venerdì 16 ottobre 2015

Suburra (2015)

Approfittando della Festa del Cinema mercoledì sono andata a vedere Suburra, film diretto dal regista Stefano Sollima e tratto dall'omonimo romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo.


 Trama: a Roma, nel novembre del 2011, si intrecciano i destini del parlamentare corrotto Malgradi, del boss Samurai, del PR Sebastiano e di due famiglie di spicco della malavita romana, il tutto mentre il Papa confida al camerlengo uno sconvolgente segreto...


Non può piovere per sempre, si diceva in un vecchio cult anni '90. Eppure, quel che resta soprattutto del film di Sollima è la visione di un impenetrabile muro di incessante pioggia, mentre nelle nostre orecchie riverbera continuo lo scrosciare di un novello diluvio universale. Sembra quasi che un impietoso giudizio divino sia intenzionato a spazzare via la Capitale dalla faccia della Terra, a mondarla da tutto lo sporco e la corruzione che albergano nella Suburra, naturale evoluzione della sub-urbe dell'antichità e sentina dove allignano malviventi, drogati, codardi, schiavi del potere, prostitute, pervertiti e politici della lega più infima che possiate immaginare. Con tutta quest'acqua, uno pensa, sarebbe naturale mondarsi dallo schifo che Sollima sbatte sul grande schermo, invece no: si esce dalla visione di Suburra sentendosi sporchi, con un gran peso sullo stomaco, il terrore di venire colpiti da atti di violenza gratuita, desiderosi soltanto di respirare aria fresca e purgarsi il cervello. Forse perché è più facile chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie, fingendo che gli orrori raccontati dal regista siano frutto di fantapolitica o pregiudizi sinistroidi e populisti quando la realtà edulcorata ci passa davanti tutti i giorni appena accendiamo la TV e cominciamo a guardare il telegiornale: Tangentopoli, Mafia Capitale, politici di destra che scivolano prima al centro poi a sinistra, PDini che ragionano come i Berlusconiani, gente che muore sulle strade, pedofilia, prostituzione, scandali in Vaticano, chi più ne ha più ne metta, sono cose talmente radicate nella nostra concezione di società che, raccontate con piglio professionale da un mezzobusto, arrivano a sembrarci distanti e quasi accettabili, una terribile, normale amministrazione che ci indigna per un paio di giorni, sì, giusto il tempo di scrivere qualche status su Facebook, prima di dimenticarle per sempre. Eppure ricordo bene quando da bambina avevo un sacro terrore di quella "cosa" chiamata Mafia, capace di renderti orfana o ucciderti senza un perché, magari davanti a membri compiacenti delle forze dell'ordine. Ricordo molto bene il senso d'impotenza provato davanti allo sceneggiato La Piovra, nel quale politici, magistrati e delinquenti cospiravano uniti dall'unico scopo di fare soldi senza preoccuparsi del sangue che avrebbe bagnato le strade. Forse se lo ricorda anche Sollima perché, sfruttando i recenti scandali romani, il regista firma un La Piovra 2.0 capace di suscitarmi lo stesso senso di angoscia ed impotenza provato da bambina.


