mercoledì 30 giugno 2010

Ragazze a Beverly Hills (1995)

Con questa recensione mi gioco ogni briciola di credibilità come cinefila, lo so e non mi importa. Perché esistono pochi film che, pur non essendo dei capolavori, mi richiamano piacevolmente un determinato periodo della mia vita, e uno di questi è la commedia Ragazze a Beverly Hills (Clueless), diretta nel 1995 dalla regista Amy Heckerling.

clueless_movie_posterLa trama: Cher è la reginetta “buona” del liceo, un’adolescente modaiola e dalla testa completamente vuota, eppure sempre pronta ad aiutare le amiche, se può trarne vantaggio. La sua vita scolastica trascorre tra feste, ricerche di ragazzi, escamotage per prendere voti migliori e shopping, almeno finché non si innamora davvero..


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Ragazze a Beverly Hills è un film che all’apparenza può risultare molto stupido, ma non è stato creato per un pubblico stupido, anzi. Si può definire una celebrazione dell’età adolescenziale, con tutti i suoi pregi e i suoi innumerevoli difetti; una celebrazione ingenua, perché priva di qualsiasi pessimismo o approfondimento di problemi “reali”, ma ogni tanto ci vogliono anche film piacevoli e divertenti come questo, visto che pellicole che trattano l’argomento in maniera assolutamente demenziale o assolutamente maledetta ne sono state fatte a bizzeffe. Il film della Heckerling ci mostra lo stesso mondo che all’epoca ci era stato fatto conoscere da telefilm come Beverly Hills 90210 e Melrose Place, però non si concentra tanto sui drammoni tipici di quelle serie, quanto sui piccoli grandi problemi di un’adolescente che dovrebbe esserne virtualmente priva. Il punto di vista soggettivo di Cher, voce narrante dell’intera vicenda, ci introduce al mondo che la ragazza conosce, con tutte le imprecisioni, le esagerazioni e le assurdità del caso; è un punto di vista vivace, senza pensieri, spesso deliziosamente ignorante, che matura però con il proseguire della storia. All’inizio i personaggi sono molto caricaturali e stereotipati, poi a poco a poco cominciamo a capire che la maggior parte di loro ha anche una personalità e anche una sorta di profondità, con insospettabili qualità positive che scopriamo assieme ad una stupita Cher. Alla fine il messaggio del film è molto positivo, ma non melenso (sebbene il finale con matrimonio – non vi dico di chi – stoni un po’ con il resto della pellicola..), un invito a divertirsi il più possibile e a godersi la vita in modo anche un po’ stupido senza perdere però di vista quelli che sono i veri valori come amicizia e amore.


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A sostegno dei temi trattati, ci sono una messa in scena e dei dialoghi grandiosi. Alicia Silverstone è la perfetta Barbie californiana, ingenuamente sexy e molto civetta ma mai volgare, neanche quando il suo intento è quello di sedurre un uomo; il suo entourage di amichette è conciato in dei modi che al giorno d’oggi farebbero rabbrividire sia per i colori che per le fantasie utilizzate, mentre per fortuna i ragazzetti che le circondano sono leggermente più sobri. Il modo di parlare delle Ragazze di Beverly Hills è una gioia per chiunque ami, come me, ascoltare ed imparare i diversi slang (ammetto che senza sottotitoli non si capirebbe molto, soprattutto non sono facili i riferimenti ad una cultura che nonostante la globalizzazione è in parte ancora un po’ troppo lontana da noi, per non parlare di cose che sono legate esclusivamente agli anni novanta…), e oltre a questo ci sono anche alcune simpatiche citazioni cinematografiche, a dimostrazione che Ragazze a Beverly Hills non è così scemino come appare; la più evidente è quella di 2001: Odissea nello spazio con il telefonino che non squilla al posto del monolite nero, ma un altro paio di citazioni, tra cui quella relativa a “A qualcuno piace caldo”, sono indicative dell’orientamento sessuale dell’ambiguo Christian e non sono così immediate. Contrariamente a quanto accade in presenza di film simili, anche gli attori sono bravi. Oltre alla già citata Silverstone segnalo Brittany Murphy per una volta nei panni della sfigatina, che riesce ad essere dolce ed irritante allo stesso tempo, e il mio idolo Breckin Meyers sempre a suo agio nei ruoli da fattone, mentre purtroppo i due ragazzi che attirano l’attenzione di Cher, Josh e Christian, sono un po’ bolsetti. In generale è un film che consiglio di guardare, almeno una volta nella vita.

Amy Heckerling è la regista e sceneggiatrice del film. Già responsabile della realizzazione di film a modo loro storici come Senti chi parla e Senti chi parla 2, nonché di alcuni episodi del telefilm Clueless, tratto appunto da Ragazze a Beverly Hills, la regista americana ha 56 anni e un film in uscita.

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Alicia Silverstone interpreta la protagonista, Cher Horowitz. L’attrice americana ha avuto il suo momento di gloria negli anni ’90, con film come Babysitter… un thriller e Batman & Robin, mentre negli ultimi anni si è un po’ persa e la ritroviamo in Scooby – Doo 2 – Mostri scatenati. Americana, ha 34 anni e tre film in uscita. 

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Breckin Meyer interpreta lo scoppiatissimo Travis. Per quanto sconosciuto ai più, questo ragazzo è uno dei miei attori preferiti, chissà perché… sarà per i ruoli da demente che gli fanno sempre interpretare, come in Nightmare 6 – La fine e Giovani Streghe. Tra gli altri suoi film ricordo Fuga da Los Angeles, Giovani pazzi e svitati, il bellissimo Studio 54, Rat Race, Garfield – Il film e Herbie – Il supermaggiolino, mentre i telefilm a cui ha partecipato sono Avvocati a Los Angeles, Clueless, Party of Five – cinque in famiglia, Dr. House, Heroes; ha doppiato alcuni episodi di Kim Possibile, Robot Chicken e persino Benigni, nella versione inglese di Pinocchio. Americano, ha 36 anni e un telefilm in uscita.

