Dopo qualche settimana di assenza dalle sale cinematografiche, ieri sera mi sono rimessa finalmente in poltrona per vedere
Anonymous di
Ronald Emmerich.

Trama:
noi tutti siamo abituati a considerare William Shakespeare come il Bardo per eccellenza, simbolo dell’era Elisabettiana. Ma se non fosse stato proprio così…? E se il buon Will fosse stato solo un semplice strumento e dietro le sue opere ci fosse stata ben altra mano, come per esempio quella del Conte di Oxford?
Quando ho sentito le due parole Shakespeare ed
Emmerich nominate in una stessa frase, lo ammetto, ho avuto un mancamento. Voglio dire, stiamo parlando di un regista che ha girato roba come
Independence Day e
Godzilla, come minimo mi aspettavo una rumenta dove il Bardo si sarebbe dovuto ad un certo punto confrontare con un duca proveniente da una lontana colonia inglese spaziale, ben deciso a far saltare in aria la gorgera di Sua Maestà la Regina. E invece, come al solito, aspettandosi nulla si ottiene comunque la possibilità di gustarsi di più un film onestamente carino, ben diretto e ben fatto. Eh sì, perché al di là della trama e dell’accuratezza storica, il bello di
Anonymous sono proprio la regia e il fluidissimo alternarsi di momenti più statici e riflessivi (assai sontuosi, grazie ai bellissimi costumi e alle splendide scenografie), interessanti rappresentazioni delle opere di Shakespeare che cercano di ricostruire in maniera filologica quello che doveva essere il modo di sentire il Teatro all’epoca, qualche scena d’azione impressionante come l’incendio del teatro all’inizio e la soppressione della rivolta finale, e infine grandiose sequenze come quella del funerale di Elisabetta, con il corteo che sfila in una Londra ricoperta di neve con tanto di Tamigi ghiacciato. Molto azzeccata anche l’idea di girare il film come una “rappresentazione nella rappresentazione”:
Anonymous infatti incomincia ai giorni nostri e la storia ci viene introdotta su un palco teatrale dal sempre bravo
Derek Jacobi che, con un prologo, comincia a raccontare al suo pubblico quello che poi vedremo anche noi, mentre dietro di lui attori e macchinisti si danno da fare per preparare la rappresentazione. Un primo piano di
Sebastian Armesto (alias Ben Jonson) ci consente di passare così, senza soluzione di continuità, dalla finzione del teatro alla realtà della storia narrata. E qui cominciano sia il film che qualche difetto ad esso legato.

La storia raccontata in
Anonymous è molto interessante e mette in scena un dubbio che si erano già posti fior di narratori come Dickens: ma com’è possibile che non esistano manoscritti a provare che sia stato proprio Shakespeare a scrivere le sue opere? Inoltre, come diamine ha fatto quest’uomo anche solo a pensare delle trame così colte e complesse se la storia ce lo presenta praticamente analfabeta? Eh, questo è un bel mistero e
Anonymous ci da una possibile (per quanto onestamente improbabile) soluzione, che include anche qualche bell’intrigo di corte che appassiona sempre il pubblico. Per chi ha studiato un po’ di storia e letteratura elisabettiana come me e quindi arriva al cinema con un minimo di infarinatura il film non presenta stonature evidenti e, anzi, parrebbe sfruttare al meglio delle verità storiche conosciute e comprovate ma mai ben specificate (per esempio, Marlowe, che pure non dovrebbe essere vivo all’epoca dei fatti narrati, si dice sia morto in una rissa di strada, ma ovviamente nessuno ha mai spiegato il motivo della rissa..), introducendo tanti personaggi realmente esistiti. Se cercate quindi una critica storico/culturale rimarrete delusi, mi manterrò molto più terra terra (ma se volete vi dico che il Globe viene bruciato dopo, che MacBeth è stato scritto durante il regno di Giacomo I e non di Elisabetta, che prima della ribellione di Essex hanno messo in scena Riccardo II e non Riccardo III. Secondo voi, però, queste cose me le sono ricordate al cinema? No.). Onestamente, devo dire che
Anonymous si mantiene brillantemente lontano da castronerie varie almeno fin verso il finale: certo, la Regina Elisabetta che ci viene mostrata è ben diversa dalla figura forte e razionale a cui siamo stati abituati dai film a lei dedicati, in
Anonymous è più una sorta di isterica Brooke di
Beautiful ante litteram e, sinceramente, anche l’idea di mostrare uno Shakespeare cialtrone, ignorante e puttaniere mi ha un po’ spezzato il cuore. Ma il finale colpisce in faccia lo spettatore con un colpo di scena da telenovela talmente gratuito e improbabile che per un attimo ho dimenticato tutto quel che di buono avevo visto fino a quel momento e, lo ammetto, non sono più riuscita a stare seria fino alla conclusione definitiva.