Dimenticate Quei bravi ragazzi, Casinò, Mean Streets, persino Romanzo criminale. Nella macchina da presa di Sollima non c'è posto per la punta di indulgenza, il rispetto e il glamour scorsesiani e neppure per il carisma di Freddo e compagnia, c'è solo la grandissima, stomachevole consapevolezza del vuoto cosmico incarnato dai figli di mignotta che sfilano sullo schermo. Personaggi patetici che, come diceva Frankie Hi NRG, hanno mani "ipocrite, mani che fan cose che non si raccontano altrimenti le altre mani chissà cosa pensano" e che, come ratti, bisbigliano i loro piani truci lontani da occhi indiscreti. Nonostante la pioggia battente, infatti, buona parte di Suburra è girato in interni (il parlamento, la cafonissima villa degli zingari, il centro commerciale, gli abitacoli delle auto, le camere d'hotel, le discoteche) o comunque dentro pochi ambienti esterni ben delimitati che si ripropongono ciclicamente per tutta la durata della pellicola. La gente comune non ha la facoltà di entrare in questi luoghi di potere e quando lo fa (o quando ne esce, più o meno volontariamente) si fa molto male perché l'insidiosa Suburra romana ha delle zanne potenti ed invisibili, zeppe di un veleno che è sia temporale che spirituale. Avrete notato, nel trailer, la presenza di un Pontefice. Ecco, il Papa che se ne va e se ne lava le mani di tutto, dando inizio di fatto al countdown verso l'apocalisse che coinciderà con la caduta del governo, è la rappresentazione perfetta di come non esistano redenzione o salvezza per nessuno dei protagonisti né tantomeno per i poveracci che si limitano a vivere all'ombra della Capitale; esistono solo piccole, dolorose vittorie (o meglio, vendette) temporanee, patetiche illusioni di un potere eterno, deliri di onnipotenza e la consapevolezza che i cosiddetti "pesci grossi" non sono altro che avannotti ai quali basta un niente per essere dimenticati e sostituiti dai loro simili fatti della stessa, vomitevole pasta. Tutto questo schifo viene "nobilitato" dalla bravura di Sollima e degli attori coinvolti (Favino è la quintessenza del laido, Germano un topo di fogna fatto e finito, Amendola un perfetto "signor nessuno" come il Massimo Carminati a cui si ispira, la coppia di coatti formata da Alessandro Borghi e Greta Scarano subisce un'evoluzione sorprendente e apprezzatissima, Adamo Dionisi incarna spavaldo un personaggio vomitevole al quale non avrei esistato a spaccare la testa con un badile) e da una colonna sonora a dir poco splendida e coinvolgente, elementi indispensabili per rendere la visione di Suburra piacevole senza però mitigare neppure per un istante l'enorme pugno che vi sfonderà lo stomaco mentre state comodamente seduti in poltrona. Io, incurante dell'angoscia che ancora mi attanaglia, aspetto con ansia sia di riguardare Suburra sia l'uscita della serie nel 2017 e intanto ringrazio Sollima per aver completato la tripletta di gioielli italiani usciti nell'anno cinematografico in corso.


 Di Pierfrancesco Favino (Filippo Malgradi), Elio Germano (Sebastiano) e Antonello Fassari (il padre di Sebastiano) ho già parlato ai rispettivi link.

Stefano Sollima è il regista della pellicola. Originario di Roma, ha diretto film come ACAB - All Cops Are Bastards, ed episodi di serie come Un posto al sole, Romanzo Criminale - La serie e Gomorra - La serie. Anche sceneggiatore, ha 49 anni.


Claudio Amendola interpreta il Samurai. Nato a Roma, lo ricordo per film come Vacanze di Natale, Vacanze in America, Soldati - 365 all'alba, Mery per sempre, Ultrà, I mitici - Colpo gobbo a Milano e per serie come Felipe ha gli occhi azzurri e I Cesaroni. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 52 anni.


Jean-Hugues Anglade interpreta il Cardinale Berchet. Francese, lo ricordo per film come Nikita, Jona che visse nella balena, Killing Zoe e Identità violate, inoltre ha partecipato a serie come I Soprano. Anche regista e sceneggiatore, ha 60 anni e due film in uscita.


Se Suburra vi fosse piaciuto recuperate ACAB - All Cops Are Bastards e Romanzo Criminale. ENJOY!

giovedì 15 ottobre 2015

(Gio)WE, Bolla! del 15/10/2015

Buon giovedì a tutti! Oggi è l'ultimo giorno della Festa del Cinema, volete mica rinunciare ad andare in sala? Per aiutarvi, ecco un elenchino di ciò che è uscito, almeno dalle mie parti... ENJOY!

Suburra
Reazione a caldo: Meraviglia!
Bolla, rifletti!: L'ho visto ieri sera e spero di riuscire a parlarne entro domenica. Nell'attesa fidatevi sulla parola, andatelo a vedere perché quest'ennesimo Romanzo Criminale crudo e spietato potrebbe essere davvero uno dei film dell'anno.

Lo stagista inaspettato
Reazione a caldo: Bah.
Bolla, rifletti!: Mi puzza di belinata lontano un miglio ma chissà, magari visti i due bravi protagonisti principali si potrebbe riuscire a sorvolare sulla trama. A prescindere, non andrò a vederlo comunque.