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Donald Faison interpreta Murrey, il fidanzatino di Dionne. Chi è questo attore, se non il geniale Turk di Scrubs? Ma prima di cementarsi nel cuore dei fan con il ruolo dell’assurdo chirurgo, il nostro ha partecipato a Giovani pazzi e svitati, ad altri telefilm come Sabrina, vita da strega, Clueless e The Bernie Mac Show e ha anche doppiato alcuni episodi di Kim Possible, Robot Chicken e American Dad. Ha 36 anni e due film in uscita.

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Brittany Murphy interpreta la sfigatella Tai. Attrice americana segnata da alterne vicende e da prematura morte, non è mai stata tra le mie preferite, anzi, ma la ricordo in film come L’angelo del male, Ragazze interrotte, 8 Mile, il meraviglioso Sin City e, per la tv, in Blossom, Frasier, Party of Five – Cinque in famiglia e Clueless. Ha inoltre doppiato un episodio di Futurama. E morta l’anno scorso, all’età di 32 anni, per una crisi causata da un mix di polmonite, anemia e abuso di droghe. Una furbona, non c’è che dire. Nonostante ciò, stanno per uscire un paio di film postumi che la vedono come protagonista.

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Jeremy Sisto interpreta il viscido Elton. L’attore americano ha partecipato a film come Scherzi del cuore, Wrong Turn, Ingannevole è il cuore più di ogni cosa e soprattutto a film per la tv come Giulio Cesare e serie televisive quali Oltre i Limiti, Dawson’s Creek, Six Feet Under, Incubi e deliri, Numb3rs e Law and Order. Ha 36 anni e due film in uscita.

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Paul Rudd interpreta il fratellastro “sensato” di Cher, Josh. L’attore americano, che nella mia mente si è fissato come marito di Phoebe in Friends, ha recitato in Halloween 6: la maledizione di Michael Meyers, Romeo & Giulietta, Le regole della casa del sidro, Anchorman: The Legend of Ron Burgundy e Una notte al museo; ha partecipato inoltre ai telefilm Clueless e Veronica Mars, doppiato uno dei personaggi di Mostri contro alieni e anche un episodio di Robot Chicken. Ha 41 anni e tre film in uscita.

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Stacey Dash interpreta la migliore amica di Cher, Dionne. L’attrice americana ha partecipato al film Mezzo professore tra i marines e a serie come I Robinson, Willy il principe di Bel Air, Clueless e CSI. Ha doppiato inoltre un episodio di American Dad!. Ha 44 anni e quattro film in uscita.

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Dal film è stato tratto uno spinoff televisivo, Clueless, che è durato ben tre stagioni, dal 1996 al 1999, e che contava più o meno gli stessi attori di Ragazze a Beverly Hills (a parte Alicia Silverstone, sostituita dall’attrice Rachel Blanchard, la tizia bionda che in Snakes on a Plane si imbarca con l’odioso chihuahua) più sporadiche apparizioni del mio adorato Jonathan di Buffy, Danny Strong. E a proposito di Buffy, doveva essere la bionda Sarah Michelle Gellar ad interpretare il ruolo di Cher, ma alla fine non se n’è fatto nulla, peccato. Non è neanche lontanamente paragonabile e a me ha fatto venire la nausea (in Australia me l’hanno fatto sorbire OTTO volte i ragazzini…), ma se vi piace il genere e rimpiangete Heath Ledger date un’occhiata a Dieci cose che odio di te. E ora vi lascio all'esilarante trailer originale di Ragazze a Beverly Hills... as if!! ENJOY!!



 


lunedì 21 giugno 2010

The A - Team (2010)

Al cinema in questo periodo non danno davvero nulla. Si può giusto sperare di non incappare in qualcosa di troppo orrendo, partendo da casa senza troppe pretese e con molta voglia di staccare il cervello; con questo stato d’animo non si rimane delusi nemmeno da un filmetto “estivo”, anzi IL filmetto estivo dell’anno, ovvero The A – Team di Joe Carnahan. Avviso: la recensione che segue non viene scritta da una superfan della serie, quindi mi scuso con i puristi.


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Trama: un gruppo di quattro militari pluridecorati ma decisamente fuori dagli schemi portano a termine con successo innumerevoli e difficili operazioni finché non vengono incastrati e messi in prigione. Un bieco agente della CIA li fa evadere e ai nostri non resta che capire chi li ha fregati in primo luogo, e ovviamente cercare di riabilitare i loro nomi.


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L’A-Team era uno di quei telefilm che guardavo ogni tanto la mattina d’estate mentre cercavo di studiare o fare i compiti delle vacanze. Ho sempre apprezzato l’alchimia dei personaggi, le trame assolutamente improbabili e la tamarraggine di Mr. T oltre ad una buona dose di piacioneria di tutti i coinvolti, Hannibal in primis, sempre con quel suo cubano stretto tra i denti “no matter what”. Gli episodi però duravano un’oretta al massimo, e creare un’avventura che potesse tenere gli spettatori sulle poltrone per quasi due ore non dev’essere stata cosa facile per gli sceneggiatori del film. In effetti la trama di quello che alla fine è un prequel della serie è una belinata, mette in mezzo nientemeno che Saddam Hussein (che, ammettiamolo, una volta morto non è proprio il re degli spauracchi…), delle matrici per creare dollari falsi e i soliti tre o quattro personaggi ambigui che, in teoria, dovrebbero portare lo spettatore a chiedersi: ossegnur, ma chi sarà il cattivo?? Eh, chi vuoi che sia, il Babau…


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Archiviata la trama come la fuffa che è, cosa rimane per rendere il film se non altro apprezzabile? Tutto il contorno di battute, tic, esplosioni, fughe improbabili, spacconate e frasi fatte che hanno reso un cult la serie televisiva. Una volta che il cervello si è disposto ad accettare il fatto che del kevlar possa sciogliersi (Gesù…), che un elicottero possa volare a testa in giù, e che un carro armato possa fare la stessa cosa a patto che si abbiano abbastanza munizioni da lanciare per creare lo spostamento d’aria, allora si entra nel mood giusto per potersi godere il film, che è molto ironico e simpatico (non demenziale quanto lo Starsky & Hutch con Ben Stiller ovviamente…) e costellato di momenti decisamente esilaranti, soprattutto quelli legati ai personaggi di “Cane Pazzo” Murdock, che è molto più folle che nel telefilm, e B.A. Baracus, un bambinone terrorizzato all’idea di dover volare che puntualmente viene messo k.o. da droghe e affini. Anche i “cattivi” sono abbastanza divertenti, soprattutto il bieco Pike, interpretato da un attore, co-sceneggiatore del film, che è espressivo da morire (per contro Jessica Biel è messa lì a mò di sacco di patate..). Quanto alla realizzazione non è malvagia, e per fortuna la regia si discosta dallo stile videoclip; ho molto apprezzato la scelta di alternare le spiegazioni dei complessi piani del team all’effettiva realizzazione degli stessi, con le parole e gli schemi che si sostituiscono naturalmente all’azione e viceversa. Bellissimo anche l’omaggio al telefilm originale, con Murdock che riceve un dvd 3D introdotto proprio dalla storica sigla.


