venerdì 18 ottobre 2013

Insidious (2010)

In questi giorni è uscito Oltre i confini del male – Insidious 2 e io mi sono accorta di non avere mai visto Insidious, diretto nel 2010 dal regista James Wan. Ovviamente ho rimediato, tanto per…


Trama: la famiglia Lambert si trasferisce in una casa nuova ma qualcosa va storto. Dalton, il figlio maggiore, cade in un coma profondo e, contemporaneamente, i Lambert cominciano a venire perseguitati da strane presenze…


Finalmente ho capito perché buona parte delle persone che hanno guardato prima Insidious e poi L’evocazione non sono rimasti tanto estasiati dall’ultima pellicola di Wan: gira che ti rigira, è sempre la stessa broda. L’evocazione aveva dalla sua una regia più innovativa (per quanto classica), un’aria pregevolmente vintage e una sceneggiatura più lineare e coerente mentre Insidious mi è sembrato un po’ più noioso, raffazzonato, a tratti ridicolo e terribilmente debitore di Poltergeist – Demoniache presenze, con l’aggravante di avere solo un paio di personaggi interessanti (nella fattispecie la medium interpretata da Lin Shaye e la madre del protagonista) e degli spiriti che sì, sfruttando l’effetto sorpresa fanno paura ma, nel complesso, sembrano quasi finti, tanto che il demone più pericoloso mi è parso praticamente identico a Darth Maul. Probabilmente, se avessi però visto prima Insidious e poi L’evocazione avrei detto le stesse cose dell’ultima fatica di Wan, chissà. E meno male che Leigh Wannell ha scritto la sceneggiatura con davanti un elenco di cliché horror da evitare, sennò chissà cosa usciva.


A dire il vero, ciò che proprio non mi ha convinta di Insidious è, paradossalmente, proprio quello che dovrebbe differenziarlo da altri horror simili, ovvero la presenza non già di una casa infestata, bensì di un ragazzino infestato (e mi fermo qui per non rovinare la sorpresa a chi non ha ancora visto la pellicola); non perché l’idea sia balzana, anzi, di per sé è piuttosto interessante, ma per il mezzuccio utilizzato all’inizio per sviare lo spettatore che, col senno di poi, risulta inutile e gratuito. Il resto del film, poi, tolto il particolare pre-finale girato in un ambiente oscuro e nebbioso, è un Paranormal Activity senza soggettive né telecamere semoventi, con porte che si aprono da sole, allarmi che scattano, ombre che si muovono e personaggi fondamentalmente deficienti, il marito in primis. Ecco, forse è anche questo che mi ha privata di entusiasmo: i personaggi sono freddi, stereotipati ed inutili (all’inizio i Lambert sono tormentati da figli a dir poco camurriosi, ma gli sceneggiatori fanno presto a farli sparire dalla circolazione), ben lontani da quell’ensemble di protagonisti gradevoli e cazzuti che la facevano da padrone in L’evocazione. Insomma, niente di nuovo sotto il sole e adesso, nonostante il finale aperto, mi è anche passata la voglia di guardare Oltre i confini del male – Insidious 2… 


Del regista James Wan ho già parlato qui. Patrick Wilson (Josh Lambert), Rose Byrne (Renai Lambert), Leigh Whannell (sceneggiatore del film e interprete di Specs), Barbara Hershey (Lorraine Lambert) e Lin Shaye (Elise Rainier) li trovate invece ai rispettivi link.

Angus Sampson interpreta Tucker. Guardatelo. No, dico, guardatelo bene. Nel 2007 è stato inserito dalla rivista Who Weekly Magazine nell'elenco delle 27 persone più sexy del mondo. C'è speranza per tutti. Detto questo, l'attore australiano ha partecipato a film come Al calare delle tenebre, Nel paese delle creature selvagge e ovviamente Oltre i confini del male - Insidious 2. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 35 anni e tre film in uscita tra cui Mad Max: Fury Road.


