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mercoledì 28 maggio 2025

Bolle di recensioni al cinema: Final Destination Bloodlines (2025) e Werewolves (2024)

Avrei voluto scrivere qualcosa di più su questi film, soprattutto sul primo, attesissimo revival di una saga molto amata, ma tra ferie, problemi informatici, nuove uscite succulente e mancanza di tempo, il rischio era di riuscire a redigere un post nel 2026. Mio malgrado, quindi, ecco un parere in pillole su Final Destination Bloodlines Werewolves. ENJOY!

Final Destination Bloodlines (Zach Lipovsky e Adam Stein, 2025)

Credetemi, mi spezza il cuore parlare così brevemente di questo film. La saga di Final Destination non mi ha mai particolarmente entusiasmata, salvo per i primi due capitoli e il quinto, ma ovviamente mi ha comunque segnata, come cinefila e amante dell'horror. Diciamo che sto MOLTO attenta a tantissimi, potenziali modi di morire, da quando visto i film della saga per la prima volta, e quest'ultimo capitolo ha riconfermato la bastardaggine di alcuni, oltre ad avere portato su schermo una mia fobia enorme, rendendomi ancora più cauta nell'approcciarmi a determinati luoghi. Per quanto mi riguarda, infatti, la scena d'apertura di Final Destination Bloodlines è la più terrificante della saga, perché è una situazione che mi sono immaginata (non a questi livelli, certo) persino sulla Torre di Tokyo, portandomi a stare ben distante dal punto panoramico in cui gli ospiti possono camminare su una lastra trasparente. Fortunatamente, dopo quei dieci minuti di angoscia iniziale (che a me sono sembrati almeno due ore) in cui volevo uscire dalla sala, Final Destination Bloodlines si assesta su un tono più scanzonato, ma non stupido. Il film riflette parecchio sulla famiglia, sui "legami di sangue", su quanto il silenzio e la testarda decisione di proteggere le persone amate dalle nostre paranoie e dai nostri traumi, spesso le allontanino e le distruggano, condannando sia noi che loro a una triste solitudine o a un risentimento costante. C'è dunque tanto spazio per il divertimento, nel film, che inanella alcune delle morti più assurde, sanguinose, stupide e meglio congegnate della saga, ma anche per la commozione: Final Destination Bloodlines è dedicato quell'elegantissimo Signore di Tony Todd, il quale si accomiata dal pubblico con un monologo personale e struggente, che mi ha lasciata in lacrime sulla poltrona. Il buon Tony non è l'unico in grado di entrare nel cuore dello spettatore, però. A fianco di una protagonista simpatica ma dimenticabile, ci sono infatti le vere rivelazioni del film, due ragazzi per i quali ho sofferto davvero, sperando di non doverli mai vedere morire male (as if). Parlo del tenerissimo Bobby, accompagnato dall'inseparabile tartaruga e, soprattutto, della rivelazione di Final Destination Bloodlines, Richard Harmon con il suo Erik. Con qualche anno in meno e un po' di tempo in più mi metterei alla ricerca di tutte le apparizioni cinematografiche e televisive di questo attore, perché il fanciullo è entrato di diritto nel novero delle mie crush fulminanti, e riguarderei in loop il film solo per godermi la sua meravigliosa performance. Se non mi credete, correte a vedere il film e innamoratevi a vostra volta. Poi non dite che non vi avevo avvertiti. 

Curiosità: Richard Harmon ha esordito, al cinema, in Trick'r Treat, dietro la maschera di Dracula di uno dei bambini nel pullman!


Werewolves
(Steven C. Miller, 2024)