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L’unico neo di un film che poteva per lo meno essere apprezzabile, anche da chi non avesse mai visto la serie (è impossibile, è come se facessero un film tratto da La signora in giallo o da L’ispettore Derrick: una volta nella vita, grazie alle 700 repliche estive, sarete incappati in qualcuno di questi telefilm!) è la scelta di usare Liam Neeson per interpretare Hannibal Smith. Pedante, mollo e noioso, non ha nemmeno un terzo del carisma che aveva lo storico George Peppard e poi si lancia in un improbabile inno a Gandhi e alla non violenza durante una conversazione con Baracus. Terribile. Terribile, soprattutto per i fan, è anche lo scempio dell’immancabile furgone nero di B.A., che viene sfasciato all’inizio e lasciato “morto” per tutto il resto del film. Per il resto, pollice su per Bradley Cooper nei panni di Sberla. Credo che avrei guardato molto più volentieri il telefilm se ci fosse stato lui anche all’epoca! In poche parole: se volete passare una serata senza pretese guardatelo, ho visto molto di peggio.


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Di Patrick Wilson, che interpreta l’agente Lynch della CIA, ho già parlato qui.

Joe Carnahan è il regista e anche sceneggiatore della pellicola. Trentunenne, ha girato poche pellicole a me sconosciute prima di cimentarsi in A – Team.


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Bradley Cooper interpreta quel bel pezzo di figliolo di Templeton “Sberla” Peck. Non nascondo di avere un debole per questo ragazzone fin da quando interpretava il giornalista nella serie Alias, e sono contenta che ora compaia in tanti film. Tra le sue pellicole ricordo l’interessante My Little Eye e The Wedding Crashers; ha inoltre partecipato a episodi di Sex & The City, Law & Order, Kitchen Confidential (sì, credo di averlo visto solo io…), Nip/Tuck. Americano, ha 35 anni e tre film in uscita.


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Liam Neeson interpreta John “Hannibal” Smith. L’attore irlandese, nonostante vanti un curriculum di tutto rispetto culminato con la nomination all’Oscar per il suo ruolo in Schindler’s List, a partire dagli ultimi anni ’90 si è gettato a capofitto in filmetti che non gli rendono giustizia. Lo potete trovare in Excalibur, Il Bounty, Mission, High Spirits – Fantasmi da legare, Darkman, Nell, Rob Roy, Michael Collins, I Miserabili, Haunting – Presenze, Gangs of New York e Batman Begins; ha partecipato a un episodio di Miami Vice e come doppiatore ha lavorato ne I Simpson, Le cronache di Narnia – Il leone, la strega e l’armadio (dove prestava la voce all’orrendo leone Aslan, così come nel seguito, Il principe Caspian) e Ponyo sulla scogliera. Ha 58 anni e tre film in uscita.


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Quinton “Rampage” Jackson interpreta B.A. Baracus. Quasi sconosciuto come attore(tra i suoi pochi film conosco giusto The Midnight Meat Train, che devo ancora vedere peraltro!!), ma sicuramente adatto nel ruolo di Baracus, è un campione di arti marziali miste assai famoso tra gli appassionati, direi. Americano, ha 32 anni e il suo soprannome significa Furia. Aiuto…


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Sharlto Copley interpreta Murdock. Originario del Sudafrica, anche questo attore è praticamente un esordiente, e l’unico film che conosco tra quelli da lui interpretati è il controverso District 9. Ha 37 anni.


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Jessica Biel interpreta Charisa Sosa. Ennesima rappresentante delle mille sciacquette hollywoodiane che ci propinano di questi tempi per rinverdire i fasti di pellicole adatte ai teenagers sbavanti, la ricordo per l’orrendo remake di Non aprite quella porta ed Elisabethtown. Ha doppiato un episodio de I griffin e partecipato al tediosissimo Settimo cielo. Ha 28 anni e due film in uscita.


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E ora le solite curiosità: nel film compaiono due dei membri dell’ A – Team originale, Dwight Schultz (Murdock) e Dirk Benedict (Sberla), in due piccolissimi cameo; Mr. T ha rifiutato visto che, a suo avviso, non c’era motivo di tornare se non come B.A. Baracus, mentre George Peppard, ovvero Hannibal, è morto nel 1994 . A proposito di attori, adesso mi inc***o: vorrei sapere chi è l’idiota che ha messo Liam Neeson ad interpretare Hannibal quando in lizza c’era un Bruce Willis che non avrebbe affatto sfigurato e mi avrebbe spedita al cinema senza pensarci troppo su. Se vi è piaciuto il film, comunque, recuperate Starsky & Hutch con Ben Stiller, vi farete delle grasse risate. Vi lascio ora con la sigla originale di The A - Team... ENJOY!!






 


martedì 15 giugno 2010

The Blues Brothers (1980)

Tempo d’estate, tempo di mondiali, tempo di finire Heroes e al cinema non passano nulla di decente nemmeno a mettersi a piangere quindi, come avete notato, le mie recensioni languono. Ciò non vuol dire che, nei ritagli di tempo, non mi veda dei film e che film! In questo post parlerò di un altro capolavoro, The Blues Brothers, girato da John Landis nel 1980.