La questione del colpo di scena ha purtroppo influenzato in parte anche il mio giudizio sugli attori. Se, infatti,
Rhys Ifans riesce a tenere la testa alta fino alla fine e a mangiarsi tutti gli altri interpreti con un’interpretazione del Conte di Oxford a dir poco magistrale (anche se il già citato
Sebastian Armesto nei panni di Jonson e il figlio di
Timothy Spall, Rafe, nei panni di Shakespeare sono davvero bravissimi), chi ne fa maggiormente le spese è quella povera crista di
Vanessa Redgrave. Per carità, grande attrice, ma in questo film sembra il monumento nazionale alla cartapecora e, soprattutto verso il finale, più che la regina Elisabetta ricorda un incrocio tra E.T. e la trashissima Mahaut interpretata da
Jeanne Moreau ne
La maledizione dei templari (per dire che la si vede anche urlante in mutande: holy crap!!). Per contro, nel vedere la pur bella figlia
Joely Richardson (che interpreta Elisabetta da giovane) mi aspettavo sempre che da dietro al trono comparisse
Julian McMahon per bombarsela in qualche strana ed inventiva posizione. Altro neo, gli anonimi, bellocci ed efebici giovinetti usati per interpretare il Conte di Oxford da giovane e il Conte di Southampton, abbastanza privi di personalità, ma voto dieci al mollissimo, scazzato, gobbo e viscido Robert Cecil di
Edward Hogg. Altra cosa ottima, e per nulla scontata in un adattamento italiano, è il visibile sforzo portato avanti dai bravi doppiatori che, per una volta, si sono impegnati ad adottare una pronuncia decente dei nomi inglesi. In definitiva,
Anonymous è un film che consiglio comunque di vedere, nonostante qualche difetto. Se vi interessa l’argomento e riuscite a sorvolare su qualche espediente da soap opera non rimarrete delusi.

Di
Rhys Ifans, che interpreta il Conte di Oxford, ho già parlato
qui. Rimanendo sempre in ambito Potteriano,
David Thewlis, che interpreta William Cecil, lo trovate
qua.
Derek Jacobi, che interpreta invece il narratore, è già stato nominato
qui.
Roland Emmerich è il regista della pellicola. Tedesco, ha diretto film come
Stargate, Independence Day, Godzilla, Il patriota, L’alba del giorno dopo, 10000 AC e
2012. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 56 anni.

Vanessa Redgrave interpreta Elisabetta da anziana. Attrice inglese, la ricordo per film come
Blow – Up, Assassinio sull’Orient Express, Casa Howard, La casa degli spiriti, Mission: Impossible, Wilde e
Deep Impact. Ha inoltre doppiato
Cars 2 e partecipato alla serie
Nip/Tuck, ovviamente nei panni della madre del personaggio interpretato da
Joely Richardson, che è la sua vera figlia. Anche produttrice, ha 74 anni e tre film in uscita. Ha avuto sei nomination all’
Oscar ma ne ha vinto solo uno, quello come miglior attrice non protagonista per il film
Giulia.

Joely Richardson interpreta Elisabetta da giovane. Inglese, figlia di
Vanessa Redgrave, come attrice la ricorderò sempre nei panni dell’ammorbantissima Julia della serie
Nip/Tuck, ma ha partecipato anche a film come
Hotel New Hampshire, La carica dei 101 – questa volta la magia è vera, Il patriota e
L’intrigo della collana. Ha 46 anni e tre film in uscita, tra cui l’imminente
Millenium: uomini che odiano le donne, dove interpreterà Anita Vanger.

Rafe Spall interpreta Shakespeare. Inglese, degno figlio di tanto padre (ovvero
Timothy Spall), ha partecipato a film come
Shaun of the Dead, Un’ottima annata, Hot Fuzz e
Grindhouse (uno dei pezzi non visti in Italia, ovvero il fake trailer
Don’t, diretto da
Edgar Wright). Ha 28 anni e due film in uscita.

Jamie Campbell Bower (vero nome James Campbell M Bower) interpreta il Conte di Oxford da giovane. Inglese, ha partecipato a
Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street (nei panni di Anthony),
Harry Potter e i doni della morte – parte I e
parte II (nei panni del giovane Grindelwald),
New Moon e
Breaking Dawn – parte I. Ha 23 anni e due film in uscita.

Sebastian Armesto interpreta Ben Jonson. Inglese, ha partecipato a film come
Marie Antoniette, Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare e al telefilm
Doctor Who. Ha 29 anni e un film in uscita.

Con questo si conclude la recensione. Sappiate che domani e dopo potrebbero cominciare due nuove rubriche sul Bollalmanacco! Nell'attesa di ciò... ENJOY!!