccante...) ma concorrono a dare al film un piglio più grottesco che risulta ancora più divertente a fronte di scene da combattimento veramente serie e ben fatte. Le entità contro cui devono combattere i nostri cinque moschettieri a tratti mettono davvero paura soprattutto per gli urlacci accompagnati da fasci di luce che ricordano tanto L'invasione degli ultracorpi e il finale, teso e mozzafiato, ha proprio poco da invidiare ai "veri" film di fantascienza. E detto questo, siccome ho promesso di non fare spoiler, conviene chiudere qui la recensione prima che il delirio e l'amore mi travolgano e vi racconti tutto questo spazialissimo, adorabile The World's End come avrei voglia di fare finché l'onda dell'entusiasmo, che dura ormai da due giorni e mi accompagnerà per mesi (lo riguarderei già ora!!!), è ancora lì a travolgermi. Correte in sala e ringraziate l'Inghilterra per averci dato questi tre geni e il loro assurdo modo di fare cinema!


Del regista e co-sceneggiatore della pellicola Edgar Wright ho già parlato qui. Simon Pegg (co-sceneggiatore, Gary King), Nick Frost (Andy Knightley), Martin Freeman (Oliver Chamberlain), Eddie Marsan (Peter Page), Pierce Brosnan (Guy Shephard) e Bill Nighy (in originale presta la voce al Network) ho già parlato nei rispettivi link. 

Paddy Considine interpreta Steven Prince. Inglese, ha partecipato a film come Cinderella Man, Hot Fuzz e The Bourne Ulimatum – Il ritorno dello sciacallo. Anche sceneggiatore e regista, ha 39 anni e due film in uscita.


Rosamund Pike interpreta Sam Chamberlain. Inglese, ha partecipato a film come La morte può attendere, The Libertine, Orgoglio e pregiudizio, La versione di Barney, Johnny English - La rinascita e Jack Reacher - La prova decisiva. Ha 34 anni e cinque film in uscita.


Tra gli altri attori, segnalo la presenza di David Bradley, ovvero l’uomo che ogni fan di Harry Potter conosce come Gazza, lo scorbutico custode di Hogwarts, qui nei panni del folle Basil. Anche Rafe Spall e i due protagonisti di Killer in viaggio compaiono come guest star, il primo ed Alice Lowe come avventori di un pub, mentre Steve Oram è riconoscibilissimo nei panni del poliziotto in moto. Infine, se il film vi fosse piaciuto (e non vedo come non potrebbe!!) consiglio il recupero di Shaun of the Dead e Hot Fuzz. ENJOY!!

lunedì 19 dicembre 2011

Bag of Bones (2011)

Da brava fan di Stephen King, non ho potuto evitare di cercare Bag of Bones, miniserie televisiva in due parti uscita negli USA la settimana scorsa, diretta da Mick Garris e tratta appunto dal romanzo Mucchio d’ossa. Il libro non mi aveva fatta impazzire all’epoca e la miniserie si è purtroppo rivelata deludente.


Trama: Mike Noonan è un famoso scrittore la cui vita viene completamente distrutta con la morte dell’adorata moglie Jo. Per superare il lutto e il conseguente impasse creativo, Mike decide di andare sul Dark Score Lake, dove scopre che la moglie aveva parecchi segreti legati all’oscuro passato del luogo…


Mucchio d’ossa lo avevo letto nel 1998, l’anno della sua uscita. Avevo diciassette anni e figuriamoci se avrei potuto apprezzare degnamente un romanzo interamente dedicato all’elaborazione del lutto, riflessivo, intimista, intricato ed allucinato. Infatti, Mucchio d’ossa è uno dei pochi libri del mio amato Re che non ho mai riletto e che ricordo, anzi, con una certa noia. Immaginate quindi con che animo ho affrontato la miniserie: una vaghissima idea della trama, la quasi certezza che mi sarei trovata davanti un mattone indigeribile e la sicurezza che comunque un prodotto televisivo non avrebbe mai reso giustizia all’opera di King. Devo dire che l’ultimo punto è stato ampiamente rispettato da Mick Garris e compagnia, quanto alla mattonata non c’è stata, ma per il semplice motivo che Mucchio d’ossa è stato trasformato in una linearissima serie di eventi che conduce per mano lo spettatore attraverso la vicenda senza dargli alcuno spunto di riflessione e consentendogli di spegnere il cervello e persino di chiudere gli occhietti e riposarli di tanto in tanto, visto che non succede davvero nulla.