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La trama: Jake ed Elwood Blues sono due musicisti debosciati, il primo appena uscito di galera. Quando vengono a sapere che l’orfanotrofio cattolico dove sono cresciuti rischia di venire demolito perché le suore non hanno i soldi per pagare le tasse, insieme si impegnano a raccoglierli rimettendo insieme la vecchia band. Una “missione per conto di Dio” che li metterà nei casini con sbirri, neonazisti, cantanti country e un sacco di altre persone…


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Come già per Animal House, un film simile non verrà mai più girato. Certo, si può cercare di avvicinarsi, ma qui siamo nel sacro terreno del cult. La storia è quella che è, un assurdo pretesto per consentire ad Aykroyd e Belushi di portare su grande schermo due loro personaggi consacrati nello show Saturday Night Live ma, ragazzi, di questi tempi chi riuscirebbe ad ottenere un simile risultato? Se si pensa a comici come Will Ferrell, Adam Sandler, Chris Rock e compagnia si arriva a livelli di pochezza spesso indecenti, filmetti che magari fanno ridere ma che sicuramente non possono diventare dei capisaldi della storia cinematografica. E invece The Blues Brothers c’è riuscito e ha fatto storia.


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Non voglio entrare nel merito della critica cinematografica pura, quindi mi limiterò a dire perché The Blues Brothers piace un sacco a me. Beh, innanzitutto vogliamo parlare di quanto sono “cool” due persone conciate come Jake ed Elwood? La loro divisa ha fatto storia; nel film possono chiamarli beccamorti o simili, ma due personaggi che bucano lo schermo solo con la loro semplice e muta presenza non si trovano tutti i giorni. Lasciamo stare quando cantano, ne parlerò dopo. Basta solo citare le scene in cui vengono malmenati dalla suora, quando cercano di far più casino possibile al ristorante di lusso, quando Jake si toglie gli occhiali davanti alla sua ex promessa sposa solo per lanciarle una devastante occhiata da cucciolo (si noti che, per tutto il film, Elwood non si toglierà mai gli occhiali mentre Jake non si toglierà mai il cappello, fateci caso!), quando camminano con quell’aria costantemente indifferente e scazzata. Ok, li adoro. Così come adoro i personaggi di contorno, a partire dalla mitica suora “pinguina” con tanto di bacchetta da combattimento, per arrivare al reverendo interpretato da James Brown, ma mi fa impazzire anche il nazi che fa outing verso la fine del film e che si vede solo per un istante, per dire come ogni particolare di The Blues Brothers rimanga impresso.


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Come ho detto, importantissima la musica, ovviamente, con pezzacci che hanno fatto (e continueranno a fare) storia. La Blues Brothers Band, composta da alcuni tra i migliori musicisti dell’epoca, è devastante, qualunque canzone suoni: la mia preferita, lo ammetto, rimane la sigla di Raw Hide, con Belushi che fa schioccare la frusta per deliziare una platea di bifolchi patiti della musica country in una delle scene più esilaranti della pellicola. Ma anche gli altri grandi cantanti presenti non stanno a guardare; personalmente più che alla vista di Ray Charles mi commuovo al sentire Cab Calloway cantare Minnie The Moocher al concerto, o la grande Aretha Franklin “mettere in guardia” il marito deciso ad andare coi due fratellini sulle note di Think, e ovviamente non si può dimenticare l’illuminazione divina che infonde James Brown al miscredente Jake facendo ballare tutti i fedeli presenti in chiesa. Così come non si può dimenticare che The Blues Brothers non si basa solo sui numeri musicali, ma c’è un numero incredibile di inseguimenti in macchina, uno più spettacolare (e, ammettiamolo, surreale ed impossibile) dell’altro. Normalmente non amo i film che ne fanno troppo uso, ma vedere le faccette di Jake ed Elwood mentre scappano e l’idiozia degli inseguitori che puntualmente vengono fregati mi fa sempre ridere, è qualcosa di universale e infantile come i cartoni di Tom e Jerry e della Warner. E forse è proprio la stessa cattiveria “innocente” e sovversiva che mi fa amare tanto questo film. Se, per assurdo, non l’avete mai visto dateci un’occhiata, ne vale davvero la pena!


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Di John Landis e John Belushi, che interpreta Jake Blues, ho parlato nel post precedente. Anche John Candy, che qui interpreta Burton Mercer, è già stato protagonista del Bollalmanacco qui.


Dan Aykroyd interpreta Elwood Blues. L’attore canadese, che è anche sceneggiatore del film, era uno dei miei preferiti. Purtroppo, a differenza di Bill Murray che praticamente non sbaglia un film, il povero Dan è dagli anni ’90 che imbrocca una ciofeca dopo l’altra, dopo essere stato persino nominato all’Oscar come attore non protagonista per il dolcissimo A spasso con Daisy. Tra i suoi film segnalo 1941: Allarme a Hollywood, I vicini di casa, Una poltrona per due, Ai confini della realtà, Indiana Jones e il tempio maledetto, il meraviglioso Ghostbusters – Acchiappafantasmi, Ho sposato un’aliena, Ghostbusters II, Poliziotti a due zampe, il deprimentissimo e dolce Papà ho trovato un amico, Charlot, Il mio primo bacio, Casper, Due mariti per un matrimonio e l’orrenda bestemmia Blues Brothers  – Il mito continua; ha partecipato a serie tv come Racconti di mezzanotte, La tata, Quell’uragano di papà, Soul Man – Casa & chiesa e La vita secondo Jim e ha inoltre prestato la voce ad uno dei personaggi del film Z la formica. L’attore ha 58 anni e tre film in uscita, tutti assai particolari: doppierà Yogi nel mix CG/live action di prossima uscita Yogi Bear, lo Spaventapasseri nell’ennesimo cartone 3D (ugh!!!) tratto da un must della letteratura infantile, Dorothy of Oz, e ovviamente lo attendo a braccia aperte nell’auspicato terzo episodio di Ghostbusters, che non vedo l’ora di vedere!


