venerdì 14 luglio 2023

Bolla loves Bruno: L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere (1991)

Dopo un paio di mesi di stop, torna la rubrica dedicata all'adorato Bruno e, stavolta, con un pezzaccio: L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere (The Last Boyscout), diretto nel 1991 dal regista Tony Scott.


Trama: un detective disilluso riceve l'incarico di proteggere una spogliarellista ma, quando quest'ultima viene uccisa, è costretto ad unire le forze con il suo ragazzo, un'ex promessa del football americano, per riuscire a smascherare i colpevoli...


Dopo una serie di film atipici, si torna finalmente a parlare del Bruce Willis consacratosi ad imperitura memoria dello spettatore, ovvero l'interprete di personaggi dalla parte giusta della legge ma sconfitti dalla vita, con problemi di alcolismo e famiglie allo sfascio, incapaci di tenersi stretto un futuro che sembrava roseo e scolpito nella pietra e, soprattutto, sprezzanti davanti al pericolo al punto da permettersi di scherzare (sempre con la noia scazzata di chi ti prende in giro nonostante tu sia armato di kalashnikov) anche quando tutto sembra perduto. Dall'unione della penna magica di Shane Black, dello stile strafottente dello Scott migliore e della faccia perfetta di Bruce Willis è nato uno dei più iconici action di inizio anni '90, un film impossibile da spiegare a chi non ha avuto la fortuna di vederlo, sconvolgente ancora oggi per il modo in cui inizia con l'acceleratore già pigiato al massimo (fatemi sapere se siete riusciti a ritrovare la mascella caduta in terra alla fine della prima, spettacolare sequenza ambientata durante una piovosa partita in notturna) e non si ferma più. Raccolta la mascella da terra, facciamo la conoscenza di Joe Hallenbeck, talmente straccionato dalla vita che nel giro di cinque minuti ce lo becchiamo con uno scoiattolo morto sul petto e alle prese con il monologo più demotivazionale di sempre, ma se fosse solo questo la "gioia" non sarebbe completa; altri cinque minuti e scopriamo infatti che quella (inserire insulto a caso oppure la foto di Giovanni Storti che ti manda a cagare) di sua moglie se la fa col migliore amico di lui. Mi fermo un secondo. L'ultimo boyscout è PIENO di momenti inverosimili, nella fattispecie quasi tutti quelli legati alla figlia di Joe e alle sue "naturalissime" reazioni davanti a eventi che porterebbero in terapia anche me, ma il più inverosimile è che, spinta dalla solitudine, la moglie di Willis vada a letto con 'sto coso. Capisco tu abbia la patata frizzante, signò, ma si aspetta con pazienza il ritorno del marito e poi lo si lega al letto per non farlo andare mai più via. Eh, che diamine, devo insegnarti tutto. Mi sono persa un attimo, torniamo al film, scusate.


A fianco di un Bruce Willis dal carisma fuori scala, qualche genio ha deciso di piazzare Damon Wayans (quello di Tutto in famiglia, quello che mi fa venire voglia di prenderlo a ceffoni da mane a sera assieme a Will Smith, sì). Per farvi capire quanto L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere sia un meccanismo di finezza incomparabile, vi dico solo che funziona anche lui e che la naturalezza della coppia Willis/Wayans si riproporrà solo quando a Bruno verrà affiancato Samuel L. Jackson in Die Hard e poi mai più. Con la sua strafottenza e quei rari ma importanti momenti di debolezza che tanto disgustano Joe, Jimmy Dix diventa uno di quei personaggi di cui, all'inizio, quasi non ti accorgi, ma che riescono poi a portare sulle spalle il peso di almeno mezzo film, diventando l'elemento indispensabile non solo come comic relief ma proprio come figura a tutto tondo, veicolo di importanti scoperte e ancora più importanti risoluzioni, utile anche per tenere sotto controllo il pessimismo cosmico del protagonista e il suo indiscutibile egoismo. E dopo gli eroi, vengono i cattivi. Ecco, dovessi proprio trovare un neo a L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere è che ai molti criminali che popolano la pellicola non viene dato il giusto peso e, salvo un paio di eccezioni, servono giusto a rendere Joe ancora più meravigliosamente badass e non raggiungono quel livello di memorabilità che mi aspetterei da un film di questa portata. Non prendetela come una lamentela, ché la badassitudine di Willis è uno dei motivi che mi rende ancora felice di essere al mondo, anche perché L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere è il trionfo della gente che muore malissimo ma con ironia, soprattutto quando lo fa per mano di Bruce; se non vi fosse caduta la mascella alla fine della succitata scena iniziale, sappiate infatti che ci saranno molti altri momenti in cui salterete dalla poltrona davanti all'esplosivo e sanguinolento scatenarsi di violenza improvvisa, non solo ai danni di esseri umani ma anche di confezioni di gelato innocenti o di genitori asfaltati dal turpiloquio di una ragazzina col sembiante apparecchiuto di Danielle Harris. E se tutto ciò non vi fa venire voglia di vedere subito L'ultimo Boyscout (o ballare una giga nell'attesa) temo siate delle persone irrecuperabilmente MALE. 


Del regista Tony Scott ho già parlato QUI. Bruce Willis (Joe Hallenbeck), Danielle Harris (Darian Hallenbeck), Halle Berry (Cory), Bruce McGill (Mike Matthews), Kim Coates (Chet) li trovate invece ai rispettivi link.

Damon Wayans interpreta Jimmy Dix. Famoso per il ruolo di in Tutto in famiglia, lo ricordo per film come Beverly Hills Cop - Un piedipiatti a Beverly Hills, Roxanne, Le ragazze della terra sono facili, Senti chi parla 2 e Last Action Hero. Americano, anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 63 anni. 


Chelsea Field interpreta Sarah Hallenbeck. Americana, ha partecipato a film come Commando, I dominatori dell'universo, La metà oscura, Flipper e serie quali I racconti della cripta, Cold Case e Senza traccia. Ha 66 anni.


