Siccome fa caldo, siccome credo di essere stata l'unica a non averlo ancora visto, in queste sere ho deciso di spararmi la visione di Dead Snow (Død snø) diretto e co-sceneggiato nel 2009 dal regista Tommy Wirkola.
Trama: durante un fine settimana in montagna, alcuni ragazzi vengono attaccati dagli zombi dei nazisti che avevano seminato il terrore tra gli abitanti della zona durante la seconda guerra mondiale..
Sono pazzi questi Norvegesi. Neve, montagne, sangue e zombi: cosa volete di più dalla vita, un Lucano? Ecco cosa deve avere pensato Tommy Wirkola, che ha preso la leggenda norrena del draugr (creature non morte che solitamente fanno la guardia a dei tesori), l'ha mescolata a cliché più vicini alla nostra concezione di zombi e in quattro e quattr'otto ha messo in piedi uno degli horror più divertenti e simpatici di sempre. Una simpatia, va detto, che esplode nella seconda metà del film, più vicina ai vari Splatters o Tagli al personale rispetto alla prima, che si prende invece il tempo di gettare le basi per la seguente mattanza mettendo in campo misteriose figure assassine, esperti di storia locale e adolescenti (?) avvinazzati e in fregola. Wirkola non si inventa nulla di nuovo ma rinfresca (è il caso di dirlo!) il genere con allegra e cinefila simpatia, omaggiando capisaldi come La casa di Raimi, che prevedono la presenza di vittime "cazzute" e possibilmente ironiche, non molluschi strillanti incapaci di difendersi dal mostro di turno o sgnoccolone svampite che sanno solo morire male e non dimentica, soprattutto, che anche lo zombi in una supercazzola DEVE avere una personalità o non avrebbe senso di esistere. I nazisti di Dead Snow non sono solo delle macchine semi-immortali assetate di sangue ma anche dei poveri sfigati che fanno le peggio fini, macellati da mezzucci più o meno ortodossi, con quella faccia un po' così del cattivo che fondamentalmente stava meglio sepolto nella neve (tutti a parte Herzog, ché lui è veramente malvagio e si vede!!) piuttosto che trovarsi davanti dei "giovanotti indisponenti" che osano persino affrontarli incrociando la falce e il martello, signora mia!!
Nonostante l'incipit cazzaro del post, non crediate però che Dead Snow sia un film per tutti. Wirkola ci da giù pesante col gore e nonostante i suoi zombi non abbiano il potere di infettare gli esseri umani, la loro fame è rimasta identica a quella dei cuginetti romeriani. La pellicola abbonda quindi di intestini al vento, sangue che sgorga copioso, banchetti poco ortodossi (peraltro ripresi dal punto di vista della vittima che viene mangiata, ergo auguri ai deboli di stomaco!), gente che viene aperta in due dalle gentili mani degli zombi ecc. ecc. Alcune mattanze, soprattutto sul finale, sono volutamente ironiche e surreali ma non stiamo parlando di effetti "pop" in stile giapponese, bensì di Tarantiniani e fin troppo realistici laghi di sangue. I protagonisti, poi, ispirano così tanta simpatia che non è facile assistere alle loro fantasiose e violente dipartite, soprattutto quando ci si ritrova inevitabilmente a fare il tifo per quelli che parrebbero più intelligenti e scafati degli altri, anche perché, nonostante il divertimento, Wirkola e Stig Frode Henriksen (l'attore che interpreta l'arrapato Roy) sono due sceneggiatori abbastanza cattivi e spietati. A rendere ancora più gradevole la visione, infine, c'è un'intrigante colonna sonora composta da canzoni punkabbestia svedesi assolutamente perfette per l'atmosfera sanguinosa, fracassona e poco impegnata della pellicola. Detto questo, cospargo il capo di cenere per avere aspettato tanto a vedere Dead Snow e corro immantinente a vedere Dead Snow 2... anche perché spero dia una degna continuazione al finale "cliffhangeroso"!
Del regista e co-sceneggiatore Tommy Wirkola, che compare non accreditato anche come zombie, ho già parlato QUI.
Siccome vorrei evitare SPOILER non vi dirò mai quali sono gli attori che torneranno anche nel seguito di Dead Snow, Dead Snow 2, due riprendendo il loro vecchi personaggi e uno con un ruolo diverso: guardatelo assieme a me e aggiungete anche Re-Animator, Tucker and Dale vs. Evil e Splatters - Gli schizzacervelli! ENJOY!
domenica 19 luglio 2015
venerdì 17 luglio 2015
Ballata macabra (1976)
Continua l'informale "rassegna Dance Macabre", discontinua ma sempre presente nel mio cuore! Oggi tocca a Ballata macabra (Burnt Offerings), diretto e co-sceneggiato nel 1976 dal regista Dan Curtis partendo dal racconto omonimo di Robert Marasco.
Trama: una famiglia decide di affittare una villa per le vacanze estive. Presto cominciano ad accadere cose strane e pericolose ed in particolare mamma Marian inizia a risentire dell'atmosfera negativa del luogo, diventando morbosamente attaccata all'edificio...
Il buon Stephen King mi sta facendo scoprire delle perle che nella mia ignoranza crassa nemmeno sapevo esistessero e, soprattutto, sta risvegliando in me il gusto per l'horror vintaggio anni '60-'70. Alla strafaccia della censura vigente, quelli erano gli anni in cui il cinema assestava allo spettatore le stilettate più cattive ed inaspettate, senza rispettare nessuno, nemmeno donne, vecchi o bambini e nell'attesa che arrivassero i Signori dello slasher o degli zombie ci pensavano onesti mestieranti come Dan Curtis a rendere insonni le notti degli americani. Pur essendo privo dei soliti fantasmi infestanti o di momenti da spavento facile Ballata macabra (il cui titolo americano si rifà ai sacrifici votivi ed è ovviamente molto più calzante anche se magari meno elegante di quello italiano) è infatti molto inquietante, tanto che ho avuto un po' di difficoltà a guardarlo da sola e al buio, soprattutto per la terrificante presenza di un terribile becchino ghignante ma non solo. L'orrore di Ballata macabra è di quelli che penetrano sotto la pelle, un'inquietudine sottile fatta di comportamenti bizzarri, improvvisi scoppi di violenza, eventi inspiegabili e silenzi, è il disagio derivante da legami familiari ed amicizie che si sgretolano poco a poco senza che i protagonisti possano fare nulla per impedirlo. E tutto perché un giorno papà e mamma decidono di passare le vacanze in una Casa. Le solite, maledette quattro mura tanto care alla tradizione gotica, a Shirley Jackson e a Stephen King, questi ultimi convinti sostenitori dell'idea che un edificio possa essere malvagio e pericoloso più di qualsiasi altro mostro partorito da mente umana. I membri della famiglia Rolf a poco a poco si lasciano condizionare dall'atmosfera di questa villa enorme, dove le serre sono piene di piante appassite e al piano superiore vive la misteriosa Mrs. Allerdyce, ottantenne con problemi di deambulazione e un'infinita collezione di ritratti fotografici, e cominciano a rimanere vittime di malesseri fisici e soprattutto mentali, in un'escalation di follia che raggiungerà l'apice nell'angosciante finale.
