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sabato 22 maggio 2010

Labyrinth - Dove tutto è possibile (1986)

Anche il mio cervello ha bisogno, di tanto in tanto, di prendersi una pausa dal trash e dall’orripilio. E cosa c’è di meglio di un’immersione nei ricordi d’infanzia? Ultimamente mi è capitato di rivedere, dopo molto tempo, il bellissimo Labyrinth – Dove tutto è possibile (Labyrinth), diretto nel 1986 dal papà dei Muppet, Jim Henson.


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La trama: Sarah è un’adolescente che, per scappare da una vita che detesta, si rifugia nel teatro e nelle sue fantasie. Quando una sera la matrigna la costringe a badare al piccolo fratellastro Toby, la ragazza, esasperata dai capricci del bambino, desidera ad alta voce che il re dei Goblin lo porti nel suo regno e lo faccia diventare uno dei suoi schiavi. Il desiderio così incautamente espresso si avvera sul serio però, e Sarah è costretta ad entrare in un pericoloso labirinto, per cercare di liberare Toby prima che sia troppo tardi…


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Un film come Labyrinth è davvero un piccolo miracolo. Un fantasy costellato di numeri musicali che riesce ad unire persone in carne ed ossa a quelli che, alla fine, sono dei Muppet, senza risultare ridicolo e trash, ai giorni nostri sembrerebbe impossibile. Eppure in questo caso l’alchimia è praticamente perfetta, ed è bello vedere che un film simile non risente affatto del peso degli anni. Anche perché alla fine la storia è davvero semplice ed universale, un classico percorso di crescita che porta Sarah a liberarsi dalle sue fantasie infantili per vivere finalmente nel mondo reale (senza dimenticare mai la fantasia, ovvio!). Certo, non è facile arrivare al risultato finale, visto che il Labyrinth in cui si trova confinata è davvero il regno delle assurdità. Scavando un po’ nelle insensatezze dei divertentissimi personaggi che costellano il mondo del film, il fulcro della maturazione di Sarah sta proprio nell’impossibilità di controllare un labirinto che esula dal senso comune; la protagonista infatti ci viene presentata sin dall’inizio come una ragazzina viziata (anche se non possiamo fare a meno di immedesimarci con lei: chi non è mai stato costretto ad avere a che fare con un fratellino rompipalle??) e abituata, in un certo senso, ad avere tutto ciò che desidera, fosse anche solo rimanere chiusa in camera con tutta la sua “roba”, in senso Mazzarico. Fateci caso: ogni personaggio che Sarah incontrerà ha il suo corrispettivo in un pupazzo, una bambola, un libro presente in quel paradiso per amanti del fantasy che è camera sua, dove lei è il burattinaio. Una volta che Jareth la trascina nel Labirinto, la protagonista si ritrova sperduta in un mondo che non può controllare e continua a ripetere ossessivamente “It’s not fair!!”, ovvero “non vale!”, e ce ne vuole prima che capisca le due regole principali per uscirne viva, che alla fine sono due buone regole di vita: teniamoci stretti gli amici e la famiglia, perché sono molto più importanti di tutte le cose materiali che potremmo ottenere nel corso di un’intera vita e anche perché è solo grazie a loro che possiamo trovare la pazienza di sopportare ed affrontare senza problemi una realtà difficile ed incomprensibile. In questo senso, il finale è molto commovente, e non nego che mi ha strappato una lacrimuccia.


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Passando all’aspetto più “cinematografico”, come dicevo il film è realizzato in un modo assai particolare. Jennifer Connelly e David Bowie recitano circondati da pupazzi che spesso e volentieri rubano loro la scena, e che nonostante siano passati più di vent’anni non risultano innaturali o antiquati, neanche quando, in alcuni momenti, lo spettatore più attento può riuscire tranquillamente a vedere i fili che li muovono (l’unico effetto speciale “moderno” è paradossalmente il peggiore, infatti la civetta che svolazza all’inizio del film, che di naturale non ha proprio nulla, è stata interamente realizzata con la CG). Il mostro buono Ludo, il nano codardo Hoggle, il geniale Sir Didymus, sono azzeccati e geniali oggi come allora, e lo sono anche trovate assurde come la Palude dell’eterno fetore, che lascia puzzolenti a vita con un solo tocco, oppure i disgustosi uccelli dagli arti scomponibili che si chiedono come mai a Sarah non si stacchi la testa. Assieme ai momenti divertenti non mancano quelli emozionanti, come il confronto finale tra Sarah e Jareth, ambientato in uno splendido luogo ispirato ai quadri di Escher, oppure il tradimento di Hoggle ai danni della protagonista, che la catapulta in una scena di ballo meravigliosa e molto onirica, con degli splendidi costumi. Anche i numeri musicali sono carinissimi, così come tutta la colonna sonora; non a caso la maggior parte delle canzoni sono cantate da David Bowie, che in questo film compare relativamente poco nei panni di Jareth il re dei Goblin, ma fa la sua porca figura, soprattutto nella già citata scena del ballo all’interno della sfera. Mi dispiace ma, al posto di Sarah, avrei lasciato il bambino al suo destino infausto e sarei rimasta col re dei Goblin in eterno! Ok, mi riprendo da questa crisi ormonale dicendovi che se amate il fantasy e volete vedere un film davvero bello, scevro da effetti speciali e ragazzetti gnegni, che vi faccia anche fare due risate, Labyrinth è quello che fa per voi. 


