lunedì 8 gennaio 2024

Golden Globes 2024

E' arrivata, come Undertaker alle spalle di AJ Styles, la Award Season, che mi ha colta talmente impreparata che nemmeno ricordavo la data di assegnazione dei Golden Globes. Aspettando le nomination per gli Academy Awards, che verranno annunciate il 23 gennaio, ecco a voi un ignorantissimo recap dei premi assegnati stanotte. ENJOY!


Miglior film drammatico
Oppenheimer (USA/UK, 2023)

Un Globe giusto, anche se non ho visto gli altri contendenti, a parte Killers of the Flower Moon che, da amante di Scorsese, ovviamente avrei preferito come vincitore. Riservandomi di recuperare al più presto gli altri film candidati (che di sicuro, almeno in parte, finiranno nella rosa di Miglior Film per i prossimi Oscar), attendo di vedere se quest'anno sarà la volta buona per Christopher Nolan!

Miglior regista
Christopher Nolan per Oppenheimer

Sarà la volta buona? E' la prima volta che Nolan porta a casa un Globe, quindi magari la via è aperta anche per l'Oscar, ma chi può dirlo? Glielo auguro, che dire, anche se ovviamente mi dispiaccio per l'amato Martin e, sulla fiducia, anche un po' per Lanthimos


Miglior film - Musical o commedia
Povere Creature! (Poor Things!  - Irlanda, UK, USA, 2023)

E' il film che aspetto di più da mesi e la voglia di vederlo, dopo questo premio, è aumentata ancora. Per fortuna non c'è da attendere ancora a lungo, ma che due palle, però, essere sempre così penalizzati rispetto a tutto il resto del mondo (Fermo restando che anche The Holdovers e May December mi interessano moltissimo e che Barbie e Air mi sono piaciuti davvero tanto, soprattutto il primo, quindi era una bella lotta).

Miglior attore protagonista in un film drammatico
Cillian Murphy in Oppenheimer

Di Caprio a parte, mi mancano tutte le altre prove, anche quelle di Bradley Cooper e Barry Keoghan, visto che durante le "vacanze" di Natale sono stata abbastanza lontana dagli schermi, quindi non ho granché modo di commentare il premio, ma direi che era abbastanza scontato vista la potenza della performance. 

Miglior attore non protagonista
Robert Downey Jr. in Oppenheimer

Sono contenta perché Robertino, anche se qui pare mio nonno, è sempre un grande attore nonché un figo. Ma perdonatemi se mi si spezza il cuore per Ryan Gosling, attore per cui non ho mai avuto un debole, ma che in Barbie divora ogni singola scena. You're Kenough for me, Ryan!!!


Miglior attrice protagonista in un film drammatico
Lily Gladstone in Killers of the Flower Moon

Finalmente un giusto premio anche per la pellicola di Scorsese, con un'esordiente da tenere d'occhio, costretta ad un'interpretazione misurata ed intensissima per tenere testa a due mostri sacri. Ammetto, anche stavolta, di non avere però avuto modo di vedere le performance delle altre candidate, quest'anno sono particolarmente lacunosa!


Miglior attore protagonista in un film musicale o commedia
Paul Giamatti in The Holdovers - Lezioni di vita

Sono molto, molto triste per Nicolas Cage, ma sono contenta che il globe sia andato a Giamatti (per un film che, tra l'altro, vorrei vedere!!) e non agli altri candidati, anche se, salvo Chalamet in Wonka che non avrebbe dovuto nemmeno avere la nomination (banalmente, perché è una normalissima performance in un film medio, nulla da togliere al povero Timothée), mi sono piaciuti tutti. 

Miglior attrice protagonista in un film musicale o commedia
Emma Stone in Povere creature!

Contentissima, sulla fiducia. Già dal trailer si capisce che l'interpretazione della Stone è potentissima, senza nulla togliere alle altre candidate, la deliziosa Margot Robbie in primis. Attendo con ancora più ansia l'uscita di Povere Creature!

Miglior attrice non protagonista
Da'Vine Joy Randolph in The Holdovers - Lezioni di vita

Ho visto quest'attrice in almeno mezza dozzina di film e non mi è mai rimasta impressa. Non avendo ancora visto The Holdovers né le interpretazioni delle altre candidate, non so se il premio sia la necessaria quota "colorata" della premiazione o se sia dovuto, quindi sospendo il giudizio. 

Miglior sceneggiatura
Justine Triet e Arthur Harari per Anatomia di una caduta

Altro film che, causa distribuzione un po' così e brevissima programmazione al cinema d'élite, ho perso. Me l'avete consigliato in tantissimi e c'è anche una richiesta per l'On Demand, quindi direi che nei recuperi questo scatterà al primo posto. Anche se un po' mi spiace per Barbie, lo ammetto.

