Non so come ma ce l'ho fatta, finalmente, a vedere Pet Sematary, diretto dai registi Kevin Kölsch e Dennis Widmyer e tratto dal romanzo omonimo di Stephen King.
Trama: Louis Creed e la moglie si trasferiscono in una cittadina del Maine, Ludlow, coi due figli Ellie e Gage. Non passa molto tempo prima che arrivino a scoprire, dietro casa, il cimitero degli animali... e quello che si nasconde nei boschi oltre esso.
Pet Sematary è uno di quei libri infingardi che letto a 15 anni non fa dormire per la paura e letto ora, alla soglia dei 40, aggiunge al terrore un'ansia pazzesca e scatena riflessioni scomode sul breve tempo che possiamo passare su questa terra, sulla natura labile degli affetti, sulla fragilità fisica e mentale degli esseri umani; in pratica, Pet Sematary è la profondissima e non banale riflessione di Stephen King sulla morte. Il rischio, trasponendo in film uno dei libri più belli del Re, è quello di concentrarsi essenzialmente su ciò che accade a Louis dopo aver varcato la soglia proibita, sul disgusto di vedere i propri cari tornare come demoni maligni, che è un po' ciò che accade nel superficiale Cimitero vivente 2, trasformando così una riflessione sulla morte in un film di zombi come ce ne sono tanti. Fortunatamente ciò non accade in Pet Sematary, pregevole frutto degli sforzi congiunti di Kevin Kölsch e Dennis Widmyer alla regia e di Matt Greenberg e Jeff Buhler alla sceneggiatura, ottimo horror che, pur ispirandosi molto all'opera di King, riesce a ritagliarsi un minimo di personalità senza sputare sul materiale di partenza. Il dramma umano di Louis e della sua famiglia (perché quello, a mio avviso, deve venire prima dell'aspetto sovrannaturale) pesa sul cuore dello spettatore grazie ad una prima parte fatta di scampoli di idillio familiare nel quale si delineano i caratteri dei protagonisti, tratteggiati come persone reali e non come figurine bidimensionali; abbiamo dunque Louis, pilastro della razionalità medica e amorevole padre di famiglia, la moglie Rachel, costretta da un terribile trauma infantile ad evitare il pensiero della morte in tutte le sue sfumature, la piccola Ellie alle prese appunto con le prime manifestazioni del destino definitivo che tocca a tutti gli esseri umani, e Gage, pargoletto sul quale si concentrano i terrori di milioni di vecchi lettori/spettatori e l'inquietudine dei nuovi. Questo quartetto di personaggi si ritrova in una casa nuova, legata ad un terreno adibito a cimitero degli animali che fa da "barriera" per qualcosa di più infingardo, qualcosa che riesce a raggiungerli passando attraverso Jud, anziano ed amichevole vicino di casa, il gatto Church e la maledizione di una strada dove i camion sfrecciano a velocità letali. Il dramma, familiare e sovrannaturale, viene costruito con una lentezza inusuale per gli horror moderni, anticipato praticamente in ogni dialogo e in ogni scena da elementi più o meno orrorifici che spingono sul chi va là protagonisti e spettatori in egual misura, come ci fosse una mano invisibile a guidarli verso l'inevitabile deflagrazione della tragedia.
