Questa settimana il consueto sguardo sulle pellicole d’oltreoceano non
ci porta così distanti da casa nostra. Il sito Get Glue, infatti, mi
consiglia parecchie pellicole di origine europea, accompagnate da un
thriller horror americano. Vediamo un po’ quel che ci aspetta… ENJOY!
Red Lights
Di Rodrigo Cortés
Con Sigourney Weaver, Robert De Niro e Cillian Murphy
Trama (da Imdb): La psicologa Margareth Matheson e il suo assistente studiano le attività paranormali; ciò li porta ad indagare su un fisico di fama mondiale che è tornato alla ribalta dopo molti anni passati da quando il suo critico più severo è morto in circostanze misteriose.
Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti Il sesto senso, Il tocco del male, Shining, Angel Heart e Shutter Island. Allora, cominciamo con una premessa. NULLA mi toglie dalla testa che De Niro, con tutto il bene che gli voglio, sia impazzito e si stia impelagando in ruoli a dir poco assurdi. Detto questo, dalla trama di Red Lights mi aspettavo qualcosa di completamente diverso, ma il trailer ha delle sfumature quasi demoniache e un Cillian Murphy assolutamente ispirato. Anche se il film in sé non mi convince troppo, perché temo una pellicola pretenziosetta, inutilmente arzigogolata e con il trash a fare capolino, credo proprio che un'occhiata gliela darò, perché sono molto curiosa. Red Lights è stato presentato al Sundance a gennaio, ed è "in giro" da marzo, ma credo sia ormai scontato dire che un'uscita Italiana ancora non si vede all'orizzonte.
Easy Money
Di Daniel Espinosa
Con Joel Kinnaman, Matias Varela e Dragomir Mrsic
Trama (da Imdb): Quando JW diventa un corriere della droga così da mantenere la sua doppia vita, il suo destino si lega a quello di altri due uomini: Jorge, in fuga sia dalla mafia serba che dalla polizia, e il mafioso Mrado, che lo sta cercando.
Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti Snatch – Lo strappo e Ronin. Film svedese del 2010 presentato, almeno così dice la locandina, da Martin Scorsese e tratto da un libro assai famoso in patria, dal trailer sembrerebbe proprio una pellicola interessante, una sorta di Quei bravi ragazzi europeo. Anche gli attori scelti mi paiono adatti per le parti di gangster e mafiosi, nonostante il protagonista sia belloccio ai limiti del fighètto. Per quanto riguarda un'uscita italiana, ovviamente, pura utopia.
Farewell, My Queen
Di Benoît Jacquot
Con Diane Kruger, Léa Seydoux e Virginie Ledoyen
Trama (da Imdb): Uno sguardo nel rapporto tra Maria Antonietta e una delle sue dame di compagnia durante gli ultimi giorni della Rivoluzione Francese.
Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti Elizabeth e L’età dell’innocenza. Da che mondo è mondo, adoro tutto ciò che è anche solo lontanamente attinente alla Rivoluzione Francese e alla figura di Maria Antonietta, quindi guarderei probabilmente questo film anche se fosse una schifezza. La bellissima Diane Kruger è potenzialmente perfetta per il ruolo di una regina non giovane come quella di Kirsten Dunst e Virginie Ledoyen veste addirittura i panni dell’ambigua Contessa De Polignac; il trailer da l'idea di un film raffinato, con scenografie e costumi a dir poco mozzafiato, che gioca su un triangolo amoroso fatto di pettegolezzi, sussurri e sguardi. La pellicola è stata presentata a Roma, in aprile, ma un'uscita italiana non si vede ancora. Peccato, perché questo è un film che vorrei vedere a tutti i costi.
lunedì 16 luglio 2012
domenica 15 luglio 2012
Final Destination 2 (2003)
So che mi farò del male, ma mi è venuta la scimmia di vedere tutti i Final Destination girati finora. E visto che il primo l’avevo guardato e riguardato, le novità cominciano da Final Destination 2, diretto nel 2003 dal regista David R. Ellis.
Trama: grazie ad una provvidenziale visione, la giovane Kimberly salva se stessa e un’altra mezza dozzina di persone da un terribile incidente stradale. La Morte, beffata, cerca però di portare avanti il proprio piano, e i sopravvissuti cominciano a morire uno per uno. Per fermare l’inquietante catena di incidenti mortali, Kimberly cerca quindi l’aiuto di Clear, l’unica superstite dell’incidente aereo raccontato nel primo capitolo della saga.
Squadra che vince o, meglio, schema che vince non si cambia. Final Destination 2 è praticamente la copia carbone del suo predecessore, con qualche inutile “rivelazione” buttata qua e là giusto per offrire qualche minimo cambiamento della trama. Se nel primo episodio il piano della Morte era lineare e seguiva l’ordine dei posti sull’aereo, nel secondo capitolo della saga si segue uno schema a ritroso e viene spiegato che ogni “fallimento” della Morte e conseguente modifica del suo piano porta ovviamente ad ulteriori cambiamenti, in un ciclo perpetuo a cui questo mega-villain deve porre freno. I riferimenti, anche un po’ gratuiti, al primo film si sprecano quindi e torna il becchino di Tony Todd a fare la parte del guru, arrivando addirittura a rivelare ai protagonisti l’unico modo per fare fessa la Morte: permettere la nascita di una nuova vita. Tante volte, i becchini conoscono cose che non ti aspetti, eh! Vabbé.
Spiegazioni e metodi un po’ deliranti a parte, noi beceri spettatori non stiamo mica a spaccare il capello: il bello di Final Destination era l’incredibile sequenza di eventi che metteva in moto gli incidenti più disparati, con gran dispendio di fantasia e sfiga. Questo secondo capitolo, ad essere sinceri, manca un po’ della prima ma distribuisce la seconda in abbondanza, con un pizzico di moralismo. Vittime predestinate, questa volta, sono infatti sozzi arricchiti che gettano la rumenta dalla finestra, mocciosi che infastidiscono poveri piccioni, tiratori di coca, infoiati teenager in cerca di sesso e canne, maleducate ed egoiste donnette in carriera, tutti interpretati da attori un po’ poco carismatici ed espressivi, a dir la verità. L’incidente che da il via alla storia è, come nel primo capitolo, semplicemente spettacolare e alcune morti sono pregevoli ed ironiche, sempre accompagnate da quel “qualcosa” che porta lo spettatore attento ad intuirle (la lettera H che cade lasciando scritto EYE, per esempio, la bambola senza occhio, la scritta ROAD TRIP con la “t” coperta, che diventa ROAD RIP, ecc.), ma in generale la pellicola è meno convincente di Final Destination. Complice anche il beffardo finale aperto e una splendida sequenza “panoramica” nella quale Clear si trova immersa in un compendio di cose da non fare nei pressi di una pompa di benzina, do però la piena sufficienza a Final Destination 2, un horror “classico e onesto” che vi consiglio comunque di recuperare.
Del regista David R. Ellis ho già parlato qui, mentre Ali Larter, che interpreta Clear, la trovate qua.
A.J. Cook (vero nome Andrea Joy Cook) interpreta Kimberly. Canadese, ha partecipato a film come Il giardino delle vergini suicide, Wishmaster 3 – La pietra del diavolo e a serie come Piccoli brividi, Psi Factor, Tru Calling e Criminal Minds. Ha 34 anni e un film in uscita.
Michael Landes interpreta Thomas. Americano, ha partecipato a film come Burlesque, 11-11-11 e a serie come Willy il principe di Bel Air, Blossom, Una bionda per papà, CSI: scena del crimine, CSI: Miami e Ghost Whisperer. Anche produttore, ha 40 anni e tre film in uscita.
Jonathan Cherry interpreta Rory. Canadese, ha partecipato a film come They – Incubi dal mondo delle ombre, House of the Dead e alle serie Oltre i limiti, CSI: NY e CSI: Miami. Ha 34 anni.
Keegan Connor Tracy (vero nome Tracy Armstrong) interpreta Kat. Canadese, ha partecipato a film come White Noise – Non ascoltate e a serie come Millenium, Dark Angel, The 4400 e Supernatural. Ha 41 anni.
Lynda Boyd interpreta Nora. Canadese, ha partecipato a film come Mission to Mars, doppiato episodi di Cara dolce Kyoko, Che magnifico campeggio, Ranma ½, Street Fighter, e partecipato alle serie Highlander, X – Files, Millenium, Oltre i limiti, E.R. – medici in prima linea, Smallville, Masters of Horror e Cold Case. Anche produttrice, sceneggiatrice e regista, ha 47 anni.
James Kirk interpreta Tim. Canadese, ha partecipato a film come X – Men 2 e a serie come Dark Angel, Taken e Smallville. Ha 26 anni.
