martedì 17 aprile 2012

Get Babol #16

Altra settimana ricchissima di uscite e consigli negli USA. Parecchi horror, tra cui uno di imminente uscita anche in Italia, un paio di commedie edificanti, il solito action movie spaccatimpani (e altro) e, infine... il ritorno di Danny Trejo con un titolo che è tutto un programma! Are you ready? ENJOY!!

Detention
Di Joseph Kahn
Con Josh Hutcherson, Shanley Caswell, Spencer Locke
Trama (da Imdb): Mentre un killer chiamato Cinderhella perseguita gli studenti del liceo di Grizzly Lake, alcuni ragazzi in punizione si alleano per sopravvivere.

Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti Final Destination, Scream, Il corpo di Jennifer e Ammazzavampiri. A occhio e croce sembrerebbe il solito slasherino maffo e privo di idee, con l'unica particolarità di avere un killer dal nome idiota (CinderHella dovrebbe fare ridere? Mah...). Il trailer comincia come se riguardasse una di quelle stupide commediole demenziali per adolescenti che vanno tanto di moda negli USA, con tanto di protagonista ciccionetta che, dopo essersi spalmata a terra, pronuncia la fatidica frase "Life Sucks!". Quando poi subentra il killer vestito da reginetta deforme, ovviamente durante il Prom, ci troviamo davanti al solito bestiario di stereotipi studenteschi che, presumibilmente, verranno uccisi uno ad uno, mentre la stolta polizia non fa nulla per fermarlo. Insomma, fondamentalmente mi pare una ca**ata, ma rischia di essere una ca**ata divertente visto che nel trailer l'ironia abbonda. .. oddio, a un certo punto abbondano anche incendi, dischi volanti, cani mordaci.. Bah. Il film è uscito nel 2011 ma viene distribuito negli USA solo ora. Temo sia molto indicativa la cosa, ma non so perché mi è venuta voglia di vederlo!


The Cabin in the Woods
Di Drew Goddard
Con Richard Jenkins, Bradley Withford e Chris Hemsworth.
Trama (da Imdb): Cinque amici vanno in un’isolata casa nel bosco, dove trovano più di quanto si spettassero. Insieme, dovranno scoprire la verità su questa casa nel bosco.

Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti The Ring, Cabin Fever, La notte dei morti viventi e La città verrà distrutta all’alba. A prescindere dai consigli del sito, questo film lo volevo andare a vedere già da qualche tempo, sia perché è sceneggiato da Joss Whedon (e io a Joss CI voglio bene!), sia perché Simon Pegg, Joe Hill e Bret Easton Ellis (mica persone messe a caso...) ne hanno tweettato meraviglie. Aggiungiamoci anche che il trailer è sufficientemente incomprensibile e ben fatto da risultare molto interessante e il gioco è fatto. In Italia dovrebbe uscire il 20 aprile col titolo Quella casa nel bosco (il suo nome conosco, vuoi conoscerlo tu... maledetti adattatori, non vi insulto solo perché anche Zampaglione in Shadow aveva sfruttato questa famosissima canzone!). Figuriamoci, nei prossimamente del mio multisala ci sono solo To Rome with Love e Una spia non basta, quindi ciao, casetta nel bosco, ti vedrò proprio. Credici.


Monsieur Lazhar
Di Philippe Falardeau
Con Mohamed Fellag, Sophie Nélisse e Émilien Néron.
Trama (da Imdb): In una scuola pubblica di Montréal, un immigrato algerino viene assunto per sostituire un’insegnante molto amata, morta suicida. Mentre aiuterà gli studenti a superare il dolore, l’uomo rivelerà la sua recente perdita.

Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti Amélie e L’attimo fuggente. Il trailer è bastardo a livelli improponibili: mescola bambini che piangono, genitori ed insegnanti ottusi, una struggente musica di pianoforte e un protagonista dalla voce gentile. Scrivo queste righe col magone, con la salda consapevolezza che un film simile lo guarderei solo per passare una serata a piangere come una fontana. Lacrime a parte, comunque, mi sembra assai carino, tra l'altro era uno dei film nominati all'Oscar come miglior film straniero. Un' eventuale uscita italiana non è stata ancora comunicata.


Lockout
Di James Mather e Stephen St. Leger
Con Guy Pearce, Maggie Grace e Peter Stormare.
Trama (da Imdb): Ad un uomo ingiustamente incarcerato poiché accusato di essere una spia viene offerta la libertà se riuscirà a liberare la figlia del presidente USA da una lontana prigione spaziale occupata da violenti prigionieri.