La miniserie comincia con il sogno della moglie del protagonista, imperniato su bambine che vengono annegate. Sogno inutile, perché le stesse scene verranno riproposte almeno trecento volte (giusto per ribadire l’argomento della serie) durante le quasi quattro ore di filmato, nel quale vedremo un bolsissimo Pierce Brosnan barcamenarsi per risolvere il mistero della “Dark Score Craziness”, bere come un carcamanno, infuriarsi con la moglie per delle presunte corna, fare salti di tre metri ad ogni suono o apparizione all’interno della casa infestata, aggirarsi per boschi e laghi, becciarsi la bellezza di tre donne nell’arco di 5 minuti e palpare un albero a forma di donna (porco, porco, porco!!) venendo giustamente punito con una vomitata stile Esorcista. Appena avrete una domanda, un dubbio, vi verrà subito scodellata la risposta da personaggi compiacenti che sono lì apposta per risolvere misteri o da parole crociate, sciarade e letterine calamitate che si spostano sul frigo, non temete, quindi è inutile che ve ne parli io (ecco, l’unico dubbio che ho è cosa diamine c’entri Boo’ya Moon con Bag of Bones, visto che era un luogo de La storia di Lisey. Qualcuno mi sa aiutare?). Dal custode dell’inizio, alla vecchia impicciona che va a fare le pulizie in casa Noonan, passando per l’inutile personaggio di Mattie e concludendo con il vecchio paralitico dell’ospizio, tutti incredibilmente sanno quel che vorrebbe conoscere Mike e hanno una risposta per ogni domanda. Il paese è piccolo e tutti mormorano, va bene, ma qui si esagera! Come si esagera anche nell’appiattire personaggi potenti come quello della cantante Sara Tidwell, vero fulcro del romanzo e qui usata come spauracchio e nota di “colore” giusto per fare ascoltare un paio di canzoni d’atmosfera, o quello del bastardissimo Max Devore, ridotto a vecchio rincoglionito che ridacchia manco fosse la strega di Biancaneve. Il che mi porta a fare una riflessione sugli attori, sulle interpretazioni e sugli effetti speciali della miniserie.


Della bolsaggine del povero Brosnan ho già parlato, non infierirò ancora. Melissa George a me non è mai piaciuta ma qui tocca davvero il fondo. Mattie è un personaggio semplicemente idiota, un essere dal QI di 3 punti, che nei quindici minuti in cui compare ha un solo obiettivo: scoparsi lo scrittore. Ma io non la ricordo così questa povera madre coraggio che si sbatteva per non farsi portar via la figlia da Devore!! E quest’ultimo cos’è? Un vecchio che lancia sguardi incarogniti e minaccia al telefono accompagnato da una megera che devono aver tirato fuori dall’ultimo bugigattolo di Broadway per quanto è teatrale la sua interpretazione. Mancava solo che portasse la mano alla fronte durante la scena di morte e cacciasse un “OOOOOHHH!!” lamentoso… oh cavolo, l’ha fatto. L’unica che si salva è la bambina, o meglio, la bambina quando piange. Straziante, povera piccina, io non so dove l’hanno trovata questa pupa, sembra davvero terrorizzata e devastata, tutte le volte che compariva mi veniva il magone… peccato che poi quando ride, è felice e gioca con Mike verrebbe voglia di annegarla per davvero nel lago. Fastidiosa come la madre e come la scena in cui, davanti a ben sei cadaveri (due dei quali diventati tali durante uno scontro tra un cavo elettrico e un camioncino che ha subito preso fuoco, sì, come succede nelle parodie de I Simpson o I Griffin…), lo scrittore se la prende e se la porta in gita in canoa. Ma bambin, hai rischiato di venire annegata più o meno una quindicina di volte e lasci che un tizio praticamente mai visto né conosciuto ti porti in un fiume? Contenta te…


Chiusa la parentesi attori apro quella "effetti speciali d’atmosfera". Ecco, Atmosphear mi viene in mente, quel bel gioco con la strega in videocassetta che diventava sempre più orribile man mano che il tempo passava. Mi viene in mente perché era fatto molto meglio delle raccapriccianti trasformazioni di Sara Tidwell in zombie prima e in albero semovente che prende a schiaffi Noonan (holy shit…) poi. Facile immaginare, quindi, come Bag of Bones non provochi nemmeno un piccolo brivido, una qualsivoglia emozione. Nemmeno durante l’unica scena d’impatto e ben girata, quella in cui la povera Sara maledice i suoi aguzzini. Un po’ poco un’unica scena in quattro ore di film, gente. Giusto un povero mucchietto d’ossa, per l'appunto. Stephen, ti prego, io lo so che di cinema non capisci un razzo, lo so. Ma se ti propongono altri adattamenti televisivi delle tue opere rinuncia e punta al cinema. Punta a Frank, che lo sai che ti vuole davvero bene. Ed è l’unico che ti capisce davvero.


