Grazie alle pillole di Lucia ho recuperato Nightmare Cinema, film a episodi del 2018 diretto da Mick Garris, Alejandro Brugués, Joe Dante, Ryuhei Kitamura e David Slade.
The Thing in the Woods
Ottimo modo per iniziare una raccolta di corti horror, mettendo subito lo spettatore nel giusto umore offrendogli un antipasto leggero e divertente, che prende amabilmente in giro tutti i cliché del genere, a partire dalla final girl (sciorinare i nomi di tutti coloro di cui si ha il sangue addosso, almeno 10 persone, è geniale!), e trova anche il tempo per inserire un plot twist ridicolo quanto volete ma decisamente sorprendente. Effetti speciali un po' d'accatto, probabilmente voluti per restituire l'atmosfera da B-Movie ma tanto divertimento assicurato!
Mirari
Arriva Joe Dante, con un'inquietante storia che ricorda i più truculenti episodi di Nip/Tuck. Grottesco quanto basta, soprattutto sul finale, è una critica poco corrosiva rispetto ai migliori film del regista, in quanto la protagonista, poverella, ha una brutta cicatrice sul viso e il suo desiderio di diventare bella per sentirsi in pace con se stessa è legittimo. Onestamente, il regista ha fatto di meglio ma l'episodio è comunque guardabile e divertente.
Mashit
Sfacciatissimo omaggio ai b-movie horror italiani a partire dalla musica zamarra che ricorda un po' le melodie dei Goblin, è l'episodio più gore del film, tanto che a un certo punto il sangue (di bambini innocenti, tra l'altro) scorre copioso, tra arti e teste mozzate. Gli attori sono dei cani maledetti, questo bisogna dirlo, ma Mashit è un episodio che mette davvero paura a chi patisce un minimo le storie sataniche e il clima di ineluttabile condanna che aleggia attorno agli imperfetti e peccaminosi protagonisti è molto apprezzabile. Se non fosse per l'ingresso a gamba tesa di David Slade avrei trovato il mio episodio preferito, invece...
This Way to Egress
... invece sono stata stregata dal bianco e nero abbacinante di questo episodio, sporco e angosciante come la malattia mentale che avviluppa la mente della protagonista, una meravigliosa Elizabeth Reaser. A tratti l'episodio mi è sembrato un incrocio tra Videodrome e Il pasto nudo e nonostante il titolo una via d'uscita sembra non ce ne sia tra voci distorte, dialoghi inquietanti, persone i cui lineamenti si disfano progressivamente fino a perdere ogni traccia di umanità. Roba da rimanere stregati, con la bocca aperta, incapaci di staccare gli occhi dallo schermo.
Dead
Mick Garris, ideatore dell'intera faccenda nonché regista della cornice ambientata nel cinema abbandonato, con un Mickey Rourke che da solo fa più paura di qualsiasi mostro brutto, ci riporta coi piedi per terra attraverso un corto quasi rilassante nella sua prevedibilità, una ghost story con assassino annesso dal sapore molto anni '90. Non mancano i momenti di tensione e gli attori coinvolti sono validi, tuttavia a mio avviso la chiusura avrebbe potuto essere un po' più incisiva, soprattutto dopo l'exploit di David Slade.
In definitiva, Nightmare Cinema è un validissimo film a episodi che nasconde molte gemme e riporta sullo schermo autori amatissimi da tutto il popolo dell'horror. Come sempre, non tutti gli episodi sono dotati della stessa qualità ma rispetto ad altre raccolte simili questo è meno discontinuo e fa venire una voglia matta di riguardare i vari Masters of Horror, il che non è male. Recuperatelo, se potete.
Di Joe Dante, regista dell'episodio Mirari, Mick Garris (The Projectionist e Dead), Ryuhei Kitamura (Mashit) e David Slade (This Way to Egress) ho parlato ai rispettivi link. Mickey Rourke (il proiezionista), Annabeth Gish (Charity), Elizabeth Reaser (Helen) e Patrick Wilson (Eric Sr.) li trovate ai loro link.