Muscolosissimo action con lupi mannari i quali, come sapete, non sono molto il mio genere, visto che preferisco i vampiri. In pratica, il film è una Notte del giudizio con licantropi annessi, che racconta la battaglia disperata di un gruppo di studiosi in cerca di una cura contro una pandemia licantropica iniziata con la superluna di un anno prima e, parallelamente, il tentativo di chi è rimasto ancora umano di barricarsi in casa e proteggersi alla vigilia di una nuova superluna. L'aspetto più interessante del film è l'idea di rendere la luce lunare come un virus che trasforma in lupi mannari, aggiungendo al pericolo di venire sventrati anche quello di mutare nel giro di pochi istanti, cosa che costringe gli sceneggiatori a inventarsi un paio di cosine niente male, che aumentano ulteriormente il tasso di tensione. Il "cosa mai potrà andare storto?" davanti a un inizio in cui vengono presentati due piani a prova di scemo, lascia ovviamente presto il passo a zanne, artigli e sangue, e mentirei se non dicessi che, in un paio di momenti, mi stavo rosicchiando le unghie dall'ansia. In generale, le parti action/horror del film sono molto ben fatte e, se i lupi mannari sono stati realizzati in CGI, tanto di cappello, perché non ho avuto la solita percezione di "pupazzone finto" che mi prende ogni volta che si fa uso smodato di questa tecnica. Purtroppo, bisogna sopportare un paio di inni all'amore tutto americano per le armi e la difesa militaresca della propria casa, ma compensa la presenza di un personaggio uguale in tutto per tutto al Napalm 51 di Crozza, perculato dall'inizio alla fine ed eclissato dalla muscolarità uberfiga di Frank Grillo. A proposito del quale, ci provano anche, a farlo passare per un dottore plurilaureato, ma chi ci crede, vista la fisicata gettata in faccia allo spettatore sul finale? Eh su. Comunque, se vi piace l'action pennellato d'orrore (il cui unico, vero difetto è quello di essere mortalmente serio, gli avrebbe giovato qualche momento faceto in più), questo film potrebbe fare per voi.  

Curiosità: nel cast c'è anche Lou Diamond Phillips, attore di origini filippine che, probabilmente, conosciamo solo noi nati negli anni '80, visto che era il protagonista di hit dell'epoca come La bamba e Young Guns.



domenica 29 luglio 2012

Final Destination 5 (2011)

La mia epica impresa è finalmente arrivata alla sua degna conclusione e ora potrò dire di avere visto tutte le pellicole della serie Final Destination! Oggi, last but not least, parlerò di Final Destination 5, diretto nel 2011 dal regista Steven Quale.


Trama: durante un viaggio aziendale, uno degli impiegati ha una premonizione e, insieme ad altri colleghi, riesce ad uscire dal pulman prima che il ponte sospeso su cui si trovano crolli nel fiume sottostante. La morte se ne laverà le mani e li lascerà stare? Figuriamoci!


Dopo l'orrendo The Final Destination 3D, summa di tutta la stanchezza accumulata dalla saga nel corso degli anni, questo Final Destination 5 riesce a recuperare la freschezza del primo, storico capitolo e si piazza a sorpresa in seconda posizione nella mia personale classifica. I motivi della riuscita del film sono principalmente due: gli sceneggiatori hanno deciso, molto intelligentemente, di fare piazza pulita delle odiose e spesso stupide premonizioni che consentivano ai sopravvissuti di capire in che modo sarebbero morti in seguito all'incidente principale, garantendo così un po' di tensione in più, inoltre i personaggi rimangono inconsapevoli, almeno fino a metà pellicola, dell'esistenza di un "piano" della morte, quindi lo spettatore può giustamente assistere a reazioni leggermente più naturali e alle vicende di persone con le quali potersi tranquillamente immedesimare e, conseguentemente, provare un minimo di pietà e simpatia in più. Altra novità introdotta, sebbene leggermente meno efficace delle due già citate, è il modo in cui le vittime dovrebbero sconfiggere la morte, ovvero uccidendo altre persone affinché l'equilibrio si ristabilisca. Ma, dite la verità... se a venire a darvi questa soluzione fosse un uomo con la faccia di Tony Todd vi fidereste? Ecco, appunto.


