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venerdì 19 luglio 2024

The Descent (2005)

L'horror per la challenge di oggi doveva essere originario del Regno Unito. Ho quindi scelto di vedere per la prima volta The Descent, diretto e sceneggiato nel 2005 dal regista Neil Marshall.


Trama: un gruppo di amiche, il cui legame si è affievolito nel tempo a causa di un terribile incidente, decide di esplorare delle grotte sperdute. Pessima scelta...


Non chiedetemi perché non avessi mai guardato The Descent prima di qualche settimana fa, ormai dovreste saperlo che ho delle lacune grosse come dei tir. Ma non divaghiamo, l'importante prima o poi è riuscirci e pentirsi del tempo passato senza conoscere questo piccolo gioiello di suspense e orrore. Un film che, per quanto mi riguarda, fa molta più paura prima che arrivino i mostri, perché evidentemente un po' della claustrofobia paterna l'ho ereditata. The Descent racconta, come da titolo, la discesa in un complesso di caverne di un gruppo di amiche appassionate di sport estremi. Queste sei amiche si trovano in un momento in cui il loro legame si è indebolito parecchio, a causa di un terribile incidente accorso a Sarah, che pesa come un macigno (per motivi che non vi spoilero) soprattutto su Juno e Beth. Per tornare a rinsaldarlo, Juno propone di passare un weekend ad esplorare grotte, senza rivelare che la meta scelta non è un complesso turistico e noiosino fatto di percorsi sicuri, quanto piuttosto un luogo inesplorato dove le nostre, inevitabilmente, rimangono bloccate. L'atmosfera di The Descent è pesante fin dall'inizio, scuote i nervi dello spettatore con un incidente totalmente inaspettato che farebbe invidia a Final Destination e ci consegna una protagonista spezzata, senza più uno scopo nella vita. La "discesa" diventa, per estensione, non solo fisica, ma un'immersione psicologica in ricordi ed esperienze rimossi, in una situazione talmente terribile da togliere il respiro, in un buio che ci rende ciechi. Dalle amiche di una vita non arriva alcun aiuto, anzi, la maggior parte delle protagoniste sono ininfluenti e da parte di Juno e Beth c'è tanta buona volontà ma anche la palese sensazione che ci sia qualcosa che non va, che i rapporti siano irrimediabilmente rovinati nonostante un tardivo ed "eroico" impegno. Tutto questo disagio, ovviamente, esplode nel momento in cui l'esplorazione delle caverne si rivela più difficile e pericolosa del previsto, in un crescendo di claustrofobia e vertigini, tra persone che rimangono bloccate nei cunicoli senza quasi riuscire a respirare e altre che devono superare profondi e cupi abissi. E tutto ciò prima ancora che subentri l'elemento horror.


Nonostante il simbolismo di morte e rinascita, presente sia nella trama che nelle immagini, The Descent non è un film "elevated". E' una macchina costruita per spaventare, con in mente ben chiare le regole del genere, ed è un giro sulle montagne russe che non perde mai ritmo e, soprattutto, non fa sconti. I cunicoli ricostruiti in studio vedono strisciare al loro interno donne sempre più sporche e disperate, perse all'interno di un mondo oscuro rischiarato solo dalle luci di segnalazione (ottima trovata per mantenere sempre illuminato il set, sostenuta da una fotografia chiara, mentre al buio totale si sopperisce con le sempre terrificanti - almeno per me - riprese all'infrarosso), e quando arrivano i mutanti del sottosuolo lo schifo si spreca. Tra pozze di sangue, distese di cadaveri mangiussati e bava che cola copiosa, le sequenze in cui lo stomaco si chiude sono innumerevoli, e altrettante sono le scene in cui la violenza esplode senza filtri, tra momenti di pura soddisfazione sterminatrice e altri in cui viene voglia di distogliere lo sguardo dallo schermo e andarsi a fare un giro. Dovessi proprio trovare un difetto a The Descent, è la maggior parte delle attrici. Purtroppo Prime Video ha solo l'audio italiano, quindi non mi sono goduta le loro "vere" performance, ma per quanto mi riguarda solo Shauna Macdonald e Natalie Mendoza sono degne di imprimersi nella memoria; la prima segue proprio un percorso di evoluzione (o sarebbe meglio parlare di regressione al primitivo? Bella domanda) che da sciapa biondina prostrata dal dolore la trasforma in antieroina grondante cazzimma, la Mendoza è una macchina da fitness che posso solo invidiare, visto che al suo posto non sarei arrivata nemmeno a incrociare i mostri cannibali, ma sarei morta ben prima. Il resto delle protagoniste non mi ha colpita particolarmente, ma per fortuna i mostri di cui sopra sono invece un bel trionfo di make-up e inquietanti movenze fisiche, che rischiano di popolare gli incubi dello spettatore per lungo tempo dopo la visione di The Descent. Un film apprezzabile anche per il finale bellissimo e spietato, di cui esiste una versione edulcorata per il mercato USA che ha aperto la via al secondo capitolo, che non saprei se guardare o meno. Lo consigliate? Fatemi sapere, intanto recuperate The Descent se, come me, siete tra le poche persone che non lo avevano mai visto!


