Attirata da un articolo di Lucia, ho deciso di recuperare Deathwatch - La trincea del male (Deathwatch), diretto e sceneggiato nel 2002 dal regista M. J. Bassett.
Trama: sul fronte ungherese della prima guerra mondiale, un gruppo di soldati inglesi si ritrova tagliato fuori dal resto degli alleati e bloccato in una trincea dove cominciano a succedere cose misteriose...
Prima che ne parlasse Lucia non avevo mai sentito nemmeno nominare Deathwatch, o probabilmente se è successo l'ho cancellato dalla mente a causa del terribile titolo italiano, che incasella automaticamente la pellicola di Bassett nel novero delle porcate da videonoleggio. Sottovalutare Deathwatch è però un errore enorme, perché dietro al titolo italiota imbecille si nasconde un film capace di sviscerare tutto l'orrore della guerra, prima ancora di quello "sovrannaturale" che i protagonisti si ritroveranno ad affrontare. La pellicola è infatti interamente ambientata al fronte, nelle trincee dove i soldati sono costretti ad attendere bombardamenti e assalti mentre le condizioni meteorologiche, la fatica, la sporcizia, l'orrore di quanto visto in precedenza logorano lentamente ma inesorabilmente mente e corpo di chi ogni giorno deve affrontare la morte; in condizioni proibitive come queste l'idea che possa venirsi a creare un clima di paranoia e reciproca diffidenza (se non addirittura odio) anche all'interno di un gruppo che dovrebbe essere affiatato non è così peregrina ed è su questo che gioca molto Deathwatch. Epurato dell'elemento horror, il film di Bassett è la storia di soldati che perdono lentamente la testa a causa dell'attesa non solo dei soccorsi ma soprattutto di un attacco nemico, bloccati in una trincea zeppa di fango e cadaveri, con un prigioniero reso incomprensibile dall'inevitabile barriera linguistica, un ferito grave, superiori che non sanno come uscire da una situazione insostenibile eppure intestarditi dal senso dell'onore militare, soldati che sfruttano la guerra per sfogare la propria innata violenza e altri che vorrebbero essere altrove in quanto terrorizzati dall'idea della propria morte e anche da quella di causarla, come succede al giovane soldato Charlie, vero "protagonista" della pellicola. Questa situazione da sola, per come viene rappresentata realisticamente nel film, basterebbe a creare un ottimo horror ma Bassett sceglie di darle un twist sovrannaturale interamente affidato alla libera interpretazione dello spettatore, che alla fine si ritrova a chiedersi cosa diamine fosse quella maledetta trincea e perché a un certo punto i soldati cominciano a morire come mosche sotto gli attacchi di un "male" sconosciuto.
Alla sceneggiatura già di per sé intrigante si unisce una messa in scena perfetta, che concede poco ma bene al gusto del gore (una scena in particolare rivolta lo stomaco, altre ricordano alcune sequenze di Punto di non ritorno da tanto sono cupe e angoscianti, in più credo sia la prima volta che vedo utilizzato il filo spinato come elemento davvero pericoloso e doloroso, a prescindere dall'horror) e per il resto si affida alla natura labirintica di una trincea che parrebbe infinita, quasi costantemente immersa nel buio e bagnata da una pioggia insistente. In essa, vagano sempre più paranoici ed incazzati fior di attori britannici, un mix di caratteri che ho visto così ben assortiti solo in un altro horror "maschio" ed inquietante, lo splendido L'insaziabile. I singoli personaggi sono ben delineati già dalla sceneggiatura, perfettamente riconoscibili senza che ricadano tuttavia nel cliché e nel classico gioco del "chi morirà per primo?", domanda che in questo film cade decisamente in secondo piano; particolarmente riusciti, oltre al "codardo" Charlie, sono l'inquietante beghino Bradford con i suoi sermoni sull'Apocalisse, l'apparente comic relief scozzese McNess, l'integerrimo e sempre più confuso Sergente Tate, l'inutile Capitano Jennings e, soprattutto, il soldato Quinn di Andy Serkis, che è poi il motivo principale per cui mi sono messa a guardare Deathwatch dopo aver eletto Ulysses Klaue a miglior personaggio diBlack Panther. Vedere Serkis "al naturale", pervaso dal sacro fuoco di un'interpretazione borderline e violentissima, ché Quinn è davvero un sadico bastardo, riempie il cuore di gioia e fa sperare (inutilmente purtroppo, visto che sono già passati sedici anni e Serkis viene ancora principalmente utilizzato come modello per personaggi in CG privandolo di ogni riconoscimento attoriale "ufficiale") di poterselo godere un po' più spesso nei panni di villain. Motivo in più, come ho detto, per recuperare Deathwatch e dare una chance a questo film ingiustamente dimenticato.
Di Jamie Bell (Soldato Charlie Shakespeare), Laurence Fox (Capitano Bramwell Jennings) e Andy Serkis (Soldato Thomas Quinn) ho già parlato ai rispettivi link.