Parlando degli incidenti mortali, che sono poi il motivo principale per cui la gente va a vedere i vari Final Destination, quello iniziale è forse il migliore e più terrificante dell'intera saga, difficile da sostenere per chi, come me, soffre un po' di vertigini. Le varie morti che seguono, che ovviamente non descriverò per evitare spoiler, sono simpaticamente ingannevoli e giocano con le convinzioni dello spettatore, disattendendone spesso e volentieri le aspettative ma regalando comunque sangue a secchiate e almeno un momento in cui tapparsi gli occhi o andare a farsi un giro nella stanza attigua. Ovviamente, c'è il solito riferimento ai film precedenti, ma questa volta gli sceneggiatori hanno giocato d'astuzia e il collegamento non è campato in aria come accadeva nelle ultime pellicole della  saga, anzi. Direi che è quasi fondamentale. A sdrammatizzare poi le crude vicende narrate interviene un'ironia assai più marcata rispetto al passato, soprattutto grazie ai personaggi del capoufficio (calvo, rompipalle e smidollato) e dello sfigato cellularedipentente (cicciotto e donnaiolo, la scena all'interno del centro benessere cinese è a dir poco esilarante), inoltre devo ammettere che questa volta anche gli attori sono abbastanza bravi ed espressivi. Purtroppo, anche Final Destination 5 difetta leggermente nel campo degli effetti speciali, resi meno realistici da un uso eccessivo e quasi cartoonesco della CG in alcune scene, ma considerato che la pellicola è nata per essere proiettata in 3D al cinema e io l'ho guardata invece su un piccolo schermo non posso stare troppo a sottilizzare.


In conclusione, per riassumere la mia esperienza con Final Destination, vi consiglierei di non perdere assolutamente il primo e l'ultimo capitolo della saga, che potrebbero accontentare sia i fan dell'horror sia chi volesse cominciare ad approcciarsi al genere senza rimanerne traumatizzato. Per dovere di completezza sarebbe meglio guardare anche Final Destination 2, visto che conclude definitivamente le vicende narrate nel primo film, mentre il terzo e il quarto capitolo sono evitabilissimi e, sicuramente, non sono fondamentali per comprendere e gustarsi Final Destination 5. E anche la saga della Morte è andata, ammisci... se avrò voglia di impelagarmi in qualche altra sanguinosa, storica serie horror sarete i primi a saperlo!!


Di Emma Bell, che interpreta Molly, ho già parlato qui.

Steven Quale è il regista della pellicola. Americano, prima di Final Destination 5 ha diretto un corto, un film per la TV e un documentario. Anche aiuto regista, sceneggiatore e produttore, ha un film in uscita.


Nicholas D'Agosto interpreta Sam. Americano, ha partecipato a serie come E.R. Medici in prima linea, Six Feet Under, Cold Case, Dr. House, Supernatural e Heroes. Ha 32 anni e un film in uscita.


Miles Fisher (vero nome James Leslie Miles Fisher) interpreta Peter. Americano, ha partecipato a film come Superhero - Il più dotato fra i supereroi e J. Edgar. Ha 29 anni. 


P.J. Byrne interpreta Isaac. Americano, ha partecipato a film come Una settimana da dio, Dick & Jane - Operazione furto, Be Kind Rewind, Come ammazzare il capo... e vivere felici e a serie come E.R. - Medici in prima linea, Desperate Housewives, Bones e Hannah Montana. Anche regista e sceneggiatore, ha 38 anni e tre film in uscita.


David Koechner interpreta Dennis. Americano, ha partecipato a film come Austin Powers - La spia che ci provava, Man on the Moon, Anchorman: The Legend of Ron Burgundy, Hazzard, Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby, Snakes on a Plane, Paul e Piranha 3DD, inoltre ha partecipato alle serie Innamorati pazzi, Dharma & Greg, Greg the Bunny, Hannah Montana e doppiato episodi di American Dad! e Beavis and Butt-Head. Anche sceneggiatore e produttore, ha 50 anni e cinque film in uscita, tra cui il seguito di The Anchorman.


Tony Todd (vero nome Anthony Tiran Todd) interpreta William Bludworth, il coroner. Habitué della serie Final Destination fin dal primo episodio (ha partecipato a tutti meno al quarto) e icona horror dai tempi dello storico Candyman - Terrore dietro lo specchio, lo ricordo per film come Platoon, Colors - Colori di guerra, La notte dei morti viventi (1990), Il corvo, L'inferno nello specchio (Candyman 2), The Rock, Wishmaster - Il signore dei desideri, Candyman - Il giorno della morte, inoltre ha partecipato a serie come Simon & Simon, 21 Jump Street, MacGyver, X - Files, La signora in giallo, Beverly Hills 90210, Xena principessa guerriera, Hercules, Angel, Smallville, Streghe, CSI: Miami, Masters of Horror, Senza traccia, 24. Anche produttore, ha 58 anni e undici film di prossima uscita.






giovedì 26 luglio 2012

The Final Destination 3D (2009)

Perseverando con una costanza quasi maniacale siamo arrivati al quarto capitolo della saga dedicata alla morte, The Final Destination 3D (The Final Destination), diretto nel 2009 dal regista David R. Ellis. Inforcate l’apposito occhialetto, prego, o non riuscirete a leggere il post.