Il piccolo Ty Simpkins, che interpreta Dalton, oltre a tornare ovviamente in Oltre i confini del male - Insidious 2, ha fatto anche da spalla a Robert Downey Jr. in Iron Man 3. Pare che il pluricitato seguito di Insidious abbia esordito col botto negli USA, frantumando parecchi record d'incasso; i produttori che ci vedono lungo, dunque, hanno già commissionato un Insidious 3, che sarà sempre scritto da Leigh Whannell ma diretto da un altro regista perché Wan ha dichiarato di voler abbandonare l'horror per un po'. Per me, potevano anche evitare di creare l'ennesima, inconcludente saga horror, ma se a voi Insidious è piaciuto godetevi pure tutti i suoi seguiti e recuperate Poltergeist - Demoniache presenze, The Innkeepers e L'evocazione. ENJOY!

giovedì 17 ottobre 2013

(Gio)WE, Bolla! del 17/10/2013

Buon giovedì a tutti! Le uscite della settimana non sono per nulla esaltanti ma vediamo cosa propone di nuovo il Multisala... ENJOY!

Una piccola impresa meridionale
Reazione a caldo: no, Dio, no!
Bolla, rifletti!: sarò limitata, sarò stronza, sarò quello che volete: Papaleo non mi fa ridere. Non mi fa ridere come comico, figuriamoci come regista. Qui tra preti spretati, uomini cornuti, bagasse extracomunitarie e fari da ricostruire che, sicuramente, saranno il preludio alla ricostruzione della famiglia e dei valori cardine dell'essere umano, m'è già venuto un attacco di orticaria che non vi dico. La piccola impresa meridionale, per me, può anche rimanere incompiuta.

Cose Nostre – Malavita
Reazione a caldo: Meh...
Bolla, rifletti!: Ne ho già parlato QUI. Ad occhio e croce, mi sembra che Besson abbia perso il suo tocco; mi è passata la fregola di andarlo a vedere al cinema ma magari lo recupero per una serata casalinga e disimpegnata.

Escape Plan – Fuga dall’inferno
Reazione a caldo: Expendables Plan!
Bolla, rifletti!: L’accoppiata Schwarzenegger/Stallone promette, com'è giusto che sia, azione, trash e lacrime vintage anni '80 a non finire. Sarei più propensa a recuperare “casalingamente” questo più che Cose Nostre – Malavita... ma se qualche pazzo decidesse di andare al cinema e proporre serata Expendabile non sarò io a lamentarmi!

Oggi invece il cinema d’élite ha deciso di fare sciopero e di non cambiare programmazione, riproponendo Gloria, quindi vi do appuntamento alla prossima settimana!


mercoledì 16 ottobre 2013

Basic Instinct (1992)

Siccome in questi giorni, sull’onda di un divertito amarcord, mi è capitato di parlarne a voce con degli amici, ho deciso di guardare per la prima volta nella vita quello che, ai tempi, era IL film sulla bocca di tutti, ovvero Basic Instinct, diretto nel 1992 dal regista Paul Verhoeven.


Trama: il detective Nick Curran, già afflitto da problemi di droga ed alcolismo, vede la sua vita andare ancora più in frantumi quando si ritrova ad investigare su un brutale omicidio in cui potrebbe essere coinvolta la seducente e ambigua scrittrice Catherine Tramell..