Justina Machado interpreta Isabella. Chi seguiva Six Feet Under si ricorderà di quest’attrice americana per il ruolo di Vanessa, la moglie di Federico; inoltre, ha partecipato a film come She’s so Lovely – Così carina, A.I. Intelligenza artificiale e a serie come NYPD, Angel, Ghost Whisperer, Grey’s Anatomy, Cold Case, E.R. – Medici in prima linea, Bones e Desperate Housewives. Ha 40 anni.
Devon Sawa doveva tornare nel ruolo di Alex (che avrebbe dovuto venire ucciso non da una mattonata in testa, bensì da un virus “carnivoro”), ma per problemi contrattuali non se n’è fatto nulla. Alla prossima puntata con Final Destination 3, allora! ENJOY!
Trama: grazie ad una provvidenziale visione, la giovane Kimberly salva se stessa e un’altra mezza dozzina di persone da un terribile incidente stradale. La Morte, beffata, cerca però di portare avanti il proprio piano, e i sopravvissuti cominciano a morire uno per uno. Per fermare l’inquietante catena di incidenti mortali, Kimberly cerca quindi l’aiuto di Clear, l’unica superstite dell’incidente aereo raccontato nel primo capitolo della saga.
Squadra che vince o, meglio, schema che vince non si cambia. Final Destination 2 è praticamente la copia carbone del suo predecessore, con qualche inutile “rivelazione” buttata qua e là giusto per offrire qualche minimo cambiamento della trama. Se nel primo episodio il piano della Morte era lineare e seguiva l’ordine dei posti sull’aereo, nel secondo capitolo della saga si segue uno schema a ritroso e viene spiegato che ogni “fallimento” della Morte e conseguente modifica del suo piano porta ovviamente ad ulteriori cambiamenti, in un ciclo perpetuo a cui questo mega-villain deve porre freno. I riferimenti, anche un po’ gratuiti, al primo film si sprecano quindi e torna il becchino di Tony Todd a fare la parte del guru, arrivando addirittura a rivelare ai protagonisti l’unico modo per fare fessa la Morte: permettere la nascita di una nuova vita. Tante volte, i becchini conoscono cose che non ti aspetti, eh! Vabbé.
Spiegazioni e metodi un po’ deliranti a parte, noi beceri spettatori non stiamo mica a spaccare il capello: il bello di Final Destination era l’incredibile sequenza di eventi che metteva in moto gli incidenti più disparati, con gran dispendio di fantasia e sfiga. Questo secondo capitolo, ad essere sinceri, manca un po’ della prima ma distribuisce la seconda in abbondanza, con un pizzico di moralismo. Vittime predestinate, questa volta, sono infatti sozzi arricchiti che gettano la rumenta dalla finestra, mocciosi che infastidiscono poveri piccioni, tiratori di coca, infoiati teenager in cerca di sesso e canne, maleducate ed egoiste donnette in carriera, tutti interpretati da attori un po’ poco carismatici ed espressivi, a dir la verità. L’incidente che da il via alla storia è, come nel primo capitolo, semplicemente spettacolare e alcune morti sono pregevoli ed ironiche, sempre accompagnate da quel “qualcosa” che porta lo spettatore attento ad intuirle (la lettera H che cade lasciando scritto EYE, per esempio, la bambola senza occhio, la scritta ROAD TRIP con la “t” coperta, che diventa ROAD RIP, ecc.), ma in generale la pellicola è meno convincente di Final Destination. Complice anche il beffardo finale aperto e una splendida sequenza “panoramica” nella quale Clear si trova immersa in un compendio di cose da non fare nei pressi di una pompa di benzina, do però la piena sufficienza a Final Destination 2, un horror “classico e onesto” che vi consiglio comunque di recuperare.
Del regista David R. Ellis ho già parlato qui, mentre Ali Larter, che interpreta Clear, la trovate qua.
A.J. Cook (vero nome Andrea Joy Cook) interpreta Kimberly. Canadese, ha partecipato a film come Il giardino delle vergini suicide, Wishmaster 3 – La pietra del diavolo e a serie come Piccoli brividi, Psi Factor, Tru Calling e Criminal Minds. Ha 34 anni e un film in uscita.
Michael Landes interpreta Thomas. Americano, ha partecipato a film come Burlesque, 11-11-11 e a serie come Willy il principe di Bel Air, Blossom, Una bionda per papà, CSI: scena del crimine, CSI: Miami e Ghost Whisperer. Anche produttore, ha 40 anni e tre film in uscita.
Jonathan Cherry interpreta Rory. Canadese, ha partecipato a film come They – Incubi dal mondo delle ombre, House of the Dead e alle serie Oltre i limiti, CSI: NY e CSI: Miami. Ha 34 anni.
Keegan Connor Tracy (vero nome Tracy Armstrong) interpreta Kat. Canadese, ha partecipato a film come White Noise – Non ascoltate e a serie come Millenium, Dark Angel, The 4400 e Supernatural. Ha 41 anni.
Lynda Boyd interpreta Nora. Canadese, ha partecipato a film come Mission to Mars, doppiato episodi di Cara dolce Kyoko, Che magnifico campeggio, Ranma ½, Street Fighter, e partecipato alle serie Highlander, X – Files, Millenium, Oltre i limiti, E.R. – medici in prima linea, Smallville, Masters of Horror e Cold Case. Anche produttrice, sceneggiatrice e regista, ha 47 anni.
James Kirk interpreta Tim. Canadese, ha partecipato a film come X – Men 2 e a serie come Dark Angel, Taken e Smallville. Ha 26 anni.
Justina Machado interpreta Isabella. Chi seguiva Six Feet Under si ricorderà di quest’attrice americana per il ruolo di Vanessa, la moglie di Federico; inoltre, ha partecipato a film come She’s so Lovely – Così carina, A.I. Intelligenza artificiale e a serie come NYPD, Angel, Ghost Whisperer, Grey’s Anatomy, Cold Case, E.R. – Medici in prima linea, Bones e Desperate Housewives. Ha 40 anni.
Devon Sawa doveva tornare nel ruolo di Alex (che avrebbe dovuto venire ucciso non da una mattonata in testa, bensì da un virus “carnivoro”), ma per problemi contrattuali non se n’è fatto nulla. Alla prossima puntata con Final Destination 3, allora! ENJOY!
venerdì 13 luglio 2012
WE, Bolla! del 13/07/2012
Buon Venerdì 13 a tutti! Sarebbe il giorno ideale per fare uscire qualche horror, invece questa sarà un'altra settimana in cui le balle di fieno del deserto rotoleranno nelle sale cinematografiche: la buona nuova è che riuscirò a tornare al cinema dopo un mese o quasi di assenza, la cattiva nuova è scoprire con quale obbrobrio ci tornerò…. ENJOY!
Biancaneve e il cacciatore
Reazione a caldo: Signore, pigliami ADESSO!
Bolla, rifletti!: Poche balle. Sono disposta a cospargermi il capo di cenere se dopo la visione avrò cambiato idea, ovviamente, ma per ora sono certa che questo film farà sicuramente schifo e sarà nobilitato solo dalla presenza di quella gran donna di Charlize Theron e di quel pezzo di figo di Chris Hemsworth. Pensare anche solo lontanamente di fare un paragone tra la Regina cattiva e lo stoccafisso imbalsamato che dovrebbe interpretare la più bella del reame mi pare eccessivo, sarebbe come paragonare Marilyn Monroe a Belen Rodriguez in quanto a charme, per dire (e qualcuno lo ha fatto.. Gesù, lo ha fatto!!!). Detto questo, mi toccherà andare per ricompensare un amico folle di un sacco di visioni per lui a dir poco traumatiche (una su tutte: Il nascondiglio di Pupi Avati, ma anche Sucker Punch). La recensione che seguirà, vi avverto, temo sarà particolarmente scritta male, perché conto di ubriacarmi come un’irlandese prima di entrare al cinema.
Al cinema d’élite si danno invece, “stranamente”, alla commedia francese.
Chef
Reazione a caldo: l’unico chef che al momento riconosco è Chef Ramsey u__u
Bolla, rifletti!: deliri a parte nati dalla profonda ammirazione per lo chef più volgare che la storia ricordi, questo film mi sembra innocuo come l’argomento che tratta, ovvero la storia di un giovane appassionato di cucina che non vede apprezzato il suo talento e di un grande chef che ha perso la passione per il suo lavoro. Il racconto di formazione per entrambi e il conseguente lieto fine mi sembrano scontati, ma direi che come commedia estiva ci sta. E poi vedere Jean Reno sul grande schermo (anche se ingrassato di 900 kg) fa sempre piacere. Magari lo recupererò per una serata poco impegnativa.
Biancaneve e il cacciatore
Reazione a caldo: Signore, pigliami ADESSO!