Trama: il solito gruppo di ragazzi scampa alla solita strage mortale (questa volta ambientata in un autodromo) e la solita, zuzzurellona Signora con la falce cerca poi di mettere una pezza e farli fuori uno a uno, rigorosamente rispettando l’ordine preciso, prendere il numero e mettersi in fila, grazie.


Come avrete capito ho raggiunto il limite di sopportazione. Dopo tre gloriosi (per modo di dire…) episodi passati tutto sommato indenni, il quarto capitolo della saga riversa sullo spettatore tutta la stanchezza, la camurrìa, la pochezza accumulata negli anni causando il primo vero incidente mortale, quello della testa che sbatte violentemente contro lo schermo per un attacco di sonnolenza. La presenza del tanto decantato 3D non aiuta, anzi, concorre a rendere The Final Destination 3D il peggiore per quanto riguarda gli effetti speciali, fasulli quanto gli schiaffoni sonorizzati che Bud Spencer e Terence Hill assestavano ai loro avversari: per ottenere la tridimensionalità, infatti, la maggior parte degli oggetti contundenti (a partire dai motori volanti all’inizio, che rendono la solitamente spettacolare strage d’apertura il momento più malfatto dell’intera pellicola) sono stati palesemente creati al computer e al protagonista viene dato il potere di prevedere la morte delle persone attraverso brevi visioni girate ad hoc, piene di elementi che, probabilmente, al cinema davano l’illusione di uscire dallo schermo, ma visti su una tv non rendono veramente una cippa. E questa è solo la punta dell’iceberg di un episodio stanco, a tratti ridicolo e fondamentalmente noioso.


Sorvolando sugli orrendi effetti speciali e sugli ancor più orrendi titoli di testa e di coda girati sulla falsa riga del video Hey Boy, Hey Girl dei Chemical Brothers, arriviamo a parlare un po’ della trama (degli interpreti no, credo abbiano toccato il fondo anche in tal senso, vi dico solo che una delle vittime è il povero Bubba di Forrest Gump, l’unico personaggio con un minimo di dignità… ) e di ciò che interessa lo spettatore, ovvero gli incidenti mortali che decretano il fato dei protagonisti. Ormai gli sceneggiatori non ci credono più nemmeno loro alla storia della visione che impedisce alla gente di morire, quindi non si sbattono nemmeno più a renderla verosimile. Ogni personaggio, dunque, decide o di credere ciecamente al protagonista o di mandarlo a spigolare a seconda di quello che gli fa comodo e a prescindere da ciò che gli è già capitato, senza un briciolo di coerenza: emblematica, in tal senso, l’amichetta dei due personaggi principali che, nonostante abbia avuto la sventura di venire quasi decapitata e annegata in un autolavaggio, se ne sbatte altamente degli avvertimenti degli altri perché, cavoli, sto guardando un film al cinema (rigorosamente con gli occhiali 3D, fulgido esempio di metacinema, blah blah blah)! Il resto degli incidenti sono privi della verve e dell’inventiva che solitamente li caratterizzava nei precedenti capitoli, il che li rende abbastanza ripetitivi e a tratti imbarazzanti, si veda per esempio il ragazzo aspirato dallo scarico della piscina; l’unica sequenza effettivamente pregevole, invece, è quella ambientata nella sala cinematografica prima e nel centro commerciale poi, dove la Morte si scatena senza freni. Aggiungo infine che ormai anche il gioco dei riferimenti ai film precedenti e degli omaggi ai vari maestri dell’horror ha stufato, tanto da non intrigare più neppure gli appassionati all’ultimo stadio. Concludendo, evitatelo.


Del regista David R. Ellis ho già parlato qui, mentre Mykelti Williamson, che interpreta George, lo trovate qua.