Del regista e sceneggiatore Neil Marshall ho già parlato QUI. Shauna Macdonald (Sarah) e MyAnna Buring (Sam) le trovate invece ai rispettivi link.


Nel 2009 è stato girato un sequel, The Descent: Part 2, che riprende proprio il finale americano di The Descent. Non l'ho mai visto ma, se il film vi fosse piaciuto, recuperatelo e aggiungete Necropolis - La città dei morti e Il nascondiglio del diavolo - The Cave, uscito praticamente in contemporanea a The Descent. ENJOY!

martedì 24 ottobre 2023

Saw 3D - Il capitolo finale (2010)

Dai che me ne manca solo uno! E' ciò che ho esclamato alla fine di Saw 3D - Il capitolo finale (Saw 3D), diretto nel 2010 dal regista Kevin Greutert.


Trama: sopravvissuto agli eventi del film precedente, Hoffman cerca vendetta e, nel mentre, continua a portare avanti i perversi giochi del defunto Enigmista...


Saw 3D nasce come un film dalle grandi ambizioni, si vede. Avrebbe dovuto essere un film diviso in due capitoli, ridotti poi a uno dopo gli scarsi incassi di Saw VI, e la scena iniziale lasciava ben sperare, nella misura in cui, finalmente, sembrava che i giochi di Jigsaw venissero dati in pasto a un pubblico più ampio e non relegati ai bui magazzini di cui John Kramer, evidentemente, disponeva in quantità industriale. E' vero, l'assunto scatenante la sequenza d'apertura, con due manzi in vetrina costretti a scegliere tra la loro amicizia e l'amore per una che se li è portati a letto entrambi, è uno dei più loffi della saga, ma vedere la folla assiepata attorno alla trappola, annichilita dall'orrore, è una gran bella idea... peccato che dura, appunto, il tempo di una sequenza. Il resto del film ricicla i soliti magazzini, i soliti flashback e le solite facce (di merda), snodandosi in tre tronconi distinti: il primo mostra come Hoffman, sopravvissuto alla famigerata trappola per orsi del film precedente, abbia alla fine deciso di diventare un (inarrestabile) serial killer senza troppe remore di giustizia morale, il secondo racconta la sua ricerca di vendetta nei confronti dell'ex moglie di Jigsaw, e il terzo è la triste ordalia di un povero belinone che, invece di tenere un basso profilo in una città dove rischi di finire nelle mire di Kramer e dei suoi adepti solo perché un giorno, sovrappensiero, hai buttato una cicca per terra, ha pensato bene di fingere di essere stato vittima di Jigsaw e fare soldi su questa bugia. Il "povero" Bobby vince dunque il premio definitivo per il personaggio più cretino della saga, ma Saw 3D ha anche il primato del colpo di scena (a parer mio) più mimmo ed improbabile, nonché della morte più crudele ed immeritata:

SPOILER Il Dottor Gordon?? Ma siete seri??? E perché avrebbe dovuto, anche lui, aiutare John invece di assoldare un killer e ridurlo a mangime per cani? Capisco Amanda che è una tossica, ma Gordon non ha alcun motivo plausibile per diventare il collaboratore di uno che lo ha costretto a perdere un piede, su. E quella povera cristiana di Joyce quale colpa aveva, a parte quella di avere sposato un minchione che le è pure sopravvissuto? FINE SPOILER