Maze Runner - La fuga
Reazione a caldo: Mah
Bolla, rifletti!: Seguito di un film che non ho mai visto, facente parte di una saga che non conosco e che, a dirla tutta, nemmeno mi interessa. La fantascienza per ragazzini la lascio volentieri al target a cui è diretta.

Al cinema d'élite danno IL film che avrei voluto assolutamente vedere questa settimana...

The Lobster
Reazione a caldo: Wow!!
Bolla, rifletti!: In un futuro nemmeno troppo distante, la gente è costretta a vivere in coppia, pena la trasformazione in animali. Basterebbe solo questo fantasioso incipit a convincermi a vedere questo film ma anche la presenza di attori che apprezzo molto è un ulteriore incentivo!!



mercoledì 14 ottobre 2015

Grano rosso sangue (1984)

Lo sapete che ogni tanto mi piace cimentarmi col vintage quindi in questi giorni ho tirato fuori dal cilindro Grano rosso sangue (Children of the Corn), diretto nel 1984 dal regista Fritz Kiersch e tratto dal racconto di Stephen King I figli del grano, contenuto nella raccolta A volte ritornano.


Trama: durante un viaggio in macchina, due fidanzati investono apparentemente un bambino. In realtà il piccolo era già morto e, cercando una stazione di polizia per denunciare l'omicidio, i due scopriranno l'orribile segreto che si nasconde nella città di Gaitlin...


Prima di cominciare a parlare di Grano rosso sangue forse è meglio che vi avverta di quanto questo post sarà poco obiettivo, in quanto AMO il racconto originale di Stephen King. Nonostante infatti legga King dall'età di 13 anni è capitato poche volte che provassi realmente paura o non dormissi la notte dopo aver affrontato un suo romanzo o un suo racconto ma il 90% delle storie contenute in A volte ritornano mi mettono i brividi e I figli del grano a mio avviso è una delle più terrificanti che il Re abbia mai scritto. Ecco perché, per quel che mi riguarda, Grano rosso sangue è una schifezzuola della peggior specie. E pensare che il film comincerebbe anche bene, con un'introduzione di 10 minuti cattivissima e ben girata, accompagnata dall'inquietante cantilena che perseguiterà lo spettatore per tutta la durata della pellicola. Questo folgorante inizio tuttavia è proprio una delle cose che condanna ciò che segue all'ignominia perché il mistero dei Figli del grano è, di fatto, ciò che rende intrigante il racconto Kinghiano, all'interno del quale la coppia in crisi formata da Burt e Vicky vagano inquietati da tutte le stranezze anacronistiche presenti nell'apparente cittadina fantasma di Gaitlin mentre intorno a loro il grano non smette di frusciare; è attraverso immagini simboliche ed indizi che il lettore arriva a provare lo stesso inspiegabile terrore dei protagonisti, che si accentua ulteriormente dopo la comparsa dei piccoli adepti di Colui che Cammina tra i Filari, divinità implacabile e terribile venerata da bambini dei quali non veniamo a sapere nient'altro che i nomi. Le potenti immagini dei mostruosi crocifissi fatti di foglie di grano intrecciate, degli occhi rossi di Colui che Cammina tra i Filari o dell'onnipresente ed opprimente grano, nel film vengono edulcorate e rese meno disturbanti dalla scelta di dare un passato e una personalità ad alcuni dei bambini, che diventano figure rassicuranti e quasi "carine", mentre Vicky e Burt passano dall'essere ignare vittime sacrificali a riluttanti salvatori, protagonisti di un banale horror a sfondo "demoniaco" dove ci scappa persino un esorcismo. Laddove il racconto di King non lasciava speranza a nessuno dei coinvolti, men che meno al lettore, il film di Kiersch si appropria del pensiero finale di una dei protagonisti cartacei e lo mette in pratica, offrendo allo spettatore un finale tanto rassicurante quanto debole.


