Il secondo giorno dell'anno, il cinema d'élite mi ha fatto un regalo enorme: proiettare in v.o. No Other Choice (어쩔 수가 없다 - Eojjeol suga eopda), diretto e co-sceneggiato nel 2025 dal regista Park Chan-wook partendo dal romanzo The Ax di Donald E. Westlake.
Trama
RECENSIONE
I potenziali candidati che Man-soo decide di uccidere sono dei falliti quanto lui, persone normalissime che hanno la (s)fortuna di possedere requisiti fondamentali per le aziende e che proprio queste ultime hanno ridotto a larve, alla faccia di tutti i terribili gruppi di terapia psicologica che dovrebbero aiutarli a superare la "vergogna" di essere stati licenziati. Park Chan-wook è spietato nei parallelismi, e le immagini sul finale hanno l'effetto di uno schiaffo atto a svegliarci da un racconto filtrato completamente dal punto di vista di un uomo impossibilitato ad uscire dal sistema; l'individuo, come gli alberi, viene sradicato, spogliato di tutti i valori che contano (in primis l'empatia), ridotto all'osso di ciò che è utile a fini aziendali, e viene lasciato da solo, unico "reggente" di un mondo di macchine, colmo di gratitudine per essere stato finalmente ridotto a un ingranaggio. L'aspetto assurdo di No Other Choice è che Man-soo avrebbe tutto il necessario per sottrarsi al sistema: è bello, intelligente, ha una moglie che lo ama, ed è riuscito a diventare un padre amorevole sia per la figlia naturale che per il figlio adottivo. Cosa ancora più importante, ha già una volta dimostrato di potere uscire da un baratro profondo, quello dell'alcolismo, e la sistematica pianificazione dei vari omicidi lo conferma uomo pieno di risorse ed inventiva. Di tutte queste qualità, però, Man-soo non si rende conto, condizionato com'è a ragionare su se stesso in base a "punti del curriculum". Nel corso del film, il protagonista arriva persino a ripetere frasi pronunciate dalle sue potenziali vittime, a cercare parallelismi tra la loro situazione familiare/affettiva e la sua (prendendo sonore cantonate), attraverso un processo di spersonalizzazione/assorbimento che, paradossalmente, sul finale lo avvicina alla perfezione: essendosi spogliato del suo "difetto" più grande, l'individualità, Man-soo può affrontare il colloquio anche senza gli appunti scritti sulle mani con la penna rossa. I membri della sua famiglia, in primis la moglie, per sopravvivere in questo mondo non possono fare altro, a loro volta, di accettare di non avere altra scelta, aprendo alla piccola speranza che tutto lo schifo nascosto e seppellito seguendo questo tremendo mantra possa, se non altro, dare la possibilità a chi è innocente di sbocciare in un meraviglioso e rarissimo fiore.
In tutto questo, Park Chan-wook si riconferma un regista coi fiocchi, in grado di realizzare piccoli capolavori con ogni sequenza. E' incredibile come riesca a coniugare alla perfezione tragedia, commedia, momenti grotteschi e contemporaneamente tristi, accompagnati da una colonna sonora talmente fuori contesto da essere calzantissima. Un esempio su tutti è la sequenza in cui Man-soo spiana la pistola addosso a Bummo con tutto il delirio che ne consegue, un esempio di grande cinema in cui è fondamentale il posizionamento degli attori all'interno della scenografia, il susseguirsi delle inquadrature e, soprattutto, il ritmo della scena, e dove tutto fila senza neppure una nota stonata (una cosa simile accade anche durante la "bevuta" con Seon-chul, altra sequenza indimenticabile, che scorre in parallelo a quella, tremenda, in cui moglie e figlio si confrontano tra loro). Ma ci sono tantissimi altri momenti di alto Cinema all'interno di No Other Choice, tra utilizzi impropri del filo per bonsai, immagini che vengono moltiplicate senza fine, dissolvenze incrociate, prospettive ribaltate ed elementi architettonici o naturali che fungono da cornice; persino una sequenza potenzialmente kitsch come quella del ballo in maschera è splendida, un virtuosismo dove i bellissimi costumi e la personalità del protagonista Lee Byung-hun si combinano senza spezzare il ritmo della narrazione. A proposito di Lee Byung-hun, già molto apprezzato in I Saw the Devil e Squid Game, la sua interpretazione di Man-soo è un efficacissimo mix di serietà, carisma e sfiga cosmica, i suoi tempi comici sono perfetti e, pur dovendo tratteggiare un personaggio complesso e spinto a scelte discutibili (quelle presenti, ma anche quelle passate), rende assai difficile non immedesimarsi allo spettatore. Anche il resto del cast è perfetto, a partire da Son Ye-jin nei panni della moglie, passando per la grottesca, fantastica coppia formata da Lee Sung-min e Yeom Hye-ran, per finire con quella meravigliosa patatina che interpreta la figlia di Man-soo, che mi ha scatenato più volte il magone. Ribadisco, per quanto non capisca nulla di cinema coreano e di Park Chan-Wook, cominciare l'anno con No Other Choice, per di più in v.o. è stato un privilegio e una gioia. Non perdetelo, se avete la fortuna di vivere vicino a un cinema che scelga di non proiettare solo Zalone per le feste!
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