L'"allegria" che ha pervaso le mie ferie natalizie si è impennata brutalmente durante la visione di Brimstone, film diretto e sceneggiato nel 2016 dal regista Martin Koolhoven.
Trama: l'arrivo di un nuovo reverendo sconvolge la vita di una tranquilla famiglia ai tempi del Far West...
Mi avevano avvertita che Brimstone sarebbe stato un bel calcio nello stomaco ma francamente speravo nelle solite iperboli risolvibili in un "nulla di fatto". E, detto in tutta sincerità, l'ambientazione da western e la durata di quasi tre ore mi hanno causato più di un dubbio all'inizio, uno scompenso durato un minuto scarso perché Brimstone agguanta lo spettatore alla gola fin da subito e lo percuote, senza lasciarlo andare, fino alla fine della pellicola. Pur non essendo un horror vero e proprio, Brimstone mette in scena l'Orrore con la O maiuscola, quel genere di situazione che porta qualsiasi persona dotata di un cervello a bestemmiare ogni divinità pregando che l'antagonista principale crepi nel modo peggiore possibile e a coprirsi gli occhi davanti a cose inenarrabili; è quel genere di film che ti conforta con la bellezza di una regia e una fotografia prive di difetti, pulite e bellissime, intanto che ti racconta le peggio bastardate di un mondo rigurgitante ignoranza. Fulcro della storia è Liz, una bravissima Dakota Fanning, "ostetrica" del villaggio nonché muta. L'aura che avvolge Liz è misteriosa e il suo lavoro in una società particolare ed isolata come quella del far west (il film a occhio e croce è ambientato nel diciannovesimo secolo) è in odore di stregoneria e proprio la caccia alle streghe pare la direzione in cui è rivolto Brimstone, almeno all'inizio. L'arrivo del nuovo reverendo, interpretato dal più cattivo Guy Pearce che abbia mai visto sullo schermo, turba visibilmente Liz, al punto che lo spettatore horror più smaliziato potrebbe immaginare un paio di svolte della trama, ovvero quella in cui il reverendo in realtà è l'Anticristo (e tutto lo farebbe supporre, ma anche un fantasma, come hanno fatto notare alcuni critici) oppure quella in cui Liz verrà tacciata di stregoneria e arsa sul rogo dal pio quanto maledettissimo esponente del clero. In verità, e qui smetto di raccontare la storia, Brimstone si sviluppa in modo ancora differente, facendo ricorso ad un'interessante divisione in capitoli e ad una tecnica di narrazione a ritroso che svela il terrificante arcano in maniera elegante, efficace e a dir poco scioccante.
Koolhoven racconta una società estremamente maschilista dal punto di vista di una donna, anzi, di più donne che ne hanno viste di cotte e di crude, il cui unico desiderio è una vita serena in cui le proprie figlie possano crescere senza il timore di venire insidiate da orchi che le vedono come un mero accessorio arrivando a stravolgere ogni legge, terrena o divina, per rafforzare la loro presunta supremazia maschile. E' angosciante il modo in cui, nel film, tutto ciò che dovrebbe di regola essere "puro" o comunque "giusto" venga ignobilmente corrotto per i bisogni di una singola persona capace di fare leva sull'ignoranza di una congregazione di fedeli oppure su quella di un branco di bifolchi assetati di sangue, eppure è probabilmente quello che succedeva all'epoca, anche se noi, quando pensiamo a "western", pensiamo ad eroici sceriffi solitari dal grilletto facile per i quali le donne sono un allegro "di più", un premio alla fine di un'avventura. Nonostante l'introduzione e nonostante l'adozione di un punto di vista prettamente femminile, in Brimstone non ci sono però eroine infallibili alla Beatrix Kiddo ma solo donne che cercano disperatamente di sopravvivere in un mondo pronto a masticarle e sputarle, una società che non perdona e offre come via di fuga solamente la morte. Diverse storie scorrono parallele nel film, con rimandi continui all'una o all'altra linea temporale, ma la morte è l'unica costante di ognuna di essere, assieme al terrore; i deboli ricorrono alla morte per fuggire a un destino ingrato, lasciando le persone amate in balia del pericolo, alcuni la sfruttano proprio per proteggere i propri cari, altri le vanno incontro con serenità, consapevoli di amare ed essere amati e, soprattutto, di avere fatto tutto il necessario per coloro che sono riusciti a rimanere in vita. Non si vede tanto gore in Brimstone ma c'è tanta, tantissima violenza. E non è tanto quella fisica a turbare, ché la maggior parte delle scene scioccanti rimane fortunatamente fuori campo, quanto quella psicologica, l'angoscia di quasi tre ore di umiliazioni, ingiustizie, torture e orribili pensieri che vanno a formarsi inevitabilmente nella mente dello spettatore. Strano trovare tanta bellezza nell'orrore e viceversa, eppure Brimstone ci riesce e, anche solo per questo, è un film che merita di essere visto e amato, anche se forse una seconda visione risulterebbe molto difficile, più della prima.