Alla mancanza di atmosfera causata da un approccio assai codardo nei confronti del racconto, va aggiunta anche una generale pezzenteria per quel che riguarda la realizzazione del film che, a differenza di molti suoi coetanei, si porta addosso i suoi più di trent'anni come se fossero sessanta. A parte la musica e l'inizio, infatti, c'è ben poco da ricordare di questo Grano rosso sangue, un film zeppo di attori svogliati (con tutto il rispetto per Linda "Sarah Connor" Hamilton ma tra lei e Peter Horton fanno a gara a chi ha la faccia meno espressiva e anche un vecchio caratterista come R.G. Armstrong risulta inutile, messo giusto per aggiungere una non necessaria nota di colore bucolico...) e ancor più brutti effetti speciali, che si riducono fondamentalmente a nubi turbinanti e a una sorta di disturbo statico che ad un certo punto avvolge interamente il folle predicatore in miniatura Isaac. A proposito del quale spunta l'unica cosa davvero interessante, e anche un po' aberrante, della pellicola: John Franklin all'epoca aveva ben VENTICINQUE anni e sebbene il suo corpo, a causa del nanismo ipofisario, fosse bene o male quello di un ragazzino, il suo viso era già palesemente segnato come quello di un adulto. Non è un caso che John Franklin sia diventato il personaggio icona del film, tanto da ritornare nel 1999 in uno dei mille seguiti di Grano rosso sangue, Children of the Corn 666 - Il ritorno di Isaac, uscito solo per il mercato dell'home video, anche perché la scelta di utilizzare un attore col fisico di un bambino e lo sguardo di un adulto è stata probabilmente l'unica azzeccata dai realizzatori del film e l'unico elemento dissonante in grado di perturbare lo spettatore. Il resto, è un mero utilizzo "scenografico" delle bizzarrie inquietanti inserite da King nel racconto e, mi duole dirlo, una pellicola dimenticabile e immeritatamente entrata a far parte dei cult horror degli anni '80. Personalmente non ve lo consiglio ma vi invito a recuperare I figli del grano e, ovviamente, A volte ritornano nella sua interezza!

Fritz Kiersch (vero nome George Keith Kiersch) è il regista della pellicola. Americano, ha diretto una mezza dozzina di film che assolutamente non conosco, come Ultima occasione, The Stranger e The Hunt. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 64 anni.


Linda Hamilton interpreta Vicky. Americana, la ricordo per film come Terminator, Terminator 2: Il giorno del giudizio, Rosso d'autunno e Dante's Peak - La furia della montagna, inoltre ha partecipato a serie come La signora in giallo, Hercules, La vita secondo Jim e Weeds. Ha 59 anni e un film in uscita.


R.G. Armstrong (vero nome Robert Golden Armstrong Jr.) interpreta Diehl. Americano, ha partecipato a film come Il mio nome è Nessuno, La macchina nera, Mister miliardo, Il paradiso può attendere, Il cane infernale, Predator, Dick Tracy e a serie come Ai confini della realtà, Alfred Hitchcock presenta, Perry Mason, Starsky e Hutch, Fantasilandia, Charlie's Angels, Dinasty, Hazzard, Walker Texas Ranger e Millenium. E' morto nel 2012, all'età di 95 anni.


John Franklin (vero nome John Paul Salapatek) interpreta Isaac. Americano, ha partecipato a film come La bambola assassina, La famiglia Addams (anche a La famiglia Addams 2, sempre nei panni di Cugino Itt), Children of the Corn 666 - Il ritorno di Isaac e Python - Spirali di paura. Anche sceneggiatore, ha 56 anni.


Robby Kiger, che interpreta il piccolo Job, avrebbe partecipato anche ad uno dei cult della mia infanzia, Scuola di mostri, prima di sparire dalle scene. Stranamente, Grano rosso sangue non ha avuto subito dei sequel ma ha dovuto aspettare fino al 1992 prima che la Trans Atlantic Entertainment decidesse di cominciare a mungere la vacca con Grano rosso sangue II: Sacrificio finale, a cui sono seguiti Grano rosso sangue III: Urban Harvest, Inferno a Grand Island (il primo ad essere uscito straight to video, una dimenticabile boiata con Naomi Watts e Karen Black che passava spesso a Notte Horror), Gli adoratori del male (edito straight to video negli USA ma, chissà perché, arrivato due anni dopo nelle sale cinematografiche italiane e io, scema, ero anche andata al cinema a vederlo senza sapere che mi sarei trovata davanti l'ennesimo sequel di Grano rosso sangue!), Children of the Corn 666 - Il ritorno di Isaac, Children of the Corn: Revelation (entrambi usciti straight to video) e Children of the Corn: Genesis; oltre a questi, esiste anche un film TV del 2009 intitolato Campi insanguinati, giunto anche sui canali satellitari italiani. Vi sconsiglierei di recuperare quest'ammasso di boiate ma se Grano rosso sangue vi fosse piaciuto potrebbero interessarvi altri horror come Cimitero vivente, Il giglio nero, Il presagio, Il villaggio dei dannati e The Children. ENJOY!!

