Visualizzazione post con etichetta tim curry. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tim curry. Mostra tutti i post

mercoledì 26 ottobre 2016

The Rocky Horror Picture Show: Let's Do the Time Warp Again (2016)

"I hope it's not meatloaf again!"
Cit. dell'unica battuta valida in TUTTO il film

Come sapete, amo farmi del male, perlomeno cinematograficamente parlando. E' solo questo il motivo per cui mi sono ritrovata a guardare The Rocky Horror Picture Show: Let's Do the Time Warp Again, film TV trasmesso qualche giorno fa su Fox e diretto dal regista Kenny Ortega.


Trama: i neo-fidanzati Brad e Janet rimangono in panne durante una notte di tempesta e trovano rifugio presso il castello del Dottor Frank-N-Furter, scienziato pazzo che proprio quel giorno sceglie di dare vita alla sua creatura... il muscoloso Rocky!


A mia discolpa devo dire che non avrei affrontato l'omaggio al Rocky Horror di Kenny Ortega neppure sotto tortura poi qualcuno, non ricordo chi, mi ha detto "Ma il Rocky Horror è fatto apposta per essere rivissuto, d'altronde nasce come spettacolo teatrale, quindi le reinterpretazioni sono sacrosante!". E io scema, memore di un paio di rappresentazioni teatrali durante le quali mi sono divertita come una matta (nonché immemore di una roba brutta e squallida come Descendants), ho concesso quindi una possibilità a Let's Do the Time Warp Again (l'appellativo di Rocky Horror Show non lo merita neppure per sbaglio), passando una serata all'insegna delle testate sul muro. Mi tolgo il dente parlando dell'unica cosa carina del film di Ortega, ovvero l'intenzione di portare in TV un omaggio al tipico spettacolo di mezzanotte che da anni rende la pellicola del 1975 un cult senza tempo: la canzone introduttiva Science Fiction/ Double Feature viene infatti cantata dalla sensuale "maschera" di un cinema situato all'interno di un castello e l'intera vicenda di Brad e Janet viene di fatto proiettata su uno schermo a beneficio di un pubblico di "adepti" i quali, di tanto in tanto, vengono inquadrati mentre seguono il manuale di comportamento conosciuto da ogni fan del Rocky Horror che si rispetti (mettendosi per esempio sulla testa il giornale durante l'esecuzione di Over at the Frankenstein Place). Salvo, al limite, anche l'interpretazione di Annaleigh Ashfort, la quale da vita ad una Columbia estremamente anni '80 e cafona fino al midollo, una rivisitazione che mi ha fatto schifo ma che, perlomeno, mostra un minimo di personalità. Se proprio devo essere generosa, faccio persino un plauso a costumisti e truccatori, ché tolta l'orrenda parrucca rosa shocking coi rasta di Magenta e i boxer di Rocky, in tutto quel trionfo di pailettes e kitsch c'è dal bello e del buono, fermo restando che i costumi originali erano ben più stilosi. Il resto merita di sprofondare nell'ignominia perpetua, nascosto per sempre agli occhi dei veri credenti da rotoli di carta igienica e sputi, sperando che bastino "a jump to the left and a step to the right" per spedirlo nell'iperspazio.