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Carrie Fisher interpreta la misteriosa donna che vuol fare fuori i Blues Brothers. Quest’attrice vivrà per sempre nel ricordo di ogni appassionato di fantascienza per aver prestato il volto alla principessa Leia Organa della prima (e unicamente degna, secondo me..) trilogia di Guerre Stellari. Tra gli altri suoi film ricordo Harry ti presento Sally, Hook – Capitan Uncino, Austin Powers, Scream 3, Heartbreakers – Vizio di famiglia, Jay & Silent Bob… Fermate Hollywood! e Charlie’s Angels: Più che mai; per la tv ha lavorato in Frasier, Smallville, Weeds e come doppiatrice per Robot Chicken: Star Wars Episode II e parecchi episodi de I Griffin. Americana, ha 54 anni.


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Sterminate le guest star, in campo musicale soprattutto, ma anche cinematografico: tra i cantanti che partecipano al film figura gente del calibro di James Brown, Aretha Franklin, Cab Calloway e Ray Charles, tra i registi che interpretano piccoli ruoli minori ci sono Frank Oz, Steven Spielberg e lo stesso John Landis; in aggiunta ci sono l’allora famosissima modella Twiggy (la ragazza che rimedia un improbabile quanto rozzo appuntamento da Elwood solo per essere lasciata lì ad aspettarlo inutilmente per ore..), il comico Paul “Pee – Wee Herman” Reubens e nientemeno che Mr. T quando ancora non era famoso. Del film è stato fatto un orrendo seguito, Blues Brothers – Il mito continua; praticamente un delitto consumato in famiglia dato che il regista è sempre John Landis e l’interprete principale sempre Dan Aykroyd, che cerca di sopperire alla mancanza di Belushi infilandoci ben tre nuovi Blues Brothers che non valgono nemmeno la metà del vecchio Jake Blues, nonostante uno sia un pezzo grosso come John Goodman. Il mio consiglio è quello di evitarlo come la peste e di buttarsi nella visione di qualcosa di attinente ma più degno, come I Love Radio Rock, di cui trovate la recensione qui. Vi lascio ora con il mio pezzo preferito... Raw Hide!! ENJOY!


martedì 8 giugno 2010

Animal House (1978)

Esistono film che non ci si stancherebbe mai di guardare. Tra gli altri mille, nel mio caso, c’è Animal House di John Landis, che ha più di 30 anni (è del 1978) ma non li dimostra affatto e supera di gran lunga qualsiasi commedia demenziale odierna.


La trama: al Faber College, tra le tante confraternite, senza dubbio quella dei Delta Tau Chi è la più scalcinata, ed il preside ha raggiunto il limite della sopportazione. Tra toga party, cavalli morti, belle ragazze e gite fuori porta, i membri della Confraternita dovranno cercare di non farsi espellere e ovviamente continuare a divertirsi!


Prima della torta di mele di American Pie c’era il toga party di Animal House, e come sono cambiati i tempi! Il film di John Landis è la rappresentazione di una comicità che non tornerà più, dei tempi d’oro del Saturday Night Live, di quell’America cialtrona che ha riempito l’infanzia di chi è cresciuto negli anni ’80 con attori al massimo della forma, come Chevy Chase, Dan Aykroyd, Bill Murray e, appunto, John Belushi. Una comicità sicuramente “crassa” ma non volgare e banale come quella, ormai stereotipata, che affossa le stupide commedie americane, soprattutto quelle ambientate nei college o nelle università. Una comicità che forse a noi italiani piaceva di meno rispetto a quella di Jerry Calà e affini proprio per la distanza culturale, e che senza dubbio è stata anche messa in ombra dalle sterminate parodie con Leslie Nielsen, molto più facilone e demenziali. Animal House non vive né di stereotipi né, a pensarci bene, di gag a ripetizione, ma si appoggia sull’espressività degli attori, su dialoghi da antologia e su poche, mirate scene cult accompagnate da una colonna sonora divina.


La bellezza di questo film sta proprio nell’interpretazione dei singoli personaggi. I modelli sono sempre gli stessi: il donnaiolo, l’ingenuone, il secchione sfigato, la mina vagante. Ma in Animal House questi stereotipi vengono vissuti come qualcosa di “originale”, come se i personaggi sullo schermo fossero gli apripista e quindi i migliori. E nessun personaggio è azzeccato quanto il Bluto di John Belushi. Se ci fate caso praticamente per tutto il film non dice una parola o quasi, ma con una sola mossa o sguardo esprime qualunque cosa: nervoso, scazzo, eccitazione, persino un fondo di tenerezza quando cerca di consolare il povero Sogliola schiacciandosi lattine di birra sulla fronte e spaccandosi bottiglie di vetro sulla testa. Come ho già detto, inoltre, è importantissima la musica: da antologia la bellissima Shout e Shamalama Ding Dong, entrambe cantate dal gruppo Otis Day and The Knights, che segnano due dei momenti più “selvaggi” e ironicamente bastardi del film, oppure la tediosa I Gave My Love a Cherry che si conclude con la chitarra del musicista sfondata contro un muro per mano dello scazzatissimo Bluto che innocentemente, alla fine, si scusa persino. Esilarante inoltre la feroce presa in giro della storia americana del decennio precedente alla realizzazione del film: basta vedere i destini dei personaggi, elencati alla fine di Animal House, che ovviamente non vi rivelo, ma che mettono in mezzo lo scandalo Watergate, la guerra del Vietnam e un “presagio” di quello che saranno poi Kennedy e Jackie O. Insomma, non starò ad aggiungere altro: guardatelo, mi ringrazierete.


Di Kevin Bacon, che interpreta il leccapiedi Chip Diller ho già parlato qui.

John Landis è il regista della pellicola. Autore di alcune tra le mie pellicole preferite, lo ricordo per film come The Blues Brothers, Un lupo mannaro americano a Londra, Ai confini della realtà, Una poltrona per due, Il principe cerca moglie, Oscar - Un fidanzato per due figlie, Amore all'ultimo morso, l'orrendo Blues Brothers: il mito continua e anche per due episodi di Masters of Horror. Americano, ha 60 anni e tre film in uscita.


John Belushi interpreta il divino John “Bluto” Blutarsky. Visto come si è imbolsito Dan Aykroyd sono quasi contenta di non dovermi ritrovare a star male nel vedere un Belushi triste ed invecchiato, però mi spiace che un attore così bravo sia stato portato via prematuramente da un’overdose. I suoi film si contano sulla punta delle dita, e sono quasi tutti dei cult: The Blues Brothers, 1941: Allarme a Hollywood, Chiamami aquila e I vicini di casa. Il comico americano, fratello di James Belushi, è morto nel 1982 all’età di 33 anni.