Noble Willingham interpreta Sheldon Marcone. Americano, ha partecipato a film come Chinatown, L'ululato, Good Morning Vietnam, Scappo dalla città - La vita, l'amore e le vacche, Mister Hula Hoop, Ace Ventura - L'acchiappanimali, Scappo dalla città 2 e serie quali Dallas, Chips, Hazzard, A-Team, Quell'uragano di papà, La signora in giallo, I racconti della cripta e Walker Texas Ranger. E' morto nel 2004, all'età di 72 anni.


Dicono che nel film compaia anche il mio amatissimo James Gandolfini come scagnozzo di Marcone, quello grosso e con gli occhiali da sole che butta giù Jimmy dal cavalcavia. Nonostante L'ultimo boy scout abbia un numero spropositato di fan, sia Scott che Shane Black hanno odiato il risultato finale, zeppo di riscritture volute da Bruce Willis, quando invece il tono della sceneggiatura originale era molto più cupo e crudo, oltre che più centrato su Milo e Marcone (un esempio su tutti: la moglie di Joe, minacciata da Milo con una motosega sul set di uno snuff, ottiene vendetta uccidendolo personalmente con la pistola del marito). Un po' mi spiace ma un po', anche, pazienza. Il risultato finale per me è ottimo e, se L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere  vi fosse piaciuto, vi consiglio di recuperare la saga di Die Hard e Hudson Hawk - Il mago del furto. ENJOY! 
 

mercoledì 12 luglio 2023

Il morso del coniglio (2023)

Una delle ultime aggiunte su Netflix, nonché un film che tenevo d'occhio da un po', è Il morso del coniglio (Run Rabbit Run), diretto dalla regista Daina Reid. NO SPOILER, ovvio.


Trama: Sarah, medico con problemi passati di salute mentale e un rapporto tormentato con la famiglia, è costretta ad affrontare gli improvvisi cambiamenti della figlioletta Mia...


Dopo The Babadook, arriva dall'Australia il Babasnook (non è mia ma mi ha fatto crepare dalle risate), ovvero uno slow burn di orrore familiare in cui una donna, Sarah Snook per l'appunto, si ritrova a dover affrontare i cambiamenti inspiegabili della figlioletta di sette anni e ad affrontare i traumi passati che minacciano di inghiottirla. Nulla di troppo innovativo, ve lo concedo, infatti non è con spirito desideroso di innovazione che bisogna affrontare Il morso del coniglio, bisogna seguire il mood e "rilassarsi". Se ci riuscite, ovvio, perché il paragone con The Babadook non l'ho fatto a caso. Sarah, infatti, parte da una condizione già svantaggiata, come accadeva ad Amelia. Madre single, con ex marito risposatosi e in procinto di avere un secondo figlio (che lui e Sarah si fossero messi d'accordo per "non dare un fratellino a Mia" neppure con altri partner è un dettaglio molto importante), Sarah viene privata di un altro pilastro importante per la propria stabilità mentale con la morte dell'adorato padre, evento che la costringe ad interessarsi della madre con la quale non parla da anni. Il rapporto tra Sarah e la piccola Mia, almeno all'inizio, non è però terribile come quello tra Amelia e Samuel: certo, Mia ogni tanto ha delle uscite un po' assurde e Sarah tende a tenere la piccola all'oscuro delle dinamiche familiari, soprattutto per quanto riguarda la nonna, ma madre e figlia parrebbero assai legate. Qualcosa si spezza il giorno del compleanno di Mia, quando la bambina vede la madre nell'atto di compiere un gesto potenzialmente imperdonabile (le cui conseguenze fisiche si imprimeranno nella carne della donna, come da titolo italiano) e, tradita nel profondo, comincia a cambiare, diventando quasi una sconosciuta agli occhi di Sarah. Scioccata da questi violenti cambiamenti, le difese mentali della donna si indeboliscono al punto che i traumi passati arrivano ad assumere contorni ben più reali di un presente incerto, con tutta una serie di rivelazioni che vi lascio il piacere di scoprire.


Il punto di forza de Il morso del coniglio, neanche a dirlo, è l'interpretazione di Sarah Snook, attrice che apprezzo dai tempi del sottovalutato Jessabelle. Appesantita, sciatta e con lo sguardo atterrito e diffidente del coniglio che fugge, la Snook rende credibili ed intensi anche i momenti più "confusi" della pellicola, quelli in cui la sceneggiatura sembra volerla fare un po' fuori dal vaso, e permette allo spettatore di empatizzare anche con un personaggio, a tratti, non particolarmente gradevole. La piccola Lily LaTorre, adorabile pulcetta dalla faccia da schiaffi anche nei momenti più inquietanti della pellicola, è a sua volta molto brava e tiene botta senza timore di venire eclissata da "mammà", il che risulta in un'ottima alchimia tra le due attrici. Altra cosa che ho molto apprezzato de Il morso del coniglio (ma qui secondo me fa parecchio l'effetto nostalgia) è l'ambientazione australiana, quel passaggio dalle sfumature bluastre della prima parte, che mostra principalmente edifici chiusi come case, scuole o studi medici, che si tinge dei colori marroni del bush, di una natura brulla e immancabilmente sconfinata, capace di inghiottire le persone senza che di loro rimanga traccia, tranne che nel cuore di chi ancora le aspetta o le ricorda. Siccome ho promesso di non fare spoiler, non mi sento di aggiungere altro, tranne che di dare una chance a Il morso del coniglio e di affrontarlo con la pazienza che merita, perché il suo difetto principale è quello di risultare poco dinamico e magari non facilissimo da sostenere dopo una dura giornata di lavoro. Io non mi sono addormentata però, quindi questo dispone a suo favore!


Di Sarah Snook, che interpreta Sarah, ho già parlato QUI.

Daina Reid è la regista della pellicola. Australiana, ha diretto principalmente episodi di serie TV quali The Handmaid's Tale e The Outsider. Anche attrice, produttrice e sceneggiatrice, ha 57 anni. 