Bobby Campo (vero nome Robert Joseph Camposecco) interpreta Nick. Americano, ha partecipato a serie come Law & Order e CSI: Miami. Ha 29 anni e due film in uscita.


Se, nonostante la mia recensione negativa, The Final Destination 3D (intitolato così, con l’articolo determinativo davanti perché avrebbe dovuto essere l’ultimo e definitivo) vi fosse piaciuto, recuperate gli altri prima di passare, come farò io, a Final Destination 5, oppure cambiate lievemente rotta e guardatevi Snakes on a Plane, filmaccio cazzutissimo e divertentissimo a cui il regista David R. Ellis rende un subdolo omaggio durante una delle visioni di Nick. ENJOY!!!

giovedì 19 luglio 2012

Final Destination 3 (2006)

Terzo capitolo della saga della morte, siore e siori! Oggi parlerò di Final Destination 3, diretto nel 2006 dal regista James Wong. Tutti pronti a cantare Love Rollercoaster e occhio agli spoiler!


Trama: appena prima di salire sulle montagne russe col fidanzato e alcuni amici, la giovane Wendy ha una premonizione nella quale vede morire lei e tutti i passeggeri del vagoncino. La sua decisione di non salire salva lei ed altri ragazzi, ma il piano della Morte non può essere raggirato così facilmente…


Il terzo capitolo della franchise nel complesso non è male, ma non si differenzia poi molto da quelli precedenti. Lo schema è sempre identico, con la visione del megaincidente all’inizio e le macchinose morti che fanno piazza pulita dei pochi sopravvissuti, ma questa volta gli sceneggiatori hanno deciso di fornire una sorta di “supporto tecnologico” alla protagonista, che cerca di anticipare il destino dei sopravvissuti guardando le foto scattate poco prima dell’incidente. Purtroppo questa novità si conferma anche la belinata più grande dell’intera pellicola, visto che gli indizi presenti nelle foto, oltre ad essere al 90% inutili, sono anche delle incredibili forzature. Tolto questo e la solita mancanza di carisma dei vari interpreti, però, Final Destination 3 si riconferma un prodotto abbastanza godibile e, se devo essere sincera, gli incidenti di apertura e di chiusura sono i migliori visti finora.


Il fatto è che soprattutto l’incidente iniziale mi tocca molto da vicino, visto il mio atavico terrore per le altezze e la diffidenza nei confronti delle montagne russe. La sequenza è girata molto bene e riesce a infondere allo spettatore un senso di ineluttabilità e di panico che difficilmente ho provato guardando altri horror, e anche il finale è molto apprezzabile visto che, a differenza dei due episodi precedenti, fa piazza pulita dell’intero cast in maniera a dir poco grandiosa e claustrofobica. Questi due exploit iniziali e finali, però, sono le uniche cose che elevano la pellicola rispetto alla mediocrità e al piattume, perché gli altri incidenti vanno dall’accettabile al WTF? Simpatica, e a suo modo terribile, l’idea (ripresa poi in Urban Legend 3, se non sbaglio) di fare morire due incaute zoccolette ustionate dalle lampade abbronzanti al ritmo di Love Rollercoaster, ma le altre morti sono fiacche, prevedibili e assai simili tra loro e il “gioco degli indizi” comincia a diventare un po’ troppo sfacciato. Comunque sia, anche questa volta la serie Final Destination riesce nel suo intento di regalare una serata di intrattenimento, ma qualche sbadiglio comincia a profilarsi all’orizzonte. Three down, two to go! 


Del regista James Wong e di Kris Lemche, che interpreta Ian, ho già parlato nei rispettivi link. Tony Todd invece presta la voce al Diavolo della giostra.

Mary Elizabeth Winstead interpreta Wendy. Americana, ha partecipato a film come The Ring 2, Black Christmas – Un Natale rosso sangue, Grindhouse – A prova di morte, Die Hard – Vivere o morire, Scott Pilgrim vs. The World (nei panni di Ramona, nientemeno!!) e La cosa (remake), oltre che a un episodio della serie Tru Calling. Anche produttrice, ha 28 anni e due film in uscita, tra cui l’imminente La leggenda del cacciatore di vampiri.


Ryan Merriman interpreta Kevin. Americano, ha partecipato a film come Halloween – La resurrezione, The Ring 2 e a serie come Jarod il camaleonte, Taken e Smallville. Ha 29 anni e ben sette film in uscita.


