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venerdì 26 agosto 2016

The Rocky Horror Picture Show (1975)

Per “colpa” della rassegna estiva Castelfranco Off e della Collezionista di biglietti è arrivato il tanto temuto momento di affrontare la stesura di un post sul film cult per eccellenza, quel The Rocky Horror Picture Show diretto da Jim Sherman nel 1974. Sarà un post atipico, sappiatelo. “I see you shiver with antici… pation!”



Science Fiction/Double Feature

Il Rocky Horror Picture Show non è semplicemente un film o uno spettacolo teatrale, bensì un'esperienza. Un'esperienza fondamentalmente basata sulla nostalgia, sull'omaggio ai film di fantascienza o horror risalenti agli anni '50/'60 (gli stessi, più o meno, di cui parlava Stephen King nel suo capolavoro It) e ci vorrebbe un vero appassionato del genere per comprendere tutti i riferimenti nascosti all'interno del cult di Jim Sherman e Richard O'Brien, non solo nominati all'interno della canzone introduttiva ma anche citati a piene mani nel corso della pellicola. Brad e Janet, due "normalissimi ragazzi in salute" si ritrovano all'improvviso catapultati all'interno di un Castello di Frankenstein dove troveranno la quintessenza delle icone da film horror: lo scienziato pazzo, la Creatura, il servo gobbo, zombie, alieni, improbabili raggi della morte e quant'altro, tutto raccontato allo spettatore attonito attraverso la voce compassata di un inglesissimo Narratore, chiamato a dare un senso ad una vicenda misteriosa e terrificante che nasconde un imprevedibile twist "arcobaleno".



Dammit, Janet!

I due protagonisti di The Rocky Horror Picture Show, i già citati Brad e Janet, sono la quintessenza del WASP. Lei è una dolcissima verginella, ingenua e totalmente impreparata ad affrontare qualsiasi cosa esuli dalla piccola realtà a lei conosciuta, mentre lui è il trionfo della sicumera americana, dotato di quella tipica strafottenza di chi vive col paraocchi ed è convinto di avere SEMPRE in mano la situazione. Due personaggi odiosi, quindi? Assolutamente no, ma quanta goduria si prova vedendo i bravissimi Susan Sarandon e Barry Bostwick, entrambi giovani e bellissimi, perdere progressivamente il senno e i freni inibitori, sotto le "cure" dell'espertissimo Frank'n'Furter. 



Over at the Frankenstein Place

The Rocky Horror Picture Show è un trionfo di colorate scenografie ed esterni ad hoc. La chiesa dove facciamo la conoscenza di Brad e Janet, il castello battuto dalla pioggia (e da quei terrificanti lampi finti), il laboratorio di Frank'n'Furter, la fantomatica Zen Room, la piscina sotto il palco e l'antenna della RKO sono indimenticabili tanto quanto i personaggi che popolano il film. In un attimo l'atmosfera cambia dalla banale sicurezza della sequenza iniziale all'assurdità di un castello pieno di passaggi segreti e trappole, dove chiunque potrebbe strisciare nel buio e fare chissà cosa ai poveri malcapitati ospiti!


Time Warp

Se c'è un momento in cui chiunque sia predisposto rischia di cedere totalmente il proprio cuore al Rocky Horror Picture Show o è quando compare Frank'n'Furter o quando Magenta, Columbia e Riff Raff si scatenano assieme ai transilvani ballando il Time Warp. Siccome di musica non me ne intendo, non posso spiegarvi la bellezza della colonna sonora del film, fatta non solo di esaltanti brani rock ma anche di struggenti e tristissime melodie, quindi approfitterò di questo spazietto per raccontarvi di come sono venuta a conoscenza di questo cult e come, letteralmente, sono finita in un time warp che si rinnova ad ogni visione. Devo ringraziare pubblicamente mia cugina Daniela, la quale mi ha prestato videocassetta e colonna sonora per "sverginarmi" (è un termine osceno, ma i neofiti del Rocky Horror si chiamano vergini) prima di portarmi a vedere lo spettacolo messo in piedi dalla compagnia originale londinese, miracolosamente in tournée a Savona. L'amore è scoccato subitaneo e travolgente, vedere lo spettacolo dal vivo è stata un'esperienza che non dimenticherò mai e che fortunatamente si è ripetuta qualche anno dopo, quando ormai padroneggiavo benissimo il "jump to the left", lo "step to the right" ma soprattuttamente "the pelvic rush" che, come si sa, è quello che "really drives you insaa-aa-aa-aane". Rimpiango di non avere mai potuto andare a vedere lo show di mezzanotte che si tiene in moltissimi cinema sparsi per il mondo, magari con tutti gli oggetti necessari all'interazione, ma ancora non è detta l'ultima parola.