La Casa è la protagonista assoluta del film, un essere maligno con un sembiante ricco ed elegante che seduce la natura piccolo borghese dei protagonisti con promesse di lusso ad un prezzo troppo bello per essere vero. Gli arredi, le suppellettili, l'architettura degli interni e degli esterni diventano elementi fondamentali di Ballata macabra, tanto che la cinepresa di Dan Curtis indugia spesso in dettagli "di design" solo apparentemente insignificanti; importantissimi anche gli abiti ed il trucco di Karen Black che mutano impercettibilmente nel corso del film e diventano espressione della follia che sta prendendo il sopravvento nella mente della donna. A tal proposito, gli elementi più disturbanti di Ballata Macabra sono proprio gli attori. Non tanto la divina Bette Davis, nel ruolo spezzacuore di zia Elizabeth, quanto soprattutto Oliver Reed e la già citata Karen Black, due attori, mi si permetta la mancanza di rispetto, dotati di volti che ispirano ben poca simpatia o sicurezza; Reed ha già di suo un'espressione allucinata e una stazza imponente che lo rende inquietante mentre la Black, coi suoi lineamenti sensuali e lo sguardo cupo, è molto poco convincente nei panni della madre di famiglia. Questi due iconici artisti mettono in scena l'angosciante distruzione di un rapporto di coppia che forse cominciava già a mostrare delle crepe prima degli eventi portati sullo schermo (effettivamente Curtis aveva girato un'introduzione ambientata a New York, eliminata poi dallo stesso regista perché "troppo noiosa"), come se la vacanza fosse una sorta di riparazione, mentre un veleno invisibile si spande arrivando a contaminare anche il figlio e la zia, gli unici con in quali i protagonisti si mostrano rilassati, almeno all'inizio. A completare l'atmosfera cupa di Ballata Macabra c'è infine una bella colonna sonora che accompagna con insistenza lo spettatore fino ai titoli di coda, lasciandolo a fissarli impotente e con un discreto peso sullo stomaco, degno coronamento di un film che comincia lento, è vero, ma a poco a poco cattura proprio come la Casa che ne è protagonista. Recuperatelo, si trova tranquillamente su Youtube!
Di Karen Black (Marian Rolf), Oliver Reed (Ben Rolf), Burgess Meredith (Arnold Allardyce), Eileen Heckart (Roz Allardyce) e Bette Davis (Zia Elizabeth) ho già parlato ai rispettivi link.
Dan Curtis (vero nome Daniel Mayer Cherkoss) è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto episodi delle serie Dark Shadows e Venti di guerra. Anche produttore, è morto nel 2006 all'età di 78 anni.
Qualche anno dopo la casa utilizzata per questo film (la Dunsmuir Hellman House a Oakland) sarebbe diventata l'agenzia di pompe funebri di Fantasmi. Dan Curtis non ha mai apprezzato il finale aperto del racconto di Robert Marasco, che si interrompe con la sequenza della piscina in cui Ben guarda impotente il figlio mentre quest'ultimo cerca di non annegare, e ne ha inventato un'altro per il film che, tra l'altro, modifica leggermente anche la natura di Mrs. Allerdyce. Detto questo, se Ballata macabra vi fosse piaciuto recuperate Gli invasati, Sentinel, Changeling e Amityville Horror. ENJOY!
Trama: una famiglia decide di affittare una villa per le vacanze estive. Presto cominciano ad accadere cose strane e pericolose ed in particolare mamma Marian inizia a risentire dell'atmosfera negativa del luogo, diventando morbosamente attaccata all'edificio...
Il buon Stephen King mi sta facendo scoprire delle perle che nella mia ignoranza crassa nemmeno sapevo esistessero e, soprattutto, sta risvegliando in me il gusto per l'horror vintaggio anni '60-'70. Alla strafaccia della censura vigente, quelli erano gli anni in cui il cinema assestava allo spettatore le stilettate più cattive ed inaspettate, senza rispettare nessuno, nemmeno donne, vecchi o bambini e nell'attesa che arrivassero i Signori dello slasher o degli zombie ci pensavano onesti mestieranti come Dan Curtis a rendere insonni le notti degli americani. Pur essendo privo dei soliti fantasmi infestanti o di momenti da spavento facile Ballata macabra (il cui titolo americano si rifà ai sacrifici votivi ed è ovviamente molto più calzante anche se magari meno elegante di quello italiano) è infatti molto inquietante, tanto che ho avuto un po' di difficoltà a guardarlo da sola e al buio, soprattutto per la terrificante presenza di un terribile becchino ghignante ma non solo. L'orrore di Ballata macabra è di quelli che penetrano sotto la pelle, un'inquietudine sottile fatta di comportamenti bizzarri, improvvisi scoppi di violenza, eventi inspiegabili e silenzi, è il disagio derivante da legami familiari ed amicizie che si sgretolano poco a poco senza che i protagonisti possano fare nulla per impedirlo. E tutto perché un giorno papà e mamma decidono di passare le vacanze in una Casa. Le solite, maledette quattro mura tanto care alla tradizione gotica, a Shirley Jackson e a Stephen King, questi ultimi convinti sostenitori dell'idea che un edificio possa essere malvagio e pericoloso più di qualsiasi altro mostro partorito da mente umana. I membri della famiglia Rolf a poco a poco si lasciano condizionare dall'atmosfera di questa villa enorme, dove le serre sono piene di piante appassite e al piano superiore vive la misteriosa Mrs. Allerdyce, ottantenne con problemi di deambulazione e un'infinita collezione di ritratti fotografici, e cominciano a rimanere vittime di malesseri fisici e soprattutto mentali, in un'escalation di follia che raggiungerà l'apice nell'angosciante finale.
La Casa è la protagonista assoluta del film, un essere maligno con un sembiante ricco ed elegante che seduce la natura piccolo borghese dei protagonisti con promesse di lusso ad un prezzo troppo bello per essere vero. Gli arredi, le suppellettili, l'architettura degli interni e degli esterni diventano elementi fondamentali di Ballata macabra, tanto che la cinepresa di Dan Curtis indugia spesso in dettagli "di design" solo apparentemente insignificanti; importantissimi anche gli abiti ed il trucco di Karen Black che mutano impercettibilmente nel corso del film e diventano espressione della follia che sta prendendo il sopravvento nella mente della donna. A tal proposito, gli elementi più disturbanti di Ballata Macabra sono proprio gli attori. Non tanto la divina Bette Davis, nel ruolo spezzacuore di zia Elizabeth, quanto soprattutto Oliver Reed e la già citata Karen Black, due attori, mi si permetta la mancanza di rispetto, dotati di volti che ispirano ben poca simpatia o sicurezza; Reed ha già di suo un'espressione allucinata e una stazza imponente che lo rende inquietante mentre la Black, coi suoi lineamenti sensuali e lo sguardo cupo, è molto poco convincente nei panni della madre di famiglia. Questi due iconici artisti mettono in scena l'angosciante distruzione di un rapporto di coppia che forse cominciava già a mostrare delle crepe prima degli eventi portati sullo schermo (effettivamente Curtis aveva girato un'introduzione ambientata a New York, eliminata poi dallo stesso regista perché "troppo noiosa"), come se la vacanza fosse una sorta di riparazione, mentre un veleno invisibile si spande arrivando a contaminare anche il figlio e la zia, gli unici con in quali i protagonisti si mostrano rilassati, almeno all'inizio. A completare l'atmosfera cupa di Ballata Macabra c'è infine una bella colonna sonora che accompagna con insistenza lo spettatore fino ai titoli di coda, lasciandolo a fissarli impotente e con un discreto peso sullo stomaco, degno coronamento di un film che comincia lento, è vero, ma a poco a poco cattura proprio come la Casa che ne è protagonista. Recuperatelo, si trova tranquillamente su Youtube!