Di Dakota Fanning (Liz), Guy Pearce (il Reverendo) e Carice Van Houten (Alice) ho già parlato ai rispettivi link.
Martin Koolhoven è il regista e sceneggiatore della pellicola. Originario dei Paesi Bassi, ha diretto film come Schnitzel Paradise e Winter in Wartime, entrambi inediti in Italia. Anche attore, ha 49 anni.
Paul Anderson interpreta Frank. Inglese, ha partecipato a film come A Lonely Place to Die, Sherlock Holmes - Gioco di ombre, Legend, Revenant - Redivivo e a serie come Doctor Who. Ha 39 anni e un film in uscita.
Kit Harington interpreta Samuel. Inglese, famosissimo Jon Snow della serie Il trono di spade, ha partecipato a film come Silent Hill: Revelation 3D e da doppiatore ha lavorato nel film Dragon Trainer 2. Anche sceneggiatore e produttore, ha 32 anni e un film in uscita.
Se avete pensato che l'attore che interpreta Wolf vi ricordasse
qualcuno, per esempio Tim Roth, siete sulla giusta strada: trattasi
infatti del figlio Jack, comparso anche in Rogue One e L'uomo di neve. Carla Juri, che interpreta Elizabeth Brundy, era invece la dottoressa Ana Stelline dell'ultimo Blade Runner 2049. A Mia Wasikowska era stato offerto il ruolo di protagonista ma l'attrice ha rinunciato per prendersi un periodo di riposo; la sua defezione ha causato un po' di ritardi in fase di produzione e, pensando che il film non si facesse più, anche Robert Pattinson si è tirato indietro, lasciando il posto a Kit Harrington (e pentendosene amaramente una volta visto il film...). Se Brimstone vi fosse piaciuto recuperate La morte corre sul fiume, The Hateful Eight e Bone Tomahawk. ENJOY!
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domenica 28 gennaio 2018
mercoledì 15 febbraio 2017
Incarnate (2016)
Approfittando di uno sconto e nonostante i pareri contrari dei più, lunedì sono andata a vedere l'horror Incarnate, diretto nel 2016 dal regista Brad Peyton.
Trama: uno scienziato riesce ad entrare nella mente delle persone possedute e ad espellere il Maligno penetrando nei loro sogni. Dopo una lunga ricerca, un giorno l'uomo si trova davanti proprio il demone che ha provocato la morte dei suoi familiari, incarnatosi in un ragazzino di undici anni...
Qualcuno, mi pare forse Mr. Ink, parlando di Incarnate mi aveva detto che come pilot per una serie TV avrebbe anche potuto essere interessante ma così è diventato un lavoro fatto a tirar via. Mi spiace prendere in prestito le parole di altri per cominciare un post ma ritrovandomi a concordare in toto con questo giudizio non posso farne a meno stavolta. Incarnate parte infatti da un concetto MOLTO intrigante, quello dell'approccio scientifico nei confronti dell'esorcismo: banditi bibbie, preti e crocefissi il protagonista del film segue più il metodo "Inception" e, tramite un intricato gioco di fili, cavetti e aggeggi medici, si collega alla mente del posseduto, imprigionato all'interno di un sogno creato dal demone che, nel frattempo, fa quello che vuole col corpo dell'ospite. Se una simile idea fosse stata spalmata all'interno di una serie di lunghezza standard, diciamo una dozzina di puntate, probabilmente avremmo avuto un prodotto intrigante, con almeno un caso a settimana, una storia a lungo termine (quella della vendetta del Dr. Ember contro il demone reo di avergli ucciso moglie e figlioletto) culminante nel confronto finale con l'Arcidiavolo di fine livello e magari un bel cliffhanger, visto che la serie probabilmente non sarebbe stata rinnovata. Avendo invece a disposizione un'ora e mezza, lo sceneggiatore Ronnie Christensen è stato costretto a condensare un mucchio di cose importanti come senso di dovere, vendetta, famiglie allo sbando, suggestioni demoniache, segretucci vaticani, preti cattivelli, diavoli ancora più cattivi, assistenti nerd, finali a "sorpresa" e quant'altro, col risultato di offrire appena un assaggio del tutto e, ancora peggio, di costringere i personaggi ad exploit di demenza rara perché "altrimenti la trama non va avanti". Un esempio senza spoiler? Per tutto il film viene fatto divieto assoluto di toccare i posseduti in quanto il demone può trasferirsi da un corpo all'altro con un semplice contatto, soprattutto quando viene messo alle strette, e ovviamente i personaggi ad un certo punto, ovvero quando è più utile ai fini della trama, dimenticano questo divieto nel giro di un paio di fotogrammi.