Sweet Transvestite

Inutile negare che il cuore pulsante di The Rocky Horror Picture Show è il Frank'n'Furter di Tim Curry, qui nel ruolo più iconico di sempre. Uno scienziato pazzo dal nome tedesco, che parla con l'accento inglese della regina, amante di uomini e donne in egual misura e deciso a costruire l'uomo perfetto... ovviamente per portarselo a letto, che domande. Il carisma di Curry è gigantesco, così come è incredibile il fascino che emana pur con le fattezze bruttarelle che lo contraddistinguono, al punto che non è difficile capire perché sia Janet che Brad cedano alle sue lusinghe. Frank è l'agente del caos, un motore di libertà dallo stile "troppo estremo" che non esita a spargere sangue e dolore per raggiungere i suoi scopi. Ma, anche lì, come si fa ad odiarlo? Come si fa a non creparsi la faccia di lacrime sul finale? Non si può, io ve lo dico. Questa è la vera magia di Frank.


I Can Make You a Man

Ragazzini, se cercate un film scevro di allusioni sessuali avete sbagliato pellicola. Non fate come i genitori che hanno portato i bambini alla proiezione di Castelfranco storcendo poi il naso davanti a cavalline peniche e amplessi sessuali più o meno suggeriti. Di questi tempi, il Rocky Horror Picture Show non ha più nulla di scandaloso ma sicuramente nel 1975 la storia di uno scienziato pazzo deciso a costruirsi l'amante perfetto, zeppo di muscoli e superdotato, e di due fidanzatini che riescono a "trovare la propria strada" (e probabilmente anche a capire di non essere fatti l'uno per l'altro) attraverso la scoperta del sesso, deve aver destato parecchio scalpore. Canzoni come Hot Patootie, Touch-a-touch-a-touch me (che, di fatto, descrive nella minuzia ciò che viene dopo il citato "heavy petting that only leads to trouble and... sit wetting") e la splendida Rose Tints My World parlano di un modo di vivere interamente consacrato ai piaceri della carne, al raggiungimento della libertà attraverso la ricerca disinteressata del piacere. Un modo di vivere non privo di conseguenze ma comunque meno riprovevole rispetto all'ipocrisia e alla stolida ignoranza mostrata all'inizio dai due giovani protagonisti.


Eddie

Vogliamo parlare anche dei personaggi "secondari"? Dopo un'unica visione di The Rocky Horror Picture Show vi rimarrà probabilmente in testa solo Frank'n'Furter ma se persevererete capirete che Frank non esisterebbe senza gli iconici co-protagonisti che lo affiancano. Lo sfortunato motociclista Eddie (interpretato da un Meat Loaf in stato di grazia e giovanissimo), i servi Riff Raff (ovviamente interpretato dal compositore Richard O'Brien) e Magenta, la groupie Columbia, il bambinone Rocky, il compassato Criminologo e l'esilarante Dottor Scott sono personaggi essenziali tanto quanto Brad e Janet, oltre ad essere incredibilmente ben caratterizzati. 


Don't Dream It

L'inno del prefinale, per me la canzone più importante e bella della pellicola. Il messaggio di Frank al mondo è Don't Dream It, Be It: non sognatelo, siatelo. Come ho detto sopra, il Rocky Horror è un inno alla liberazione sessuale e non solo in termini puramente legati all'esperienza ma anche alle pulsioni, che siano etero, omosessuali o addirittura pansessuali. Per estensione, chiunque dovrebbe avere il coraggio di essere ciò che vuole, senza rinunciare ai propri sogni ed adoperandosi perché essi diventino realtà. Se ci pensate, è lo stesso messaggio che da anni la Disney cerca di inculcare nei bambini, ma ascoltato attraverso la sensuale voce di Frank fa tutto un altro effetto.