Di Karen Black (Marian Rolf), Oliver Reed (Ben Rolf), Burgess Meredith (Arnold Allardyce), Eileen Heckart (Roz Allardyce) e Bette Davis (Zia Elizabeth) ho già parlato ai rispettivi link.
Dan Curtis (vero nome Daniel Mayer Cherkoss) è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto episodi delle serie Dark Shadows e Venti di guerra. Anche produttore, è morto nel 2006 all'età di 78 anni.
Qualche anno dopo la casa utilizzata per questo film (la Dunsmuir Hellman House a Oakland) sarebbe diventata l'agenzia di pompe funebri di Fantasmi. Dan Curtis non ha mai apprezzato il finale aperto del racconto di Robert Marasco, che si interrompe con la sequenza della piscina in cui Ben guarda impotente il figlio mentre quest'ultimo cerca di non annegare, e ne ha inventato un'altro per il film che, tra l'altro, modifica leggermente anche la natura di Mrs. Allerdyce. Detto questo, se Ballata macabra vi fosse piaciuto recuperate Gli invasati, Sentinel, Changeling e Amityville Horror. ENJOY!
giovedì 16 luglio 2015
(Gio)WE, Bolla! del 16/07/2015
Buon giovedì a tutti! Con un giorno di ritardo, visto che i film sono usciti ieri, ecco cosa offrono i cinema questa settimana.. ENJOY!
The Reach - Caccia all'uomo
Reazione a caldo: Mah
Bolla, rifletti!: Caccia all'uomo in pieno deserto, con Michael Douglas in versione villain. Le premesse non sono male ma manca la voglia, confesso.
Babadook
Reazione a caldo: Miracolo!!
Bolla, rifletti!: Sicuramente è stato l'horror più bello dello scorso anno e già che la neonata Midnight Factory si è sbattuta a farlo arrivare in Italia converrebbe che andaste TUTTI di corsa a vederlo, sperando che l'adattamento e il doppiaggio italiano non l'abbiano impoverito. Ad ogni buon conto, QUI trovate la mia recensione.
Spy
Reazione a caldo: Ussegnur.
Bolla, rifletti!: L'improbabile triangolo spionistico McCarthy/Law/Statham non l'avevo davvero considerato. Mi si dice che il film non sia poi così male, anzi, ma la voglia di spendere soldi per l'ennesima commedia della McCarthy (considerata l'offesa che sta per arrecare ai miei amati Ghostbusters) è nulla.
E al cinema d'élite che accade?
Short Skin
Reazione a caldo: Hmm...
Bolla, rifletti!: Storia italiana di un adolescente con problemi "fisici" legati alla propria sessualità. In pratica un romanzo di formazione (I dolori del giovane Edo) che promette di essere divertente ma anche delicato e originale. Boh, magari in un futuro prossimo potrei dargli una chance, ora purtroppo è il tempo che manca!
The Reach - Caccia all'uomo
Reazione a caldo: Mah
Bolla, rifletti!: Caccia all'uomo in pieno deserto, con Michael Douglas in versione villain. Le premesse non sono male ma manca la voglia, confesso.
Babadook
Reazione a caldo: Miracolo!!
Bolla, rifletti!: Sicuramente è stato l'horror più bello dello scorso anno e già che la neonata Midnight Factory si è sbattuta a farlo arrivare in Italia converrebbe che andaste TUTTI di corsa a vederlo, sperando che l'adattamento e il doppiaggio italiano non l'abbiano impoverito. Ad ogni buon conto, QUI trovate la mia recensione.
Spy
Reazione a caldo: Ussegnur.
Bolla, rifletti!: L'improbabile triangolo spionistico McCarthy/Law/Statham non l'avevo davvero considerato. Mi si dice che il film non sia poi così male, anzi, ma la voglia di spendere soldi per l'ennesima commedia della McCarthy (considerata l'offesa che sta per arrecare ai miei amati Ghostbusters) è nulla.
E al cinema d'élite che accade?
Short Skin
Reazione a caldo: Hmm...
Bolla, rifletti!: Storia italiana di un adolescente con problemi "fisici" legati alla propria sessualità. In pratica un romanzo di formazione (I dolori del giovane Edo) che promette di essere divertente ma anche delicato e originale. Boh, magari in un futuro prossimo potrei dargli una chance, ora purtroppo è il tempo che manca!
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mercoledì 15 luglio 2015
Predestination (2014)
Senza un perché, in questi giorni ho deciso di guardare un film passato di soppiatto nelle nostre sale ma di cui quasi tutti stavano già parlando bene, ovvero Predestination, diretto e co-sceneggiato nel 2014 dagli Spierig Brothers e tratto dal racconto Tutti voi zombie di Robert Heinlein.
Trama: un uomo con il potere di viaggiare nel tempo deve impedire che un terrorista faccia innumerevoli stragi nel cuore dell'America...
E voi ora direte: bella schifezza di trama. O meglio, quanta banalità! A mia discolpa posso solo dire che l'enorme problema di Predestination, se siete degli ignoranti come me e non avete mai letto il racconto di Heinlein, è l'impossibilità di scrivere più di così, pena rischio di incappare in spoiler mortali. Fidatevi, non vi piacerebbe conoscere altri dettagli sul film degli Spierig Brothers anche perché la cosa più bella è lasciarsi rapire dal racconto de "la ragazza madre" e venire a poco a poco a scoprire tutto ciò che nasconde Predestination. Ho detto ovviamente scoprire, non capire. Predestination, nonostante la fondamentale prevedibilità dei suoi colpi di scena, è il film più complesso ed intrigante che ho visto nell'ultimo anno, zeppo di paradossi temporali in grado di fulminare il cervello a chiunque dovesse mettersi a ragionarci troppo ma allo stesso tempo popolato da protagonisti talmente umani che sarebbe impossibile non interessarsi alle loro sorti tanto che, cullati dalla voce fuori campo de "la ragazza madre", diventa quasi ininfluente seguire le indagini sul cosiddetto "fizzle bomber" che sta minacciando l'America. Sulla trama quindi altro non dirò, se non che il mio amore per i personaggi è stato talmente grande da farmi sorvolare su un incredibile WTF che probabilmente avrà inficiato il giudizio di molti spettatori meno sensibili... ma non è stato solo l'amore a farmi apprezzare Predestination. O meglio, non solo l'amore per i protagonisti.