Bolla, rifletti!: Poche balle. Sono disposta a cospargermi il capo di cenere se dopo la visione avrò cambiato idea, ovviamente, ma per ora sono certa che questo film farà sicuramente schifo e sarà nobilitato solo dalla presenza di quella gran donna di Charlize Theron e di quel pezzo di figo di Chris Hemsworth. Pensare anche solo lontanamente di fare un paragone tra la Regina cattiva e lo stoccafisso imbalsamato che dovrebbe interpretare la più bella del reame mi pare eccessivo, sarebbe come paragonare Marilyn Monroe a Belen Rodriguez in quanto a charme, per dire (e qualcuno lo ha fatto.. Gesù, lo ha fatto!!!). Detto questo, mi toccherà andare per ricompensare un amico folle di un sacco di visioni per lui a dir poco traumatiche (una su tutte: Il nascondiglio di Pupi Avati, ma anche Sucker Punch). La recensione che seguirà, vi avverto, temo sarà particolarmente scritta male, perché conto di ubriacarmi come un’irlandese prima di entrare al cinema.
Al cinema d’élite si danno invece, “stranamente”, alla commedia francese.
Chef
Reazione a caldo: l’unico chef che al momento riconosco è Chef Ramsey u__u
Bolla, rifletti!: deliri a parte nati dalla profonda ammirazione per lo chef più volgare che la storia ricordi, questo film mi sembra innocuo come l’argomento che tratta, ovvero la storia di un giovane appassionato di cucina che non vede apprezzato il suo talento e di un grande chef che ha perso la passione per il suo lavoro. Il racconto di formazione per entrambi e il conseguente lieto fine mi sembrano scontati, ma direi che come commedia estiva ci sta. E poi vedere Jean Reno sul grande schermo (anche se ingrassato di 900 kg) fa sempre piacere. Magari lo recupererò per una serata poco impegnativa.
mercoledì 11 luglio 2012
Hook - Capitan Uncino (1991)
In questi giorni caldi ho deciso di riguardare quello che è praticamente diventato un classico della programmazione televisiva natalizia, ovvero Hook – Capitan Uncino (Hook), diretto nel 1991 dal regista Steven Spielberg.
Trama: Peter Banning è un avvocato che mette sempre la carriera davanti alla famiglia e, soprattutto, ai figli. Durante un viaggio in Inghilterra questi ultimi vengono rapiti da Capitan Uncino; trascinato dalla fatina Trilly sull’Isola che non c’è, Peter arriverà a ricordare che il suo vero cognome non è Banning… ma Pan.
Hook rappresenta uno di quegli incredibili casi in cui, guardando alcuni spezzoni di film, si viene assaliti da una nostalgia canaglia e da un ricordo meraviglioso della pellicola in questione, accompagnati da una potentissima voglia di rivederla. Poi, quando si prende il DVD e ci si immerge nella visione, si rimane inevitabilmente delusi. Intendiamoci, Hook è sempre un film diretto da Spielberg, interpretato da attori della madonna, basato su una delle storie per l’infanzia più belle di sempre… ma la delusione deriva proprio dal fatto che, con tutti questi elementi per le mani, sarebbe dovuto uscire fuori un capolavoro, e invece la sensazione che ho avuto è stata quella di trovarmi davanti ad un’occasione sprecata. L’idea su cui si basa la sceneggiatura è molto intrigante: Peter Pan un giorno ha deciso di andarsene dall’Isola che non c’è e crescere, diventando l’antitesi di tutti i valori promossi nel suo luogo di origine. Ci troviamo quindi davanti un avvocato noioso, tutto lavoro e niente divertimento, talmente impegnato da non avere neppure il tempo di fare il padre e, soprattutto, assolutamente dimentico della sua infanzia. Su queste premesse gli sceneggiatori costruiscono il confronto tra la natura dei due personaggi protagonisti, Peter Pan e Capitan Uncino, che rispettivamente incarnano il desiderio di vivere la vita senza pensare al domani e la paura del tempo che passa, della vecchiaia che incombe; mentre Peter, pur sbagliando durante il percorso, ha deciso di crescere e allontanarsi dall’Isola che non c’è per vivere un’avventura imprevedibile, Uncino ha deciso di rimanere testardamente ancorato alla sua vecchia vita, diventando una sorta di spauracchio eterno, immutabile e inevitabilmente annoiato. A fare da corollario a questo interessante confronto, però, ci sono degli elementi che sgonfiano inevitabilmente la pellicola, banalizzandola.
Accanto, infatti, a momenti esilaranti come i confronti tra Uncino e Spugna o ad immagini poetiche e commoventi come le sequenze in cui Peter ricorda la sua infanzia, il suo stupore nel vedere Wendy invecchiare sempre di più, l’incontro con la sua futura moglie addormentata, oppure quelle in cui i Bimbi Sperduti lo riconoscono e lo accettano come Peter Pan, c’è tutto un corollario di bambinate e secchiate di melassa francamente inutili (Trilly che confessa il suo amore a Peter, tanto per dirne una, o la pedante e ridondante moraletta finale). Anche la regia di Spielberg e le sequenze d’azione sembrano fiacche, quasi dei banali riempitivi attaccati alla bell’e meglio all’ossatura della trama, che senza un attimo di dubbio o incertezza ci scodella un paio di prove organizzate dai bimbi ai danni del vecchio Peter, qualche scontro con il galletto Rufio (talmente “simpatico” che sfido chiunque a piangere davanti al destino che gli prospetta il finale…), una triste canzoncina disneyana e una battaglia contro i pirati priva di suspance e molla quanto il parrucchino del povero Uncino. Quanto agli effetti speciali, ormai il tempo ha lasciato il segno anche su di loro; la lucetta soffusa intorno a Trilly è ancora molto naturale, ma le scene in cui i personaggi volano cominciano a risultare fasulle quanto delle monete da 5 euro.
Sul piano delle scenografie, dei costumi e degli attori, invece, bisogna levarsi il cappello. Le icone dell’Isola che non c’è, come la nave di Uncino, il covo dei Pirati e quello dei Bambini Sperduti, vengono riprodotti in modo splendido, e anche la metamorfosi di Peter da Banning a Pan ha dell’incredibile nella sua semplicità: calzamaglia a parte, il trucco che lo ringiovanisce rispetto all’inizio non è affatto teatrale o pesante, inoltre fa in modo che la naturale vivacità degli occhi di Robin Williams risalti ancora di più, mentre basta solo un’acconciatura leggermente diversa per dare l’impressione che all’attore siano venute le orecchie a punta. Anche la mise di Dustin Hoffman, superbo e malvagio Capitan Uncino, è perfetta perché, pur rifacendosi all’iconografia disneyana del personaggio, lo fa lasciando intravedere il vecchio, debole e patetico essere umano che si nasconde sotto la nera e boccolosa parrucca in stile Re Sole. Tra gli attori inoltre, assieme ai due colossi già nominati, spicca una meravigliosa Maggie Smith che da sola varrebbe la visione dell’intera pellicola: all’età di soli 57 anni l’attrice inglese è stata costretta a vestire i panni della novantaduenne e lo fa con una sensibilità, una grazia, una dignità tali che verrebbe voglia di prendere la malinconica nonna Wendy, costretta a lasciare l’amato Peter Pan alla figlia abbandonando per sempre le avventure vissute sull’Isola che non c’è, e abbracciarla forte. In conclusione, se non avete mai visto Hook ve lo consiglio nonostante le imperfezioni, mentre se, come me, ne conservate un meraviglioso ricordo, forse è il caso di non recuperarlo a meno che non vogliate guardarlo con i vostri bimbi, che sicuramente ne rimarranno deliziati!
Del regista Steven Spielberg (che interpreta anche un pirata) ho già parlato qui, mentre Dustin Hoffman (Capitan Uncino), Julia Roberts (Campanellino) e Maggie Smith (nonna Wendy) li potete trovare ai rispettivi link.
Robin Williams interpreta Peter Banning. Sicuramente uno dei più grandi attori americani viventi (anche se da parecchi anni la sua carriera ha subito un discreto declino), lo ricordo per film come Popeye – Braccio di ferro, Good Morning, Vietnam, L’attimo fuggente, Cadillac Man, Mister occasionissima, Risvegli, La leggenda del re pescatore, Toys – Giocattoli, Mrs. Doubtfire – Mammo per sempre, Nine Months – Imprevisti d’amore, A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar, Jumanji, Piume di struzzo, Jack, L’agente segreto, Hamlet, Harry a pezzi, Flubber – Un professore fra le nuvole, Will Hunting – Genio ribelle (che gli è valso l’Oscar come miglior attore non protagonista), Al di là dei sogni, Patch Adams, L’uomo bicentenario, A.I. Intelligenza Artificiale, One Hour Photo e Insomnia; inoltre ha partecipato alle serie La famiglia Bradford, Happy Days, Mork e Mindy, Friends e doppiato il personaggio del Genio nel film Aladdin. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 61 anni e tre film in uscita.
