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mercoledì 22 aprile 2015

The Town That Dreaded Sundown (2014)

Ultimamente avevo un po' abbandonato il recupero dei Best Horror 2014 According to Lucia ma qualche sera fa ho deciso di riprendere il listone e guardare The Town That Dreaded Sundown, diretto nel 2014 dal regista Alfonso Gomez - Rejon.


Trama: Nel 1947 la cittadina di Texarkana è stata la sede di efferati omicidi compiuti da un maniaco mai catturato e durante gli anni '70 i delitti sono stati trasposti nel film The Town That Dreaded Sundown, riproposto ogni anno ad Halloween. Ai giorni nostri, il killer ricomincia a mietere vittime, cominciando proprio durante l'annuale proiezione del film...



Quando credevo che ormai lo slasher non mi potesse più sorprendere, ecco arrivare The Town That Dreaded Sundown che, con tutte le sue imperfezioni, è comunque un film che si dimostra intelligente fin dalle prime battute. Sì perché la pellicola di Alfonso Gomez - Rejon è un remake sui generis che non nasconde la sua natura di omaggio, anzi; per tutta la durata le immagini dell'originale La città che aveva paura si affiancano e si alternano a quelle degli eventi che stanno "realmente" accadendo e il film di Charles B. Pierce diventa così una parte fondamentale della trama, un protagonista al pari del killer incappucciato che torna a terrorizzare gli adolescenti infoiati di Texarkana. I personaggi si documentano sul caso non solo scartabellando archivi ma soprattutto riguardandosi ininterrottamente un filmaccio girato negli anni '70, spaventandosi o ridendo assieme agli spettatori, intervistando registi, speculando sui pensieri di una cittadina che sul nome di un serial killer ha fatto fortuna ma ha anche vissuto nel terrore, con tutte le conseguenze del caso. Tutto questo contorno metacinematografico che, a tratti, sfocia nel documentario, è ovviamente molto più interessante della parte slasher, soprattutto considerato quanto deludente e tirata per i capelli sia la scoperta dell'identità del killer ma c'è da dire che, per una volta, la protagonista non è una povera sciocchina senza cervello né spina dorsale e che la presenza di adolescenti imbecilli è ridotta all'osso, con i realizzatori che preferiscono concentrarsi sui pittoreschi "vecchi" che popolano la peculiare città di Texarkana, metà texana e metà dell’Arkansas, con due consigli comunali, due diversi corpi di polizia e conseguenti, inevitabili rivalità tra le sue due nature (e io che, scioccamente, pensavo che l'esotico nome Texarkana derivasse da chissà quale misterioso ed esoterico passato…).


Altro punto a favore di The Town That Dreaded Sundown è la sua natura indubbiamente stilosa. Il film è davvero bello e gradevole da vedere, Alfonso Gomez - Rejon mostra un gusto accattivante per la composizione delle immagini, la fotografia è nitida anche durante le sequenze notturne, i colori sono molto saturi ma non fastidiosi, il montaggio mixa sapientemente immagini vintage (tratte da La città che aveva paura ma non solo) a riprese "moderne" e il killer compare sempre in modi e luoghi inaspettati, come se avesse sempre fatto parte del paesaggio e noi ce ne accorgessimo solo quando è ormai troppo tardi. A proposito del killer, The Town That Dreaded Sundown è abbastanza gore e l'assassino particolarmente fantasioso (nonostante l'omicidio più eclettico venga ripreso praticamente identico all'originale e l'omaggio venga ribadito poco prima mostrando la stessa scena mentre uno dei personaggi guarda La città che aveva paura); le scene più sanguinose non sono molte, è vero, ma sono ben realizzate e tanto basta. Gli attori sono tutti abbastanza validi; come ho detto prima, la protagonista non è fastidiosa quanto altre sue "colleghe" anzi, a tratti ricorda la storica Sidney di Scream per il carico di sfiga che si porta appresso, ma gli elementi più pregevoli del cast sono fior di caratteristi come Anthony Anderson, Gary Cole e soprattutto il meraviglioso Denis O'Hare, professionisti in grado di prendere i loro personaggi "secondari" e renderli più tridimensionali di quelli principali. Per tutti questi motivi "tecnici" e non, ho trovato The Town That Dreaded Sunlight particolarmente piacevole. Sicuramente non è stato il film più innovativo del 2014 ma nel suo genere è comunque un piccolo gioiellino, da recuperare e vedere!


Di Veronica Cartwright (Lillian), Anthony Anderson (Lone Wolf Morales), Joshua Leonard (Agente Foster), Gary Cole (Capo Tillman), Ed Lauter (Sceriffo Underwood) e Denis O'Hare (Charles B. Pierce Jr.) ho già parlato ai rispettivi link.