La verità che mi sono innamorata perdutamente di Sarah Snook. Già me n'ero accorta guardando Jessabelle ma con Predestination ne ho avuto la conferma: adoro il suo viso delicato, gli occhi espressivi e la capacità di interpretare eroine allo stesso tempo forti e fragili senza mai calcare la mano o esagerare le peculiarità che caratterizzano i suoi personaggi. Ethan Hawke è sempre bello da vedere e piacevole da sentire ma è Sarah Snook il cuore pulsante di Predestination, l'attrice giovane che riesce a rubare la scena al vecchio attore consumato non solo grazie alla bellezza ma soprattutto grazie al carisma. E gli Spierig Brothers sono altrettanto bravi. A fronte di una storia che si può tranquillamente definire fantascientifica, i gemellini tedeschi scelgono di raccontarla in modo sobrio e quasi classico, riducendo al minimo la violenza e gli effetti speciali e preferendo lasciare che questi ultimi siano "naturali", realizzati da ingegno manuale invece che da orridi ritocchi in CG. Gli Spierig Brothers, con le loro inquadrature eleganti e il gusto vintage per scenografie e costumi, nascondono in ogni sequenza (e persino nella scelta della colonna sonora!!) dei dettagli per nulla casuali in grado di risultare molto significativi col senno di poi e confezionano così uno di quei film poco pubblicizzati, poco conosciuti e tuttavia molto più gradevoli ed intriganti di tanti altri loro sponsorizzatissimi cugini. Insomma, mi tocca concludere perché ogni altra parola rischierebbe lo sconfinamento in territorio spoiler. Per me Predestination è stata la sorpresa dell'estate e lo consiglio caldamente... tuttavia, nonostante il mio entusiasmo sarebbe meglio che i non cultori dei paradossi temporali si astenessero perché conosco molta gente che mi ricoprirebbe d'insulti dopo aver visto un film simile!!
Di Ethan Hawke (il barista) e Sarah Snook (la ragazza madre) ho già parlato ai rispettivi link.
I gemelli Michael e Peter Spierig, conosciuti come gli Spierig Brothers, sono i registi e co-sceneggiatori della pellicola. Tedeschi, hanno diretto film come Undead e Daybreakers - L'ultimo vampiro. Anche produttori e responsabili degli effetti speciali, hanno 39 anni.
Noah Taylor interpreta Mr. Robertson. Inglese, lo ricordo per film come Quasi famosi, Vanilla sky, Le avventure acquatiche di Steve Zissou e La fabbrica di cioccolato. Ha 46 anni e un film in uscita.
Se Predestination vi fosse piaciuto recuperate Source Code, Donnie Darko e magari Inception. ENJOY!
Trama: un uomo con il potere di viaggiare nel tempo deve impedire che un terrorista faccia innumerevoli stragi nel cuore dell'America...
E voi ora direte: bella schifezza di trama. O meglio, quanta banalità! A mia discolpa posso solo dire che l'enorme problema di Predestination, se siete degli ignoranti come me e non avete mai letto il racconto di Heinlein, è l'impossibilità di scrivere più di così, pena rischio di incappare in spoiler mortali. Fidatevi, non vi piacerebbe conoscere altri dettagli sul film degli Spierig Brothers anche perché la cosa più bella è lasciarsi rapire dal racconto de "la ragazza madre" e venire a poco a poco a scoprire tutto ciò che nasconde Predestination. Ho detto ovviamente scoprire, non capire. Predestination, nonostante la fondamentale prevedibilità dei suoi colpi di scena, è il film più complesso ed intrigante che ho visto nell'ultimo anno, zeppo di paradossi temporali in grado di fulminare il cervello a chiunque dovesse mettersi a ragionarci troppo ma allo stesso tempo popolato da protagonisti talmente umani che sarebbe impossibile non interessarsi alle loro sorti tanto che, cullati dalla voce fuori campo de "la ragazza madre", diventa quasi ininfluente seguire le indagini sul cosiddetto "fizzle bomber" che sta minacciando l'America. Sulla trama quindi altro non dirò, se non che il mio amore per i personaggi è stato talmente grande da farmi sorvolare su un incredibile WTF che probabilmente avrà inficiato il giudizio di molti spettatori meno sensibili... ma non è stato solo l'amore a farmi apprezzare Predestination. O meglio, non solo l'amore per i protagonisti.
La verità che mi sono innamorata perdutamente di Sarah Snook. Già me n'ero accorta guardando Jessabelle ma con Predestination ne ho avuto la conferma: adoro il suo viso delicato, gli occhi espressivi e la capacità di interpretare eroine allo stesso tempo forti e fragili senza mai calcare la mano o esagerare le peculiarità che caratterizzano i suoi personaggi. Ethan Hawke è sempre bello da vedere e piacevole da sentire ma è Sarah Snook il cuore pulsante di Predestination, l'attrice giovane che riesce a rubare la scena al vecchio attore consumato non solo grazie alla bellezza ma soprattutto grazie al carisma. E gli Spierig Brothers sono altrettanto bravi. A fronte di una storia che si può tranquillamente definire fantascientifica, i gemellini tedeschi scelgono di raccontarla in modo sobrio e quasi classico, riducendo al minimo la violenza e gli effetti speciali e preferendo lasciare che questi ultimi siano "naturali", realizzati da ingegno manuale invece che da orridi ritocchi in CG. Gli Spierig Brothers, con le loro inquadrature eleganti e il gusto vintage per scenografie e costumi, nascondono in ogni sequenza (e persino nella scelta della colonna sonora!!) dei dettagli per nulla casuali in grado di risultare molto significativi col senno di poi e confezionano così uno di quei film poco pubblicizzati, poco conosciuti e tuttavia molto più gradevoli ed intriganti di tanti altri loro sponsorizzatissimi cugini. Insomma, mi tocca concludere perché ogni altra parola rischierebbe lo sconfinamento in territorio spoiler. Per me Predestination è stata la sorpresa dell'estate e lo consiglio caldamente... tuttavia, nonostante il mio entusiasmo sarebbe meglio che i non cultori dei paradossi temporali si astenessero perché conosco molta gente che mi ricoprirebbe d'insulti dopo aver visto un film simile!!
Di Ethan Hawke (il barista) e Sarah Snook (la ragazza madre) ho già parlato ai rispettivi link.
I gemelli Michael e Peter Spierig, conosciuti come gli Spierig Brothers, sono i registi e co-sceneggiatori della pellicola. Tedeschi, hanno diretto film come Undead e Daybreakers - L'ultimo vampiro. Anche produttori e responsabili degli effetti speciali, hanno 39 anni.
Noah Taylor interpreta Mr. Robertson. Inglese, lo ricordo per film come Quasi famosi, Vanilla sky, Le avventure acquatiche di Steve Zissou e La fabbrica di cioccolato. Ha 46 anni e un film in uscita.
Se Predestination vi fosse piaciuto recuperate Source Code, Donnie Darko e magari Inception. ENJOY!
martedì 14 luglio 2015
Notte Horror 2015
E come l'anno scorso, al mare col pattìno!
