Buon venerdì, fanciulle e fanciulli! Se avete passato una settimana ricolma di sfiga come la mia starete tirando un sospiro di sollievo, a prescindere o meno dalle uscite cinematografiche. Che sono ben scarsine, almeno dalle mie parti. ENJOY!
Project X – Una festa che spacca
Reazione a caldo: oh, alla fine ce l’ha fatta ad uscire anche da noi…
Bolla, rifletti!: ovviamente sono molto ironica, anche se non fosse uscito non avrebbe fatto differenza alcuna. Di questo film, che passa per essere l’evento dell’estate (è uscito mercoledì e, almeno nel mio multisala, è stato affisso un cartello che indicava come Project X NON avrebbe beneficiato dello sconto settimanale, della serie “come invogliare la gente a venire al cinema in tempi di crisi”) ho già parlato qui e qui, quindi si è già detto abbastanza. Vista anche la tipologia degli spettatori che potrebbero scannarsi per vedere questo demenziale mockumentary, in sala non mi ci vedranno nemmeno dipinta, of course.
Killer Elite
Reazione a caldo: mah…
Bolla, rifletti!: Jason Statham, Robert De Niro e Clive Owen uniti come tre guerriere Sailor per un film d’azione ambientato in medio oriente. Potrebbe essere una tamarrata pazzesca potenzialmente inguardabile o una tamarrata pazzesca potenzialmente cult, sicuramente le scene d’azione del trailer variano dall’incredibilmente bello all’incredibilmente sborone e quindi cretino. Insomma, è un azzardo che personalmente non mi sento di tentare al cinema, ma per quelli a cui piace il genere potrebbe essere un buon aperitivo prima di commuoversi davanti all’imminente The Expendables 2.
Dopo la breve parentesi italiana, invece, il cinema d’élite torna in Francia con un melodramma dai toni attuali…
Tutti i nostri desideri
Reazione a caldo: no, non è proprio il mio genere…
Bolla, rifletti!: l’amore ai tempi della crisi economica globale e dell’usura bancaria. Tutti i nostri desideri sfrutta la triste situazione delle persone indebitate fino al collo con le banche per raccontare una storia fatta di altruismo, passione ed impegno civile… probabilmente sarà un film edificante ed importante, non lo discuto, ma preferisco un altro genere di pellicole, anche perché in casi come questi il rischio di finta retorica ed ammorbo è sicuramente altissimo.
venerdì 8 giugno 2012
giovedì 7 giugno 2012
The Artist (2011)
Con un ritardo di mesi sono finalmente riuscita a vedere The Artist, diretto nel 2011 dal regista Michel Hazanavicius e vincitore di ben cinque premi Oscar, tra cui miglior film e miglior attore protagonista.
Trama: George Valentin è una star del cinema muto che, per colpa del suo carattere vanesio ed orgoglioso, rifiuta di accettare l’avvento del sonoro. Nel momento in cui, però, viene abbandonato e dimenticato da tutti, una sola persona cerca di risollevarlo: la star nascente Peppy Miller.
Finalmente anche io potrò dire: l’ho visto. Mesi e mesi a sentire o leggere persone che si profondevano in lodi sperticate per questo The Artist, per la mancanza di sonoro, per l’uso del bianco e nero, per questo meraviglioso Dujardin, io ad aggrottare le sopracciglia rosicando per la mancata visione… e dopo tanta attesa, quel che mi vien da dire è “carino, sì. Molto carino”. E basta, però, perché mi è sembrato di leggere un episodio di X – Men: First Class. Storie mutuate dal passato, una copia quasi anastatica dello stile dei disegnatori e sceneggiatori anni ’60, aggiornate vagamente ai gusti del pubblico attuale e prive del fascino che innegabilmente possiedono le vecchie storie… o in questo caso i vecchi film muti. Volete mettere, infatti, Dujardin che gigioneggia mostrando 87 denti bianchissimi a capolavori come, che so, Metropolis o Nosferatu o Il monello? Io forse sono la persona più ignorante sulla faccia della terra, ma ritengo The Artist niente più che un divertissement cinefilo, una presa di posizione su come, in questi tempi di 3D, effetti speciali e storie arzigogolate, anche un film “semplice” possa riscuotere un successo mondiale. Ma da qui a gridare al capolavoro ne passa.
Non nego che la storia raccontata in The Artist sia molto coinvolgente, visto anche che parecchie star del muto sono entrate nella stessa spirale di autolesionismo e depressione che tocca il personaggio di George Valentin; la triste ed amara nostalgia richiamata dalle splendide musiche, dalle immagini di un tempo che non tornerà più, dai costumi vintage e persino dalle fumose (in senso letterale) sale cinematografiche gremite di spettatori ridenti e stupiti è palpabile per tutta la durata del film ed è quella particolarità che, sicuramente, me lo ha fatto apprezzare più di tutto il resto. Mi è piaciuta molto anche l’idea di rappresentare “fisicamente” il rifiuto di George Valentin, incarnato dall’incubo dove tutti parlano o emettono suoni tranne lui, oppure sul finale, quando dopo aver accettato il progresso il film si trasforma in una pellicola sonora; ho trovato anche molto azzeccato l’uso delle didascalie “ingannevoli”, soprattutto per il colpo di scena verso la fine. Gli attori, lo ammetto, sono tutti molto bravi. Oltre a Dujardin, che riesce a trasformarsi da insopportabile piacione ad umanissimo relitto alcolizzato senza risultare forzato o caricaturale, ho adorato l’interpretazione di James Cromwell nei panni del fedele autista Clifton e mi è molto piaciuta anche la frizzantissima Bérénice Bejo, nonostante la sua Peppy Miller sia da prendere a schiaffoni i parecchie occasioni. Però, la visione di The Artist non mi ha lasciata così soddisfatta da annoverarlo nell’elenco dei miei film cult. A ripensarci, sonoro a parte, con il bianco e nero avevano già giocato, tra gli altri, i Coen e Burton, tirando fuori due capolavori come L’uomo che non c’era e Ed Wood, pellicole da rivedere non una, ma mille volte. The Artist, invece, pur essendo un film di cui consiglio la visione, rimarrà lì, come un ricordo piacevole, ma nulla più.
Di John Goodman (Al Zimmer), Malcom McDowell (una delle comparse) e Missi Pyle (Constance) ho già parlato nei rispettivi link.
Michel Hazanavicius è il regista della pellicola. Francese, ha recentemente diretto Gli infedeli. Anche sceneggiatore e attore ha 45 anni e un film in uscita.
Jean Dujardin interpreta George Valentin. Francese, ha partecipato a film come Lucky Luke, Piccole bugie tra amici e Gli infedeli. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 40 anni e due film in uscita.
Bérénice Bejo interpreta Peppy Miller. Argentina, ha partecipato a film come Il destino di un cavaliere. Ha 36 anni e tre film in uscita.
James Cromwell interpreta Clifton. Americano, lo ricordo per film come Invito a cena con delitto, La rivincita dei nerds (con seguiti), Explorers, Pink Cadillac, Babe, maialino coraggioso, L.A. Confidential, Species II, Deep Impact, Babe va in città, Il miglio verde, Angels in America, inoltre ha partecipato a serie come MASH, La famiglia Bradford, La casa nella prateria, Casa Keaton, Dallas, Riptide, Supercar, Hunter, Ai confini della realtà, Magnum P.I., Quell'uragano di papà, E.R. - Medici in prima linea, Six Feet Under e 24. Anche produttore, ha 72 anni e due film in uscita.