Miglior canzone originale
"What Was I Made for?" di Billie Eilish e Finneas O'Connell per Barbie

Avrei scelto I'm Just Ken, ma non mi lamento, le canzoni del film Barbie erano tutte bellissime e ficcanti! 


Miglior colonna sonora originale
Oppenheimer di Ludwig Göransson

In effetti era una gran bella colonna sonora, anche se gli ho preferito quella del sempre elegantissimo Joe Hisaishi per Il ragazzo e l'airone. A tal proposito...


Miglior cartone animato
Il ragazzo e l'airone (Kimitachi wa dô ikiru ka - Giappone 2023)

Un premio doveroso, che mi rende oltremodo felice. Dispiace che solo Miyazaki riesca a contrastare lo strapotere Disney e il generale "americacentrismo" dei premi conferiti ai cartoni animati, perché ci sono tante altre cinematografie interessanti, ma l'importante è che ogni tanto succeda. 

Miglior film straniero
Anatomia di una caduta (Anatomie d'une chute - Francia, 2023)

Come sopra, è diventato imperativo recuperarlo! Mi interessavano molto anche Foglie al vento e La società della neve, ma quest'ultimo dovrò guardarlo da sola perché ieri sera ho provato a iniziarlo col Bolluomo, già di suo terrorizzato dagli aerei, e abbiamo dovuto interromperlo dopo dieci minuti per sopraggiunta ansia. 

Cinematic and Box Office Achievement
Barbie (USA, 2023)

Quest'anno, la nuova categoria era quella dedicata ai film più famosi e amati tra il pubblico, una sorta di... boh? Contentino per gli sconfitti? Tentativo di modernizzarsi e andare incontro ai non addetti ai lavori? Non saprei ma dispiace un po' che sia l'unico premio andato a Barbie, che avrebbe meritato, a parer mio, qualcosina in più.


Come se l'ignoranza cinematografica non bastasse, arriva a travolgermi come un rullo compressore anche quella televisiva!! Tra i vincitori, ho visto giusto la bellissima serie Lo scontro, premiata come Miglior serie limitata, serie antologica o film per la televisione (che è valsa i premi anche ai bravissimi protagonisti Ali Wong e Steven Yeun), mentre Succession e The Bear hanno fatto man bassa di tutto il resto e si confermano due serie da recuperare prima di subito, coi miei tempi bibilici, ovvio! L'award season tornerà in occasione del consueto riassuntone degli Oscar, l'11 marzo! ENJOY!


Dream Scenario (2023)

Grazie all'imbeccata di Cassidy de La bara volante, oggi ho l'occasione di prendere due piccioni con una fava: fare gli auguri al mitico Nicolas Cage (che ieri ha compiuto ben 60 anni!) e recuperare un film talmente bistrattato dalla distribuzione che nemmeno il cinema d'élite di Savona lo ha programmato, ovvero Dream Scenario, diretto e sceneggiato nel 2023 dal regista Kristoffer Borgli.


Trama: Paul, insegnante di biologia, sposato e con due figlie, comincia inspiegabilmente ad apparire nei sogni delle persone e la sua vita ne viene stravolta...


Siccome il post nasce in occasione del compleanno del nostro Nic Cage, vorrei cominciare con una nota di biasimo rivolta alla I Wonder Pictures, che sul manifesto italiano ha messo questa citazione tratta da un articolo dell'Hollywood Reporter: "Una performance davvero esilarante. Nicolas Cage non è mai stato così divertente". Ora, va bene invogliare la gente ad andare a vedere i film, ci sta cavalcare la moda dei meme dedicati al nostro, ma quel che penso è che l'Hollywood Reporter non abbia capito Dream Scenario, mentre i responsabili marketing della I Wonder Pictures non l'abbiano nemmeno visto. Il personaggio di Cage a me è sembrato tutto meno che divertente, fin dall'inizio. Anzi, a essere sincera mi ha causato un misto di pena e fastidio assai simile a quello provato davanti alla protagonista di Sick of Myself, altra pellicola di Kristoffer Borgli con la quale Dream Scenario condivide parecchi aspetti. Paul Matthews è una persona ordinaria e dimenticabile, dalla vita altrettanto ordinaria e dimenticabile; è come il protagonista de La vita è meravigliosa, non gli manca nulla ma non ha nemmeno quella scintilla che rende speciale lui o le sue giornate e, come la Signe di Sick of Myself, non sopporta di non essere diventato famoso. Sì, vederlo farsi bello davanti alla moglie dopo un colloquio disastroso o cercare mezzucci per capire se la ex è ancora interessata a lui strappa un sorriso e la stessa cosa accade quando Paul comincia a comparire nei sogni delle persone come una presenza "inutile", un mero voyeur delle fantasie altrui, senza polso nella vita come nella dimensione onirica, ma Dream Scenario fa presto a cambiare registro e sbattere in faccia allo spettatore quanto sia facile venire masticati e sputati da una fama costruita sul nulla. Finché Paul si limita a comparire nei sogni, con la sua faccetta rassicurante (cit.), le persone lo trattano come una star e ogni porta gli viene spalancata, e nessuno (lui per primo) si impegna a capire il motivo dello strano fenomeno; quando è la sua stessa vita a diventare un incubo, alimentato dalla paura di chi inizia a vederlo come un mostro, non c'è modo di fermare il disastro o di recuperare anche l'"insoddisfacente" bellezza della normalità, con conseguenze angoscianti e tristissime. Per quanto mi riguarda, Dream Scenario nella sua interezza, ma specialmente nell'ultimo atto, è un'opera di modernissima tristezza, una spietata rappresentazione del male di vivere e della pressione sociale che siamo tutti costretti a subire quotidianamente, e l'ultima sequenza in particolare mi ha fatta sciogliere in lacrime.


