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mercoledì 29 marzo 2017

Life - Non oltrepassare il limite (2017)

Inaspettatamente, sono riuscita a convincere il Bolluomo e domenica sono andata a vedere Life - Non oltrepassare il limite (Life), diretto nel 2017 dal regista Daniel Espinosa.


Trama: degli scienziati all'interno della Stazione Spaziale Internazionale recuperano dei campioni da Marte e scoprono che, all'interno di essi, c'è un organismo vivente. L'entusiasmo spinge loro e la gente sulla Terra a battezzare l'organismo Calvin ma presto la creatura tanto amata si rivela un essere pericolosissimo...



Credevo che un film come Life avrebbe terrorizzato il Bolluomo, invece quella che per buona parte della pellicola s'è coperta gli occhi sono stata io. Intendiamoci, Life non fa paura, non nel senso canonico di un horror, però se, come a me, l'idea di una navicella spaziale con tutti gli annessi e connessi ("nello spazio nessuno può sentirti urlare" ma non puoi nemmeno respirare, scappare, toglierti le tute, dare fuoco alla creatura, spararti un colpo in testa per fuggire alla camurrìa, ecc. ecc.) vi causa l'occlusione temporanea delle vie respiratorie, allora troverete pane per i vostri denti. Fermo restando, ovviamente, che alla fine del primo tempo mi sono girata verso Mirco e gli ho predetto per filo e per segno non solo lo sviluppo della trama ma anche il finale, con tanto di totogol azzeccato di chi sarebbe sopravvissuto o meno e persino dell'ordine in cui gli scienziati avrebbero incontrato il loro destino. Life, in soldoni, è un emulo di Alien che si porta dietro la solita morale affermata in calce dal titolo italiano, ovvero "la scienza è bella e buona quanto volete ma senza esagerare", nella fattispecie "se una cosa ti sembra morta non stare tanto lì a menartela e lasciala morta, ci sarà un motivo"; andando più in profondità, la pellicola cerca, a mio avviso senza successo, di offrire un punto di vista alternativo relativamente alla percezione del comportamento del parassita alieno, proponendolo non come malvagio ma semplicemente come intenzionato a sopravvivere ad ogni costo. Da qui la lotta tra scienziati e alieno, un reciproco "tentativo di sopravvivenza", con l'aggravante dell'impedire a tutti i costi che la vita, quella sulla Terra, venga messa in pericolo da un eventuale ingresso della creatura nell'atmosfera terrestre e quindi sul pianeta. A differenza di altri film, gli scienziati diventano quindi pedine sacrificabili per un bene maggiore, ché va bene festeggiare (con tanto di interviste ai bambini terrestri, che carini!) per l'arrivo di Calvin, alieno tenerino monocellulare, ma quando quest'ultimo diventa una sorta di bestiaccia tentacoluta i nostri eroi possono anche rimanersene lassù, grazie e arrivederci, per lo spazio profondo basta girare a destra.


Tornando un attimo più seri, il reale difetto di Life è che sembra girato e scritto da due team differenti, il che è strano perché effettivamente gli sceneggiatori sono due (gli stessi, peraltro, che hanno scritto Deadpool e Benvenuti a Zombieland, da loro mi sarei aspettata un po' più di umorismo e originalità) ma il regista è uno. L'inizio è davvero bellissimo, soprattutto perché Daniel Espinosa riesce a realizzare delle sequenze spaziali realmente mozzafiato, con panoramiche della Terra, corpi fluttuanti all'esterno, addirittura un'introduzione dove il cielo trapunto di stelle sembra in realtà un abisso nero brulicante di orridi insetti luminosi, o almeno questa è l'impressione che mi ha dato; arditi giri di macchina da presa danno allo spettatore l'idea di trovarsi all'interno della Stazione Spaziale, a gravitare senza peso assieme ai protagonisti, mentre le prime due morti sono un trionfo di sapiente regia, montaggio serrato e scrittura furba, con la tensione che si taglia letteralmente col coltello. Nella seconda parte del film pare invece che tutti abbiano messo il pilota automatico e si siano limitati ad omaggiare Alien nel modo più incolore possibile e, quel che è peggio, almeno una sequenza è stata scritta e realizzata in maniera talmente confusa che né io né Mirco siamo riusciti a capire cosa diamine stesse accadendo (SPOILER: nello specifico, quando arriva il modulo da Terra e il giapponese ci si infila sperando di trovare aiuto, solo per finire nelle grinfie del polpo Calvin. Tra le urla, il casino e la fotografia virata in rosso non ho mica capito se il polpo s'è mangiato l'equipaggio di terra, se l'equipaggio non è mai esistito e me lo sono immaginato io oppure se è successo tutt'altro. Mah.). Quando dico tutti, ovviamente, intendo anche gli attori, con Jake Gyllenhaal che normalmente adoro messo lì a fare bene non si sa cosa, se il dottore, il pilota o il misantropo, vittima di una fissità facciale che avrei attribuito giusto a Ryan Reynolds, non a lui. A momenti è più espressivo l'alieno Calvin, con la sua faccetta da cobra/polpo, il che è tutto dire. In sintesi, credo che Life sia un po' l'esempio di come si possano sprecare una storia, un regista e un cast con moltissimo potenziale e probabilmente è una pellicola che può piacere giusto ai neofiti o a chi cerca un "horror"/sci-fi blando, così da poter dormire serenamente la notte. Aspettando Alien Covenant può anche andar bene!


Di Hiroyuki Sanada (Sho Murakami), Ryan Reynolds (Rory Adams), Rebecca Ferguson (Miranda North) e Jake Gyllenhaal (David Jordan) ho parlato ai rispettivi link.

Daniel Espinosa è il regista della pellicola. Svedese, ha diretto film come Safe House - Nessuno è al sicuro e Child 44 - Il bambino n.44. Anche produttore e sceneggiatore, ha 40 anni e due film in uscita.


Ryan Reynolds avrebbe voluto interpretare David Jordan ma ha dovuto ripiegare su un ruolo di comprimario perché già impegnato nelle riprese di The Hitman's Bodyguard, film che dovrebbe uscire ad agosto negli States. Detto questo, se Life vi fosse piaciuto recuperate ovviamente Alien e aggiungete Leviathan. ENJOY!

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