Beth Grant interpreta la cameriera di Peppy. Americana, ha partecipato a film come Rain Man – L’uomo della pioggia, Il piccolo grande mago dei videogames, Linea mortale, La bambola assassina 2, La metà oscura, Speed, A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar, Il dottor Doolittle, Donnie Darko, Little Miss Sunshine, Non è un paese per vecchi e a serie come Santa Barbara, Hunter, La signora in giallo, Friends, Jarod il camaleonte, Sabrina vita da strega, Angel, X – Files, CSI, Malcom, Six Feet Under, My Name is Earl, Bones, La vita secondo Jim, Medium e Criminal Minds. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 63 anni e sette film in uscita.
Ed Lauter (vero nome Edward Matthew Lauter III), interpreta il maggiordomo di Peppy. Americano, lo ricordo per film come King Kong (quello del 1976), Cujo, La rivincita dei nerds II, Nato il quattro luglio, Una vita al massimo, Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby, Number 23 e per serie come Charlie’s Angels, Magnum P.I., The A – Team, Miami Vice, La signora in giallo, Renegade, X – Files, Highlander, Walker Texas Ranger, Millenium, Streghe, E.R. – Medici in prima linea, CSI, Cold Case e Grey’s Anatomy. Ha 72 anni e due film in uscita.
Penelope Ann Miller interpreta Doris. Americana, ha partecipato a film come Risvegli, Un poliziotto alle elementari, Charlot, Carlito’s Way, L’uomo ombra, Relic – L’evoluzione del terrore, The Messengers e a serie come L’albero delle mele, Casa Keaton, Miami Vice, CSI: NY, Desperate Housewives. Ha 48 anni e tre film in uscita.
Segnalo inoltre la presenza nel cast di Joel Murray (fratello del più famoso Bill Murray e storico amico “scemo” di Greg nella sit com Dharma e Greg), qui nei panni del poliziotto che segue il cagnolino allarmato dall’incendio. Altra menzione d'onore va doverosamente dedicata a Douglas Fairbanks, famosissimo divo dei film d'avventura anni '20-'30: il film che George Valentin guarda sul suo proiettore è infatti Il segno di zorro, che vede come protagonista l'attore americano e i cui piani ravvicinati sono stati modificati, sostituendo Fairbanks con Dujardin. Beccateve 'sta botta de cultura e... ENJOY!!
Trama: George Valentin è una star del cinema muto che, per colpa del suo carattere vanesio ed orgoglioso, rifiuta di accettare l’avvento del sonoro. Nel momento in cui, però, viene abbandonato e dimenticato da tutti, una sola persona cerca di risollevarlo: la star nascente Peppy Miller.
Finalmente anche io potrò dire: l’ho visto. Mesi e mesi a sentire o leggere persone che si profondevano in lodi sperticate per questo The Artist, per la mancanza di sonoro, per l’uso del bianco e nero, per questo meraviglioso Dujardin, io ad aggrottare le sopracciglia rosicando per la mancata visione… e dopo tanta attesa, quel che mi vien da dire è “carino, sì. Molto carino”. E basta, però, perché mi è sembrato di leggere un episodio di X – Men: First Class. Storie mutuate dal passato, una copia quasi anastatica dello stile dei disegnatori e sceneggiatori anni ’60, aggiornate vagamente ai gusti del pubblico attuale e prive del fascino che innegabilmente possiedono le vecchie storie… o in questo caso i vecchi film muti. Volete mettere, infatti, Dujardin che gigioneggia mostrando 87 denti bianchissimi a capolavori come, che so, Metropolis o Nosferatu o Il monello? Io forse sono la persona più ignorante sulla faccia della terra, ma ritengo The Artist niente più che un divertissement cinefilo, una presa di posizione su come, in questi tempi di 3D, effetti speciali e storie arzigogolate, anche un film “semplice” possa riscuotere un successo mondiale. Ma da qui a gridare al capolavoro ne passa.
Non nego che la storia raccontata in The Artist sia molto coinvolgente, visto anche che parecchie star del muto sono entrate nella stessa spirale di autolesionismo e depressione che tocca il personaggio di George Valentin; la triste ed amara nostalgia richiamata dalle splendide musiche, dalle immagini di un tempo che non tornerà più, dai costumi vintage e persino dalle fumose (in senso letterale) sale cinematografiche gremite di spettatori ridenti e stupiti è palpabile per tutta la durata del film ed è quella particolarità che, sicuramente, me lo ha fatto apprezzare più di tutto il resto. Mi è piaciuta molto anche l’idea di rappresentare “fisicamente” il rifiuto di George Valentin, incarnato dall’incubo dove tutti parlano o emettono suoni tranne lui, oppure sul finale, quando dopo aver accettato il progresso il film si trasforma in una pellicola sonora; ho trovato anche molto azzeccato l’uso delle didascalie “ingannevoli”, soprattutto per il colpo di scena verso la fine. Gli attori, lo ammetto, sono tutti molto bravi. Oltre a Dujardin, che riesce a trasformarsi da insopportabile piacione ad umanissimo relitto alcolizzato senza risultare forzato o caricaturale, ho adorato l’interpretazione di James Cromwell nei panni del fedele autista Clifton e mi è molto piaciuta anche la frizzantissima Bérénice Bejo, nonostante la sua Peppy Miller sia da prendere a schiaffoni i parecchie occasioni. Però, la visione di The Artist non mi ha lasciata così soddisfatta da annoverarlo nell’elenco dei miei film cult. A ripensarci, sonoro a parte, con il bianco e nero avevano già giocato, tra gli altri, i Coen e Burton, tirando fuori due capolavori come L’uomo che non c’era e Ed Wood, pellicole da rivedere non una, ma mille volte. The Artist, invece, pur essendo un film di cui consiglio la visione, rimarrà lì, come un ricordo piacevole, ma nulla più.
Di John Goodman (Al Zimmer), Malcom McDowell (una delle comparse) e Missi Pyle (Constance) ho già parlato nei rispettivi link.
Michel Hazanavicius è il regista della pellicola. Francese, ha recentemente diretto Gli infedeli. Anche sceneggiatore e attore ha 45 anni e un film in uscita.
Jean Dujardin interpreta George Valentin. Francese, ha partecipato a film come Lucky Luke, Piccole bugie tra amici e Gli infedeli. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 40 anni e due film in uscita.
Bérénice Bejo interpreta Peppy Miller. Argentina, ha partecipato a film come Il destino di un cavaliere. Ha 36 anni e tre film in uscita.
James Cromwell interpreta Clifton. Americano, lo ricordo per film come Invito a cena con delitto, La rivincita dei nerds (con seguiti), Explorers, Pink Cadillac, Babe, maialino coraggioso, L.A. Confidential, Species II, Deep Impact, Babe va in città, Il miglio verde, Angels in America, inoltre ha partecipato a serie come MASH, La famiglia Bradford, La casa nella prateria, Casa Keaton, Dallas, Riptide, Supercar, Hunter, Ai confini della realtà, Magnum P.I., Quell'uragano di papà, E.R. - Medici in prima linea, Six Feet Under e 24. Anche produttore, ha 72 anni e due film in uscita.
Beth Grant interpreta la cameriera di Peppy. Americana, ha partecipato a film come Rain Man – L’uomo della pioggia, Il piccolo grande mago dei videogames, Linea mortale, La bambola assassina 2, La metà oscura, Speed, A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar, Il dottor Doolittle, Donnie Darko, Little Miss Sunshine, Non è un paese per vecchi e a serie come Santa Barbara, Hunter, La signora in giallo, Friends, Jarod il camaleonte, Sabrina vita da strega, Angel, X – Files, CSI, Malcom, Six Feet Under, My Name is Earl, Bones, La vita secondo Jim, Medium e Criminal Minds. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 63 anni e sette film in uscita.