Il sito me lo consiglia perché mi è piaciuto Fuga da New York. Mi riprendo dall'eresia e rido davanti all'enormissima Zamarrata del trailer, con Guy Pearce in un ruolo che sarebbe andato bene un tempo per Bruce Willis o Schwarzenegger e nemmeno un'immagine del mio grande idolo Peter Stormare. Il tutto è tratto da un'idea di Luc Besson, che figura come sceneggiatore, quindi potrebbe trattarsi di una pellicola molto ironica.. purtroppo tra un'esplosione e l'altra le battute si riusciranno a sentire a stento. Però il trucco dei detenuti, uno più pazzo dell'altro, è carino. Non esiste ancora, stranamente, una data di uscita italiana ma state certi che quando uscirà io passerò a 50 km dall'ingresso del cinema.


Life Happens
Di Kat Coiro
Con Krysten Ritter, Kate Bosworth e Rachel Bilson.
Trama (da Imdb): Una commedia su due amiche, Kim e Deena, che cercano di mantenere una parvenza di normalità nelle loro vite dopo che Kim rimane incinta e partorisce un figlio.

Il sito me lo consiglia perché mi è piaciuto Scherzi del cuore. Che, per inciso, era un bel film corale. Questo già dal trailer, con la protagonista che parla come Fran Dresher e rimane incinta dopo essersi fatta ennemila uomini perché la migliore amica le frega l'ultimo preservativo, mi sa di boiatazza lontano un miglio. Alla fine arriva pure Jason Biggs di American Pie, il che è tutto dire, ma la cosa che mi UCCIDE è vedere la meravigliosa Kristen Johnston, quella che faceva l'aliena in Una famiglia del terzo tipo e chiamava Austin Powers "seSuale", con 180 kg in più a fare la MADRE dell'idiotissima protagonista!! AAArgh, lontane da me certe commediacceee!!!


Bad Ass
Di Craig Moss
Con Danny Trejo, Charles S. Dutton e Ron Perlman.
Trama (da Imdb): Un veterano del Vietnam, diventato una specie di eroe locale per aver salvato un uomo da alcuni teppisti che volevano attaccarlo sull'autobus, decide di farsi giustizia da solo quando il suo migliore amico viene ucciso e la polizia si mostra poco interessata a risolvere il caso.

Il sito me lo consiglia perché mi è piaciuto Jackie Brown. A prescindere dal mio amore sviscerato per Tarantino, che qui non c'entra davvero nulla, scatta il mio amore per Danny Trejo, che ricercavo con insistenza in ogni film e telefilm anche prima che venisse sdoganato come mito cool. Cominciamo dal titolo: Bad Ass. Come on, come si può non guardare un film con un titolo che è la quintessenza di Danny Trejo? Diamo una scorsa agli interpreti. Ahh, Ron Perlman, l'altro badass per eccellenza, immancabile e sicuramente meraviglioso. Il trailer è un po' meno cool di quanto pensassi e la barbetta bianca di Danny è sufficientemente inguardabile, ma chi sono io per rifiutargli una visione? D'altronde, Machete non chiede. Ops, questo è un altro film! Uscita italiana, ovviamente, non pervenuta.

lunedì 16 aprile 2012

Bollalmanacco on Demand: Funny Games (1997)

Come ho già avuto modo di dire nel post di ieri, il Bollalmanacco on Demand questa settimana raddoppia. Dopo la recensione di Il segreto del Bosco Vecchio, cambiamo completamente genere ed esaudiamo la richiesta del buon Vincent, che con tutto il bene che (spero!!) mi vuole, mi ha comunque costretta a rivedere Funny Games, diretto nel 1997 dal regista Michael Haneke. Avviso intanto la gentile clientela che il prossimo film che recensirò su richiesta sarà I duellanti di Ridley Scott.


Trama: una famiglia composta da padre, madre e figlio, viene tenuta in ostaggio da due ragazzi, che li torturano fisicamente e psicologicamente...