Dà ad intendere, questo Pet Sematary, che ci sia "qualcosa" nella nuova casa di Ludlow, già prima della morte di Church e della conseguente scelta di Jud di insegnare a Louis la via per il cimitero indiano, piccolo neo della pellicola che priva la storia di qualcosa di intimo ed importante e rende il vecchio Jud un personaggio inutilmente (ed ingiustamente) ambiguo, se non rincoglionito. Manca, in effetti, il profondo legame che si instaura tra i due uomini nel romanzo, un legame radicato non solo nel senso di gratitudine ma anche nell'essere per l'appunto "maschi", accomunati da quei segreti che devono rimanere sepolti nel cuore di un uomo, più duro della roccia: uomo come protettore, come generatore di vita, come "testa pensante" capace di prendere le scelte migliori per amore, soprattutto quando tutto va in pezzi e le donne sembrano capaci solo di piangere e rifiutare la realtà. Il bello del romanzo Pet Sematary è che Louis va lentamente, inesorabilmente in pezzi, condannando la sua famiglia alla distruzione perché desideroso di ricostruire un piccolo mondo innanzitutto per sé e per il figlio (e al diavolo moglie e figlia...), verso il quale nutre un amore spropositato, alimentato da un dolorosissimo senso di colpa; qui avviene una cosa simile ma più repentina e le azioni di Louis trovano ancora meno giustificazione rispetto al libro, soprattutto visto com'è tornato il gatto Church. Tuttavia, lo stesso, è un dolore non meno coinvolgente, non meno capace di infondere orrore innanzitutto per la disperazione che va a muovere i gesti scellerati di Louis. L'importante cambiamento spoilerato ampiamente nei trailer, che vede morire Ellie al posto di Gage (assolutamente perfida la strizzata d'occhio a chi conosce a menadito libro e film: Louis riesce a raggiungere in tempo Gage, salvandolo dal camion, solo per vedere morire la figlia poco più in là), rende la pellicola più "horror" ma, allo stesso tempo, ne diminuisce un po' la potenza.
Far morire una bambina che ha appena iniziato a conoscere la morte consente ai realizzatori di sbizzarrirsi maggiormente con un demonietto ciarliero, pronto a mettere a nudo tutti i difetti delle sue vittime (e l'egoismo del papà), interpretato in maniera sufficientemente inquietante dalla brava Jeté Laurence. Tuttavia, di bambine indemoniate è pieno il cinema horror e nulla batte l'idea di un corpicino duenne infantile e malvagio, una profanazione nella profanazione che si manifesta nel marciume con cui, nel film di Mary Lambert, si ricopriva la casa di Jud dal momento esatto in cui il demone ci metteva piede. Nulla lo batte, nemmeno il finale architettato per il nuovo Pet Sematary, anch'esso molto diverso dal libro, pur nella sua estrema cattiveria; purtroppo, negli ultimi dieci minuti di film i realizzatori hanno rischiato di vanificare tutta la bontà di quanto venuto prima scivolando nel trappolone Cimitero vivente 2 e "sollevando", in qualche modo, Louis dal rimorso di avere fatto un'enorme castroneria, scelta che rende il film assai meno coraggioso (per quanto apparentemente molto più "provocatorio") dell'originale. Fortunatamente, come ho detto, quanto precede questo scivolone nel baracconesco è dannatamente ottimo. Il gatto Church viene sfruttato nel migliore dei modi, alcune chicche come il funerale dei bambini visto nel trailer sono assai raffinate, Jud non è stato connotato benissimo ma l'adorabile John Lithgow ci mette tutta la bravura di cui dispone, chi conosce a menadito libro e soprattutto film viene abilmente preso in giro in alcune sequenze al cardiopalma e Zelda, la gVande e teVVibile Zelda nella sua nuova incarnazione fa davvero paura. Quindi sì, tolto qualche trascurabile difetto, uno dei romanzi migliori di Stephen King è stato onorato al meglio e non posso che essere felicissima di aver visto questo Pet Sematary, che non sfigura davanti al vecchio film di Mary Lambert nonostante non disponga delle carte in regola per diventare un cult come la pellicola del 1989. Ma d'altronde, lì Paxcow era terrificante, mica come questo pupazzetto qui.
Dei registi Kevin Kölsch e Dennis Widmyer ho già parlato QUI. Jason Clarke (Louis Creed), Amy Seimetz (Rachel Creed) e John Lithgow (Jud Crandall) li trovate invece ai rispettivi link.
Se Pet Sematary vi fosse piaciuto leggete senza indugio il libro e recuperate Cimitero vivente. ENJOY!
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venerdì 17 maggio 2019
mercoledì 6 luglio 2016
Holidays (2016)
Spinta dalla presenza di un certo "scimmiottino verde" e dalla natura episodica dell'operazione, in questi giorni ho recuperato Holidays, antologia horror dedicata appunto alle festività.