I'm Going Home/Super Heroes

The Rocky Horror Picture Show, con tutti i suoi lustrini, le paillettes, l'apparente superficialità, non è un film stupido. Innanzitutto è un horror, per l'appunto, e in quanto tale ci racconta di come i desideri di Frank non siano innocenti né i mezzi utilizzati per raggiungerli privi di vittime. Il sangue scorre e non solo, c'è anche un twist piuttosto inquietante nel corso di una cena di compleanno, quindi è necessario che qualcuno venga punito. A tal proposito, il finale è uno dei più tristi della storia del musical, dai toni tragici e malinconici, ed è la classica conclusione in cui all'innocenza viene sostituita una dolorosa, oscura esperienza che spesso coincide con una perdita e la consapevolezza di essere soli al mondo, costretti a lottare contro i mulini a vento per riuscire a tenere tra le mani la libertà faticosamente conquistata. Certo, qualcuno potrà tornare a ballare il Time Warp, di nuovo, ma non per tutti sarà così. "And crawling, on the planet's face, some insects, called the human race. Lost in time. And lost in space. And meaning". Non so voi, ma io mi immedesimo e mi commuovo ogni volta che sento queste parole che escono dalle labbra del sommo Charles Gray.


Science Fiction/Double Feature 

Il cerchio si conclude, si torna all'inizio. Come fece mia cugina con me, ho avuto l'onore di accompagnare la Collezionista di biglietti a vedere il suo primo The Rocky Horror Picture Show. Posso solo sperare che le sia piaciuto tanto quanto era piaciuto ad una Bolla ancora al liceo, e che Giulia a sua volta convinca altri "vergini" a ballare il Time Warp, così come spero che questo post sconclusionato ma zeppo di amore spinga altri a diventare "Regular Frankie Fan" come Columbia e la sottoscritta. Se non dovesse accadere, tornerò comunque felice al mio dolce pianeta Transexual, nella galassia di Transilvania, riguardando in loop questo fantastico cult finché non sarò troppo vecchia e rincoglionita per capirne le parole.     


Di Tim Curry (Frank'n'Furter), Susan Sarandon (Janet Weiss), Richard O' Brien (Riff Raff), Patricia Quinn (Magenta), Meat Loaf (Eddie) e Charles Gray (Il criminologo) ho già parlato ai rispettivi link.

Jim Sharman è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Australiano, ha diretto anche Shock Treatment. Anche attore, produttore e scenografo, ha 71 anni.


Barry Bostwick interpreta Brad Majors. Americano, lo ricordo per film come Weekend con il morto 2, Spia e lascia spiare e Tales of Halloween, inoltre ha partecipato a serie come Charlie's Angels, Perfetti... ma non troppo, Scrubs, Cold Case, Supernatural, Ghost Whisperer, Nip/Tuck, CSI e doppiato episodi di Phineas e Ferb. Anche produttore, ha 71 anni e due film in uscita.


Nato come opera teatrale, il Rocky Horror Show comprendeva già nel cast Tim Curry, Richard O'Brien, Patricia Quinn, Little Nell e Jonathan Adams il quale, tuttavia, recitava nella parte del Criminologo; Susan Sarandon e Barry Bostwick sono arrivati dopo, per accontentare i produttori che volevano attori americani nel film (peraltro, pare che Steve Martin avesse fatto il provino per il ruolo di Brad). A Vincent Price era stato invece offerto il ruolo del Criminologo ma il grande attore ha dovuto rifiutare perché coinvolto in altre riprese. Il film avrebbe dovuto essere in bianco e nero fino al momento dell'apparizione di Frank'n'Furter, dopodiché l'unico tocco di colore avrebbero dovuto essere le sue labbra rosse, almeno fino alla fine di Sweet Transvestite, quando l'intero film sarebbe stato virato in "technicolor" fino a Superheroes; nel DVD per il venticinquesimo anniversario del film hanno tentato di fare una cosa simile ma la pellicola si colora nel momento in cui Riff Raff apre la porta, rivelando a Brad e Janet i Transilvani. Nel 1981 Jim Sharman e Richard O'Brien hanno realizzato una sorta di sequel intitolato Shock Treatment, che riporta sullo schermo i personaggi di Brad e Janet (interpretati stavolta da Jessica Harper e Cliff De Young) e alcuni degli attori presenti nel Rocky Horror, ovvero lo stesso Richard O'Brien, Patricia Quinn, Little Nell e Charles Gray, con ruoli diversi. In questi giorni dovrebbe inoltre essere entrato in post-produzione l'"omaggio" televisivo della Fox diretto da Kenny Ortega, che probabilmente andrà in onda negli USA ad Halloween e che si prospetta un'aberrazione della peggior specie, nonostante la presenza di Tim Curry nei panni del Criminologo. Chi vivrà vedrà, comunque. Detto questo, se The Rocky Horror Picture Show vi fosse piaciuto recuperate La piccola bottega degli orrori, Stage Fright e Repo! The Genetic Opera. ENJOY!


