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martedì 21 giugno 2016

Il Bollodromo #25: Wolf Creek - La serie

Finirò mai di ringraziare pubblicamente Lucia? Assolutamente no. Oggi la ringrazio per avermi resa edotta dell'esistenza della serie Wolf Creek, basata sui due film omonimi diretti da Greg McLean e mandata in onda in Australia sul canale specializzato in video on demand Stan.


Di cosa parla?
Se avete visto Wolf Creek e il suo sequel la domanda non si pone, in caso contrario sappiate che la storia verte sulle scorribande omicide del bushman e serial killer Mick Taylor, che ama rapire e seviziare i poveri turisti sperduti nell'outback australiano. Questa sorte capita purtroppo ad una famigliola di americani e alla strage sopravvive solo la figlia maggiore, Eve, che si metterà in testa di trovare il vecchio Mick e farlo fuori, non solo per vendicare padre, madre e fratellino, ma anche per liberare l'Australia da questa piaga decennale.

Cose che mi sono piaciute
La serie di Wolf Creek è praticamente un terzo episodio della saga cinematografica, solo diviso in sei parti. Se tutto nasce dalla figura terrificante di Mick Taylor (interpretato, come al solito, da un John Jarratt sempre in stato di grazia) è pur vero che, come nel primo film, l'attenzione degli sceneggiatori e dei registi che si susseguono di puntata in puntata viene focalizzata principalmente sul paesaggio Australiano, vero protagonista della vicenda. Eve, armata di mezzi più o meno fatiscenti e un cane "half dingo", come dice chi ha occasione di guardarlo da vicino, si imbarca in un road trip disperato, reso ancora più solitario e difficile dalle grandi distanze che separano gli sparuti paesini del South Australia; se non ci siete mai stati non avete idea di cosa sia farsi in macchina chilometri e chilometri di strade costeggiate da bush, deserti, canguri saltellanti, immensi mari di terra arancione e sconfinati cieli azzurri, incontrando in sparute ed assurde stazioni di servizio un'umanità che varia dal meravigliosamente folle al disgustosamente becero. Eve, l'americana straniera in terra straniera, vive sulla pelle tutte le contraddizioni di una Terra allo stesso tempo ostile e generosa, prosaica e misteriosa, perdendo gradualmente l'innocenza per indurirsi e diventare in grado di far fronte ai pericoli dell'Outback, i quali non si limitano essenzialmente a Mick Taylor: Mick, con la sua risata sprezzante e il senso dell'umorismo deviato, è il predatore più grande, quello maggiormente capace di mimetizzarsi, ma tanti altri piccoli criminali e disadattati approfittano della natura "inospitale" dell'Australia per portare avanti le loro storie malate. Wolf Creek diventa così un compendio di violenza, follia ma anche riflessione, un miscuglio ipnotico ed inquietante che non si limita semplicemente ad inanellare scene più o meno gore solo per il gusto voyeuristico del pubblico, bensì si propone l'obiettivo di creare una sorta di "mitologia dell'Outback". Ah, e poi l'accento aussie, ragazzi. Con tutti quegli "g'day", "sheila", "no worries" ecc. ecc. L'aMMore e la nostalgia.

Cose che non mi sono piaciute
Effettivamente, non ce ne sono. Dalla sigla iniziale, un'inquietante Nursery Rhyme cantata da Lisa Salvo e basata su una filastrocca inglese del '700, agli interpreti, fino ad arrivare alla regia, è tutto realizzato a regola d'arte. Se devo proprio trovare un neo, non ho apprezzato l'idea di dare a Mick un passato, cosa che lo ha reso più umano e meno "demone dell'outback". Ma è un dettaglio, davvero.

E quindi?
E quindi Wolf Creek è stato una bellissima sorpresa o, se volete, una riconferma dell'amore che necessariamente va tributato a Greg McLean e John Jarratt. Se cercate una serie relativamente breve, che vi tenga inchiodati alla sedia e che, subdolamente, scavi nelle vostre paure più profonde sedando anche l'atavica sete di sangue tipica degli horroromani, avete trovato quello che fa per voi!

Per chi ancora non si capacita del fatto che John Jarratt sia fondamentalmente un uomo buono

domenica 1 giugno 2014

Wolf Creek 2 (2013)

Come avrete evinto, sto recuperando tutti gli horror/thriller che hanno fatto parlare gli amici cinefili durante la mia doppia assenza. Dopo Cheap Thrills e nell'attesa di vedere finalmente il discusso The Sacrament di Ti West oggi tocca a Wolf Creek 2, diretto nel 2013 dal regista e co-sceneggiatore Greg Mclean.


Trama: l'outback non è più un posto sicuro visto che il terrificante Mick Taylor è tornato a seviziare i turisti che osano avventurarsi nella bella Australia...