Sono pochi i film che ho odiato e amato allo stesso tempo, che mi hanno costretta a rimanere con lo sguardo fisso davanto allo schermo affascinata e orripilata in egual misura. Funny Games rientra sicuramente in questa categoria: lo odio, i due mocciosi che seviziano la famigliola sciorinando loro motivazioni false ed assurde mi stanno sulle palle come pochi altri personaggi al mondo, durante la prima visione avevo inveito in più modi contro il regista e alla fine mi ero ripromessa di buttare via la videocassetta... nonostante ciò l'ho rivisto altre tre volte (questa sarebbe la quarta), cercando di trovarci ogni volta un significato che non fosse l'orripilio o la violenza fini a sé stessi. Arrivando ad apprezzare l'uso della colonna sonora, gli attori, le inquadrature, persino quell'unico, bastardo e surreale escamotage che tanto mi aveva fatta inca**are la prima volta. Facendomi coinvolgere da questo gioco che non si limita solo alle vittime e i loro carnefici, ma anche, e soprattutto, si rivolge allo spettatore.


Volendo trovare "per forza" un significato a Funny Games, per come l'ho capito è una riflessione sulla desensibilizzazione alla violenza provocata dai media. Paul e Peter danno l'idea di essere due ragazzi appartenenti alla classe medio - alta, Paul è sicuramente colto e anche di bell'aspetto, apparentemente non avrebbero alcun motivo di seviziare famiglie inermi: eppure lo fanno, seguendo le regole di un perverso gioco e cercando di seguire le regole che anche lo spettatore si aspetterebbe vengano rispettate in un thriller. Infatti la "genialata", se così si può dire, di Funny Games, è che Paul, a differenza di Peter, è assolutamente consapevole di essere il personaggio di un film: la chiacchierata finale tra i due personaggi, durante la quale Peter racconta a Paul di una storia in cui il protagonista si rende conto di essere finito all'interno di una pellicola, un universo parallelo che non è la realtà in cui sono rimasti a vivere i suoi genitori, offre la chiave di lettura di Funny Games. Paul, infatti, risponde che la consapevolezza di vivere in un film non rende l'universo che circonda il personaggio meno reale, se questo universo viene osservato da qualcuno; quindi, ogni gesto che i due compiono, in quanto osservato da noi spettatori, diventa automaticamente reale e per questo ancora più terribile.


In qualche modo, questa chiave di lettura rende lo spettatore, ormai abituato ad essere passivo di fronte alla violenza propinata dai media, complice attivo di quanto accade sullo schermo. Non basta tifare, palesemente, per la famiglia, anzi: Paul è consapevole dei sentimenti di chi sta guardando Funny Games e, da bravo stronzo e fine psicologo, infrange la cosiddetta "quarta parete" e ci coinvolge attivamente, invitandoci a scommettere con lui sulle loro possibilità di sopravvivenza, illudendoci che la moglie riesca a trovare aiuto, rimproverandola quando minaccia di far finire il gioco proprio quando il film non ha ancora raggiunto la lunghezza standard di una pellicola, arrabbiandosi con Tom quando, durante una scena cruentissima, infrange le aspettative e le speranze dello spettatore. Infine, in quanto solo personaggio consapevole di trovarsi in un film, è anche l'unico in grado di modificare gli eventi con il semplice click di un telecomando. Il grandissimo figlio di sultana. L'unico modo di "salvare" la famiglia, paradossalmente, sarebbe smettere di guardare il film... ma Paul, sul finale, ci rivolge uno sguardo come a dire "ma chi volete prendere in giro?" mentre tutto ricomincia come se niente fosse successo, stesso copione, altra famiglia. E noi a guardare. Impotenti, inorriditi, scandalizzati forse, ma comunque curiosi. Shame on us. Mi vergogno a dirlo, ma a prescindere da tutto Funny Games è un film che consiglio. Magari non a chi è di stomaco debole, ecco.

Michael Haneke è il regista e sceneggiatore della pellicola. Tedesco, ha diretto film come La pianista, Funny Games U.S. e Il nastro bianco. Anche attore, ha 70 anni e un film in uscita.


Susanne Lothar interpreta Anna. Tedesca, ha partecipato a film come La pianista e Il nastro bianco. Ha 52 anni e tre film in uscita.


Ulrich Mühe interpreta Georg. Tedesco, ha partecipato al film Le vite degli altri. Anche regista, è morto di cancro nel 2007, all'età di 54 anni.


Nel 2007 il regista ha girato un remake dal titolo Funny Games U.S., con Naomi Watts e Tim Roth nei panni di Anna e Georg, Michael Pitt e Brady Corbet in quelli di Paul e Peter. Non l'ho visto, ma mi dicono sia identico all'originale, che riprende scena per scena. Nonostante il mio amore sviscerato per Tim Roth, dunque, rifiuto categoricamente una visione! ENJOY!

domenica 15 aprile 2012

Bollalmanacco On Demand: Il segreto del bosco vecchio (1993)

La rubrica Bollalmanacco on Demand questa settimana farà gli straordinari, perché tra oggi e domani recensirò ben due film. Il primo, richiesto da quel vecchio porco di Toto, è Il segreto del bosco vecchio, diretto nel 1993 da Ermanno Olmi. Il secondo lo scoprirete domani, ma si va tutto su un altro genere e, paradossalmente, su uno dei film più odiati da Toto! ENJOY!