Bob Hoskins (vero nome Robert William Hoskins) interpreta Spugna, ruolo che ha ripreso inoltre nella miniserie Neverland. Altro grandissimo attore americano, sicuramente uno dei miei preferiti, lo ricordo per film come Brazil, Chi ha incastrato Roger Rabbit?, Sirene, Super Mario Bros., Gli intrighi del potere, L’agente segreto e Michael; ha doppiato inoltre uno dei personaggi di Balto. Anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 70 anni e un film in uscita.
Caroline Goodall interpreta Moira. Inglese, ha partecipato a film come Cliffhanger, Schindler’s List e serie come Oltre i limiti, CSI e Alias. Ha 53 anni e un film in uscita.
Charlie Korsmo (vero nome Charles Randolph Korsmo) interpreta Jack. Americano, ha partecipato a film come Dick Tracy e Giovani, pazzi e svitati. Ha 34 anni.
Nel 1992 il film ha ricevuto cinque nomination agli Oscar: miglior scenografia, migliori costumi, migliori effetti speciali, miglior trucco e miglior canzone originale per la melensa When You’re Alone, unica canzone superstite del musical Hook che John Williams aveva cominciato a scrivere nel 1985 prima di abbandonare il progetto. Tra le guest star figurano nomi parecchio famosi, come Phil Collins (è l’ispettore che investiga sul rapimento di Jack e Maggie), una diciannovenne e non ancora famosa Gwyneth Paltrow (Wendy da giovane), una Glenn Close ben camuffata nei panni del pirata che viene chiuso nella cassa con gli scorpioni, e per finire Carrie Fisher e George Lucas che si baciano sul ponte mentre Campanellino porta via un infagottato Peter verso l’Isola che non c’è. Kevin Kline avrebbe dovuto interpretare proprio Peter Pan, ma le riprese del demenziale Bolle di sapone glielo hanno impedito mentre invece David Bowie, purtroppo, ha rifiutato il ruolo di Capitan Uncino. Infine se, come me, vi siete sempre chiesti che significato avesse il “Bangarang” urlato spesso dai bimbi sperduti, pare sia slang giamaicano e che significhi semplicemente “Casino!” E con questo concludo dicendo che, se il film vi fosse piaciuto, potreste recuperare Jumanji, Inkheart - La leggenda del cuore d'inchiostro, Stardust e, per approfondire l'argomento, Peter Pan (il cartone Disney e la versione del 2003 con Jason Isaacs) e Neverland - Un sogno per la vita. ENJOY!!!
Trama: Peter Banning è un avvocato che mette sempre la carriera davanti alla famiglia e, soprattutto, ai figli. Durante un viaggio in Inghilterra questi ultimi vengono rapiti da Capitan Uncino; trascinato dalla fatina Trilly sull’Isola che non c’è, Peter arriverà a ricordare che il suo vero cognome non è Banning… ma Pan.
Hook rappresenta uno di quegli incredibili casi in cui, guardando alcuni spezzoni di film, si viene assaliti da una nostalgia canaglia e da un ricordo meraviglioso della pellicola in questione, accompagnati da una potentissima voglia di rivederla. Poi, quando si prende il DVD e ci si immerge nella visione, si rimane inevitabilmente delusi. Intendiamoci, Hook è sempre un film diretto da Spielberg, interpretato da attori della madonna, basato su una delle storie per l’infanzia più belle di sempre… ma la delusione deriva proprio dal fatto che, con tutti questi elementi per le mani, sarebbe dovuto uscire fuori un capolavoro, e invece la sensazione che ho avuto è stata quella di trovarmi davanti ad un’occasione sprecata. L’idea su cui si basa la sceneggiatura è molto intrigante: Peter Pan un giorno ha deciso di andarsene dall’Isola che non c’è e crescere, diventando l’antitesi di tutti i valori promossi nel suo luogo di origine. Ci troviamo quindi davanti un avvocato noioso, tutto lavoro e niente divertimento, talmente impegnato da non avere neppure il tempo di fare il padre e, soprattutto, assolutamente dimentico della sua infanzia. Su queste premesse gli sceneggiatori costruiscono il confronto tra la natura dei due personaggi protagonisti, Peter Pan e Capitan Uncino, che rispettivamente incarnano il desiderio di vivere la vita senza pensare al domani e la paura del tempo che passa, della vecchiaia che incombe; mentre Peter, pur sbagliando durante il percorso, ha deciso di crescere e allontanarsi dall’Isola che non c’è per vivere un’avventura imprevedibile, Uncino ha deciso di rimanere testardamente ancorato alla sua vecchia vita, diventando una sorta di spauracchio eterno, immutabile e inevitabilmente annoiato. A fare da corollario a questo interessante confronto, però, ci sono degli elementi che sgonfiano inevitabilmente la pellicola, banalizzandola.
Accanto, infatti, a momenti esilaranti come i confronti tra Uncino e Spugna o ad immagini poetiche e commoventi come le sequenze in cui Peter ricorda la sua infanzia, il suo stupore nel vedere Wendy invecchiare sempre di più, l’incontro con la sua futura moglie addormentata, oppure quelle in cui i Bimbi Sperduti lo riconoscono e lo accettano come Peter Pan, c’è tutto un corollario di bambinate e secchiate di melassa francamente inutili (Trilly che confessa il suo amore a Peter, tanto per dirne una, o la pedante e ridondante moraletta finale). Anche la regia di Spielberg e le sequenze d’azione sembrano fiacche, quasi dei banali riempitivi attaccati alla bell’e meglio all’ossatura della trama, che senza un attimo di dubbio o incertezza ci scodella un paio di prove organizzate dai bimbi ai danni del vecchio Peter, qualche scontro con il galletto Rufio (talmente “simpatico” che sfido chiunque a piangere davanti al destino che gli prospetta il finale…), una triste canzoncina disneyana e una battaglia contro i pirati priva di suspance e molla quanto il parrucchino del povero Uncino. Quanto agli effetti speciali, ormai il tempo ha lasciato il segno anche su di loro; la lucetta soffusa intorno a Trilly è ancora molto naturale, ma le scene in cui i personaggi volano cominciano a risultare fasulle quanto delle monete da 5 euro.
Sul piano delle scenografie, dei costumi e degli attori, invece, bisogna levarsi il cappello. Le icone dell’Isola che non c’è, come la nave di Uncino, il covo dei Pirati e quello dei Bambini Sperduti, vengono riprodotti in modo splendido, e anche la metamorfosi di Peter da Banning a Pan ha dell’incredibile nella sua semplicità: calzamaglia a parte, il trucco che lo ringiovanisce rispetto all’inizio non è affatto teatrale o pesante, inoltre fa in modo che la naturale vivacità degli occhi di Robin Williams risalti ancora di più, mentre basta solo un’acconciatura leggermente diversa per dare l’impressione che all’attore siano venute le orecchie a punta. Anche la mise di Dustin Hoffman, superbo e malvagio Capitan Uncino, è perfetta perché, pur rifacendosi all’iconografia disneyana del personaggio, lo fa lasciando intravedere il vecchio, debole e patetico essere umano che si nasconde sotto la nera e boccolosa parrucca in stile Re Sole. Tra gli attori inoltre, assieme ai due colossi già nominati, spicca una meravigliosa Maggie Smith che da sola varrebbe la visione dell’intera pellicola: all’età di soli 57 anni l’attrice inglese è stata costretta a vestire i panni della novantaduenne e lo fa con una sensibilità, una grazia, una dignità tali che verrebbe voglia di prendere la malinconica nonna Wendy, costretta a lasciare l’amato Peter Pan alla figlia abbandonando per sempre le avventure vissute sull’Isola che non c’è, e abbracciarla forte. In conclusione, se non avete mai visto Hook ve lo consiglio nonostante le imperfezioni, mentre se, come me, ne conservate un meraviglioso ricordo, forse è il caso di non recuperarlo a meno che non vogliate guardarlo con i vostri bimbi, che sicuramente ne rimarranno deliziati!
Del regista Steven Spielberg (che interpreta anche un pirata) ho già parlato qui, mentre Dustin Hoffman (Capitan Uncino), Julia Roberts (Campanellino) e Maggie Smith (nonna Wendy) li potete trovare ai rispettivi link.
