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domenica 20 novembre 2011

Borderland - Linea di confine (2007)

Come è accaduto per slasher e film sugli zombie, c’è stato un periodo in cui anche i “torture porn” prosperavano, soprattutto dopo che l’Hostel di Eli Roth aveva segnato il percorso da seguire, per così dire. Frutto di questo genere è anche Borderland – Linea di confine (Borderland), diretto nel 2007 dal regista Zev Berman.


Trama: tre amici decidono di fare una vacanza in Messico, o meglio, di “sconfinare”. Loro ovviamente si aspettano droga, alcool e prostitute, troveranno invece un culto di pazzi torturatori, sangue e morte.


Dichiaratamente basato (ovviamente) su una storia vera, giusto per rendere il tutto più inquietante agli occhi del novellino che non ha mai visto un horror in vita sua, questo Borderland sposta il luogo minaccioso, arretrato e nemico dove finiscono i tre poveretti americani dall’Europa dell’Est a quella terra di nessuno che è il confine tra America e Messico, ci infila un fatto di cronaca risalente agli anni ’80 e condisce il tutto citando a piene mani i mille casi irrisolti di “desaparecidos”. Pare infatti che verso il 1989 un gruppo di cosiddetti “narcosatanisti” avesse fatto fuori almeno una ventina di persone per portare avanti i loro rituali, che avrebbero consentito loro di passare indenni ed invisibili sotto il naso dei poliziotti con gli abituali carichi di droga. Pura follia, ma non c’è cosa che non possa ispirare un horror, ed ecco che i realizzatori di Borderland aggiungono l’elemento soprannaturale a quello della tortura.


L’unico problema è che film come Hostel sono apprezzabili (se dico belli passo per psicopatica) e raggiungono lo scopo perché sono in qualche modo verosimili e soprattutto perché indugiano sull’elemento voyeuristico, altrimenti non verrebbero definiti torture porn. Borderland invece manca proprio di quell’elemento tanto pubblicizzato sulle locandine (Hostel ha fissato il limite, Borderland lo supera…), così che lo spettatore si ritrova, sempre più perplesso, a guardare un film che, dopo un inizio “a effetto” se la smenazza per più di metà della sua durata con le pippe mentali degli odiosi protagonisti, storie d’amore (?), sbruffonate assortite, i soliti poliziotti compiacenti che non sanno, non c’erano e se c’erano dormivano e assurdi deliri pseudo-satanisti. Certo, il momento clou, per così dire, è abbastanza impressionante, ma per citare Generazione X è “troppo poco, troppo tardi”, e il solito finale alla homo homini lupus, con il ragazzo buono e gentile il cui sogno è andare in Africa e fare il volontario che sevizia a colpi di machete uno dei torturatori, è liberatorio fino a un certo punto.


Oltre che dalla noia e da una trama abbastanza stupida, Borderland è afflitto anche dall’insopportabilità dei protagonisti, che è sì un problema comune ad altre produzioni simili, ma che qui forse tocca il suo apice: il più “sensato” del trio è innaturalmente mollo e depresso, il “coglioncello” lo è veramente a livelli improponibili (la scena più sconcertante è quella in cui insulta l’amico che vorrebbe andare a fare il volontario “cosa sei, un Democratico del cazzo adesso?” aah, ma che bell’amicizia…) salvo poi abbassare la cresta al primo sentore della pericolosità dei nemici, mentre il ragazzino è fastidioso nella sua innocente idiozia (leggi: accettare un passaggio da sconosciuti di notte), e ovviamente anche i villains non si salvano, con quella loro aria “mistica” da santoni drogati. L’unica nota positiva e scioccante del film è la presenza di Sean Astin in un inedito ruolo da redneck incattivito, misogino e psicopatico che gli calza stranamente a pennello, anche se spesso mi ritrovavo comunque a pensare a Samvise Baggins, con un effetto straniante mica da ridere! Insomma, anche se siete appassionati di horror io eviterei la visione, e cercherei di meglio.


Di Jake Muxworthy, che interpreta Henry, ho già parlato qui.

Zev Berman è il regista e sceneggiatore della pellicola, al suo terzo film. Di costui purtroppo non riesco a trovare informazioni anagrafiche di nessun tipo, quindi chiedo aiuto a qualche esperto che ne sa più di me!


Sean Astin (vero nome Sean Patrick Duke) interpreta Randall. “Figlio” d’arte (il papà, anche se non biologico, era il vero Gomez della Famiglia Addams televisiva, John Astin), ha cominciato la carriera come membro dei Goonies, per poi affermarsi come Hobbit con lo splendido personaggio di Samvise Gamgee nella trilogia de Il Signore degli Anelli diretta da Peter Jackson, ma ha partecipato anche a film come il bellissimo La guerra dei Roses e Cambia la tua vita con un click, a serie come 24 e My Name is Earl e anche doppiato un episodio di Robot Chicken. Americano, anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 40 anni e due film in uscita; inoltre, doppierà nientemeno che Raffaello nell’ennesima serie a cartoni animati dedicata alle mitiche Tartarughe Ninja.


Brian Presley interpreta Ed. Americano, ha partecipato a qualche film e a serie come Beverly Hills 90210, Settimo cielo e General Hospital. Anche produttore, ha 34 anni e un film in uscita.


Rider Strong interpreta Phil. Già protagonista del Cabin Fever di Eli Roth, ha partecipato anche al seguito Cabin Fever 2: Spring Fever e a serie come Quell’uragano di papà, Party of Five – Cinque in famiglia, Hercules, Veronica Mars, Bones, oltre ad aver doppiato alcuni episodi di Kim Possible. Americano, anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 32 anni e due corti in uscita.


Se vi piacesse questo genere di film, vi consiglierei di puntare sul già citato Hostel, Hostel 2 e infine sul poco conosciuto ma pregevole Captivity, uscito anche in Italia. Questo è il primo post scritto sulla piattaforma, speriamo di non aver fatto qualche casino. ENJOY... comunque!

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