Alfonso Gomez - Rejon è il regista della pellicola. Americano, ha diretto episodi di serie come Glee, Red Band Society e American Horror Story. Anche produttore, assistente alla regia e attore, ha 43 anni.


Addison Timlin interpreta Jami. Americana, ha partecipato a film come Derailed - Attrazione letale e Uomini di parola. Ha 24 anni e due film in uscita.


Edward Herrmann interpreta il reverendo Cartwright. Americano, ha partecipato a film come Ragazzi perduti, Richie Rich - Il più ricco del mondo, The Aviator, The Wolf of Wall Street e a serie come MASH, Oz, Una mamma per amica, Grey's Anatomy, 30 Rock, CSI - Scena del crimine e How I Met Your Mother; come doppiatore ha inoltre lavorato per serie come American Dad!. E' morto nel 2014, all'età di 71 anni.


Siccome The Town That Dreaded Sundown è un particolare "meta-sequel" di La città che aveva paura, se vi fosse piaciuto vi direi di recuperare il film del 1976 (che devo ancora vedere) e aggiungerei Venerdì 13 e Scream. ENJOY!

martedì 20 agosto 2013

Cujo (1983)

Basta con le classifiche e le recensioni sdolcinate, ri-buttiamoci sull'horror vintaggio che piace tanto a noi non-giovani e parliamo di Cujo, diretto nel 1983 dal regista Lewis Teague e tratto da quell'omonimo romanzo che il re King scrisse nel 1981.

Trama: una madre e suo figlio rimangono bloccati in macchina e braccati dal san bernardo Cujo, malato di rabbia e trasformato in un'implacabile e folle assassino.


Mentre guardavo Cujo pensavo a due cose in particolare. Una era il film Penny Dreadful, un'incredibile palla dove una ragazzetta rimane bloccata in macchina a causa di un maniaco che vuole farla fuori, un'ora e mezza di noia e non ho detto gioia. L'altra era la camurriosissima serie Under The Dome, che prende uno dei romanzi migliori di King e, puntata dopo puntata, ne seleziona le cose più noiose ed inverosimili e le scodella al pubblico, buttando nel cestino qualsiasi elemento che potrebbe invece renderla più interessante. Nel 1983 il regista Lewis Teague e gli sceneggiatori Don Carlos Dunaway e Lauren Currier riuscivano invece a trarre una pellicola assolutamente dignitosa da una delle opere più angoscianti e crudeli di King mantenendone praticamente intatto lo spirito, lasciando lo spettatore con il cuore in gola a più riprese e usando in tutto due dollari e pochi effetti speciali. Poi dicono che i tempi cambiano in meglio, eh. Per carità, non voglio con questo dire che Cujo sia IL film horror per eccellenza, né la miglior trasposizione Kinghiana del mondo, però fa la sua porchissima figura nonostante siano passati 30 anni dalla sua realizzazione... e nonostante lo abbia visto in questi giorni per la prima volta!!


Non rileggo Cujo ormai da qualche anno ma mi ha fatto molto piacere che il film non si concentrasse esclusivamente sul cane del titolo ma mantenesse il parallelo tra mostri di fantasia e mostri reali senza sforare nel sovrannaturale come succedeva in parte nel romanzo. La terribile e realistica crudeltà di Cujo risiede interamente nella figura del piccolo Tad (interpretato magistralmente da un pargolo in grado di far accapponare la pelle per quanto urla e piange in maniera realistica.. secondo me il cane gli faceva davvero paura, poverino) e nei suoi normalissimi terrori infantili, come il mostro sotto il letto o il ba-bau nell'armadio. Per un bambino anche il percorso al buio dalla porta della camera al lettino è una traversata immane e zeppa di pericoli ed è bellissima la sequenza girata al ralenti dove tutto ciò che circonda Tad sembra essere grande e minaccioso. I genitori possono "ingannare" i piccoli, creare delle parole magiche per cacciare i mostri, ma cosa succede quando poi questi ultimi escono dall'armadio e minacciano fisicamente le vite dei bambini? Il senso d'impotenza di una madre indifesa viene reso perfettamente dal viso stravolto della bravissima Dee Wallace, fisicamente impossibilitata a tenere testa ad un enorme e sanguinario San Bernardo che, trasfigurato quasi in un terribile demone guardiano, impedisce a lei e al figlio di respirare aria fresca, bere, dormire, condannandoli così ad una lenta e terribile agonia.