Robin Williams interpreta Peter Banning. Sicuramente uno dei più grandi attori americani viventi (anche se da parecchi anni la sua carriera ha subito un discreto declino), lo ricordo per film come Popeye – Braccio di ferro, Good Morning, Vietnam, L’attimo fuggente, Cadillac Man, Mister occasionissima, Risvegli, La leggenda del re pescatore, Toys – Giocattoli, Mrs. Doubtfire – Mammo per sempre, Nine Months – Imprevisti d’amore, A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar, Jumanji, Piume di struzzo, Jack, L’agente segreto, Hamlet, Harry a pezzi, Flubber – Un professore fra le nuvole, Will Hunting – Genio ribelle (che gli è valso l’Oscar come miglior attore non protagonista), Al di là dei sogni, Patch Adams, L’uomo bicentenario, A.I. Intelligenza Artificiale, One Hour Photo e Insomnia; inoltre ha partecipato alle serie La famiglia Bradford, Happy Days, Mork e Mindy, Friends e doppiato il personaggio del Genio nel film Aladdin. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 61 anni e tre film in uscita.
Bob Hoskins (vero nome Robert William Hoskins) interpreta Spugna, ruolo che ha ripreso inoltre nella miniserie Neverland. Altro grandissimo attore americano, sicuramente uno dei miei preferiti, lo ricordo per film come Brazil, Chi ha incastrato Roger Rabbit?, Sirene, Super Mario Bros., Gli intrighi del potere, L’agente segreto e Michael; ha doppiato inoltre uno dei personaggi di Balto. Anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 70 anni e un film in uscita.
Caroline Goodall interpreta Moira. Inglese, ha partecipato a film come Cliffhanger, Schindler’s List e serie come Oltre i limiti, CSI e Alias. Ha 53 anni e un film in uscita.
Charlie Korsmo (vero nome Charles Randolph Korsmo) interpreta Jack. Americano, ha partecipato a film come Dick Tracy e Giovani, pazzi e svitati. Ha 34 anni.
Nel 1992 il film ha ricevuto cinque nomination agli Oscar: miglior scenografia, migliori costumi, migliori effetti speciali, miglior trucco e miglior canzone originale per la melensa When You’re Alone, unica canzone superstite del musical Hook che John Williams aveva cominciato a scrivere nel 1985 prima di abbandonare il progetto. Tra le guest star figurano nomi parecchio famosi, come Phil Collins (è l’ispettore che investiga sul rapimento di Jack e Maggie), una diciannovenne e non ancora famosa Gwyneth Paltrow (Wendy da giovane), una Glenn Close ben camuffata nei panni del pirata che viene chiuso nella cassa con gli scorpioni, e per finire Carrie Fisher e George Lucas che si baciano sul ponte mentre Campanellino porta via un infagottato Peter verso l’Isola che non c’è. Kevin Kline avrebbe dovuto interpretare proprio Peter Pan, ma le riprese del demenziale Bolle di sapone glielo hanno impedito mentre invece David Bowie, purtroppo, ha rifiutato il ruolo di Capitan Uncino. Infine se, come me, vi siete sempre chiesti che significato avesse il “Bangarang” urlato spesso dai bimbi sperduti, pare sia slang giamaicano e che significhi semplicemente “Casino!” E con questo concludo dicendo che, se il film vi fosse piaciuto, potreste recuperare Jumanji, Inkheart - La leggenda del cuore d'inchiostro, Stardust e, per approfondire l'argomento, Peter Pan (il cartone Disney e la versione del 2003 con Jason Isaacs) e Neverland - Un sogno per la vita. ENJOY!!!
martedì 10 luglio 2012
50 e 50 (2011)
Mi accade fin troppo spesso, complice la pessima distribuzione italiana o l’assenza di amici desiderosi di immolarsi, di perdere i pochi bei film che approdano nelle nostre sale cinematografiche. Per fortuna esiste l’opzione recupero, però, e in questi giorni sono riuscita a guardare il bellissimo 50 e 50 (50/50) diretto nel 2011 dal regista Jonathan Levine.
Trama: Adam è un ragazzo come tanti altri, ha un lavoro, un migliore amico completamente folle, una ragazza che lo ama e una famiglia. Un giorno scopre di avere una forma avanzata e gravissima di cancro, che gli offre solo il 50% di possibilità di sopravvivere…
Di solito evito i film che parlano di cancro o altre malattie più o meno gravi, perché sono molto ipocondriaca e mi basta sentire parlare di qualcosa per cominciare ad avvertire sintomi simili e vivere con l’ansia per almeno un mese, però questa volta ho fatto un’eccezione perché adoro Joseph Gordon – Levitt e perché di questo 50 e 50 avevo sentito parlare molto bene. Ora, ovviamente, avverto un leggero mal di schiena (cosa ci posso fare..? -.-), ma sono anche contenta di avere visto un film bellissimo, divertente e toccante allo stesso tempo. Il rischio di questo genere di pellicole, infatti, è quello di essere o dei drammoni insopportabili totalmente incentrati sul dolore e sul calvario del malato e dei suoi cari, oppure delle supercazzole superficiali e assolutamente inverosimili, mentre 50 e 50 riesce a trovare un miracoloso equilibrio tra questi due estremi.
La storia di Adam, basata su fatti purtroppo realmente accaduti, viene narrata attraverso un registro sicuramente “leggero” ma anche molto naturale, realistico, e alterna momenti di puro divertimento ad altri di sincera commozione. Si potrebbe dire che 50 e 50 è un film dolceamaro come la vita stessa, fatto di speranze e delusioni, piccole vittorie e grandi sconfitte, personaggi semplici ma dal cuore grande e altri purtroppo banalmente abietti nella loro bassa superficialità; lo sceneggiatore Will Reiser, che si è basato sulla propria esperienza personale per scrivere il film (ha scoperto di avere un cancro ed è stato proprio Seth Rogen ad aiutarlo a superare il dramma), non ci dipinge il cancro come una passeggiata, anzi, ma sceglie di concentrarsi di più sull’aspetto umano della malattia, sul modo in cui Adam e chi lo circonda riescono ad affrontarla o a soccombere alla sua gravità. 50 e 50 non ci mostra quindi “supereroi” o professoroni illuminati, ma esseri umani impacciati, impreparati ad affrontare una cosa devastante come il cancro, problematici e spesso egoisti, talmente vicini alla nostra natura che arriviamo ad affezionarci a loro senza nemmeno rendercene conto.
Le performance degli attori, accompagnate da una colonna sonora molto bella e per nulla “invasiva”, sono molto naturali e quasi mai sopra le righe: Joseph Gordon – Levitt offre un’interpretazione misurata, che incarna tutta la dignità, la paura, l’insicurezza di un ragazzo troppo giovane per avere il destino ormai segnato da una malattia incurabile, Bryce Dallas Howard si trova ormai estremamente a suo agio nei ruoli di algida stronza®, Anna Kendrick infine è la sua degna controparte, una giovanissima ed impacciata dottoressa che segue alla lettera il protocollo quando deve trattare con i suoi difficili pazienti. Ma il personaggio forse più sfaccettato e sicuramente di maggior impatto è Kyle, interpretato con maestria dal vulcanico Seth Rogen, perché è la fedelissima rappresentazione dell’amico coglione (e scusate il francese), apparentemente superficiale e anche profittatore, ma sicuramente instancabile ed insostituibile, l’unico che non smette di trattare Adam come una persona normale neppure per un istante e gli sta accanto fino alla fine; la faccia da babbalone dell’attore e il suo comico, meraviglioso vocione, offrono allo spettatore i momenti più esilaranti dell’intera pellicola e riescono a sdrammatizzare situazioni delicate come il momento in cui Adam decide di rasarsi a zero, il confronto con Rachael o l’operazione finale. Anche per questo motivo, 50 e 50 è un film che andrebbe assolutamente guardato soprattutto in lingua originale, perché da quando ho visto Paul non riesco assolutamente ad immaginarmi un degno doppiaggio italiano per Seth Rogen. Se non siete “anglofoni”, comunque, non preoccupatevi: l’importante è che riusciate a procurarvi e a guardare questa carinissima, divertente e commovente pellicola.
Di Joseph Gordon – Levitt (Adam), Seth Rogen (Kyle), Bryce Dallas Howard (Rachael) e Matt Frewer (Mitch) ho già parlato nei rispettivi link.
Jonathan Levine è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come All the Boys Love Mandy Lane e Fa la cosa sbagliata. Anche sceneggiatore, ha 36 anni e un film in uscita.
Anna Kendrick interpreta Katherine. Americana, ha partecipato a film come Twilight (con tutti i suoi seguiti) e Scott Pilgrim vs. the World, inoltre ha doppiato un episodio de I griffin. Ha 27 anni e sei film in uscita.
Anjelica Huston interpreta la madre di Adam, Diane. Sicuramente una delle mie attrici preferite, la ricordo per film come Qualcuno volò sul nido del cuculo, Il postino suona sempre due volte, L’onore dei Prizzi (film che le è valso l’Oscar come miglior attrice non protagonista), Chi ha paura delle streghe?, La famiglia Addams, La famiglia Addams 2, Tre giorni per la verità, I Tenenbaum, Le avventure acquatiche di Steve Zissou e Il treno per il Darjeeling; ha partecipato ad alcuni episodi della serie Medium e ne ha doppiato altri di American Dad!. Anche regista e produttrice, ha 61 anni.