Sarah Snook ha sostituito Elisabeth Moss, che ha dovuto rinunciare al film per impegni pregressi. Se Il morso del coniglio vi fosse piaciuto recuperate ovviamente The Babadook (lo trovate sul canale Midnight Factory o a noleggio su Prime Video) e aggiungete Hereditary , Two Sisters (entrambi a noleggio su Chili o Prime Video) e Relic (compreso nell'abbonamento Prime Video). ENJOY!

martedì 11 luglio 2023

Indiana Jones e il quadrante del destino (2023)

Potevo forse perdermi Indiana Jones e il quadrante del destino (Indiana Jones and the Dial of Destiny), diretto e co-sceneggiato dal regista James Mangold? Ovviamente no. Zero spoiler, prometto.


Trama: raggiunta l'età della pensione, Indiana Jones viene avvicinato dalla figlia di un suo vecchio amico, che lo trascinerà in un'avventura in mezzo a nazisti ed invenzioni pitagoriche...


Lo dico e lo ripeto: che susse siamo diventati noi spettatori. Ma da una parte, per carità, è meglio così. Indiana Jones e il quadrante del destino è stato talmente asfaltato dalla "critica" che sono partita prevenutissima con questo ultimo capitolo della saga, nonostante non sia una di quei fan che conoscono a memoria e citano ogni film della trilogia tranne il quarto (per me questa cosa vale solo con Il tempio maledetto, ma sono in minoranza visto che lo odiano persino i coinvolti). Mi aspettavo una ciofeca e, come sempre accade in questi casi, avendo le aspettative a terra mi sono sorpresa davanti a un film gradevolissimo e divertente che, con un po' di fortuna, metterà definitivamente fine alle avventure di Indiana Jones. Questa consapevolezza, probabilmente, ha viziato la mia percezione dell'opera, lo ammetto. Se già in Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo il protagonista era invecchiato e si scagliava contro i giovinastri irrispettosi incarnati dal "simpaticissimo" Mutt, pagando il contrappasso di avere perculato papà Sean Connery nel capitolo precedente e ritrovandosi nei panni di matusa rincoglionito, qui abbiamo un professor Jones in pensione, divorato dalla solitudine, amaro come l'alcool in cui affoga i suoi dispiaceri, a volte persino vittima di quello sguardo tra il sorpreso e lo spaventato degli anziani (una bambina nel pubblico mi ha spezzato il cuore dicendo che uno dei cattivi non le piaceva perché "picchia i vecchietti". Amore pulcetta, ma ci rendiamo conto che per lei quel gran figo di Ford è un vecchietto?). Indy è un uomo arrivato al capolinea, ed è terribile il contrasto tra la sequenza iniziale (che, grazie alla CGI, ce lo mostra giovane e aitante a fare il mazzo ai nazi) e quella in cui, mutanda flappa d'ordinanza, intima al vicino capellone di abbassare la musica; è un uomo che, a differenza dell'Indy che rideva in faccia alla morte ne I predatori dell'arca perduta, spende una lacrima per ogni persona conosciuta o amico che fa una brutta fine, perché ognuna di queste morti lo rende più solo e più vicino alla sua dipartita. Onestamente, questo è uno degli aspetti che più ho apprezzato del film, perché non avrei tollerato un settanta-ottantenne che saltella e si spara pose da cinico marpione come se non fossero passati più di quarant'anni dal suo esordio, e trovo anche giusto che la motivazione principale che lo spinge a farsi coinvolgere dalla giovane Helena sia quella di levarsi presto dalle balle l'incombenza e tornare a piangersi addosso in tranquillità.


Siccome ho nominato Helena, un paio di accenni sulla trama. Indiana Jones e il quadrante del destino è il tipico film avventuroso, "alla Indiana Jones" appunto, dove i personaggi vagano per il globo alla ricerca di manufatti protetti da ingegnose trappole/indovinelli onde evitare che il villain di turno se ne impossessi. E' la cifra stilistica della serie, per quanto mi riguarda, solo che stavolta l'azione è quasi tutta nelle mani della new entry Helena; quest'ultima è un personaggio che evolve, presentandosi inizialmente come un'archeologa/collezionista di manufatti antichi senza scrupoli, in aperto contrasto con le idee più filantropiche di Indy, e piano piano riscopre una sorta di etica, se non addirittura un cuore, che la rendono meno monodimensionale di quanto non appaia all'inizio. Il fulcro della trama, però, non è lo scontro generazionale, quanto piuttosto il contrasto tra chi non accetta di fare ormai parte di un'altra epoca e ancora vive legato a fasti passati che non torneranno mai, e chi sceglie di fare tesoro del passato ma senza lasciarsi dominare da esso, un contrasto che trova compimento nella presenza di un artefatto strettamente legato al tempo e, anche, nella natura stessa di Indiana Jones e il quadrante del destino. Guardando il film, infatti, non si percepisce alcuna voglia di rilanciare il franchise, quanto piuttosto quella di farlo diventare una sorta di omaggio riaggiornato (e remunerativo, certo) a quarant'anni di avventure di un'icona cinematografica. Al di là dei riferimenti espliciti e degli easter egg sparsi qui e là, ci sono intere sequenze ad omaggiare lo stile di Spielberg quando si approcciava alla saga (ma anche a quello delle sue produzioni più iconiche, soprattutto i Goonies, citato più di una volta), tra inseguimenti mozzafiato su vari mezzi di locomozione ed insidiosi ambienti zeppi di trappole, e persino alcuni giochi di luce ed ombre sono simili; nonostante ciò, Mangold e soci sono riusciti a far sì che il film mantenesse una sua personalità e hanno evitato di ricalcare pedissequamente le opere che lo hanno preceduto e trasformarlo in un remake/plagio fatto e finito, com'è successo, per esempio, con il secondo tempo di Ghostbusters Legacy.