Nicolas Cage, il festeggiato, è stato giustamente nominato ai Golden Globes. Non vincerà, anche perché tra i suoi contendenti ci sono Giamatti, Damon e Phoenix, ma la sua interpretazione è una delle migliori degli ultimi anni, un ritorno alla triste, goffa quintessenza dell'uomo medio(cre) che me lo aveva fatto amare in film come Il ladro di orchidee e Al di là della vita: Paul trasuda da ogni poro la volontà di essere celebrato per qualcosa di più, è imbarazzante nei suoi tentativi di elargire sorrisi accattivanti, alimenta un'empatia infinita quando le sue labbra si muovono nel tentativo di dire qualcosa di intelligente o "potente", invano. Cage si contiene e mostra il dito medio a tutti quelli che si sarebbero aspettati il suo overacting, diventando così un perfetto Paul, un protagonista che delude costantemente le aspettative e a cui sembra quasi venga negata ogni possibilità di sfogarsi, sempre schiacciato da qualcosa, persino in un finale talmente poetico e surreale che sembra essere stato preso di peso da un film di Spike Jonze. A tal proposito, Kristoffer Borgli è sulla buona strada per diventare un regista tra i più quotati. Le scene oniriche sono deliziosamente surreali ma mai "esagerate", e la realtà, soprattutto dal secondo atto in poi, prende la connotazione di un sogno grazie a riprese grandangolari ed inquadrature sghembe che lasciano quella sensazione che si prova dopo essersi appena svegliati, ancora intrappolati nelle maglie di un incubo restio ad abbandonare la nostra coscienza. Rispetto a Sick of Myself mi è sembrato che lo stile di Borgli, sia a livello di regia che di sceneggiatura, si sia affinato ancora di più, sacrificando forse un po' di quella rozzezza indipendente e volutamente sgradevole che aleggiava sulla sua pellicola precedente, ma senza indebolire la sua modernissima critica sociale. Nell'attesa del suo prossimo lavoro, vi consiglio Dream Scenario in quanto è uno dei film più belli dell'anno passato e faccio di nuovo gli auguri a Nicolas Cage, di buon compleanno e di altre mille pellicole così interessanti!  


Di Nicolas Cage (Paul Matthews), Julianne Nicholson (Janet Matthews), Dylan Baker (Richard) e Michael Cera (Trent) ho già parlato ai rispettivi link.

Kristoffer Borgli è il regista e sceneggiatore della pellicola. Norvegese, ha diretto il bellissimo Sick of Myself, che potete trovare su MUBI. Anche montatore, attore e produttore, ha 39 anni. 


E ora, un po' di trivia: Dream Scenario è prodotto dalla A24 ed Ari Aster, che in origine avrebbe dovuto dirigere il film con Adam Sandler come protagonista; Marc Coppola, fratello di Nicolas Cage, interpreta Sidney, l'ospite a cena di Richard che somiglia tanto a Paul. Prima di scappare, non dimenticate di leggere anche l'omaggio dei miei altri colleghi!!

Il Zinefilo affronta “L'ultimo dei templari”:

Non quel Marlowe presenta, "Cagis Salomonis: la Clavicola di Nicolas Cage!"

La Bara Volante a caccia di tesori con “Il mistero dei Templari - National Treasure”:

"Knowing" sulle pagine di Vengono fuori dalle fottute pareti:

venerdì 5 gennaio 2024

Il ragazzo e l'airone (2023)

Il 2024 non poteva cominciare in maniera migliore visto che il primo gennaio sono corsa a vedere Il ragazzo e l'airone (君たちはどう生きるか - Kimi-tachi wa dō ikiru ka - E voi come vivrete?), diretto e sceneggiato da Hayao Miyazaki nel 2023.


Trama: qualche anno dopo aver perso la madre in un incendio causato dai bombardamenti a Tokyo, un ragazzo di nome Mahito si trasferisce col padre in un paese di campagna per andare a vivere con la sorella minore della madre. Lì, un airone gli spalancherà le porte di un mondo sconosciuto, ugualmente splendido e pericoloso...