Holidays comincia con Valentine's Day, innocuo antipasto a tema servito dai realizzatori del pregevole Starry Eyes. L'ambiente è quello tipico del liceo americano, fatto di ragazzine insignificanti che vengono derise da altre mocciose che "se la credono" (l'incipit dell'episodio è un incrocio tra quello di Carrie - Lo sguardo di satana e gli scherzi subiti da Rochelle in Giovani Streghe), e la conseguente, nonché giusta, vendetta della sfigata è altrettanto prevedibile. Sinceramente da Kevin Kolsch e Dennis Widmyer, che pur sanno dosare molto bene la tensione, mi aspettavo di più, anche perché l'episodio viene letteralmente surclassato dai due seguenti, St. Patrick's Day e, soprattutto, Easter. Per chi come me ama l'Irlanda St.Patrick's Day offre già di partenza una trama assai intrigante ed inaspettata ma la bellezza dell'episodio in sé sta tutta nello spietato umorismo nero che lo caratterizza e nella rapidità del montaggio, che incalza lo spettatore trascinandolo incredulo e anche un po' disgustato verso un finale che è il trionfo del kitsch: "Fuckin'Danny Zucko" rimarrà probabilmente negli annali ma mai quanto la faccia del serpentello felice. E più non dimandate. Cercherò di non spoilerarvi nulla neppure riguardo a Easter, l'episodio più riuscito e genuinamente terrificante del mazzo, oltre che quello più blasfemo. D'altronde, la figura del coniglio pasquale non so dove diamine l'abbiano tirata fuori in America e provateci voi a spiegare ad una bambina il significato della Pasqua cristiana senza farla uscire di testa. Detto questo, Easter si becca di sicuro la palma del make-up e degli effetti speciali (è zeppo di immagini che non mi toglierò MAI PIU' dalla testa) mentre Nicholas McCarthy si riconferma Autore da tenere d'occhio, non banale né tenero. Grazie, Nick. Mother's Day è un altro interessantissimo episodio, non a caso scritto e diretto da due donne, interamente incentrato (almeno per come l'ho vissuto io) sullo stress dell'essere madri a tutti i costi e su un diritto di scelta spesso sacrificato a preconcetti o idee retrograde; il mito del "femminino sacro", lungi dall'essere per tutti fonte di consolazione, spesso può essere un fardello in grado di portare a conseguenze estreme.
La seconda parte della pellicola comincia con Father's Day. Se le madri sono solitamente associate al parto e alla nascita, i padri sono sempre associati al ricordo e all'infanzia e l'episodio diretto da Anthony Scott Burns non fa eccezione. La bellezza di Father's Day coincide con la sua struttura particolare, un costante sovrapporsi di voci passate che guidano il presente, alla scoperta di un mistero che probabilmente sarebbe stato meglio lasciare celato. Il finale aperto dell'episodio è molto bello e in generale l'atmosfera che lo permea è inquietante e tesa come piace a me. Qui, se volete, potete anche smettere di guardare Holidays perché gli episodi interessanti si consumano per lasciare spazio ai rimasugli che, non a caso, cominciano con l'intervento di Kevin Smith. Ora, perché diamine Smith abbia deciso di darsi all'horror rimane per me uno dei più grandi misteri dell'universo e lo stesso vale per la sua scelta di far recitare a tutti i costi la figlia Harley Quinn in ruoli imbarazzanti: in questo caso, tra un "fuck", un "Whore" e un "pussy", Smith ci racconta l'Halloween alternativo di un terzetto di camgirls sfruttate dalla versione stronza e laida di Obelix. Se vi piace il genere, l'episodio può giusto essere una stupidata per adolescenti alle prime armi, io ho solo apprezzato il contrasto tra la crudezza delle immagini mostrate e i conseguenti commenti in live chat, con tanto di smiley, il resto scivola via come acqua. Altrettanto inconsistente è Christmas che, ironicamente, è il segmento che mi ha spinta a guardare il film in quanto avente come protagonista l'adorato Seth Green (e la moglie Claire Grant, fortunata donnaccia!). Christmas sfrutta la consumistica corsa natalizia al gadget del momento per gettare uno sguardo indiscreto su ciò che nascondono le famiglie borghesi e la mente delle cosiddette "acque chete" ma il risultato non è particolarmente graffiante né ironico e sottoutilizza un Seth Green che ha fatto di meglio. In chiusura, arriva un'altra donnaccia fortunata, ovvero Lorenza Izzo, l'unica attrice capace di essere una gnocca stratosferica in un film e un cesso mostruoso in quello dopo, come in questo caso. New Year's Eve racconta l'incontro tramite sito per single di due casi umani di incredibile tristezza e bruttezza, un appuntamento al buio destinato a finire in un modo assai particolare... vedere per credere! E complimenti ad Adam Egypt Mortimer per aver risollevato sul finale un film che rischiava di concludersi in un trionfo di diludendo.