Donald Sutherland interpreta il prof. Dave Jennings. Uno dei più grandi attori viventi, papà di quel bell’ometto di Kiefer Sutherland, lo ricordo per film come il bellissimo MASH, A Venezia… un dicembre rosso shocking, Novecento, Terrore dallo spazio profondo, JFK – Un caso ancora aperto, l’orrendo Buffy l’ammazzavampiri, Virus letale, il particolarissimo Il tocco del male, Instinct – Istinto primordiale, The Italian Job, ‘Salem’s Lot, il film tv Human Trafficking . Ha partecipato ad alcuni episodi delle serie Agente speciale e prestato la voce per I Simpson e per il film Astroboy. Canadese, ha 75 anni e sei film in uscita.


Karen Allen interpreta la dolce e rassegnata Katy. Al suo esordio sugli schermi cinematografici, ha poi continuato bene, con film come Manhattan, I predatori dell’Arca perduta, il meraviglioso S.O.S. Fantasmi e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. Ha partecipato ad alcuni episodi di Alfred Hitchcock presenta e Law and Order. Americana, ha 59 anni e un film in uscita.


Tom Hulce interpreta la matricola Larry “Pinto” Kroger. Americano, dopo Animal House ha avuto l’onore di interpretare nientemeno che Mozart nel film Amadeus di Milos Forman, quindi ha recitato in Frankenstein di Mary Shelley. Per la tv lo troviamo nella serie Frasier ed inoltre la voce originale del Quasimodo de Il gobbo di Notre Dame disneyano (e del suo seguito) è sua. Ha 57 anni.


Stephen Furst interpreta la matricola Kent “Sogliola” Dorfman. La sua carriera cinematografica non è stata memorabile, tra i suoi film ricordo solo 4 pazzi in libertà. Ha partecipato a parecchie serie televisive come Chips, I Jefferson, McGyver, La signora in giallo, Melrose Place, Scrubs e doppiato parecchi cartoni animati come Freakazoid e Timon & Pumbaa. Americano, ha 55 anni.


Tim Matheson interpreta Eric “Otter” Stratton. Attore, produttore e regista americano, ha partecipato, dopo Animal House, a film come 1941: Allarme a Hollywood, Storia di noi due e Maial College, oltre che a serie tv come Bonanza, Kung-fu, Senza traccia e West Wing. Ha 63 anni.


Peter Riegert interpreta Donald “Boone” Schoenstein. Americano, ha partecipato a Oscar – Un fidanzato per due figlie, The Mask; ha lavorato per le serie televisive MASH, Ai confini della realtà, Law & Order, Seinfeld, I Soprano e ha doppiato anche un episodio de I Griffin. Ha 63 anni e tre film in uscita, uno dei quali, White Irish Drinkers, lo vede nuovamente recitare assieme alla “fidanzata” di Animal House, ovvero Karen Allen.


Bruce McGill interpreta l’enigmatico e folle Daniel “D-Day” Simpson Day. Americano, ha partecipato ad un horror cult come La mano, Una bionda per i Wildcats, Il segreto del mio successo, In fuga per tre, Mio cugino Vincenzo, Un mondo perfetto, Cliffhanger, Amore a prima svista, Elizabethtown, nonché ad episodi di Miami Vice, I racconti di mezzanotte, Mc Gyver, Walker Texas Ranger, Quell’uragano di papà, CSI, Law & Order, Numb3rs, Medium; ha inoltre doppiato alcuni episodi del nuovo spin – off dei Griffin, The Cleveland Show, a cui devo ancora dare un’occhiata. Ha 60 anni e tre film in uscita.


E ora, un paio di curiosità. Il film ha dato vita, nel 1979, ad una breve serie tv chiamata Delta House, che contava tra gli attori alcuni membri del cast originale come Bruce McGill e Stephen Furst nonché una signorina che avrebbe fatto molto parlare di sé negli anni, una certa Michelle Pfeiffer. Invece, nel 1983, il regista John Landis ha diretto uno dei tre episodi di cui è composto il film Ai confini della realtà, e ci ha buttato dentro un bel riferimento alla sua “creatura”: ad un certo punto dell’episodio, infatti, si sentono alcuni soldati che discutono su come far fuori Niedermeyer del quale si dice, alla fine di Animal House, finirà ucciso dai suoi stessi soldati in Vietnam. La cosa che mi sconvolge è che Animal House avrebbe potuto essere anche più cult: Bill Murray e Dan Aykroyd dovevano infatti interpretare rispettivamente Boone e D – Day, ma entrambi hanno rinunciato per impegni precedenti. Maledizione!!! Ovviamente,se vi è piaciuto il genere, non potete mancare di vedere un altro cult dell’epoca, meno goliardico e più “porcello”, importato direttamente dal Canada e passato almeno trecentomila volta su Italia Uno: Porky’s! In questo, vi lascio con la mia scena preferita di Animal House... ENJOY!!



lunedì 24 maggio 2010

Cannes 2010

Aah, la stampa e i telegiornali italiani, che meraviglia! Mai ho sentito così poco parlare del festival di Cannes come quest’anno. Sarà che il buon Clooney ha disertato la Croisette, sarà che Tim Burton non “tira” tanto quanto Tarantino, sarà che, davvero, è molto ma molto più importante, ora che viene l’estate, riempire le teste degli italiani con fuffa del tipo “La dieta estiva, come perdere 14 kg in due ore” oppure “Venite a vedere Fluffy, il meraviglioso panda che mangia le canne di bambù col naso!” ecc. ecc. E pensare che quest’anno l’Italia ha portato a casa anche uno dei premi principali, quindi mi perplimo. Certo, considerato che la Guzzanti portava al festival un documentario “antiregime” come Draquila, ogni riferimento alla manifestazione avrebbe potuto ricordare l’oltraggio, quindi meglio non nominare Cannes nemmeno per sbaglio, oppure farlo con parsimonia.