Nel 1992 avevo 11 anni, avevo appena finito il primo anno di scuola media e quell’estate non si parlava d’altro che di questo misterioso Basic Instinct che aveva fatto andare in pappa il cervello di Michael Douglas (che per me, ovviamente, era ancora il bellissimo Jack Colton de All’inseguimento della pietra verde e Il gioiello del Nilo) e dove, attenzione!, Sharon Stone mostrava spudoratamente la patata in quella che poi sarebbe diventata la scena più parodiata degli anni seguenti. Con questi presupposti era ovvio che Basic Instinct avrebbe scalato le classifiche anche se non fosse stato presentato a Cannes od osteggiato da orde di gay e lesbiche inferociti prima ancora che uscisse: d'altronde, quelli erano anni in cui non c'erano alla TV I Soprano, Game of Thrones o Nip/Tuck a scodellarti scene di sesso più o meno esplicite con un solo tocco del telecomando o 50 sfumature di grigio ad ingrifare le casalingue e neppure Youporn, quindi la gente "bene" doveva consolarsi necessariamente con cosette pruriginose travestite da thriller o drammi come questo film oppure Orchidea selvaggia, Nove settimane e mezzo, Sliver e simili. Visto oggi, Basic Instinct fa davvero sorridere. Per carità, la Stone è la bitch più sexy e porca che sia mai comparsa in un film e sfido qualunque uomo a rimanere indifferente, ma Douglas recita per più di metà film con gli occhi strabuzzati e la lingua penzoloni, roba che durante ogni scena spinta mi veniva da domandarmi come diavolo avessero fatto i realizzatori ad impedirgli di zomparsi per davvero le due comprimarie. Anche perché, diciamocelo, il thriller è solo una bieca scusa per far vedere gente che copula in tutte le posizioni e in tutti i contesti, senza le tanto chiacchierate sequenze "clou" sarebbe un film buono giusto per il ciclo Alta tensione.


Verhoeven infatti, che tanto mi aveva colpita ed inquietata con i suoi assurdi RoboCop e Atto di forza, qui non si sbatte neppure a cercare uno stile di ripresa che non sia quello piatto del prodotto televisivo e l'unico guizzo (se di guizzo si può parlare!) è l'idea di mostrare i corpi nudi e avvinghiati nel letto riflessi in un trashissimo specchio appeso al soffitto. Vero è che gli effetti speciali di Rob Bottin utilizzati in un paio di omicidi sono particolarmente sanguinosi ed efficaci ma oltre a questo, nonostante Basic Instinct fosse stato persino candidato all'Oscar per montaggio e colonna sonora, non c'è praticamente nulla di rilevante da segnalare. La trama in sé, poi, è decisamente stupida e banale visto che si basa essenzialmente sull'assunto "tira più un pelo di Stone che un carro di buoi": la soluzione del caso è sotto gli occhi di chiunque fin dall'inizio della pellicola (non capisco come possa, ancora oggi, fare discutere relativamente all'identità del colpevole...) ma ad un certo punto tutti cominciano a seguire i deliri del detective ebbro di alcool e pilu, cascando come boccaloni nei tranelli più vecchi del mondo e prestandosi ad un gioco metaromanzesco francamente ridicolo. L'unico personaggio che ne esce a testa alta (più o meno...) è il collega ciccione di Douglas che, molto realisticamente, passa il tempo ad insultarlo e cercare di farlo svegliare, inutilmente come spesso succede nella vita vera. Insomma, guardare Basic Instinct per me è stata un'esperienza a dir poco giurassica. Se avete voglia di farvi due risate dategli un'occhiata, altrimenti rimanete nel "mito", che è meglio!


Di Michael Douglas, che interpreta il detective Nick Curran, ho già parlato qui.

Paul Verhoeven è il regista della pellicola. Olandese, ha diretto film come Robocop, Atto di forza, Showgirls, Starship Troopers – Fanteria dello spazio e L’uomo senza ombra. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 75 anni e un film in uscita.


Sharon Stone interpreta Catherine Tramell. Americana, la ricordo per film come Scuola di polizia 4: Cittadini in… guardia, Atto di forza, Sliver, Pronti a morire, Casinò, Diabolique, Sfera, Catwoman e Basic Instinct 2, inoltre ha doppiato Z la formica e partecipato a serie come Magnum P.I., Pappa e ciccia e Will e Grace. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 55 anni e sei film in uscita.    


George Dzundza interpreta Gus. Tedesco, ha partecipato a film come Il cacciatore, Le notti di Salem, Allarme rosso, Species II, Instinct – Istinto primordiale e a serie come Starsky & Hutch, Ai confini della realtà e Grey’s Anatomy; inoltre, ha lavorato come doppiatore per le serie Animaniacs e Batman. Anche assistente alla regia, ha 68 anni.