Trama a parte che, in qualche modo, nonostante le cretinate di cui è infarcita, intrattiene quanto basta, com'è questo Saw? Beh, intanto è in 3D, lo si evince già dal titolo, quindi è il capitolo del franchise più "esplicito" a livello di splatterate ad effetto: assieme all'iconica sega che ha dato il titolo allo storico, primo Saw, tra gli oggetti sbattuti in faccia al pubblico munito di occhialini ci sono arti umani, teste spaccate come meloni, fiamme, insomma tutto il cucuzzaro di elementi capaci di farti tirare indietro la testa mentre sei seduto in sala. Greutert stavolta dirige in funzione della nuova tecnologia, il che rende alcune sequenze finte quanto un vecchio videogioco per Playstation, per il resto non c'è infamia e non c'è lode, come già succedeva in Saw VI, ma almeno non sembra di stare guardando una brutta serie anni '90. Per quanto riguarda gli attori, Tobin Bell passa vergognosamente alla cassa con soli cinque minuti di screentime a fronte di un primo posto nei titoli di testa, mentre Costas Mandylor getta finalmente via ogni parvenza di poliziotto e si abbandona in toto alla psicosi, portando a casa la sua unica interpretazione dignitosa nei panni di Hoffman. Il resto del cast è dimenticabile ma, del resto, questo sarà il destino che toccherà anche a Saw 3D, di cui ricorderò poco e nulla al momento dell'uscita di Saw X, salvo il fatto che la trama infinita legata a Jigsaw e alla sua eredità DOVREBBE essere finita qui. E grazie a Cthulhu, aggiungo!   


Del regista Kevin Greutert ho già parlato QUITobin Bell (Jigsaw / John), Betsy Russell (Jill), Cary Elwes (Dr. Gordon) e Shauna MacDonald (Tara) li trovate invece ai rispettivi link.


Sean Patrick Flanery, che interpreta Bobby, era famoso negli anni '90 per essere il protagonista di Le avventure del giovane Indiana Jones mentre Chad Donella, che interpreta Gibson, era tra i protagonisti del primo, storico Final Destination, saga condivisa con Gina Holden, qui Joyce, la quale ha partecipato a Final Destination 3. Occhio anche alla guest appearance del cantante dei Linkin Park Chester Bennington, nel ruolo del nazistello bloccato sull'automobile/trappola. Se il film vi fosse piaciuto, ecco l'elenco delle altre pellicole della saga: Saw - L'enigmistaSaw II - La soluzione dell'enigmaSaw III - L'enigma senza fineSaw IV - Il gioco continuaSaw V - Non crederai ai tuoi occhi, Saw VI, Saw: Legacy e lo spin-off Spiral - L'eredità di Saw. ENJOY!

venerdì 20 ottobre 2023

Saw VI (2009)

Non so nemmeno io come, sono arrivata a vedere anche Saw VI, diretto nel 2009 dal regista Kevin Greutert.


Trama: ormai unico seguace rimasto a raccogliere l'eredità di Jigsaw, il detective Hoffman deve portare avanti un gioco che coinvolge un assicuratore senza scrupoli, oltre a evitare di venire scoperto...


Col sesto capitolo, la saga di Saw si rimette un po' in carreggiata. Questo non vuol dire, purtroppo, che ci siamo tolti dalle palle Hoffman, perlomeno però non ci vengono propinati più i flashback che spiegano come mai un detective bietolone sia diventato il galoppino di Saw, e la storia, in qualche modo, prosegue, seppur di poco. Tolto il povero Strahm dalla scacchiera, Hoffman può tornare a portare avanti l'eredità di Jigsaw il quale, santo cielo, era un uomo che portava un rancore spaventoso visto che, prima di morire, si era premurato di lasciare istruzioni per punire ancora chi gli aveva fatto degli sgarri. Stavolta, nella fattispecie, tocca a William Easton, assicuratore reo di avere negato a John Kramer e a una marea di altre persone la copertura economica per potersi curare adeguatamente. Stavolta, gli sceneggiatori hanno gioco abbastanza facile, visto che Easton è un uomo di una pochezza orribile e merita tutte le sevizie a cui viene sottoposto, e lo stesso vale per i suoi indegni collaboratori; peccato che Kramer e Hoffman siano i soliti paraculi schifosi (ormai Hoffman non fa nemmeno più un minimo di sforzo per dissimulare, si veda le parole "amichevoli" usate con la prima sopravvissuta, davanti alle quali ho rischiato di soffocarmi con la brioche) e buttino nel mucchio anche persone che hanno la sola sfiga di lavorare nello stesso edificio di Easton, oppure costringano altri ad agire materialmente per conto di Jigsaw, così che quest'ultimo esca sempre con le mani pulite. Ciò nonostante, almeno la presenza del "gioco" ha un senso e si amalgama col resto della trama, e le trappole stavolta sono particolarmente disgustose e coinvolgenti (passatemi il termine improprio), il che concorre ad mantenere alta la tensione, diversamente dal noiosissimo quinto capitolo. In tutto questo, viene introdotta anche la sottotrama dell'ex moglie di Kramer, Jill Tuck, che ottiene così maggior minutaggio, con tutto ciò che ne consegue.