Philip Baker Hall interpreta Alan. Americano, lo ricordo per film come Ghostbusters II, Il bacio della morte, The Rock, Air Force One, Boogie Nights – L’altra Hollywood, The Truman Show, Nemico Pubblico, Psycho, Magnolia, Il talento di Mr. Ripley, Una settimana da Dio, Amityville Horror, Zodiac e serie come MASH, Miami Vice, Casa Keaton, La signora in giallo e Millenium. Ha 81 anni e tre film in uscita.
James McAvoy avrebbe dovuto interpretare Adam, ma ha dovuto rinunciare poco prima delle riprese. E’ stato proprio Seth Rogen a proporre Joseph Gordon – Levitt come sostituto, e devo dire che ho preferito quest’opzione alla prima! Detto questo… ENJOY!
Trama: Adam è un ragazzo come tanti altri, ha un lavoro, un migliore amico completamente folle, una ragazza che lo ama e una famiglia. Un giorno scopre di avere una forma avanzata e gravissima di cancro, che gli offre solo il 50% di possibilità di sopravvivere…
Di solito evito i film che parlano di cancro o altre malattie più o meno gravi, perché sono molto ipocondriaca e mi basta sentire parlare di qualcosa per cominciare ad avvertire sintomi simili e vivere con l’ansia per almeno un mese, però questa volta ho fatto un’eccezione perché adoro Joseph Gordon – Levitt e perché di questo 50 e 50 avevo sentito parlare molto bene. Ora, ovviamente, avverto un leggero mal di schiena (cosa ci posso fare..? -.-), ma sono anche contenta di avere visto un film bellissimo, divertente e toccante allo stesso tempo. Il rischio di questo genere di pellicole, infatti, è quello di essere o dei drammoni insopportabili totalmente incentrati sul dolore e sul calvario del malato e dei suoi cari, oppure delle supercazzole superficiali e assolutamente inverosimili, mentre 50 e 50 riesce a trovare un miracoloso equilibrio tra questi due estremi.
La storia di Adam, basata su fatti purtroppo realmente accaduti, viene narrata attraverso un registro sicuramente “leggero” ma anche molto naturale, realistico, e alterna momenti di puro divertimento ad altri di sincera commozione. Si potrebbe dire che 50 e 50 è un film dolceamaro come la vita stessa, fatto di speranze e delusioni, piccole vittorie e grandi sconfitte, personaggi semplici ma dal cuore grande e altri purtroppo banalmente abietti nella loro bassa superficialità; lo sceneggiatore Will Reiser, che si è basato sulla propria esperienza personale per scrivere il film (ha scoperto di avere un cancro ed è stato proprio Seth Rogen ad aiutarlo a superare il dramma), non ci dipinge il cancro come una passeggiata, anzi, ma sceglie di concentrarsi di più sull’aspetto umano della malattia, sul modo in cui Adam e chi lo circonda riescono ad affrontarla o a soccombere alla sua gravità. 50 e 50 non ci mostra quindi “supereroi” o professoroni illuminati, ma esseri umani impacciati, impreparati ad affrontare una cosa devastante come il cancro, problematici e spesso egoisti, talmente vicini alla nostra natura che arriviamo ad affezionarci a loro senza nemmeno rendercene conto.
Le performance degli attori, accompagnate da una colonna sonora molto bella e per nulla “invasiva”, sono molto naturali e quasi mai sopra le righe: Joseph Gordon – Levitt offre un’interpretazione misurata, che incarna tutta la dignità, la paura, l’insicurezza di un ragazzo troppo giovane per avere il destino ormai segnato da una malattia incurabile, Bryce Dallas Howard si trova ormai estremamente a suo agio nei ruoli di algida stronza®, Anna Kendrick infine è la sua degna controparte, una giovanissima ed impacciata dottoressa che segue alla lettera il protocollo quando deve trattare con i suoi difficili pazienti. Ma il personaggio forse più sfaccettato e sicuramente di maggior impatto è Kyle, interpretato con maestria dal vulcanico Seth Rogen, perché è la fedelissima rappresentazione dell’amico coglione (e scusate il francese), apparentemente superficiale e anche profittatore, ma sicuramente instancabile ed insostituibile, l’unico che non smette di trattare Adam come una persona normale neppure per un istante e gli sta accanto fino alla fine; la faccia da babbalone dell’attore e il suo comico, meraviglioso vocione, offrono allo spettatore i momenti più esilaranti dell’intera pellicola e riescono a sdrammatizzare situazioni delicate come il momento in cui Adam decide di rasarsi a zero, il confronto con Rachael o l’operazione finale. Anche per questo motivo, 50 e 50 è un film che andrebbe assolutamente guardato soprattutto in lingua originale, perché da quando ho visto Paul non riesco assolutamente ad immaginarmi un degno doppiaggio italiano per Seth Rogen. Se non siete “anglofoni”, comunque, non preoccupatevi: l’importante è che riusciate a procurarvi e a guardare questa carinissima, divertente e commovente pellicola.
Di Joseph Gordon – Levitt (Adam), Seth Rogen (Kyle), Bryce Dallas Howard (Rachael) e Matt Frewer (Mitch) ho già parlato nei rispettivi link.
Jonathan Levine è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come All the Boys Love Mandy Lane e Fa la cosa sbagliata. Anche sceneggiatore, ha 36 anni e un film in uscita.
Anna Kendrick interpreta Katherine. Americana, ha partecipato a film come Twilight (con tutti i suoi seguiti) e Scott Pilgrim vs. the World, inoltre ha doppiato un episodio de I griffin. Ha 27 anni e sei film in uscita.
Anjelica Huston interpreta la madre di Adam, Diane. Sicuramente una delle mie attrici preferite, la ricordo per film come Qualcuno volò sul nido del cuculo, Il postino suona sempre due volte, L’onore dei Prizzi (film che le è valso l’Oscar come miglior attrice non protagonista), Chi ha paura delle streghe?, La famiglia Addams, La famiglia Addams 2, Tre giorni per la verità, I Tenenbaum, Le avventure acquatiche di Steve Zissou e Il treno per il Darjeeling; ha partecipato ad alcuni episodi della serie Medium e ne ha doppiato altri di American Dad!. Anche regista e produttrice, ha 61 anni.
Philip Baker Hall interpreta Alan. Americano, lo ricordo per film come Ghostbusters II, Il bacio della morte, The Rock, Air Force One, Boogie Nights – L’altra Hollywood, The Truman Show, Nemico Pubblico, Psycho, Magnolia, Il talento di Mr. Ripley, Una settimana da Dio, Amityville Horror, Zodiac e serie come MASH, Miami Vice, Casa Keaton, La signora in giallo e Millenium. Ha 81 anni e tre film in uscita.
James McAvoy avrebbe dovuto interpretare Adam, ma ha dovuto rinunciare poco prima delle riprese. E’ stato proprio Seth Rogen a proporre Joseph Gordon – Levitt come sostituto, e devo dire che ho preferito quest’opzione alla prima! Detto questo… ENJOY!
lunedì 9 luglio 2012
Get Babol! #27
A differenza delle altre settimane, Get Glue questa volta sforna consigli a raffica, anche solo basati su una preferenza. Saranno validi? Mah! Diamo un'occhiata e... ENJOY!
Savages
Di Oliver Stone
Con Aaron Johnson, Taylor Kitsch e Blake Lively.
Trama (da Imdb): Ben e Chon, due coltivatori di marijuana, si scontrano con un cartello Messicano, i cui membri hanno rapito la loro fidanzata.
Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti Burn After Reading e Get Shorty. Tra questo, il trashissimo The Man with the Iron Fists di RZA e Django Unchained di Quentin ho parecchio da gioire per la nuova stagione cinematografica!! Savages segna il ritorno dell'Oliver Stone modello "Assassini nati" con ccciofani violenti, sregolati, drogati e personaggi di contorno che rischiano di diventare cult ancora più dei tre protagonisti (che in effetti sono un po' troppo fighètti per i miei gusti). Tra gli attori coinvolti ad affiancare i membri dello strano triangolo aMMoroso (tratto dal romanzo Le Belve di Don Winslow che devo assolutamente leggere prima che esca il film) ci sono uno splendido, laidissimo Benicio del Toro, John Travolta e un'inedita Salma Hayek nei panni della bossA del cartello messicano. In Italia dovrebbe uscire il 26 ottobre col titolo Le belve. Non vedo l'ora!!!
Vampires
Di Vincent Lannoo
Con Carlo Ferrante, Vera Van Dooren e Pierre Lognay.
Trama (da Imdb): La comunità vampirica belga invita una troupe a girare un documentario su una delle sue famiglie.