Riassumendo, credo che Holidays sia l'ennesimo esempio di un cinema ad episodi che sta sicuramente prendendo campo ma che ancora non riesce a trovare una coerenza per quel che riguarda la qualità di ogni singolo segmento né la capacità di equilibrare momenti faceti a momenti horror, alternando magari episodi più sostanziosi a qualche divertissement per far riposare il cervello. Di sicuro è un genere di struttura che regala gioie e dolori, un po' come succede spacchettando i regali a Natale, quindi direi che rimanendo in tema "festività" è perfetto e sicuramente non è il film ad episodi peggiore che ho visto. Dategli un'occhiata, potreste anche divertirvi!
Dei registi Kevin Kolsh e Dennis Widmyer (Valentine's Day), Nicholas McCarty (Easter), Kevin Smith (Halloween), Scott Stewart (Christmas) e degli attori Lorenza Izzo (Jean) e Seth Green (Pete Gunderson) ho parlato ai rispettivi link.
Michael Gross interpreta il papà nel segmento Father's Day. Americano, lo ricordo per film come Tremors, Tremors 2: Aftershocks, Tremors 3: Ritorno a Perfection, Tremors 4 - Agli inizi della leggenda e Tremors 5: Bloodlines inoltre ha partecipato a serie come Casa Keaton, Oltre i limiti, Ally McBeal, Tremors, ER - Medici in prima linea, CSI: NY, Medium, How I Met Your Mother, CSI: Scena del crimine e doppiato un episodio de I Griffin. Anche produttore, ha 69 anni e un film in uscita.
Harley Quinn Smith interpreta Holly nel segmento Halloween. Figlia ovviamente di Kevin Smith, la ricordo per film come Jay e Silent Bob.. Fermate Hollywood!, Clerks 2 e Tusk. Ha 17 anni e quattro film in uscita, tra cui Yoga Hosers e i futuri, probabilissimi Mallbrats (seguito di Generazione X, ho già paura!) e Moose Jaws.
Gary Shore, regista di St. Patrick's Day, ha diretto soltanto Dracula Untold mentre le registe di Mother's Day, Ellen Reid e Sarah Adina Smith sono alla loro prima collaborazione e la Smith ha all'attivo solo un lungometraggio, The Midnight Swim, oltre ad alcuni corti; Anthony Scott Burns, regista di Father's Day, è invece il responsabile degli effetti speciali di The Last Exorcism - Liberaci dal male mentre Adam Egypt Mortimer, regista di New Year's Eve, ha diretto Some Kind of Hate, che devo ancora vedere. Per quel che riguarda gli attori, compare tra gli altri Sonja Kinski, figlia di Nastassja e nipote di Klaus, nel segmento Mother's Day. Detto questo, se Holidays vi fosse piaciuto recuperate Tales of Halloween, The ABCs of Death e The ABCs of Death 2. ENJOY!