martedì 13 ottobre 2015

Il Bollodromo #17: Lupin III - L'avventura italiana - Sotto copertura al liceo

Dopo la bellezza di due episodi piacevoli e divertenti credevate che la fortuna avesse cominciato a girare per Lupin III - L'avventura italiana, vero? Poveri gonzi, non avevate tenuto conto di una tecnica chiamata "allungare la broda con inguardabili episodi di raccordo"... ENJOY!

Toh, beccatevi due sise. Tanto per gradire.
L'episodio 16 della serie, Sotto copertura al liceo, comincia, neanche a dirlo, con un furto già avvenuto. O forse il famigerato Diamante di Cleopatra che, narra la leggenda, ama cambiare proprietario di continuo, è finito in mano a Lupin dopo che il ladro aveva aperto un pacchetto di patatine, chissà. Insomma, Lupin è lì che si bulla con Jigen di avere finalmente preso possesso di questo Diamante quando arriva Zenigata e il ladro inciampa in una lattina di Peroni, cosa che fa finire la gemma nello zaino di uno scugnizzo in moto, STRANAMENTE con il casco. Tenete a mente lo scivolone sulla lattina perché sarà il fil rouge della puntata, quasi tutti i personaggi franeranno miseramente a terra scivolando su qualcosa, che fa sempre tanto ridere. Non sto a raccontarvi ogni dettaglio di questo squallido episodio ma, in pratica, Lupin decide di fingersi insegnante di liceo per riuscire a trovare lo scugnizzo in questione (il che dimostra come i giapponesi ignorino la situazione scolastica italiana, visto che Lupin si presenta semplicemente come sostituto di un insegnante al preside e quest'ultimo accetta di buon grado di accoglierlo...); all'interno dell'istituto ci sono però quattro insegnanti che, terrorizzati da un branco di tamarrissimi strozzini, decidono di difendersi costruendo una bomba. Se già vi sembrava imbarazzante che Lupin dovesse finire a fare il Robin Williams della situazione in un liceo italiano, dovete sapere che i quattro volponi hanno un bisogno DISPERATO di un diamante che funga da isolante all'interno di detta bomba. D'altronde, pensateci, quale militante dell'ISIS non dispone di miniere personali onde far funzionare i suoi ordigni? Per favore.

Orridi goblin deformi. Orridi goblin deformi col chiulo enorme e le gambe a stecco.
L'episodio, disegnato peggio del solito, penalizzato dall'orrendo character design dei personaggi secondari e da un insolito piattume anche per quel che riguarda i principali, si trascina fiacco tra trashate frutto delle peggiori incomprensioni culturali (gli studenti per ubriacarsi usano l'Amaretto di Saronno e persino il CYNAR. Siete pazzi???), dialoghi da antologia (uno degli insegnanti dice agli altri "in fondo anche i criminali sono persone, chiediamogli scusa!!" A degli strozzini? In Italia? E vogliamo commentare il biglietto con cui Lupin inganna Zenigata? No, di quello vi beccate un fermo immagine dopo ma sappiate che la polizia si scomoda per un coniglio), personaggi sprecati (scomodare Jigen per salvare quattro oloturie...) e filosofia da libro di Fabio Volo sul finale, raggiungendo di fatto nuovi scampoli d'assenza e finendo dritto nella top 5 delle peggiori puntate della serie. Verrà presto superato, ahimé, dal prossimo episodio, IL GIORNO LIBERO DI LUPIN. Vi dico solo che durante il promo Fujiko osa dire, cito testualmente, "Anche i più famosi ladri internazionali a volte hanno bisogno di prendersi una pausa. [...] Nonostante non abbiano tesori da rubare o obiettivi da colpire, una cagnolina farà capolino nella loro giornata di FERIE" ecc. ecc. Figli cari, in 17 episodi non avete mai avuto NULLA da rubare o da colpire, tranne i marroni degli spettatori!! E l'escamotage del cane, dopo quello dei ragazzini rapiti o degli studenti di liceo, è indice che ormai gli sceneggiatori hanno toccato il fondo, non ce la posso fare per altre nove puntate...