Jeanne Tripplehorn interpreta la Dottoressa Beth Garner. Americana, ha partecipato a film come Il socio, Giovani carini e disoccupati, Waterworld, Sliding Doors, Cose molto cattive, Travolti dal destino e alla serie Criminal Minds. Ha 50 anni.


Tra gli altri attori, segnalo nell'ormai famigerata sala interrogatori due delle facce più note degli anni '90: il ciccionetto Wayne Knight, ovvero la prima, stronzissima vittima dei dinosauri in Jurassic Park nonché poliziotto Don della meravigliosa serie Una famiglia del terzo tipo, e il pelato Mitch Pileggi, ovvero lo Skinner di X-Files e il killer Horace Pinker di Sotto shock. Parlando poi di chi non ce l'ha fatta, la lista delle attrici che avrebbero voluto la parte di Catherine Tramell è a dir poco sterminata (persino Catherine O'Hara aveva partecipato all'audizione!) e conta nomi eccellenti e inaspettati come Rosanna Arquette, Courtney Love, Winona Ryder, Daryl Hannah, Uma Thurman, Kim Basinger, Anjelica Huston, Nicole Kidman, Courteney Cox, Madonna, Kim Cattral, Helena Bonham Carter, Michelle Pfeiffer, Julia Roberts (suggerita dallo stesso Douglas) e Kathleen Turner, mentre Lena Olin avrebbe voluto il ruolo ma non lavorare con Verhoeven. Per il ruolo di Nick Curran, invece, i candidati erano Harrison Ford, Kevin Costner, Mel Gibson, Robert De Niro, Sean Penn, Tom Hanks (ossignore, no!! XD), Charlie Sheen, Sylvester Stallone, Jack Nicholson, Bruce Willis, Al Pacino, Martin Sheen, Nicolas Cage (muoio...), Dennis Quaid, Jeff Bridges, John Travolta, Wesley Snipes, Denzel Washington, Don Johnson e Richard Gere. Brooke Shields, invece, ha rifiutato il ruolo di Roxy, l'amante di Catherine, perché aveva paura di dover recitare nuda. Per finire, Basic Instinct ha avuto un seguito nel 2006, Basic Instinct 2, che vede il "governatore" Patrick Morissey nel ruolo dello psichiatra incaricato di analizzare la Tramell. Ovviamente, non ho visto il film in questione quindi non potrei consigliarlo, ma se Basic Instinct vi fosse piaciuto potete recuperarlo assieme a In the Cut, La vedova nera e Femme Fatale. ENJOY!

martedì 15 ottobre 2013

Curse of Chucky (2013)

So che avrei dovuto ricominciare dall’inizio e rinfrescarmi la memoria ma siccome in questi giorni si è fatto un gran parlare di Curse of Chucky, diretto dal regista Don Mancini, non ho resistito alla tentazione e ho guardato l’ultima delle pellicole dedicata appunto alle efferate gesta della cosiddetta Bambola assassina.


Trama: la vita già abbastanza difficile di una ragazza paraplegica viene sconvolta dalla morte della madre. Al funerale interviene la sorella con famiglia, babysitter e prete a carico… ma nessuno di loro immagina che il simpatico bambolotto di cui si è appropriata la piccola Alice nasconde in realtà un terribile segreto!


