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venerdì 19 luglio 2024

The Descent (2005)

L'horror per la challenge di oggi doveva essere originario del Regno Unito. Ho quindi scelto di vedere per la prima volta The Descent, diretto e sceneggiato nel 2005 dal regista Neil Marshall.


Trama: un gruppo di amiche, il cui legame si è affievolito nel tempo a causa di un terribile incidente, decide di esplorare delle grotte sperdute. Pessima scelta...


Non chiedetemi perché non avessi mai guardato The Descent prima di qualche settimana fa, ormai dovreste saperlo che ho delle lacune grosse come dei tir. Ma non divaghiamo, l'importante prima o poi è riuscirci e pentirsi del tempo passato senza conoscere questo piccolo gioiello di suspense e orrore. Un film che, per quanto mi riguarda, fa molta più paura prima che arrivino i mostri, perché evidentemente un po' della claustrofobia paterna l'ho ereditata. The Descent racconta, come da titolo, la discesa in un complesso di caverne di un gruppo di amiche appassionate di sport estremi. Queste sei amiche si trovano in un momento in cui il loro legame si è indebolito parecchio, a causa di un terribile incidente accorso a Sarah, che pesa come un macigno (per motivi che non vi spoilero) soprattutto su Juno e Beth. Per tornare a rinsaldarlo, Juno propone di passare un weekend ad esplorare grotte, senza rivelare che la meta scelta non è un complesso turistico e noiosino fatto di percorsi sicuri, quanto piuttosto un luogo inesplorato dove le nostre, inevitabilmente, rimangono bloccate. L'atmosfera di The Descent è pesante fin dall'inizio, scuote i nervi dello spettatore con un incidente totalmente inaspettato che farebbe invidia a Final Destination e ci consegna una protagonista spezzata, senza più uno scopo nella vita. La "discesa" diventa, per estensione, non solo fisica, ma un'immersione psicologica in ricordi ed esperienze rimossi, in una situazione talmente terribile da togliere il respiro, in un buio che ci rende ciechi. Dalle amiche di una vita non arriva alcun aiuto, anzi, la maggior parte delle protagoniste sono ininfluenti e da parte di Juno e Beth c'è tanta buona volontà ma anche la palese sensazione che ci sia qualcosa che non va, che i rapporti siano irrimediabilmente rovinati nonostante un tardivo ed "eroico" impegno. Tutto questo disagio, ovviamente, esplode nel momento in cui l'esplorazione delle caverne si rivela più difficile e pericolosa del previsto, in un crescendo di claustrofobia e vertigini, tra persone che rimangono bloccate nei cunicoli senza quasi riuscire a respirare e altre che devono superare profondi e cupi abissi. E tutto ciò prima ancora che subentri l'elemento horror.


Nonostante il simbolismo di morte e rinascita, presente sia nella trama che nelle immagini, The Descent non è un film "elevated". E' una macchina costruita per spaventare, con in mente ben chiare le regole del genere, ed è un giro sulle montagne russe che non perde mai ritmo e, soprattutto, non fa sconti. I cunicoli ricostruiti in studio vedono strisciare al loro interno donne sempre più sporche e disperate, perse all'interno di un mondo oscuro rischiarato solo dalle luci di segnalazione (ottima trovata per mantenere sempre illuminato il set, sostenuta da una fotografia chiara, mentre al buio totale si sopperisce con le sempre terrificanti - almeno per me - riprese all'infrarosso), e quando arrivano i mutanti del sottosuolo lo schifo si spreca. Tra pozze di sangue, distese di cadaveri mangiussati e bava che cola copiosa, le sequenze in cui lo stomaco si chiude sono innumerevoli, e altrettante sono le scene in cui la violenza esplode senza filtri, tra momenti di pura soddisfazione sterminatrice e altri in cui viene voglia di distogliere lo sguardo dallo schermo e andarsi a fare un giro. Dovessi proprio trovare un difetto a The Descent, è la maggior parte delle attrici. Purtroppo Prime Video ha solo l'audio italiano, quindi non mi sono goduta le loro "vere" performance, ma per quanto mi riguarda solo Shauna Macdonald e Natalie Mendoza sono degne di imprimersi nella memoria; la prima segue proprio un percorso di evoluzione (o sarebbe meglio parlare di regressione al primitivo? Bella domanda) che da sciapa biondina prostrata dal dolore la trasforma in antieroina grondante cazzimma, la Mendoza è una macchina da fitness che posso solo invidiare, visto che al suo posto non sarei arrivata nemmeno a incrociare i mostri cannibali, ma sarei morta ben prima. Il resto delle protagoniste non mi ha colpita particolarmente, ma per fortuna i mostri di cui sopra sono invece un bel trionfo di make-up e inquietanti movenze fisiche, che rischiano di popolare gli incubi dello spettatore per lungo tempo dopo la visione di The Descent. Un film apprezzabile anche per il finale bellissimo e spietato, di cui esiste una versione edulcorata per il mercato USA che ha aperto la via al secondo capitolo, che non saprei se guardare o meno. Lo consigliate? Fatemi sapere, intanto recuperate The Descent se, come me, siete tra le poche persone che non lo avevano mai visto!


Del regista e sceneggiatore Neil Marshall ho già parlato QUI. Shauna Macdonald (Sarah) e MyAnna Buring (Sam) le trovate invece ai rispettivi link.


Nel 2009 è stato girato un sequel, The Descent: Part 2, che riprende proprio il finale americano di The Descent. Non l'ho mai visto ma, se il film vi fosse piaciuto, recuperatelo e aggiungete Necropolis - La città dei morti e Il nascondiglio del diavolo - The Cave, uscito praticamente in contemporanea a The Descent. ENJOY!

domenica 15 novembre 2015

Kill List (2011)

Ci ho messo un po' ma finalmente trovo il coraggio di parlare di Kill List, diretto e co-sceneggiato nel 2011 dal regista Ben Wheatley.