Cominciamo da ciò in cui sono meno ferrata, ovvero la musica. Mi perdonino gli esperti se parlo senza l'ausilio di tecnicismo alcuno ma il riarrangiamento dei brani di Richard O' Brien è mollo come la panissa, senza nerbo o ritmo, più virato in chiave pop/funk che rock. In poche parole? Laddove nel 1975 Wild and Untamed Thing mi faceva venire una voglia pazzesca di ballare, nel 2016 mi ha fatto sbadigliare senza ritegno e lo stesso vale per Hot Patootie e, ovviamente, il Time Warp. Non voglio nemmeno parlare di I'm Going Home e Superhero, due canzoni che nell'originale mi mettevano un magone infinito mentre qui sembrano giusto due pezzi buttati lì perché "si deve". Certo che ho pianto anche guardando Let's Do the Time Warp Again, ma grazie al pazzo: avete una vaga idea di cosa sia per me vedere Tim Curry che ancora non si è ripreso (anzi, non si riprenderà mai purtroppo) dall'ictus che lo ha colpito nel 2012? Vedere il mio adorato, dolce travestito che stenta a pronunciare le battute del Criminologo ma cerca lo stesso di portare a termine il lavoro con la sua solita professionalità e bravura? Cristo, a solo ripensarci piango come una fontana. A questo dolore dovete anche aggiungere la terrificante consapevolezza di tutti i coinvolti che MAI avrebbero potuto competere con gli interpreti originali, una presa di coscienza che si respira dalla prima all'ultima scena. L'unica a fregarsene leggermente è Laverne Cox ma, andiamo, siamo seri: vuoi per colpa del già citato riarrangiamento mollo, vuoi perché come donna il suo sembiante non mi attrae, ma come agente di caos sessuale 'sta donna è improbabile quanto potrei esserlo io, alla faccia di tutto il trucco e le mise stravaganti che potrei indossare (vi prego, se riuscite, confrontate il suo ingresso sulle note di Sweet Transvestite con quello di Tim Curry. Io non ce la faccio). Tuttavia, a parte il fatto che quando parla è incomprensibile, lei posso ancora accettarla, perlomeno ci prova, anche se pare più una reduce di Priscilla, la regina del deserto che Frank-N-Furter. Il resto del cast invece è imbarazzante, tutti impegnati in una recita scolastica improntata sull'imitazione dei modelli originali (per esempio il Riff Raff di Reeve Carney cambia voce quando passa dalla prosa al canto perché non riesce a mantenere l'intonazione strascicata di O' Brien) oppure sulla distruzione totale degli stessi (a me va bene tutto ma il Dottor VON Scott NERO?? Col nipote bianco per di più! E a proposito di Eddie, caro, perché ti hanno trasformato da motociclista "zombie" a membro dei Tokyo Hotel? Mah...). Se io penso che al mondo ci sono miriadi di compagnie teatrali serie capaci di portare in scena il Rocky Horror Show con competenza, passione e persino la capacità di raccontare qualcosina in più rispetto al film originale mentre alla Fox si sono accontentati di 'sta schifezzuola mi sale il raggio della morte, davvero. Ortega, perché non ti impegni in qualcos'altro di più consono alla tua abilità di regista, produttore e coreografo, come per esempio raccogliere patate nei campi?

Tim, ti voglio bene lo stesso.
Del regista Kenny Ortega ho già parlato QUI mentre Tim Curry, che interpreta il Criminologo, lo trovate QUA.

Laverne Cox (vero nome Roderick Leverne Cox) interpreta Frank'n'Furter. Americana, ha partecipato a serie come Orange is the New Black. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 44 anni e un film in uscita.


Reeve Carney, che interpreta Riff Raff, ha partecipato alla serie Penny Dreadful nei panni di Dorian Gray mentre Christina Milian, che interpreta Magenta, è la tizia che cantava la sigla di Kim Possible. Detto questo, cancellate dalla memoria il mio post e soprattutto quest'aberrazione e recuperate il prima possibile il vero, unico The Rocky Horror Picture Show. ENJOY!

Aggiungo una parentesi: il Rocky Horror Picture Show l'avevano omaggiato meglio persino gli EELST all'epoca di Mai dire gol. Sigla!!!




venerdì 26 agosto 2016

The Rocky Horror Picture Show (1975)

Per “colpa” della rassegna estiva Castelfranco Off e della Collezionista di biglietti è arrivato il tanto temuto momento di affrontare la stesura di un post sul film cult per eccellenza, quel The Rocky Horror Picture Show diretto da Jim Sherman nel 1974. Sarà un post atipico, sappiatelo. “I see you shiver with antici… pation!”