Il ragazzo e l'airone potrebbe anche non essere il poetico addio del sensei Hayao Miyazaki all'animazione o un regalo finale per chi gli ha sempre voluto bene (d'altronde, lui stesso si è smentito dicendo di essere pronto per un altro film...) ma è di sicuro un'altra opera grandiosa, che fa riflettere sull'esistenza volando sulle ali della fantasia. Il film racconta le vicende di Mahito, figlio di un importante capitano d'industria, il quale, dopo avere perso la madre in un incendio causato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, è costretto a trasferirsi in un paesino di campagna. Lì abita la sorella minore della defunta madre, che il padre ha designato come seconda moglie e che è già incinta; comprensibilmente turbato dai cambiamenti inattesi e dalla velocità con cui il padre ha "dimenticato" la precedente consorte, Mahito fatica ad ambientarsi, e le cose peggiorano quando un misterioso airone comincia a chiamarlo verso un mondo nascosto all'interno di una torre in rovina. La connotazione del titolo italiano sottolinea la natura avventurosa delle vicende narrate, designando giustamente l'airone come una delle guide (ma non l'unica) verso un mondo fantastico, una sorta di limbo tra vita e morte, dove i cinque elementi e la natura tanto cari a Miyazaki nascondono meraviglie e pericoli in egual misura e dove ci si può prendere una pausa dalla realtà per "curare" il proprio animo, capire se stessi e crescere mettendosi alla prova; tra amici/nemici dall'aspetto grottesco, ma umani nelle loro enormi imperfezioni e difetti, creature più affini al mondo degli spiriti, eroi dall'animo forte che tuttavia non posseggono le chiavi definitive per la vittoria, ed esseri con ben poco senno, condannati a soffrire per le scelte egoistiche di altri, il mondo nascosto della torre è un compendio di poetica "Ghibliana" e riscalda l'animo dei fan, che possono ritrovare tutti gli elementi che hanno decretato il successo del Maestro. 


Ma è importante anche la traduzione letterale del titolo, mutuata da uno dei romanzi più famosi del Giappone, E voi come vivrete? di Genzaburo Yoshino. Il libro in questione è un lascito della madre a Mahito, "da leggere quando sarai più grande", ed è un'opera che prende per mano gli adolescenti, mettendoli di fronte a diverse problematiche legate alla vita scolastica e alla società, spingendoli a ragionare e confrontarsi con chi è più saggio per riuscire, infine, a capire "come vivere", eticamente e consapevolmente. A Mahito, dalla morte della madre, manca una guida: il padre è un uomo buono ma sanguigno, pronto a far valere il proprio nome importante e la propria integrità a ragione o a torto, e da giapponese dedito al lavoro non riesce a capire né la tristezza ed il senso di tradimento del figlio né, tantomeno, il disagio di una seconda moglie molto giovane, che non si sente accettata dal figliastro. Il ragazzo e l'airone mostra quindi proprio il percorso di crescita di Mahito, il quale supera la visione di se stesso come fulcro dell'universo, come ragazzino privilegiato e tradito nell'orgoglio, e arriva a scegliere di affrontare la vita senza più nascondersi o prendere vie facili, rinunciando persino alla possibilità di creare un mondo apparentemente perfetto, dove non esistono guerre; il finale dolceamaro celebra la natura prosaica e passeggera dell'esistenza, da godersi nel bene e nel male senza fare affidamento sull'attesa di miracoli, divinità o magie fallaci, che rischiano di diventare mere stampelle di un carattere debole. E' una concezione della vita assai complessa, sicuramente frutto di una mente acuta e, di conseguenza, non particolarmente incline alla positività (Miyazaki non è mai stato un allegrone, lo sappiamo), anche per questo Il ragazzo e l'airone è un film non proprio ideale per un pubblico infantile, nonostante l'abbondanza di momenti ironici e personaggi strampalati. 


