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domenica 17 maggio 2020

Ip Man 4 (2019)

Ormai dovreste sapere che il Bolluomo è appassionato di Wing Chun, quindi puntuale come una tassa è arrivata la visione di Ip Man 4, diretto nel 2019 dal regista Wilson Yip.


Trama: malato di cancro e con un figlio scapestrato, Ip Man vola a Los Angeles per cercare di iscrivere il ragazzo a una prestigiosa scuola ma si ritroverà preso in mezzo nella guerra tra abitanti di Chinatown e Marines.


Di sicuro non sono la persona adatta per parlare con cognizione di causa di una saga come quella di Ip Man. Penso infatti di aver guardato solo il primo film, di cui ho anche parlato sul blog, di aver dormito per buona parte del secondo e di essermi risvegliata al terzo solo quando è comparso Tyson. Da quello che ho capito sono versioni molto romanzate della vita del leggendario shifu Ip Man, atte sempre e comunque a magnificare la bontà del popolo cinese e a conferire a costui un'aura semidivina, enfatizzata dall'eleganza dignitosissima di un Donnie Yen che in questo personaggio ha palesemente creduto tantissimo. In questo caso l'accuratezza storica è stata proprio gettata alle ortiche visto che Ip Man in America non ci è mai andato, tanto meno ad incontrare Bruce Lee che, sì, è stato suo allievo ma per poco tempo, e la trama è un mero pretesto per conferire a una vicenda ambientata negli anni '60 un'aura infinitamente anni '80, dove i personaggi sono talmente tagliati con l'accetta che non ci si può credere e c'è un gigantesco divario tra cinesi (tutti buoni, al netto dei loro difetti, al massimo giusto un po' strafottenti - alcuni - da pensare di poter criticare Ip Man) e americani (tutti, indistintamente, merde razziste, a partire dalla ragazzina wasp inviperita per aver visto una cinese soffiarle il posto di cheerleader fino ad arrivare al capomarine stronzo il quale, oltre ad essere un maledetto americano razzista, proclama persino la superiorità del karate giapponese sul kung fu cinese. Doppiamente schifoso!). In mezzo a questa faida si inserisce il dramma umano di Ip Man, costretto ad elemosinare raccomandazioni per un figlio che lo odia e a destreggiarsi tra gente che lo disprezza, i connazionali perché lo collegano al "venduto" Bruce Lee e gli americani perché è un maledetto muso giallo potenzialmente immigrato illegale.


Inutile dire che una profana come me un film simile lo guarda giusto per godersi le coreografie di Yuen Woo-Ping, ovviamente dopo aver preso a calci la propria sospensione d'incredulità e le leggi della fisica tutta. Particolarmente apprezzati, in questo quarto capitolo, lo scontro "da seduti" a un tavolo rotante cinese che (come buona parte del mobilio) fa una bruttissima fine, la sboroneria di un simil-Zangief che si scontra con un tamarrissimo Bruce Lee che compare giusto il tempo di fargli il mazzo, la sciura cinese contro un altro zamarro occidentale in kimono e, ovviamente, ogni momento "di menare" in cui compare Scott Adkins, impressionante nella sua fisicità violenta quando si avventa contro fragili cinesi (i quali, a onor del vero, lo riducono talvolta a più miti consigli). In particolare, il personaggio di Adkins è così sfacciatamente stronzo che al confronto il sergente maggiore Hartman, peraltro omaggiato all'interno del film, era un pezzetto di pane. Soprattutto, grazie a Kubrick, non menava come un fabbro ferraio mentre invece Adkins gode proprio nel mostrare che il suo karate è molto più forte rispetto al kung fu cinese. Gli appassionati mi vogliano perdonare un post così leggero e goliardico; si consolino pensando che, sul finale, una lacrimuccia di commozione è scesa persino a me, nonostante tutto.


Del regista Wilson Yip ho già parlato QUI. Donnie Yen (Ip Man) e Scott Adkins (Barton Geddes) li trovate invece ai rispettivi link.


Il film è il capitolo finale della serie Ip Man, che comprende tre film riuniti in un flashback finale. Vi consiglio ovviamente di vederli tutti, se vi piace il genere. ENJOY!

mercoledì 28 ottobre 2015

Ip Man (2008)

Inaspettatamente, ma vi spiegherò nel post il perché, qualche giorno fa mi sono ritrovata a guardare Ip Man (Yip Man), diretto nel 2008 dal regista Wilson Yip e basato sulla vita di Yip Man, maestro cinese di arti marziali che ha contribuito a diffondere nel mondo l'arte del Wing Chun.


Trama: il film racconta parte della vita del maestro di Wing Chun Yip Man, soprattutto durante gli anni della seconda guerra sino-giapponese. 