Se c’è un babau cinematografico di cui ho sempre avuto davvero paura, nonostante i film a lui dedicati siano diventati progressivamente più commedie che horror, è il maledetto bambolotto Chucky, posseduto dallo spirito del killer Charles Lee Ray. Non importa se la voce di Brad Dourif si profonde spesso e volentieri in un turpiloquio così gratuito da strappare il sorriso o se, col tempo, alla bambola assassina del titolo italiano si siano affiancati comprimari trash come la fidanzata oca Tiffany: la sola idea che una bambola, peraltro già orrenda di per sé, diventi semovente e dotata di istinti omicidi mi priva del sonno. Questo Curse of Chucky non ha fatto eccezione nonostante il restyling del villain e l'uso della CG almeno per quel che riguarda sue le espressioni facciali. Fin dall'inizio, infatti, Don Mancini tormenta i neofiti e gioca con i fan avvolgendo la sua creatura con un'aura di mistero ancora maggiore, muovendo subdolamente la macchina da presa così che la natura di Chucky non venga mai mostrata direttamente almeno fino al momento clou, ovvero verso metà pellicola, inserendo qua e là delle citazioni gradevolissime (non vi venga in mente di abbandonare la visione prima della fine dei titoli di coda!!) e regalando più di un colpo di scena.


L'operazione reboot, in questo caso, funziona alla grande perché Curse of Chucky è, a tutti gli effetti, un film della saga cominciata con Child's Play e si lega tranquillamente ai film precedenti offrendo la possibilità (forse) di girare altri sequel. In America la pellicola è stata distribuita solo sul mercato dell'home video ma non è affatto girata male, anzi: la trama, perfida e beffarda al punto giusto, funziona alla perfezione, è divertente e spaventosa in egual misura, gli effetti speciali sono sicuramente validi e il gore baracconesco non manca (la decisione di usare una protagonista che non può avvertire dolore dalla vita in giù è molto azzeccata...) inoltre il nuovo Chucky, nonostante metta appena meno paura, non fa rimpiangere quello vecchio anche grazie alla bravura del sempre pregevole Brad Dourif. Dovessi trovare un difetto alla pellicola direi che i personaggi secondari sono debolucci sia per caratterizzazione che per recitazione, cosa quest'ultima che vale soprattutto per la sorella e il cognato della protagonista, ma in un horror stai a guardare l'introspezione psicologica? Ma anche no, soprattutto se si parla di giocattoli. L'importante è che il dolce, tenerissimo Chucky, amico di tutti i piccini, sia tornato in gran forma: "Are you scared? You better fucking be!".


Di Brad Dourif, che interpreta Charles Lee Ray e presta la voce a Chucky, ho già parlato qui mentre Jennifer Tilly, che compare nei panni di Tiffany, la trovate qua.

Don Mancini è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, prima di Curse of Chucky ha diretto solo Il figlio di Chucky ma, in compenso, ha firmato la sceneggiatura di tutti i film della saga. Anche produttore, ha 50 anni.


Fiona Dourif interpreta Nica. Figlia di Brad Dourif, come si evince dal cognome, ha partecipato a film come The Master e a serie come True Blood. Americana, anche produttrice, ha 32 anni e tre film in uscita.


Tra gli altri interpreti, Danielle Bisutti (Barb) tornerà a brevissimo sugli schermi italiani con Oltre i confini del male - Insidious 2 mentre A Martinez (Padre Frank) lo ricordo dall'infanzia per aver partecipato alla soap Santa Barbara. Come ho già avuto modo di accennare nella recensione, Curse of Chucky è l'ultimo di una serie di film iniziata nel 1988 con La bambola assassina e proseguita con La bambola assassina 2, La bambola assassina 3, La sposa di Chucky e Il figlio di Chucky ed è il primo ad essere uscito straight to video; in Italia verrà distribuito in DVD (e non al cinema come erroneamente scritto, grazie a Myers82 per la segnalazione) il 20 novembre col titolo La maledizione di Chucky. Misteri della distribuzione nostrana. Ovviamente, se Curse of Chucky vi fosse piaciuto, recuperate le altre pellicole della saga e, se volete farvi del male, anche Puppet Master - Il burattinaio. ENJOY!

lunedì 14 ottobre 2013

Get Babol! #81

Buon lunedì a tutti! E' arrivato finalmente il giorno fatidico, per chi ama Stephen King e l'horror in generale. Carrie si appresta ad invadere le sale USA e, ovviamente, GetGlue mi ha prontamente consigliato il film anche se, personalmente, lo attendo con una certa dose di diludendo preventivo. In America questa settimana escono anche Escape Plan - Fuga dall'inferno (che vede il connubio Schwarzenegger/Stallone) e Giovani ribelli (col redivivo Daniel Radcliffe nei panni di Allen Ginsberg); nonostante il sito me li consigliasse ho deciso di non parlarne visto che verranno distribuiti anche in Italia a partire da giovedì. ENJOY!