Ormai abbiamo superato il fondo e raggiunto il nucleo terrestre...

Episodi 1- 4
Episodi 5 - 7
Episodi 8-10
Episodi 11-13 
Episodio 14 
Episodio 15

domenica 11 ottobre 2015

Lost After Dark (2014)

Qualche sera fa avevo bisogno di scaricarmi un po' quindi, memore del consiglio di Lucia, ho deciso di guardare Lost After Dark, diretto e co-sceneggiato nel 2014 dal regista Ian Kessner.


Trama: un gruppo di studenti decide di scappare durante un ballo scolastico e passare un weekend in un rifugio di proprietà di una delle ragazze. Quando il pulmino della scuola, rubato dai giovani virgulti, li lascerà a piedi in mezzo a un bosco, per i fuggitivi comincerà un sanguinosissimo incubo...


Cosa si chiede di solito ad uno slasher? Che sia cattivissimo, esagerato e che intrattenga, direi. Se ciò è vero, allora Lost After Dark è un ottimo esempio del genere, con una piccola marcia in più. Il film, scritto evidentemente da una persona che è cresciuta a pane e horror, ha infatti la miracolosa capacità di spiazzare lo spettatore scafato che, di solito, davanti a queste pellicole sfodera una risata snob e stila un pronostico sull'ordine in cui verranno uccisi i protagonisti; personalmente, davanti alla seconda ed inaspettata uccisione ho rischiato di soffocarmi coi Tic Tac alla banana e da quel momento in poi non ho più staccato gli occhi dallo schermo. Oddio, non è vero, a un certo punto ho guardato altrove perché l'omaggio al genere diventava un po' troppo Fulciano e nel 2014 non usano più la pasta di mandorle per realizzare determinate, delicatissime parti anatomiche, ma per il resto sono stata totalmente catturata. Anche perché Lost After Dark ha un secondo pregio, quello di essere ironico ed ignorante al punto giusto (e non parlo solo dell'ignoranza degli interpreti, per quanto confondere "cannibal" e "cannonball" sia una mossa da maestro quasi quanto l'inusuale destino di un povero cagnetto), infarcito da un citazionismo gradevole ma non insopportabile e, ovviamente, stilosetto quanto basta per farsi ricordare un po' più a lungo rispetto alla media di questo tipo di pellicole soprattutto per chi, come me, è nato e cresciuto negli anni '80. E voi direte, che palle questi omaggi continui a quell'epoca neppure troppo lontana! Avete ragione ma mi sono divertita talmente tanto guardando Lost After Dark che anche la noia nei confronti dell'ormai eccessiva celebrazione di quegli anni è finita un po' in secondo piano.


Lost After Dark è anche bello a vedersi. Nonostante un paio di sgranature e di "missing reels" (onestamente, l'unico momento davvero WTF della pellicola) prese di peso da un film di Rodriguez o Tarantino, le scenografie e i costumi sono molto curati e, soprattutto, pur essendo un film ambientato interamente di notte non c'è un solo momento in cui la fotografia sia così scura da non capire quello che si ha davanti, anzi, la nitidezza delle scene notturne ha un che di spettacolare. Degli effetti speciali ho già parlato. Lost After Dark è molto sanguinoso e indugia parecchio su alcune uccisioni splatter e lente, che sfidano la sopportazione dello spettatore, ma si diletta anche con sequenze rapide ed inaspettate, in grado invece di mettere alla prova l'autocontrollo; a prescindere da quali metodi di "tortura" cinematografica preferiate, sappiate che sono entrambi realizzati benissimo, con perizia e palese amore per l'horror sanguinario. Anche gli attori sono molto bravi e, cosa strana per un horror, riescono a rendere gradevoli persino dei personaggi stereotipati che normalmente si vorrebbe vedere morti (buona parte del merito è da attribuire ovviamente agli sceneggiatori ma anche l'interpretazione degli attori è importante), in più la pellicola di Ian Kessner vede come esilarante guest star un Robert Patrick invecchiato ma molto ironico, protagonista di un paio di sequenze molto ma molto gustose. In definitiva, Lost After Dark è un film che potrebbe piacere parecchio agli amanti del genere, magari stanchi di anni ed anni di pellicole derivative e realizzate a tirar via; i non appassionati però si astengano.


