Non so cosa mi stia succedendo, ma ultimamente i thriller mi deludono parecchio. E' successo così anche con The Alphabet Killer, diretto nel 2008 dal regista Rob Schmidt.
Trama: un killer misterioso rapisce, stupra e uccide una ragazzina e ne abbandona il corpo in un paese che condivide le stesse iniziali del nome e del cognome della vittima. Indagando sul caso, una detective viene presa sempre più nel gorgo della follia...
No ma COSA sto guardando? E' una domanda che mi è sorta spontanea parecchie volte durante la visione di The Alphabet Killer, film vagamente basato sulla vicenda reale dei cosiddetti Alphabet murders, omicidi accorsi in America negli anni '70 e, ad oggi, ancora privi di colpevole. Lo sceneggiatore Tom Malloy ha ricamato parecchio su questo mistero insoluto e il risultato è un tremendo pastiche thriller/horror/psicologico che sa come iniziare ma non sa come continuare né, tantomeno, finire. Fulcro della vicenda è una povera investigatrice disgraziata che, apparentemente senza motivo alcuno, nonostante all'inizio venga mostrata come una sorta di Clarice Starling dei poveri, diventa in pochi minuti una pazza così ossessionata dal caso da tentare il suicidio, per poi passare il resto del film a tremare, sentire voci, vedere fantasmi eccetera. Questo per l'elemento, ehm, psicologico. La parte horror la possiamo trovare negli spettri delle ragazzine uccise dal killer che, di tanto in tanto, compaiono alle spalle della protagonista per ribadirle il concetto "trova il colpevole e fermalo o, se adesso siamo in tre a ballare l'Alligalli, domani saremo una quarantina e non smetteremo di romperti le scatole!". E biih che camurrìa, datemi qualche indizio invece di comparirmi alle spalle e basta, no?! No, perché il film è tratto da una storia vera. E allora, siccome le vere indagini non hanno ancora fatto cicciare fuori un colpevole, ecco che si aggiungono twist nella trama assolutamente insensati o mezzucci da poco, come la polizia che fa di tutto per incastrare la persona sbagliata (procurando anche prove fasulle, chissà perché...), il casting che mette il povero Bill Moseley tra i personaggi solo per sviare lo spettatore, o indizi messi a caso che ad un certo punto condannerebbero l'unico prete "buono" reo di avere però la faccia e i modi da pedofilo. Alla faccia del pressapochismo!!
Passando dalla trama alla realizzazione, anche qui non ci siamo. Dopo una sequenza iniziale molto bella ed efficace, la regia diventa fiacca quanto il montaggio, le apparizioni delle ragazzine fantasma somigliano vagamente agli incubi di un moccioso emo e mostrano gli stessi effetti speciali che potrebbe avere un video degli Evanescence, infine anche la colonna sonora lascia a desiderare. Sul versante attori ci sarebbe da aprire un libro, invece: laddove il buon Timothy Hutton, seppur sprecato, offre un'interpretazione pacata ma convincente, Eliza Dushku, che di solito adoro, andrebbe presa a pugni nella faccia una sequenza sì e una no, con quello sguardo smarrito di chi non sta capendo una mazza e la manina tremolante come Benigni ne Il mostro. Indifendibili anche il gonfissimo Cary Elwes, talmente consapevole dell'inutilità del suo personaggio da aggiungere alla bolsaggine anche la mancanza di voglia, e lo sfigatissimo Tom Malloy (non pago di essere sceneggiatore incapace, pure attore sei? Argh!), con la faccia inespressiva di chi si trova in mezzo a tutto 'sto casino per caso e non sa se interpretare il buono o il cattivo. E voi direte "ma, almeno un po' di gore? Di suspance?". No, mi dispiace, né l'una né l'altra cosa. O sono diventata io così insensibile da non provare fastidio davanti alla mutanda (trovata appesa a un albero) di una ragazzina violentata e uccisa o davanti alla Dushku in pena che si sgarra le vene con una lametta, oppure The Alphabet Killer vale davvero poco. Propendo per la seconda ipotesi, e vi consiglio di evitare questo noiosissimo e pretenzioso polpettone.
Di Cary Elwes (Kenneth Shine) e Bill Moseley (Carle Tanner) ho già parlato nei rispettivi link.
Rob Schmidt è il regista della pellicola e interpreta anche uno dei poliziotti. Americano, ha diretto Wrong Turn - Il bosco ha fame e un episodio dei Masters of Horror. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 47 anni.
Eliza Dushku interpreta Megan Paige. Attrice americana che ovviamente ricordo per le meravigliose performance sia in Buffy the Vampire Slayer (nei panni di Faith) che in Dollhouse (nei panni di Echo), ha partecipato anche a film come True Lies, Jay & Silent Bob... fermate Hollywood!, Soul Survivors - Altre vite, Wrong Turn - Il bosco ha fame e ad altre serie come Angel, That's 70's Show, Tru Calling, Ugly Betty e The Big Bang Theory. Anche produttrice e regista, ha 32 anni e un film in uscita.
Timothy Hutton interpreta Richard Ledge. Americano, lo ricordo per film "kingiani" come La metà oscura e Secret Window. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 52 anni e un film in uscita. Nel 1980 ha vinto un Oscar come miglior attore non protagonista per il film Gente comune.
Michael Ironside (vero nome Frederick Reginald Ironside) interpreta il capitano Nathan Norcross. Canadese, lo ricordo per film come Scanners, Top Gun, Atto di forza, Highlander II - Il ritorno, Free Willy: un amico da salvare, Karate Kid 4, Starship Troopers - Fanteria dello spazio, Children of the Corn: Revelation, L'uomo senza sonno, Terminator Salvation e X - Men: l'inizio; ha anche partecipato alle serie The A - Team, Visitors, Alfred Hitchcock presenta, Superman, Walker Texas Ranger, E.R. - Medici in prima linea, Desperate Housewives, Masters of Horror, Cold Case e Smallville. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 62 anni e sei film in uscita.
Melissa Leo interpreta Kathy Walsh. Americana, ha partecipato a film come 21 grammi - il peso dell'anima, Nascosto nel buio, Frozen River - Fiume di ghiaccio (che le è valso la nomination come miglior attrice protagonista), The Fighter (che le è valso l'Oscar come miglior attrice non protagonista) e alle serie Miami Vice,Veronica Mars, CSI, Criminal Minds e Cold Case. Ha 52 anni e undici film in uscita.
Tra gli altri attori presenti segnalo, nei panni dello psichiatra della protagonista, Carl Lumbly, che nel serial Alias interpretava il grandissimo Marcus Dixon e il fratello maggiore di Eliza Dushku, Nate. Se il film vi fosse piaciuto... no, niente, fatevi un favore, cambiate target e buttatevi sul capolavoro Il silenzio degli innocenti. ENJOY!!