Holidays comincia con Valentine's Day, innocuo antipasto a tema servito dai realizzatori del pregevole Starry Eyes. L'ambiente è quello tipico del liceo americano, fatto di ragazzine insignificanti che vengono derise da altre mocciose che "se la credono" (l'incipit dell'episodio è un incrocio tra quello di Carrie - Lo sguardo di satana e gli scherzi subiti da Rochelle in Giovani Streghe), e la conseguente, nonché giusta, vendetta della sfigata è altrettanto prevedibile. Sinceramente da Kevin Kolsch e Dennis Widmyer, che pur sanno dosare molto bene la tensione, mi aspettavo di più, anche perché l'episodio viene letteralmente surclassato dai due seguenti, St. Patrick's Day e, soprattutto, Easter. Per chi come me ama l'Irlanda St.Patrick's Day offre già di partenza una trama assai intrigante ed inaspettata ma la bellezza dell'episodio in sé sta tutta nello spietato umorismo nero che lo caratterizza e nella rapidità del montaggio, che incalza lo spettatore trascinandolo incredulo e anche un po' disgustato verso un finale che è il trionfo del kitsch: "Fuckin'Danny Zucko" rimarrà probabilmente negli annali ma mai quanto la faccia del serpentello felice. E più non dimandate. Cercherò di non spoilerarvi nulla neppure riguardo a Easter, l'episodio più riuscito e genuinamente terrificante del mazzo, oltre che quello più blasfemo. D'altronde, la figura del coniglio pasquale non so dove diamine l'abbiano tirata fuori in America e provateci voi a spiegare ad una bambina il significato della Pasqua cristiana senza farla uscire di testa. Detto questo, Easter si becca di sicuro la palma del make-up e degli effetti speciali (è zeppo di immagini che non mi toglierò MAI PIU' dalla testa) mentre Nicholas McCarthy si riconferma Autore da tenere d'occhio, non banale né tenero. Grazie, Nick. Mother's Day è un altro interessantissimo episodio, non a caso scritto e diretto da due donne, interamente incentrato (almeno per come l'ho vissuto io) sullo stress dell'essere madri a tutti i costi e su un diritto di scelta spesso sacrificato a preconcetti o idee retrograde; il mito del "femminino sacro", lungi dall'essere per tutti fonte di consolazione, spesso può essere un fardello in grado di portare a conseguenze estreme.
La seconda parte della pellicola comincia con Father's Day. Se le madri sono solitamente associate al parto e alla nascita, i padri sono sempre associati al ricordo e all'infanzia e l'episodio diretto da Anthony Scott Burns non fa eccezione. La bellezza di Father's Day coincide con la sua struttura particolare, un costante sovrapporsi di voci passate che guidano il presente, alla scoperta di un mistero che probabilmente sarebbe stato meglio lasciare celato. Il finale aperto dell'episodio è molto bello e in generale l'atmosfera che lo permea è inquietante e tesa come piace a me. Qui, se volete, potete anche smettere di guardare Holidays perché gli episodi interessanti si consumano per lasciare spazio ai rimasugli che, non a caso, cominciano con l'intervento di Kevin Smith. Ora, perché diamine Smith abbia deciso di darsi all'horror rimane per me uno dei più grandi misteri dell'universo e lo stesso vale per la sua scelta di far recitare a tutti i costi la figlia Harley Quinn in ruoli imbarazzanti: in questo caso, tra un "fuck", un "Whore" e un "pussy", Smith ci racconta l'Halloween alternativo di un terzetto di camgirls sfruttate dalla versione stronza e laida di Obelix. Se vi piace il genere, l'episodio può giusto essere una stupidata per adolescenti alle prime armi, io ho solo apprezzato il contrasto tra la crudezza delle immagini mostrate e i conseguenti commenti in live chat, con tanto di smiley, il resto scivola via come acqua. Altrettanto inconsistente è Christmas che, ironicamente, è il segmento che mi ha spinta a guardare il film in quanto avente come protagonista l'adorato Seth Green (e la moglie Claire Grant, fortunata donnaccia!). Christmas sfrutta la consumistica corsa natalizia al gadget del momento per gettare uno sguardo indiscreto su ciò che nascondono le famiglie borghesi e la mente delle cosiddette "acque chete" ma il risultato non è particolarmente graffiante né ironico e sottoutilizza un Seth Green che ha fatto di meglio. In chiusura, arriva un'altra donnaccia fortunata, ovvero Lorenza Izzo, l'unica attrice capace di essere una gnocca stratosferica in un film e un cesso mostruoso in quello dopo, come in questo caso. New Year's Eve racconta l'incontro tramite sito per single di due casi umani di incredibile tristezza e bruttezza, un appuntamento al buio destinato a finire in un modo assai particolare... vedere per credere! E complimenti ad Adam Egypt Mortimer per aver risollevato sul finale un film che rischiava di concludersi in un trionfo di diludendo.