Il DVD del film contiene un’opzione che permette allo spettatore di “manovrare” alcune scelte dei protagonisti, cambiando così il corso degli eventi. All’inizio, scegliendo croce quando Jason e Kevin lanciano in aria la moneta per decidere chi deve stare davanti sul vagone, Wendy l’afferra a mezz’aria e scappa di corsa prima ancora di salire sulla giostra. I tre amici la seguono e ovviamente, non essendosi mai seduti, si salvano tutti e il film finisce lì. Altre scelte permettono di far morire diversamente le due zoccolotte nel salone, di salvare il maniaco pelato e di modificare altre morti; inoltre, è possibile scoprire che i due sopravvissuti del film precedente alla fine sono stati risucchiati da un tritalegna difettoso mentre cercavano di non essere colpiti da una macchina in corsa. Tantaffortuuuuna!!! Se il genere vi piacesse, ovviamente consiglio un recupero dei primi due capitoli di Final Destination e delle serie Scream o Saw. ENJOY!!

domenica 15 luglio 2012

Final Destination 2 (2003)

So che mi farò del male, ma mi è venuta la scimmia di vedere tutti i Final Destination girati finora. E visto che il primo l’avevo guardato e riguardato, le novità cominciano da Final Destination 2, diretto nel 2003 dal regista David R. Ellis.


Trama: grazie ad una provvidenziale visione, la giovane Kimberly salva se stessa e un’altra mezza dozzina di persone da un terribile incidente stradale. La Morte, beffata, cerca però di portare avanti il proprio piano, e i sopravvissuti cominciano a morire uno per uno. Per fermare l’inquietante catena di incidenti mortali, Kimberly cerca quindi l’aiuto di Clear, l’unica superstite dell’incidente aereo raccontato nel primo capitolo della saga.


Squadra che vince o, meglio, schema che vince non si cambia. Final Destination 2 è praticamente la copia carbone del suo predecessore, con qualche inutile “rivelazione” buttata qua e là giusto per offrire qualche minimo cambiamento della trama. Se nel primo episodio il piano della Morte era lineare e seguiva l’ordine dei posti sull’aereo, nel secondo capitolo della saga si segue uno schema a ritroso e viene spiegato che ogni “fallimento” della Morte e conseguente modifica del suo piano porta ovviamente ad ulteriori cambiamenti, in un ciclo perpetuo a cui questo mega-villain deve porre freno. I riferimenti, anche un po’ gratuiti, al primo film si sprecano quindi e torna il becchino di Tony Todd a fare la parte del guru, arrivando addirittura a rivelare ai protagonisti  l’unico modo per fare fessa la Morte: permettere la nascita di una nuova vita. Tante volte, i becchini conoscono cose che non ti aspetti, eh! Vabbé.


Spiegazioni e metodi un po’ deliranti a parte, noi beceri spettatori non stiamo mica a spaccare il capello: il bello di Final Destination era l’incredibile sequenza di eventi che metteva in moto gli incidenti più disparati, con gran dispendio di fantasia e sfiga. Questo secondo capitolo, ad essere sinceri, manca un po’ della prima ma distribuisce la seconda in abbondanza, con un pizzico di moralismo. Vittime predestinate, questa volta, sono infatti sozzi arricchiti che gettano la rumenta dalla finestra, mocciosi che infastidiscono poveri piccioni, tiratori di coca, infoiati teenager in cerca di sesso e canne, maleducate ed egoiste donnette in carriera, tutti interpretati da attori un po’ poco carismatici ed espressivi, a dir la verità. L’incidente che da il via alla storia è, come nel primo capitolo, semplicemente spettacolare e alcune morti sono pregevoli ed ironiche, sempre accompagnate da quel “qualcosa” che porta lo spettatore attento ad intuirle (la lettera H che cade lasciando scritto EYE, per esempio, la bambola senza occhio, la scritta ROAD TRIP con la “t” coperta, che diventa ROAD RIP, ecc.), ma in generale la pellicola è meno convincente di Final Destination. Complice anche il beffardo finale aperto e una splendida sequenza “panoramica” nella quale Clear si trova immersa in un compendio di cose da non fare nei pressi di una pompa di benzina, do però la piena sufficienza a Final Destination 2, un horror “classico e onesto” che vi consiglio comunque di recuperare.


