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domenica 25 aprile 2021

WolfWalkers - Il popolo dei lupi (2020)

Sapevo che mi sarei tenuta il buono per ultimo, infatti non avrei potuto concludere meglio i recuperi in vista della notte degli Oscar se non guardando WolfWalkers - Il popolo dei lupi (WolfWalkers), diretto e co-sceneggiato nel 2020 dai registi Tomm Moore e Ross Stewart.

Trama: nell'Irlanda del 1600 una ragazzina e suo padre, cacciatore di lupi, si ritrovano ad avere a che fare con un Lord dispotico e superstizioso, che ha giurato di liberare la foresta dai lupi. Peccato che nella foresta in questione abitino anche i Wolfwalkers...


Dio benedica il Cartoon Saloon e i suoi meravigliosi capolavori animati, capaci di salvare il nostro cervello annebbiato dalla computer graphic e di regalarci non solo emozioni vere ma anche piccole opere d'arte in movimento, radicate nella tradizione irlandese zeppa di creature magiche e meravigliose, strettamente legate alla natura. Questa volta Tomm Moore ha deciso di affrontare il 1600 puritano, grigio e triste, popolato da demoni in abito talare pronti a brandire crocefissi ed anatemi per privare i cittadini della libertà di credere, pensare e vivere; è in questo clima profondamente triste ed ignorante che la giovane Robyn, inglese, si trasferisce nella cittadina fortificata di Killkenny assieme al padre, un cacciatore di lupi messosi al servizio del terribile Lord Protector, che governa i cittadini col pugno di ferro. Nata femmina e per questo costretta a venire relegata al focolare, Robyn (come molte "principesse" della tradizione Disneyana, in questo Wolfwalkers è più "classico" dei suoi fratellini della trilogia dedicata al folklore irlandese) vorrebbe essere a sua volta cacciatrice e durante una delle sue fughe fuori dalle mura si scontra con la vivacissima Mebh, ultima superstite, assieme alla madre, della stirpe dei Wolfwalkers, creature in forma umana di giorno e lupi di notte. L'incontro con Mebh cambierà la vita di Robyn e il suo modo di vedere la realtà che la circonda, facendole scoprire non solo che i lupi non sono malvagi come vengono dipinti ma soprattutto che la bestia più terribile e pericolosa, per se stesso e gli animali a quattro zampe, è soltanto l'uomo, in particolare quando a muoverlo sono la paura e la sete di potere.


Quella di Wolfwalkers è una storia che parla di amicizia, di crescita e della scoperta dell'indipendenza ma anche dell'importanza dei legami e della necessità di tenere una mente aperta, senza dimenticare mai quanto siamo legati a ciò che ci circonda, a chi è diverso da noi e alla natura stessa; è una storia che non fa sconti, malinconica e molto triste, perché sappiamo che i Wolfwalkers sono destinati ad essere sempre meno e sempre più impossibilitati a scorrazzare liberi in foreste eliminate per far spazio a coltivazioni e industrie, mentre le Robyn "infettate" dal morso della libertà sono ben poche. Eppure, la bellezza di Wolfwalkers è tale che, durante la visione, il nostro cuore non può fare a meno di abbandonarsi alla gioiosa sensazione di una corsa a perdifiato immersi in tutti i toni del verde, letteralmente abbracciati dalle forme circolari che si intrecciano per creare la foresta più materna che si sia mai vista in un cartone animato, resa ancora più preziosa e mistica da quegli sprazzi d'oro che risollevano lo spirito; ci si fa conquistare dalla vivacità e dal rosso acceso dei capelli della deliziosa Mebh e si rimane ammutoliti e meravigliati quando, nelle sequenze notturne, il mondo di trasforma in un trionfo di pennellate di colore in movimento, che seguono il ritmo del cuore e della musica, altra grande protagonista di questo splendido Wolfwalkers. Tomm Moore non riuscirà nemmeno quest'anno a vincere l'Oscar, è scontato, ma spero vivamente che, conclusa la trilogia "irlandese", possa tornare a deliziarci con un altro dei suoi gioielli disegnati a mano, custodi di una tradizione che confido non venga mai abbandonata. 


Del co-regista e co-sceneggiatore Tomm Moore ho già parlato QUI. Sean Bean (Bill Goodfellowe) e Simon McBurney (Lord Protector) li trovate invece ai rispettivi link.

Ross Stewart è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lavoro dietro la macchina da presa. Famoso come animatore, irlandese, ha 45 anni.


Se Wolfwalkers - Il popolo dei lupi vi fosse piaciuto non perdetevi ovviamente The Secret of Kells e La canzone del mare (lo trovate su Rakuten a un prezzo irrisorio). ENJOY!

domenica 26 giugno 2016

La canzone del mare (2014)

Nonostante sia passato un po' di tempo, sia dalla sua uscita che dalla sua nomination all'Oscar come miglior film d'animazione, arriva questa settimana nelle sale italiane La canzone del mare (Song of the Sea), diretto e co-sceneggiato nel 2014 dal regista Tomm Moore.