Ed Lauter (vero nome Edward Matthew Lauter III), interpreta il maggiordomo di Peppy. Americano, lo ricordo per film come King Kong (quello del 1976), Cujo, La rivincita dei nerds II, Nato il quattro luglio, Una vita al massimo, Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby, Number 23 e per serie come Charlie’s Angels, Magnum P.I., The A – Team, Miami Vice, La signora in giallo, Renegade, X – Files, Highlander, Walker Texas Ranger, Millenium, Streghe, E.R. – Medici in prima linea, CSI, Cold Case e Grey’s Anatomy. Ha 72 anni e due film in uscita.
Penelope Ann Miller interpreta Doris. Americana, ha partecipato a film come Risvegli, Un poliziotto alle elementari, Charlot, Carlito’s Way, L’uomo ombra, Relic – L’evoluzione del terrore, The Messengers e a serie come L’albero delle mele, Casa Keaton, Miami Vice, CSI: NY, Desperate Housewives. Ha 48 anni e tre film in uscita.
Segnalo inoltre la presenza nel cast di Joel Murray (fratello del più famoso Bill Murray e storico amico “scemo” di Greg nella sit com Dharma e Greg), qui nei panni del poliziotto che segue il cagnolino allarmato dall’incendio. Altra menzione d'onore va doverosamente dedicata a Douglas Fairbanks, famosissimo divo dei film d'avventura anni '20-'30: il film che George Valentin guarda sul suo proiettore è infatti Il segno di zorro, che vede come protagonista l'attore americano e i cui piani ravvicinati sono stati modificati, sostituendo Fairbanks con Dujardin. Beccateve 'sta botta de cultura e... ENJOY!!
martedì 5 giugno 2012
Husk (2011)
Olé, ecco l'ennesimo horror prodotto dalla After Dark Films recensito sul Bollalmanacco, nonostante il 90% di essi sia una camurrìa senza pari al mondo. Oggi parliamo di Husk, diretto nel 2011 dal regista Brett Simmons.
Trama: un gruppo di ragazzi ha un incidente in macchina proprio vicino ad uno sterminato campo di granturco. Quando si accorgono che uno di loro manca all'appello, decidono di inoltrarsi nel suddetto campo, finché non arrivano in una casa... e lì cominciano i guai.
Nonostante sia un prodotto dell'After Dark Films, questo Husk poteva essere molto peggio. Certo, gli attori sono pessimi ragazzetti (parlo soprattutto dei due fidanzati, due gatti di marmo monoespressivi!) con le solite facce da vittime sacrificali, tontoloni o zoccolotte, la pellicola non racconta nulla di troppo nuovo e alcuni aspetti della trama portano a farsi più di qualche domanda, ma per passare un'ora e mezza di puro svago col cervello spento va benissimo e ci si spaventa anche un po'. No, correggo, MI spavento, ma solo perché da quando ho letto il capolavoro I figli del grano di Stephen King basta che veda un campo di granturco per cominciare ad avere l'ansia a mille... e poi perché le maschere asettiche e prive di occhi come quelle che potrebbero indossare degli spaventapasseri semoventi mi terrorizzano. In questo caso, Husk mescola un po' tutte queste "paure" tipicamente yankee e ci aggiunge anche l'elemento zombie e quello sovrannaturale per creare una maledizione senza fine, che come spesso succede negli horror si autoalimenta finché qualcuno non ne capisce il meccanismo e tenta di fermarla (riuscendoci o meno, questo lo scoprirete però solo guardando il film).
Il risultato è un horror abbastanza classico, con una regia e una fotografia buone ma prive di guizzi particolari, che offre allo spettatore tutto quello che ci si può aspettare, senza indugiare troppo sul gore o sulle sottigliezze della trama: i protagonisti cadono uno per uno nella rete dei mostri che li circondano senza capire troppo bene cosa stia accadendo, gli spaventapasseri sono forniti di unghie chiodate per spillare qualche goccia di sangue in più (e sarebbero anche facili da sconfiggere se solo le loro vittime sacrificali mostrassero un po' più di sale in zucca), ci sono i soliti ignoranti bifolchi campagnoli con tanto di capello lungo e salopette a dare un po' di colore e infine il campo di grano offre parecchie zone buie e nascondigli per i soliti attacchi a sorpresa che fanno stramazzare a terra lo spettatore incauto. Come ho detto, ci si potrebbe chiedere come mai 'sta gente non capisca che basterebbe togliere la maschera agli spaventapasseri zombie per ridurli all'impotenza, mentre l'unica soluzione che trova il nerd del gruppo è scappare intanto che uno di loro è impegnato a cucirsela (non ci vogliono anni per rappezzarsi un po' di juta, eh!), oppure ci si potrebbe domandare perché mai a turno si inoltrino nel campo di grano quando basterebbe farsi la strada a ritroso e chiedere l'aiuto di qualche autoctono, ma vabbé: in un mondo in cui basta finire con la macchina in un fosso per far svenire cinque persone e basta un telo per proteggere una Cadillac dall'usura del tempo, del sole e delle intemperie, certi dettagli sono superabili. Ah, chiedetevi anche a cosa serva cammallarsi dietro delle pesantissime taniche di benzina per dare fuoco al granturco quando il momento per usare l'accendino viene procrastinato con qualsiasi, futile barbatrucco fino a diventare inutile. Detto questo, ho sicuramente visto film peggiori, almeno Husk non pretende di essere un capolavoro, quindi è sicuramente onesto. A voi scegliere di guardarlo o meno, anche se io mi butterei su horror migliori.
Brett Simmons è il regista della pellicola. Americano al suo terzo film, anche attore, sceneggiatore, compositore e produttore, ha 30 anni.
Devon Graye interpreta l'occhialuto Scott. Americano, ha partecipato alle serie Dexter, Bones, CSI: Miami e CSI: Scena del crimine. Ha 25 anni e due film in uscita.
Wes Chatham interpreta lo spesso Brian. Americano, ha partecipato al film The Help. Ha due film in uscita.
C.J. Thomason (vero nome Christopher John Thomason) interpreta lo sborone Chris. Americano, ha partecipato a film come Transformers e serie come CSI: NY, Harper's Island e The Big Bang Theory. Ha 30 anni e un film in uscita.
Tammin Sursok interpreta Natalie, la ragazza del gruppo. Sudafricana, ha partecipato a film come Aquamarine, alla soap australiana Home & Away e alla serie Hannah Montana. Ha 29 anni e un film in uscita.
Se Husk vi fosse piaciuto, innanzitutto sappiate che esiste un omonimo corto diretto nel 2008 sempre da Brett Simmons, con una trama simile al film (potete trovarlo su Vimeo se non ho visto male); inoltre, vi consiglierei di leggere I figli del grano, racconto di Stephen King che potete trovare nella splendida raccolta A volte ritornano. Grano rosso sangue invece, film tratto proprio da quel racconto, non ve lo consiglio perché è davvero bruttarello. ENJOY!
Trama: un gruppo di ragazzi ha un incidente in macchina proprio vicino ad uno sterminato campo di granturco. Quando si accorgono che uno di loro manca all'appello, decidono di inoltrarsi nel suddetto campo, finché non arrivano in una casa... e lì cominciano i guai.