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Di Jennifer Connelly, che interpreta Sarah, ho già parlato qui.


Jim Henson è il regista della pellicola. Costui è la mente che sta dietro ai personaggi più assurdi che siano mai apparsi in TV, ovvero gli storici Muppet, che lui ha curato come regista, produttore, sceneggiatore e animatore per tanti e tanti anni. Come regista, ricordo i film Giallo in casa Muppet e il “cugino” di Labirynth, The Dark Crystal, che in Italia non ha avuto tanto successo come in patria. Purtroppo questo genio è morto nel 1990, all’ assurda età di 54 anni, a causa di una polmonite virale. La sua eredità comunque continua a fare proseliti, visto che per il 2011 è previsto il seguito di The Dark Crystal e un altro film basato su personaggi da lui creati.


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David Bowie interpreta Jareth, il re dei Goblin. Alzi la mano e si vergogni chi non conosce “Il duca bianco”, fondatore del glam pop ed icona di un’Inghilterra che non tornerà più purtroppo. Cantante tra i miei preferiti, e prima o poi riuscirò a vederlo in concerto, non disdegna le parti da attore: lo ricordo infatti in Miriam si sveglia a mezzanotte, L’ultima tentazione di Cristo, Fuoco cammina con me, Il mio West (ahimè….) e The Prestige. Ha anche prestato la voce per un episodio di Spongebob, e se non lo mette questo nell’olimpo degli Dei scesi in terra, non so cos’altro possa farlo. Ha 63 anni, portati benissimo!


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E ora, un paio di curiosità. La prima versione della sceneggiatura venne scritta nientemeno che da Terry Gilliam, il visionario dei Monty Python, e prevedeva che, nel finale, Sarah prendesse a calci Jareth (!) fino a farlo diventare un piccolo e deforme Goblin. Sarà anche meno “d’effetto”, ma preferisco il finale che hanno mantenuto. Non esiste un seguito cinematografico del film; tuttavia, nel 2006, è cominciata la serializzazione di un manga in lingua inglese chiamato Return To Labyrinth, scritto da Jake T. Forbes e disegnato da Chris Lie, che è il seguito ufficiale della pellicola. Il manga, progettato per durare solo quattro volumi, si concluderà proprio quest’anno, ad agosto, e in esso si narrano le vicissitudini di un Toby adolescente, richiamato dallo stesso Jareth nel regno dei Goblin, tredici anni dopo gli eventi raccontati nel film. Ovviamente, su play.com ce l’hanno, ergo sarà il mio prossimo acquisto. Ricordo poi che all’epoca ne erano usciti parecchi di questi film fantasy, quindi se siete interessati al genere alcuni titoli che non mi erano dispiaciuti sono Willow e ovviamente La storia infinita. Non li vedo da moltissimo tempo, quindi prendete con le pinze questo mio consiglio! E ora... perché mettervi il banale trailer quando posso mettervi la carinissima Magic Dance? ENJOY!!!


mercoledì 6 giugno 2007

Grindhouse - A prova di morte (2007)

Dopo tanto aspettare, ecco arrivare anche in Italia, finalmente, l'ultima fatica di Tarantino. Vero è che dobbiamo vederla, grazie ai fratelli Weinstein e al pubblico bue americano, sottoforma di un banale filn di due ore e passa, invece del divertissement cinefilo che doveva essere nelle intenzioni di Tarantino e Rodriguez, un doppio spettacolo intervallato da Trailers inventati ad hoc, omaggio ai film di serie Z anni 70 e alla cultura dei Drive-In. Tuttavia, al di là di questa mancanza (alla quale spero rimedierà un bel dvd fatto come si deve), a Tarantino donato non si guarda in bocca anche perché il film in sé, nonostante timori iniziali (lo ammetto) è un piccolo capolavoro.