E poi, vabbé, come ho scritto all'inizio del post io sono di parte. Harrison Ford, col tempo, è arrivato ad assomigliare un casino al mio papà, sia per il sembiante che per la faccia scazzata di chi ha sempre un po' la bestemmia in canna perché la gente gli spacca i marroni, e vederlo guidare il tuctuc ha rischiato di uccidermi in mezzo alla sala, perché uno dei mezzi di ordinanza di padre è l'Ape Piaggio, mezzo di locomozione tipico dei vegi di campagna. Quindi sì, ogni volta che vedevo Jones sperso, perplesso, triste, mi veniva in mente papà e mi si spezzava il cuore, e ogni suo trionfo o rivincita da old man sono stati una gioia per lo stesso motivo. Lo so che è un punto di vista stupido, da ragazzina immatura, ma credo che il cinema sia soprattutto questo, farsi trasportare dalle emozioni più varie, tornare bambini per una sera, dividersi tra il rimpianto per quel gran figo che era Harrison Ford e l'amore per questo arzillo ottantenne, perdendo quella voglia di criticare sempre e comunque, tipica del nostro tempo. Poi se volete vi dico che quel bambino mostruoso che hanno appioppato ai protagonisti non ha un grammo del carisma dell'amatissimo Shorty, che le scene ambientate in Italia sono il trionfo dello sterotipo tossico, che la presenza di Banderas è uno spreco di denaro e carisma, che le motivazioni del villain sono di una banalità sconcertante e che Helena si definisce bene solo da un certo punto in poi, ché all'inizio secondo me la sceneggiatura non sapeva bene quale carattere darle, ma tutto scompare davanti allo score di John Williams, agli schiocchi di frusta e a quel piccolo bacio dato sul gomito, che ha lasciato me e i miei compagni di visione in lacrime commosse. Dite quel che volete su Indiana Jones e il quadrante del destino ma, per quanto mi riguarda, old man Indy batte gli alieni 10 a 0. 
P.S. Magari andatelo a vedere in v.o., se potete. Il doppiaggio italiano ci mette almeno dieci minuti ad entrare in sincrono coi movimenti labiali dei personaggi, tanto che all'inizio mi veniva voglia di strapparmi le orecchie, e Gammino ormai biascica un po', santa creatura. Ho riso più per le varie interpretazioni che gli spettatori attorno a me davano di "wombato" che per le gag del film, ma qui magari trattasi di ignoranza del pubblico, non di pronuncia strascicata.  


Del regista e co-sceneggiatore James Mangold ho già parlato QUI. Harrison Ford (Indiana Jones), Antonio Banderas (Renaldo), Karen Allen (Marion), John Rhys-Davies (Sallah), Thomas Kretschmann (Colonnello Weber), Toby Jones (Basil Shaw), Boyd Holbrook (Klaber) e Mads Mikkelsen (Dr. Voller) li trovate invece ai rispettivi link. 

Phoebe Waller-Bridge interpreta Helena. Inglese, ha partecipato a film come Albert Nobbs, The Iron Lady, Solo: A Star Wars Story e a serie quali Fleabag. Anche produttrice, sceneggiatrice e regista, ha 38 anni e un film in uscita. 


Se Indiana Jones e il quadrante del destino vi fosse piaciuto, neanche a dirlo, recuperate tutti gli altri film della saga! ENJOY!
 

venerdì 7 luglio 2023

Insidious: L'ultima chiave (2018)

Ce l'ho fatta! Grazie a una serie di miracolosi squarci di tempo libero ho concluso il recupero degli Insidious con Insidious: L'ultima chiave (Insidious: The Last Key), diretto nel 2018 dal regista Adam Robitel.


Trama: Elise riceve una telefonata che la costringe a tornare nella casa dov'è cresciuta e a rivangare terribili ricordi d'infanzia...


Con Insidious: L'ultima chiave si conclude, almeno fino all'uscita al cinema di Insidious: La porta rossa, la mia avventura con la saga creata da Wan e Whannell nel 2010. Giusto in tempo per evitare la noia, anche se questo quarto capitolo è stato il più fiacco, almeno per me. La prima parte, in realtà, è una delle più interessanti: la sceneggiatura fa un ulteriore passo indietro e ci mostra come viveva Elise da bambina, già fiaccata dal suo "dono" di sensitiva al punto da trovarsi in un costante stato di terrore, alimentato non solo dalla vicinanza con una prigione dotata di braccio della morte ma anche dalla presenza di un padre padrone deciso a liberare Elise dalle sue doti a son di vergate e violenze. La protagonista, assieme agli ormai inseparabili Specs e Tucker, viene richiamata dall'attuale proprietario nella casa da cui era fuggita da bambina, tuttora teatro di terrificanti fenomeni paranormali, e da lì la vicenda si dipana intrecciando presente e passato, famiglie naturali e nuclei costruiti nel tempo, vecchi e nuovi nemici. Dopo un inizio scoppiettante (e nonostante un paio di plot twist abbastanza sconvolgenti ma gettati in pasto al pubblico come se fossero delle note a margine) il film si ammoscia su sentieri già ampiamente battuti, tentando di ampliare ulteriormente la mitologia di Insidious attraverso uno stillicidio di rimandi che prova disperatamente a mantenere desta l'attenzione dello spettatore, il quale però ha già ottenuto tutte le informazioni necessarie nei primi due capitoli. Lo stesso tentativo di approfondire maggiormente il passato di Elise si rivela un'arma difficile da gestire, in quanto i suoi familiari, soprattutto nel presente, sono abbozzati in maniera talmente superficiale che anche la sua eventuale erede rimane davvero poco impressa.