Di Pierce Brosnan, che interpreta Mike Noonan, ho già parlato qui, Melissa George, alias Mattie, la trovate qua.

Mick Garris (vero nome Michael Allan Garris) è il regista della pellicola. Americano, è uno dei registi più fedeli del Re, visto che ha diretto I sonnambuli, la miniserie L'ombra dello scorpione, l'orrendo Stephen King's Shining e due film TV che devo ancora vedere, Riding the Bullet e Desperation; ha diretto anche due episodi di Masters of Horror. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 60 anni.


Annabeth Gish (vero nome Anne Elisabeth Gish) interpreta Jo. Americana, la ricordo per film come Wyatt Earp, il carinissimo Una cena quasi perfetta e Desperation, inoltre ha partecipato alle serie X - Files, CSI: Miami, Criminal Minds e CSI: Scena del crimine. Ha 40 anni e due film in uscita.


Jason Priestley interpreta Marty. E chi se lo scorda l'uomo che, assieme a Dylan, aveva fatto innamorare tutte le mocciose degli anni '90 nei panni del Brandon di Beverly Hills 90210? La sua carriera è poi praticamente morta lì, visto che si è limitato a comparire in serie come
21 Jump Street, MacGyver, Oltre i limiti, Tru Calling, Senza traccia, Masters of Horror, Medium, My Name is Earl e a doppiare un episodio di Biker Mice From Mars. Canadese, anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 42 anni e un film in uscita.


Matt Frewer interpreta Sid. Americano, ha partecipato a film come Monty Python: il senso della vita, Supergirl la ragazza d'acciaio, Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi, L'ombra dello scorpione, L'alba dei morti viventi, Riding the Bullet, Desperation e Watchmen, doppiato Hercules e serie come Tiny Toon Adventures, Batman, Bonkers, Aladdin e Gargoyles; ha inoltre preso parte a episodi di Miami Vice, Oltre i limiti, Taken, Masters of Horror e Supernatural. Anche sceneggiatore e produttore, ha 53 anni e un film in uscita.


Anika Noni Rose, che interpreta Sara Tidwell, ha doppiato Tiana, la protagonista del delizioso La Principessa e il ranocchio. Nessun film da consigliarvi dopo questa visione, che ha avuto un solo risultato positivo. Mi ha fatto venire voglia di rileggere il libro. Fatelo anche voi e... ENJOY!!

domenica 27 novembre 2011

I predatori del Bollalmanacco perduto: Mamma mia! (2008)

E recuperiamo oggi... Mamma Mia! Con tanto di foto e video, guarda un po'... errori od Orrori di grammatica/sintassi/ortografia/distrazione compresi! Vi faccio notare anche come la povera Amanda Seyfried, che nel film interpreta la figlia di Meryl Streep, non venisse neppure nominata... ma d'altronde, all'epoca, era praticamente all'inizio della carriera e non la conoscevo! Un paio di post su di lei comunque li trovate qui.


Anche se il tempo è poco, mi ritroverò a scrivere sul mio santo Bollalmanacco, perché alla fine ho promesso a IlRanocchio che lo avrei fatto.. e poiché almeno qui sono padrona di mettere quello che voglio, ecco che mi ritroverò a parlare del Musical dell’anno: Mamma Mia! di Phyllida Lloyd, tratto dall’omonimo show di Broadway basato sulle canzoni degli ABBA.


Chi frequenta da tempo il Bollalmanacco secondo me storcerà il naso, scioccato, ma credetemi, gente, poche cose sono più trash e divertenti di questo film, e diciamo che il trash e il ridicolo (volontari o meno) sono un po’ il fil rouge di questo blog. La trama è semplice: In un’isoletta greca si sta per festeggiare il matrimonio di Sophie, una ragazza che vive sola con la madre Donna, la quale gestisce un albergo sull’orlo del fallimento. E il padre, vi chiederete? Il padre non c’è, o meglio potrebbero essercene tre, quindi la futura sposa decide di invitare segretamente tutti e tre gli ex della mamma per scoprire, finalmente, la verità. Con tutte le conseguenze del caso.