Trama: il piccolo Ben vive su una piccola isola irlandese col padre e con la sorellina muta Saoirse, nata lo stesso giorno in cui la loro madre è scomparsa. Ovviamente, Ben odia Saoirse ma tutto cambia quando la piccola finisce in pericolo a causa della suo retaggio fatato...


Quando ho avuto la fortuna di andare a Kilkenny, tra gli altri posti, mi è capitato di vedere in una vetrina il DVD di The Secret of Kells, cartone animato dall'aspetto particolare, palesemente realizzato in Irlanda, e non potete immaginare la sorpresa quando, lo stesso anno, ho saputo che tra i candidati all'Oscar come miglior film d'animazione ci sarebbe stato La canzone del mare, dello stesso regista. Siccome l'Irlanda e le leggende celtiche mi hanno sempre affascinata, nonostante non abbia mai avuto tempo per documentarmi come vorrei in proposito, ho accolto l'arrivo in Italia di La canzone del mare con doppia gioia visto che l'argomento del film è la misteriosa figura della Selkie, creatura del folklore irlandese e scozzese, metà donna e metà foca. La trama del film ha davvero il sapore di una di quelle fiabe che ci raccontavano da bambini, con creature leggendarie che per amore mescolavano il proprio sangue a quello degli esseri umani generando bambini sospesi tra i due mondi (quello reale e quello magico) e per questo spesso infelici o "maledetti", lasciando gli sposi inconsapevoli a dover affrontare situazioni fuori dall'immaginazione e, ovviamente, famiglie rovinate; il piccolo Ben, in questo caso, è stato costretto a crescere senza madre, con un padre incapace di affrontare il dolore della perdita e una sorellina, che non parla nonostante abbia sei anni, alla quale imputa la colpa di tutte le proprie disgrazie. Il dolore ed il senso di perdita, che allontanano le persone e le induriscono, ottenebrandone spesso il giudizio, sono i temi centrali di un cartone animato molto malinconico, all'interno del quale la meraviglia provata davanti al mondo fatato appena celato sotto la superficie della realtà prosaica va a braccetto con l'insostenibilità delle emozioni umane e con l'egoistica imperfezione che spesso le caratterizza. Le creature magiche dipinte in La canzone del mare, lungi dall'essere divinità superiori, hanno le nostre stesse debolezze e a causa di esse (oltre probabilmente al fatto che nessuno ormai crede più in loro) il loro mondo rischia di scomparire, inghiottito da un'oscurità che solo il canto di una Selkie potebbe dissipare.


Se il canto della Selkie può salvare il mondo magico, sicuramente la splendida musica che accompagna le immagini di La canzone del mare può salvare noi, o almeno la nostra sensibilità. Come le melodie di Joe Hisaishi diventano il cuore stesso dei poetici film d'animazione dello Studio Ghibli, così la musica composta da Bruno Coulais, in collaborazione col gruppo irlandese Kíla, diventa la fondamentale chiave di lettura di un film che fa del canto una sorta di passaggio tra i mondi, un retaggio culturale e sentimentale che passa di bocca in bocca, di genitori in figli, per ritrovarsi inaspettatamente sulle labbra di un terzetto di allegri "fati" dall'aspetto vagamente shakespeariano. Tra parole in gaelico che paiono ancora più misteriose e delicati testi inglesi, La canzone del mare sembra prendere letteralmente le onde, il vento e piccoli pollini delicati come la neve per riportarli vivi e potenti sullo schermo, creando un poema in movimento capace di incantare lo spettatore; alla tenerezza del personaggio di Saoirse, tanto piccolina e bianca da fare invidia persino a Sibert, si affiancano la folle fantasia di un vecchietto canuto dai lunghi capelli, una strega dagli occhi da gufo, giganti, barattoli misteriosi e una processione finale che farebbe quasi invidia a quella de La storia della principessa splendente, tanto è ben realizzata, per non parlare della toccante caratterizzazione data a Ben, a Conor e persino alla Nonnina, che a tratti sembra una banshee cicciotta. Per farla breve, mi sono innamorata e mi si dice che The Secret of Kells sia ancora più bello de La canzone del mare quindi non posso fare altro che recuperarlo, mentre a voi consiglio di immergervi nel mondo fatato di questo dolcissimo film d'animazione.


Di Brendan Gleeson, la voce originale di Conor e Mac Lir, ho già parlato QUI.

Tomm Moore è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Irlandese, ha diretto film come The Secrets of Kell. Anche animatore e produttore, ha 39 anni e due film in uscita.


Fionnula Flanagan è la voce originale della nonna e di Macha. Irlandese, ha partecipato a film come Svegliati Ned, The Others, L'ultima alba, Transamerica e a serie come Il tenente Kojak, La donna bionica, Saranno famosi, Hunter, Colombo, La signora in giallo, Nip/Tuck e Lost. Anche produttrice, ha 75 anni e due film in uscita.


Se La canzone del mare vi fosse piaciuto recuperate Wolf Children e Ponyo sulla scogliera. ENJOY!

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