Alejandro Brugués ha diretto e sceneggiato l'episodio The Thing in the Woods. Argentino, ha diretto film come Il cacciatore di zombie, The ABCs of Death 2 ed episodi di serie quali Dal tramonto all'alba - La serie. Anche produttore, ha 43 anni.
Richard Chamberlain, che interpreta il Dott. Mirari nell'episodio Mirari, era il fascinoso padre Ralph dello storico Uccelli di rovo. Se Nightmare Cinema vi fosse piaciuto recuperate Creepshow, Creepshow 2, Tales of Halloween, XX - Donne da morire, Trick'r'Treat e Holidays. ENJOY!
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venerdì 26 luglio 2019
mercoledì 5 settembre 2018
Downrange (2017)
Il mese scorso la Midnight Factory ha distribuito in home video il film Downrange, diretto e co-sceneggiato nel 2017 dal regista Ryuhei Kitamura. L'ho guardato e...
Trama: quando la loro macchina fora apparentemente una gomma, un gruppetto di ragazzi si ritrova sotto il mirino di un implacabile e crudele cecchino.
Siccome sono una bimbaminchia, ogni volta che guardo un film lo faccio sapere al mondo via Facebook. Non è solo per manie di protagonismo ma è anche per tenere un po' un diario di ciò che vedo al di là del blog, oppure raccogliere commenti/consigli in corso di visione, il che è sempre utile, almeno per quanto mi riguarda. Finito Downrange, ho preso il cellulare in mano per leggere le eventuali notifiche e ho notato che un po' di amici horrorofili avevano cliccato like sul post dedicato al film in questione. Stupita da tanto apprezzamento, ho dunque posto a questi amici la seguente domanda: "Ma avete messo il like perché vi è piaciuta questa sagra della minkia di mare?" (notare quanto sono raffinata su FB. Che pena.). Le risposte sono state tutte positive e io mi sono ritrovata come unica cretina a mettere in dubbio l'effettiva capacità di giudicare un horror, quindi ho deciso di sperimentare una recensione social e chiesto a chi è riuscito ad apprezzare un horror che in me ha suscitato solo grasse risate di regalare un proprio mini-commento ai lettori del Bollalmanacco, così da offrir loro un servizio migliore di quello che potrei offrire io. Ecco qui:
Kitamura per me è sempre da tenere d'occhio, anche perchè difficilmente ci sono registi che muovono la macchina da presa con quell'energia alla Raimi o Spiegel. La premessa è semplice, la gestazione perfetta, il bodycount maggiore di quello che ci si aspetta, e il finale...il finale è il punto dove lo spettatore bestemmia o scoppia a ridere applaudendo. Io sono rientrato nella seconda categoria. (Luca, I deliri di un horror nerd)
Downrange mi piace perché ha un ritmo forsennato, se ne frega dei personaggi, non perde neanche sei secondi del suo tempo per approfondirli, e si limita a metterli in una situazione senza via d'uscita e a massacrarli. È un horror senza pretese e pieno di sangue dove anche la mano al solito pesantissima di Kitamura fa pochi danni (Lucia, Il giorno degli zombi)
Downrange è un film senza compromessi, un incubo on the road che sembra uscito fuori dagli anni '70 che non lesina in sangue e violenza grafica. Bastardo per tutta la durata, in particolar modo il finale. Notevoli gli attori e nonostante la storia sulla carta potrebbe far pensare ad uno svolgimento statico, il regista fa di tutto per non renderlo tale. Consigliato per un'afosa notte di mezza estate. (Antonio, Alan Parker's Ride)
A mia discolpa, dico solo che guardare Downrange assieme al Bolluomo è stata un'esperienza assai divertente che però mi ha portata a mettermi nei panni di chi giustamente scoppia a ridere davanti ai più banali cliché horror e si stupisce non solo della sfiga atavica di protagonisti e comprimari ma anche, e soprattutto, della sequenza di scelte sbagliate in cui incappano i suddetti. Diciamo che è troppo facile parteggiare per un cecchino quando le sue vittime sono dei poveri mentecatti ed eventuali soccorritori incappano in figuracce degne di un maître chocolatier; oltretutto, gli attori coinvolti sono già abbastanza cani di loro e un doppiaggio italiano tra i più piatti mai uditi non aiuta lo spettatore a simpatizzare con gli assediati. Devo però riconoscere, in effetti, che Downrange non è privo di alcuni aspetti positivi: il ritmo è indiavolato, teso dall'inizio alla fine (con qualche caduta nell'inevitabile "momento strappalacrime" seguito dal "momento di lirismo nipponico", necessari a raggiungere una durata standard) e sono apprezzabili non solo la colonna sonora ma anche e soprattutto la natura anni '80 di quel boogeyman senza volto che è il cecchino, silenzioso, implacabile e privo di motivazioni come il destino infingardo, e il finale letteralmente da applauso. Per quest'ultima cosa, chiedete al Bolluomo. Anzi, lasciamo la parola a lui.