Science Fiction/Double Feature

Il Rocky Horror Picture Show non è semplicemente un film o uno spettacolo teatrale, bensì un'esperienza. Un'esperienza fondamentalmente basata sulla nostalgia, sull'omaggio ai film di fantascienza o horror risalenti agli anni '50/'60 (gli stessi, più o meno, di cui parlava Stephen King nel suo capolavoro It) e ci vorrebbe un vero appassionato del genere per comprendere tutti i riferimenti nascosti all'interno del cult di Jim Sherman e Richard O'Brien, non solo nominati all'interno della canzone introduttiva ma anche citati a piene mani nel corso della pellicola. Brad e Janet, due "normalissimi ragazzi in salute" si ritrovano all'improvviso catapultati all'interno di un Castello di Frankenstein dove troveranno la quintessenza delle icone da film horror: lo scienziato pazzo, la Creatura, il servo gobbo, zombie, alieni, improbabili raggi della morte e quant'altro, tutto raccontato allo spettatore attonito attraverso la voce compassata di un inglesissimo Narratore, chiamato a dare un senso ad una vicenda misteriosa e terrificante che nasconde un imprevedibile twist "arcobaleno".



Dammit, Janet!

I due protagonisti di The Rocky Horror Picture Show, i già citati Brad e Janet, sono la quintessenza del WASP. Lei è una dolcissima verginella, ingenua e totalmente impreparata ad affrontare qualsiasi cosa esuli dalla piccola realtà a lei conosciuta, mentre lui è il trionfo della sicumera americana, dotato di quella tipica strafottenza di chi vive col paraocchi ed è convinto di avere SEMPRE in mano la situazione. Due personaggi odiosi, quindi? Assolutamente no, ma quanta goduria si prova vedendo i bravissimi Susan Sarandon e Barry Bostwick, entrambi giovani e bellissimi, perdere progressivamente il senno e i freni inibitori, sotto le "cure" dell'espertissimo Frank'n'Furter. 



Over at the Frankenstein Place

The Rocky Horror Picture Show è un trionfo di colorate scenografie ed esterni ad hoc. La chiesa dove facciamo la conoscenza di Brad e Janet, il castello battuto dalla pioggia (e da quei terrificanti lampi finti), il laboratorio di Frank'n'Furter, la fantomatica Zen Room, la piscina sotto il palco e l'antenna della RKO sono indimenticabili tanto quanto i personaggi che popolano il film. In un attimo l'atmosfera cambia dalla banale sicurezza della sequenza iniziale all'assurdità di un castello pieno di passaggi segreti e trappole, dove chiunque potrebbe strisciare nel buio e fare chissà cosa ai poveri malcapitati ospiti!


Time Warp

Se c'è un momento in cui chiunque sia predisposto rischia di cedere totalmente il proprio cuore al Rocky Horror Picture Show o è quando compare Frank'n'Furter o quando Magenta, Columbia e Riff Raff si scatenano assieme ai transilvani ballando il Time Warp. Siccome di musica non me ne intendo, non posso spiegarvi la bellezza della colonna sonora del film, fatta non solo di esaltanti brani rock ma anche di struggenti e tristissime melodie, quindi approfitterò di questo spazietto per raccontarvi di come sono venuta a conoscenza di questo cult e come, letteralmente, sono finita in un time warp che si rinnova ad ogni visione. Devo ringraziare pubblicamente mia cugina Daniela, la quale mi ha prestato videocassetta e colonna sonora per "sverginarmi" (è un termine osceno, ma i neofiti del Rocky Horror si chiamano vergini) prima di portarmi a vedere lo spettacolo messo in piedi dalla compagnia originale londinese, miracolosamente in tournée a Savona. L'amore è scoccato subitaneo e travolgente, vedere lo spettacolo dal vivo è stata un'esperienza che non dimenticherò mai e che fortunatamente si è ripetuta qualche anno dopo, quando ormai padroneggiavo benissimo il "jump to the left", lo "step to the right" ma soprattuttamente "the pelvic rush" che, come si sa, è quello che "really drives you insaa-aa-aa-aane". Rimpiango di non avere mai potuto andare a vedere lo show di mezzanotte che si tiene in moltissimi cinema sparsi per il mondo, magari con tutti gli oggetti necessari all'interazione, ma ancora non è detta l'ultima parola.



