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mercoledì 5 settembre 2012

Asylum (2008)

Il dono fattomi per il compleanno da una cara collega si sta rivelando una fucina di orrori cinematografici inenarrabili. L’ultimo mi(se)rabile esempio di questa raccolta è stato Asylum, diretto nel 2008 dal regista David R. Ellis.

Anche la locandina è inguardabile... -.-
Trama: al primo anno di college, un gruppo di studenti si ritrova a dover vivere in un dormitorio ricavato dalla struttura di un ex manicomio, dove un Dottore si divertiva a lobotomizzare i pazienti. Inutile dire che il suo fantasma è ancora lì che gira…


Asylum è davvero l’horror maffo per eccellenza. Privo di originalità, di attori anche solo lontanamente validi, di scene a effetto, di picchi trash, di qualcosa a cui appigliarsi per dire “beh, almeno ha questa particolare caratteristica che lo nobilita…”. Macché. Manco per l’anima. Anzi no, un pregio ce l’ha, è corto. Ma quanta fatica arrivare fino alla fine! Posso ancora accettare la banalità della storia, d’altronde il 70% di film horror si basa più o meno sugli stessi canovacci leggermente modificati (in questo caso la figura del mad doctor si mescola allo slasher e alla ghost story), ma la sceneggiatura che ne hanno ricavato è di una pochezza sconcertante, inficiata dalla presenza di personaggi per i quali è praticamente  impossibile provare anche solo lontanamente una sorta di empatia, da tanto sono monodimensionali: la protagonista “vede cose” che gli altri non vedono ma per il resto è una figamolla della peggior specie, gli amichetti sono rispettivamente il solito nerd verginello, la solita zoccolotta bionda che si farebbe anche un cane, il solito zoccoletto biondo E palestrato che si farebbe qualsiasi donna che respira, il solito ragazzetto rude ma dal cuore tenero che diventerà il fidanzato della protagonista, la solita rappresentante della minoranza ispanoamericana (manca la gente di colore in questo film) e per finire il solito inserviente minorato che mette in guardia inutilmente gli studentelli. In mezzo a questo bestiario, lo spauracchio del Dottore è uno dei più tristi villain mai apparsi in un film horror, perché gli sceneggiatori hanno cercato di renderlo logorroico e “simpatico” come il Freddy Krueger degli ultimi Nightmare e “stiloso” e punk come Pinhead ma, diciamocelo, siamo su tutto un altro livello.


Rimanendo sempre in tema Nightmare, le giovani vittime vengono uccise dal Dottore dopo che lui le ha trascinate nei loro incubi o comunque nei loro peggiori ricordi. Ognuno dei giovinetti, infatti, è stato vittima di un trauma psicologico mica da ridere, forse è per questo che nel giro di un’ora (giuro: UN’ora) sono già tutti amici, tutti felici, un gruppo coeso che nemmeno la morte e, soprattutto, l’odioso sorvegliante riescono a dividere. Gli incubi di cui sopra, comunque, vanno dal sovrannaturale allo slasher tout court, ricercando sempre e comunque la soluzione meno fantasiosa tra tutte quelle possibili e avviluppando lo spettatore in un bozzolo di noia tale che anche le palesi idiozie della trama rischierebbero di sfuggire a un occhio ormai obnubilato dalla camurrìa. Per fortuna, giungono in soccorso degli sfortunati spettatori perle di rara demenza come il metodo prescelto dal Dottore per lobotomizzare i suoi pazienti: due lunghi scalpelli attraverso gli occhi e via, camminare! La vittima di cotanta tortura, va detto, NON rimane cieca, solo lobotomizzata, al limite un po’ di mal di testa guaribile con la solita Aspirina. Ora, io non sono un medico ma… come DIAMINE è possibile??? Un’altra domanda che mi verrebbe in mente è perché mai il Dottore, che in quanto fantasma (ma, attenzione: ci viene detto che egli NON è fantasma, bensì qualcosa di più!!) riesce più volte ad entrare nelle stanze chiuse degli studenti, bloccare finestre, spegnere luci, comparire e scomparire dove gli pare, viene bloccato fuori da uno sgabuzzino con il solo ausilio di un pesante schedario messo contro la porta. Misteri della fede, così come sono un mistero soprattutto i motivi che hanno permesso a quest’obbrobrio di essere distribuito sul mercato italiano con un doppiaggio talmente pessimo da indurmi più volte ad abbassare il volume. Spero che non vi venga mai in mente di vedere questo Asylum ma, se vi succedesse, magari dopo una lobotomia, cercatelo almeno in lingua originale.