Nonostante sia un prodotto dell'After Dark Films, questo Husk poteva essere molto peggio. Certo, gli attori sono pessimi ragazzetti (parlo soprattutto dei due fidanzati, due gatti di marmo monoespressivi!) con le solite facce da vittime sacrificali, tontoloni o zoccolotte, la pellicola non racconta nulla di troppo nuovo e alcuni aspetti della trama portano a farsi più di qualche domanda, ma per passare un'ora e mezza di puro svago col cervello spento va benissimo e ci si spaventa anche un po'. No, correggo, MI spavento, ma solo perché da quando ho letto il capolavoro I figli del grano di Stephen King basta che veda un campo di granturco per cominciare ad avere l'ansia a mille... e poi perché le maschere asettiche e prive di occhi come quelle che potrebbero indossare degli spaventapasseri semoventi mi terrorizzano. In questo caso, Husk mescola un po' tutte queste "paure" tipicamente yankee e ci aggiunge anche l'elemento zombie e quello sovrannaturale per creare una maledizione senza fine, che come spesso succede negli horror si autoalimenta finché qualcuno non ne capisce il meccanismo e tenta di fermarla (riuscendoci o meno, questo lo scoprirete però solo guardando il film).
Il risultato è un horror abbastanza classico, con una regia e una fotografia buone ma prive di guizzi particolari, che offre allo spettatore tutto quello che ci si può aspettare, senza indugiare troppo sul gore o sulle sottigliezze della trama: i protagonisti cadono uno per uno nella rete dei mostri che li circondano senza capire troppo bene cosa stia accadendo, gli spaventapasseri sono forniti di unghie chiodate per spillare qualche goccia di sangue in più (e sarebbero anche facili da sconfiggere se solo le loro vittime sacrificali mostrassero un po' più di sale in zucca), ci sono i soliti ignoranti bifolchi campagnoli con tanto di capello lungo e salopette a dare un po' di colore e infine il campo di grano offre parecchie zone buie e nascondigli per i soliti attacchi a sorpresa che fanno stramazzare a terra lo spettatore incauto. Come ho detto, ci si potrebbe chiedere come mai 'sta gente non capisca che basterebbe togliere la maschera agli spaventapasseri zombie per ridurli all'impotenza, mentre l'unica soluzione che trova il nerd del gruppo è scappare intanto che uno di loro è impegnato a cucirsela (non ci vogliono anni per rappezzarsi un po' di juta, eh!), oppure ci si potrebbe domandare perché mai a turno si inoltrino nel campo di grano quando basterebbe farsi la strada a ritroso e chiedere l'aiuto di qualche autoctono, ma vabbé: in un mondo in cui basta finire con la macchina in un fosso per far svenire cinque persone e basta un telo per proteggere una Cadillac dall'usura del tempo, del sole e delle intemperie, certi dettagli sono superabili. Ah, chiedetevi anche a cosa serva cammallarsi dietro delle pesantissime taniche di benzina per dare fuoco al granturco quando il momento per usare l'accendino viene procrastinato con qualsiasi, futile barbatrucco fino a diventare inutile. Detto questo, ho sicuramente visto film peggiori, almeno Husk non pretende di essere un capolavoro, quindi è sicuramente onesto. A voi scegliere di guardarlo o meno, anche se io mi butterei su horror migliori.
Brett Simmons è il regista della pellicola. Americano al suo terzo film, anche attore, sceneggiatore, compositore e produttore, ha 30 anni.
Devon Graye interpreta l'occhialuto Scott. Americano, ha partecipato alle serie Dexter, Bones, CSI: Miami e CSI: Scena del crimine. Ha 25 anni e due film in uscita.
Wes Chatham interpreta lo spesso Brian. Americano, ha partecipato al film The Help. Ha due film in uscita.
C.J. Thomason (vero nome Christopher John Thomason) interpreta lo sborone Chris. Americano, ha partecipato a film come Transformers e serie come CSI: NY, Harper's Island e The Big Bang Theory. Ha 30 anni e un film in uscita.
Tammin Sursok interpreta Natalie, la ragazza del gruppo. Sudafricana, ha partecipato a film come Aquamarine, alla soap australiana Home & Away e alla serie Hannah Montana. Ha 29 anni e un film in uscita.
Se Husk vi fosse piaciuto, innanzitutto sappiate che esiste un omonimo corto diretto nel 2008 sempre da Brett Simmons, con una trama simile al film (potete trovarlo su Vimeo se non ho visto male); inoltre, vi consiglierei di leggere I figli del grano, racconto di Stephen King che potete trovare nella splendida raccolta A volte ritornano. Grano rosso sangue invece, film tratto proprio da quel racconto, non ve lo consiglio perché è davvero bruttarello. ENJOY!
lunedì 4 giugno 2012
Get Babol! #23
Soddisfatta dalle attuali uscite italiane, passiamo a vedere cosa combinano nei lontani USA. Pochissima roba, ma almeno un film mi sta già facendo venire l'acquolina in bocca, anche se il 90% dei lettori non sarà sicuramente d'accordo!! ENJOY!
Piranha 3DD
Di John Gulager
Con Danielle Panabaker, David Hasselloff e Matt Bush.
Trama (da Imdb): Dopo quello che è successo al Victoria Lake, i sanguinosi piranha preistorici riescono ad arrivare in un nuovo parco acquatico...
Getglue me lo consiglia perché mi sono piaciuti L'armata delle tenebre e Splatters - Gli schizzacervelli. Non mi vergogno a dire che mi era piaciuto, e tantissimo, anche Piranha 3D di Alexandre Aja, proprio per la sua essenza di trashissima e assoluta supercazzola, con tanto di Eli Roth scatenato durante lo Spring Break. So che questo sarà una brutta copia dell'"originale", ma basta un nome a farmi giurare che andrò a vederlo quando uscirà in Italia: David Hasselloff, il mitico Mitch di Baywatch, l'unico e inimitabile Boozy David. Poi vabbé, torna anche Christopher Lloyd ma questo è un dettaglio. Ancora nessuna data di uscita italiana? Damn!!!
For Greater Glory
Di Dean Wright
Con Andy Garcia, Oscar Isaacs e Catalina Sandino.
Trama (da Imdb): Una cronaca della Guerra Cristera (1926 - 1929); una guerra condotta dal popolo messicano contro il governo ateo dell'epoca.
Getglue me lo consiglia perché mi è piaciuto Braveheart. Premesso che, nella mia grandissima ignoranza, non avevo idea dell'esistenza di una Guerra Cristera (né che il governo messicano un tempo avesse cercato di eliminare chiese e cristiani dal paese...) i film di questo genere non mi fanno impazzire. Questo For Greater Glory sfodera una coppia d'assi mica da ridere, ovvero Andy Garcia e Peter O'Toole, però mi piazza anche cartuccette come Eva Longoria e Nestor Carbonell che, per carità, adoro vedere nelle serie che li hanno resi famosi ma fuori dal piccolo schermo.... vabbé. Temo un polpettone zeppo di personaggi mal caratterizzati e un affossamento della realtà storica a favore di un romanzetto da due soldi.. e il trailer sembrerebbe confermare i miei timori. Eviteròllo. Data di uscita italiana non pervenuta.
Piranha 3DD
Di John Gulager
Con Danielle Panabaker, David Hasselloff e Matt Bush.
Trama (da Imdb): Dopo quello che è successo al Victoria Lake, i sanguinosi piranha preistorici riescono ad arrivare in un nuovo parco acquatico...