Allora, un avvertimento: il film inizia malissimo, come uno di quegli orrendi DVD di Barbie. La ragazzina canterina sul balcone spedisce le tre lettere in un trionfo di glitter e melensaggine. Quando si incontra con le due amichette, sembra di assistere all’incontro tra Barbie, Skipper e Theresa alle Hawaii: urletti, mossette, filastrocche e nomignoli. Se resisterete alla tentazione di alzarvi e andarvene inveendo contro il mondo intero, allora vi troverete davanti un Musical fatto di splendide canzoni, cantanti bravissimi, momenti esilaranti e commoventi, attori strepitosi e un finale che è la gioia di ogni cultore del Trash. Imperdibili soprattutto Dancing Queen e Does Your Mother Know?, oltre che la splendida The Winner Takes It All, che mostra tutta la bravura della vecchia Meryl.


La Streep è streepitosa e anche un po’ streeppona, canta da dio ed è assolutamente perfetta per il personaggio di Donna. L’altra sorpresa del film è Pierce Brosnan che, nonostante l’evidente sforzo che lo porta ad accartocciarsi ad ogni canzone, sfoggia uno charme e una voce alla David Bowie veramente inaspettati. I costumi sono un trionfo, i numeri musicali ovviamente strepitosi e ben coreografati, anche grazie al cast di supporto che è decisamente azzeccato. L’unica cosa che mi ha fatto storcere un po’ il naso è l’utilizzo degli autoctoni greci come una sorta di “Coro” antico composto da macchiette, emblema del maledetto senso di superiorità Americano. Prima il Capitano Corelli e il suo dannato mandolino, ora questo.. almeno non utilizzano più gli italiani, noi siamo stati eletti a “raffinati” e stilosi mafiosi. Mah.

Phyllida Lloyd è alla seconda opera cinematografica, ed è una delle più apprezzate registe teatrali inglesi. Ha 51 anni.


Meryl Streep, che interpreta Donna, è uno dei mostri sacri del cinema americano, impegnato ma anche frivolo, tendenza che ha dimostrato di apprezzare soprattutto negli ultimi anni. Tra i suoi film più belli ricordo il cacciatore, Manhattan, Kramer contro Kramer, La scelta di Sophie ( per questi due film ha vinto l’Oscar), She Devil – Lei, il diavolo, La morte ti fa bella, La casa degli spiriti, The Hours, Angels in America (forse la più bella miniserie televisiva che sia mai stata concepita), Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi, Radio America, Il Diavolo veste Prada. Ha persino dato la voce alla figlia del Reverendo Lovejoy in un episodio dei Simpson. Ha 59 anni e tre film in uscita.


Pierce Brosnan interpreta Sam, uno dei tre presunti padri. Famoso per aver interpretato il personaggio di James Bond dal 1995 con Goldeneye, fino al 2002 con Die Another Day e aver raccolto per primo l’eredità di Sean Connery. Ha partecipato, tra gli altri, a Il Tagliaerbe, Mrs. Doubtfire, Mars Attaks!, Dante’s Peak. Ha 55 anni e 3 film in uscita.


Colin Firth interpreta il secondo presunto papà. L’attore inglese ha interpretato film come il paziente inglese, Shakespeare in Love e un horror intitolato Genova. Perché lo nomino? Innanzitutto per il titolo, anche se non l’ho mai visto.. e poi perché due mie grandissime amiche hanno recitato come comparse, in mezzo a una marea di altri studenti, proprio in questo film! Ha 48 anni e 3 film in uscita.


Julie Walters interpreta Rosie, una delle vecchie amiche di Donna, il Lupo Solitario del gruppo. L’attrice inglese è famosa per aver interpretato l’insegnante di ballo di Billy Eliott e soprattutto la Signora Weasley nella serie Harry Potter e ha partecipato anche all’esilarante Calendar Girls. Ha 58 anni e due film in uscita.


Christine Baranski interpreta Tanya, la fatalona reduce da mille matrimoni e altrettanti lifting. L’attrice newyorchese ha partecipato a film come Nove settimane e mezzo, La Famiglia Addams 2 (interpreta la maledettissima Becky Martin-Granger ), Piume di struzzo, Cruel Intentions, Il Grinch. Ha partecipato anche a Una famiglia del terzo tipo, serie che mi manca tantissimo, e come doppiatrice a un episodio di American Dad! Ha 56 anni.


Stellan Skarsgard interpreta Bill, il terzo papà, il più avventuroso. L’attore svedese ha partecipato a The Kingdom II, Ronin, Dancer in The Dark, L’Esorcista – La genesi ed è stato il padre di Orlando Bloom nella serie Pirati dei Caraibi. Ha 57 anni e 3 film in uscita.


E per finire all'insegna del trash... Dancing Queen cantata dagli ABBA in abiti ottocenteschi!!! Enjoy!!!

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