*dlin dlon!* comunicazione di servizio:
a partire da QUESTA SERA torna la NOTTE HORROR BLOGGER EDITION con una serie di post a tema che usciranno OGNI MARTEDI' SERA nei mesi di LUGLIO, AGOSTO e financo SETTEMBRE !
Ecco il programma definitivo del progettone, a cui quest'anno si accompagna un doveroso omaggio a Christopher Lee, che ci ha da poco lasciati: cominciano stasera Montecristo con lo storico Il Conte Dracula e Director's Cult con quel trionfo di The Wicker Man, seguiremo tutti noi fedeli blogger e io arriverò il 28 luglio con The Devil Rides Out.
Mano ai pop-corn dunque e... ENJOY!
*dlin dlon!* comunicazione di servizio:
a partire da QUESTA SERA torna la NOTTE HORROR BLOGGER EDITION con una serie di post a tema che usciranno OGNI MARTEDI' SERA nei mesi di LUGLIO, AGOSTO e financo SETTEMBRE !
Ecco il programma definitivo del progettone, a cui quest'anno si accompagna un doveroso omaggio a Christopher Lee, che ci ha da poco lasciati: cominciano stasera Montecristo con lo storico Il Conte Dracula e Director's Cult con quel trionfo di The Wicker Man, seguiremo tutti noi fedeli blogger e io arriverò il 28 luglio con The Devil Rides Out.
Mano ai pop-corn dunque e... ENJOY!
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As the Gods Will (2014)
Salvo i film di Lupin che periodicamente recensisco, era già passato un po' di tempo dall'ultima volta in cui mi ero cimentata nella visione di una pellicola nipponica. Rimedio oggi con As the Gods Will (神さまの言うとおり - Kamisama no iu toori), diretto nel 2014 dal regista Takashi Miike e tratto dall'omonimo manga scritto da Muneyuki Kaneshiro e disegnato da Akeji Fujimura.
Trama: durante un normalissimo giorno di scuola, nelle classi dell'intero Giappone e di tutto il mondo compare un daruma che coinvolge gli studenti in un sanguinoso e mortale Daruma-san ga koronda (il nostro "un due tre stella"). Per i pochissimi sopravvissuti è solo l'inizio di un incubo...
Dopo aver visto l'assurdo trailer in cui un daruma faceva esplodere con la sola forza del pensiero le teste di alcuni studenti nulla avrebbe potuto dissuadermi dalla visione dell'ultimo film di Takashi Miike. Nell'attesa, già che la Star Comics lo aveva pubblicato, ho deciso anche di leggere il manga di As the Gods Will e sono rimasta catturata dalla faccia tosta con cui Muneyuki Kaneshiro e Akeji Fujimura mescolano l'umorismo grottesco ad una cattiveria gratuita, sanguinaria ed inaudita. Lo spirito dell'opera originale viene interamente rispettato dal regista giapponese (non avevo dubbi!) e la storia viene semplificata mantenendone tuttavia inalterati i punti fermi: As the Gods Will sfrutta il topos tanto caro agli autori nipponici dei comuni liceali che si lasciano vivere nell'inedia e nella noia e che, a un certo punto, si ritrovano costretti a lottare per sopravvivere, cosa che inevitabilmente li porta a tirare fuori le palle e qualità che, per un motivo o per l'altro, i giovani idioti tenevano nascoste. In questo caso, le scuole di tutto il mondo vengono attaccate da creature legate alla tradizione giapponese, come il daruma, il maneki neko, le bamboline kokeshi ecc. e gli studenti vengono messi alla prova da una presunta divinità, tanto da cominciare a venire chiamati dal popolo (che, ovviamente, assiste alle terribili prove attraverso la TV) "Figli di Dio"; queste prove sanguinose, una folle versione del famosissimo Takeshi's Castle o Mai dire banzai! che dir si voglia, mettono alla prova non solo le risorse fisiche degli studenti ma soprattutto la loro intelligenza, la capacità di adattarsi e collaborare, di accettare i propri difetti e in qualche modo superarli. Nel manga i riflettori vengono puntati a turno su alcuni liceali (ai quali non si fa in tempo ad affezionarsi che vengono subito uccisi nei modi peggiori, per inciso) tra i quali spiccano quelli che nella pellicola diventeranno i due poli, positivo e negativo, dell'intera vicenda, ovvero Shun Takahata e Amaya Takeru, entrambi diversissimi ma necessari ai compagni per poter sopravvivere. La pellicola mette invece in contrapposizione questi due ragazzi decidendo di renderli protagonisti assoluti e semplifica la fondamentale "amoralità" del manga in favore di una lotta tra bene e male, ribadendo comunque come entrambe le forze siano necessarie agli occhi di una divinità che si presume debba essere imparziale.
Pur avendo trovato molto interessante la trama mi rendo però conto che l'attrattiva principale per uno spettatore occasionale di As the Gods Will sarà inevitabilmente l'assurda, grottesca ed iperviolenta rappresentazione di questi mostri che uccidono i ragazzi, questo perché (uomo avvisato, mezzo salvato) la pellicola di Miike da per scontati molti eventi e personaggi che acquistano importanza solo dopo aver letto il manga o, meglio, la prima parte del manga. Il film si rifà infatti ai cinque tankobon che compongono la prima serie di As the Gods Will, seguendo quasi pedissequamente la trama dei primi due volumi giapponesi per poi concedersi qualche libertà nella seconda metà e lascia allo spettatore non solo un finale apertissimo ma anche il dubbio sull'effettiva utilità di Takumi, l'hikikomori che nel manga offre la chiave per cominciare a fare luce sull'identità del "Dio" e che invece nel film si limita ad osservare le prove continuando a borbottare tra sé "figli di Dio... figli di Dio". Lasciamo quindi da parte questi commenti da otaku e parliamo invece dell'assurda capacità di Miike di rendere bellissime ed inquietanti anche le immagini più becere e potenzialmente trash. Nelle mani di un Noboro Iguchi qualsiasi As the Gods Will sarebbe diventato un trionfo di urla scomposte ed effetti speciali d'accatto mentre nelle manine sante di Miike ogni prova affrontata dai protagonisti diventa un tremendo calvario di agitazione e suspance per lo spettatore che, vergognandosi un po', riesce allo stesso tempo a divertirsi e ad apprezzare comunque alcune scelte "grafiche" che rendono il film delirante e pop al punto giusto: davanti alla genialità del sangue che si cristallizza in perle rosse, alla vocina accattivante di un maneki neko assassino che chiede "grattini sulla schiena al micino assonnato, nyan!" (ascoltatelo in lingua originale e provate a non amarlo), alla canzoncina delle maledette bambole kokeshi assassine e alla tensione della "caccia alla bugia" non si può rimanere indifferenti o liquidare il tutto come una trashata ma si deve soltanto rimanere sbigottiti davanti alla qualità dell'effetto speciale nipponico e alla capacità di Miike di rendere l'intera operazione incredibilmente plausibile e realistica. Personalmente ho storto il naso solo davanti allo shirokuma, l'orso bianco assente dall'opera originale, una schifezzuola spigolosa e finta che a tratti mi ha ricordato la pubblicità di un Winner Taco, ma all'idea che avrebbe potuto esserci un putto col vizio di mastruzzarsi il pirillo al suo posto ho tirato un sospiro di sollievo e ho lo stesso adorato As the Gods Will, uno dei migliori horror nipponici degli ultimi anni, forse l'opera più fantasiosa ed ambiziosa del 2014! Se siete stufi di mostre senza faccia e capelli lunghi, questo è sicuramente il film che fa per voi!