Poca gioia anche dal reparto mostri. Il cosiddetto "Facciadichiave", incarnato dal solito Javier Botet, è affascinante sulla carta ma ben poco interessante non solo a livello visivo ma anche concettuale: questo mostro possiede dieci chiavi (una per ogni dito) e ne usa solo un paio, mentre invece sarebbe stata una mossa furba renderlo il fulcro di tutta la saga, soprattutto vista la volontà di sfruttare il potere di Elise per "aprire tutte le porte", ma, di fatto, si limita a collezionare vittime e farsi sconfiggere nel modo più moscio possibile. Soprattutto, quello che ho pensato guardando Insidious: L'ultima chiave è che i vari aspetti che solitamente compongono un film qui non si siano amalgamati bene. La recitazione di Lin Shaye, per esempio, è validissima e lei è carismatica come sempre, ma Specs e Tucker sono un comic relief al limite del cringe (la love story inserita a un certo punto, poi, sembra tirata via di peso da un altro film); la regia di Robitel non è male ma la fotografia è abbastanza squallida e il montaggio è poco dinamico, il che concorre a rendere il film soporifero; c'è un solo jump scare davvero inaspettato e furbo, nel momento in cui Elise entra nel tunnel, il resto dei momenti spaventosi funziona male e mi ha portata a rimpiangere la paraculaggine di Whannell, che invece infilava una scorrettezza ogni cinque secondi. In definitiva, il cerchio si è chiuso, imitando alla perfezione l'andamento della saga: ho cominciato annoiandomi col primo capitolo, ho finito annoiandomi con quello che, fino al 2018, doveva essere l'ultimo, così come tutto inizia e finisce in casa Lambert. Adesso esce il quinto, chissà cosa avrà tirato fuori dal cilindro Whannell e, soprattutto, come se la caverà Patrick Wilson dietro la macchina da presa!


Del regista Adam Robitel ho già parlato QUILin Shaye (Elise Rainier), Leigh Whannell (anche sceneggiatore, interpreta Specs), Angus Sampson (Tucker), Spencer Locke (Melissa Rainier), Josh Stewart (Gerald Rainier), Bruce Davison ( Christian Rainier), Javier Botet (Keyface), Ty Simpkins (Dalton Lambert), Rose Byrne (Renai Lambert), Patrick Wilson (Josh Lambert), Stefanie Scott (Quinn Brenner) e Barbara Hershey (Lorraine Lambert) li trovate ai rispettivi link.


Credo che Insidious: L'ultima chiave possa essere visto come film a se stante ma ovviamente, per completezza, il mio consiglio è quello di recuperare InsidiousOltre i confini del male - Insidious 2 Insidious 3 - L'inizio (sono tutti su Netflix tranne il primo, che si trova a noleggio su qualsiasi piattaforma). ENJOY!

giovedì 6 luglio 2023

Insidious 3 - L'inizio (2015)

Incredibilmente sto tenendo botta nel recupero degli Insidious e sono arrivata a Insidious 3 - L'inizio (Insidious: Chapter 3), diretto e sceneggiato nel 2015 dal regista Leigh Whannell.


Trama: nel tentativo di contattare la madre morta, una ragazza attira le attenzioni di un demone ed è costretta a chiedere aiuto alla sensitiva Elise Rainier...


Squadra che vince non si cambia? Dipende, se il regista al timone della baracca decide di dedicarsi ai Fast and Furious e ritagliarsi solo un piccolo cameo nel terzo capitolo di una saga milionaria. A raccogliere lo scettro del "potere" di James Wan ci ha pensato quindi il suo sodale Leigh Whannell, diventato, per l'occasione, regista, sceneggiatore e attore di questo prequel della saga che, lasciate da parte le sventure dei Lambert, ha la furbizia di concentrarsi sul personaggio assurto al ruolo di beniamino di grandi e piccini, ovvero Elise Rainier. Visto il destino della sensitiva nel primo capitolo, Whannell e soci hanno capito che, per avere tra le mani un bacino di storie praticamente infinito, la soluzione più ovvia era rifugiarsi nel ricco passato della donna, potenzialmente zeppo di demoni e battaglie di ogni tipo, data l'esperienza, l'età anagrafica e le capacità di Elise. Insidious 3 ci presenta dunque la simpatica signora ben decisa a non utilizzare più le sue capacità medianiche, dopo le minacce di morte ricevute dalla spettrale donna velata del primo e secondo capitolo, e questo proprio nel momento in cui la giovane Quinn va a chiederle di aiutarla a contattare la madre defunta. La base della mitologia di Insidious vuole che ogni tentativo di contatto con l'aldilà sia legato al rischio di tornare nella realtà con qualche entità maligna pronta a possedere/uccidere i malcapitati, e la fanciulla non fa eccezione, tanto che comincia a venire perseguitata da un demone sempre più pericoloso ed invasivo. Ciò, ovviamente, porta Elise a venire meno alle sue nuove scelte di vita, con tutto quello che ne consegue, in primis la presenza nel film di demoni meno legati a singoli luoghi, il che si traduce in molti più jump scares e possibilità che i mostri ciccino fuori sempre, anche durante situazioni apparentemente tranquille.
 

Da queste parole avrete intuito che Whannell, molto meno raffinato di Wan, ha scelto di sopperire all'originalità della trama spingendo sull'acceleratore dello spavento più o meno continuato, tanto che al momento Insidious 3 vince la palma dell'unico riuscito a farmi dormire male (forse anche perché l'ho visto di sera, in casa e da sola). Questo è praticamente l'unico cambiamento rispetto ai film precedenti, dove si giocava più sull'atmosfera e su un minimo di approfondimento dei personaggi, sfruttando in parte piani temporali diversi che si intersecavano, rimanendo miracolosamente in piedi; il terzo capitolo è molto più lineare, al limite ogni tanto cerca di "confondere" lo spettatore annullando il limite tra sogno e veglia, si affida a una famigliola non particolarmente carismatica e punta tutto su Lin Shaye e la sua interpretazione di Elise, consacrando l'attrice allora 72enne a inaspettata scream queen del nuovo millennio, talmente "iconica" da permettersi di poter prendere a capocciate gli spettri apostrofandoli in malo modo, cosa che penso di non avere mai visto in un horror. La cosa buffa, poiché lo spettatore già conosce il destino di Elise, è ritrovarsi "in pena" per ciò che può succedere a lei e ai giovani assistenti Specs e Tucker, questo nonostante sia la povera Quinn a rischiare più di tutti, fisicamente inerme davanti a una creatura orripilante che mette ancora più ansia proprio perché la protagonista è impossibilitata a muoversi e si ritrova perennemente sola e al buio. Tutto ciò rende ugualmente Insidious 3 un film dimenticabile dopo una settimana, strettamente legato a maratone come questa che sto portando avanti o comunque al quadro complessivo di una saga a cui aggiunge ben pochi tasselli, almeno a livello narrativo, quindi non una pellicola imprescindibile per gli amanti del genere. Avanti col quarto!
 