Come il romanzo, anche il film costruisce il senso di terrore a poco a poco, preparando lo spettatore alle inevitabili sequenze clou scavando nella psicologia dei personaggi (i Cambers madre e figlio che scappano dal LORO ba-bau, il freddo e dispotico meccanico, Donna che "condanna" il figlio anche a causa delle sue scappatelle...) e trasformando il docile Cujo da San Bernando giocherellone a incubo a quattro zampe sporco, insanguinato, malato e pazzo, mentre i colori della fotografia si fanno sempre più virati su rosso, giallo e marrone a mano a mano che la macchina in cui sono rinchiusi Donna e Tad diventa prima fornace poi bara. E se anche il finale della pellicola è diverso da quello del romanzo (ma quanto diverso? A noi spettatori non è dato sapere precisamente quale sarà il destino di madre e figlio...) non importa, perché l'importante è che lo spirito del Cujo kinghiano non sia andato perduto e che lo spettatore possa soffrire e tornare a sentirsi un piccolo bimbo alle prese con mostri più grandi di lui. Per le calde sere estive e per tutti gli amanti di King, questo è un film perfetto.


Di Dee Wallace (Donna Trenton) e Ed Lauter (Joe Camber) ho già parlato ai rispettivi link.

Lewis Teague è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come L'occhio del gatto, Il gioiello del Nilo, Hazzard vent'anni dopo ed episodi della serie Nash Bridges. Anche attore, sceneggiatore e produttore, ha 75 anni.


Christopher Stone interpreta Steve Kemp. Marito di Dee Wallace, ha partecipato a film come L'ululato e a serie come Hunter, Wonder Woman, La donna bionica, Chips, Hazzard, Dallas, A-Team, MacGyver, La signora in giallo e Lassie. Anche regista, è morto nel 1995 all'età di 53 anni.


Se il film vi fosse piaciuto, oltre a consigliarvi caldamente la lettura di Cujo, vi direi di recuperare un paio di pellicole "a tema" come Il cane infernale e Il migliore amico dell'uomo (che ricordo da qualche Notte Horror anni '90) oppure Monkey Shines - Esperimento nel terrore e Christine - La macchina infernale. ENJOY!!


giovedì 7 giugno 2012

The Artist (2011)

Con un ritardo di mesi sono finalmente riuscita a vedere The Artist, diretto nel 2011 dal regista Michel Hazanavicius e vincitore di ben cinque premi Oscar, tra cui miglior film e miglior attore protagonista.


Trama: George Valentin è una star del cinema muto che, per colpa del suo carattere vanesio ed orgoglioso, rifiuta di accettare l’avvento del sonoro. Nel momento in cui, però, viene abbandonato e dimenticato da tutti, una sola persona cerca di risollevarlo: la star nascente Peppy Miller.


Finalmente anche io potrò dire: l’ho visto. Mesi e mesi a sentire o leggere persone che si profondevano in lodi sperticate per questo The Artist, per la mancanza di sonoro, per l’uso del bianco e nero, per questo meraviglioso Dujardin, io ad aggrottare le sopracciglia rosicando per la mancata visione… e dopo tanta attesa, quel che mi vien da dire è “carino, sì. Molto carino”. E basta, però, perché mi è sembrato di leggere un episodio di X – Men: First Class. Storie mutuate dal passato, una copia quasi anastatica dello stile dei disegnatori e sceneggiatori anni ’60, aggiornate vagamente ai gusti del pubblico attuale e prive del fascino che innegabilmente possiedono le vecchie storie… o in questo caso i vecchi film muti. Volete mettere, infatti, Dujardin che gigioneggia mostrando 87 denti bianchissimi a capolavori come, che so, Metropolis o Nosferatu o Il monello? Io forse sono la persona più ignorante sulla faccia della terra, ma ritengo The Artist niente più che un divertissement cinefilo, una presa di posizione su come, in questi tempi di 3D, effetti speciali e storie arzigogolate, anche un film “semplice” possa riscuotere un successo mondiale. Ma da qui a gridare al capolavoro ne passa.


