L'ultima uscita interessante su Netflix è stata Il prodigio (The Wonder), diretto e co-sceneggiato dal regista Sebastián Lelio a partire dal romanzo omonimo di Emma Donoghue, anche co-sceneggiatrice.
Trama: alla fine dell'800, in un villaggio irlandese, una ragazzina sopravvive da quattro mesi senza mangiare. Un concilio di dignitari locali decide di fare arrivare al villaggio una suora e un'infermiera, così che possano osservare per qualche tempo la ragazzina e confutare o meno l'apparente miracolo...
Il prodigio è la testimonianza di quanto le storie siano importanti per aiutare o condannare le persone in determinati periodi della loro vita. Dotato di un prologo e un epilogo ambientati in un teatro di posa, che sottolineano sia la natura fittizia della vicenda narrata sia l'importanza di cui parlavo prima, Il prodigio è un dramma ambientato in Irlanda dopo la grande carestia che, sul finire dell'800, ha portato alla morte migliaia di persone, lasciando i sopravvissuti prostrati, diffidenti e privi di speranza. Non è un caso, dunque, che la notizia dell'esistenza di Anna, ragazza sopravvissuta per quattro mesi senza mangiare nulla, rinfocoli nella gente la speranza di un miracolo, di una mano salvifica in grado di rendere speciale un villaggio di pochissime anime pie, né che un gruppo di dignitari decida di chiamare una suora e un'infermiera a controllare il caso, così da poterlo, eventualmente, certificare e sfruttare per richiamare pellegrini da ogni dove. Così come la storia di Anna è necessaria alla popolazione del villaggio, così confutarla o meno è necessario all'infermiera Lib, vittima di un passato da dimenticare e in cerca di qualcosa su cui concentrarsi e per cui tornare a vivere; la presenza della "scientifica" Lib all'interno della cattolicissima famiglia di Anna darà vita ad uno scontro di speranze e credenze all'interno del quale si ripropone nuovamente il bisogno disperato di "inventare" storie per sopravvivere a un dolore devastante, tra chi desidera ripulirsi la coscienza a tutti i costi e chi è disposto persino a sacrificarsi per sedare un senso di colpa inestinguibile. Nel corso del film quasi tutti i personaggi si ritroveranno a dover creare storie o dare loro quell'interpretazione necessaria per guardare con speranza al futuro o anche solo tornare a guardarsi allo specchio la mattina, confidando non tanto nei prodigi mistici, quanto in quelli più prosaici, che possiamo riuscire a creare giorno per giorno, fermo restando che potrebbe anche non cambiare nulla e che le storie rischiano di rimanere, per l'appunto, tali.
Per raccontare le vicende di Lib ed Anna, Il prodigio sfrutta i registri del dramma e del thriller basato sullo studio dei personaggi, immergendo il tutto in una cornice d'epoca a dir poco perfetta, che porta quasi a dimenticare la natura moderna del prologo e dell'epilogo (per non parlare di un paio di altri lievi sfondamenti della quarta parete in medias res) che, a mio avviso, lungi dallo spezzare l'incanto illusorio della ricostruzione storica, la rendono ancora più preziosa. I costumi sono sobri ma spettacolari, gli ambienti, sia esterni che interni, sono impreziositi da una splendida fotografia, e la regia di Sebastián Lelio riesce a dare risalto ai drammi dei personaggi, ad accentuare il senso di claustrofobia derivante da ambienti piccoli e cupi e dall'ancor più cupa aura di diffidenza da cui è circondata Lib ogni volta che si ritrova ad avere a che fare con abitanti e dignitari, oltre alla fisicità dell'isolamento di Anna e della sua famiglia, circondati da paesaggi pianeggianti praticamente infiniti. La vera punta di diamante del film, però, è una Florence Pugh che, ormai, è una garanzia. A differenza degli ultimi film che l'hanno vista protagonista, ne Il prodigio l'attrice offre un'interpretazione misurata, che rivela la natura del tormento di Lib attraverso espressioni e sguardi fugaci, dai quali si evince la fragilità di un personaggio connotato, almeno all'inizio, come duro e spiccio, sebbene gentile; l'interazione con Kíla Lord Cassidy, anche lei bravissima, è dolce e intensa e arricchisce le interpretazioni di entrambe, rendendo la vicenda narrata ancora più coinvolgente, oltre che credibile. L'unica avvertenza che vi do prima di affrontare Il prodigio, pur consigliandovelo spassionatamente, è quella di non mettervi davanti allo schermo dopo una giornata particolarmente stancante o rischiate di addormentarvi più volte durante la visione, come è successo a me. Basta non arrendersi e riprovarci con un po' più di energia in corpo, verrete ripagati con un un bellissimo film!
Di Florence Pugh (Lib Wright), Toby Jones (Dr McBrearty) e Ciarán Hinds (Padre Thaddeus) ho parlato ai rispettivi link.
Niahm Algar, che interpreta Kitty O' Donnell, era la protagonista di Censor mentre Tom Burke, che interpreta Will Byrne, ha incarnato Cormoran Strike nella serie TV tratta dai libri di Robert Galbraith. Se Il prodigio vi fosse piaciuto recuperate Lady Macbeth e Room. ENJOY!