Getglue me lo consiglia perché mi sono piaciuti L'armata delle tenebre e Splatters - Gli schizzacervelli. Non mi vergogno a dire che mi era piaciuto, e tantissimo, anche Piranha 3D di Alexandre Aja, proprio per la sua essenza di trashissima e assoluta supercazzola, con tanto di Eli Roth scatenato durante lo Spring Break. So che questo sarà una brutta copia dell'"originale", ma basta un nome a farmi giurare che andrò a vederlo quando uscirà in Italia: David Hasselloff, il mitico Mitch di Baywatch, l'unico e inimitabile Boozy David. Poi vabbé, torna anche Christopher Lloyd ma questo è un dettaglio. Ancora nessuna data di uscita italiana? Damn!!!
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E ovviamente David che fa..? Il bagniiiiinooooooo!!!! |
For Greater Glory
Di Dean Wright
Con Andy Garcia, Oscar Isaacs e Catalina Sandino.
Trama (da Imdb): Una cronaca della Guerra Cristera (1926 - 1929); una guerra condotta dal popolo messicano contro il governo ateo dell'epoca.
Getglue me lo consiglia perché mi è piaciuto Braveheart. Premesso che, nella mia grandissima ignoranza, non avevo idea dell'esistenza di una Guerra Cristera (né che il governo messicano un tempo avesse cercato di eliminare chiese e cristiani dal paese...) i film di questo genere non mi fanno impazzire. Questo For Greater Glory sfodera una coppia d'assi mica da ridere, ovvero Andy Garcia e Peter O'Toole, però mi piazza anche cartuccette come Eva Longoria e Nestor Carbonell che, per carità, adoro vedere nelle serie che li hanno resi famosi ma fuori dal piccolo schermo.... vabbé. Temo un polpettone zeppo di personaggi mal caratterizzati e un affossamento della realtà storica a favore di un romanzetto da due soldi.. e il trailer sembrerebbe confermare i miei timori. Eviteròllo. Data di uscita italiana non pervenuta.
domenica 3 giugno 2012
Attack the Block - Invasione aliena (2011)
Con ben un anno di ritardo è approdato sugli schermi nostrani questo bellissimo Attack the Block - Invasione aliena (Attack the Block), diretto nel 2011 da Joe Cornish.
Trama: mentre una gang di ragazzini londinesi sta rapinando un' infermiera, dal cielo piove un piccolo, orrido alieno. Approfittando della confusione creata, la ragazza scappa e i teppistelli inseguono la creatura, uccidendola. La portano nel "blocco" come trofeo, senza rendersi conto che gli altri alieni, assai più grossi e feroci, cercheranno di recuperare il compagno caduto...
Dopo Quella casa nel bosco ecco arrivare in Italia un altro horror (in questo caso fantahorror) di altissima fattura, ben diretto, ben scritto, ben recitato e divertentissimo, che per una volta non è ambientato in America ma negli assai più interessanti quartieri a sud di Londra, dove il degrado e le gang la fanno da padrone. Per prendere definitivamente le distanze da un certo tipo di cinema, Joe Cornish gira un film con dei ragazzini come protagonisti, non con i soliti adolescenti in fregola, privandoli, almeno all'inizio, di ogni di innocenza o ingenuità, per poi mostrarceli come veramente sono: Attack the Block comincia infatti come una tamarrissima e cupa presa in giro di un classico come E.T. - L'extraterrestre. Nel film di Spielberg i ragazzini cercano di aiutare l'alieno a tornare a casa, qui invece inforcano le biciclette per inseguirlo, farlo a pezzi e portarlo allo streppone che vende erba e cocaina nel quartiere, specchio di come in trent'anni la società sia radicalmente cambiata. Moses e la sua gang non catturano da subito le simpatie dello spettatore, anzi. Sono cattivi, violenti, stupidi e stronzi, assolutamente serissimi nel loro ruolo di piccoli delinquenti e fin troppo simili agli orridi ragazzetti di Eden Lake, tanto da meritare di venire davvero mangiati dai mordaci alieni. Proseguendo la visione della pellicola, tuttavia, il regista li umanizza e li rende più simpatici e simili a normali ragazzini della loro età, prima ancora che il pericolo e la tragedia innestino il meccanismo tipico del romanzo di formazione e facciano maturare almeno il capobanda Moses, già più adulto e segnato rispetto ai suoi compagni.
Un horror con un cuore e parecchi momenti comici quindi, questo Attack the Block, ma innanzitutto un horror, con appunto tutte le dinamiche che lo rendono validissimo nel suo genere. Le creature innanzitutto hanno il vantaggio di non essere state create in CG e di risultare quindi più naturali, sia per gli attori che per lo spettatore; pur essendo stati quindi realizzati con un tocco davvero minimal, con l'unico, futuristico dettaglio di un set di zanne al neon, gli alieni che mettono a ferro e fuoco il "blocco" dove vivono i protagonisti non lesinano allo spettatore momenti di tensione o di puro gore che a volte ribaltano tutte le sue aspettative. Le inquietanti immagini degli "occhi" che spiano dalle finestre del palazzo o le riprese immerse nel fumo dei fuochi d'artificio denotano inoltre la bravura e l'attenzione messa dall'esordiente Joe Cornish nel girare (e nello scrivere, ovviamente) la pellicola, che vanta anche un cast di attori bravissimi e una colonna sonora splendida e adattissima alle atmosfere del film. La presenza di Nick Frost è, nel novanta per cento dei casi, praticamente una garanzia, ma anche i giovani attori che interpretano i protagonisti e tutti i comprimari che li affiancano sono espressivi, calati nei personaggi e a tratti esilaranti, tanto che l'unica cosa che mi ha turbato è stato il pur valido doppiaggio italiano, perché visto in originale Attack the Block dev'essere uno spettacolo ancor più bello. Se non avete voglia di andare a pesca o di comprarvi il DVD, però, vi consiglio ugualmente di andare al cinema e guardarvelo, perché merita davvero!
Di Nick Frost, che interpreta il fattisismo Ron, ho già parlato qui.
Joe Cornish è il regista e sceneggiatore della pellicola. Inglese, al suo primo film per il grande schermo, anche attore e produttore, ha 44 anni.
Luke Treadaway interpreta Brewis. Inglese, ha partecipato a film come Heartless, Scontro tra titani e Killing Bono. Ha 28 anni e quattro film in uscita.
Trama: mentre una gang di ragazzini londinesi sta rapinando un' infermiera, dal cielo piove un piccolo, orrido alieno. Approfittando della confusione creata, la ragazza scappa e i teppistelli inseguono la creatura, uccidendola. La portano nel "blocco" come trofeo, senza rendersi conto che gli altri alieni, assai più grossi e feroci, cercheranno di recuperare il compagno caduto...
