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venerdì 1 dicembre 2023

Where the Devil Roams (2023)

Ancora presa dal bel ricordo di Hellbender, ho deciso di recuperare celermente il nuovo film diretto e sceneggiato da John Adams, Toby Poser e Zelda Adams, Where the Devil Roams.


Trama: nell'America degli anni '30, una famiglia di artisti circensi si sposta dal piccolo circo in cui si esibisce per mietere vittime...


Faccio una doverosa premessa. Per apprezzare appieno Where the Devil Roams bisogna essere fini conoscitori di cinema e amanti delle atmosfere horror tout court, e io purtroppo non rientro in nessuno dei due casi. Di cinema sono un'ignorante non competente, e l'horror mi piace se contestualizzato, supportato da una trama coinvolgente, ché sono troppo rozza per ammirare o capire "l'art pour l'art". Hellbender, per esempio, mi era piaciuto tantissimo, perché era un coming of age particolare, con risvolti non banali per quanto riguarda il concetto di "bene" e "male", oltre ad avere un piglio assai realistico verso i rituali esoterici mostrati nel film. Where the Devil Roams parte invece come un omaggio sentito verso gli horror anni '30, con Freaks primo su tutti, ed imbastisce appunto la storia di una famiglia di freaks negli anni della Depressione, intrecciandola con un'interessante leggenda (completamente inventata ma molto affascinante) avente il Diavolo per protagonista: cacciato dal Paradiso, privato di un amore terreno, il demone Abaddon traccia strade dove i dimenticati vagano, e con essi talvolta stringe patti, là dove lo sguardo di Dio non arriva o non vuole arrivare. Gli Adams ambientano il loro film negli anni della Depressione, usandoli come metafora di un'America odierna dove le persone povere, dimenticate o inascoltate sono tornate ad essere troppe, e consolidano la loro celebrazione della famiglia, del "branco", focalizzando l'attenzione su tre individui soli contro il mondo ma estremamente uniti ed affiatati. Seven è un ex medico, traumatizzato dalla guerra al punto che anche lo spillare di una singola goccia di sangue gli provoca delle crisi epilettiche; per contro, la sua compagna Maggie uccide senza pietà chiunque ritenga una minaccia o un fastidio (la scena del Norvegese scambiato per un Tedesco mi ha fatta sorridere), mentre la giovane Eve sa esprimersi solo attraverso il canto ed è l'attrattiva principale di un numero da circo che non funziona, con sommo scorno dei genitori che vorrebbero darle "di più". In realtà, Eve credo rappresenti il nuovo che deve cercare di staccarsi dal vecchio, cercando soluzioni personali derivanti dall'osservazione del mondo e arrivando anche a sbagliare, l'uccellino che deve lasciare il nido nonostante i genitori provino dolore, fosse anche per l'accettazione della loro vecchiaia e conseguente morte. 


Come vedete, la trama (che non vi spoilero) si presta a mille interpretazioni ed è particolarmente ricca di simbolismi, ma l'ho trovata comunque respingente, almeno ad una prima visione: Where the Devil Roams è uno slow burn assai "slow" nonostante la messa in scena quasi costante di macellate sanguinolente, e purtroppo presenta tre personaggi con i quali non mi è riuscito assolutamente di empatizzare, questo nonostante il legame familiare reale riverberi anche all'interno della finzione con intensità palpabile. E' sicuramente un mio limite, però trovo difficile affezionarmi a una donna che uccide le persone (per quanto un paio odiose) perché le salta la mosca al naso, a un marito che la lascia fare e, teneramente, viene bendato dalla figlia per evitargli scompensi, e a una ragazza muta che sembra vivere in un mondo tutto suo. Ciò che, invece, è da riconoscere universalmente, è la bravura e l'estro creativo che accompagnano gli Adams, il cui stile personalissimo è qualcosa di fresco e nuovo per gli standard dell'horror attuale, soprattutto se si pensa che le loro sono pellicole a bassissimo budget e indipendenti, proprio nel senso di "fatte in famiglia". Non bastassero le inquadrature particolari, dal sapore espressionista, le canzoni e la musica dark che accompagnano le sequenze del film, o lo stile retrò ed inquietante di makeup, abiti e scenografie, i colori di Where the Devil Roams diventano, impercettibilmente, sempre meno saturi man mano che il film prosegue, fino ad arrivare ad utilizzare sfumature di seppia e grigio e, in ultimo, un bianco e nero graffiante che sembra sottolineare un destino senza via d'uscita, già diventato leggenda o condanna, a seconda di come vogliate interpretarlo. Questa, a mio parere, è una grande dimostrazione di stile e consapevolezza dei propri mezzi, a prescindere che il film, nel complesso, mi sia piaciuto meno rispetto al precedente Hellbender. Nell'attesa di riguardalo una seconda volta, magari con occhi "vergini" da aspettative particolari, non posso fare altro che invitarvi a dargli una chance e farmi sapere cosa ne pensate!


Dei registi e sceneggiatori John Adams (Seven), Toby Poser (Maggie) e Zelda Adams (Eve) ho già parlato QUI.