Sweet Transvestite

Inutile negare che il cuore pulsante di The Rocky Horror Picture Show è il Frank'n'Furter di Tim Curry, qui nel ruolo più iconico di sempre. Uno scienziato pazzo dal nome tedesco, che parla con l'accento inglese della regina, amante di uomini e donne in egual misura e deciso a costruire l'uomo perfetto... ovviamente per portarselo a letto, che domande. Il carisma di Curry è gigantesco, così come è incredibile il fascino che emana pur con le fattezze bruttarelle che lo contraddistinguono, al punto che non è difficile capire perché sia Janet che Brad cedano alle sue lusinghe. Frank è l'agente del caos, un motore di libertà dallo stile "troppo estremo" che non esita a spargere sangue e dolore per raggiungere i suoi scopi. Ma, anche lì, come si fa ad odiarlo? Come si fa a non creparsi la faccia di lacrime sul finale? Non si può, io ve lo dico. Questa è la vera magia di Frank.


I Can Make You a Man

Ragazzini, se cercate un film scevro di allusioni sessuali avete sbagliato pellicola. Non fate come i genitori che hanno portato i bambini alla proiezione di Castelfranco storcendo poi il naso davanti a cavalline peniche e amplessi sessuali più o meno suggeriti. Di questi tempi, il Rocky Horror Picture Show non ha più nulla di scandaloso ma sicuramente nel 1975 la storia di uno scienziato pazzo deciso a costruirsi l'amante perfetto, zeppo di muscoli e superdotato, e di due fidanzatini che riescono a "trovare la propria strada" (e probabilmente anche a capire di non essere fatti l'uno per l'altro) attraverso la scoperta del sesso, deve aver destato parecchio scalpore. Canzoni come Hot Patootie, Touch-a-touch-a-touch me (che, di fatto, descrive nella minuzia ciò che viene dopo il citato "heavy petting that only leads to trouble and... sit wetting") e la splendida Rose Tints My World parlano di un modo di vivere interamente consacrato ai piaceri della carne, al raggiungimento della libertà attraverso la ricerca disinteressata del piacere. Un modo di vivere non privo di conseguenze ma comunque meno riprovevole rispetto all'ipocrisia e alla stolida ignoranza mostrata all'inizio dai due giovani protagonisti.


Eddie

Vogliamo parlare anche dei personaggi "secondari"? Dopo un'unica visione di The Rocky Horror Picture Show vi rimarrà probabilmente in testa solo Frank'n'Furter ma se persevererete capirete che Frank non esisterebbe senza gli iconici co-protagonisti che lo affiancano. Lo sfortunato motociclista Eddie (interpretato da un Meat Loaf in stato di grazia e giovanissimo), i servi Riff Raff (ovviamente interpretato dal compositore Richard O'Brien) e Magenta, la groupie Columbia, il bambinone Rocky, il compassato Criminologo e l'esilarante Dottor Scott sono personaggi essenziali tanto quanto Brad e Janet, oltre ad essere incredibilmente ben caratterizzati. 


Don't Dream It

L'inno del prefinale, per me la canzone più importante e bella della pellicola. Il messaggio di Frank al mondo è Don't Dream It, Be It: non sognatelo, siatelo. Come ho detto sopra, il Rocky Horror è un inno alla liberazione sessuale e non solo in termini puramente legati all'esperienza ma anche alle pulsioni, che siano etero, omosessuali o addirittura pansessuali. Per estensione, chiunque dovrebbe avere il coraggio di essere ciò che vuole, senza rinunciare ai propri sogni ed adoperandosi perché essi diventino realtà. Se ci pensate, è lo stesso messaggio che da anni la Disney cerca di inculcare nei bambini, ma ascoltato attraverso la sensuale voce di Frank fa tutto un altro effetto.


I'm Going Home/Super Heroes

The Rocky Horror Picture Show, con tutti i suoi lustrini, le paillettes, l'apparente superficialità, non è un film stupido. Innanzitutto è un horror, per l'appunto, e in quanto tale ci racconta di come i desideri di Frank non siano innocenti né i mezzi utilizzati per raggiungerli privi di vittime. Il sangue scorre e non solo, c'è anche un twist piuttosto inquietante nel corso di una cena di compleanno, quindi è necessario che qualcuno venga punito. A tal proposito, il finale è uno dei più tristi della storia del musical, dai toni tragici e malinconici, ed è la classica conclusione in cui all'innocenza viene sostituita una dolorosa, oscura esperienza che spesso coincide con una perdita e la consapevolezza di essere soli al mondo, costretti a lottare contro i mulini a vento per riuscire a tenere tra le mani la libertà faticosamente conquistata. Certo, qualcuno potrà tornare a ballare il Time Warp, di nuovo, ma non per tutti sarà così. "And crawling, on the planet's face, some insects, called the human race. Lost in time. And lost in space. And meaning". Non so voi, ma io mi immedesimo e mi commuovo ogni volta che sento queste parole che escono dalle labbra del sommo Charles Gray.