A livello artistico, Il ragazzo e l'airone è un balsamo per gli occhi. I fotogrammi si riempiono della bellezza degli elementi e se fuoco ed acqua, con la loro furia, mettono spesso soggezione, i paesaggi verdissimi delle campagne giapponesi, tratteggiati col tocco delicato che da sempre caratterizza le opere dello studio Ghibli, assieme al volo delle creature d'aria, fanno battere il cuore, in un'alternarsi di aneliti di liberà e desiderio di immergersi in quei luoghi tranquilli ed incantati. Anche le architetture dei vari edifici sono sorprendenti, non solo le linee solenni ed i decori esoterici della parte interna della torre, ma anche la bellezza della labirintica casa di Natsuko (sia la parte tradizionale, sia quella occidentale) e delle fiabesche abitazioni di Himi e Kiriko, per non parlare del delirio del regno dei parrocchetti giganti, ai quali devo per forza collegarmi per parlare delle creature che popolano Il ragazzo e l'airone. Onestamente, ricordavo l'amore di Miyazaki per il volo in generale e non mi è mai sembrato che quest'uomo avesse un odio per gli uccelli (anche se le streghe dei suoi film spesso ne prendono le sembianze), ma la sua ultima opera è popolata da volatili da incubo, che solo sul finale strappano un sorriso: l'airone sembra uscito da un manga di Junji Ito, i pellicani fanno paurissima e gli abominevoli parrocchetti sono tanto colorati quanto infami, anche se le gag migliori sono affidate alla loro fame atavica. D'altra parte, ci sono però anche creature capaci di intenerire e fare sognare, in primis i delicati warawara, protagonisti delle sequenze più poetiche del film, e una serie di volti bellissimi e familiari, tipici degli eroi Ghibli, per i quali è impossibile non fare il tifo dall'inizio alla fine, neanche fossero amici che conosciamo da sempre. Come ho scritto all'inizio, mi sembra di aver capito che il sensei non abbia minimamente voglia di ritirarsi, se le forze glielo consentiranno, quindi posso solo sperare che Il ragazzo e l'airone non sia la sua ultima opera... ma, anche fosse, è un commiato splendido, che vi consiglio di non perdere. Poi ditemi se anche voi non vorreste una serie di piccole vecchiette in legno a proteggervi durante il sonno!


Del regista e sceneggiatore Hayao Miyazaki ho già parlato QUI.


Se Il ragazzo e l'airone vi fosse piaciuto recuperate La città incantata, Il castello errante di Howl e La principessa Mononoke. ENJOY!

mercoledì 3 gennaio 2024

Bolle di recensioni festive: Adagio (2023) - Wonka (2023) - La vita è meravigliosa (1946)

Buon anno e bentornati su queste pagine, magari un po' appannate ma sempre presenti! Nell'attesa di abbuffarci coi nuovi film del 2024 e con l'imminente Award Season, vi parlo brevemente di un paio di film visti nelle vacanze natalizie, notoriamente periodo in cui non ho un briciolo di tempo per scrivere recensioni lunghe e ponderate. All'interno del post, come vedete, c'è un "intruso", ma non sono riuscita a trovare un altro titolo affine per realizzarne uno unico e mi sono dovuta accontentare! Notate come, alla fine della mini-recensione, ci siano i voti di Mirco che, da bravo sommelier, li ha espressi in centesimi! ENJOY!


Adagio - Stefano Sollima
(2023)

In realtà questo l'ho visto prima delle festività, ma tra influenza e corse agli ultimi regali riesco a parlarne solo adesso. Adagio è un "gangster movie" crepuscolare e sporco, malinconico come i suoi protagonisti e come il tempo musicale che gli dà il titolo (a proposito di musica, la colonna sonora dei Subsonica è calzantissima ma mai quanto la devastante Tutto il resto è noia di Califano, pesante come un macigno e tristemente ficcante per la situazione dei personaggi). Nei palazzi e nelle strade di una Roma trasformata in uno scenario post-apocalittico da incendi, canicola e blackout, si aggirano delinquentelli che vorrebbero ma non possono, poliziotti corrotti e cariatidi criminali, reduci di un passato di gloriosa malavita ormai ridotti all'ombra di loro stessi: Polniuman, Daytona e il Cammello hanno nomi altisonanti ed esotici ma sono stati dimenticati e fiaccati dall'unica cosa contro cui nulla possono violenza, soldi e potere, ovvero il tempo inesorabile ed impietoso. Tra chi sceglie saggiamente l'anonimato e chi recita una parte, si insinua la volontà non tanto di rivalsa, quanto di riparare agli errori passati rendendo significativi gli ultimi anni che restano da vivere, sperando di risarcire vite spezzate troppo presto. Sollima dirige col respiro epico di chi ha per le mani una tragedia fatta di eroi sconfitti e porta sullo schermo una Roma infernale, nelle cui strade si aggirano freak e vecchi orripilanti, interpretati da attori bravissimi sui quali spiccano un Favino irriconoscibile (dal trailer pensavo fosse Nuot Arquint), un Adriano Giannini di rara abiezione e un Toni Servillo strepitoso. Nota di merito anche al giovane Gianmarco Franchini, che inizia come il solito guappetto da prendere a sberle forti dopo avergli fatto ingoiare cuffie e musica di merda, e finisce con uno sguardo desolato che stringe il cuore. Un film non facile ma bellissimo.