Ci sarebbero mille altri punti interrogativi all'interno della trama, oltre ad un'abbondanza quasi illegale di momenti paraculi, ma non vale neppure la pena di elencarli visto che, probabilmente, tra un paio di giorni avrò già dimenticato il film. L'altro problema di Incarnate, in quanto prodotto minore della Blum House, è quello infatti di essere privo di personalità e fiaccato da una regia totalmente anonima (come c'è finito, peraltro, un regista di film supercazzola/catastrofici come Brad Peyton a girare un horror?), incapace persino di valorizzare i già pochi jump scare presenti nel film. Stendiamo un velo pietoso anche sugli attori. Il povero Aaron Eckhart è anche troppo intenso per una pellicola così sciatta ma il fatto che abbia preso a modello il Di Caprio di Inception e il Tenente Dan di Forrest Gump non lo aiuta certo a dare spessore ad un personaggio abbozzato su un foglio di carta igienica; il resto delle figure che popolano il film sono delle semplici macchiette, stereotipi a due gambe, che vanno dal padre ubriacone e violento alla madre "coraggio", passando per il prete scomunicato (? Ecco, lì però vanno fatti i complimenti agli scenografi, soprattutto al coraggio di infilare un ghepardo impagliato nel garage/rifugio dell'esorcista), gli assistenti nerd e stilosetti al posto dei quali sarebbero andati bene anche due cartonati e l'inviata del Vaticano che è un incrocio tra una porno segretaria e una suora. L'unico elemento positivo di Incarnate è che gli effetti speciali sono ridotti al minimo, cosa che ha consentito di evitare l'uso estensivo di una CGI probabilmente imbarazzante. In due parole, Incarnate è un film senza infamia né lode che consiglio di bypassare in favore di prodotti più meritevoli (pensate che ci hanno messo tre anni a distribuirlo, ci sarà un motivo).
Di Aaron Eckhart (Dr. Ember) e Catalina Sandino Moreno (Camilla) ho già parlato ai rispettivi link.
Brad Peyton è il regista della pellicola. Canadese, ha diretto film come Cani & gatti - La vendetta di Kitty e San Andreas. Anche produttore, ha 38 anni e tre film in uscita.
Carice Van Houten interpreta Lindsey. Olandese, ha partecipato a film come Operazione Valchiria, Intruders e a serie quali Il trono di spade; come doppiatrice, ha lavorato per le serie I Simpson e Robot Chicken. Ha 41 anni.
Rosario Dawson era stata scelta per il ruolo di Camilla ma fortunatamente per lei impegni pregressi l'hanno tenuta lontana dal film. Se volete tentare film simili a Incarnate ce n'è una riga ma quelli che meritano sono davvero pochi, come L'esorcista, Sinister e, in tempi più recenti, Ouija - L'origine del male. ENJOY!
Trama: uno scienziato riesce ad entrare nella mente delle persone possedute e ad espellere il Maligno penetrando nei loro sogni. Dopo una lunga ricerca, un giorno l'uomo si trova davanti proprio il demone che ha provocato la morte dei suoi familiari, incarnatosi in un ragazzino di undici anni...