Se siete amanti delle scene sanguinolente, Downrange soddisferà la vostra voglia di vedere succo di pomodoro a fiumi con tanto d’insetti pronti ad approfittarne. Questi voraci insetti pare si siano mangiati, tuttavia, anche il pathos che contraddistingue un film horror “tradizionale”. Non è facile ambientare un’intera pellicola su un’assolata strada dove passa un’automobile ogni 8 ore e il cellulare ha campo solo in alcuni punti, pur restando nel giro di pochi metri (in pratica come avveniva a casa del povero Bruce Willis, prima che trovasse il tempo di cambiare operatore telefonico dopo aver salvato il mondo per l’ennesima volta). Pur con questa indubbia attenuante, lo sceneggiatore sembra si sia fatto prendere un po’ la mano. Appare già impari la lotta fra un cecchino in abbigliamento mimetico degno di Rambo e un gruppo di ragazzi (non proprio svegli) e “armati” solo di telefonini e selfie stick. Se poi ai malcapitati capita di tutto, incluso essere soccorsi da poliziotti sprovveduti, il rischio è quello di creare una tragicommedia. Purtroppo gli amanti del lieto fine rimarranno delusi, ma il finale è sicuramente con il “botto”, nel senso letterale del termine.
(Mirco, alias il Bolluomo)
Del regista e co-sceneggiatore Ryuhei Kitamura ho già parlato QUI.
L'edizione DVD e Bluray della Midnight Factory non ha contenuti speciali salvo il trailer ma è corredata dal libretto curato dalla redazione di Nocturno Cinema. ENJOY!
Trama: quando la loro macchina fora apparentemente una gomma, un gruppetto di ragazzi si ritrova sotto il mirino di un implacabile e crudele cecchino.
Siccome sono una bimbaminchia, ogni volta che guardo un film lo faccio sapere al mondo via Facebook. Non è solo per manie di protagonismo ma è anche per tenere un po' un diario di ciò che vedo al di là del blog, oppure raccogliere commenti/consigli in corso di visione, il che è sempre utile, almeno per quanto mi riguarda. Finito Downrange, ho preso il cellulare in mano per leggere le eventuali notifiche e ho notato che un po' di amici horrorofili avevano cliccato like sul post dedicato al film in questione. Stupita da tanto apprezzamento, ho dunque posto a questi amici la seguente domanda: "Ma avete messo il like perché vi è piaciuta questa sagra della minkia di mare?" (notare quanto sono raffinata su FB. Che pena.). Le risposte sono state tutte positive e io mi sono ritrovata come unica cretina a mettere in dubbio l'effettiva capacità di giudicare un horror, quindi ho deciso di sperimentare una recensione social e chiesto a chi è riuscito ad apprezzare un horror che in me ha suscitato solo grasse risate di regalare un proprio mini-commento ai lettori del Bollalmanacco, così da offrir loro un servizio migliore di quello che potrei offrire io. Ecco qui:
Kitamura per me è sempre da tenere d'occhio, anche perchè difficilmente ci sono registi che muovono la macchina da presa con quell'energia alla Raimi o Spiegel. La premessa è semplice, la gestazione perfetta, il bodycount maggiore di quello che ci si aspetta, e il finale...il finale è il punto dove lo spettatore bestemmia o scoppia a ridere applaudendo. Io sono rientrato nella seconda categoria. (Luca, I deliri di un horror nerd)
Downrange mi piace perché ha un ritmo forsennato, se ne frega dei personaggi, non perde neanche sei secondi del suo tempo per approfondirli, e si limita a metterli in una situazione senza via d'uscita e a massacrarli. È un horror senza pretese e pieno di sangue dove anche la mano al solito pesantissima di Kitamura fa pochi danni (Lucia, Il giorno degli zombi)