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La Palma d’Oro per il miglior film quest’anno è finita in Tailandia, nella fattispecie tra le mani del regista (dal nome impronunciabile!) Apichatpong Weerasethakul, per la commedia dai risvolti spiritici Loong Boonmee Raleuk Chat, ovvero Zio Boonmee, che può ricordarsi le sue vite passate. Lungi da me anche solo sperare che questo film possa uscire dalle mie parti, la trama mi sembra carina: lo zio Boonmee del titolo sta morendo, e ha deciso di passare i suoi ultimi giorni di vita in campagna, con la famiglia. Con sua grande sorpresa, ad un certo punto compaiono al suo capezzale sia il fantasma della moglie morta, sia il figlio da tempo perduto; ed è così che lo zio decide di andare con tutta la famiglia a visitare una grotta, il luogo di nascita della sua prima vita. Siccome in giuria c’era Tim Burton a fare da presidente, dubito che il film in questione sia meno che originale e anche toccante, quindi mi piacerebbe davvero vederlo, sebbene il cinema Tailandese mi abbia già dato più di una delusione. Il regista, seppur giovane ancora, ha già diretto parecchi film e chino il capo per la mia ignoranza, visto che fino ad oggi non lo avevo mai sentito neppure nominare.


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Torniamo in paesi più “vicini”, e parliamo del regista che è risultato essere il migliore, ovvero Mathieu Amalric, francese, con il film Tournée. Altro personaggio a me completamente sconosciuto, giusto per ribadire la mia ignoranza crassa, costui oltre ad essere regista è anche attore, e ha recitato in film abbastanza famosi, come 007: Quantum of Solace, Marie Antoinette e Munich. Come regista ha girato parecchie pellicole, ma ammetto di non conoscerne nemmeno una. Tournée, che lo ha portato alla vittoria, sembra una commedia interessante e carina; parla di un produttore (interpretato dallo stesso Almaric) che decide di portare in tournée appunto uno spettacolo americano ispirato al burlesque in Francia. Tanto non lo passeranno mai nelle mie zone…


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Per fortuna, per quanto riguarda i premi agli attori sono più ferrata. Il premio come miglior attore se lo sono equamente spartito Javier Bardem, di cui ho già parlato qui, e il nostrano Elio Germano. L’attore spagnolo è stato premiato per la partecipazione al film Biutiful di Iñárritu (regista messicano autore di Amores Perros e 21 grammi, tra gli altri), che parla di un uomo coinvolto in attività illecite, costretto a confrontarsi con un amico d’infanzia che invece è diventato un poliziotto. Elio Germano è un giovane attore italiano, originario di Roma, che ha partecipato a film come Nine, Melissa P., Romanzo criminale, Ti piace Hitchcok e anche a qualche episodio di Un medico in famiglia. A Cannes ha vinto grazie a La nostra vita di Daniele Lucchetti (regista con cui l’attore aveva già lavorato per Mio fratello è figlio unico), nel quale recitano anche Raoul Bova e Luca Zingaretti, un drammone incentrato sulla vita di un uomo rimasto vedovo con tre figli, che finisce per impelagarsi in affari poco puliti. Vedremo, vedremo, lì per lì mi ispirano poco.


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Juliette Binoche ha invece vinto la palma come migliore attrice, per il film Copie Conforme dell’iraniano Abbas Kiarostami. L’attrice francese la ricorderò sempre per il ruolo della cioccolataia nel bellissimo Chocolat, ma ha partecipato anche ad altri film ben conosciuti come Il paziente inglese e la Trilogia dei colori di Kieslowski . Anche Copie Conforme mi ispira poco, la storia è quella di una gallerista francese che si mette in viaggio con un uomo appena incontrato, fingendo di essere sposati da parecchio tempo. Nonostante l’ambientazione toscana e quindi sicuramente bellissima, sento odore di noiosissimo mattone.


35a_04_binoche_243x325E ora vi lascio con il trailer del film che, vergognosamente, da noi è stato passato solo per 4 giorni in un cinema di nicchia. Draquila - L'Italia che trema. Che dire, aspettiamo il DVD.... ENJOY!


sabato 22 maggio 2010

Labyrinth - Dove tutto è possibile (1986)

Anche il mio cervello ha bisogno, di tanto in tanto, di prendersi una pausa dal trash e dall’orripilio. E cosa c’è di meglio di un’immersione nei ricordi d’infanzia? Ultimamente mi è capitato di rivedere, dopo molto tempo, il bellissimo Labyrinth – Dove tutto è possibile (Labyrinth), diretto nel 1986 dal papà dei Muppet, Jim Henson.


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La trama: Sarah è un’adolescente che, per scappare da una vita che detesta, si rifugia nel teatro e nelle sue fantasie. Quando una sera la matrigna la costringe a badare al piccolo fratellastro Toby, la ragazza, esasperata dai capricci del bambino, desidera ad alta voce che il re dei Goblin lo porti nel suo regno e lo faccia diventare uno dei suoi schiavi. Il desiderio così incautamente espresso si avvera sul serio però, e Sarah è costretta ad entrare in un pericoloso labirinto, per cercare di liberare Toby prima che sia troppo tardi…