Nuoooo rivedere Asylum nuooooooooooooo!!!!
Del regista David R. Ellis ho già parlato qui. Jake Muxworthy, che interpreta Holt, lo trovate qui mentre Lin Shaye, che compare brevemente nei panni della madre di String, la trovate qua.

Sarah Roemer interpreta Madison. Americana, ha partecipato a film come The Grudge 2 e Hachiko – Il tuo migliore amico. Anche produttrice, ha 28 anni.


Mark Rolston interpreta il Dottore. Americano, ha partecipato a film come Aliens – Scontro finale, Arma letale 2, Robocop 2, Body of Evidence – Il corpo del reato, Le ali della libertà, Daylight – Trappola nel tunnel, Rush Hour – Due mine vaganti, Saw V e Saw VI – Credi in lui, oltre alle serie L’ispettore Tibbs, E.R. Medici in prima linea, La signora in giallo, Walker Texas Ranger, Nash Bridges, X – Files, Angel, Dark Angel, Alias, NYPD, La zona morta, 24, CSI: NY, Criminal Minds, Cold Case, CSI: Miami, CSI: Scena del crimine e Supernatural. Anche sceneggiatore, ha 56 anni e cinque film in uscita.


Travis Van Winkle interpreta Tommy. Americano, ha partecipato a film come Transformers, 3ciento – Chi l’ha duro… la vince!, Venerdì 13 e a serie come Raven, Malcom, The O.C., Veronica Mars, 90210, Two and a Half Men e CSI: Miami. Ha 30 anni.


Se vi chiedete, inoltre, dove avete già visto la faccetta sfigata dell’attore che interpreta String, ripensate a Desperate Housewives e all’inquietante Zach Young. ENJOY!!

domenica 20 novembre 2011

Borderland - Linea di confine (2007)

Come è accaduto per slasher e film sugli zombie, c’è stato un periodo in cui anche i “torture porn” prosperavano, soprattutto dopo che l’Hostel di Eli Roth aveva segnato il percorso da seguire, per così dire. Frutto di questo genere è anche Borderland – Linea di confine (Borderland), diretto nel 2007 dal regista Zev Berman.


Trama: tre amici decidono di fare una vacanza in Messico, o meglio, di “sconfinare”. Loro ovviamente si aspettano droga, alcool e prostitute, troveranno invece un culto di pazzi torturatori, sangue e morte.


Dichiaratamente basato (ovviamente) su una storia vera, giusto per rendere il tutto più inquietante agli occhi del novellino che non ha mai visto un horror in vita sua, questo Borderland sposta il luogo minaccioso, arretrato e nemico dove finiscono i tre poveretti americani dall’Europa dell’Est a quella terra di nessuno che è il confine tra America e Messico, ci infila un fatto di cronaca risalente agli anni ’80 e condisce il tutto citando a piene mani i mille casi irrisolti di “desaparecidos”. Pare infatti che verso il 1989 un gruppo di cosiddetti “narcosatanisti” avesse fatto fuori almeno una ventina di persone per portare avanti i loro rituali, che avrebbero consentito loro di passare indenni ed invisibili sotto il naso dei poliziotti con gli abituali carichi di droga. Pura follia, ma non c’è cosa che non possa ispirare un horror, ed ecco che i realizzatori di Borderland aggiungono l’elemento soprannaturale a quello della tortura.