Riassumendo, credo che Holidays sia l'ennesimo esempio di un cinema ad episodi che sta sicuramente prendendo campo ma che ancora non riesce a trovare una coerenza per quel che riguarda la qualità di ogni singolo segmento né la capacità di equilibrare momenti faceti a momenti horror, alternando magari episodi più sostanziosi a qualche divertissement per far riposare il cervello. Di sicuro è un genere di struttura che regala gioie e dolori, un po' come succede spacchettando i regali a Natale, quindi direi che rimanendo in tema "festività" è perfetto e sicuramente non è il film ad episodi peggiore che ho visto. Dategli un'occhiata, potreste anche divertirvi!
Dei registi Kevin Kolsh e Dennis Widmyer (Valentine's Day), Nicholas McCarty (Easter), Kevin Smith (Halloween), Scott Stewart (Christmas) e degli attori Lorenza Izzo (Jean) e Seth Green (Pete Gunderson) ho parlato ai rispettivi link.
Michael Gross interpreta il papà nel segmento Father's Day. Americano, lo ricordo per film come Tremors, Tremors 2: Aftershocks, Tremors 3: Ritorno a Perfection, Tremors 4 - Agli inizi della leggenda e Tremors 5: Bloodlines inoltre ha partecipato a serie come Casa Keaton, Oltre i limiti, Ally McBeal, Tremors, ER - Medici in prima linea, CSI: NY, Medium, How I Met Your Mother, CSI: Scena del crimine e doppiato un episodio de I Griffin. Anche produttore, ha 69 anni e un film in uscita.
Harley Quinn Smith interpreta Holly nel segmento Halloween. Figlia ovviamente di Kevin Smith, la ricordo per film come Jay e Silent Bob.. Fermate Hollywood!, Clerks 2 e Tusk. Ha 17 anni e quattro film in uscita, tra cui Yoga Hosers e i futuri, probabilissimi Mallbrats (seguito di Generazione X, ho già paura!) e Moose Jaws.
Gary Shore, regista di St. Patrick's Day, ha diretto soltanto Dracula Untold mentre le registe di Mother's Day, Ellen Reid e Sarah Adina Smith sono alla loro prima collaborazione e la Smith ha all'attivo solo un lungometraggio, The Midnight Swim, oltre ad alcuni corti; Anthony Scott Burns, regista di Father's Day, è invece il responsabile degli effetti speciali di The Last Exorcism - Liberaci dal male mentre Adam Egypt Mortimer, regista di New Year's Eve, ha diretto Some Kind of Hate, che devo ancora vedere. Per quel che riguarda gli attori, compare tra gli altri Sonja Kinski, figlia di Nastassja e nipote di Klaus, nel segmento Mother's Day. Detto questo, se Holidays vi fosse piaciuto recuperate Tales of Halloween, The ABCs of Death e The ABCs of Death 2. ENJOY!
domenica 25 gennaio 2015
Starry Eyes (2014)
Tornando ai recuperi horror del 2014 tocca oggi al particolare Starry Eyes, diretto e sceneggiato proprio l'anno scorso dai registi Kevin Kolsch e Dennis Widmyer.
Trama: un'attricetta di belle speranze viene notata durante un'audizione a cui seguono però prove sempre più degradanti e folli...