Non nego che la storia raccontata in The Artist sia molto coinvolgente, visto anche che parecchie star del muto sono entrate nella stessa spirale di autolesionismo e depressione che tocca il personaggio di George Valentin; la triste ed amara nostalgia richiamata dalle splendide musiche, dalle immagini di un tempo che non tornerà più, dai costumi vintage e persino dalle fumose (in senso letterale) sale cinematografiche gremite di spettatori ridenti e stupiti è palpabile per tutta la durata del film ed è quella particolarità che, sicuramente, me lo ha fatto apprezzare più di tutto il resto. Mi è piaciuta molto anche l’idea di rappresentare “fisicamente” il rifiuto di George Valentin, incarnato dall’incubo dove tutti parlano o emettono suoni tranne lui, oppure sul finale, quando dopo aver accettato il progresso il film si trasforma in una pellicola sonora; ho trovato anche molto azzeccato l’uso delle didascalie “ingannevoli”, soprattutto per il colpo di scena verso la fine. Gli attori, lo ammetto, sono tutti molto bravi. Oltre a Dujardin, che riesce a trasformarsi da insopportabile piacione ad umanissimo relitto alcolizzato senza risultare forzato o caricaturale, ho adorato l’interpretazione di James Cromwell nei panni del fedele autista Clifton e mi è molto piaciuta anche la frizzantissima Bérénice Bejo, nonostante la sua Peppy Miller sia da prendere a schiaffoni i parecchie occasioni. Però, la visione di The Artist non mi ha lasciata così soddisfatta da annoverarlo nell’elenco dei miei film cult. A ripensarci, sonoro a parte, con il bianco e nero avevano già giocato, tra gli altri, i Coen e Burton, tirando fuori due capolavori come L’uomo che non c’era e Ed Wood, pellicole da rivedere non una, ma mille volte. The Artist, invece, pur essendo un film di cui consiglio la visione, rimarrà lì, come un ricordo piacevole, ma nulla più.


Di John Goodman (Al Zimmer), Malcom McDowell (una delle comparse) e Missi Pyle (Constance) ho già parlato nei rispettivi link.

Michel Hazanavicius è il regista della pellicola. Francese, ha recentemente diretto Gli infedeli. Anche sceneggiatore e attore ha 45 anni e un film in uscita.


Jean Dujardin interpreta George Valentin. Francese, ha partecipato a film come Lucky Luke, Piccole bugie tra amici e Gli infedeli. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 40 anni e due film in uscita.


Bérénice Bejo interpreta Peppy Miller. Argentina, ha partecipato a film come Il destino di un cavaliere. Ha 36 anni e tre film in uscita.


James Cromwell interpreta Clifton. Americano, lo ricordo per film come Invito a cena con delitto, La rivincita dei nerds (con seguiti), Explorers, Pink Cadillac, Babe, maialino coraggioso, L.A. Confidential, Species II, Deep Impact, Babe va in città, Il miglio verde, Angels in America, inoltre ha partecipato a serie come MASH, La famiglia Bradford, La casa nella prateria, Casa Keaton, Dallas, Riptide, Supercar, Hunter, Ai confini della realtà, Magnum P.I., Quell'uragano di papà, E.R. - Medici in prima linea, Six Feet Under e 24. Anche produttore, ha 72 anni e due film in uscita.


Beth Grant interpreta la cameriera di Peppy. Americana, ha partecipato a film come Rain Man – L’uomo della pioggia, Il piccolo grande mago dei videogames, Linea mortale, La bambola assassina 2, La metà oscura, Speed, A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar, Il dottor Doolittle, Donnie Darko, Little Miss Sunshine, Non è un paese per vecchi e a serie come Santa Barbara, Hunter, La signora in giallo, Friends, Jarod il camaleonte, Sabrina vita da strega, Angel, X – Files, CSI, Malcom, Six Feet Under, My Name is Earl, Bones, La vita secondo Jim, Medium e Criminal Minds. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 63 anni e sette film in uscita.


Ed Lauter (vero nome Edward Matthew Lauter III), interpreta il maggiordomo di Peppy. Americano, lo ricordo per film come King Kong (quello del 1976), Cujo, La rivincita dei nerds II, Nato il quattro luglio, Una vita al massimo, Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby, Number 23 e per serie come Charlie’s Angels, Magnum P.I., The A – Team, Miami Vice, La signora in giallo, Renegade, X – Files, Highlander, Walker Texas Ranger, Millenium, Streghe, E.R. – Medici in prima linea, CSI, Cold Case e Grey’s Anatomy. Ha 72 anni e due film in uscita. 
Penelope Ann Miller interpreta Doris. Americana, ha partecipato a film come Risvegli, Un poliziotto alle elementari, Charlot, Carlito’s Way, L’uomo ombra, Relic – L’evoluzione del terrore, The Messengers e a serie come L’albero delle mele, Casa Keaton, Miami Vice, CSI: NY, Desperate Housewives. Ha 48 anni e tre film in uscita.


Segnalo inoltre la presenza nel cast di Joel Murray (fratello del più famoso Bill Murray e storico amico “scemo” di Greg nella sit com Dharma e Greg), qui nei panni del poliziotto che segue il cagnolino allarmato dall’incendio. Altra menzione d'onore va doverosamente dedicata a Douglas Fairbanks, famosissimo divo dei film d'avventura anni '20-'30: il film che George Valentin guarda sul suo proiettore è infatti Il segno di zorro, che vede come protagonista l'attore americano e i cui piani ravvicinati sono stati modificati, sostituendo Fairbanks con Dujardin. Beccateve 'sta botta de cultura e... ENJOY!!




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