Del regista e sceneggiatore Leigh Whannell, che interpreta anche Specs, ho già parlato QUIDermot Mulroney (Sean Brenner), Stefanie Scott (Quinn Brenner), Angus Sampson (Tucker), Lin Shaye (Elise Rainier), Steve Coulter (Carl) e James Wan (regista teatrale) li trovate ai rispettivi link.



Hayley Kiyoko, che interpreta Maggie, recita assieme a Stefanie Scott anche nell'orripilante Jem e le Holograms. Ciò detto, secondo me Insidious 3 - L'inizio è tranquillamente fruibile da solo ma, se siete pignoli, potete recuperare InsidiousOltre i confini del male - Insidious 2 Insidious: L'ultima chiave (sono tutti su Netflix tranne il primo, che si trova a noleggio su qualsiasi piattaforma, e il quarto, disponibile su Amazon Prime Video) e magari aggiungere la saga di The Conjuring con tutti i suoi spin-off. ENJOY!

martedì 4 luglio 2023

Notte Horror 2023: Nightmare 6 - La fine (1991)

Si comincia!! Quest'anno cade il decimo anniversario della Notte Horror Blogger Edition, l'evento estivo nato per commemorare quei begli horror un po' camp ma tanto affascinanti che ci facevano compagnia nelle notti televisive dello scorso millennio, e l'onore di aprire le danze è toccato a Cassidy de la Bara Volante e me. Quello di oggi sarà un inedito #teamTalalay, in quanto Cassidy ha già parlato, alle 21, del film Killer Machine, mentre io affronterò Nightmare 6 - La fine (Freddy's Dead: The Final Nightmare), entrambi diretti dalla regista Rachel Talalay. A fine post troverete il ghiotto programma estivo che vi aspetta nelle prossime settimane ma intanto... ENJOY!


Trama: l'ultimo superstite della mattanza di Freddy Krueger cerca aiuto per sconfiggere definitivamente il temibile assassino, sempre cercando di non addormentarsi...


Probabilmente l'ho già scritto in qualche altro post ma sono passati anni prima che mi venisse il coraggio di guardare un film della serie Nightmare. Questo perché "Naitmer" (mai chiamato Freddy Krueger in vita mia, se non per darmi un tono coi cinèfili) era l'equivalente del babau, evocato dai ragazzi più grandi che, dopo avere visto i film, pensavano bene di raccontarli a noi bambini enfatizzando i dettagli più raccapriccianti ed aggiornandoli agli spauracchi dell'epoca. Quindi "Naitmer" era quello che andava in giro con le siringhe al posto delle dita ad attaccarti l'AIDS, che ti faceva mangiare fino a scoppiare, che usciva dalla pancia delle donne incarnato in un bambino mostruoso ma, soprattutto, era quello con la faccia sfigurata che ti avrebbe aspettato nel buio come un novello Manacerace e, nel caso fortuito non fosse riuscito ad acchiapparti nelle ombre del parco dopo una corsa forsennata per tornare a casa, poteva sempre comparirti in sogno e ucciderti lì. Terrorizzata com'ero, ho aspettato di affrontare "Naitmer" finché non è approdato in prima TV, durante una delle tante puntate di Notte Horror, proprio questo Nightmare 6 - La fine. Facendo due calcoli, il mio primo incontro con Freddy risale dunque a quando avevo 13 anni o giù di lì, quindi vi prego di non stupirvi se parlerò di Nightmare 6 - La fine con tutto l'affetto del caso; all'epoca la visione mi aveva spaventata parecchio e non ci avevo dormito per notti intere, soprattutto a colpirmi fu l'infausto destino del povero Carlos, costretto a vagare, sordo, nell'oscurità dell'iconica zona caldaie tipica della serie, prima che Freddy gli facesse esplodere la testa per mezzo di un supplizio ironicamente crudele. 


A tal proposito, anche a 13 anni qualcosa non mi tornava, e avevo già capito che Nightmare 6 - La fine, per quanto spaventevole, era molto ironico... anche troppo! L'ho riguardato parecchie volte da allora e, nel tempo, sono arrivata a considerare il film della Talalay come una commedia horror zeppa di tocchi weird e allegramente a braccetto col camp ma, a differenza dei puristi, per uno strano cortocircuito mentale ritengo quello del sesto episodio "il mio" Freddy: un Freddy cazzone, loquace, spesso mostrato in forma umana (sì, ho sempre avuto un debole per Robert Englund, che considero un uomo molto affascinante) e, soprattutto, preso fisicamente a botte da due donne con le palle che fanno fare agli uomini una ben magra figura. Che poi Nightmare 6 - La fine sia anche un pasticciaccio brutto zeppo di problemi logici e di continuity è purtroppo vero, ma capita quando vengono scartate un paio di sceneggiature e si chiama Michael De Luca ad aggiustare in corsa l'ultima ritenuta più o meno valida. I problemi cominciano già dai titoli di testa, che collocano gli eventi del film "dieci anni nel futuro", qualunque cosa voglia dire, ed introducono il misterioso John Doe, un ragazzo che rimarrà senza nome fino alla fine del film e che dovrebbe essere l'unico sopravvissuto degli omicidi di Krueger. Il fanciullo, oltre ad avere grossi problemi di amnesia dovuti alla mancanza di sonno, non c'è molto con la testa visto che, per nessun motivo valido, si convince di essere nientemeno che il figlio di Freddy Krueger, e 'sta somma vaccata è l'elemento portante della trama per almeno metà film: John avrà al massimo 20 anni, siamo nel 1991, Freddy è morto nel 1968, anche dando per buono che si parli di Jacob (come doveva accadere in una delle sceneggiature scartate che avevano per protagonista il figlio di Alice) il bambino dovrebbe avere 10 anni, quindi "el calculo non torna". Oltre a questo, sembra che la Talalay e compagnia avessero un'idea assai fantasiosa dei poteri di Freddy e del destino delle sue vittime, tanto che a un certo punto Krueger ha addirittura la facoltà di cancellare il loro ricordo dalla mente delle persone e, per quanto venga detto più volte che fuori dal mondo dei sogni Freddy è solo un essere umano, ad oggi non mi è mai successo di riuscire a cambiare aspetto o arrampicarmi sui muri. My bad.