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Un film come Labyrinth è davvero un piccolo miracolo. Un fantasy costellato di numeri musicali che riesce ad unire persone in carne ed ossa a quelli che, alla fine, sono dei Muppet, senza risultare ridicolo e trash, ai giorni nostri sembrerebbe impossibile. Eppure in questo caso l’alchimia è praticamente perfetta, ed è bello vedere che un film simile non risente affatto del peso degli anni. Anche perché alla fine la storia è davvero semplice ed universale, un classico percorso di crescita che porta Sarah a liberarsi dalle sue fantasie infantili per vivere finalmente nel mondo reale (senza dimenticare mai la fantasia, ovvio!). Certo, non è facile arrivare al risultato finale, visto che il Labyrinth in cui si trova confinata è davvero il regno delle assurdità. Scavando un po’ nelle insensatezze dei divertentissimi personaggi che costellano il mondo del film, il fulcro della maturazione di Sarah sta proprio nell’impossibilità di controllare un labirinto che esula dal senso comune; la protagonista infatti ci viene presentata sin dall’inizio come una ragazzina viziata (anche se non possiamo fare a meno di immedesimarci con lei: chi non è mai stato costretto ad avere a che fare con un fratellino rompipalle??) e abituata, in un certo senso, ad avere tutto ciò che desidera, fosse anche solo rimanere chiusa in camera con tutta la sua “roba”, in senso Mazzarico. Fateci caso: ogni personaggio che Sarah incontrerà ha il suo corrispettivo in un pupazzo, una bambola, un libro presente in quel paradiso per amanti del fantasy che è camera sua, dove lei è il burattinaio. Una volta che Jareth la trascina nel Labirinto, la protagonista si ritrova sperduta in un mondo che non può controllare e continua a ripetere ossessivamente “It’s not fair!!”, ovvero “non vale!”, e ce ne vuole prima che capisca le due regole principali per uscirne viva, che alla fine sono due buone regole di vita: teniamoci stretti gli amici e la famiglia, perché sono molto più importanti di tutte le cose materiali che potremmo ottenere nel corso di un’intera vita e anche perché è solo grazie a loro che possiamo trovare la pazienza di sopportare ed affrontare senza problemi una realtà difficile ed incomprensibile. In questo senso, il finale è molto commovente, e non nego che mi ha strappato una lacrimuccia.


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Passando all’aspetto più “cinematografico”, come dicevo il film è realizzato in un modo assai particolare. Jennifer Connelly e David Bowie recitano circondati da pupazzi che spesso e volentieri rubano loro la scena, e che nonostante siano passati più di vent’anni non risultano innaturali o antiquati, neanche quando, in alcuni momenti, lo spettatore più attento può riuscire tranquillamente a vedere i fili che li muovono (l’unico effetto speciale “moderno” è paradossalmente il peggiore, infatti la civetta che svolazza all’inizio del film, che di naturale non ha proprio nulla, è stata interamente realizzata con la CG). Il mostro buono Ludo, il nano codardo Hoggle, il geniale Sir Didymus, sono azzeccati e geniali oggi come allora, e lo sono anche trovate assurde come la Palude dell’eterno fetore, che lascia puzzolenti a vita con un solo tocco, oppure i disgustosi uccelli dagli arti scomponibili che si chiedono come mai a Sarah non si stacchi la testa. Assieme ai momenti divertenti non mancano quelli emozionanti, come il confronto finale tra Sarah e Jareth, ambientato in uno splendido luogo ispirato ai quadri di Escher, oppure il tradimento di Hoggle ai danni della protagonista, che la catapulta in una scena di ballo meravigliosa e molto onirica, con degli splendidi costumi. Anche i numeri musicali sono carinissimi, così come tutta la colonna sonora; non a caso la maggior parte delle canzoni sono cantate da David Bowie, che in questo film compare relativamente poco nei panni di Jareth il re dei Goblin, ma fa la sua porca figura, soprattutto nella già citata scena del ballo all’interno della sfera. Mi dispiace ma, al posto di Sarah, avrei lasciato il bambino al suo destino infausto e sarei rimasta col re dei Goblin in eterno! Ok, mi riprendo da questa crisi ormonale dicendovi che se amate il fantasy e volete vedere un film davvero bello, scevro da effetti speciali e ragazzetti gnegni, che vi faccia anche fare due risate, Labyrinth è quello che fa per voi. 


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Di Jennifer Connelly, che interpreta Sarah, ho già parlato qui.


Jim Henson è il regista della pellicola. Costui è la mente che sta dietro ai personaggi più assurdi che siano mai apparsi in TV, ovvero gli storici Muppet, che lui ha curato come regista, produttore, sceneggiatore e animatore per tanti e tanti anni. Come regista, ricordo i film Giallo in casa Muppet e il “cugino” di Labirynth, The Dark Crystal, che in Italia non ha avuto tanto successo come in patria. Purtroppo questo genio è morto nel 1990, all’ assurda età di 54 anni, a causa di una polmonite virale. La sua eredità comunque continua a fare proseliti, visto che per il 2011 è previsto il seguito di The Dark Crystal e un altro film basato su personaggi da lui creati.


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David Bowie interpreta Jareth, il re dei Goblin. Alzi la mano e si vergogni chi non conosce “Il duca bianco”, fondatore del glam pop ed icona di un’Inghilterra che non tornerà più purtroppo. Cantante tra i miei preferiti, e prima o poi riuscirò a vederlo in concerto, non disdegna le parti da attore: lo ricordo infatti in Miriam si sveglia a mezzanotte, L’ultima tentazione di Cristo, Fuoco cammina con me, Il mio West (ahimè….) e The Prestige. Ha anche prestato la voce per un episodio di Spongebob, e se non lo mette questo nell’olimpo degli Dei scesi in terra, non so cos’altro possa farlo. Ha 63 anni, portati benissimo!


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E ora, un paio di curiosità. La prima versione della sceneggiatura venne scritta nientemeno che da Terry Gilliam, il visionario dei Monty Python, e prevedeva che, nel finale, Sarah prendesse a calci Jareth (!) fino a farlo diventare un piccolo e deforme Goblin. Sarà anche meno “d’effetto”, ma preferisco il finale che hanno mantenuto. Non esiste un seguito cinematografico del film; tuttavia, nel 2006, è cominciata la serializzazione di un manga in lingua inglese chiamato Return To Labyrinth, scritto da Jake T. Forbes e disegnato da Chris Lie, che è il seguito ufficiale della pellicola. Il manga, progettato per durare solo quattro volumi, si concluderà proprio quest’anno, ad agosto, e in esso si narrano le vicissitudini di un Toby adolescente, richiamato dallo stesso Jareth nel regno dei Goblin, tredici anni dopo gli eventi raccontati nel film. Ovviamente, su play.com ce l’hanno, ergo sarà il mio prossimo acquisto. Ricordo poi che all’epoca ne erano usciti parecchi di questi film fantasy, quindi se siete interessati al genere alcuni titoli che non mi erano dispiaciuti sono Willow e ovviamente La storia infinita. Non li vedo da moltissimo tempo, quindi prendete con le pinze questo mio consiglio! E ora... perché mettervi il banale trailer quando posso mettervi la carinissima Magic Dance? ENJOY!!!


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