Carrie
Di Kimberly Peirce
Con Chloë Grace Moretz, Julianne Moore, Gabriella Wilde
Trama (da Imdb): Rilettura del classico racconto horror che parla di Carrie White, una ragazza timida, presa in giro dai compagni e rinchiusa dalla religiosissima madre che, dopo un pesante scherzo durante il ballo della scuola, scatena la sua terribile telecinesi in una piccola cittadina.

Il sito lo consiglia perché mi sono piaciuti Carrie - Lo sguardo di Satana, Il patrigno e The Orphanage. Sì sì, per carità. E' da quando ho visto la prima foto dal set che sono curiosa di vedere l'ennesimo remake del primo romanzo Kinghiano ma sono anche più che prevenuta. La Moretz, innanzitutto, è brava ma troppo bella per incarnare degnamente Carrie; non che Sissy Spacek non fosse bella, intendiamoci, ma aveva quell'aria goffa e dimessa che alla Moretz riesce invece caricaturale ed innaturale, come si è visto in Comic Movie o Kick-Ass. Quanto alla Moore, poveraccia, si trova davanti il compito improbo di far dimenticare l'immensa e terribile Piper Laurie, più paurosa di tutti i demoni della storia del cinema. Se a questo aggiungiamo l'aura patinata del trailer e l'abbondanza di effetti speciali inutili ho paura che il nuovo Carrie sarà una dilusione devastante e motivo di innumerevoli bestemmioni cinefili. Aspetto con timore il 28 novembre, giorno dell'uscita italiana.


domenica 13 ottobre 2013

Cattivissimo me 2 (2013)

Siccome avevo adorato Cattivissimo me, ieri sono andata a vedere il seguito che attendevo da qualche tempo, Cattivissimo me 2 (Despicable Me 2), dei registi Pierre Coffin e Chris Renaud.


Trama: il supercattivo Gru ha ormai appeso la malvagità al chiodo ed è diventato un padre amorevole nonché produttore di marmellate. Il nostro è costretto a tornare in azione quando la Lega anti malvagi chiede il suo aiuto per scovare un pericoloso criminale entrato in possesso di un arma in grado di distruggere il mondo...


Sebbene non sia innovativo e "despicable" come il primo capitolo, Cattivissimo me 2 è un cartone animato esilarante e delizioso, l'ideale per passare un'ora e mezza di spensieratezza assoluta. Il sequel continua ovviamente il percorso di Gru verso la "redenzione" e una vita normale, giocando, come già accadeva nel primo film, sui traumi infantili del protagonista e aggiungendo la novità del suo essere papà single di tre diavoletti ed ex malvagio impegnato a riconvertire il suo impero del male in qualcosa di buono ma pur sempre sgangherato: d'altronde, se ci si affida a Nefarius e ai Minions il disastro è dietro l'angolo. I personaggi principali, dunque, sono identici a come li avevamo lasciati (sebbene con qualche problemino in più) e sono adorabili come prima; fortunatamente, viene concesso maggiore spazio ai Minions, che diventano i protagonisti delle scene più esilaranti e parte integrante del piano del nuovo malvagio, e alla dolcissima Agnes, la più piccola delle tre pesti, che con i suoi occhioni da gattino e la sua tenerezza ruba la scena alle due sorelline, sicuramente meno caratterizzate ahimé. I personaggi nuovi funzionano alla grande, sia la folle e sgamatissima Lucy sia Eduardo alias El Macho che, ovviamente, vince la palma d'oro di personaggio migliore per la sua grandiosa, incommensurabile morte da macho (appunto) di cui non vi rivelo i particolari perché sarebbe un delitto.