Del regista Takashi Miike ho già parlato QUI.
Ryuunosuke Kamiki interpreta Amaya Takeru. Giapponese, ha doppiato film come La città incantata, Il castello errante di Howl e Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento. Ha 22 anni e due film in uscita.
Mio Yuki, che interpreta Shoko Takase, sta girando la serie live action di Death Note e ha partecipato al film dedicato al mio adorato Assasination Classroom, che devo assolutamente recuperare!!! Se vi fosse piaciuto As the Gods Will vi consiglierei innanzitutto il recupero del manga, diviso in due parti (la prima in 5 tankobon e la seconda, ancora in corso, al momento ha toccato i 12 numeri), edito dalla Star Comics e tuttora facilmente reperibile, poi aggiungerei magari il film Battle Royale! ENJOY!
Trama: durante un normalissimo giorno di scuola, nelle classi dell'intero Giappone e di tutto il mondo compare un daruma che coinvolge gli studenti in un sanguinoso e mortale Daruma-san ga koronda (il nostro "un due tre stella"). Per i pochissimi sopravvissuti è solo l'inizio di un incubo...
Dopo aver visto l'assurdo trailer in cui un daruma faceva esplodere con la sola forza del pensiero le teste di alcuni studenti nulla avrebbe potuto dissuadermi dalla visione dell'ultimo film di Takashi Miike. Nell'attesa, già che la Star Comics lo aveva pubblicato, ho deciso anche di leggere il manga di As the Gods Will e sono rimasta catturata dalla faccia tosta con cui Muneyuki Kaneshiro e Akeji Fujimura mescolano l'umorismo grottesco ad una cattiveria gratuita, sanguinaria ed inaudita. Lo spirito dell'opera originale viene interamente rispettato dal regista giapponese (non avevo dubbi!) e la storia viene semplificata mantenendone tuttavia inalterati i punti fermi: As the Gods Will sfrutta il topos tanto caro agli autori nipponici dei comuni liceali che si lasciano vivere nell'inedia e nella noia e che, a un certo punto, si ritrovano costretti a lottare per sopravvivere, cosa che inevitabilmente li porta a tirare fuori le palle e qualità che, per un motivo o per l'altro, i giovani idioti tenevano nascoste. In questo caso, le scuole di tutto il mondo vengono attaccate da creature legate alla tradizione giapponese, come il daruma, il maneki neko, le bamboline kokeshi ecc. e gli studenti vengono messi alla prova da una presunta divinità, tanto da cominciare a venire chiamati dal popolo (che, ovviamente, assiste alle terribili prove attraverso la TV) "Figli di Dio"; queste prove sanguinose, una folle versione del famosissimo Takeshi's Castle o Mai dire banzai! che dir si voglia, mettono alla prova non solo le risorse fisiche degli studenti ma soprattutto la loro intelligenza, la capacità di adattarsi e collaborare, di accettare i propri difetti e in qualche modo superarli. Nel manga i riflettori vengono puntati a turno su alcuni liceali (ai quali non si fa in tempo ad affezionarsi che vengono subito uccisi nei modi peggiori, per inciso) tra i quali spiccano quelli che nella pellicola diventeranno i due poli, positivo e negativo, dell'intera vicenda, ovvero Shun Takahata e Amaya Takeru, entrambi diversissimi ma necessari ai compagni per poter sopravvivere. La pellicola mette invece in contrapposizione questi due ragazzi decidendo di renderli protagonisti assoluti e semplifica la fondamentale "amoralità" del manga in favore di una lotta tra bene e male, ribadendo comunque come entrambe le forze siano necessarie agli occhi di una divinità che si presume debba essere imparziale.
Pur avendo trovato molto interessante la trama mi rendo però conto che l'attrattiva principale per uno spettatore occasionale di As the Gods Will sarà inevitabilmente l'assurda, grottesca ed iperviolenta rappresentazione di questi mostri che uccidono i ragazzi, questo perché (uomo avvisato, mezzo salvato) la pellicola di Miike da per scontati molti eventi e personaggi che acquistano importanza solo dopo aver letto il manga o, meglio, la prima parte del manga. Il film si rifà infatti ai cinque tankobon che compongono la prima serie di As the Gods Will, seguendo quasi pedissequamente la trama dei primi due volumi giapponesi per poi concedersi qualche libertà nella seconda metà e lascia allo spettatore non solo un finale apertissimo ma anche il dubbio sull'effettiva utilità di Takumi, l'hikikomori che nel manga offre la chiave per cominciare a fare luce sull'identità del "Dio" e che invece nel film si limita ad osservare le prove continuando a borbottare tra sé "figli di Dio... figli di Dio". Lasciamo quindi da parte questi commenti da otaku e parliamo invece dell'assurda capacità di Miike di rendere bellissime ed inquietanti anche le immagini più becere e potenzialmente trash. Nelle mani di un Noboro Iguchi qualsiasi As the Gods Will sarebbe diventato un trionfo di urla scomposte ed effetti speciali d'accatto mentre nelle manine sante di Miike ogni prova affrontata dai protagonisti diventa un tremendo calvario di agitazione e suspance per lo spettatore che, vergognandosi un po', riesce allo stesso tempo a divertirsi e ad apprezzare comunque alcune scelte "grafiche" che rendono il film delirante e pop al punto giusto: davanti alla genialità del sangue che si cristallizza in perle rosse, alla vocina accattivante di un maneki neko assassino che chiede "grattini sulla schiena al micino assonnato, nyan!" (ascoltatelo in lingua originale e provate a non amarlo), alla canzoncina delle maledette bambole kokeshi assassine e alla tensione della "caccia alla bugia" non si può rimanere indifferenti o liquidare il tutto come una trashata ma si deve soltanto rimanere sbigottiti davanti alla qualità dell'effetto speciale nipponico e alla capacità di Miike di rendere l'intera operazione incredibilmente plausibile e realistica. Personalmente ho storto il naso solo davanti allo shirokuma, l'orso bianco assente dall'opera originale, una schifezzuola spigolosa e finta che a tratti mi ha ricordato la pubblicità di un Winner Taco, ma all'idea che avrebbe potuto esserci un putto col vizio di mastruzzarsi il pirillo al suo posto ho tirato un sospiro di sollievo e ho lo stesso adorato As the Gods Will, uno dei migliori horror nipponici degli ultimi anni, forse l'opera più fantasiosa ed ambiziosa del 2014! Se siete stufi di mostre senza faccia e capelli lunghi, questo è sicuramente il film che fa per voi!
Del regista Takashi Miike ho già parlato QUI.
Ryuunosuke Kamiki interpreta Amaya Takeru. Giapponese, ha doppiato film come La città incantata, Il castello errante di Howl e Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento. Ha 22 anni e due film in uscita.