Trama: un ex soldato riciclatosi come sicario, in piena crisi coniugale e lavorativa, decide di accettare un incarico e uccidere delle persone inserite in una lista. Neanche a dirlo, sarà l'inizio di un incubo...



Quando aspetto giorni per scrivere un post (tolta la perenne mancanza di tempo, chevvelodicoaffare) è perché o il film non mi è piaciuto oppure perché ho avuto bisogno di rifletterci su. Il caso di Kill List rappresenta un misto di queste due possibilità perché, ammettiamolo, non è che la pellicola di Wheatley mi abbia appassionata più di tanto di primo acchito, complice anche l'ora tarda e un'altra serie di circostanze sfavorevoli accorse durante la visione. Anzi, diciamo pure che alla fine ero talmente perplessa da aver aperto una sorta di "simposio" via WhatsApp durante il quale la buona e paziente Silly ha dato risposta ad alcuni miei dubbi. Partendo da un suo paio di interpretazioni illuminate ho passato i giorni a rigirarmi nella mente Kill List e alla fine sono giunta alla conclusione che la pellicola di Ben Wheatley è una bomba proprio perché un film che da da pensare per così tanto tempo, di questi tempi così superficiali, è già di per sé un piccolo miracolo. E poi perché riesce ad essere uno splendido omaggio a The Wicker Man mantendendo contemporaneamente una sua spiccata personalità e anche questo non è poco, anzi. Se mai vi accingerete a guardare Kill List toglietevi innanzitutto dalla testa di trovarvi davanti un horror nel senso stretto della parola e, soprattutto, non crediate che la trama sia lineare ed univoca, in quanto la sceneggiatura scritta da Wheatley e dalla moglie Amy Jump si apre a mille interpretazioni diverse, tutte quante plausibili. D'altronde il protagonista è un ex militare afflitto palesemente da stress post traumatico, incapace sia di condurre una vita normale con la moglie e il figlio, sia di tornare a "lavorare", dove per lavorare si intende riprendere l'attività di sicario, condivisa con l'amico ed ex commilitone Gal: nel film si fa spesso cenno a "qualcosa" accaduto a Kiev, durante una missione omicida in cui probabilmente Jay ha perso il controllo, conseguentemente possiamo dire che la frammentazione del montaggio e la scarsità di informazioni fornite allo spettatore, che concorrono a rendere Kill List molto criptico, siano un modo di rappresentare la psiche fragile e torturata del protagonista, soggetto ad apatia e scoppi improvvisi di violenza.


Al legame profondo tra protagonista e realizzazione del film, il cui cammino verso il finale è scandito da capitoli come se ci trovassimo davanti a una tragedia greca o ad un impietoso countdown, si accompagna il modo sottile ed inquietante col quale Wheatley inserisce l'Orrore in questa storia di traumi, problemi familiari e criminali. Un Orrore perturbante che induce lo spettatore a riprendere Kill List per riguardarlo tutto da capo, cercando di cogliere i segni in grado di prefigurare il terrificante, angoscioso finale, per capire come si possa essere arrivati a quel punto. In effetti, io con quel finale (di cui non parlerò) ho avuto molti problemi e Silly lo sa, semplicemente non potevo accettarlo né capirlo, abituata come sono a guardare horror dotati di spiegazioni "razionali" e fondamentalmente univoche. Su questo finale mi sono incaponita, nonostante mi sia stato consigliato di non farlo, di accettarlo e lasciarmi trasportare, ho deciso di ripercorrere da capo ogni scena, anche la più insignificante, ed è stato così che a un certo punto la tragedia e il destino di Jay sono diventati lapalissiani e perfettamente plausibili. E' servita solo molta, moltissima attenzione ed è stato necessario rifocalizzare il cervello su un tipo di intrigo quasi "antiquato", centellinato e bastardo, affidato più alla sensibilità soggettiva dello spettatore che a qualcosa di oggettivo e universale. Quando anche l'ultima tessera del puzzle è andata a posto mi si è aperto un mondo e ho capito che Kill List è uno degli horror più intriganti che siano stati girati nell'ultimo decennio, nonché uno dei più crudeli ed impietosi e stupidissima io a non averlo capito subito e a non aver dato fiducia a Ben Wheatley, autore assolutamente non banale che già avevo apprezzato in The ABCs of Death e Killer in Viaggio. So bene che questo post non ha alcun senso ma è servito a me per scendere a patti con questo piccolo gioiellino, per ricordarmi che non è mai bene dar retta alla mia testa d'Ariete e buttare giù dei giudizi affrettati nati dall'errata convinzione di non capire. A volte basta solo rilassarsi e rifletterci un po'.


Del regista e co-sceneggiatore Ben Wheatley ho già parlato QUI mentre Michael Smiley, che interpreta Gal, lo trovate QUA.

Neil Maskell interpreta Jay. Inglese, ha partecipato a film come Basic Instinct 2, Doghouse, Pusher e The ABCs of Death. Anche regista e sceneggiatore, ha 39 anni e due film in uscita.


MyAnna Buring interpreta Shel. Svedese, ha partecipato a film come The Descent, Omen - Il presagio, Grindhouse, Doomsday - Il giorno del giudizio, Lesbian Vampire Killers, The Descent: part 2, The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1, The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 2 e a serie come Downton Abbey. Ha 36 anni e tre film in uscita.


Se Kill List vi fosse piaciuto recuperate The Wicker Man. ENJOY!

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