Di Robert Patrick, che interpreta Mr. C, ho già parlato QUI.

Ian Kessner è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. E' anche produttore e attore.


Nei panni dello sceriffo, sul finale, compare Nick Rosenthal, regista del secondo episodio della saga Halloween, ovvero Il signore della morte, e di Halloween - La resurrezione. Detto questo, se Lost After Dark vi fosse piaciuto consiglierei di recuperare un po' di classici slasher anni '80 come Venerdì 13, Halloween - La notte delle streghe e Non aprite quella porta. ENJOY!


venerdì 9 ottobre 2015

Lupin III: L'uovo di Colombo (1999)

Afflitta come sono dal diludendo per L'avventura italiana è normale che io mi aggrappi ancor più ai vecchi anime di Lupin ed è per questo che oggi parlerò del TV Special Lupin III: L'uovo di Colombo (ルパン三世 愛のダ・カーポ〜FUJIKO'S Unlucky Days〜 - Rupan Sansei Ai no da capo - Fujiko's Unlucky Days), diretto nel 1999 dal regista Shin'ichi Watanabe.


Trama: dopo un appuntamento con Lupin, Fujiko e il ladro gentiluomo vengono attaccati e, nella fuga, lei perde la memoria proprio dopo avere scoperto il segreto del fantomatico Uovo di Colombo. Lupin deve così recuperare sia il ricordo del tesoro sia quello dell'amore di Fujiko...



L'uovo di Colombo è forse uno dei TV Special più weird, ironici ed incasinati tra tutti quelli che mi è capitato di vedere. La colpa (o il merito?) di ciò va senza dubbio al folle Shin'ichi Watanabe che, per chi se lo fosse scordato, è quel regista che va in giro conciato come un Lupin afro e che, in questo sembiante, si è inserito a forza tra i personaggi di Excel Saga col nome di Nabeshin. Anzi, secondo me è riuscito ad infilarsi anche ne L'uovo di Colombo, che vede come principale antagonista di Lupin un tale Nazarof, praticamente la versione capellona e in giacca verde del ladro gentiluomo, un trasformista dalla fastidiosa risata ma con gli stessi "appetiti" di quel vecchio porco di Arsenico: oggetto del contendere dei due, infatti, non è solo la memoria perduta di Fujiko ma sono soprattutto le grazie della suddetta, che in questo Special TV è particolarmente gnocca. Talmente gnocca da stuzzicare l'interesse del primo personaggio più o meno dichiaratamente lesbico del franchise, ovvero la bionda Rosaria, che si erge a cavalierA servente della povera Fujiko, smemorata e ridotta ad essere un'indifesa e delicata damsel in distress. Nonostante Rosaria sia, in virtù di ciò, un personaggio potenzialmente interessante, va detto anche che la sottotrama a lei dedicata è un casino senza capo né coda, un pasticcio che mescola ingegneria genetica, sconvolgimenti climatici, riferimenti a 007 e persino al conflittuale e malatissimo rapporto tra i due personaggi chiave di Neon Genesis Evangelion, il mollo Shinji e suo padre Genzo. Fatal difetto de L'uovo di Colombo è proprio la sua trama sfilacciata e zeppa di carne al fuoco, che spesso perde di vista il fulcro centrale della storia, ovvero "l'amore da capo", il tentativo maldestro di Lupin di farsi ricordare da Fujiko con conseguente riflessione su quale sia la vera natura del sentimento tra i due, uno dei più complessi mai creati per una serie animata: stando alle parole della Fujiko smemorata, molto probabilmente il suo non è Amore e mai lo sarà, non nel senso comunemente inteso da noi mortali, è più un affetto complice rafforzato dalla matematica certezza che Lupin sarà sempre l'unico punto fermo della sua complicata esistenza. D'altra parte, il ladro gentiluomo sarebbe impossibile da ingabbiare in una relazione monogama però Fujiko è intrigante proprio per la sua essenza sfuggente, come se fosse l'unico tesoro che Lupin non riuscirà mai a rubare se non magari, come diceva Willow, "quando saranno entrambi vecchi, coi capelli blu, e si incontreranno per caso svoltando un angolo ad Istanbul".