Trama: il colonnello Procolo, freddo e metodico uomo d’arme, riceve in eredità un immenso terreno che include il misterioso Bosco Vecchio. Lui vorrebbe sfruttare le risorse del bosco tagliandone gli alberi, ma non ha tenuto conto degli spiriti che dimorano nel luogo…


Il segreto del bosco vecchio è un delizioso, piccolo film tratto dall’omonimo racconto dello scrittore Dino Buzzati (che tanto tedio mi provocò in tempi ormai lontani con il suo Deserto dei tartari…), un inno non solo alla natura, ma anche alla pazienza, alla calma, ad un ritmo di vita quasi antico. La vicenda, surreale e poetica, si snoda attraverso vari microepisodi, durante i quali il gretto e avido colonnello Procolo, magistralmente interpretato da Paolo Villaggio, si scontra con i geni degli alberi e gli animali del Bosco Vecchio; e mentre sembra che, ad ogni scontro, il colonnello abbia la meglio e riesca a portare avanti la sua intenzione di sfruttare economicamente il bosco distruggendolo, a poco a poco invece si comprende come la Natura, seguendo i propri ritmi, riesca ad insinuarsi nel cuore e nell’animo del vecchio, modificandone l’indole fino a renderla più umana. Nel film si alternano, quindi, alcuni momenti divertenti come l’inizio, quando il maggiordomo illustra a Procolo le qualità della gazza sentinella, e molte sequenze commoventi, come il “funerale” per l’albero caduto o il momento in cui l’ombra del Colonnello, disgustata dal comportamento del suo padrone, decide di abbandonarlo per sempre, lasciandolo solo con la sua meschinità e i suoi intenti omicidi nei confronti del nipote.


Passando alla realizzazione, Il segreto del bosco vecchio patisce un alternarsi di “stili” che purtroppo appesantiscono la visione del film. Infatti, ad alcune sequenze evocative e poetiche, come quella del concerto del Vento Matteo, la liberazione delle farfalle in mezzo al bosco, la terribile immagine dei bruchi che, con un incessante rumore di piccolissime mascelle, uccidono il cuore stesso della foresta, si alterna un girato piatto e quasi documentaristico, con la macchina da presa che indugia fissa sugli animali parlanti o su vari elementi “simbolici” come la statua in legno del precedente proprietario del Bosco. Altra cosa disturbante, almeno per me che ero già rimasta traumatizzata dalla visione de L'Albero degli zoccoli, è la recitazione a tratti dilettantesca della maggior parte degli attori coinvolti, a partire da quel povero bambino inespressivo, resa ancora peggiore dal pesantissimo accento regionale che rende alcuni dialoghi incomprensibili (giuro, quando il pargolo chiamava “Zio!!” io capivo Dio. Ho detto tutto…). Per fortuna il protagonista è Villaggio, adattissimo nel ruolo tormentato e ambivalente del Colonnello Procolo, inoltre anche i doppiatori degli animali parlanti e del vento sono molto bravi. Riassumendo, Il segreto del bosco vecchio è un film che consiglio di vedere, a patto di accettarne limiti e difetti, soprattutto a chi volesse rifugiarsi nella semplicità di un cinema dal sapore quasi antico.

Ermanno Olmi è il regista e sceneggiatore della pellicola. Originario di Treviglio, ha diretto film come L’albero degli zoccoli, La leggenda del santo bevitore, Il mestiere delle armi e Cantando dietro i paraventi. Anche scenografo, costumista, attore e produttore, ha 82 anni.