La trama di Death Proof è quanto di più semplice ci sia al mondo, da buon omaggio ai B Movies anni 70. Stuntman Mike (Kurt Russell) è una maniaco che, sulla sua Mustang " a prova di morte" uccide le ragazze di cui si infatua, con un movente, ovviamente, non ben chiaro. Fine. The End. Questo è quanto. In questo film, più che in altre pellicole di Quentin, non è importante cosa ma COME. Al di là del fatto che i dialoghi a base di cibo, sesso, cinema, telefilm, cultura pop sono ormai un pò inflazionati, ciò che Quentin non ha perso ma, anzi, è diventato la base del suo cinema (forse per questo Death Proof potrà essere amato solo da regular Quentin fans  e cinefili incalliti) è il gusto per la citazione e l'omaggio cinefilo.

Detto questo, cominciamo col far notare che la pellicola si può dividere (ed è in effetti divisa) in due parti, prologo e 14 mesi dopo. Nella prima parte ci troviamo di fronte un gruppo di quattro sgallettate alle prese con un'uscita serale a base di ragazzi (uno dei quali è Eli Roth, regista di Hostel e Cabin Fever), alcool, marijuana e una scommessa. Questo frammento di film è un omaggio ai BMovies Horror anni 70, con protagoniste sexy, scosciate ma anche innocenti vittime del maniaco di turno, girati con interpreti trentenni che dovevano farsi passare per adolescenti o poco più. La pellicola è rovinata, Quentin ha avuto anche il coraggio di mettere i puntini neri tipici dei vecchi film la cui qualità è ormai logorata dalle frequenti proiezioni. Il montaggio è dilettantesco, la macchina da presa piuttosto statica, com' era all'epoca. La zampata Tarantiniana qui, qual è? La marea di riferimenti a pellicole più o meno conosciute, una colonna sonora da urlo (Down in Mexico , sulle cui note Butterfly regala a Stuntman Mike la famigerata Lap Dance che solo noi europei, chissà perché, possiamo vedere, è un pezzo splendido), autocitazionismo a piene mani (l'ossessione per i piedi, tipica di Quentin, diventa quasi caricaturale e percorre tutto il film. Si parla del Big Kahuna Burger, c'è un cameo dello stesso Tarantino nei panni del barista e torna anche lo sceriffo, interpretato da Michael Parks, che troviamo in Kill Bill e, prima ancora, in Dal Tramonto all'Alba, sempre accompagnato dal Son number one. Si potrebbe quindi dedurre che la storia narrata avvenga prima degli eventi di Dal Tramonto all'Alba, ma occhio: non siamo negli anni 70 anche se da macchine e abiti così parrebbe, e questo è il bello. Basta un cellulare per infrangere l'illusione, sicuramente escamotage voluto dallo stesso Quentin).



La seconda parte è un omaggio ai film di Russ Meyers, con le sue donne sexy, procaci e soprattutto forti e assassine, nonché ai film come il citato Punto Zero, giocattoloni a base di macchine, velocità e stunts. Proprio nel mondo del cinema e degli stuntman è ambientato questo segmento, che parla di quattro donne, meno sgallettate delle prime, perseguitate dallo stesso maniaco durante una pausa dal set. Lo stacco tra i due frammenti è dato dalla scritta 14 mesi dopo e dal fatto che l'inizio della seconda parte è in bianco e nero. Simbolo di una giuntura tra due pellicole mal eseguita, certo, ma mi pare che anche i film di Russ Meyers fossero in bianco e nero. Anche qui, colonna sonora meravigliosa (c'è anche l'omaggio ai poliziotteschi all'italiana), citazionismo a palate, da quello palesemente dichiarato al fantomatico Punto Zero che è alla base della trama, dialoghi che nominano film quali Zozza Mary Pazzo Gary (con un Peter fonda d'annata) e autocitazionismo: una delle protagoniste, Zoe Bell, era nientemeno che la stunt che sostituiva Uma Thurman in alcune scene di Kill Bill. Nel negozio dove Rosario Dawson va a fare spese si vede una guida TV con CSI in copertina (vorrei ricordare a chi ha vissuto su Marte che Quentin ha girato per la serie l'episodio Grave Danger), la suoneria del suo telefonino è la melodia fischiata da Daryl Hannah in Kill Bill, e una delle ragazze chiede un pacchetto di sigarette Red Apple, la marca inventata da Quentin che campeggia in ogni suo film. Può essere che mi sia sfuggito altro, o me lo sia dimenticato ma, direi che rendo l'idea.


Ma alla fin fin di tutto sto sproloquio... m'è piaciuto Death Proof?

SI mi è piaciuto un sacco e mezzo, è splendido per tutti i motivi elencati sopra e perché i rushdown finali di ogni parte, sia che il maniaco attacchi, sia che venga attaccato, sono una sintesi di quello che deve essere il meccanismo filmico che provoca terrore e ansia, ansia a palate.