Il sito me lo consiglia perché mi è piaciuto La signora ammazzatutti. Dopo The Artist pare che il cinema belga stia spopolando in giro per il mondo; indicativo il fatto che questo Vampires sia stato girato nel 2010 ed esca in America dopo ben due anni (un po' come succede con il 90% dei film qui da noi!). In Italia è stato presentato lo stesso anno al Torino Film Festival e, dando un'occhiata al trailer, mi è sembrata una commedia horror un po' particolare e abbastanza spassosa, che per una volta consente alla parola mockumentary di assumere il significato letterale di "presa in giro". Dubito che verrà mai distribuito in Italia, ma conto di recuperarlo perché mi ha proprio incuriosita!
The Magic of Belle Isle
Di Rob Reiner
Con Morgan Freeman, Virginia Madsen, Madeline Carroll
Trama (da Imdb): Nel tentativo di recuperare il suo antico talento, uno scrittore costretto sulla sedia a rotelle si trasferisce in un paesino di campagna, dove fa amicizia con una madre single e le sue tre figlie, che lo aiuteranno a ritrovare la passione per la scrittura.
Il sito me lo consiglia perché mi è piaciuto A spasso con Daisy. A occhio e croce questo film sembrerebbe la solita commedia edificante, fatta di tanti buoni sentimenti e tantissimi stereotipi, capace di seppellire un personaggio interessante sotto tonnellate di melassa. Morgan Freeman dal trailer è grandioso come al solito mentre Virginia Madsen l'ho trovata un po' sottotono, però tirando le somme quello che avverto è lo spreco di due grandi attori e di un valido regista. Ancora nessuna notizia di un'eventuale uscita italiana, ma direi che questa volta non mi strapperò i capelli per la mancanza.
Crazy Eyes
Di Adam Sherman
Con Lukas Haas, Madeline Zima, Jake Busey
Trama (da Imdb): Zach è il tipico festaiolo. Ma quando incontra la ragazza che lui stesso soprannomina "Crazy Eyes", l'impossibilità di averla, unita a problemi familiari, lo porteranno a convincersi che la sua vita ha bisogno di qualche cambiamento.
Il sito me lo consiglia perché mi è piaciuto Carnage. Di Lukas Haas ho già parlato spesso sul mio blog, ed è un attore al quale sono molto affezionata per vari motivi. Madeline Zima invece mi attira, perché me la ricordo da piccolina, quando interpretava Maggie nella storica sitcom La tata. Entrambi interpretano personaggi inusuali rispetto al solito, tuttavia questo Crazy Eyes mi sa di film fastidioso, nel senso che nel corso della visione rischierei di volere prendere a pugni i protagonisti, soprattutto lui, alcolista, ricco, donnaiolo e imbecille. Essendo un film indipendente e con attori poco conosciuti, l'uscita italiana è a dir poco utopica, vedremo se avrò voglia di recuperarlo.
Savages
Di Oliver Stone
Con Aaron Johnson, Taylor Kitsch e Blake Lively.
Trama (da Imdb): Ben e Chon, due coltivatori di marijuana, si scontrano con un cartello Messicano, i cui membri hanno rapito la loro fidanzata.
Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti Burn After Reading e Get Shorty. Tra questo, il trashissimo The Man with the Iron Fists di RZA e Django Unchained di Quentin ho parecchio da gioire per la nuova stagione cinematografica!! Savages segna il ritorno dell'Oliver Stone modello "Assassini nati" con ccciofani violenti, sregolati, drogati e personaggi di contorno che rischiano di diventare cult ancora più dei tre protagonisti (che in effetti sono un po' troppo fighètti per i miei gusti). Tra gli attori coinvolti ad affiancare i membri dello strano triangolo aMMoroso (tratto dal romanzo Le Belve di Don Winslow che devo assolutamente leggere prima che esca il film) ci sono uno splendido, laidissimo Benicio del Toro, John Travolta e un'inedita Salma Hayek nei panni della bossA del cartello messicano. In Italia dovrebbe uscire il 26 ottobre col titolo Le belve. Non vedo l'ora!!!
Vampires
Di Vincent Lannoo
Con Carlo Ferrante, Vera Van Dooren e Pierre Lognay.
Trama (da Imdb): La comunità vampirica belga invita una troupe a girare un documentario su una delle sue famiglie.
Il sito me lo consiglia perché mi è piaciuto La signora ammazzatutti. Dopo The Artist pare che il cinema belga stia spopolando in giro per il mondo; indicativo il fatto che questo Vampires sia stato girato nel 2010 ed esca in America dopo ben due anni (un po' come succede con il 90% dei film qui da noi!). In Italia è stato presentato lo stesso anno al Torino Film Festival e, dando un'occhiata al trailer, mi è sembrata una commedia horror un po' particolare e abbastanza spassosa, che per una volta consente alla parola mockumentary di assumere il significato letterale di "presa in giro". Dubito che verrà mai distribuito in Italia, ma conto di recuperarlo perché mi ha proprio incuriosita!
The Magic of Belle Isle
Di Rob Reiner
Con Morgan Freeman, Virginia Madsen, Madeline Carroll
Trama (da Imdb): Nel tentativo di recuperare il suo antico talento, uno scrittore costretto sulla sedia a rotelle si trasferisce in un paesino di campagna, dove fa amicizia con una madre single e le sue tre figlie, che lo aiuteranno a ritrovare la passione per la scrittura.
Il sito me lo consiglia perché mi è piaciuto A spasso con Daisy. A occhio e croce questo film sembrerebbe la solita commedia edificante, fatta di tanti buoni sentimenti e tantissimi stereotipi, capace di seppellire un personaggio interessante sotto tonnellate di melassa. Morgan Freeman dal trailer è grandioso come al solito mentre Virginia Madsen l'ho trovata un po' sottotono, però tirando le somme quello che avverto è lo spreco di due grandi attori e di un valido regista. Ancora nessuna notizia di un'eventuale uscita italiana, ma direi che questa volta non mi strapperò i capelli per la mancanza.
Crazy Eyes
Di Adam Sherman
Con Lukas Haas, Madeline Zima, Jake Busey
Trama (da Imdb): Zach è il tipico festaiolo. Ma quando incontra la ragazza che lui stesso soprannomina "Crazy Eyes", l'impossibilità di averla, unita a problemi familiari, lo porteranno a convincersi che la sua vita ha bisogno di qualche cambiamento.
Il sito me lo consiglia perché mi è piaciuto Carnage. Di Lukas Haas ho già parlato spesso sul mio blog, ed è un attore al quale sono molto affezionata per vari motivi. Madeline Zima invece mi attira, perché me la ricordo da piccolina, quando interpretava Maggie nella storica sitcom La tata. Entrambi interpretano personaggi inusuali rispetto al solito, tuttavia questo Crazy Eyes mi sa di film fastidioso, nel senso che nel corso della visione rischierei di volere prendere a pugni i protagonisti, soprattutto lui, alcolista, ricco, donnaiolo e imbecille. Essendo un film indipendente e con attori poco conosciuti, l'uscita italiana è a dir poco utopica, vedremo se avrò voglia di recuperarlo.
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domenica 8 luglio 2012
Wolf Creek (2005)
Venerdì sera mi sono sparata una simpatica maratona horror a casa di amici, dopo tanto tempo. I film "incriminati" erano il bellissimo Shadow di Zampaglione e l'altrettanto bello Wolf Creek, diretto nel 2005 da Greg McLean.
Trama: tre ragazzi, persi nell'Outback australiano, si ritrovano vittime di un pazzo omicida.
La mia "storia" con Wolf Creek comincia nel 2006, anno in cui ho passato nove mesi in Australia. In quel periodo, sono riuscita a vedere il film due volte, la prima volta nel comfort della mia casetta, assieme ai miei due inquilini, la seconda volta sola in una stanza d'albergo dopo una splendida gita ad Ayer's Rock. Proprio in quella stessa stanza mi sono addormentata dopo la visione della pellicola solo per poi risvegliarmi con l'orrenda sensazione che il maledetto Mick Taylor fosse sopra di me, un incubo (per fortuna!) così vivido che ho sentito distintamente il materasso affondare ai lati del mio corpo come se qualcuno si stesse reggendo sulle braccia. Questo solo per dare un'idea della potenza di Wolf Creek, uno dei migliori horror dell'ultimo decennio, in grado di "partorire" un mostro capace di rivaleggiare con maniaci cinematografici ben più illustri. Certo, il doppiaggio italiano gli fa perdere almeno 30.000 punti, perché ascoltare la quasi incomprensibile parlata da bushman del bravissimo John Jarratt è una parte fondamentale dell'"esperienza Wolf Creek", ma tolto questo, anche alla terza visione la pellicola si riconferma uno spettacolo devastante.