Downrange è un film senza compromessi, un incubo on the road che sembra uscito fuori dagli anni '70 che non lesina in sangue e violenza grafica. Bastardo per tutta la durata, in particolar modo il finale. Notevoli gli attori e nonostante la storia sulla carta potrebbe far pensare ad uno svolgimento statico, il regista fa di tutto per non renderlo tale. Consigliato per un'afosa notte di mezza estate. (Antonio, Alan Parker's Ride)
A mia discolpa, dico solo che guardare Downrange assieme al Bolluomo è stata un'esperienza assai divertente che però mi ha portata a mettermi nei panni di chi giustamente scoppia a ridere davanti ai più banali cliché horror e si stupisce non solo della sfiga atavica di protagonisti e comprimari ma anche, e soprattutto, della sequenza di scelte sbagliate in cui incappano i suddetti. Diciamo che è troppo facile parteggiare per un cecchino quando le sue vittime sono dei poveri mentecatti ed eventuali soccorritori incappano in figuracce degne di un maître chocolatier; oltretutto, gli attori coinvolti sono già abbastanza cani di loro e un doppiaggio italiano tra i più piatti mai uditi non aiuta lo spettatore a simpatizzare con gli assediati. Devo però riconoscere, in effetti, che Downrange non è privo di alcuni aspetti positivi: il ritmo è indiavolato, teso dall'inizio alla fine (con qualche caduta nell'inevitabile "momento strappalacrime" seguito dal "momento di lirismo nipponico", necessari a raggiungere una durata standard) e sono apprezzabili non solo la colonna sonora ma anche e soprattutto la natura anni '80 di quel boogeyman senza volto che è il cecchino, silenzioso, implacabile e privo di motivazioni come il destino infingardo, e il finale letteralmente da applauso. Per quest'ultima cosa, chiedete al Bolluomo. Anzi, lasciamo la parola a lui.
Se siete amanti delle scene sanguinolente, Downrange soddisferà la vostra voglia di vedere succo di pomodoro a fiumi con tanto d’insetti pronti ad approfittarne. Questi voraci insetti pare si siano mangiati, tuttavia, anche il pathos che contraddistingue un film horror “tradizionale”. Non è facile ambientare un’intera pellicola su un’assolata strada dove passa un’automobile ogni 8 ore e il cellulare ha campo solo in alcuni punti, pur restando nel giro di pochi metri (in pratica come avveniva a casa del povero Bruce Willis, prima che trovasse il tempo di cambiare operatore telefonico dopo aver salvato il mondo per l’ennesima volta). Pur con questa indubbia attenuante, lo sceneggiatore sembra si sia fatto prendere un po’ la mano. Appare già impari la lotta fra un cecchino in abbigliamento mimetico degno di Rambo e un gruppo di ragazzi (non proprio svegli) e “armati” solo di telefonini e selfie stick. Se poi ai malcapitati capita di tutto, incluso essere soccorsi da poliziotti sprovveduti, il rischio è quello di creare una tragicommedia. Purtroppo gli amanti del lieto fine rimarranno delusi, ma il finale è sicuramente con il “botto”, nel senso letterale del termine.
(Mirco, alias il Bolluomo)
Del regista e co-sceneggiatore Ryuhei Kitamura ho già parlato QUI.
L'edizione DVD e Bluray della Midnight Factory non ha contenuti speciali salvo il trailer ma è corredata dal libretto curato dalla redazione di Nocturno Cinema. ENJOY!
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venerdì 1 aprile 2016
Lupin III (2014)
Con mostruoso ritardo e tremenda vergogna riesco a parlare solo oggi di Lupin III (ルパン三世 - Rupan Sansei), live action diretto e co-sceneggiato dal regista Ryuhei Kitamura.