domenica 19 maggio 2013

Le streghe di Salem (2012)

Qualche sera fa sono riuscita a vedere, con un po’ di ritardo, l’ultima fatica del regista Rob Zombie, Le streghe di Salem (The Lords of Salem), da lui diretto nel 2012. Non sarà facile scrivere qualcosa di sensato al riguardo ma proviamoci!


Trama: la dj Heidi riceve, all’interno di una scatola di legno, un vinile da parte dei misteriosi Lords (sinceramente non so come l’abbiano tradotto in italiano. Signori?). Dopo averlo ascoltato, la ragazza comincia ad avere strane ed inquietanti visioni legate all’oscuro passato della cittadina di Salem.


La prima sensazione che lascia questo Le streghe di Salem, al di là della tecnica visionaria con cui è stato girato, è una pesante e persistente inquietudine. Sto scrivendo queste righe il giorno dopo averlo visto, quindi sono ancora abbastanza “fresca” e, a parte che continuano a risuonarmi in testa le cupe ed insinuanti note del disco dei Lords (affascinante, a modo suo, ma forse è quella vena di sangue metallozzo che scorre in me a farmi parlare…), quello che invece mi ha turbata è l’idea di soffocante ineluttabilità che pervade la pellicola. Sheri Moon Zombie dimostra con questo film di essere un’attrice bravissima, ma il personaggio di Heidi potrebbe entrare di diritto nel gruppo verghiano dei Vinti per come, poveraccia, subisce passivamente ogni avvenimento, senza provare a reagire neppure una volta. Nonostante la pellicola non riesca a toccare le vette di oppressione e paranoia di un altro horror "a tema", Rosemary's Baby, ci si sente comunque impotenti davanti al Fato (non il destino) che pende sulla testa della protagonista come una satanica spada di Damocle. Zombie non ci lascia speranza nemmeno per un istante e priva di sicurezza qualunque luogo o istituzione, dalla Chiesa alla casa agli amici, atterrandoci con sequenze terribili che colpiscono come un pugno allo stomaco. La sensazione che si ottiene è quella di un film estremamente angosciante, cupo e con picchi di amarissima ironia; tra l'altro, il regista mette in piedi delle scene di sabba e delle invocazioni talmente convincenti che, vista la mia atavica superstizione legata al Diavolo, mi sono ritrovata più di una volta ad interrompere la visione e accendere la luce per timore di vedermi comparire davanti qualche essere dotato di zoccolo caprino. Sì, per queste cose sono fifona e medievale, non so cosa farci. Non badateci e proseguiamo.