Se già Costas Mandylor era un attore pessimo, Betsy Russell è talmente "Corinna Negri" che l'unica sua preoccupazione è quella di mostrare le labbra canottate confondendo un'espressione da pornodiva con quella da dark lady o, in alternativa, fare la faccia perplessa di chi non capisce una mazza. Fortunatamente, Peter Outerbridge ha il phisique du role per interpretare Easton e riesce ad incarnare una disperazione reale davanti a ognuna delle terribili scelte che si presentano al suo personaggio e, altra cosa non da poco, alla regia c'è Kevin Greutert. Quest'ultimo, pur continuando a distaccarsi dallo stile isterico di Bousman, riesce comunque ad evitare l'effetto "sciatteria televisiva anni '90" del capitolo precedente e, grazie ad un ottimo montaggio e una buona fotografia, rende ancora più efficaci alcune delle trappole più ansiogene del franchise, toccando il picco nella sequenza della giostra, dove la tensione si taglia col coltello e c'è una fusione praticamente perfetta tra tutti gli elementi tecnici che compongono un film horror. Sia ben chiaro, Saw VI non è nulla di trascendentale e io continuo a chiedermi, col mio solito ritardo clamoroso, come abbiano potuto mungere la vacca di un'opera che, ora come ora, avrebbe potuto trovare posto giusto come miniserie nel mercato dello streaming (fateci caso, siamo a sei film spalmati nell'arco di un decennio e nel Sawverso sarà passato in totale un anno, o poco più), ma di tutti i seguiti questo è uno dei più riusciti. Peccato che, per capirlo ed apprezzarlo in toto, si debba passare attraverso un supplizio che farebbe invidia a Jigsaw!   


Del regista Kevin Greutert ho già parlato QUI. Tobin Bell (Jigsaw / John), Betsy Russell (Jill), Shawnee Smith (Amanda) e Shauna MacDonald (Tara) li trovate invece ai rispettivi link.


Darius McCrary, che interpreta Dave, era l'Eddie Winslow di Otto sotto un tetto. Se il film vi fosse piaciuto, ecco l'elenco delle altre pellicole della saga: Saw - L'enigmistaSaw II - La soluzione dell'enigmaSaw III - L'enigma senza fineSaw IV - Il gioco continua, Saw V - Non crederai ai tuoi occhi, Saw 3D - Il capitolo finale, Saw: Legacy e lo spin-off Spiral - L'eredità di Saw. ENJOY!

domenica 9 giugno 2019

Polaroid (2019)

Ma che disperazione. Polaroid, diretto dal regista Lars Klevberg, a Savona non è uscito. Fortuna o sfortuna?


Trama: Bird, ragazza timida ed impacciata, entra in possesso di una vecchissima macchina fotografica Polaroid. Presa dall'entusiasmo, la utilizza per scattare alcune foto agli amici, scatenando però sugli stessi una terribile maledizione...