Del regista David R. Ellis ho già parlato qui, mentre Ali Larter, che interpreta Clear, la trovate qua.

A.J. Cook (vero nome Andrea Joy Cook) interpreta Kimberly. Canadese, ha partecipato a film come Il giardino delle vergini suicide, Wishmaster 3 – La pietra del diavolo e a serie come Piccoli brividi, Psi Factor, Tru Calling e Criminal Minds. Ha 34 anni e un film in uscita.


Michael Landes interpreta Thomas. Americano, ha partecipato a film come Burlesque, 11-11-11 e a serie come Willy il principe di Bel Air, Blossom, Una bionda per papà, CSI: scena del crimine, CSI: Miami e Ghost Whisperer. Anche produttore, ha 40 anni e tre film in uscita.


Jonathan Cherry interpreta Rory. Canadese, ha partecipato a film come They – Incubi dal mondo delle ombre, House of the Dead e alle serie Oltre i limiti, CSI: NY e CSI: Miami. Ha 34 anni.


Keegan Connor Tracy (vero nome Tracy Armstrong) interpreta Kat. Canadese, ha partecipato a film come White Noise – Non ascoltate e a serie come Millenium, Dark Angel, The 4400 e Supernatural. Ha 41 anni.


Lynda Boyd interpreta Nora. Canadese, ha partecipato a film come Mission to Mars, doppiato episodi di Cara dolce Kyoko, Che magnifico campeggio, Ranma ½, Street Fighter, e partecipato alle serie Highlander, X – Files, Millenium, Oltre i limiti, E.R. – medici in prima linea, Smallville, Masters of Horror e Cold Case. Anche produttrice, sceneggiatrice e regista, ha 47 anni.


James Kirk interpreta Tim. Canadese, ha partecipato a film come X – Men 2 e a serie come Dark Angel, Taken e Smallville. Ha 26 anni.


Justina Machado interpreta Isabella. Chi seguiva Six Feet Under si ricorderà di quest’attrice americana per il ruolo di Vanessa, la moglie di Federico; inoltre, ha partecipato a film come She’s so Lovely – Così carina, A.I. Intelligenza artificiale e a serie come NYPD, Angel, Ghost Whisperer, Grey’s Anatomy, Cold Case, E.R. – Medici in prima linea, Bones e Desperate Housewives. Ha 40 anni.


Devon Sawa doveva tornare nel ruolo di Alex (che avrebbe dovuto venire ucciso non da una mattonata in testa, bensì da un virus “carnivoro”), ma per problemi contrattuali non se n’è fatto nulla. Alla prossima puntata con Final Destination 3, allora! ENJOY!


mercoledì 3 agosto 2011

Final Destination (2000)

Alcuni film, a modo loro, nonostante non siano dei capolavori hanno comunque segnato un’epoca e generato serie pressoché infinite. Ne è un esempio Final Destination, diretto nel 2000 dal regista James Wong.



Trama: grazie ad una sorta di premonizione del giovane Alex un gruppetto di ragazzi scampa al disastro aereo in cui trovano la morte tutti i loro compagni e almeno un altro centinaio di persone. Ma la Morte non ha intenzione di lasciare andare i sopravvissuti…



Il 2000 era l’anno del Millenium Bug, durante il quale vennero fatte le peggiori congetture riguardanti la fine del mondo, la morte in massa di miliardi di persone, ecc. ecc. Non c’è da stupirsi dunque che, messo da parte l’ultimo grande “mostro” del cinema horror, ovvero il Ghostface di Scream, gli sceneggiatori si fossero impegnati a mettere in campo quello più grande ed implacabile di tutti, ovvero la morte in persona. In Final Destination, infatti, la Morte non è imparziale o “giusta”, ma è stronza, vendicativa ed infantile, in possesso di un Disegno che deve portare a termine a tutti i costi. E quando quel disegno viene intuito da un ragazzo che riesce a mettere i bastoni tra le ruote alla Signora con la Falce, va da sé che come i migliori killer del grande schermo la Morte si impegni a portarlo a termine comunque. E questo è il bello di Final Destination.