Non avendolo visto in 3D posso dire che, dal punto di vista di una sala "normale", la grafica, i colori e il character design sono davvero a livelli eccelsi; altrettanto valida la colonna sonora, che mescola pezzi decisamente "truzzi" e ballabilissimi ad evergreen che accompagnano degnamente le gag più riuscite (vedere i Minions rilassarsi su un'isola deserta sulle note di Bob Marley è tanta roba!) ma le canzoni migliori sono quelle che vedono i Minions esibirsi in improbabili coretti, soprattutto nell'esilarante finale. Incalcolabili, infine, le citazioni, che spaziano da classici della fantascienza o dell'horror come Alien (il polletto!!!) e Terrore dallo spazio profondo a telefilm di culto come Love Boat, mentre su finale state all'occhio e non alzatevi durante i titoli, perché viene preannunciato l'imminente Minions, che dovrebbe uscire nel 2015. In definitiva, la saga dedicata al Cattivissimo Gru si conferma una delle più riuscite degli ultimi tempi, in grado di unire racconto di formazione, tenerezza ed umorismo a palate. L'unica cosa, e qui mi rivolgo ai genitori, NON portate i bimbi in età prescolare a vederlo e, soprattutto, NON lo fate all'ultimo spettacolo maledette carogne (e qui mi rivolgo in particolare ai due incompetenti che hanno trascinato il bimbetto con ciuccio in sala alle 23!!): il pargoletto, infatti, NON si divertirà, per quanto sia buono e silenzioso, povero patatino, vi implorerà di portarlo a casa perché il film "è brutto e noioso" e voi ve la prenderete inutilmente con lui mentre, dietro, la Bolla (o chi per lei) vi maledirà affinché vi tolgano la patria potestà e il bambino venga affidato a genitori più capaci e intelligenti. Cercate di prendere esempio dal papà Gru e divertitevi tutti, invece!


Dei registi Pierre Coffin e Chris Renaud ho già parlato qui. Di Steve Carell (voce originale di Gru mentre quella italiana è di Max Giusti), Kristen Wiig (voce originale di Lucy mentre quella italiana è di un'Arisa stranamente apprezzabile) e Ken Jeong (Floyd) ho già parlato ai rispettivi link.

Javier Bardem avrebbe dovuto doppiare El Macho (a cui in Italia presta la voce il bravo Neri Marcoré) ma ha lasciato il posto ad Al Pacino che, dopo aver registrato alcuni dialoghi, ha abbandonato la produzione a causa di "differenze creative". Oh, capita. A parte questo, nell'attesa che esca Minions nel 2015, se Cattivissimo me 2 vi fosse piaciuto recuperate Cattivissimo me e Shrek. ENJOY!


venerdì 11 ottobre 2013

Gravity (2013)

Finalmente, nonostante le mie aspettative fossero a dir poco basse e dopo un tentativo “abortito” lunedì, mercoledì sera sono andata a vedere questo fantomatico Gravity, diretto da Alfonso Cuarón, di cui chiunque nella blogosfera ha parlato in termini più che lusinghieri.


Trama: durante la sua prima missione nello spazio l’ingegnere medico Stone rimane vittima di un incidente e si ritrova a vagare sola nello spazio, quasi priva di ossigeno e tagliata da ogni comunicazione con la NASA…