Dopo Quella casa nel bosco ecco arrivare in Italia un altro horror (in questo caso fantahorror) di altissima fattura, ben diretto, ben scritto, ben recitato e divertentissimo, che per una volta non è ambientato in America ma negli assai più interessanti quartieri a sud di Londra, dove il degrado e le gang la fanno da padrone. Per prendere definitivamente le distanze da un certo tipo di cinema, Joe Cornish gira un film con dei ragazzini come protagonisti, non con i soliti adolescenti in fregola, privandoli, almeno all'inizio, di ogni di innocenza o ingenuità, per poi mostrarceli come veramente sono: Attack the Block comincia infatti come una tamarrissima e cupa presa in giro di un classico come E.T. - L'extraterrestre. Nel film di Spielberg i ragazzini cercano di aiutare l'alieno a tornare a casa, qui invece inforcano le biciclette per inseguirlo, farlo a pezzi e portarlo allo streppone che vende erba e cocaina nel quartiere, specchio di come in trent'anni la società sia radicalmente cambiata. Moses e la sua gang non catturano da subito le simpatie dello spettatore, anzi. Sono cattivi, violenti, stupidi e stronzi, assolutamente serissimi nel loro ruolo di piccoli delinquenti e fin troppo simili agli orridi ragazzetti di Eden Lake, tanto da meritare di venire davvero mangiati dai mordaci alieni. Proseguendo la visione della pellicola, tuttavia, il regista li umanizza e li rende più simpatici e simili a normali ragazzini della loro età, prima ancora che il pericolo e la tragedia innestino il meccanismo tipico del romanzo di formazione e facciano maturare almeno il capobanda Moses, già più adulto e segnato rispetto ai suoi compagni.
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I miei idoli, in assoluto.... |
Di Nick Frost, che interpreta il fattisismo Ron, ho già parlato qui.
Joe Cornish è il regista e sceneggiatore della pellicola. Inglese, al suo primo film per il grande schermo, anche attore e produttore, ha 44 anni.
Luke Treadaway interpreta Brewis. Inglese, ha partecipato a film come Heartless, Scontro tra titani e Killing Bono. Ha 28 anni e quattro film in uscita.
venerdì 1 giugno 2012
WE, Bolla! del 1/06/2012
Buon venerdì a tutti! Strana abbondanza di uscite questa settimana, sicuramente prodromo della probabile penuria estiva. Non lamentiamoci, visto che ce n’è davvero per tutti i gusti.. inoltre, dalle mie parti hanno anche tenuto Cosmopolis, il che mi pare un chiaro segno del destino, che mi impone di non fare la reffia e andarlo a vedere nonostante i mille dubbi che mi attanagliano. Vedremo, vedremo… nel frattempo ENJOY!!
Lorax - Il guardiano della foresta
Reazione a caldo: oh, che peccato…
Bolla, rifletti!: eh no, dai, una bastardata così non l’accetto. Gli spettacoli pomeridiani del Lorax, almeno dalle mie parti, saranno in 2D mentre quelli serali saranno in 3D. Questa costrizione mi porterà sicuramente a snobbare un film che avrei voluto vedere per due motivi: adoro il Dr. Suess, il creatore del Lorax appunto, e ho adorato Cattivissimo me, realizzato dagli stessi che hanno girato questo film. Il trailer prometteva un film esilarante e con delle immagini davvero bellissime, quindi rinuncio a malincuore e recupererò in seguito, che diamine!
Marilyn
Reazione a caldo: credo di essere l’unica a cui non interessa…
Bolla, rifletti!: finalmente My Week with Marilyn arriva in Italia, con un titolo assai semplificato e in un periodo in cui di uscite ce ne sono in abbondanza. Non sarò sicuramente tra quelli che lo andranno a vedere, anche se la trama mi sembra assai carina e la Williams molto adatta al ruolo dell’icona cinematografica per eccellenza. I motivi della mia rinuncia sono essenzialmente due: Marilyn Monroe non mi ha mai detto più di tanto, quindi non sono troppo interessata a vedere un biopic (per quanto sicuramente romanzato) a lei dedicato e non sono mai stata una grande fan della Williams. Anche questo Marilyn, però, potrei recuperarlo per una sera in cui sarò particolarmente ispirata.
Attack the Block - Invasione aliena
Reazione a caldo: Eccolo, finalmente!
Bolla, rifletti!: e finalmente anche il fanta-teen-horror di Joe Cornish arriva in Italia e soprattutto nel mio multisala, il che è quasi un miracolo! Il film che sicuramente andrò a vedere questa settimana, di cui ho sentito in generale parlare molto bene, con l’aggiunta della presenza di Nick Frost. Oddio, se c’è una cosa che mi perplime è un po’ il design dei mostri alieni, però sono molto curiosa di vederli in azione (non ho guardato i trailer apposta!!), sperando che Attack the Block non si riveli una belinata mortale.
Viaggio in paradiso
Reazione a caldo: Ossignur!
Bolla, rifletti!: Premesso che Get the Gringo, il titolo originale, è molto più trash e interessante, non so davvero cosa pensare del ritorno di Mel Gibson all’action, dopo anni di cinema impegnato al limite della lapidazione. Secondo me, il buon Mel aveva bisogno di soldi… illazioni a parte, il trailer di Viaggio in paradiso l’avevo beccato giusto per sbaglio una volta, a mo’ di meteora, e mi sembrava apprezzabile per una serata di svago. Purtroppo per Mel, ci sono altre priorità, anche se rivedere Peter Stormare in azione non mi sarebbe dispiaciuto.
Il cinema d’élite questa settimana abbandona la Francia, che l’ha fatta da padrone per un po’ di tempo, e volge lo sguardo sul cinema nostrano.
Ciliegine
Reazione a caldo: le ciliegie non mi piacciono.
Bolla, rifletti!: Laura Morante sarà sicuramente bella, capace, brava, non lo discuto assolutamente, stavolta è riuscita anche a diventare regista quindi doppio chapeau. Ma la storia di una donna che non riesce a mantenere in piedi una relazione che sia una perché inconsciamente teme gli uomini mi sa già di rottura di maroni lontano un miglio. Sarà che nutro forti pregiudizi su un certo cinema italiano, sarà che non amo molto le commedie sentimentali che commedie non sono, sarà quel che sarà ma sicuramente eviterò le Ciliegine e tutto il resto della frutta.
Lorax - Il guardiano della foresta
Reazione a caldo: oh, che peccato…
Bolla, rifletti!: eh no, dai, una bastardata così non l’accetto. Gli spettacoli pomeridiani del Lorax, almeno dalle mie parti, saranno in 2D mentre quelli serali saranno in 3D. Questa costrizione mi porterà sicuramente a snobbare un film che avrei voluto vedere per due motivi: adoro il Dr. Suess, il creatore del Lorax appunto, e ho adorato Cattivissimo me, realizzato dagli stessi che hanno girato questo film. Il trailer prometteva un film esilarante e con delle immagini davvero bellissime, quindi rinuncio a malincuore e recupererò in seguito, che diamine!
Marilyn
Reazione a caldo: credo di essere l’unica a cui non interessa…
Bolla, rifletti!: finalmente My Week with Marilyn arriva in Italia, con un titolo assai semplificato e in un periodo in cui di uscite ce ne sono in abbondanza. Non sarò sicuramente tra quelli che lo andranno a vedere, anche se la trama mi sembra assai carina e la Williams molto adatta al ruolo dell’icona cinematografica per eccellenza. I motivi della mia rinuncia sono essenzialmente due: Marilyn Monroe non mi ha mai detto più di tanto, quindi non sono troppo interessata a vedere un biopic (per quanto sicuramente romanzato) a lei dedicato e non sono mai stata una grande fan della Williams. Anche questo Marilyn, però, potrei recuperarlo per una sera in cui sarò particolarmente ispirata.
Attack the Block - Invasione aliena
Reazione a caldo: Eccolo, finalmente!
Bolla, rifletti!: e finalmente anche il fanta-teen-horror di Joe Cornish arriva in Italia e soprattutto nel mio multisala, il che è quasi un miracolo! Il film che sicuramente andrò a vedere questa settimana, di cui ho sentito in generale parlare molto bene, con l’aggiunta della presenza di Nick Frost. Oddio, se c’è una cosa che mi perplime è un po’ il design dei mostri alieni, però sono molto curiosa di vederli in azione (non ho guardato i trailer apposta!!), sperando che Attack the Block non si riveli una belinata mortale.