Bando ai sentimentalismi però, non è proprio il caso. Anche perché, come dicevo sopra, L'uovo di Colombo è fatto di momenti seri, tristi e anche violenti ma abbonda soprattutto di episodi ironici, paradossalmente non affidati a Zenigata (ve lo credevate! La verità è che l'ispettore si vede proprio poco e ci fa la solita figura di tolla...), bensì a Jigen e Goemon. Ebbene sì, ai personaggi potenzialmente più badass dell'intera serie. Se avete pensato che il tasso di GHENDERRR venisse portato a livello "arancione" solo dalle tendenze di Rosaria, "guarita" giusto poco prima della fine dal carisma di Lupin, sappiate che non solo avrete modo di vedere uomini travestiti da donna che indossano soltanto biancheria intima ma anche, orrore!!, un momento particolarmente yaoi (per quanto non consenziente) tra un premuroso Goemon e un orripilato Jigen, costretto a sottostare ad una fastidiosa respirazione bocca a bocca e a fare gargarismi col colluttorio per il resto dello special. Il samurai si profonde inoltre in una sorta di trucco magico che consente ai motori spenti di ripartire e in generale si presta a molti siparietti divertenti che, stranamente, non stonano con l'usuale carattere serio del personaggio e, soprattutto, sono perfettamente coerenti con il clima principalmente demenziale de L'uovo di colombo, che recupera una parvenza di serietà giusto sul finale. A parte questo paio di cosucce e la scelta di mostrare una Fujiko inedita, questo Special TV non si distingue troppo dagli altri già esaminati in precedenza: l'animazione è piacevole così come il character design, le musiche di Yuji Ono si lasciano ascoltare come sempre ed è soprattutto molto bella la canzone che si sente nei titoli di coda, dove Fujiko, purtroppo per Lupin, torna normale... chissà, se fosse rimasta priva di memoria ce ne sarebbe anche stato stavolta!!! Speriamo che il ladro gentiluomo prima o poi riesca a combinare qualcosa!

Shin'ichi Watanabe è il regista della pellicola. Giapponese, ha diretto episodi di serie come Excel Saga, Puni Puni Poemi e Tenchi Muyo! GXP. Anche animatore, doppiatore, sceneggiatore e produttore, ha 51 anni.


Se L'uovo di Colombo (conosciuto anche come Lupin III - L'amore da capo: Fujiko's Unlucky Days) vi fosse piaciuto QUI trovate il link a tutti gli altri film di Lupin di cui ho parlato finora. ENJOY!

giovedì 8 ottobre 2015

(Gio)WE, Bolla! del 8/10/2015

Buon giovedì a tutti! La settimana prossima, dal 12 al 15 ottobre, ci sarà la Festa del Cinema, durante la quale il biglietto costerà 3 euro. Siccome solitamente la programmazione cambia al giovedì, con pochissime eccezioni, ecco i pochi film che avrò a disposizione per sfruttare questa promozione che, come al solito in Italia, è stata realizzata coi piedi... ENJOY!

Black Mass
Reazione a caldo: Oh!
Bolla, rifletti!: Nonostante ultimamente Johnny Depp sia sceso parecchio nella mia classifica di attori, Black Mass racconta una storia di mafia e criminali, ovvero le mie preferite, quindi già per questo merita di essere visto. A quanto pare poi è anche un bel film, quindi tanto meglio.

Hotel Transylvania 2
Reazione a caldo: Ooh!
Bolla, rifletti!: Il primo Hotel Transylvania mi era piaciucchiato abbastanza ma temo un po' la maledizione dei seguiti e, soprattuttamente, il doppiaggio italiano. Credo che attenderò un'uscita in DVD per recuperarlo, senza fretta.

Al cinema d'élite aprono le porte al nemico...

Life
Reazione a caldo: Ah, Robert Pattinson!!
Bolla, rifletti!: Per un attimo ho avuto paura che il ruolo di James Dean lo avessero affidato al monoespressivo Robert, invece è toccato all'inquietante Dane DeHaan, sicuramente più adatto. Però, sinceramente, non essendo cresciuta nel mito di Dean la storia di un servizio fotografico che sfocia in virile amicizia tra fotografo e star mi sconfinfera davvero poco...

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