Voto Mirco: 80/100

La vita è meravigliosa - Frank Capra (1946)

Visto la sera di Natale con Mirco, alla prima esperienza col cult di Frank Capra, mentre io probabilmente lo avevo guardato da bambina, perché conoscevo la storia (o forse ne ho viste mille riedizioni in telefilm e cartoni, chissà). Molto carino, nonostante il livello di sfiga atomico di un protagonista che non merita davvero tutta la serie di ostacoli che il destino gli mette davanti, condannandolo a mettere da parte sogni di gloria per accontentarsi di una "meravigliosa" vita normale, sempre ad arrabattarsi per due spiccioli, a un passo dall'ipertensione, con un asilo nido in una casa che cade a pezzi. Certo, come insegna l'angelo Clarence, "potrebbe andare peggio", quindi sorridiamo felici e godiamoci il finale natalizio, che mi accompagna ogni anno dal giorno in cui ho cominciato a vedere Gremlins e che mi ha fatto battere il cuore più per la nostalgia che per l'effettivo trasporto emotivo. Voto 10, ovviamente, al sempre affascinante James Stewart ma, come ho scritto su Facebook, voto 10 anche all'adattamento italiano assai agé (il film è arrivato da noi nel 1948), che sul finale stronca ogni sentimento di fratellanza con un ottimo e gioiosissimo "Oh, guardate, c'è anche la negra!!" riferito alla povera Lillian Randolph.

Voto Mirco: 85/100


Wonka - Paul King (2023)

Dal regista di Paddington, il prequel dell'amatissimo Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato. Ne avevo letto le peggio cose, ma è talmente innocuo e natalizio che mi chiedo se, semplicemente, la gente non lo abbia criticato per la solita storia dell'infanzia stuprata o per la co-protagonista di colore. Considerato che i ragazzini d'oggi non hanno idea di chi sia Gene Wilder e che i pochi giovanissimi che ricordano il suo Wonka gli preferiscono l'aberrazione di Burton/Depp, c'è ben poco da stuprare e, salvo un paio di momenti talmente cringe da fare il giro (il latte di giraffa e la mise bavarese, santo cielo!), la storia è carina ed edificante, dal vago sapore dickensiano, con l'aggiunta di un tocco di magia e follia che non guastano e che rendono parecchio a livello visivo, soprattutto su grande schermo. L'unico vero difetto, per quanto mi riguarda, è averlo guardato in italiano, visto il cast quasi interamente britannico, e un paio di canzoni che, nella nostra lingua, sono state per forza di cose tradotte in maniera orrenda, per il resto mi sono divertita molto. L'apice è stato ovviamente l'Oompa Loompa di Hugh Grant, di cui vorrei uno spin-off dedicato, solo per godere dello scazzo tutto british che accompagna ogni battuta dell'immonda creatura. 

Voto Mirco: 75/100

venerdì 29 dicembre 2023

Bolla's Top 5 - Best of 2023

Benvenuti all'ultimo post dell'anno, quello in cui parliamo di quanto di buono ci ha lasciato il 2023. Non chiedetemi perché, ma ho trovato molte difficoltà a redigere questa classifica in quanto, a differenza dell'anno scorso, non ho trovato un film che mi abbia fatto esplodere il cuore. Questo non perché siano uscite opere mediocri, affatto, anzi, la lista di opere splendide era bella lunga, ma probabilmente il 2023 è stato per me un anno di "stanca" anche a livello cinematografico e non sono riuscita a farmi coinvolgere al 100% da nulla di ciò che ho visto. Speriamo che il 2024 vada meglio, in tutti i sensi, nel frattempo ecco la mia piccola, opinabilissima Top 5 di film non horror! Augurissimi!!!

5. The Quiet Girl

Non ve lo aspettavate, eh? Nemmeno io, sono sincera, ma mi sono ritrovata a consigliare spesso, nel corso dell'anno, questo piccolo dramma irlandese e a ricordare le lacrime spese davanti al visetto delizioso della protagonista, quindi il quinto posto è suo di diritto!


4. Nimona

Non conoscevo l'opera da cui è tratto, ma il cartone mi ha conquistata per il design, la vivacità della protagonista, l'animazione eccelsa e la trama non scontata. Val la pena avere Netflix solo per gustarselo in loop!


3. Killers of the Flower Moon

Solo terzo in classifica ma Martin sempre ben saldo al primo posto nel mio cuore. Solo lui può unire commovente epica e grottesco cinismo, scavando con la lucidità di un ventenne nell'animo nero dell'America, senza mai dimenticarsi di fare grandissimo Cinema.


2. Barbie

Eh sì, l'Algida Stronza(tm) ha superato Scorsese. Più dell'Algida, comunque, mi ha conquistata Ken, la sua triste battaglia contro l'anonimato, la sua goffa rivalsa, le sue esilaranti canzoni.. e poi, tutto quel rosa e quel Ken Sugar Daddy, insomma. It's Kenough per avere il secondo posto.


1. Babylon

Scommetto che non vi aspettavate nemmeno questo. E invece. Babylon è l'unico film di quest'anno che non riesco a levarmi dalla testa, che vorrei rivedere, di cui ricordo ancora melodie e sequenze, che mi ha divertita e commossa in egual misura. Mi ha riconciliata con Chazelle quando l'ha fatto odiare a mezzo mondo, il che è allucinante visto quanto poco mi aveva detto La La Land!


