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martedì 10 dicembre 2019

L'ufficiale e la spia (2019)

Abbiamo sfidato il multisala per tre settimane e abbiamo vinto: L'ufficiale e la spia (J'accuse), diretto e co-sceneggiato da Roman Polanski, è durato fino a domenica e siamo riusciti ad andarlo a vedere col Bolluomo.


Trama: il Colonello Picquart, una volta messo a capo dei servizi segreti francesi, si ritrova tra le mani le prove dell'innocenza di Alfred Dreyfus, soldato condannato per alto tradimento.


Considerato il titolo internazionale dell'ultimo film di Polanski, stavolta non sono stati solo i malvagi titolisti italiani a prendere sottogamba lo spettatore, preferendo il didascalico L'ufficiale e la spia, giusto per dare un piglio più "moderno" alla storia, al J'accuse coniato dallo scrittore Emile Zola, entrato a far parte comunque del linguaggio comune e citato all'interno della pellicola. Non stiamo a spaccare il capello; in effetti, all'interno del film si sottolinea spesso il legame "a distanza" tra l'Ufficiale, ovvero il Colonnello Picquart, antisemita ma dotato di una profonda coscienza, e la presunta spia, ovvero Alfred Dreyfus, soldato di origini ebraiche accusato di aver venduto delle informazioni all'esercito tedesco e condannato ai lavori forzati sull'Isola del Diavolo. I due si parlano direttamente solo un paio di volte ma le loro vicende si intrecciano e influenzano le reciproche esistenze, oltre alla società francese della Terza Repubblica, tra crescenti sentimenti antisemiti e la nascita dell'impegno intellettuale moderno, quello in grado di influenzare l'opinione pubblica e portare le masse ignoranti a pensare (o a rimanere ancora più ignorante). A tal proposito, mi rifiuto di mettere bocca sull'affaire Polanski. Se il regista ha deciso di girare il film eleggendo Dreyfus a suo innocente alter ego sono affari suoi e mi ritengo una spettatrice abbastanza intelligente da essermi goduta L'ufficiale e la spia come un'ottima riproposizione storica di una vicenda tristemente attuale, vergognosamente intrisa non solo di razzismo ma anche di incompetenza, menefreghismo e desiderio di parare il culo a chi lo tiene al caldo nei piani alti, trincerandosi dietro la scusa di voler "salvaguardare il nome della Repubblica e della Francia" senza ammettere di aver sbagliato, rovinando non solo la vita a un uomo innocente ma anche facendo prosperare i reali colpevoli.


E' una vicenda conosciuta e che avrebbe potuto, con un altro piglio, risultare pedante o noiosa mentre Polanski decide di giocare la carta della spy story, tra complotti e attentati, e dei legal drama che vanno tanto per la maggiore oggi, riuscendo a spettacolarizzare gli svariati processi di cui si compone il film grazie a un mix vincente di dialoghi e attori bravissimi. Tutto è filtrato attraverso l'occhio di un perfetto Jean Dujardin, che interpreta il Colonnello Picquart, ufficiale dell'esercito per il quale la condanna di Dreyfus è come "aver purgato un organismo da un male terribile"; uomo nel pieno della sua carriera, nonostante l'antisemitismo e l'odio palese per Dreyfus, Picquart non si sottrae al suo senso del dovere e della morale nemmeno quando salvare Dreyfus significherebbe non solo venire degradato ed imprigionato, ma persino rischiare di essere messo a tacere in modi peggiori, mettendo in pericolo la propria vita e quella di amici, amanti e conoscenti. Il senso di angoscia che si respira dalla scoperta di documenti compromettenti è palese, par quasi che Picquart abbia tutti gli occhi addosso, sia quando effettivamente viene spiato dai suoi attuali o ex colleghi, sia quando il Colonnello è solo nel suo appartamento o nel suo studio. Assai forte è anche il senso di frustrazione che si prova guardando L'ufficiale e la spia, perché se è vero che la storia di Dreyfus è risaputa, pare comunque di essere stati inghiottiti da un incubo kafkiano, all'interno del quale la verità viene bloccata e negata tante di quelle volte da rasentare il surreale. Accanto a una storia interessante già di per sé, raccontata in modo moderno e spigliato, c'è ovviamente la messa in scena raffinata di Polanski, che non indulge nel sovraccarico visivo tipico dei film in costume ma preferisce concentrarsi sui protagonisti, sui loro sguardi e gesti, lasciando che la cinepresa indugi su piccoli dettagli fondamentali per capirne la psicologia e le motivazioni. Che siate o meno appassionati di questo genere di pellicole, che amiate oppure odiate l'"uomo" Polanski, è innegabile che L'ufficiale e la spia sia un film molto bello e lo consiglio a tutti.


Del regista e co-sceneggiatore Roman Polanski, che compare tra il pubblico del concerto, ho già parlato QUI. Jean Dujardin (Colonnello Jacques Picquart), Emmanuelle Seigner (Pauline Monnier), Mathieu Almaric (Bertillon) e Vincent Perez (Leblois) li trovate invece ai rispettivi link.

Louis Garrel interpreta Alfred Dreyfus. Francese, ha partecipato a film come The Dreamers - I sognatori, Van Gogh - Alla soglia dell'eternità e l'imminente Piccole donne. Anche regista e sceneggiatore, ha 36 anni e tre film in uscita.


Nei panni di Philippe Monnier compare l'attore e produttore Luca Barbareschi. Se vi fosse piaciuto L'ufficiale e le spia e vi interessasse il tema, recuperate L'affare Dreyfus. ENJOY!

giovedì 21 novembre 2019

(Gio)WE, Bolla! del 21/11/2019

Buon giovedì a tutti! A un passo dagli arrivi natalizi, cosa offrono le sale savonesi? Scopriamolo! ENJOY!

L'ufficiale e la spia 
Reazione a caldo: Miracolo!!!
Bolla, rifletti!: Mai più avrei pensato che l'ultimo film di Polanski, bastato sull'Affaire Dreyfus, sarebbe arrivato al Multisala. Ottimo motivo per correre a vederlo!

Countdown
Reazione a caldo: Mah.
Bolla, rifletti!: Final Destination 2.0 ma sapete che quando esce un horror al cinema DEVO andare a vederlo di default, anche se probabilmente sarà una cretinata assurda.

Cetto c'è, senzadubbiamente 
Reazione a caldo: E senzadubbiamente mi frega poco...
Bolla, rifletti!: Non fraintendetemi, amo Albanese e il suo Cetto. Ma avevo già trovato pesante il primo Qualunquemente, un terzo capitolo non lo reggerei, non certo al cinema.

Finita la parentesi Parasite, il cinema d'élite torna a volgere lo sguardo alla Francia...

La belle époque 
Reazione a caldo: Interessante...
Bolla, rifletti!: Colmo di glorie del cinema francese, La belle époque è una commedia nostalgica dalla premessa assai fantasiosa, che non mi dispiacerebbe affatto vedere. Magari, in futuro..

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