Si può dire "che palle"? Potrebbe essere l'unico modo per riassumere la visione di Polaroid, horror che di innovativo non ha nulla e che procede lento e triste "come chi deve" sui binari già stabiliti a inizio millennio da The Ring, Shutter e compagnia urlante. La vecchia tecnologia che si ribella ai millenials, condannandoli a morire in un modo atroce rigorosamente fuori dall'inquadratura, ché rinunciare al PG-13 tipico di queste produzioni sarebbe brutto, offre al pubblico di ragazzetti una storia stravista che, boh, forse vuole metterli in guardia dalla mania di fare photobombing? Non saprei. In soldoni, ogni foto scattata con la Polaroid del titolo mostra alle spalle delle persone ritratte un'ombra inquietante, "firma" di un mostro tutto storto interpretato ovviamente da Javier Botet che, di lì a poco, farà impazzire tutte le luci della casa e giustizierà i poveracci ignari. Il perché o il percome lo si scopre seguendo i pochi sopravvissuti alla mattanza che, come da copione, si impelagano in un'indagine resa difficoltosa dalla creatura che incombe, tra false piste, motori di ricerca che trovano letteralmente ogni cosa e capatine nelle biblioteche. Insomma, ripeto, nulla di nuovo sotto il sole. C'è da dire, per lo meno, che i protagonisti sono meno irritanti del solito, non fanno cose stupide per motivi di trama (tranne uno ma, oh, almeno UN cretino all'interno di un gruppo ci dev'essere, d'altronde la gente ha votato Trump e Salvini, sarebbe surreale pensare il contrario) e la protagonista, oltre ad essere molto carina, mostra di avere anche un cervello pensante in grado di sfruttare le peculiarità delle foto scattate dalla Polaroid.


Tra i visetti tutti uguali di stelline varie tirate fuori da serie che guardano tutti tranne la sottoscritta, spuntano a nobilitare l'insieme la sempre inquietante Grace Zabriskie (onestamente, fa più paura lei del mostrone) e un Mitch Pileggi che, lì per lì, non avevo nemmeno riconosciuto e che meriterebbe un premio denominato ad hoc "mannaggiavvoi, fatevicazzivostri".  Purtroppo queste due vecchie glorie vengono sottoutilizzate ma è anche vero che il pubblico di riferimento non saprà nemmeno di chi sto parlando, quindi chissene. Il resto, come ho detto, è noia. A Lars Klevberg, autore del corto che ha dato origine a Polaroid, è stato affidato il reboot de La bambola assassina, che dovrebbe uscire tra poco in Italia, e benché non mi aspettassi chissà quale regista dietro la macchina da presa di un film così atteso, diciamo che Polaroid è dimenticabile anche dal punto di vista dalla regia. Il mostronetto, infine, è il solito agglomerato di pixel cucito addosso alle movenze dell'amabile Javier Botet e diverte il fatto che non abbia nulla a che vedere con la creatura mostrata nel corto, a mio avviso molto più efficace. D'altronde, è sempre così: un'idea come quella di Polaroid funziona nell'immediato, con un metraggio breve, in quanto si fonda sullo shock di uno jump scare o una situazione sovrannaturale priva di spiegazioni o conseguenze a lungo termine. Quando si cerca di allungare il brodo (i primi dieci minuti di film sono una riproposta quasi identica del corto stesso, dialoghi compresi, e una volta conclusa la breve introduzione i personaggi protagonisti scompaiono), il risultato si annacqua e il risultato sono filmetti dimenticabili come questo Polaroid, che poteva benissimo rimanere nel limbo distributivo internazionale al quale pareva essere stato condannato dopo lo scandalo Weinstein.


Javier Botet (l'entità), Grace Zabriskie (Lena Sable) e Shauna MacDonald (la madre di Bird) li trovate ai rispettivi link.

Lars Klevberg è il regista della pellicola. Norvegese, tornerà presto sugli schermi italiani con La bambola assassina. Anche sceneggiatore e produttore, ha 39 anni.


Kathryn Prescott interpreta Bird. Inglese, ha partecipato a film come Fino all'osso e a serie come 24: Legacy. Inglese, anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 28 anni.


Mitch Pileggi interpreta lo sceriffo Pembroke. Americano, indimenticato Walter Skinner di X-Files, lo ricordo per film come Il giustiziere della notte 4, Il ritorno dei morti viventi 2, Sotto shock, Basic Instinct, Vampiro a Brooklyn, X-Files - Il film, X-Files - Voglio crederci e per altre serie quali A-Team, Hunter, Dallas, Walker Texas Ranger, That's 70's Show, E.R. Medici in prima linea, Nip/Tuck, CSI - Scena del crimine, Cold Case, Criminal Minds, Medium, Supernatural, Grey's Anatomy e Dallas. Ha 67 anni e due film in uscita.



Polaroid è tratto dall'omonimo corto, sempre di Lars Klevberg, che potete trovare QUI. Se il film vi fosse piaciuto recuperate la serie The Ring. ENJOY!

venerdì 29 giugno 2018

Nails (2017)

Non ho ancora bene idea del perché ma una sera mi sono ritrovata guardare Nails, film diretto e co-sceneggiato nel 2017 dal regista Dennis Bartok.