L’unico problema è che film come Hostel sono apprezzabili (se dico belli passo per psicopatica) e raggiungono lo scopo perché sono in qualche modo verosimili e soprattutto perché indugiano sull’elemento voyeuristico, altrimenti non verrebbero definiti torture porn. Borderland invece manca proprio di quell’elemento tanto pubblicizzato sulle locandine (Hostel ha fissato il limite, Borderland lo supera…), così che lo spettatore si ritrova, sempre più perplesso, a guardare un film che, dopo un inizio “a effetto” se la smenazza per più di metà della sua durata con le pippe mentali degli odiosi protagonisti, storie d’amore (?), sbruffonate assortite, i soliti poliziotti compiacenti che non sanno, non c’erano e se c’erano dormivano e assurdi deliri pseudo-satanisti. Certo, il momento clou, per così dire, è abbastanza impressionante, ma per citare Generazione X è “troppo poco, troppo tardi”, e il solito finale alla homo homini lupus, con il ragazzo buono e gentile il cui sogno è andare in Africa e fare il volontario che sevizia a colpi di machete uno dei torturatori, è liberatorio fino a un certo punto.


Oltre che dalla noia e da una trama abbastanza stupida, Borderland è afflitto anche dall’insopportabilità dei protagonisti, che è sì un problema comune ad altre produzioni simili, ma che qui forse tocca il suo apice: il più “sensato” del trio è innaturalmente mollo e depresso, il “coglioncello” lo è veramente a livelli improponibili (la scena più sconcertante è quella in cui insulta l’amico che vorrebbe andare a fare il volontario “cosa sei, un Democratico del cazzo adesso?” aah, ma che bell’amicizia…) salvo poi abbassare la cresta al primo sentore della pericolosità dei nemici, mentre il ragazzino è fastidioso nella sua innocente idiozia (leggi: accettare un passaggio da sconosciuti di notte), e ovviamente anche i villains non si salvano, con quella loro aria “mistica” da santoni drogati. L’unica nota positiva e scioccante del film è la presenza di Sean Astin in un inedito ruolo da redneck incattivito, misogino e psicopatico che gli calza stranamente a pennello, anche se spesso mi ritrovavo comunque a pensare a Samvise Baggins, con un effetto straniante mica da ridere! Insomma, anche se siete appassionati di horror io eviterei la visione, e cercherei di meglio.


Di Jake Muxworthy, che interpreta Henry, ho già parlato qui.

Zev Berman è il regista e sceneggiatore della pellicola, al suo terzo film. Di costui purtroppo non riesco a trovare informazioni anagrafiche di nessun tipo, quindi chiedo aiuto a qualche esperto che ne sa più di me!


Sean Astin (vero nome Sean Patrick Duke) interpreta Randall. “Figlio” d’arte (il papà, anche se non biologico, era il vero Gomez della Famiglia Addams televisiva, John Astin), ha cominciato la carriera come membro dei Goonies, per poi affermarsi come Hobbit con lo splendido personaggio di Samvise Gamgee nella trilogia de Il Signore degli Anelli diretta da Peter Jackson, ma ha partecipato anche a film come il bellissimo La guerra dei Roses e Cambia la tua vita con un click, a serie come 24 e My Name is Earl e anche doppiato un episodio di Robot Chicken. Americano, anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 40 anni e due film in uscita; inoltre, doppierà nientemeno che Raffaello nell’ennesima serie a cartoni animati dedicata alle mitiche Tartarughe Ninja.


Brian Presley interpreta Ed. Americano, ha partecipato a qualche film e a serie come Beverly Hills 90210, Settimo cielo e General Hospital. Anche produttore, ha 34 anni e un film in uscita.


Rider Strong interpreta Phil. Già protagonista del Cabin Fever di Eli Roth, ha partecipato anche al seguito Cabin Fever 2: Spring Fever e a serie come Quell’uragano di papà, Party of Five – Cinque in famiglia, Hercules, Veronica Mars, Bones, oltre ad aver doppiato alcuni episodi di Kim Possible. Americano, anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 32 anni e due corti in uscita.