Gli occhi, si dice, sono lo specchio dell'anima. E gli occhi di chi vorrebbe a tutti i costi entrare nel mondo glamour del cinema sono colmi di stelle, le stesse che decorano la famosa Hall of Fame, le stesse che abbagliano ingannevoli con la loro luminosa freddezza rispecchiando un'altrettanto fredda ambizione. Lo sa bene la protagonista di Starry Eyes, Sarah, divorata da un desiderio di successo talmente forte e piegata da una frustrazione talmente grande da portarla ad auto-punirsi per ogni audizione andata male. Gli scatti d'ira di Sarah, benché rivolti verso i suoi capelli, rivelano un indescrivibile odio verso tutto quello che la circonda, come il suo lavoro e, soprattutto, i suoi amici. Voglio dire, quelli li odierei anche io: ficcanaso, molli, fighètti, convinti anche loro di poter diventare qualcuno solo perché riescono a scrivere due sceneggiature o a tenere in mano una videocamera e pronti a farti le scarpe o a prenderti in giro per ogni inezia. Ma Sarah non è migliore, è solo che i due sceneggiatori ci presentano la storia dal suo punto di vista e allora siamo costretti ad empatizzare un minimo per lei almeno finché la protagonista, sentendosi tradita dagli amici, dal mondo e dall'universo intero, getta alle ortiche ogni briciolo di dignità seguendo la chimera di un successo facile nonostante tutto all'interno della casa di produzione Asterus urli "PERICOLO!" fin dal primo momento. E' una scelta consapevole quella di Sarah, dettata dalla disperazione e da un senso di vergogna per essere una fallita agli occhi degli altri (in questo mondo d'apparenza che l'horror non sembra mai pago, giustamente, di distruggere) ed è una scelta che la porterà ad esternare tutto il marciume che si porta dentro prima di brillare, ingannevole e perfetta, come le stelle di cui parlavo all'inizio.
Starry Eyes è un film angosciante ed angoscioso (e i liguri capiranno la sottile differenza), talvolta poco originale per i temi che tratta e anche troppo didascalico e telefonato, soprattutto per i cultori dell'horror, ma è anche molto affascinante per quel che riguarda le immagini e la musica. Kolsch e Widmyer se la prendono con calma, costruiscono la tensione e danno corpo al personaggio di Sarah con una prima parte lenta, piena di immagini emblematiche e rimandi al glorioso passato del Cinema glamour, poi affondano la lama nello stomaco dello spettatore sconfinando sereni e spietati nel territorio del body horror zeppo di sangue, sporco e decadenza fisica. Prima ancora della macellata che prelude al finale sono le scene che vedono Sarah come unica protagonista a disturbare, a stridere quasi con una prima parte realizzata sul filo dell'allucinazione, dove l'inquietante musica di un carillon sfuma spesso e volentieri in melodie elettroniche anni '80, dal sapore Fulciano, e con la conclusione pulita e raffinata, il malefico trionfo dell'apparenza. Validissimi tutti gli attori coinvolti, a partire dalla protagonista Alex Essoe che, se dobbiamo dare retta alle leggende metropolitane che girano in rete, ha messo letteralmente corpo ed anima a servizio della sceneggiatura, sopportando anche esigenze di copione parecchio disgustose, e sempre gradita la comparsa di Pat Healy, nume tutelare delle produzioni indipendenti più recenti. E, come mi ritrovo sempre più spesso a dire in questi ultimi tempi, Dio benedica il cinema indipendente, che riesce a reinventare anche il più banale dei cliché. Starry Eyes è dunque un film che consiglio soprattutto agli amanti di un certo tipo di horror nostalgico, più concentrato sull'analisi psicologica dei personaggi che sullo spavento fine a sé stesso... ma non lasciatevi ingannare come Sarah, la pellicola non è affatto adatta ai deboli di stomaco!
Di Pat Healy, che interpreta Carl, ho già parlato QUI.
Kevin Kolsch e Dennis Widmyer sono i registi e sceneggiatori della pellicola. Entrambi anche produttori, hanno diretto il film Absence.
Due parole due sui giovani attori che compaiono nella pellicola: Amanda Fuller (Tracy) aveva già partecipato a Cheap Thrills, Fabianne Therese (Erin) era nel cast di John Dies at the End mentre Nick Simmons (Ginko) è il figlio di Gene Simmons dei KISS. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto magari recuperate Society di Brian Yuzna. ENJOY!
Trama: un'attricetta di belle speranze viene notata durante un'audizione a cui seguono però prove sempre più degradanti e folli...