Trama: quando il loro mentore viene assassinato, Lupin, Jigen e Fujiko si alleano a Goemon e al genietto dell'informatica Pierre per vendicare l'uomo e rubare il Cuore Cremisi di Cleopatra, un gioiello commissionato da Marcantonio per la Regina d'Egitto...
L'ultimo decennio è stato particolarmente prolifico per la creatura di Monkey Punch nata quasi 50 anni fa: a partire dal 2012 ci sono stati la stupenda serie animata Una donna chiamata Fujiko Mine, un paio di crossover con la franchise Detective Conan, un lungometraggio dedicato interamente a Jigen, la deludente serie Lupin III - L'avventura italiana e infine questo live action che, in qualche modo, ha tentato di mettere una pezza al primo, disastroso tentativo non ufficiale di trasformare Lupin in un personaggio in carne e ossa (se non avete mai guardato Lupin e la strana strategia psicocinetica fatelo, è un trip allucinogeno mica da ridere). Ci sarebbe di che essere stra-felici, se non fosse che gli adattamenti live action, soprattutto se riguardano i manga, sono spesso delle robe tra l'inquietante e l'osceno anche perché, ci avrete sicuramente fatto caso, quasi tutti i protagonisti vengono resi graficamente come se fossero degli occidentali e vederli sullo schermo come un branco di giapponesi solitamente imparruccati male e vestiti come dei cosplayer spezza il cuore. Ecco perché ci ho messo tanto ad avvicinarmi a Lupin III, spinta giusto da un paio di confortanti immagini viste su internet e dalla consapevolezza che, comunque, Tetsuji Tamayama col cappellino, la barbetta e la giacca d'ordinanza del mio adorato pistolero sarebbe stato un discreto figonzo. Ora che ho visto il film di Ryuhei Kitamura posso dire che è meno peggio di quanto avessi preventivato, nonostante un paio di "libere interpretazioni" a livello di trama che, essenzialmente, si traducono nella scelta di fare della pellicola un prequel (un'altro!) delle serie animate. L'azione parte infatti dalla morte di tale Thomas Dawson, capo di un'organizzazione di ladri di cui fanno parte Lupin, Fujiko, Jigen in qualità di guardia del corpo e un paio di altri giovinastri tra i quali spicca un certo Michael Lee, il quale si rivelerà essere un traditore e darà quindi il via a tutta la vicenda, riservandosi un paio di "sconvolgenti" twist narrativi nel corso della pellicola. La banda che tanto conosciamo e amiamo si forma a seguito della tragedia, inglobando ovviamente Goemon e l'inedito Pierre, un ragazzetto amante dei computer, mentre il combattivo Zenigata cerca alternativamente di arrestare Lupin o di ingaggiarlo come spia per debellare un boss del crimine thailandese. Questa, in soldoni, è la trama che, come nella maggior parte dei lungometraggi animati di cui ho parlato finora sul blog, intreccia furti, inseguimenti in auto, momenti ironici e drammatici colpi di scena appoggiandosi non solo ai personaggi principali ma anche e soprattutto a quelli secondari creati per l'occasione.