E ora veniamo all'horror! Anche in questo caso, nessun colpo di fulmine ma tante belle cose che meritano almeno una visione e che riguarderò sicuramente nei prossimi anni, magari per godermele di più. Una menzione speciale la meritano, come sempre, i film visti nei festival e non ancora distribuiti, che vi consiglio di tenere d'occhio e cercare, come Cobweb, Eight Eyes, La mesita del comedor, Birth/Rebirth, Hell House LLC - The Carmichael Manor e La Hermita, tutti fuori classifica per il rotto della cuffia, mentre un altro film merita le mie scuse ed è La maledizione della Queen Mary, che alla seconda visione ho apprezzato molto per l'originalità. Ci si risente l'anno prossimo... ENJOY!

5. La casa - Il risveglio del male

Cominciamo con un po' di sangue "commerciale", una visione divertentissima ed esagerata che mi ha garbato moltissimo vedere in sala! Pur con tutti i suoi difetti, questo nuovo Evil Dead è stato uno spettacolo!


4. Les chambres rouges

Non proprio horror, ma terrificante per ciò che implica, questo elegante, sordido esempio di thriller psicologico vi condurrà in un viaggio da cui uscirete con la voglia di farvi una bella doccia.


3. Huesera

Altro film zeppo di potenziali trigger, soprattutto per le donne in età fertile, e un ottimo esempio di come l'horror intelligente possa toccare argomenti scomodi senza perdere in inquietudine ed originalità.


2. Talk to Me

L'horror dell'anno? No, ma quasi. Di sicuro è quello che mi ha fatta più tremare a livello di dolore fisico avvertito attraverso lo schermo, e un'opera prima di rara potenza.


1. When Evil Lurks

QUESTO è l'horror dell'anno. Cattivissimo e spaventoso, senza via d'uscita, rozzo e brutale. Caro il mio Rugna, ce ne fossero di registi come te!!




mercoledì 27 dicembre 2023

Bolla's Top 5 - Worst of 2023

Il 2023 sta per finire e, come da tradizione, vi infliggerò un paio di brevi classifiche sul (mio) meglio e peggio dell'anno, cominciando, ovviamente, dalle brutture che, a onor del vero, non sono state così tante e così orrende come temevo (per inciso, avrebbe vinto Skinamarink, uscito quest'anno in streaming, ma l'ho visto al ToHorror nel 2022 quindi non vale!). Purtroppo sono reduce da una brutta influenza che mi ha tenuta lontano dal PC e mi sono ritrovata a dover redigere il post di oggi e il prossimo in mezza giornata, a ridosso di Natale e Santo Stefano, quindi perdonatemi se sarò (ancora) più raffazzonata e meno esaustiva del solito, ma mi dispiaceva saltare questa ricorrenza! Se vi fa piacere, andremo più nello specifico nei commenti, ci risentiamo il 29 per il Best of! ENJOY!


5. Napoleon

Ebbene sì, non potevo non mettercelo. In quinta posizione, perché comunque parliamo di Ridley Scott e di un film splendido a livello di fotografia e regia, però non ho mai provato tanto tedio ed imbarazzo quest'anno, nemmeno con Diabolik - Chi sei?, fuori classifica per un pelo. Oddio, imbarazzo sì, ma tedio no, lo giuro sulla corona dell'Imperatore!


4. Ant-Man and the Wasp: Quantumania

E parlando di imbarazzo, come non citare il film che ha ridefinito il concetto di brutto per l'ormai bollitissimo MCU? Il M.O.D.O.K. di Corey Stoll è probabilmente il peggior esempio di effetto speciale del 2023, soprattutto considerato il budget di cui dispone la Disney, ma anche se non ci fosse stato, il film sarebbe migliorato ben poco.


3. Sanctuary

Sicuramente è colpa mia che non ho capito questo film ma, salvo per la bella regia e la brava interprete (sprecata in una storiella risibile e fintamente pruriginosa), non ho trovato nulla di salvabile. Un "vorrei ma non posso", realizzato da un autore che, palesemente, si crede intelligentissimo, ma che ho trovato molto superficiale, oltre che antipaticissimo.


2. Cimitero vivente: le origini

Vi stavate preoccupando per la mancanza di horror, vero? Tranquilli. La seconda posizione della classifica è tutta per questo tristissimo prequel che non solo tradisce lo spirito del romanzo da cui è tratto, ma annoia a livelli inverosimili.