Certo, queste imperfezioni fanno parte del fascino perverso di Nightmare 6 - La fine. Se pensate che la cosa più trash che si potesse fare fosse introdurre gli occhialini 3D come mezzo per sconfiggere Krueger (al cinema, quando Maggie li indossava, dava una sorta di "segnale" agli spettatori che dovevano fare la stessa cosa e gli ultimi 10 minuti di film sono zeppi di effetti visivi realizzati apposta per enfatizzare l'effetto 3D che, ahimé, rendono ben poco nelle versioni televisive e home video) non avete idea di quanta roba tipicamente anni '90, e conseguentemente invecchiata abbastanza male, sia stata inserita: la passione per il kung fu, il solito ragazzino sballone interpretato dal sempre adorabile Breckin Meyer, gli spezzoni animati come un videogame, i riferimenti alla Nintendo, sono tutti elementi che fanno il paio col terrificante cameo di Johnny Depp, protagonista di uno spot contro la droga e, di conseguenza, una roba talmente ipocrita (non ironica) da fare il giro. Per contro, invece, le sequenze debitrici della follia grottesca di Twin Peaks sono ancora le migliori e dipingono Springwood come una città fantasma popolata da inquietantissimi vecchi ormai rincoglioniti dal dolore (per quanto mi riguarda la fiera semi-deserta è l'apice del film), oppure raccontano un passato oscuro fatto di violenze immotivate e bambini nati folli e crudeli, con un tasso di disagio talmente alto che, probabilmente, all'epoca è stato superato giusto da I gusti del terrore. E poi c'è questa scelta, geniale nella sua follia sconsiderata, di rendere Krueger il personaggio di un cartoon horror. In Nightmare 6 - La fine, Freddy esordisce come la strega cattiva de Il mago di Oz, percula le sue vittime saltellando e facendo le faccette, prepara trappole sfondando la quarta parete nemmeno fosse Wile E. Coyote, si mette in poltrona con joystick e videogame, diventa protagonista di un videoclip allucinogeno accompagnato da In-a-gadda-da-vida e, in due parole, si fa volere bene al punto che verrebbe quasi voglia di vedere soccombere tutte le sue vittime, interpretate da attori mai così poco carismatici (si salvano giusto Breckin Meyer per questioni di aMMore e Yaphet Kotto per rispetto, mentre persino la protagonista Lisa Zane, sorella dell'adorato Billy, è una cagna maledetta). Mi rendo conto di essere in minoranza e di passare anche per folle ma le Notti Horror hanno creato spesso mostri come me, innamorati senza vergogna alcuna delle trashate, quindi non posso fare altro che concludere il post invitandovi a dare una chance a tutti i film di cui parleremo. Probabilmente ci prenderete per matti ma non si sa mai... d'altronde giuravano che Nightmare 6 - La fine sarebbe stato l'ultimo film della saga, e sappiamo tutti com'è andata a finire!!


Di Robert Englund (Freddy Krueger), Breckin Meyer (Spencer), Yaphet Kotto (Doc), Tom Arnold (uomo senza figli), Johnny Depp (presentatore) e Alice Cooper (padre di Freddy) ho già parlato ai rispettivi link.

Rachel Talalay è la regista e co-sceneggiatrice del film. Americana, ha diretto film come Killer Machine, Tank Girl ed episodi di serie quali Ally McBeal, Senza traccia, Cold Case, Supernatural, La zona morta, Sherlock Iron Fist, Le terrificanti avventure di Sabrina, American Gods e Doctor Who. Anche produttrice e attrice, ha 65 anni.


Tra le mille guest star, nel ruolo di donna senza figli e segnata nei credits come Mrs. Tom Arnold, compare Roseanne Barr, mentre Robert Shaye, fratello di Lin Shaye e produttore del film, è l'inquietante bigliettaio delle sequenze iniziali (per la cronaca, compare in piccoli ruoli in tutti i film della saga tranne il terzo e il quinto). Come ho scritto nel post, la sceneggiatura è stata rimaneggiata e riscritta più volte e la prima bozza, scritta nientemeno che da Peter Jackson, prevedeva un Freddy costretto ad invecchiare e a diventare il debole punchball di ragazzini che si sballavano apposta per addormentarsi e andarlo a picchiare; un'altra versione, invece, si basava sul ritorno di Alice e del figlio sedicenne Jacob (con quest'ultimo destinato a diventare protagonista dopo la sorprendente dipartita della madre a metà film), oltre che dei Taryn, Joey e Kincaid di Nightmare 3 - I guerrieri del sogno, insigniti del ruolo di "Polizia dei sogni" e del compito di inseguire un Freddy fuggito da Springwood dopo avere trascinato l'intera città e i suoi abitanti all'interno della dimensione onirica. A me un po' dispiace che queste idee siano state scartate ma, se di Freddy non ne avete abbastanza, recuperate Nightmare - Dal profondo della notte, Nightmare 2 - La rivincita, Nightmare 3 - I guerrieri del sogno, Nightmare 4 - Il non risveglio, Nightmare 5 - Il mito, Nightmare - Nuovo incubo e Freddy vs Jason.