Se Where the Devil Roams vi fosse piaciuto recuperate Hellbender, Freaks e The Devil's Rejects. ENJOY!

venerdì 15 aprile 2022

Hellbender (2021)

Rimasta un po' indietro con gli horror, ho chiesto a Lucia cosa mi consigliava di recuperare a tutti i costi e il suo primo, imprescindibile titolo è stato Hellbender, diretto e sceneggiato nel 2021 dalla Adams Family, composta da John, Toby e la loro giovanissima figlia Zelda


Trama: Izzy e sua madre conducono una vita solitaria in mezzo ai boschi e la ragazza viene tenuta in isolamento a causa di una grave malattia. A poco a poco, però, Izzy viene a scoprire perché le è stato impedito di uscire dai boschi e andare in mezzo alla gente...


Hellbender
è un piccolissimo film indipendente distribuito da Shudder e realizzato, letteralmente, in famiglia. Non conoscevo gli Adams ma hanno già all'attivo parecchi film e, leggendo qui e là, ho "scoperto" la loro natura di cineasti assai poliedrici, in grado di gestire ogni aspetto delle loro opere, partendo dalla regia fino ad arrivare al make up e ai costumi; questa è la prima volta che si sono ritrovati con un budget un po' più alto e, soprattutto, che hanno coinvolto la loro figlia diciottenne Zelda nella regia e nella sceneggiatura, e il risultato è davvero gradevolissimo. Hellbender è un coming of age a sfondo magico/demoniaco, che punta i riflettori sul rapporto tra la giovane Izzy e sua madre, due donne che vivono isolate dal mondo all'interno di una casa sperduta nei boschi di loro proprietà. E' solo la madre ad andare in città, di tanto in tanto, perché Izzy è apparentemente affetta da una grave malattia che le preclude ogni contatto umano, e le giornate della ragazza scorrono tra passeggiate nei boschi ed esibizioni private del gruppo dark/metal che lei e la madre hanno messo in piedi. Quando un giorno, stufa di rimanere nascosta, Izzy decide di avvicinarsi a un gruppetto di ragazzi, accade qualcosa che le rivela la reale natura sua e della madre, creature non umane che traggono potere dal sangue e dalla paura altrui. Da qui, nasce la lenta ma graduale presa di coscienza di Izzy su se stessa e sulla madre tanto amata, che si sviluppa in maniera un po' dissimile rispetto ad altri horror imperniati sugli stessi temi.


La sceneggiatura di Hellbender sta infatti molto attenta a non essere tranchant nel dare un giudizio sui personaggi e sulla loro natura benigna o maligna e, soprattutto, porta sullo schermo un rapporto tra madre e figlia bellissimo, e commovente nel momento in cui ciò che le lega viene irrimediabilmente a infrangersi. Gli "hellbenders" si nutrono di sangue e paura, ed è proprio la paura (per Izzy ma anche per se stessa), prima ancora dell'amore, a spingere la madre di Izzy ad isolare la figlia da ogni possibile "tentazione", ma così facendo la priva anche di un metro di giudizio etico o morale; quando Izzy comincia a sperimentare il potere, non ne viene corrotta, bensì intraprende un percorso di conoscenza che la porterà ad abbracciare la sua vera essenza, lontana da qualsiasi definizione, in perfetta armonia con un'ineluttabilità insita nel "rispetto" dei cicli naturali insegnatole dalla madre. Poiché i personaggi principali sono legati alla stregoneria, gli Adams ci offrono inoltre sprazzi di riti occulti e un'idea degli incantesimi e dei poteri posseduti dagli hellbenders, elementi che rendono il film ancora più interessante e (parlo per me, ovviamente) fanno venire voglia di sapere di più sul passato e sulla vita della madre di Izzy e di coloro che sono venute prima di lei; nonostante il budget più alto ma non ai livelli di una grande produzione, gli effetti speciali necessari per mostrare le capacità degli hellbenders non sono perfetti, ma i registi compensano con un enorme talento visivo e con soluzioni originali capaci di minimizzare tali imperfezioni, e confezionano scene assai emozionanti e di grande impatto. Le hellbenders interpretate da Toby Poser e Zelda Adams, inoltre, hanno un fascino particolarissimo capace di renderle icone istantanee, e i piccoli video musicali di cui sono protagoniste, invece di spezzare il ritmo del racconto, danno l'idea della particolare intimità esistente tra i personaggi. Che vi piaccia o meno l'horror, Hellbender è un film che merita almeno una visione. Nell'attesa che trovi una distribuzione anche qui da noi, mi dedicherò a recuperare qualcuna delle opere precedenti degli Adams

John Adams, Toby Poser
e Zelda Adams sono i registi e sceneggiatori del film ed interpretano rispettivamente lo zio, la madre e Izzy. Zelda, americana e diciottenne, è la figlia dell'inglese John (43 anni, produttore, si occupa anche di colonna sonora, montaggio, fotografia, trucco e scenografia) e dell'americana Toby (53 anni, produttrice, si occupa anche di colonna sonora, scenografia, trucco e costumi), ha partecipato agli altri film realizzati dalla famiglia, tra i quali Rumblestrips e The Deeper You Dig, e si occupa anche di montaggio e fotografia. 



Se Hellbender vi fosse piaciuto recuperate The Devil's Candy, Thelma e Raw. ENJOY!

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