Il mio ragazzo si è dato al Wing Chun, ebbene sì. Pur avendo praticato karate nell'adolescenza e non disdegnando affatto le pellicole dedicate alle arti marziali, ammetto che io fino al mese scorso neppure avevo idea dell'esistenza di tale pratica. Ma il Bolluomo è un ragazzo preciso che ama documentarsi, quindi non si limita al mero esercizio fisico: legge libri a tema, acquista poster, guarda video su internet e, soprattuttamente, scova film. Ergo, la settimana scorsa mi sono ritrovata a guardare Ip Man, storia molto molto romanzata di parte della vita di Yip Man, colui che ha fatto conoscere al mondo (soprattutto a "tale" Bruce Lee) la disciplina del Wing Chun e di cui, così mi è parso capire, ogni dojo (o presunto tale) che si rispetti ha una foto appesa alle pareti. Da par mio, non sapendo nulla sull'argomento, devo dire di essermi trovata davanti ad un film assai piacevole, capace di mescolare momenti divertenti, altri dolorosamente drammatici e, ovviamente, le eleganti coreografie di lotta tipiche dei film di Hong Kong (coreografate dal divino Sammo Hung: che, t'oo ricordi??); purtroppo, devo anche dire che la mia ignoranza è rimasta tale perché Ip Man non consente allo spettatore neofita di comprendere la filosofia che sta alla base del Wing Chun (nel film viene detto ad un certo punto che è stato creato da una donna e per questo viene preso in giro da uno dei "cattivi") né come mai Yip Man abbia scelto tra tutte proprio quest'arte marziale. Il film comincia infatti in medias res e mostra un Yip Man già uomo maturo, sposato, ricchissimo e rispettato maestro nella prefettura di Foshan, riluttante sia ad aiutare fisicamente l'amico Chow nella fabbrica di cotone sia a fondare una scuola tutta sua. Da un lato possiamo vedere l'incredibile rispetto che gli viene tributato da quasi tutti gli abitanti della prefettura ma dall'altro la pellicola testimonia anche la convinzione di alcune persone, sua moglie e suo fratello in primis, che questi maestri non fossero altro che dei fannulloni sempre impegnati a combattere tra loro (un po' come Goku e soci, insomma), completamente distaccati dalla realtà che li circondava. Una realtà che, da metà film in poi, giunge tuttavia brutale a stroncare la vita quasi ascetica del saggio Yip Man in forma di invasori giapponesi, capaci di mutare la pellicola da divertente e garbata commedia a dramma a tinte forti in grado di gettare nuova luce sul protagonista.


Con l'arrivo dei giapponesi (dipinti, diciamolo, come dei mostri privi di onore o umanità, alla faccia dell'imparzialità storica!!) Yip Man è costretto a fronteggiare i drammi storici della Cina e problemi come la schiavitù, la perdita dell'identità nazionale, la brutalità del nemico e la povertà. I maestri di arti marziali vengono privati di dignità e prestigio e le loro abilità vengono messe al servizio dello squallido divertimento dei soldati nipponici, che fanno loro combattere degli incontri scorretti sfruttando la fame e la disperazione. Proprio durante uno di questi incontri Yip Man si spoglia dell'aria serafica mantenuta fino a quel momento e diventa una macchina per uccidere per amore dei suoi cari e dell'intera nazione, diventando così un eroe al quale tutti i cinesi vessati guardano, sicuramente ancora oggi, con ammirazione; il film lascia intendere che proprio questa esperienza ha portato Yip Man, rifugiatosi nel frattempo a Hong Kong, a creare una scuola dove insegnare il Wing Chun senza isolarsi da un mondo che, evidentemente, aveva bisogno di lui. Questo, ovviamente, è ciò che ho potuto capire dall'alto della mia ignoranza o, meglio, è quello che mi hanno voluto fare capire gli sceneggiatori. Per quanto riguarda l'aspetto tecnico, Ip Man si conferma un valido prodotto in grado di conciliare l'aspetto biografico con l'intrattenimento. I combattimenti tra Donnie Yen e gli altri attori sono coreografati benissimo, con poche concessioni ai ralenti o alle esagerazioni tipiche del Wuxia e cambiano atmosfera passando dalle divertenti e coreografiche scaramucce dell'inizio per arrivare alla ferocia sanguinaria delle battaglie contro i soldati giapponesi, esaltanti e liberatorie nella loro determinatezza e disperazione. Donnie Yen nei panni di Yip Man mi è piaciuto molto (non posso dire sia perfetto perché, appunto, non conosco il reale Yip Man), così come tutti gli altri attori coinvolti ma io e il Bolluomo abbiamo particolarmente apprezzato la silenziosa Lynn Hung, impegnata a lanciare sguardi di fuoco nei panni della moglie del protagonista, costretta a vivere con un marito totalmente preso dal Wing Chun e financo a vedersi sfasciare i soprammobili di casa da ogni burino desideroso di sconfiggere il consorte. E con questo, sperando vivamente di non fare la fine di Cheung Win-Sing, moglie di Yip Man, vi invito ad addentrarvi nel misterioso mondo del Wing Chun, se non altro per godervi un film assolutamente piacevole.

Wilson Yip (vero nome Yip Wai-shun) è il regista della pellicola. Nato a Hong Kong, ha diretto film come Kill Zone, Ip Man 2 e il remake di A Chinese Ghost Story. Anche attore, sceneggiatore e produttore, ha 52 anni e un film in uscita, Ip Man 3.


Donnie Yen (vero nome Zhen Zidan) interpreta Yip Man. Cinese, ha partecipato a film come Highlander: Scontro finale, Blade II, Hero e Ip Man 2. Anche stuntman, regista, sceneggiatore, produttore e compositore, ha 52 anni e sette film in uscita, tra cui Ip Man 3 e Chrouching Tiger, Hidden Dragon: The Green Legend.


Il film avrebbe dovuto intitolarsi Grandmaster Ip Man, tuttavia nello stesso momento Wong Kar-Wai stava producendo quello che sarebbe diventato The Grandmaster, la sua biografia su Yip Man uscita poi nel 2013, quindi si è deciso di cambiare il titolo. Per questo, se Ip Man vi fosse piaciuto, oltre a consigliarvi il recupero di Ip Man 2 e, quando uscirà, di Ip Man 3, vi direi di aggiungere alla lista The Grandmaster e anche Ip Man: The Final Fight, sorta di prequel/fotocopia degli Ip Man "ufficiali" ma, si dice dalle parti de I 400 calci, parecchio camurrioso. ENJOY!

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