1. Winnie the Pooh: Blood and Honey 

In pole position c'è invece questa roba qua, fatta di maschere di gomma comprate un tanto al chilo e rattusi in pettorina che si fingono animaletti del Bosco dei 100 acri (lo so, ci piace vincere facile, ponciponcipopopo). Un piglio più trash e meno serio avrebbe reso giustizia all'intera operazione, ma il registro serioso l'ha definitivamente affossata.







venerdì 22 dicembre 2023

Dark Harvest (2023)

L'avevo perso sotto Halloween ma, siccome è disponibile su Prime Video, ho recuperato Dark Harvest, diretto dal regista David Slade e tratto dal romanzo omonimo di Norman Partridge.


Trama: in un piccolo paesino rurale americano degli anni '60, ogni notte di Halloween, gli adolescenti maschi del luogo sono costretti a cacciare ed uccidere una creatura chiamata Sawtooth Jack, pena l'abbattersi di pesanti calamità sulla cittadina...


Era qualche anno che non mi capitava di vedere un horror a tema Halloween e Dark Harvest avrebbe tutte le potenzialità per diventare un classico del genere, ma anche un po' di difetti che hanno reso faticosa la visione, almeno per quanto mi riguarda. L'idea di fondo è molto interessante. Ambientato in una cittadina dell'America rurale (di quelle incredibilmente plausibili per fungere da ricettacolo di qualche strano culto), Dark Harvest ha come fulcro la maledizione che la colpisce tutti gli anni ad Halloween, quando lo spettrale Sawtooth Jack esce dai campi e cerca di raggiungere la chiesa del paese; gli adolescenti del luogo, dopo tre giorni di privazioni, si riversano nelle strade per cacciarlo e ucciderlo, rischiando peraltro di fare la stessa fine, e il premio per il vincitore sono soldi, una casa nella zona ricca della città in cui far vivere la famiglia e, soprattutto, un'automobile di lusso con cui andarsene a cercare fortuna nel mondo. Il bello del film è che non offre troppe spiegazioni e inizia in medias res, con giusto qualche reminiscenza del fallimento di una caccia in tempi precedenti, seguita da terribili ma non specificate conseguenze per l'intera cittadina, quindi si ha l'illusione di un luogo surreale e sospeso nel tempo, dove viene accettato come normale un evento sovrannaturale che si ripropone annualmente. Ci si chiede come possano le persone condurre una vita normale nell'attesa della fatidica notte, e in effetti la trama si concentra sui dubbi esistenziali di Richie, il cui fratello ha vinto la "gara" dell'anno precedente ed è quindi riuscito ad uscire da una cittadina che, altrimenti, costringe gli abitanti a rimanere segregati all'interno dei confini. Le azioni e, soprattutto, le domande di Richie diventano il sassolino in grado di inceppare il "perfetto" meccanismo della caccia a Sawtooth Jack, dopodiché dipende dalla scafatezza dello spettatore riuscire a sgamare il plot twist prima della sua rivelazione, oppure farsi viaggi mentali shyamalani come la sottoscritta, che nell'attesa ho viaggiato così tanto con la mente da farmi un pisolo prima del più bello.


Infatti, non so neppure dirvi il perché, ho trovato buona parte di Dark Harvest lento e pesantino. Sawtooth Jack è bellissimo, un incubo uscito da una fiaba crudele, e la parte della caccia è scritta e diretta in modo assai coinvolgente, zeppa di momenti gore e sequenze che esplicitano la disperazione di ragazzi terrorizzati e fomentati attraverso improvvisi scoppi di folle violenza o spaventose morti solitarie, ma arrivare a questa parte del film richiede molta pazienza. Bisogna infatti perdersi in un "campo di granturco" fatto di adolescenti scoglionati e musoni, picchi di razzismo fastidiosi, adulti talmente antipatici che verrebbe voglia di prenderli a schiaffi, prima che arrivi Sawtooth Jack a dare una scrollata a tutti, e sul finale qualcosa manca, come se ci fosse materiale per almeno altri dieci film ma lasciato lì a stagnare. Peccato, perché l'atmosfera da incubo, con l'arancione e il nero a farla da padrone nella fotografia, e l'angst lasciato libero di scorrere a fiumi come se Dark Harvest fosse la versione adolescenziale e fiabesca de La notte del giudizio non sono affatto male; magari sarebbe servito anche un cast più centrato, ché la maggior parte degli attori mi ha lasciata tra il freddo e il perplesso, soprattutto per quanto riguarda lo sceriffo di Luke Kirby, al cui confronto Nicolas Cage è un modello di interpretazioni trattenute e misurate. Ciò nonostante, non mi sento di sconsigliare Dark Harvest, perché è comunque dotato di un fascino tutto particolare che potrebbe riscaldarvi durante la spooky season del prossimo anno, quindi cercate di non dimenticarvelo!


Del regista David Slade ho già parlato QUIEzra Buzzington (il contadino), Jeremy Davies (Dan Shepard), Elizabeth Reaser (Donna Shepard) e Mark Boone Junior (Ralph Jarrett) li trovate invece ai rispettivi link.

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