Dal punto di vista della trama, dunque, non c'è molto di cui lamentarsi tenendo anche conto degli inevitabili cambiamenti/aggiornamenti che solitamente vengono introdotti nel passaggio da un media a un altro (per dire, con Stephen King è stato fatto di peggio, qui al limite fa specie vedere un Jigen cuoco provetto quando ogni fan che si rispetti sa che la Anna Moroni della coppia è Lupin) e fortunatamente vengono rispettate parecchio anche le personalità dei protagonisti, consolidate nel corso dei decenni. La cosa che più mi preoccupava, l'ho già detto sopra, erano gli attori in primis e poi quel vizio terribile che hanno i giapponesi di rispettare pedissequamente gli aspetti meramente visivi di manga e anime, cosa che li porta ad investire millemila yen in improbabili esempi di computer graphic oppure orripilanti cosplay. Con Lupin III fortunatamente questo irresistibile desiderio di precisione si è tradotto esclusivamente nella sgargiante giacca rossa indossata da Lupin e nell'utilizzo di una Cinquecento gialla che a me è sembrata finta tanto quanto il Korosensei di Assassination Classroom (probabilmente però hanno ritoccato al computer solo il colore, non trovo notizie in merito...), per il resto i realizzatori si sono molto contenuti: da fan, aspettavo ovviamente di vedere Jigen e Goemon dare il meglio di sé con pistola e spada e non sono rimasta delusa perché le sequenze a loro dedicate non sono il trionfo della baracconata, bensì un bell'esempio di scene d'azione realizzate con criterio e lo stesso vale per l'unico momento in cui Lupin da prova del suo camaleontico talento. I costumi rispettano quelli iconici dei personaggi, tuttavia sono stati resi più "moderni" e soprattutto realistici, con l'unica eccezione dello sboronissimo gilet ricamato indossato da Jigen (un po' pacchiano ma mi rendo conto che riportato nella realtà l'abbigliamento di Jigen non sarebbe molto diverso da quello di un ragioniere, cappello a parte, quindi qualcosa andava fatto). Anche gli attori mi sono piaciuti parecchio, tranne forse Gou Ayano, troppo ragazzino ed inespressivo per interpretare Goemon; come ho già detto, Tetsuji Tamayama nei panni di Jigen è bellissimo, cool quanto basta per interpretare quello che nella mente di Monkey Punch sarebbe dovuto essere la versione manga del James Coburn de I magnifici sette, Meisa Kuroki è una sensuale e splendida Fujiko, fortunatamente più donna d'azione che bambolotta tuttapatata, Shun Oguri con la sua faccetta da scimmia è un perfetto Lupin III e, infine, Tadanobu Asano è uno Zazà assai simpatico ma forse troppo isterico e caricaturale (per quanto anche lui figo. Sì, ho un debole per Asano anche se mia madre ha detto che "urla come uno scemo"). L'unico difetto è il casting dei personaggi secondari, tra i quali non spicca nessun attore particolarmente meritevole, ma c'è da plaudire allo sforzo di aver allestito una produzione internazionale capace di andare a pescare anche comparse occidentali e thailandesi, cosa che fa di Lupin III un film comunque importante nel panorama della cinematografia nipponica. Insomma, ci sono ovviamente ampi margini di miglioramento e un live action non batterà mai i cartoni animati ma in generale posso dire che Lupin III mi sia piaciuto, bravi tutti!
Di Tadanobu Asano, che interpreta l'ispettore Zenigata, ho già parlato QUI mentre Meisa Kuroki, che interpreta Fujiko Mine, la trovate QUA.
Ryuhei Kitamura è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Giapponese, ha diretto film come Prossima fermata: l'inferno. Anche produttore, attore e tecnico degli effetti speciali, ha 47 anni.
Shun Oguri interpreta Lupin III. Giapponese, ha partecipato a film come Sukiyaki Western Django, Crows Zero, Crows Zero 2, Hentai Kamen, Capitan Harlock (dove doppiava per l'appunto il capitano) e ha anche interpretato Shinichi Kudo in due film TV live action dedicati a Detective Conan. Anche regista e sceneggiatore, ha 34 anni e un film in uscita.
Gou Ayano interpreta Goemon Ishikawa. Giapponese, ha partecipato a film come Nana, Crow Zero 2 e Gacchaman. Ha 34 anni e sei film in uscita.
Tetsuji Tamayama interpreta Jigen Daisuke. Giapponese, ha partecipato a film come Nana e Nana 2 (nei panni di Takumi!). Ha 36 anni.
Monkey Punch si intravede in una scena all'interno dell'aereo, nei panni dell'anziano passeggero con gli occhiali da sole che sorseggia una bibita. Detto questo, se Lupin III vi fosse piaciuto recuperate tutte le cose di cui ho parlato QUI, nella pagina dedicata al "Progetto Lupin III". ENJOY!
Trama: quando il loro mentore viene assassinato, Lupin, Jigen e Fujiko si alleano a Goemon e al genietto dell'informatica Pierre per vendicare l'uomo e rubare il Cuore Cremisi di Cleopatra, un gioiello commissionato da Marcantonio per la Regina d'Egitto...