Viaggio in paradiso
Reazione a caldo: Ossignur!
Bolla, rifletti!: Premesso che Get the Gringo, il titolo originale, è molto più trash e interessante, non so davvero cosa pensare del ritorno di Mel Gibson all’action, dopo anni di cinema impegnato al limite della lapidazione. Secondo me, il buon Mel aveva bisogno di soldi… illazioni a parte, il trailer di Viaggio in paradiso l’avevo beccato giusto per sbaglio una volta, a mo’ di meteora, e mi sembrava apprezzabile per una serata di svago. Purtroppo per Mel, ci sono altre priorità, anche se rivedere Peter Stormare in azione non mi sarebbe dispiaciuto.
Il cinema d’élite questa settimana abbandona la Francia, che l’ha fatta da padrone per un po’ di tempo, e volge lo sguardo sul cinema nostrano.
Ciliegine
Reazione a caldo: le ciliegie non mi piacciono.
Bolla, rifletti!: Laura Morante sarà sicuramente bella, capace, brava, non lo discuto assolutamente, stavolta è riuscita anche a diventare regista quindi doppio chapeau. Ma la storia di una donna che non riesce a mantenere in piedi una relazione che sia una perché inconsciamente teme gli uomini mi sa già di rottura di maroni lontano un miglio. Sarà che nutro forti pregiudizi su un certo cinema italiano, sarà che non amo molto le commedie sentimentali che commedie non sono, sarà quel che sarà ma sicuramente eviterò le Ciliegine e tutto il resto della frutta.
giovedì 31 maggio 2012
Bollalmanacco On Demand: I duellanti (1977)
Eccoci di nuovo al discontinuo appuntamento con la rubrica Bollalmanacco on Demand! Oggi parliamo di un film scelto dal fan feisbucchiano Rosario, I duellanti (The Duellists), diretto nel 1977 dal regista Ridley Scott e tratto dal racconto The Duel di Joseph Conrad.
Il prossimo film On Demand non è ancora stato scelto! Il primo che ne chiederà uno, commentando sul blog o sul gruppo Facebook, sarà il fortunato "vincitore" e potrà costringermi a vedere e recensire quel che vuole!
Trama: siamo all’epoca delle guerre napoleoniche. Il soldato D’Hubert viene sfidato a duello dal soldato Feraud, per una questione d’onore. Da questo momento comincia una faida che si protrarrà fino al ritorno della monarchia.
Pur avendo studiato qualcosa di Conrad all’università, The Duel è un racconto che non conoscevo affatto e che non sono riuscita a leggere prima di guardare il film, quindi non potrò ovviamente fare un confronto tra i due; inoltre, anche per quanto riguarda il regista Ridley Scott non sarò in grado di approfondire la natura del suo modo di mettere in scena l’opera cartacea, visto che è un autore di cui non sono particolarmente appassionata e che quindi conosco assai poco. Dal punto di vista di un’assoluta profana, quindi, posso dire che I duellanti è un’affascinante storia d’onore ed ossessione, dove le regole della cavalleria spesso e volentieri superano quelle imposte dalla morale comune, il senso della famiglia, lo stesso spirito di sopravvivenza. Queste regole fondamentali non ci vengono spiegate bene nel corso del film, bensì vengono quasi date per scontate, al massimo suggerite, come se fossero parte dell’essenza stessa dei due personaggi principali, elementi imprescindibili del loro modo d’essere.
Il modo in cui il film ci racconta la storia risulta quindi parziale e a tratti straniante. Lo spettatore infatti impara a conoscere bene solo uno dei due contendenti, l’integerrimo D’Hubert; l’intera vicenda viene necessariamente filtrata dal suo punto di vista e non arriveremo mai a capire veramente cosa abbia scatenato l’odio di Feraud nei suoi confronti. Se, infatti, D’Hubert ci viene mostrato anche nei suoi momenti più “umani” e conviviali (con l’amante, gli amici, la sorella, la sposa), Feraud viene invece rappresentato come un’entità quasi astratta, misteriosa, un'implacabile forza della natura (e il volto ferino di Harvey Keitel ben si presta ad incarnarlo alla perfezione) che non si stanca di “perseguitare” il suo antagonista sia in tempo di guerra che in tempo di pace, diventando una costante della sua vita, sicura ed ineluttabile come la morte stessa. Se all’inizio riusciamo a comprendere il motivo scatenante dell’interminabile lotta tra i due, già alla fine del primo, feroce duello le motivazioni si perdono in un vortice di ossessione e irrazionalità, paura e desiderio di mettersi alla prova. Gli scontri tra D’Hubert e Feraud diventano così sempre più slegati dall’idea comune di duello, assai più vicini a quella di reciproco omicidio. E diventano anche sempre più coreografici ed emozionanti, allontanandosi dall’elegante ma statico ideale sdoganato dal Barry Lyndon di Kubrick, fino a diventare dei violenti e sanguinosi esempi di suspance.
Dopo il primo scontro tra i due (comunque già parecchio violento), infatti, lo spettatore assiste ad un incredibile duello con le sciabole, talmente furioso da provocare letteralmente scintille quando le lame si incrociano, e ad una sorta di macabro nascondino risolutivo, presso le rovine di un castello. Il mio momento preferito, tuttavia, si trova più o meno a metà della pellicola, quando D’Hubert si convince di stare per combattere l’ultimo duello, quello che lo porterà alla morte: l’idea di inframmezzare la corsa dei cavalli a secchi flash della vita del protagonista, prima di mostrare lo spruzzo di sangue che sancirà la fine dello scontro, è un capolavoro di suspance, regia e montaggio. Rimanendo sempre sull’aspetto tecnico della pellicola, l’influenza di Barry Lyndon si avverte per tutta la durata del film, soprattutto per quanto riguarda i paesaggi e la fotografia sia degli interni che degli esterni, ma Ridley Scott si concentra più su piani ravvicinati e sequenze dinamiche, poco interessato invero ad omaggiare i quadri e l’arte dell’epoca. Splendido, inoltre, il malinconico ed amaro finale, interamente dedicato alla misteriosa figura di Feraud e ad intensi primi piani degli occhi di Harvey Keitel. Insomma, I duellanti potrebbe non essere un film per tutti, ma a me è piaciuto molto quindi, se dovesse capitare, vi consiglio di guardarlo.
Ridley Scott è il regista della pellicola. Sicuramente uno dei più grandi (e discontinui in quanto a qualità) registi viventi, lo ricordo per film come Alien, Blade Runner, Legend, Black Rain – Pioggia sporca, Thelma & Louise, Soldato Jane, Il gladiatore, Hannibal, Black Hawk Down, Un’ottima annata e Robin Hood. Inglese, anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 75 anni e tre film di prossima uscita, tra cui quello che sarebbe dovuto essere il prequel di Alien, l’imminente Prometheus.
Keith Carradine interpreta D’Hubert. Figlio di John e fratello di David e Robert Carradine, ha partecipato a film come Nashville e Cowboys & Aliens, oltre a serie come Kung Fu, Criminal Minds, Numb3rs, Dexter e Dollhouse. Anche produttore e compositore, ha 63 anni e tre film in uscita.