Qualcuno, mi pare forse Mr. Ink, parlando di Incarnate mi aveva detto che come pilot per una serie TV avrebbe anche potuto essere interessante ma così è diventato un lavoro fatto a tirar via. Mi spiace prendere in prestito le parole di altri per cominciare un post ma ritrovandomi a concordare in toto con questo giudizio non posso farne a meno stavolta. Incarnate parte infatti da un concetto MOLTO intrigante, quello dell'approccio scientifico nei confronti dell'esorcismo: banditi bibbie, preti e crocefissi il protagonista del film segue più il metodo "Inception" e, tramite un intricato gioco di fili, cavetti e aggeggi medici, si collega alla mente del posseduto, imprigionato all'interno di un sogno creato dal demone che, nel frattempo, fa quello che vuole col corpo dell'ospite. Se una simile idea fosse stata spalmata all'interno di una serie di lunghezza standard, diciamo una dozzina di puntate, probabilmente avremmo avuto un prodotto intrigante, con almeno un caso a settimana, una storia a lungo termine (quella della vendetta del Dr. Ember contro il demone reo di avergli ucciso moglie e figlioletto) culminante nel confronto finale con l'Arcidiavolo di fine livello e magari un bel cliffhanger, visto che la serie probabilmente non sarebbe stata rinnovata. Avendo invece a disposizione un'ora e mezza, lo sceneggiatore Ronnie Christensen è stato costretto a condensare un mucchio di cose importanti come senso di dovere, vendetta, famiglie allo sbando, suggestioni demoniache, segretucci vaticani, preti cattivelli, diavoli ancora più cattivi, assistenti nerd, finali a "sorpresa" e quant'altro, col risultato di offrire appena un assaggio del tutto e, ancora peggio, di costringere i personaggi ad exploit di demenza rara perché "altrimenti la trama non va avanti". Un esempio senza spoiler? Per tutto il film viene fatto divieto assoluto di toccare i posseduti in quanto il demone può trasferirsi da un corpo all'altro con un semplice contatto, soprattutto quando viene messo alle strette, e ovviamente i personaggi ad un certo punto, ovvero quando è più utile ai fini della trama, dimenticano questo divieto nel giro di un paio di fotogrammi.
Ci sarebbero mille altri punti interrogativi all'interno della trama, oltre ad un'abbondanza quasi illegale di momenti paraculi, ma non vale neppure la pena di elencarli visto che, probabilmente, tra un paio di giorni avrò già dimenticato il film. L'altro problema di Incarnate, in quanto prodotto minore della Blum House, è quello infatti di essere privo di personalità e fiaccato da una regia totalmente anonima (come c'è finito, peraltro, un regista di film supercazzola/catastrofici come Brad Peyton a girare un horror?), incapace persino di valorizzare i già pochi jump scare presenti nel film. Stendiamo un velo pietoso anche sugli attori. Il povero Aaron Eckhart è anche troppo intenso per una pellicola così sciatta ma il fatto che abbia preso a modello il Di Caprio di Inception e il Tenente Dan di Forrest Gump non lo aiuta certo a dare spessore ad un personaggio abbozzato su un foglio di carta igienica; il resto delle figure che popolano il film sono delle semplici macchiette, stereotipi a due gambe, che vanno dal padre ubriacone e violento alla madre "coraggio", passando per il prete scomunicato (? Ecco, lì però vanno fatti i complimenti agli scenografi, soprattutto al coraggio di infilare un ghepardo impagliato nel garage/rifugio dell'esorcista), gli assistenti nerd e stilosetti al posto dei quali sarebbero andati bene anche due cartonati e l'inviata del Vaticano che è un incrocio tra una porno segretaria e una suora. L'unico elemento positivo di Incarnate è che gli effetti speciali sono ridotti al minimo, cosa che ha consentito di evitare l'uso estensivo di una CGI probabilmente imbarazzante. In due parole, Incarnate è un film senza infamia né lode che consiglio di bypassare in favore di prodotti più meritevoli (pensate che ci hanno messo tre anni a distribuirlo, ci sarà un motivo).
Di Aaron Eckhart (Dr. Ember) e Catalina Sandino Moreno (Camilla) ho già parlato ai rispettivi link.
Brad Peyton è il regista della pellicola. Canadese, ha diretto film come Cani & gatti - La vendetta di Kitty e San Andreas. Anche produttore, ha 38 anni e tre film in uscita.
Carice Van Houten interpreta Lindsey. Olandese, ha partecipato a film come Operazione Valchiria, Intruders e a serie quali Il trono di spade; come doppiatrice, ha lavorato per le serie I Simpson e Robot Chicken. Ha 41 anni.
Rosario Dawson era stata scelta per il ruolo di Camilla ma fortunatamente per lei impegni pregressi l'hanno tenuta lontana dal film. Se volete tentare film simili a Incarnate ce n'è una riga ma quelli che meritano sono davvero pochi, come L'esorcista, Sinister e, in tempi più recenti, Ouija - L'origine del male. ENJOY!
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