All'inizio ho parlato di tecnica visionaria. Effettivamente, Le streghe di Salem è un'enorme allucinazione, il parto della mente allo sbando di Heidi, le cui visioni sono intervallate dagli squarci del cupo ed inquietante passato di Salem. Queste sequenze allucinate, per gran parte virate in rosso o in nero, diventano ancora più barocche e a tratti kitsch sul finale, quando il destino della protagonista si compie e viene meno ogni parvenza di razionalità: icone cristiane che si sciolgono in orrendi demoni, esplosioni di colori al neon, capri, metallari infoiati, il tutto accompagnato dallo stupendo Requiem di Mozart, che conferisce a quest'accozzaglia di assurde immagini un tono quasi lirico, gettano in faccia allo spettatore una terribile e surreale realtà nella quale passato e presente si fondono per imporre all'umanità un terribile futuro. Per una cinefila come me, che si scioglie in lacrime di commozione vedendo la stupenda stanza di Heidi, è facile immaginare che i corridoi somiglianti a quelli di Shining, i mostri senza volto dal sapore quasi Fulciano (senza contare lo sguardo bianco di chi ha visto l'inferno, così simile a quello di Cinzia Monreale in L'aldilà) e la generale atmosfera debitrice a quelle del meraviglioso Suspiria altro non siano che il modo della protagonista di far rientrare la sua terribile esperienza in qualcosa di più comprensibile: d'altronde, da un'alternativona amante del cinema e dell'horror come lei mi aspetterei che conosca e adori tutta questa sfilza di capolavori. Ma questa è solo una mia supposizione, ovvio, magari Zombie mi chiederebbe se sono impazzita. Intanto, su Le streghe di Salem non mi sentirei di dire altro, ci vorrebbe una seconda visione. Per ora, direi che come horror è estremamente affascinante, non ai livelli del capolavoro La casa del diavolo, ma sicuramente godibilissimo.


Del regista e sceneggiatore Rob Zombie ho già parlato qui. Sheri Moon Zombie (Heidi Hawtorne), Bruce Davison (Francis Matthias), Meg Foster (Margaret Morgan), Ken Foree (Herman Jackson), Dee Wallace (Sonny), Michael Berryman (Virgil Magnus), Sid Haig (Dean Magnus)  li trovate invece ai rispettivi link.

Jeff Daniel Phillips interpreta Whitey. Americano, ha partecipato a film come Zodiac, Halloween II e a serie come CSI: Miami. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha un film in uscita.


Judy Geeson (vero nome Judith Amand Geeson) interpreta Lacy Doyle. Inglese, ha partecipato a film come Sul tuo corpo, adorabile sorella, Una vela para el diablo, Inseminoid un tempo nel futuro e a serie come La signora in giallo, A-Team, MacGyver, Baywatch Nights, Innamorati pazzi, Streghe e Una mamma per amica. Ha 65 anni.


Patricia Quinn interpreta Megan. Attrice irlandese, indimenticabile e meravigliosa Magenta del Rocky Horror Picture Show, ha partecipato anche a film come Shock Treatment, Monty Python – Il senso della vita e a serie come Doctor Who. Ha 69 anni.


Maria Conchita Alonso (vero nome María Concepción Alonso Bustillo) interpreta Alice Matthias. Cubana, ha partecipato a film come Colors – colori di guerra, Stress da vampiro, Predator 2, La casa degli spiriti e a serie come Supercar, La tata, Oltre i limiti, CSI: Miami e Desperate Housewives. Anche produttrice, ha 56 anni e quattro film in uscita.


Tra gli altri interpreti, segnalo la graditissima presenza di Lisa Marie, modella ed ex compagna di Tim Burton, tornata a calcare le scene dopo 11 anni di assenza. Purtroppo alla gioia per il ritorno di una caratterista così particolare, si aggiunge il dispiacere per la perdita, in fase di montaggio, di Frankenstein vs The Witchfinder, film nel film tra i cui interpreti figuravano nientemeno che Udo Kier e Clint Howard. Incrociamo le dita e speriamo che l’opera venga recuperata per l’uscita del DVD! Un altro che non ce l’ha fatta è stato purtroppo il meraviglioso Richard “Riff Raff” O’Brien, invitato a partecipare al film ma al momento non disponibile. Damn! Li avrei rivisti bene i due fratellini del Rocky Horror assieme! Diludendo a parte, vi comunico che The Lords of Salem è anche un libro scritto dallo stesso Zombie. Potete trovare una bella recensione scritta dalla mia adorata Nageki sul blog Il profumo delle pagine stampate. E dopo che avrete letto post e libro, se non ne avete ancora abbastanza de Le streghe di Salem, recuperate anche La maschera del demonio di Mario Bava, L’aldilà, Paura nella città dei morti viventi, Rosemary’s Baby, Suspiria e Shining, insomma tutte le fonti di ispirazione che sono riuscita a cogliere. ENJOY!!

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