Harvey Keitel interpreta Feraud. Grandissimo e versatile attore americano, sicuramente uno dei miei preferiti, lo ricordo per film come Mean Streets, Alice non abita più qui, Taxi Driver, L’ultima tentazione di Cristo, Thelma & Louise, Le iene, Sister Act – Una svitata in abito da suora, Il cattivo tenente, Lezioni di piano, Occhi di serpente, Pulp Fiction, Dal tramonto all’alba, Il mio west, Red Dragon, Il mistero dei templari; ha inoltre partecipato alle serie Hogan’s Heroes e Dark Shadows. Anche produttore, ha 73 anni e quattro film in uscita.
Albert Finney interpreta Fouche. Inglese, ha partecipato a film come Assassinio sull’Orient Express, Traffic, Big Fish – Le storie di una vita incredibile, Ocean’s Eleven e Un’ottima annata, oltre ad aver prestato la voce per La sposa cadavere. Anche produttore e regista, ha 76 anni e due film in uscita.
Se I duellanti vi fosse piaciuto, consiglierei la visione sia di Barry Lyndon che de Il gladiatore. Vi do l'appuntamento quindi al prossimo On Demand, sono curiosa di capire cosa mi toccherà vedere la prossima volta! ENJOY!
Il prossimo film On Demand non è ancora stato scelto! Il primo che ne chiederà uno, commentando sul blog o sul gruppo Facebook, sarà il fortunato "vincitore" e potrà costringermi a vedere e recensire quel che vuole!
Trama: siamo all’epoca delle guerre napoleoniche. Il soldato D’Hubert viene sfidato a duello dal soldato Feraud, per una questione d’onore. Da questo momento comincia una faida che si protrarrà fino al ritorno della monarchia.
Pur avendo studiato qualcosa di Conrad all’università, The Duel è un racconto che non conoscevo affatto e che non sono riuscita a leggere prima di guardare il film, quindi non potrò ovviamente fare un confronto tra i due; inoltre, anche per quanto riguarda il regista Ridley Scott non sarò in grado di approfondire la natura del suo modo di mettere in scena l’opera cartacea, visto che è un autore di cui non sono particolarmente appassionata e che quindi conosco assai poco. Dal punto di vista di un’assoluta profana, quindi, posso dire che I duellanti è un’affascinante storia d’onore ed ossessione, dove le regole della cavalleria spesso e volentieri superano quelle imposte dalla morale comune, il senso della famiglia, lo stesso spirito di sopravvivenza. Queste regole fondamentali non ci vengono spiegate bene nel corso del film, bensì vengono quasi date per scontate, al massimo suggerite, come se fossero parte dell’essenza stessa dei due personaggi principali, elementi imprescindibili del loro modo d’essere.
Il modo in cui il film ci racconta la storia risulta quindi parziale e a tratti straniante. Lo spettatore infatti impara a conoscere bene solo uno dei due contendenti, l’integerrimo D’Hubert; l’intera vicenda viene necessariamente filtrata dal suo punto di vista e non arriveremo mai a capire veramente cosa abbia scatenato l’odio di Feraud nei suoi confronti. Se, infatti, D’Hubert ci viene mostrato anche nei suoi momenti più “umani” e conviviali (con l’amante, gli amici, la sorella, la sposa), Feraud viene invece rappresentato come un’entità quasi astratta, misteriosa, un'implacabile forza della natura (e il volto ferino di Harvey Keitel ben si presta ad incarnarlo alla perfezione) che non si stanca di “perseguitare” il suo antagonista sia in tempo di guerra che in tempo di pace, diventando una costante della sua vita, sicura ed ineluttabile come la morte stessa. Se all’inizio riusciamo a comprendere il motivo scatenante dell’interminabile lotta tra i due, già alla fine del primo, feroce duello le motivazioni si perdono in un vortice di ossessione e irrazionalità, paura e desiderio di mettersi alla prova. Gli scontri tra D’Hubert e Feraud diventano così sempre più slegati dall’idea comune di duello, assai più vicini a quella di reciproco omicidio. E diventano anche sempre più coreografici ed emozionanti, allontanandosi dall’elegante ma statico ideale sdoganato dal Barry Lyndon di Kubrick, fino a diventare dei violenti e sanguinosi esempi di suspance.
Dopo il primo scontro tra i due (comunque già parecchio violento), infatti, lo spettatore assiste ad un incredibile duello con le sciabole, talmente furioso da provocare letteralmente scintille quando le lame si incrociano, e ad una sorta di macabro nascondino risolutivo, presso le rovine di un castello. Il mio momento preferito, tuttavia, si trova più o meno a metà della pellicola, quando D’Hubert si convince di stare per combattere l’ultimo duello, quello che lo porterà alla morte: l’idea di inframmezzare la corsa dei cavalli a secchi flash della vita del protagonista, prima di mostrare lo spruzzo di sangue che sancirà la fine dello scontro, è un capolavoro di suspance, regia e montaggio. Rimanendo sempre sull’aspetto tecnico della pellicola, l’influenza di Barry Lyndon si avverte per tutta la durata del film, soprattutto per quanto riguarda i paesaggi e la fotografia sia degli interni che degli esterni, ma Ridley Scott si concentra più su piani ravvicinati e sequenze dinamiche, poco interessato invero ad omaggiare i quadri e l’arte dell’epoca. Splendido, inoltre, il malinconico ed amaro finale, interamente dedicato alla misteriosa figura di Feraud e ad intensi primi piani degli occhi di Harvey Keitel. Insomma, I duellanti potrebbe non essere un film per tutti, ma a me è piaciuto molto quindi, se dovesse capitare, vi consiglio di guardarlo.
Ridley Scott è il regista della pellicola. Sicuramente uno dei più grandi (e discontinui in quanto a qualità) registi viventi, lo ricordo per film come Alien, Blade Runner, Legend, Black Rain – Pioggia sporca, Thelma & Louise, Soldato Jane, Il gladiatore, Hannibal, Black Hawk Down, Un’ottima annata e Robin Hood. Inglese, anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 75 anni e tre film di prossima uscita, tra cui quello che sarebbe dovuto essere il prequel di Alien, l’imminente Prometheus.
Keith Carradine interpreta D’Hubert. Figlio di John e fratello di David e Robert Carradine, ha partecipato a film come Nashville e Cowboys & Aliens, oltre a serie come Kung Fu, Criminal Minds, Numb3rs, Dexter e Dollhouse. Anche produttore e compositore, ha 63 anni e tre film in uscita.
Harvey Keitel interpreta Feraud. Grandissimo e versatile attore americano, sicuramente uno dei miei preferiti, lo ricordo per film come Mean Streets, Alice non abita più qui, Taxi Driver, L’ultima tentazione di Cristo, Thelma & Louise, Le iene, Sister Act – Una svitata in abito da suora, Il cattivo tenente, Lezioni di piano, Occhi di serpente, Pulp Fiction, Dal tramonto all’alba, Il mio west, Red Dragon, Il mistero dei templari; ha inoltre partecipato alle serie Hogan’s Heroes e Dark Shadows. Anche produttore, ha 73 anni e quattro film in uscita.
Albert Finney interpreta Fouche. Inglese, ha partecipato a film come Assassinio sull’Orient Express, Traffic, Big Fish – Le storie di una vita incredibile, Ocean’s Eleven e Un’ottima annata, oltre ad aver prestato la voce per La sposa cadavere. Anche produttore e regista, ha 76 anni e due film in uscita.
Se I duellanti vi fosse piaciuto, consiglierei la visione sia di Barry Lyndon che de Il gladiatore. Vi do l'appuntamento quindi al prossimo On Demand, sono curiosa di capire cosa mi toccherà vedere la prossima volta! ENJOY!
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