Mio Yuki, che interpreta Shoko Takase, sta girando la serie live action di Death Note e ha partecipato al film dedicato al mio adorato Assasination Classroom, che devo assolutamente recuperare!!! Se vi fosse piaciuto As the Gods Will vi consiglierei innanzitutto il recupero del manga, diviso in due parti (la prima in 5 tankobon e la seconda, ancora in corso, al momento ha toccato i 12 numeri), edito dalla Star Comics e tuttora facilmente reperibile, poi aggiungerei magari il film Battle Royale! ENJOY!
domenica 12 luglio 2015
Non ci resta che piangere (1984)
Siccome lo scorso marzo è stato riproposto nei cinema italiani ho deciso di recuperare Non ci resta che piangere, film diretto, scritto e interpretato nel 1984 da Roberto Benigni e Massimo Troisi.
Trama: l'insegnante Saverio e il bidello Mario si perdono in una stradina di campagna e si ritrovano misteriosamente nell'anno 1492. Dopo l'iniziale e comprensibile spaesamento, i due vengono accolti dallo sfortunato Vitellozzo e da sua madre, proprietari della macelleria locale, e cercano di affrontare come possono questa insolita situazione.
I miei genitori non sono mai stati cultori della comicità italiana, mi sembra di averlo già scritto da qualche parte. Quando ero piccola, il massimo che riuscivo a vedere in tal senso erano le commedie trashissime con Jerry Calà e ovviamente i deliziosi ibridi di Bud Spencer e Terence Hill, questo perché MMadreee non ha mai sopportato glorie nazionali del calibro di Totò o Albertone mentre mio padre non è mai andato pazzo per Benigni; qualcosa nei loro geni dev'essersi trasmesso anche a me perché rammento di avere già tentato, forse alle superiori, di guardare Non ci resta che piangere e di avere rinunciato dopo pochissimo per manifesta camurrìa. Qualche giorno fa mi sono incaponita e, forte anche del fatto che fossero passati una dozzina d'anni, forse anche di più, ho ritentato l'impresa. Eh beh, stavolta in fondo ci sono arrivata ma ora ESIGO che negli eventuali commenti mi spieghiate perché mai Non ci resta che piangere è assurto col tempo a livello di cult e voglio che mi facciate vergognare di avere concluso la visione sbadigliando come una forsennata (anzi, a dire il vero ho dovuto mandare indietro il "nastro" e riguardare gli ultimi cinque minuti perché mi sono addormentata come un ceppo). Non insultatemi: voglio molto bene a Benigni (o meglio, gliene volevo, ché ora anche lui sembra un po' scoppiatello), mi spiace per la morte prematura di Troisi e vedere questi due mostri sacri della comicità italiana duettare sullo schermo è molto simpatico, soprattutto perché si vede che loro per primi si sono divertiti un sacco durante le riprese... ma la cosa finisce qui. La pellicola inanella due ore di duetti prevalentemente improvvisati che non portano a nulla, con Benigni che fa sempre il solito toscanaccio nevrotico e sfacciato mentre Troisi balbetta di continuo con quel suo accento napoletano a me inviso al pari di quello bergamasco e milanese (non me ne vogliate, pure quello ligure fa schifo, lo riconosco!), impegnati entrambi in siparietti e sketch che magari presi singolarmente mi avrebbero fatto anche ridere ma così tirati per le lunghe mi sono risultati pesanti come un macigno.
L'idea di sfruttare elementi come l'ambientazione medievale, l'egoistica ignoranza popolare che spingerebbe persino ad impedire la scoperta dell'America, l'inevitabile scontro tra esuberanza toscana ed indolenza partenopea e il rispetto per personaggi storici realmente esistiti come Leonardo Da Vinci e Savonarola (bellissima la lettera a quest'ultimo, omaggio diretto al film Totò, Peppino e la malafemmina) è geniale, non mi fraintendete, però giuro che non riesco a capire come Non ci resta che piangere sia sopravvissuto all'usura del tempo. A parte gag storiche come quella del "Chi siete? Cosa portate? Quanti siete? Un fiorino!" oppure "Ricordati che devi morire" questo film non mi ha lasciato nulla tranne un brivido all'idea che Amanda Sandrelli abbia potuto ancora lavorare dopo la sua oscena ed irritante performance nei panni della svampita Pia. Tra l'altro, la prima parte della pellicola, quando ancora l'effetto "novità" dato dallo spaesamento dei due protagonisti coincide con divertenti siparietti di quotidiana vita medievale, è ancora tollerabile ma purtroppo la seconda parte si sfilaccia in un'improbabile quest dove i personaggi sembrano conoscere le intenzioni di Saverio e Mario senza averli mai incontrati prima (la donna capitana delle guardie? Perché deve impedire agli stranieri di arrivare in Spagna prima che parta Colombo??) e la trama si fa sempre più evanescente, retta a malapena ed esclusivamente dalla miracolosa alchimia tra Benigni e Troisi che, a mio avviso, rende il film adatto esclusivamente a chi adora i due attori. Posso solo aggiungere che mi ha fatto piacere leggere nei credits il nome di Pino Donaggio come compositore della bella colonna sonora e che la ricostruzione di costumi e ambienti d'epoca è molto gradevole per una che come me adora l'ambientazione medievale ma per il resto non trovo davvero nient'altro che valga la pena dire su questo film. Peccato, mi aspettavo davvero di rivalutarlo come un capolavoro invece i geni di famiglia, musoni e antinazionalisti, a quanto pare hanno attecchito anche su di me!
Roberto Benigni (vero nome Roberto Remigio Benigni) è co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, oltre ad interpretare Saverio. Toscanaccio D.O.C., ha diretto film come Il piccolo diavolo, Il mostro, Johnny Stecchino, La vita è bella (che gli è valso l'Oscar come miglior attore protagonista oltre ad essersi portato a casa anche quello per il miglior film straniero e e la miglior colonna sonora), Pinocchio e La tigre e la neve, ai quali ha anche partecipato in veste di attore protagonista. Anche produttore, ha 63 anni.
Massimo Troisi è co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, oltre ad interpretare Mario. Nato a San Giorgio a Cremano, ha diretto film come Ricomincio da tre, Le vie del Signore sono finite e Pensavo fosse amore invece era un calesse, ai quali ha anche partecipato in veste di attore; come tale, ha anche ricevuto una nomination all'Oscar per il film Il postino. E' morto nel 1994, all'età di 41 anni.
Amanda Sandrelli (vero nome Amanda Paoli) interpreta Pia. Svizzera, figlia di Stefania Sandrelli e Gino Paoli, la ricordo per film come Ricordati di me e Nirvana. Anche regista e sceneggiatrice, ha 51 anni.
Paolo Bonacelli interpreta Leonardo Da Vinci. Originario di Roma, lo ricordo per film come Salò o le 120 giornate di Sodoma, Caligola, Rimini Rimini, Johnny Stecchino, Io speriamo che me la cavo e La sindrome di Stendhal. Ha 76 anni e due film in uscita.
