La challenge horror oggi chiedeva di guardare un Bubblegum Horror, ovvero un sottogenere di horror che si concentra più su una generale idea di bellezza, sia a livello di immagini che di palette visuale, e conferisce alla trama una nota di dolcezza tipicamente "girlie", una vivacità e spensieratezza che evocano, appunto, la frizzantezza delle gomme da masticare. L'utente di Letterboxd che ha creato la challenge ha lasciato un elenco di film tra i quali scegliere o prendere spunto, e io mi sono buttata su Bit, diretto e sceneggiato nel 2019 dal regista Brad Michael Elmore.
Trama: Laurel, ragazza transessuale, si trasferisce a Los Angeles dopo aver finito le superiori. Lì, incontra una cricca di vampire il cui obiettivo è liberare la società dagli uomini malvagi, che la trasformano in una di loro...
Se volete leggere una bella recensione di Bit dovete andare QUI, da Lucia, cosa che sicuramente avevo fatto io prima di inserire il film all'interno della mia Wishlist di Letterboxd. Lo dico perché, onestamente, mi ritengo troppo superficiale per riuscire a superare lo shock del momento scult che ha ridefinito completamente la visione di Bit, portandomi a trovargli tutti i difetti del mondo. A un certo punto, la capa-vampira Duke racconta a Laurel la sua triste esperienza con il Maestro vampiro Vlad, e io non ero pronta a trovarmi davanti un tamarro inguardabile con la blue steel e il fisico bolso di Marinelli in M - L'uomo del secolo, che compare muovendosi sinuoso sulle note di Rasputin dei Boney M. Ringrazio le divinità oscure di non aver avuto una tisana in mano o, probabilmente, sarei morta soffocata o con le narici sbollentate, perché ho soffiato così forte dal naso da aver spostato la ciccionissima gatta Macchia. Ma come cazzo si fa? Ma altro che "generale idea di bellezza, sia a livello di immagini che di palette"! Comunque, fosse solo il Maestro borzo, il problema di Bit. Il film di Brad Michael Elmore nasce con un'ottima, originalissima idea di fondo: quella di dare spazio ad una minoranza ben poco rappresentata al cinema, ovvero le persone trans. Laurel è una ragazza transessuale, interpretata da un'attrice transessuale e, come giustamente fa notare Lucia, è ben raro che la transessualità abbia connotazioni positive, anche e soprattutto nei film di genere. In Bit, invece, Laurel è una ragazza come tutte le altre, né buona né cattiva, una persona che cerca di rifarsi una vita dopo un percorso di transizione che, da alcuni dialoghi, si evince non facile. Nel verbo che ho usato, "evincere", risiede proprio uno dei moltissimi problemi di Bit, ovvero la reticenza con cui viene affrontata la presenza di una protagonista transessuale. Onestamente, non conoscevo l'attrice Nicole Maines e, dalle prime scene di Bit, non avrei mai detto si trattasse di una persona transessuale e ho paura che, se non avessi letto il post di Lucia, non avrei capito quale fosse il "trauma" di Laurel, perché non viene mai detto chiaramente, né dalla protagonista né da altri, che il personaggio è trans. Sì, quando Duke le fa tutta la tirata sugli uomini che non possono, categoricamente, venire trasformati in vampiri perché storicamente stronzi ed assetati di potere, Laurel le chiede "What about me?" e Duke le risponde "Never crossed my mind", o una cosa del genere, ma è tutto talmente lasciato in superficie che mi chiedo se lo spettatore medio, o mediamente ignorante come la sottoscritta, possa cogliere l'importanza di un simile dialogo o anche solo il significato letterale.
In generale, comunque, a me è sembrato che l'intero discorso di "girl power" sia stato affrontato con molta superficialità. Lungi da me criticare un gruppo di vampire che fanno sommaria giustizia di stupratori, misogini, incel e gaslighters provetti (allo stesso tempo condannando a morte alcune donne "perché sì", destino che, per inciso, sarebbe toccato alla protagonista e che colpisce una povera crista rea di essere ubriaca e di passare per caso nei pressi delle vampire), ma la visione manichea secondo la quale tutti gli uomini, se dotati di un briciolo di potere, diventano delle merde, mentre le donne sono tutte eque, belle e buone non si può sentire. Anche perché, con un colpo cerchiobottista da primato, il finale sconfessa questa rivoluzionaria idea, offrendo allo spettatore la moraletta "non tutti gli uomini sono così cattivi, basta dare loro l'occasione. E comunque, anche le donne un po' stronze lo sono, eh". Non che pretendessi un ragionamento etico-sociale di alto livello da un film simile, però insomma. E non pretendevo neppure interpretazioni da Oscar o chissà quali virtuosismi di regia, ma più in basso di così c'è solo da scavare, per citare il bardo. La gang di vampire, protagonista compresa, sono quanto di più sciapo si possa immaginare, lo stereotipo del succhiasangue "stiloso" da teen romance (sui titoli di coda la protagonista ironizza su Twilight e la stessa scena iniziale percula tutte le storie d'amore tra umani e vampiri, ci vuole una bella faccia tosta!), e gli interpreti vanno dal livello "esordiente che perlomeno ci prova", come Nicole Maines, a "ma non ti vergogni??". In particolare, nella seconda categoria rientra non solo il bove vestito da vampiro di cui ho già ampiamente parlato sopra, ma persino James Paxton che, sul finale, omaggia il sexissimo, carismatico Severen interpretato da papà Bill, indossando occhiali da sole e t-shirt macchiata di sangue senza esserne degno. Del Brad Michael Elmore regista non mi sento di dire più di tanto; probabilmente, il film è costato quanto una dozzina di uova comprate attualmente in un supermercato americano, e il soldi saranno andati nei pochi, mediocri effetti speciali, condannando il resto ad atmosfere televisive debitrici degli anni '90 brutti. Altro che Bubblegum Horror, qui parliamo di occasione sprecata, ed è un vero peccato, viste le premesse.
Di M.C Gainey, che interpreta Enoch, ho già parlato QUI.
Brad Michael Elmore è il regista e sceneggiatore della pellicola. Anche produttore, ha diretto altri due film, The Wolfman's Hammer e Boogeyman Pop. Ha un film in uscita.