Mi basta solo rileggere la trama per ricordare il film e rimanere senza respiro. Cuarón è riuscito, maledetto lui, a confezionare uno dei pochi film (oltre a quegli horror “seri” che parlano di Satana, clown o bambole assassine) in grado di farmi venire voglia di abbandonare la sala ogni 5 minuti, vuoi per l’ansia, vuoi per i polmoni che si rattrapivano in automatico. Con l’ausilio di un 3D per una volta utile e funzionale, il regista messicano annulla i confini tra la sala e le stupende immagini mostrate su schermo e costringe lo spettatore a ritrovarsi impotente e solo, perso nello spazio profondo, in costante pericolo di vita, bersagliato a più riprese da silenziosi ma mortali detriti, alla deriva in un ambiente privo di punti di riferimento o, e non so cosa sia peggio, bloccato all’interno di navicelle strette, vecchie, malfunzionanti e per di più aliene in quanto corredate da libretti di istruzioni in linguaggi sconosciuti. In tutto questo, Cuarón riesce soprattutto a lasciarci a bocca aperta con i suoi movimenti di macchina fluidi ma vertiginosi, con quell’incredibile piano sequenza iniziale e con la stupefacente bellezza di un’immagine grandiosa come quella dell’alba sul pianeta Terra, la cui luce si riflette alla perfezione sui caschi dei protagonisti, o quella in cui Sandra Bullock riesce per la prima volta a liberarsi dalla scomoda tuta e si ritrova protetta, fluttuante ma sicura, all’interno della capsula come un bambino nella pancia della mamma.


Le immagini, l'assenza di qualsiasi suono tranne quello del respiro affannato della protagonista e la sensazione costante di pericolo incombente, in questo caso, valgono più della sceneggiatura (scritta dal regista assieme al figlio) o dei dialoghi, inconsistenti e a tratti banali. Come ha detto Simone nella sua recensione, il film avrebbe potuto anche essere muto perché la sua forza sta tutta nell’abilità di Cuarón, nella perfezione degli effetti speciali che, davvero, toccano vette mai testimoniate prima in un film di “fantascienza” e, devo ammetterlo, nell’interpretazione della Bullock, che meriterebbe il plauso anche solo per l’enorme tour de force fisico a cui ha necessariamente dovuto sottoporsi: personalmente, sono rimasta molto colpita soprattutto dal finale, in cui sembra davvero che la gravità del titolo la schiacci a terra, con le gambe intelligentemente inquadrate dal basso che tremano per lo sforzo di sostenere un peso a cui non sono più abituate. Poi, ovvio, ci sono delle ingenuità nella trama, l'irritante personaggio di Clooney su tutti, e momenti costruiti ad arte per fare commuovere, ma tutto scompare davanti a un'esperienza al cardiopalma in grado superare, quanto ad immedesimazione, le simulazioni fasulle dei parchi giochi più grandi e famosi. Se non avete ancora visto Gravity e potete andare al cinema solo una volta questa settimana buttatevi subito nelle sale dove lo proiettano, ignorate qualunque altro film anche se ogni volta che sentite nominare Sandra Bullock vi parte la placca come alla sottoscritta. E se odiate il 3D fidatevi di chi lo odia più di voi ed è costretta ad indossare gli occhiali sopra quelli da vista a rischio mal di testa: sarà valsa veramente la pena di spendere quei 10, 11 euro e i soldini per farsi passare l'emicrania. Señor Cuarón, chapeau!


Di Sandra Bullock (Ryan Stone), George Clooney (Matt Kowalski), Ed Harris (la voce del Controllo NASA in originale è la sua) ho già parlato ai rispettivi link.

Alfonso Cuarón (vero nome Alfonso Cuarón Orozco) è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Messicano, ha diretto Y tu mama también, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban e I figli degli uomini. Anche produttore e attore ha 52 anni.


Per il ruolo di Ryan si era pensato inizialmente ad Angelina Jolie che poi, fortunatamente, ha abbandonato il progetto. Altre candidate papabili, prima che venisse scelta la Bullock, erano in primis Natalie Portman, che però nel frattempo è rimasta incinta, Rachel Weisz, Naomi Watts, Marion Cotillard, Carey Mulligan e Scarlett Johansson mentre, al posto di Clooney, avrebbe potuto esserci il mio adorato Robertino Downey Jr. (ma poi sai che spreco?) che ha rinunciato in favore di altri impegni. Detto questo, se Gravity vi fosse piaciuto, potreste recuperare Apollo 13 e 2001: Odissea nello spazio. ENJOY!


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