Gli occhi, si dice, sono lo specchio dell'anima. E gli occhi di chi vorrebbe a tutti i costi entrare nel mondo glamour del cinema sono colmi di stelle, le stesse che decorano la famosa Hall of Fame, le stesse che abbagliano ingannevoli con la loro luminosa freddezza rispecchiando un'altrettanto fredda ambizione. Lo sa bene la protagonista di Starry Eyes, Sarah, divorata da un desiderio di successo talmente forte e piegata da una frustrazione talmente grande da portarla ad auto-punirsi per ogni audizione andata male. Gli scatti d'ira di Sarah, benché rivolti verso i suoi capelli, rivelano un indescrivibile odio verso tutto quello che la circonda, come il suo lavoro e, soprattutto, i suoi amici. Voglio dire, quelli li odierei anche io: ficcanaso, molli, fighètti, convinti anche loro di poter diventare qualcuno solo perché riescono a scrivere due sceneggiature o a tenere in mano una videocamera e pronti a farti le scarpe o a prenderti in giro per ogni inezia. Ma Sarah non è migliore, è solo che i due sceneggiatori ci presentano la storia dal suo punto di vista e allora siamo costretti ad empatizzare un minimo per lei almeno finché la protagonista, sentendosi tradita dagli amici, dal mondo e dall'universo intero, getta alle ortiche ogni briciolo di dignità seguendo la chimera di un successo facile nonostante tutto all'interno della casa di produzione Asterus urli "PERICOLO!" fin dal primo momento. E' una scelta consapevole quella di Sarah, dettata dalla disperazione e da un senso di vergogna per essere una fallita agli occhi degli altri (in questo mondo d'apparenza che l'horror non sembra mai pago, giustamente, di distruggere) ed è una scelta che la porterà ad esternare tutto il marciume che si porta dentro prima di brillare, ingannevole e perfetta, come le stelle di cui parlavo all'inizio.
Starry Eyes è un film angosciante ed angoscioso (e i liguri capiranno la sottile differenza), talvolta poco originale per i temi che tratta e anche troppo didascalico e telefonato, soprattutto per i cultori dell'horror, ma è anche molto affascinante per quel che riguarda le immagini e la musica. Kolsch e Widmyer se la prendono con calma, costruiscono la tensione e danno corpo al personaggio di Sarah con una prima parte lenta, piena di immagini emblematiche e rimandi al glorioso passato del Cinema glamour, poi affondano la lama nello stomaco dello spettatore sconfinando sereni e spietati nel territorio del body horror zeppo di sangue, sporco e decadenza fisica. Prima ancora della macellata che prelude al finale sono le scene che vedono Sarah come unica protagonista a disturbare, a stridere quasi con una prima parte realizzata sul filo dell'allucinazione, dove l'inquietante musica di un carillon sfuma spesso e volentieri in melodie elettroniche anni '80, dal sapore Fulciano, e con la conclusione pulita e raffinata, il malefico trionfo dell'apparenza. Validissimi tutti gli attori coinvolti, a partire dalla protagonista Alex Essoe che, se dobbiamo dare retta alle leggende metropolitane che girano in rete, ha messo letteralmente corpo ed anima a servizio della sceneggiatura, sopportando anche esigenze di copione parecchio disgustose, e sempre gradita la comparsa di Pat Healy, nume tutelare delle produzioni indipendenti più recenti. E, come mi ritrovo sempre più spesso a dire in questi ultimi tempi, Dio benedica il cinema indipendente, che riesce a reinventare anche il più banale dei cliché. Starry Eyes è dunque un film che consiglio soprattutto agli amanti di un certo tipo di horror nostalgico, più concentrato sull'analisi psicologica dei personaggi che sullo spavento fine a sé stesso... ma non lasciatevi ingannare come Sarah, la pellicola non è affatto adatta ai deboli di stomaco!
Di Pat Healy, che interpreta Carl, ho già parlato QUI.
Kevin Kolsch e Dennis Widmyer sono i registi e sceneggiatori della pellicola. Entrambi anche produttori, hanno diretto il film Absence.
Due parole due sui giovani attori che compaiono nella pellicola: Amanda Fuller (Tracy) aveva già partecipato a Cheap Thrills, Fabianne Therese (Erin) era nel cast di John Dies at the End mentre Nick Simmons (Ginko) è il figlio di Gene Simmons dei KISS. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto magari recuperate Society di Brian Yuzna. ENJOY!
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