Come rammenta bene chi ha letto il post relativo a Wolf Creek, la prima pellicola dedicata alle gesta di Mick Taylor ha segnato parecchio il mio immaginario horror, anche grazie ad una lunga permanenza nella terra dei canguri. Inevitabile, quindi, che la visione di Wolf Creek 2 venisse accolta dalla sottoscritta con aspettative ed entusiasmo eccessivi che, purtroppo, hanno un po' pregiudicato il giudizio complessivo riguardo al film, soprattutto durante la prima parte. La bellezza del primo Wolf Creek, infatti, risiedeva principalmente nel modo in cui Greg McLean riusciva ad equilibrare l'indubbio carisma di un moderno e sanguinario boogeyman destinato ad entrare nella storia dell'horror e il naturale senso di inquietudine provocato dallo sterminato ed inclemente paesaggio australiano, di fatto protagonista indispensabile degli eventi narrati quanto e più del bushman Mick. In Wolf Creek 2, invece, McLean fallisce nell'intento di raggiungere questo equilibrio perché, furbamente, sbatte subito in faccia allo spettatore il suo villain, rendendolo protagonista e mattatore assoluto tanto da abbassare drasticamente il livello di "paura" che dovrebbe accompagnare ogni sua comparsa, un po' come accadeva all'epoca con Freddy Krueger: inevitabilmente, il fan arriva a tifare spudoratamente per il boogeyman logorroico e stronzo, ridendo di ogni suo lazzo, e chissenefrega delle povere vittime. Il risultato è che la prima metà del film è un remake di Wolf Creek più fracassone e sboronetto, dove l'outback australiano diventa poco più di un mero sfondo e un pretesto per scatenare l'indignazione nazionalista di Mick, fiero castigatore di irrispettosi turisti, stavolta talmente tanto carne da macello da non parlare neppure inglese. Detto questo, con tutto l'amore che provo per il bravissimo John Jarratt e per il suo favoloso accento, sinceramente parlando, se il film fosse continuato per tutto il tempo in questo modo (nonostante la terribile, agghiacciante scena che coinvolge un branco di canguri) avrei provato una pesantissima DIlusione.


Per fortuna Wolf Creek 2 si ripiglia quando Mclean decide di mandare alle ortiche ogni pretesa di realismo e trasforma il vecchio Mick in una leggenda metropolitana tout court, con tanto di nascondiglio sotterraneo zeppo di trabocchetti e quant'altro. E' lì che la tensione comincia a tagliarsi con un coltello, quando la "carne da macello" (o meglio il maledetto Pommie, inglese prigioniero della patria!) acquista finalmente una dimensione, un'intelligenza, un qualcosa che possa elevarlo dalla massa e convincere lo spettatore ad interessarsi al suo destino e conseguentemente immedesimarsi. Il bastardo Mick coinvolge la vittima in una terribile (e ahimé anche divertentissima, bisogna dirlo!) manche di Who Wants to be Fucking Millionaire, tra una bevuta, una canzone, una domanda e una penitenza; l'intera, lunghissima sequenza è talmente concitata, folle ed imprevedibile da lasciare letteralmente senza fiato per l'ansia. Il finale, per concludere, è decisamente all'altezza del vecchio film, un trionfo di malvagia ironia, inquietante ed ambiguo quanto basta. John Jarratt e la terribile leggenda di Mick Taylor ce l'hanno fatta anche questa volta a conquistarmi e come non potrebbe essere così? D'altronde, "gente come lui mangia i parassiti stranieri a colazione e poi li caga fuori" e, fidatevi di chi ha toccato con mano, non è per niente facile affrontare un dialogo con dei veri bushman dotati di quel loro strano, sconcertante senso dell'umorismo e di un accento a dir poco incomprensibile. Detto ciò, a saper parlare come Mick e farmi una bevuta con lui cantando Tie Me Cangaroo Down, Sport (canzoncina che mi risuona nelle orecchie ormai da una settimana, è ipnotica!!) ci metterei la firma in men che non si dica. E ora chiamatemi pure pazza, poi però correte a recuperare questo divertentissimo Wolf Creek 2!

Prima regola dell'outback: chi si fa li 'azzi sua....
Del regista e co-sceneggiatore Greg Mclean ho già parlato qui mentre John Jarratt, che ovviamente interpreta Mick Taylor, lo trovate qua.

Se Wolf Creek 2 vi fosse piaciuto e non avete ancora visto Wolf Creek recuperatelo e aggiungete alla lista anche Non aprite quella porta e Le colline hanno gli occhi. ENJOY!


domenica 8 luglio 2012

Wolf Creek (2005)

Venerdì sera mi sono sparata una simpatica maratona horror a casa di amici, dopo tanto tempo. I film "incriminati" erano il bellissimo Shadow di Zampaglione e l'altrettanto bello Wolf Creek, diretto nel 2005 da Greg McLean.


Trama: tre ragazzi, persi nell'Outback australiano, si ritrovano vittime di un pazzo omicida.