Spulciando qua e là sull'internetto ho scoperto che esiste un'altra versione del film in cui il personaggio dell'amazzone viene più sviluppato e in cui Leonardo Da Vinci non compare proprio; questa versione credo sia stata mandata in onda dalla RAI e inserita in una delle ultime versioni del DVD ma potrei anche sbagliarmi. Detto questo, se Non ci resta che piangere vi fosse piaciuto vi direi di recuperare direttamente la filmografia di Roberto Benigni e Massimo Troisi! ENJOY!
Trama: l'insegnante Saverio e il bidello Mario si perdono in una stradina di campagna e si ritrovano misteriosamente nell'anno 1492. Dopo l'iniziale e comprensibile spaesamento, i due vengono accolti dallo sfortunato Vitellozzo e da sua madre, proprietari della macelleria locale, e cercano di affrontare come possono questa insolita situazione.
I miei genitori non sono mai stati cultori della comicità italiana, mi sembra di averlo già scritto da qualche parte. Quando ero piccola, il massimo che riuscivo a vedere in tal senso erano le commedie trashissime con Jerry Calà e ovviamente i deliziosi ibridi di Bud Spencer e Terence Hill, questo perché MMadreee non ha mai sopportato glorie nazionali del calibro di Totò o Albertone mentre mio padre non è mai andato pazzo per Benigni; qualcosa nei loro geni dev'essersi trasmesso anche a me perché rammento di avere già tentato, forse alle superiori, di guardare Non ci resta che piangere e di avere rinunciato dopo pochissimo per manifesta camurrìa. Qualche giorno fa mi sono incaponita e, forte anche del fatto che fossero passati una dozzina d'anni, forse anche di più, ho ritentato l'impresa. Eh beh, stavolta in fondo ci sono arrivata ma ora ESIGO che negli eventuali commenti mi spieghiate perché mai Non ci resta che piangere è assurto col tempo a livello di cult e voglio che mi facciate vergognare di avere concluso la visione sbadigliando come una forsennata (anzi, a dire il vero ho dovuto mandare indietro il "nastro" e riguardare gli ultimi cinque minuti perché mi sono addormentata come un ceppo). Non insultatemi: voglio molto bene a Benigni (o meglio, gliene volevo, ché ora anche lui sembra un po' scoppiatello), mi spiace per la morte prematura di Troisi e vedere questi due mostri sacri della comicità italiana duettare sullo schermo è molto simpatico, soprattutto perché si vede che loro per primi si sono divertiti un sacco durante le riprese... ma la cosa finisce qui. La pellicola inanella due ore di duetti prevalentemente improvvisati che non portano a nulla, con Benigni che fa sempre il solito toscanaccio nevrotico e sfacciato mentre Troisi balbetta di continuo con quel suo accento napoletano a me inviso al pari di quello bergamasco e milanese (non me ne vogliate, pure quello ligure fa schifo, lo riconosco!), impegnati entrambi in siparietti e sketch che magari presi singolarmente mi avrebbero fatto anche ridere ma così tirati per le lunghe mi sono risultati pesanti come un macigno.
L'idea di sfruttare elementi come l'ambientazione medievale, l'egoistica ignoranza popolare che spingerebbe persino ad impedire la scoperta dell'America, l'inevitabile scontro tra esuberanza toscana ed indolenza partenopea e il rispetto per personaggi storici realmente esistiti come Leonardo Da Vinci e Savonarola (bellissima la lettera a quest'ultimo, omaggio diretto al film Totò, Peppino e la malafemmina) è geniale, non mi fraintendete, però giuro che non riesco a capire come Non ci resta che piangere sia sopravvissuto all'usura del tempo. A parte gag storiche come quella del "Chi siete? Cosa portate? Quanti siete? Un fiorino!" oppure "Ricordati che devi morire" questo film non mi ha lasciato nulla tranne un brivido all'idea che Amanda Sandrelli abbia potuto ancora lavorare dopo la sua oscena ed irritante performance nei panni della svampita Pia. Tra l'altro, la prima parte della pellicola, quando ancora l'effetto "novità" dato dallo spaesamento dei due protagonisti coincide con divertenti siparietti di quotidiana vita medievale, è ancora tollerabile ma purtroppo la seconda parte si sfilaccia in un'improbabile quest dove i personaggi sembrano conoscere le intenzioni di Saverio e Mario senza averli mai incontrati prima (la donna capitana delle guardie? Perché deve impedire agli stranieri di arrivare in Spagna prima che parta Colombo??) e la trama si fa sempre più evanescente, retta a malapena ed esclusivamente dalla miracolosa alchimia tra Benigni e Troisi che, a mio avviso, rende il film adatto esclusivamente a chi adora i due attori. Posso solo aggiungere che mi ha fatto piacere leggere nei credits il nome di Pino Donaggio come compositore della bella colonna sonora e che la ricostruzione di costumi e ambienti d'epoca è molto gradevole per una che come me adora l'ambientazione medievale ma per il resto non trovo davvero nient'altro che valga la pena dire su questo film. Peccato, mi aspettavo davvero di rivalutarlo come un capolavoro invece i geni di famiglia, musoni e antinazionalisti, a quanto pare hanno attecchito anche su di me!
Roberto Benigni (vero nome Roberto Remigio Benigni) è co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, oltre ad interpretare Saverio. Toscanaccio D.O.C., ha diretto film come Il piccolo diavolo, Il mostro, Johnny Stecchino, La vita è bella (che gli è valso l'Oscar come miglior attore protagonista oltre ad essersi portato a casa anche quello per il miglior film straniero e e la miglior colonna sonora), Pinocchio e La tigre e la neve, ai quali ha anche partecipato in veste di attore protagonista. Anche produttore, ha 63 anni.
Massimo Troisi è co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, oltre ad interpretare Mario. Nato a San Giorgio a Cremano, ha diretto film come Ricomincio da tre, Le vie del Signore sono finite e Pensavo fosse amore invece era un calesse, ai quali ha anche partecipato in veste di attore; come tale, ha anche ricevuto una nomination all'Oscar per il film Il postino. E' morto nel 1994, all'età di 41 anni.
Amanda Sandrelli (vero nome Amanda Paoli) interpreta Pia. Svizzera, figlia di Stefania Sandrelli e Gino Paoli, la ricordo per film come Ricordati di me e Nirvana. Anche regista e sceneggiatrice, ha 51 anni.
Paolo Bonacelli interpreta Leonardo Da Vinci. Originario di Roma, lo ricordo per film come Salò o le 120 giornate di Sodoma, Caligola, Rimini Rimini, Johnny Stecchino, Io speriamo che me la cavo e La sindrome di Stendhal. Ha 76 anni e due film in uscita.
Spulciando qua e là sull'internetto ho scoperto che esiste un'altra versione del film in cui il personaggio dell'amazzone viene più sviluppato e in cui Leonardo Da Vinci non compare proprio; questa versione credo sia stata mandata in onda dalla RAI e inserita in una delle ultime versioni del DVD ma potrei anche sbagliarmi. Detto questo, se Non ci resta che piangere vi fosse piaciuto vi direi di recuperare direttamente la filmografia di Roberto Benigni e Massimo Troisi! ENJOY!
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