M.J. Bassett (vero nome Michael J. Bassett) è il regista e sceneggiatore della pellicola. Inglese, ha diretto film come Silent Hill: Revelation 3D ed episodi della serie Ash vs Evil Dead. E' anche produttore.
Hugo Speer interpreta il Sergente David Tate. Inglese, ha partecipato a film come Full Monty, Nymphomaniac - Volume I e a serie quali The Musketeers e Britannia. Anche regista, ha 49 anni.
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mercoledì 4 aprile 2018
giovedì 3 maggio 2012
The Hole (2001)
In questi giorni ho rivisto dopo qualche anno il pregevole thriller The Hole, diretto nel 2001 dal regista Nick Hamm.
Trama: con un urlo straziante la liceale Liz, ferita, sporca e insanguinata, si accascia nei corridoi della scuola. Attraverso le sue sedute con una psichiatra, veniamo a scoprire che la ragazza ha passato giorni chiusa in un bunker sotterraneo, bloccata lì quasi senza cibo né acqua assieme ad altri tre coetanei per colpa del suo migliore amico, Martin. Ma è andata davvero così…?
Avevo visto The Hole nei primi anni del liceo e lo avevo trovato inquietante e particolarissimo, con un finale geniale nella sua cinica cattiveria. Rivedendolo ora a distanza di anni non posso fare a meno di riconfermare la bontà della pellicola, nonostante le scelte che mettono in moto l’intera vicenda siano quantomeno risibili e anche un po’ ridicole. Sono pensieri da ragazzini emo, ragionamenti insopportabili che farebbero venire voglia di uccidere i ricchi, vani e viziati protagonisti, al servizio di un thriller che, invece, funziona bene perché ricalca lo storico schema di Rashomon: una vicenda (possibilmente tragica) già avvenuta che viene raccontata attraverso vari punti di vista, partendo dal più innocente e fasullo per arrivare a quello più crudo ma anche realistico.
Con un film simile, capirete che non posso stare tanto a ragionare sulla trama, o rovinerei la sorpresa a chi non lo avesse ancora visto, quindi mi concentrerò su aspetti un po’ più tecnici. Il regista confeziona una pellicola assai accattivante in quanto ad impatto visivo; senza concedere troppo al gusto “videoclipparo” dell’epoca utilizza un montaggio molto equilibrato, che alterna tipiche e anonime sequenze thriller con interrogatori e confronti tra sbirri a crudi, oscuri e rapidi flashback ambientati nel bunker, che diventano sempre più lunghi ed approfonditi mano a mano che la vicenda si dipana e la verità viene a galla. Personalmente, adoro la sequenza iniziale, dove una sconvolta Thora Birch corre zoppicando nel fitto del bosco, come fosse inseguita, e arriva infine nei corridoi della scuola, dove più che una ragazza braccata sembrerebbe un inquietante spirito, chiara presa di posizione iniziale per quanto riguarda l’ambiguità che sarà fulcro dell’intera pellicola.
E parlando di ambiguità non posso non tessere le lodi, appunto, di Thora Birch, protagonista assoluta di The Hole. Mentre tutti gli altri personaggi hanno lo stesso carisma delle vittime sacrificali dei tipici film horror (bellocci, insipidi e stupidi, anche la futura star Keira Knightley), nonostante dimostrino di essere dei bravi attori, la Birch riesce ad essere contemporaneamente innocente vittima e stronza priva di scrupoli, con quegli occhi azzurrissimi che lasciano trasparire solo quello che vuole. Grazie a questo, sia la sua versione della storia che quella di Martin risultano assolutamente credibili, e ciò consente allo spettatore di rimanere con il fiato sospeso fino alla fine. In due parole, The Hole è un film che consiglio vivamente.
Di Keira Knightley, che interpreta Frankie, ho già parlato qui, mentre Embeth Davidtz, ovvero la Dottoressa Horwood, la trovate qua.
Nick Hamm è il regista della pellicola. Irlandese, ha girato anche Godsend e Killing Bono. Anche produttore, ha 55 anni.
Thora Birch interpreta Liz. Americana, la ricordo per film come il carinissimo Hocus Pocus, il meraviglioso American Beauty e Ghostworld. Anche produttrice e regista, ha 30 anni e due film in uscita.
Desmond Harrington interpreta Mike. Americano, ha partecipato a film come Giovanna D’Arco e a serie come Taken, Dexter e Gossip Girl. Ha 36 anni e un film in uscita.
Daniel Brocklebank interpreta Martin. Inglese, ha partecipato a film come Shakespeare in Love e The Hours. Ha 33 anni e un film in uscita.
Laurence Fox interpreta Geoff. Inglese, ha partecipato a film come Gosford Park, Elizabeth: The Golden Age ed Edward e Wallis: Il mio regno per una donna. Ha 34 anni.
La versione UK del DVD contiene alcune scene tagliate oppure estese, come quella all’obitorio, e un finale alternativo che mostra alcuni personaggi un anno dopo le vicende narrate. Inoltre, anche dell’inizio ci sono due versioni; una, assai simile a quella mantenuta, riprende le scene da una diversa angolazione, mentre l’altra mostra Liz sola in ospedale, perseguitata da flashback del periodo trascorso nel bunker. Se vi piacciono i thriller/horror che svelano l’inaspettata verità a poco a poco, vi consiglierei di guardare il bellissimo Two Sisters e anche il meno bello Le verità nascoste. ENJOY!