Infatti l’aspetto interessante del film, almeno all’inizio, non è tanto cercare di capire chi dei sopravvissuti veniva prima nel disegno della Morte e quindi in che ordine ci lasceranno le penne, ma i modi fantasiosi in cui ciò accade; una concatenazione di eventi all’apparenza normali ed innocui (un rubinetto che perde, un bicchiere che si crepa per colpa dello sbalzo termico…) che, uniti assieme, creano degli incidenti “domestici” da primato e che provocano ovviamente un senso di ansia e di attesa notevoli perché qualunque cosa può dare la morte, letteralmente. Anche la regia di Final Destination è molto interessante, per come anticipa subdolamente gli eventi giocando con la colonna sonora, i numeri e i simboli mostrati, per come si sofferma sui dettagli delle premonizioni, per come mescola visioni e realtà e per la grandiosità dell’incidente aereo all’inizio, che mette davvero i brividi per come è fatto bene. Per il resto, non è un film destinato ad essere rivisto più di una volta, visto che l’effetto sorpresa è il suo punto di forza, e neppure un film particolarmente memorabile per la performance degli attori, ma è comunque meglio di altri e anche più originale.



Del regista della pellicola, James Wong, ho già parlato qui, mentre di Kerr Smith, che interpreta Carter, ho parlato qua.

Devon Sawa interpreta Alex. Canadese, lo ricordo per film come il bellissimo Casper e il divertente Giovani diavoli. Ha 33 anni e tre film in uscita.



Ali Larter (vero nome Alison Elisabeth Larter) interpreta Clear. Americana, la ricordo per aver partecipato a film come Il mistero della casa sulla collina, Jay & Silent Bob… fermate Hollywood! e Final Destination 2, oltre alle serie Dawson’s Creek e, soprattutto, Heroes, dove interpretava la biondina che nel corso delle stagioni cambiava nomi, personalità e poteri. Anche produttrice, ha 35 anni.



Seann William Scott interpreta Billy. Passato alla storia come lo Stiffler di American Pie (e seguiti), lo ricordo per altri film come Road Trip, Jay & Silent Bob… fermate Hollywood! e Hazzard, oltre che per aver lavorato come doppiatore nei film L’era glaciale 2 e 3 e partecipato alla serie … e vissero infelici per sempre. Americano, anche produttore, ha 35 anni e quattro film in uscita, tra cui l’ennesimo seguito di American Pie, American Reunion, e il quarto episodio de L’era glaciale, Ice Age: Continental Drift.



Tra le guest star del film segnalo Tony Todd, famoso per il ruolo di Candyman, che qui compare nei panni di un inquietante guardiano dell’obitorio. A proposito di icone horror, probabilmente se non siete nerd come me non ci farete nemmeno caso, ma la maggior parte dei cognomi dei protagonisti deriva da quello di una star dei film di genere, come Lon Chaney, Tod Browning, Alfred Hitchcock, F.W. Murnau e Max Schrek, solo per citarne alcuni. Il risultato di un simile omaggio è quantomeno discutibile, visto che i nomi che escono fuori sono molto irreali e stonano parecchio nel contesto. Passando invece alla solita rubrica “scartati”, i ruoli di Alex e Claire erano stati pensati per Tobey Maguire e Kirsten Dunst (che poi avrebbero comunque recitato assieme nella serie dedicata a Spiderman). Final Destination ha anche un paio di finali alternativi: in uno, quello contenuto nel DVD che ho visto, Alex muore fulminato da un cavo elettrico, ma Claire (con la quale ha fatto sesso in una scena tagliata) riesce a sopravvivere, partorisce un bambino che viene chiamato come il padre, ed eredita il dono di vedere la Morte. Nell’altro Alex viene "semplicemente" decapitato dall’elica di un elicottero della polizia. E dopo tanti finali alternativi, ecco l’elenco della marea di seguiti, che vi consiglio di guardare se vi siete appassionati al capostipite: Final Destination 2, Final Destination 3, The Final Destination e Final Destination 5, che dovrebbe uscire in Italia a settembre. E pensare che il film è nato da quella che avrebbe dovuto essere la sceneggiatura di un episodio di X-Files! E ora vi lascio con il consueto trailer... ENJOY!!!

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