La bellezza di Wolf Creek risiede innanzitutto nel modo in cui il regista rende il paesaggio australiano un coprotagonista fondamentale all'interno della storia narrata. La stupefacente visione del cratere del luogo che da il titolo al film (anche se lo spelling corretto sarebbe Wolfe Creek) diventa il simbolo di una terra misteriosa e affascinante, ma al contempo irta di insidie e non sempre a misura d'uomo, o meglio, non a misura di turista: è troppo facile immaginarsi dispersi nel desolato Outback, al centro di una strada asfaltata sì, ma potenzialmente infinita, che taglia un territorio brullo, pianeggiante, privo di punti di riferimento e persone. In mezzo a queste terre di nessuno potrebbe succedere davvero di tutto, e lo scoprono sulla loro pelle i tre ragazzi protagonisti, schiacciati sia dalla follia di Taylor che dall'impossibilità di fuggire da un luogo che non offre nascondigli, maledetto dalla luce del giorno, talmente ampio e sterminato da risultare, paradossalmente, claustrofobico. Di conseguenza, il secondo elemento che rende Wolf Creek uno dei migliori horror recenti è proprio il ribaltamento di gran parte dei cliché del genere. I tre protagonisti, infatti, riescono a fuggire abbastanza facilmente al loro aguzzino, perché non è tanto la tortura fine a sé stessa ad essere importante (sebbene le scene splatter e le sevizie abbondino, per esempio quella della "testa sullo stecco" è una sequenza difficile da digerire persino per me), quanto l'infrangersi di tutte le speranze e le convinzioni dello spettatore e dei personaggi, costretti ad osservare e subire una spietata ed impari caccia dai risvolti spesso imprevedibili.
Last but not least la, perdonatemi il termine, meravigliosa figura di Mick Taylor. Alla sua prima comparsa sullo schermo, la mia inquilina dell'epoca mi aveva raccontato di come John Jarratt fosse praticamente la versione australiana di Claudio Bisio, un comico e presentatore tra i più amati nella terra dei canguri. Sapendo questo, diventa semplicemente scioccante osservarlo annullarsi nei panni di una odiosa, laida, perversa macchina per uccidere, che stravolge completamente la figura reale degli amichevoli, sboroni, divertenti e incomprensibili bushmen che popolano l'Outback. In aggiunta, il montaggio serrato, gli effetti splatter anche troppo realistici, la fotografia luminosissima e impietosa e la colonna sonora minimal rendono Wolf Creek un piccolo capolavoro che ogni amante dell'horror dovrebbe guardare ed inserire nella propria videoteca.
Di Nathan Phillips, che interpreta Ben, ho già parlato qui.
Greg Mclean è il regista e sceneggiatore della pellicola. Australiano, ha diretto solo un altro film, Rogue. Anche produttore e attore, al momento ha due film in progetto, tra cui il seguito di Wolf Creek.
John Jarratt interpreta Mick Taylor. Australiano, ha partecipato a film come Picnic a Hanging Rock, Rogue e Australia. Anche sceneggiatore e produttore, ha 60 anni e due film in progetto, tra cui il seguito di Wolf Creek.
Anche se viene spesso dichiarato che il film si basa su eventi realmente accaduti, ciò non corrisponde proprio a verità. Wolf Creek prende spunto sia dai famigerati Backpackers Murders avvenuti in Australia negli anni '90 per mano del killer Ivan Milat sia da altri omicidi compiuti sempre in loco da Bradley John Murdoch (in particolare, il processo contro quest'ultimo si è concluso con la sua condanna per omicidio proprio l'anno dell'uscita della pellicola). Se il film vi fosse piaciuto, consiglierei la visione di classici come Le colline hanno gli occhi, Non aprite quella porta o qualcosa di più recente e scioccante come A' l'interieur. ENJOY!
Trama: tre ragazzi, persi nell'Outback australiano, si ritrovano vittime di un pazzo omicida.
La mia "storia" con Wolf Creek comincia nel 2006, anno in cui ho passato nove mesi in Australia. In quel periodo, sono riuscita a vedere il film due volte, la prima volta nel comfort della mia casetta, assieme ai miei due inquilini, la seconda volta sola in una stanza d'albergo dopo una splendida gita ad Ayer's Rock. Proprio in quella stessa stanza mi sono addormentata dopo la visione della pellicola solo per poi risvegliarmi con l'orrenda sensazione che il maledetto Mick Taylor fosse sopra di me, un incubo (per fortuna!) così vivido che ho sentito distintamente il materasso affondare ai lati del mio corpo come se qualcuno si stesse reggendo sulle braccia. Questo solo per dare un'idea della potenza di Wolf Creek, uno dei migliori horror dell'ultimo decennio, in grado di "partorire" un mostro capace di rivaleggiare con maniaci cinematografici ben più illustri. Certo, il doppiaggio italiano gli fa perdere almeno 30.000 punti, perché ascoltare la quasi incomprensibile parlata da bushman del bravissimo John Jarratt è una parte fondamentale dell'"esperienza Wolf Creek", ma tolto questo, anche alla terza visione la pellicola si riconferma uno spettacolo devastante.
La bellezza di Wolf Creek risiede innanzitutto nel modo in cui il regista rende il paesaggio australiano un coprotagonista fondamentale all'interno della storia narrata. La stupefacente visione del cratere del luogo che da il titolo al film (anche se lo spelling corretto sarebbe Wolfe Creek) diventa il simbolo di una terra misteriosa e affascinante, ma al contempo irta di insidie e non sempre a misura d'uomo, o meglio, non a misura di turista: è troppo facile immaginarsi dispersi nel desolato Outback, al centro di una strada asfaltata sì, ma potenzialmente infinita, che taglia un territorio brullo, pianeggiante, privo di punti di riferimento e persone. In mezzo a queste terre di nessuno potrebbe succedere davvero di tutto, e lo scoprono sulla loro pelle i tre ragazzi protagonisti, schiacciati sia dalla follia di Taylor che dall'impossibilità di fuggire da un luogo che non offre nascondigli, maledetto dalla luce del giorno, talmente ampio e sterminato da risultare, paradossalmente, claustrofobico. Di conseguenza, il secondo elemento che rende Wolf Creek uno dei migliori horror recenti è proprio il ribaltamento di gran parte dei cliché del genere. I tre protagonisti, infatti, riescono a fuggire abbastanza facilmente al loro aguzzino, perché non è tanto la tortura fine a sé stessa ad essere importante (sebbene le scene splatter e le sevizie abbondino, per esempio quella della "testa sullo stecco" è una sequenza difficile da digerire persino per me), quanto l'infrangersi di tutte le speranze e le convinzioni dello spettatore e dei personaggi, costretti ad osservare e subire una spietata ed impari caccia dai risvolti spesso imprevedibili.
Last but not least la, perdonatemi il termine, meravigliosa figura di Mick Taylor. Alla sua prima comparsa sullo schermo, la mia inquilina dell'epoca mi aveva raccontato di come John Jarratt fosse praticamente la versione australiana di Claudio Bisio, un comico e presentatore tra i più amati nella terra dei canguri. Sapendo questo, diventa semplicemente scioccante osservarlo annullarsi nei panni di una odiosa, laida, perversa macchina per uccidere, che stravolge completamente la figura reale degli amichevoli, sboroni, divertenti e incomprensibili bushmen che popolano l'Outback. In aggiunta, il montaggio serrato, gli effetti splatter anche troppo realistici, la fotografia luminosissima e impietosa e la colonna sonora minimal rendono Wolf Creek un piccolo capolavoro che ogni amante dell'horror dovrebbe guardare ed inserire nella propria videoteca.
Di Nathan Phillips, che interpreta Ben, ho già parlato qui.
Greg Mclean è il regista e sceneggiatore della pellicola. Australiano, ha diretto solo un altro film, Rogue. Anche produttore e attore, al momento ha due film in progetto, tra cui il seguito di Wolf Creek.
John Jarratt interpreta Mick Taylor. Australiano, ha partecipato a film come Picnic a Hanging Rock, Rogue e Australia. Anche sceneggiatore e produttore, ha 60 anni e due film in progetto, tra cui il seguito di Wolf Creek.
Anche se viene spesso dichiarato che il film si basa su eventi realmente accaduti, ciò non corrisponde proprio a verità. Wolf Creek prende spunto sia dai famigerati Backpackers Murders avvenuti in Australia negli anni '90 per mano del killer Ivan Milat sia da altri omicidi compiuti sempre in loco da Bradley John Murdoch (in particolare, il processo contro quest'ultimo si è concluso con la sua condanna per omicidio proprio l'anno dell'uscita della pellicola). Se il film vi fosse piaciuto, consiglierei la visione di classici come Le colline hanno gli occhi, Non aprite quella porta o qualcosa di più recente e scioccante come A' l'interieur. ENJOY!
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