Paolo Villaggio interpreta il colonnello Procolo. Uno dei più grandi attori italiani viventi, senza alcun dubbio, incarnazione di una delle maschere più riuscite dell’epoca moderna, il povero e vessato ragioniere Fantozzi, lo ricordo per film come Brancaleone alla crociate, Di che segno sei?, Fracchia la belva umana, Sogni mostruosamente proibiti, Pappa e ciccia, I pompieri, Fracchia contro Dracula, Scuola di ladri, Grandi magazzini, Missione eroica – I pompieri 2, Scuola di ladri – parte seconda, Roba da ricchi, Ho vinto la lotteria di capodanno, Le comiche, La voce della luna, Le comiche 2, Io speriamo che me la cavo, Cari fottutissimi amici, Le nuove comiche, Io no spik inglish e Denti. Genovese, anche sceneggiatore e regista, ha 80 anni.

venerdì 13 aprile 2012

WE, Bolla! del 13/04/2012

Venerdì è arrivato, piovosetto e freddolino, maledetta primavera! Tempo ideale per infilarsi al cinema… certo, se dessero qualcosa di decente! E invece, dalle mie parti arrivano due nuove uscite, una inguardabile, l’altra improponibile ad amici e conoscenti… ma la speranza è l’ultima a morire! ENJOY!


Battleship
Reazione a caldo: ciàpa su l’Umbrella – ella – ella – eh – eh – eh!
Bolla, rifletti!: avevo già avuto modo di inveire contro questo film, se non erro. Ora, la tamarrata galattica con l’improbabile accoppiata Rihanna – Liam Neeson sbarca (è proprio il caso di dirlo) in Italia. Come farselo scappare, in effetti? Alieni e robottoni in salsa acquatica, per ricordarci che l’estate è vicina. Andate, andate, io piuttosto che vedere una cosa simile mi cavo gli occhi!


Diaz - Non lavare questo sangue
Reazione a caldo: eh… l’indecisione…
Bolla, rifletti!: Perché lo so da me che questo non è Battleship, ovvio. So anche che, in quanto legato ad un pezzo di (bruttissima) storia italiana recente, sarebbe opportuno andarlo a vedere. Solo che temo il documentarietto propagandistico da centro sociale. E una recitazione da dilettanti unita al solito stile fiction che tanto va per la maggiore nel cinema italiano. Quindi, attendo di leggere qualche recensione in merito prima di proporlo agli amici (che, a prescindere, credo mi faranno una bella leva a fronte della proposta XD).

Strano, comunque, che il film di cui sopra non lo abbiano relegato al cinema d’élite, dove invece ci si butta sul dramma in salsa “cinese”.


A Simple Life
Reazione a caldo: Ooh, questo dev’essere carino…
Bolla, rifletti!: A Simple Life mi sa di film commoventissimo, diretto nella sua semplicità, privo di fronzoli e per questo ancora più bello. E poi, insomma, io adoro tutto (o quasi) ciò che è orientale. Sicuro candidato al recupero, quando arriveranno tempi migliori!

giovedì 12 aprile 2012

La notte dei morti viventi (1968)

E’ arrivato il momento di provare a recensire un altro caposaldo del cinema e dell’horror, quella Notte dei morti viventi (Night of the Living Dead) del 1968 che ha segnato l’inizio delle saghe romeriane dedicate alla figura dello zombie.


Trama: i morti escono dalle tombe, affamati di carne umana. Uno sparuto gruppetto di uomini e donne, asserragliato in una casa isolata, cerca di difendersi come può dagli attacchi degli zombie…


Trovo sempre difficile affrontare la recensione di film così importanti, rischiando di imbarcarmi in considerazioni imbarazzanti o non vere. Quindi, come sempre, eviterò qualsiasi “parolone” da critico cinematografico e affronterò la cosa da orgogliosa non – competente quale sono, partendo molto banalmente da quello che ho apprezzato come spettatrice e fan dell’horror. Premetto anche di essere molto più affezionata al remake anni ’90 del mago del make up Tom Savini, nel senso che, pur non trovandolo ovviamente superiore al film di Romero, è stato comunque il mio primo horror “vero” e mi aveva abbastanza scioccata all’epoca. Sicuramente, il remake è molto più sanguinoso e tamarro, però la vera Notte dei morti viventi precorre i tempi. Intanto, è il primo horror dove gli zombie si nutrono di carne umana, inoltre presenta un protagonista nero (che picchia una donna bianca!!) in tempi in cui le questioni razziali in America erano tutt’altro che sedate, anzi. Inoltre, la regia di Romero è inquietante e molto artistica, quasi ci si trovasse davanti ad un film espressionista.