Se vi piacesse questo genere di film, vi consiglierei di puntare sul già citato Hostel, Hostel 2 e infine sul poco conosciuto ma pregevole Captivity, uscito anche in Italia. Questo è il primo post scritto sulla piattaforma, speriamo di non aver fatto qualche casino. ENJOY... comunque!

mercoledì 5 maggio 2010

BollAnteprima: Shadow (2009)

Per un’appassionata di cinema e soprattutto horror come me, l’idea di presenziare a una prima dove potersi anche confrontare con attori e regista è una specie di sogno. Grazie ad una bella iniziativa del sito horror.it il sogno si è avverato e ho avuto occasione anche di vedere quello che sicuramente è il migliore film horror italiano degli ultimi anni, ovvero Shadow, diretto nel 2009 da Federico Zampaglione, proprio il cantante dei Tiromancino. Data questa piccola premessa, con in mente le belle e dolci canzoni del gruppo, ovviamente ero scettica, anche se ne avevo sentito parlare benissimo. Ah, l’ignoranza e i pregiudizi, che brutta cosa!


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Trama: David è un ex soldato, reduce dalla guerra in Iraq. Per liberarsi dagli orrori passati, decide di andare a fare biking sui monti e lì incontra un’appassionata ciclista come lui, Angeline. Quella che si preannuncia come una rilassante gita viene però trasformata in un incubo dapprima da due cacciatori decidi a vendicarsi dopo che i due ragazzi fanno fuggire una potenziale preda, quindi da un terribile essere che si aggira nei boschi, e che non fa distinzione tra buoni e cattivi…


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Siccome sono sicura di non essere diventata ipersensibile ma, anzi, ormai gli horror, per quanto beceri, non mi fanno più né caldo né freddo (a parte A' l’interieur…), posso dire con certezza che Shadow fa davvero paura. Nonostante il film racchiuda in sé più di un archetipo horror, come il bosco, la nebbia, il maniaco torturatore, ecc., Zampaglione riesce a metterli insieme raccontando qualcosa di nuovo e tornando ai bei tempi in cui per saltare sulla poltrona non servivano litri di sangue e perversioni al limite dell’incomprensibilità umana. Anzi, Shadow in questo è relativamente semplice, ma giuro cheEli Roth con il suo Hostel o tutti i registi dei vari Saw ne dovranno fare di strada prima di farmi tappare le orecchie per non sentire il crescendo di urli di uno dei cacciatori mescolati al suono della corrente elettrica durante la prima, semplice e terribile tortura perpetrata dall’inquietante Mortis. E questo è solo l’aspetto più superficiale di un film che, complice anche il particolare e triste finale, penetra in profondità.


shadow STILL


Dopo la lunga ed interessante chiacchierata con il regista, il ricordo di Shadow si arricchisce di interpretazioni particolari. Non un horror fatto tanto per fare, ma il frutto di una passione che Zampaglione coltiva da sempre, appoggiato dal padre (altro appassionato e coautore della sceneggiatura), e dei “banali” orrori di cui la nostra civiltà è piena. David ha un retaggio di soldato da cui cerca di fuggire, evadendo in una realtà da sogno. Ma come dice Angeline all’inizio, “gli orrori della guerra sono arrivati anche qui”; a poco a poco David si ritrova in un incubo, preda di qualcuno che è rimasto segnato dalla guerra tanto quanto lui, e che col senno di poi è l’incarnazione stessa del senso di colpa dei carnefici e dell’odio delle vittime. In una delle scene più raccapriccianti del film il protagonista è costretto a vedere, impossibilitato a chiudere gli occhi, sprofondato in un posto pieno di testimonianze degli orrori della guerra: ritratti di dittatori e guerrafondai (tra i quali spicca anche Bush, non a caso), filmati che riportano ogni singolo conflitto degli ultimi cent’anni, foto di deportati, che ricordano tanto l’emaciato Mortis. Con tutti questi “indizi” sarebbe facile capire l’origine di Mortis, ma Zampaglione nel finale ribalta ogni prospettiva e conferisce al film un significato completamente diverso.