Se volete continuare la Notte Horror nelle prossime settimane, di seguito trovate i link ai post di chi ha partecipato prima di me e il Bannerone col resto degli appuntamenti!

La Bara Volante - Killer Machine



lunedì 3 luglio 2023

Oltre i confini del male - Insidious 2 (2013)

Siccome tra qualche giorno uscirà l'ultimo capitolo della saga, ho deciso di recuperare tutti i film della serie Insidious partendo da Oltre i confini del male - Insidious 2 (Insidious: Chapter 2), diretto e co-sceneggiato nel 2013 dal regista James Wan.


Trama: nonostante la decisione di trasferirsi a casa della nonna paterna, i guai dei Lambert con gli spettri che perseguitano Josh e Dalton non sono ancora finiti...


Avevo visto il primo Insidious ormai 10 anni fa, proprio in occasione dell'uscita del secondo capitolo, e mi aveva impressionata talmente poco che non ero neppure andata al cinema per proseguire con la saga. Parlando con i miei compagni di visioni horror si è accennato all'uscita dell'ultimo episodio, Insidious - La porta rossa, e ho scoperto che praticamente nessuno di noi ha mai guardato la serie completa, quindi mi sono detta "Perché non provare?". Per motivi di tempo, ho lasciato perdere il primo Insidious, rinfrescandomi la memoria su Wikipedia, e ho ricominciato con Oltre i confini del male - Insidious 2, trovandolo una visione inaspettatamente gradevole. La solfa, di base, non cambia: ci sono sempre i Lambert, ci sono sempre i fantasmi dell'Altrove che cercano di ucciderli/possederli, c'è sempre qualcuno che cerca di aiutare questi poveri cristi a sopravvivere, c'è sempre il momento in cui qualcuno si farà una bella passeggiata nelle nebbie dell'Altrove. L'unica variazione, tra l'altro quella che ha fatto storcere il naso a fior di appassionati, è la volontà Wanina di fare di Insidious 2 un sequel ma anche un prequel, atto a spiegare ogni aspetto del suo predecessore, il che si traduce in una sceneggiatura fatta di continui salti temporali con incroci arzigogolati e parecchie sequenze riprese sì da Insidious MA da altre angolazioni. Chiamatemi ingenua e boccalona (in realtà sono solo appassionata di storie à la Rashomon, passatemi il paragone improprio, dove lo stesso argomento viene riproposto da più punti di vista), a me questi mezzucci piacciono sempre e contribuiscono ad un maggiore coinvolgimento rispetto a ciò che vedo sullo schermo, non a caso Insidious mi aveva fatta addormentare, questo invece no. Inoltre ho apprezzato la maggiore presenza della "vecchia" che perseguitava Josh nel primo film e l'esplorazione del background di questo inquietante personaggio.


Per il resto, la mano di Wan si sente, e tutto sta ad amare o odiare il regista e il suo approccio gotico a storie di fantasmi che più classiche non si può. La casa di nonna Lambert, così accogliente alla prima inquadratura, diventa in tempo zero un susseguirsi di stanze e corridoi inospitali dove i personaggi possono esplorare liberamente e dove si cela la qualsiasi, tanto che anche i giochi più innocenti diventano veicoli di orrore ed inquietudine, mentre le sequenze si alternano tra carrellate cinematografiche e immagini in presa diretta, affidate come sempre alle mani di Specs e Tucker. A proposito dei due personaggi, la mancanza del carisma di Lin Shaye si sarebbe avvertita troppo, quindi gli sceneggiatori hanno cercato un modo per inserire nuovamente Elise nel film dopo gli eventi del precedente e la decisione di affiancarle un altro, particolare sensitivo armato di dadi, è stata a mio avviso molto azzeccata. Interessante anche l'idea di complicare un po' le cose per il personaggio di Josh: nulla che non si sia visto in altri trecento horror, ma almeno Patrick Wilson regala momenti di genuina inquietudine e la sua interpretazione è una delle cose migliori di Insidious 2. Ero convinta che mi sarei di nuovo fermata nel recupero, invece credo proprio che continuerò con Insidious 3 - L'inizio, chissà che non mi appassioni e arrivi a rivalutare tutto il cucuzzaro. Per ora, continuo a preferire un'altra creatura di Wan, la serie dei The Conjuring!


Del regista e co-sceneggiatore James Wan ho già parlato QUI. Patrick Wilson (Josh Lambert), Rose Byrne (Renai Lambert), Barbara Hershey (Lorraine Lambert), Lin Shaye (Elise Rainer), Ty Simpkins (Dalton Lambert), Leigh Whannell (anche co-sceneggiatore, interpreta Specs), Angus Sampson (Tucker), Jocelin Donahue (Lorraine da giovane) e Jenna Ortega (Annie) li trovate ai rispettivi link.

Steve Coulter interpreta Carl. Americano ha partecipato a film come Hunger Games, L'evocazione - The Conjuring, Anchorman 2 - Fotti la notizia, Insidious 3 - L'inizio, The Conjuring - Il caso Enfield, Barry Seal - Una storia americana, First Man - Il primo uomo, Annabelle 3, The Hunt, The Conjuring - Per ordine del diavolo, Un fantasma in casa e a serie quali L'ispettore Tibbs, Dawson's Creek, Prison Break, The Walking Dead, The Purge e She-Hulk: Attorney at Law. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 63 anni e due film in uscita.  


Oltre i confini del male - Insidious 2
è ovviamente il secondo capitolo della saga iniziata con Insidious e continuata con  Insidious 3 - L'inizio e Insidious: L'ultima chiave; nell'attesa che esca Insidious: la porta rossa potete recuperarli (sono tutti su Netflix tranne il primo, che si trova a noleggio su qualsiasi piattaforma, e il quarto, su Amazon Prime Video) e magari aggiungere la saga di The Conjuring con tutti i suoi spin-off. ENJOY!

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