L'ultimo decennio è stato particolarmente prolifico per la creatura di Monkey Punch nata quasi 50 anni fa: a partire dal 2012 ci sono stati la stupenda serie animata Una donna chiamata Fujiko Mine, un paio di crossover con la franchise Detective Conan, un lungometraggio dedicato interamente a Jigen, la deludente serie Lupin III - L'avventura italiana e infine questo live action che, in qualche modo, ha tentato di mettere una pezza al primo, disastroso tentativo non ufficiale di trasformare Lupin in un personaggio in carne e ossa (se non avete mai guardato Lupin e la strana strategia psicocinetica fatelo, è un trip allucinogeno mica da ridere). Ci sarebbe di che essere stra-felici, se non fosse che gli adattamenti live action, soprattutto se riguardano i manga, sono spesso delle robe tra l'inquietante e l'osceno anche perché, ci avrete sicuramente fatto caso, quasi tutti i protagonisti vengono resi graficamente come se fossero degli occidentali e vederli sullo schermo come un branco di giapponesi solitamente imparruccati male e vestiti come dei cosplayer spezza il cuore. Ecco perché ci ho messo tanto ad avvicinarmi a Lupin III, spinta giusto da un paio di confortanti immagini viste su internet e dalla consapevolezza che, comunque, Tetsuji Tamayama col cappellino, la barbetta e la giacca d'ordinanza del mio adorato pistolero sarebbe stato un discreto figonzo. Ora che ho visto il film di Ryuhei Kitamura posso dire che è meno peggio di quanto avessi preventivato, nonostante un paio di "libere interpretazioni" a livello di trama che, essenzialmente, si traducono nella scelta di fare della pellicola un prequel (un'altro!) delle serie animate. L'azione parte infatti dalla morte di tale Thomas Dawson, capo di un'organizzazione di ladri di cui fanno parte Lupin, Fujiko, Jigen in qualità di guardia del corpo e un paio di altri giovinastri tra i quali spicca un certo Michael Lee, il quale si rivelerà essere un traditore e darà quindi il via a tutta la vicenda, riservandosi un paio di "sconvolgenti" twist narrativi nel corso della pellicola. La banda che tanto conosciamo e amiamo si forma a seguito della tragedia, inglobando ovviamente Goemon e l'inedito Pierre, un ragazzetto amante dei computer, mentre il combattivo Zenigata cerca alternativamente di arrestare Lupin o di ingaggiarlo come spia per debellare un boss del crimine thailandese. Questa, in soldoni, è la trama che, come nella maggior parte dei lungometraggi animati di cui ho parlato finora sul blog, intreccia furti, inseguimenti in auto, momenti ironici e drammatici colpi di scena appoggiandosi non solo ai personaggi principali ma anche e soprattutto a quelli secondari creati per l'occasione.
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Mio. Dio. |
Di Tadanobu Asano, che interpreta l'ispettore Zenigata, ho già parlato QUI mentre Meisa Kuroki, che interpreta Fujiko Mine, la trovate QUA.
Ryuhei Kitamura è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Giapponese, ha diretto film come Prossima fermata: l'inferno. Anche produttore, attore e tecnico degli effetti speciali, ha 47 anni.
Shun Oguri interpreta Lupin III. Giapponese, ha partecipato a film come Sukiyaki Western Django, Crows Zero, Crows Zero 2, Hentai Kamen, Capitan Harlock (dove doppiava per l'appunto il capitano) e ha anche interpretato Shinichi Kudo in due film TV live action dedicati a Detective Conan. Anche regista e sceneggiatore, ha 34 anni e un film in uscita.
Gou Ayano interpreta Goemon Ishikawa. Giapponese, ha partecipato a film come Nana, Crow Zero 2 e Gacchaman. Ha 34 anni e sei film in uscita.
Tetsuji Tamayama interpreta Jigen Daisuke. Giapponese, ha partecipato a film come Nana e Nana 2 (nei panni di Takumi!). Ha 36 anni.
Monkey Punch si intravede in una scena all'interno dell'aereo, nei panni dell'anziano passeggero con gli occhiali da sole che sorseggia una bibita. Detto questo, se Lupin III vi fosse piaciuto recuperate tutte le cose di cui ho parlato QUI, nella pagina dedicata al "Progetto Lupin III". ENJOY!
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