Trama: con un urlo straziante la liceale Liz, ferita, sporca e insanguinata, si accascia nei corridoi della scuola. Attraverso le sue sedute con una psichiatra, veniamo a scoprire che la ragazza ha passato giorni chiusa in un bunker sotterraneo, bloccata lì quasi senza cibo né acqua assieme ad altri tre coetanei per colpa del suo migliore amico, Martin. Ma è andata davvero così…?
Avevo visto The Hole nei primi anni del liceo e lo avevo trovato inquietante e particolarissimo, con un finale geniale nella sua cinica cattiveria. Rivedendolo ora a distanza di anni non posso fare a meno di riconfermare la bontà della pellicola, nonostante le scelte che mettono in moto l’intera vicenda siano quantomeno risibili e anche un po’ ridicole. Sono pensieri da ragazzini emo, ragionamenti insopportabili che farebbero venire voglia di uccidere i ricchi, vani e viziati protagonisti, al servizio di un thriller che, invece, funziona bene perché ricalca lo storico schema di Rashomon: una vicenda (possibilmente tragica) già avvenuta che viene raccontata attraverso vari punti di vista, partendo dal più innocente e fasullo per arrivare a quello più crudo ma anche realistico.
Con un film simile, capirete che non posso stare tanto a ragionare sulla trama, o rovinerei la sorpresa a chi non lo avesse ancora visto, quindi mi concentrerò su aspetti un po’ più tecnici. Il regista confeziona una pellicola assai accattivante in quanto ad impatto visivo; senza concedere troppo al gusto “videoclipparo” dell’epoca utilizza un montaggio molto equilibrato, che alterna tipiche e anonime sequenze thriller con interrogatori e confronti tra sbirri a crudi, oscuri e rapidi flashback ambientati nel bunker, che diventano sempre più lunghi ed approfonditi mano a mano che la vicenda si dipana e la verità viene a galla. Personalmente, adoro la sequenza iniziale, dove una sconvolta Thora Birch corre zoppicando nel fitto del bosco, come fosse inseguita, e arriva infine nei corridoi della scuola, dove più che una ragazza braccata sembrerebbe un inquietante spirito, chiara presa di posizione iniziale per quanto riguarda l’ambiguità che sarà fulcro dell’intera pellicola.
E parlando di ambiguità non posso non tessere le lodi, appunto, di Thora Birch, protagonista assoluta di The Hole. Mentre tutti gli altri personaggi hanno lo stesso carisma delle vittime sacrificali dei tipici film horror (bellocci, insipidi e stupidi, anche la futura star Keira Knightley), nonostante dimostrino di essere dei bravi attori, la Birch riesce ad essere contemporaneamente innocente vittima e stronza priva di scrupoli, con quegli occhi azzurrissimi che lasciano trasparire solo quello che vuole. Grazie a questo, sia la sua versione della storia che quella di Martin risultano assolutamente credibili, e ciò consente allo spettatore di rimanere con il fiato sospeso fino alla fine. In due parole, The Hole è un film che consiglio vivamente.
Di Keira Knightley, che interpreta Frankie, ho già parlato qui, mentre Embeth Davidtz, ovvero la Dottoressa Horwood, la trovate qua.
Nick Hamm è il regista della pellicola. Irlandese, ha girato anche Godsend e Killing Bono. Anche produttore, ha 55 anni.
Thora Birch interpreta Liz. Americana, la ricordo per film come il carinissimo Hocus Pocus, il meraviglioso American Beauty e Ghostworld. Anche produttrice e regista, ha 30 anni e due film in uscita.
Desmond Harrington interpreta Mike. Americano, ha partecipato a film come Giovanna D’Arco e a serie come Taken, Dexter e Gossip Girl. Ha 36 anni e un film in uscita.
Daniel Brocklebank interpreta Martin. Inglese, ha partecipato a film come Shakespeare in Love e The Hours. Ha 33 anni e un film in uscita.
Laurence Fox interpreta Geoff. Inglese, ha partecipato a film come Gosford Park, Elizabeth: The Golden Age ed Edward e Wallis: Il mio regno per una donna. Ha 34 anni.
La versione UK del DVD contiene alcune scene tagliate oppure estese, come quella all’obitorio, e un finale alternativo che mostra alcuni personaggi un anno dopo le vicende narrate. Inoltre, anche dell’inizio ci sono due versioni; una, assai simile a quella mantenuta, riprende le scene da una diversa angolazione, mentre l’altra mostra Liz sola in ospedale, perseguitata da flashback del periodo trascorso nel bunker. Se vi piacciono i thriller/horror che svelano l’inaspettata verità a poco a poco, vi consiglierei di guardare il bellissimo Two Sisters e anche il meno bello Le verità nascoste. ENJOY!
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