Science Fiction/Double Feature 

Il cerchio si conclude, si torna all'inizio. Come fece mia cugina con me, ho avuto l'onore di accompagnare la Collezionista di biglietti a vedere il suo primo The Rocky Horror Picture Show. Posso solo sperare che le sia piaciuto tanto quanto era piaciuto ad una Bolla ancora al liceo, e che Giulia a sua volta convinca altri "vergini" a ballare il Time Warp, così come spero che questo post sconclusionato ma zeppo di amore spinga altri a diventare "Regular Frankie Fan" come Columbia e la sottoscritta. Se non dovesse accadere, tornerò comunque felice al mio dolce pianeta Transexual, nella galassia di Transilvania, riguardando in loop questo fantastico cult finché non sarò troppo vecchia e rincoglionita per capirne le parole.     


Di Tim Curry (Frank'n'Furter), Susan Sarandon (Janet Weiss), Richard O' Brien (Riff Raff), Patricia Quinn (Magenta), Meat Loaf (Eddie) e Charles Gray (Il criminologo) ho già parlato ai rispettivi link.

Jim Sharman è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Australiano, ha diretto anche Shock Treatment. Anche attore, produttore e scenografo, ha 71 anni.


Barry Bostwick interpreta Brad Majors. Americano, lo ricordo per film come Weekend con il morto 2, Spia e lascia spiare e Tales of Halloween, inoltre ha partecipato a serie come Charlie's Angels, Perfetti... ma non troppo, Scrubs, Cold Case, Supernatural, Ghost Whisperer, Nip/Tuck, CSI e doppiato episodi di Phineas e Ferb. Anche produttore, ha 71 anni e due film in uscita.


Nato come opera teatrale, il Rocky Horror Show comprendeva già nel cast Tim Curry, Richard O'Brien, Patricia Quinn, Little Nell e Jonathan Adams il quale, tuttavia, recitava nella parte del Criminologo; Susan Sarandon e Barry Bostwick sono arrivati dopo, per accontentare i produttori che volevano attori americani nel film (peraltro, pare che Steve Martin avesse fatto il provino per il ruolo di Brad). A Vincent Price era stato invece offerto il ruolo del Criminologo ma il grande attore ha dovuto rifiutare perché coinvolto in altre riprese. Il film avrebbe dovuto essere in bianco e nero fino al momento dell'apparizione di Frank'n'Furter, dopodiché l'unico tocco di colore avrebbero dovuto essere le sue labbra rosse, almeno fino alla fine di Sweet Transvestite, quando l'intero film sarebbe stato virato in "technicolor" fino a Superheroes; nel DVD per il venticinquesimo anniversario del film hanno tentato di fare una cosa simile ma la pellicola si colora nel momento in cui Riff Raff apre la porta, rivelando a Brad e Janet i Transilvani. Nel 1981 Jim Sharman e Richard O'Brien hanno realizzato una sorta di sequel intitolato Shock Treatment, che riporta sullo schermo i personaggi di Brad e Janet (interpretati stavolta da Jessica Harper e Cliff De Young) e alcuni degli attori presenti nel Rocky Horror, ovvero lo stesso Richard O'Brien, Patricia Quinn, Little Nell e Charles Gray, con ruoli diversi. In questi giorni dovrebbe inoltre essere entrato in post-produzione l'"omaggio" televisivo della Fox diretto da Kenny Ortega, che probabilmente andrà in onda negli USA ad Halloween e che si prospetta un'aberrazione della peggior specie, nonostante la presenza di Tim Curry nei panni del Criminologo. Chi vivrà vedrà, comunque. Detto questo, se The Rocky Horror Picture Show vi fosse piaciuto recuperate La piccola bottega degli orrori, Stage Fright e Repo! The Genetic Opera. ENJOY!


Se vuoi condividere l'articolo

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...