Eeeeeeeeeeeeeeeh, non ci credo, ce l'avrà pure un difetto sto film?

Si, lo ammetto. La prima parte del film è più debole della seconda, non fosse altro che per i dialoghi interminabili e vuoti che non portano a nulla e a tratti non sono neppure divertenti. Altro difetto, se così si può chiamare è che questo NON è un film per tutti, e capisco che in America abbia fatto fiasco, così come farà fiasco anche in Italia. E' un film per fan di Quentin, che sanno come divertirsi con lui, col suo citazionismo, e per cinefili trash e insaziabili. Questi erano solo aspetti marginali nei suoi primi film, ma ora gioca parecchio su questo, e ogni film è uno scrigno prezioso per chi ha voglia di stare attento, non per chi cerca un film d'intrattenimento.

E ora, parliamo di Quentin Tarantino, che se non si fosse ancora capito è il mio regista (e sceneggiatore, e produttore) preferito. La sua abilità consiste nel ripescare antichi generi, film e attori (John Travolta, David Carradine, Daryll Hannah, Pam Grier devono ergergli un monumento) e renderli nuovamente cool, oltre che nel promuovere nuovi talenti (tra i registi il fratello di sangue Rodriguez, tra gli attori Michael Madsen, Steve buscemi, Tim Roth, Uma Thurman). Ex commesso di un videostore, divoratore insaziabile di qualunque genere di film, cultore del trash e del cool nonché sopraffino esperto di musica, esordisce nel 1987 con My Best Friend's Birthday un filmetto quasi introvabile girato tra amici. La consacrazione arriva nel 1992 con Le iene. Nel 1994 il film che poi diventerà un cult, Pulp Fiction, premiato con l'Oscar per la sceneggiatura (fu battuito come miglior film da Forrest Gump, tanto di cappello ma condivido poco). Dopodiché arriva l'episodio The Man From Hollywood  per il mezzo flop Four Rooms, Jackie Brown, la definitiva consacrazione a genio con Kill Bill e la collaborazione per Sin City. Attivo anche per la TV ha girato un episodio di ER e uno di CSI. Inoltre è anche un discreto e divertente attore, tra le sue comparsate memorabili (oltre che in quasi tutti i suoi film) cito quella in Dal Tramonto all'Alba, Alias, Desperado. Se siete dei veri fans trovatevi la puntata del Saturday Night Live presentata da lui, è esilarante. Quentin ha 44 anni e un film in produzione, il sospirato e rimandato da tempo Inglorious Bastard.



Kurt Russel è il killer della pellicola, Stuntman Mike. Vecchia gloria degli anni ottanta, compagno di Goldie Hawn (ma non padre di Kate Hudson) ha all'attivo parecchie pellicole più o meno storiche, tra cui ricordo 1997: fuga da New York dove da volto e voce all'icona Jena Plissken (in inglese Snake Plissken) così come avverrà nel seguito Fuga da Los Angeles, sempre di John Carpenter. Con lo stesso regista ha interpretato La Cosa e Grosso guaio a Chinatown, che personalmente adoro. Tra gli altri film più o meno famosi ricordo Vanilla Sky e Stargate. Ha 56 anni.


Rosario Dawson interpreta Abernathy, la protagonista del secondo segmento del film. La splendida attrice ha partecipato a La 25sima ora , splendida pellicola di Spike Lee, Sin City (nel ruolo di Gail), Clerks II e compare anche nelle scene eliminate di The Devil's Rejects di Rob zombie. Ha 28 anni e tre film in uscita tra cui il seguito di Sin City.



Vanessa Ferlito interpreta Butterfly, la protagonista del primo segmento di film. Ha partecipato a diverse serie televisive di successo tra cui 24 e I Soprano e CSI Miami. Ha partecipato al già citato La 25esima ora e inoltre ha una breve comparsata anche in Spider Man 2. Ha 27 anni.

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Rose McGowan interpreta Pam, la sfortunata hippie. Famosa per il ruolo di Paige Halliwell nel telefilm Streghe e per una relazione ormai conclusa con la rockstar Marilyn Manson, la ricordo volentieri in film come Scream e Amiche cattive. Ha un ruolo anche nel segmento Planet Terror di Rodriguez. Ha 34 anni e un film in uscita. Ecco come appare nei due segmenti di GrindHouse.

 Mora e con gambetta armata per Rodriguez....


Bionda e svampita per Quentin...











E ora, visto che i trailers di Grindhouse li ho già messi qui , beccatevi la chicca di Tarantino che partecipa a Muppet's Wizard of Oz e intimorisce Kermit.. da paura, ma for fans only ^^



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