Trama: dopo un terribile incidente che l'ha resa paralizzata, la giovane Dana è costretta a rimanere ricoverata in un luogo infestato da una presenza pronta ad ucciderla...



Ci penso ma continuo a non ricordare cosa mi avesse spinta a cercare e recuperare Nails parecchi mesi fa, sta di fatto che l'ho visto dopo averlo lasciato un po' di tempo a prendere la polvere e... mah. Diciamo che di solito sono più oculata nella scelta degli horror. Nails è la classica storia in cui un'entità brutta ma brutta forte (soprattutto per colpa di una pessima CGI che rende il mostro una sorta di Lurch pupazzoso e coi piedoni) si incapriccia di una povera crista che ha già avuto tutte le sfortune del mondo ed è costretta a rimanere bloccata in un letto, con un tubo per la respirazione conficcato in gola e muta salvo per il computer che trasforma in suono le parole digitate sulla tastiera. Dana, questo il nome della protagonista, è rimasta vittima di un incidente durante il quale il suo cuore si è fermato per qualche minuto, cosa che le ha conferito il "dono" di vedere gli spiriti; ora, la peculiarità in sé è utile giusto per consentire allo spettatore di vedere fisicamente Nails, perché non è sbirciando nell'aldilà che si attirano le sue sgradevoli attenzioni, ma diventa nulla ai fini della trama quando il mostro comincia a farsi vedere un po' da chi vuole e con modalità diverse, tra l'altro dimostrando una bella dose di schizofrenia dal momento che prima dell'arrivo di Dana all'ospedale il mostro se ne stava buono e tranquillo senza infastidire nessuno. Insomma, il tutto è una scusante per propinare allo spettatore una serie di jump scare ampiamente prevedibili e per creare la solita situazione in cui la protagonista viene presa per matta da quasi tutti quelli che la circondano, talvolta in maniera soft (benché a un certo punto il rapporto col marito vada a catafascio e morire che 'sto cretino cerchi di giustificarsi per la piega da soap da quattro soldi presa dalla storia), altre volte con un astio che lascia perplessi (lo psichiatra è una merda patentata, la direttrice della casa di cura idem: porco schifo ma se vi cominciano a morire dei pazienti, due domande fatevele!).


Gli unici due elementi degni di nota di Nails sono la protagonista e il finale del film. Credo di essere una delle tre persone in tutto il mondo che non hanno mai guardato The Descent ma mi sono convinta a recuperarlo al più presto dopo aver visto l'interpretazione di Shauna Macdonald; l'attrice è costretta nel ruolo non facile della paraplegica e, nonostante un paio di scelte di sceneggiatura mettano a dura prova la suspension of disbelief, rende perfettamente l'idea di una donna piegata ma non distrutta, di una combattente incapace di arrendersi, per la quale si arriva a fare un tifo sfrenato che sconfina in odio non tanto per Nails quanto, piuttosto, per chi sceglie di trattare Dana come una stupida visionaria, una donna che ha perso la testa per il dolore. Mi direte, il rischio è quello che mi sia fatta fuorviare dall'incapacità del resto del cast, nel quale si salva giusto la figlia di Dana, ma la Macdonald mi sembra un'attrice capace e comunque regge il film praticamente da sola. Quanto al finale, l'ho apprezzato per la sua incredibile cattiveria, che mi ha fatta perlomeno arrivare a provare le emozioni che avrei voluto avvertire anche nel resto della pellicola; peccato, di nuovo, per quella CGI terrificante che lascia allo spettatore un ultimo jump scare concretizzato nella brutta faccia di quel triste figuro di Nails. Insomma, riassumendo, la pellicola di Dennis Bartok è un classico horror a base di fantasmi cattivussi, senza infamia né lode. Se vi piace il genere e ardete di desiderio di completezza recuperatelo, altrimenti lasciate spazio ad altri horror migliori!

Dennis Bartok è il regista e co-sceneggiatore del film, al suo esordio dietro la macchina da presa. Anche produttore e attore, ha 53 anni.


Shauna Macdonald interpreta Dana Milgrom. Nata in Malesia, ha partecipato a film come The Descent - Discesa nelle tenebre, Mutant Chronicles, The Descent: Part 2, Filth e La corrispondenza. Ha 37 anni.


Godetevi il gadgettino di IsnotTV!


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