"storia vera" my ass....
Trama: tre ragazzetti vorrebbero andare ad un concerto, ma durante il cammino capita loro di tutto. Dopo essere stati rapinati, si ritrovano senza soldi e hanno la malaugurata idea di fermarsi a dormire in un market dopo l’orario di chiusura. Scopriranno a loro spese le bizzarre abitudini del macellaio e il modo in cui si procura la carne da vendere…
Vi dovesse mai venire voglia di guardare In the Market, leggete semplicemente la trama di cui sopra e fingete di aver visto il film. Vi risparmierete la visione di qualcosa che, a definirlo brutto, gli si fa un complimento. Con un canovaccio così risibile, gente come Eli Roth ci avrebbe tirato fuori un ironico e malato pseudocapolavoro, ma in mani sbagliate si rischia di creare una pellicola tremebonda, su una scala da uno a Giallo di Dario Argento. Che al confronto è una pietra miliare dell’horror, badate bene. Ero talmente incredula mentre guardavo In the Market che ho preso appunti, perché non avrei mai potuto tenere a mente tutta la fuffa che abbonda nel film. Quindi, andrò molto nello specifico facendovi una cronaca praticamente “minuto per minuto”; occhio all’effetto SPOILER, allacciate le cinture e… follow me.
Bravo, Ottaviano. Tu sì che sai fare un lavoro pulito!
La cosa che abbatte, letteralmente, senza possibilità di recupero, In the Market è l’assoluta inadeguatezza attoriale. Per carità, i tre protagonisti sono carucci e stilosetti, come immagine andrebbero anche bene. Ma basta che aprano bocca e, santo Dio, ci si convince di vedere un film amatoriale girato nella parrocchia dietro casa!! A maggior ragione, a fronte di questo piattume, questo tono monocorde, questo ripetere paro paro il copione senza alcun sentimento (in perfetto stile Antonella Clerici quando presenta il Gransoleeeeeeiill), l’idea di scimmiottare Tarantino ed inserire lunghissimi dialoghi fatti di nulla è decisamente imbarazzante. Ascoltare i tre fanciulli disquisire di come i diversi modi di mangiare le uova evidenzino una diversa personalità, vederli paragonare Eli Roth a Spielberg o, peggio, raccontarsi barzellette atroci e infine scadere nel racconto della solita leggenda metropolitana del cane che lecca la mano alla bambina o profondersi in frasi come “Non saremo soli, come cani SOLI IN MEZZO ALLA SOLITUDINE!!!!" ucciderebbe anche lo spettatore più paziente e tollerante, figuriamoci me. Peraltro, sta solfa va avanti per QUARANTA minuti.
Quaranta minuti di bla bla e citazioni tarantiniane, si diceva. Ora, proprio perché io venero Quentin non amo che Egli venga inopportunamente “nominato” solo perché fa fico. Passi che i tre fighetti ascoltino Little Green Bag (tratta da Le Iene, per chi non lo sapesse), passi anche che il vecchio benzinaio si guardi A prova di morte sul portatile; ma quando il regista “tenta” anche le inquadrature tarantiniane mettendo in bella vista i piedonzi di una delle protagoniste e quando su un cartello si vede scritto che il market è aperto “from Dawn till Dusk”… beh, allora la cosa diventa imbarazzante. Mai imbarazzante, però, quanto il fatto che, pur essendo In the Market palesemente girato in Italia (le riprese all’inizio mostrano spesso il marchio Conad sui carrelli, mentre sulle porte del market si può leggere “uscita”, senza contare tutti i prodotti italiani venduti in loco…), regista e sceneggiatori hanno voluto comunque dargli un taglio “ammeregano”: i protagonisti che chiamano il 911 dentro a cabine telefoniche Telecom (e poi si chiedono perché non funzioni: grazie, dovevi chiamare il 113!), targa straniera sulla macchina, ecc. ecc. E questa è solo la punta dell’iceberg delle belinate di cui è infarcito il film.
... belinate che perplimono persino lui...
Sì, perché anche se la pellicola conta due grandi nomi come Ottaviano Blitch nei panni del macellaio e Sergio Stivaletti agli effetti speciali (pochi ma buoni; la mano tritata è da voto dieci!), la loro presenza viene sepolta sotto tonnellate di idiozie assortite, che a tratti sfociano nel trash e nella risata involontariamente crassa. Si parte con la fanciulla che, all’inizio, avvicina il macellaio dicendogli una cosa improbabile come: "Scusi, mi può aiutare? Sa, NON SONO DI QUI... dov'è il sale??". Ora, io non sono un genio, ma in nove mesi passati in Australia mi sono sempre trovata la roba da sola nei supermarket. D’altronde, non sei mica in Giappone che hanno un alfabeto diverso! Scema. Ma andiamo avanti; sempre nella stessa sequenza, infatti, si vede “il macellaio con la voce dell'orco nero in stivaletti e piedini da donna che ciaccia con le mani insanguinate la frutta... roba che se gli fanno un controllo i nas lo esorcizzano e poi lo arrestano a vita” (citazione de IlRanocchio, fan del Bollalmanacco costretto via MSN a testimoniare ad almeno un pezzo del film, giusto per capire se sono io la stronza criticona o se i miei sentimenti vengono universalmente condivisi). A tal proposito, il povero Ottaviano è costretto ad immedesimarsi in un personaggio minchia. Ma talmente minchiazza da partire, d’amblé, in un monologo che diventa in tempo zero un inascoltabile spiegone filosofico/naturalistico/antropologico/psicanalitico. Il tutto mentre il povero ragazzetto legato NON muore soffocato dal suo stesso vomito (cosa strana, visto che ha uno spaccamascelle in bocca) e riesce persino a farsi prendere in giro: "Cosa vuoi da me?", chiede il piccolo David al seviziatore crudele."Sono un macellaio. Cosa mai pensi che vorrò da te?". Cioè. Ottaviano prende pure per il culo l'attore per il suo tono lamentoso!! Questo è metacinema!! E anche il pezzo più geniale dell’intero film, oltre al sogno infilato verso la fine. Quello mi è piaciuto.
AHM! pappa buoonaa!!!
Ma sono solo due cose positive, che svaniscono innanzi a roba come ladri con le maschere di Minnie e Bush che prima pisciano nei boschi e poi inveiscono contro gli impiegati delle poste, a cartomanti con la voce di Vanna Marchi e vestite da hippie che sbucano nel bel mezzo di un distributore di benzina, alle donne delle pulizie più fancazziste del mondo che, oltre a vagare per le corsie con uno sguardo vacuo e inespressivo, nemmeno puliscono i cessi, ovviamente! Gesù basta. Come diceva Kurtz “Aaah… l’orrore. L’orrore”. Io lo so che a qualche folle verrà in mente di guardare In The Market, dopo aver letto la recensione. Non mi assumo nessuna responsabilità, SALLATELO.
CIRO!! CIIROOOOO!!!!
Di Ottaviano Blitch, che interpreta Adam “Il macellaio”, ho già parlato qui.
Lorenzo Lombardi è il regista e sceneggiatore della pellicola, alla sua prima e per ora unica esperienza. Bambin, ti auguro di fare meglio in futuro e ti perdono solo perché sei giovane, 24 anni.
E ora vi lascio al trailer del film. Se non avessi già visto la pellicola finita, mi verrebbe voglia di guardarla, perché è fatto davvero bene. Accontentatevi, quindi e … ENJOY! (?)