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Passando ad aspetti più “tecnici”, Shadow è pieno di cinefili omaggi, come una delle ultime immagini di Mortis, che lo mostrano identico alla Morte deIl settimo sigillo di Bergman; l’inizio ricorda molto Blood Trails, mentre l’utilizzo, durante le scene più crude, di una canzone rilassante come La strada del bosco di Claudio Villa (canzone scelta dal padre del regista, che gentilmente ha risposto alla mia domanda in merito – sì, lo so, era una domanda idiota, ma fondamentalmente io faccio caso solo a questi particolari frivoli…), crea un effetto straniante pari a quello che ha creato Aja in Alta tensione con Sarà perché ti amo dei Ricchi e poveri. A questo proposito, la colonna sonora, creata dal fratello del regista, Francesco, e dai The Alvarius, è semplicemente meravigliosa e molto azzeccata, sicuramente apprezzabile anche fuori dal film (anche se l’urlo del protagonista che si confonde con un assolo di chitarra elettrica è geniale). Gli attori sono stati selezionati per fortuna al di fuori del mondo dello spettacolo nostrano, e sono tutti professionisti ahimé poco conosciuti: avendoli visti dal vivo, confrontandoli con i rispettivi personaggi, ho apprezzato soprattutto Nuot Arquint, terrificante d’aspetto come il mostro che interpreta eppure timido e cauto nell’esprimersi e i due bastardissimi cacciatori, ovvero Ottaviano Blitch e Chris Coppola. Il primo è un autore completo, il tipico attore professionista in grado di cimentarsi alla perfezione in qualsiasi ruolo, il secondo è una persona simpaticissima, specializzato in ruoli comici, che per la prima volta si ritrovava a dover interpretare uno stronzo maniaco, riuscendoci perfettamente.


Anteprima Shadow Genova


Questa l'ho scattata io alla prima.. non è granché così rimpicciolita ma ne vado molto orgogliosa, quindi se volete utilizzarla chiedete please ^__^


Detto questo, speriamo davvero che il pubblico italiano, e gli autori soprattutto, aprano un po’ gli occhi. Il nostro cinema non è morto, ucciso dalla tv commerciale, ma è di sicuro stato pesantemente narcotizzato. Per quanto coraggio abbiano giovani registi come Zampaglione è praticamente impossibile trovare produttori disposti a rischiare e sostenere progetti che non saranno visti e apprezzati dal 90% delle persone, quindi acquistati dalle tv; è molto meglio acquistare la pappa pronta USA, che attira sempre un pubblico maggiore. Per questo, il mio consiglio stavolta diventa un appello: andate a vedere Shadow e sostenete il cinema italiano, se c’è la possibilità che lo mettano in un cinema vicino a voi fate la cortesia per una volta di spendere sette euro per qualcosa che valga la pena venga visto e conosciuto, magari togliendoli a ciofeche infami come questi continui e noiosi remake di horror USA. Fidatevi, se amate l’horror non li rimpiangerete.


Federico Zampaglione è il regista della pellicola. Conosciuto soprattutto come cantante del gruppo Tiromancino, in realtà non è al suo primo film, in quanto ha già girato Nero bifamiliare, una commedia nerissima. Romano, ha 42 anni.


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Nuot Arquint interpreta Mortis (battezzato in realtà così solo nei titoli di coda, in quanto il personaggio non viene mai nominato). Svizzero, ha partecipato a film come La passione di Cristo e Il divo.


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Ottaviano Blitch interpreta uno dei due cacciatori, Fred. Regista e attore di un corto molto gore dal titolo Liver, lo ritroviamo anche in Italians e nell’horror italiano In the Market. Ha un film in uscita.


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Chris Coppola interpreta il secondo cacciatore, Buck. Americano, ha già recitato (spesso con piccole parti) in parecchi film come Spawn, Spider – Man, Sim0ne, Lo smoking, La leggenda di Beowulf, Venerdì 13 e in telefilm come ER, Jarod il camaleonte,. Giudice Amy, CSI, Cory alla Casa Bianca. Ha due film in uscita.


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Jake Muxworthy interpreta David. Americano, ha partecipato a serie tv come 24, Senza traccia e CSI: NY. Ha 32 anni.


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Karina Testa interpreta Angeline. L’attrice francese ha recitato in un altro horror assai famoso, Frontiers – le frontiere dell’inferno. Ha 29 anni e un film in uscita.


karina-testaE ora vi lascerei con il trailer del film, se non lo avete ancora visto da qualche parte... Sentite che bella la colonna sonora e ENJOY!! (P.S. Vi ricordo che il film in questione esce il 14 maggio!!)


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