La mia "storia" con Wolf Creek comincia nel 2006, anno in cui ho passato nove mesi in Australia. In quel periodo, sono riuscita a vedere il film due volte, la prima volta nel comfort della mia casetta, assieme ai miei due inquilini, la seconda volta sola in una stanza d'albergo dopo una splendida gita ad Ayer's Rock. Proprio in quella stessa stanza mi sono addormentata dopo la visione della pellicola solo per poi risvegliarmi con l'orrenda sensazione che il maledetto Mick Taylor fosse sopra di me, un incubo (per fortuna!) così vivido che ho sentito distintamente il materasso affondare ai lati del mio corpo come se qualcuno si stesse reggendo sulle braccia. Questo solo per dare un'idea della potenza di Wolf Creek, uno dei migliori horror dell'ultimo decennio, in grado di "partorire" un mostro capace di rivaleggiare con maniaci cinematografici ben più illustri. Certo, il doppiaggio italiano gli fa perdere almeno 30.000 punti, perché ascoltare la quasi incomprensibile parlata da bushman del bravissimo John Jarratt è una parte fondamentale dell'"esperienza Wolf Creek", ma tolto questo, anche alla terza visione la pellicola si riconferma uno spettacolo devastante.


La bellezza di Wolf Creek risiede innanzitutto nel modo in cui il regista rende il paesaggio australiano un coprotagonista fondamentale all'interno della storia narrata. La stupefacente visione del cratere del luogo che da il titolo al film (anche se lo spelling corretto sarebbe Wolfe Creek) diventa il simbolo di una terra misteriosa e affascinante, ma al contempo irta di insidie e non sempre a misura d'uomo, o meglio, non a misura di turista: è troppo facile immaginarsi dispersi nel desolato Outback, al centro di una strada asfaltata sì, ma potenzialmente infinita, che taglia un territorio brullo, pianeggiante, privo di punti di riferimento e persone. In mezzo a queste terre di nessuno potrebbe succedere davvero di tutto, e lo scoprono sulla loro pelle i tre ragazzi protagonisti, schiacciati sia dalla follia di Taylor che dall'impossibilità di fuggire da un luogo che non offre nascondigli, maledetto dalla luce del giorno, talmente ampio e sterminato da risultare, paradossalmente, claustrofobico. Di conseguenza, il secondo elemento che rende Wolf Creek uno dei migliori horror recenti è proprio il ribaltamento di gran parte dei cliché del genere. I tre protagonisti, infatti, riescono a fuggire abbastanza facilmente al loro aguzzino, perché non è tanto la tortura fine a sé stessa ad essere importante (sebbene le scene splatter e le sevizie abbondino, per esempio quella della "testa sullo stecco" è una sequenza difficile da digerire persino per me), quanto l'infrangersi di tutte le speranze e le convinzioni dello spettatore e dei personaggi, costretti ad osservare e subire una spietata ed impari caccia dai risvolti spesso imprevedibili.


Last but not least la, perdonatemi il termine, meravigliosa figura di Mick Taylor. Alla sua prima comparsa sullo schermo, la mia inquilina dell'epoca mi aveva raccontato di come John Jarratt fosse praticamente la versione australiana di Claudio Bisio, un comico e presentatore tra i più amati nella terra dei canguri. Sapendo questo, diventa semplicemente scioccante osservarlo annullarsi nei panni di una odiosa, laida, perversa macchina per uccidere, che stravolge completamente la figura reale degli amichevoli, sboroni, divertenti e incomprensibili bushmen che popolano l'Outback. In aggiunta, il montaggio serrato, gli effetti splatter anche troppo realistici, la fotografia luminosissima e impietosa e la colonna sonora minimal rendono Wolf Creek un piccolo capolavoro che ogni amante dell'horror dovrebbe guardare ed inserire nella propria videoteca.


Di Nathan Phillips, che interpreta Ben, ho già parlato qui.

Greg Mclean è il regista e sceneggiatore della pellicola. Australiano, ha diretto solo un altro film, Rogue. Anche produttore e attore, al momento ha due film in progetto, tra cui il seguito di Wolf Creek.


John Jarratt interpreta Mick Taylor. Australiano, ha partecipato a film come Picnic a Hanging Rock, Rogue e Australia. Anche sceneggiatore e produttore, ha 60 anni e due film in progetto, tra cui il seguito di Wolf Creek.


Anche se viene spesso dichiarato che il film si basa su eventi realmente accaduti, ciò non corrisponde proprio a verità. Wolf Creek prende spunto sia dai famigerati Backpackers Murders avvenuti in Australia negli anni '90 per mano del killer Ivan Milat sia da altri omicidi compiuti sempre in loco da Bradley John Murdoch (in particolare, il processo contro quest'ultimo si è concluso con la sua condanna per omicidio proprio l'anno dell'uscita della pellicola). Se il film vi fosse piaciuto, consiglierei la visione di classici come Le colline hanno gli occhi, Non aprite quella porta o qualcosa di più recente e scioccante come A' l'interieur. ENJOY!











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