La prima cosa, infatti, che colpisce l’occhio è la decisione di girare in bianco e nero (anche se ne esiste una versione colorizzata, ma: orrore!!!) nonostante fosse già epoca di drive – in, splatter e gore. La mancanza di colore conferisce alla pellicola un’aura assai particolare che, innanzitutto, confonde lo spettatore e gli fa perdere il senso del tempo come avviene ai personaggi, perché è difficile dire, all’interno della casa, se sia giorno o notte; secondariamente, permette a Romero di girare sequenze magari “inutili” all’economia di un horror ma sicuramente molto belle, come quella in cui Barbara si perde nella contemplazione di un carillon, oppure altre più funzionali e devastanti, come quella della pargola in cantina, con tanto di nero schizzo di sangue che imbratta i muri. La notte dei morti viventi però, in tal senso, è anche parco di effettacci splatter. Gli zombi sono molto più “umani” rispetto a quelli moderni perché, effettivamente, altro non sono che cadaveri e quindi non molto diversi da noi: niente “occhio di ghiaccio” dunque, né facce o arti troppo rosicchiati da larve e affini o orrido sangue nero ad imbrattare le labbra. La maggior parte di essi, infatti, sembrerebbe essere stata sepolta giusto il giorno prima, tanto che il morto vivente che attacca Johnny e Barbara all’inizio viene confuso facilmente con un essere umano, il che rende l’intera vicenda ancora più spiazzante.


Come spiazzante, ancora oggi, è la decisione di non rivelare il motivo per cui i morti hanno deciso di tornare a camminare sulla terra. Potrebbe essere stata colpa dell’inquinamento, di un satellite, di esperimenti, chissà. L’onnipotente TV, vista praticamente come un Dio dai poveri sfigati rinchiusi in casa, non offre soluzioni certe, può solo fare congetture e offrire vane speranze o consigli anche abbastanza discutibili (come direbbero in Shaun of the Dead: “The man said to stay inside” “Fuck the man!!”), che portano all’inevitabile morte dei già pochi sopravvissuti. Sopravvissuti che, per inciso, a parte la povera e catatonica Barbara si scavano da soli la fossa con poche mosse azzardate, vuoi perché sono spaventati, disperati, innamorati o semplicemente stronzi. E poi certo, dove falliscono la tv o le spiegazioni razionali, arriva in soccorso il buon spirito dell’americano vero, quel “prima spara poi chiedi chi è” che consente alla maggior parte delle persone di cavarsi dagli impicci e risolvere le situazioni, senza fare molta attenzione alle “casualties”, come si suol dire. A modo suo, quindi, La notte dei morti viventi si conclude con un happy ending, nel quale gli umani paiono avere preso le redini della situazione. Ma per noi che sappiamo bene come è continuata la storia dell’umanità romeriana, quel finale sa di quiete apparente prima della tempesta, ovviamente. Voi non fatevi trovare impreparati dall’apocalisse zombie, però, e cercate questo caposaldo prima che sia troppo tardi.


Del regista George Romero ho già parlato qui. Il film, purtroppo, non ha portato fortuna agli attori che vi hanno partecipato, la cui carriera si è consumata in poche e sporadiche apparizioni all’interno di film davvero poco conosciuti. Sfortunato, almeno in questa circostanza, anche il buon Tom Savini, che non ha potuto confezionare il make up del film perché era stato richiamato come fotografo sul campo in Vietnam; si è rifatto, come ho detto, nel 1990, girando La notte dei morti viventi, remake che rende giustizia al personaggio di Barbara facendola diventare molto più forte e cazzuta, com’era nelle intenzioni di Romero. Quello di Savini, però, non è l’unico remake. Nel 2006, infatti, è stato girato La notte dei morti viventi 3D, che conta tra i protagonisti anche Sid Haig. I seguiti “ufficiali” de La notte dei morti viventi, invece, sono Zombi, Il giorno degli zombi, La terra dei morti viventi, Le cronache dei morti viventi e Survival of the Dead – L’isola dei sopravvissuti. Gli ultimi due non li ho visti e non posso dare giudizi, ma se la figura dello zombi moderno vi affascina, consiglierei di recuperare almeno i primi tre. ENJOY!!

martedì 10 aprile 2012

Biancaneve (2012)

Per chiudere in bellezza la giornata di Pasqua, domenica sera sono andata a vedere Biancaneve (Mirror, Mirror), rilettura dell'omonima fiaba ad opera del regista Tarsem Singh.


Trama: Per rimanere giovane e bella, la Regina ha mandato il regno in bancarotta e i sudditi non riescono più a far fronte alle ingenti tasse. La figliastra Biancaneve, che è riuscita a scoprire come stanno le cose, viene mandata a morire nella Foresta Nera. Come racconta la favola, la fanciulla tuttavia sopravvive e incontra i sette nani, con i quali si allea per spodestare la perfida Matrigna e riprendersi il Principe concupito dalla donna...


Tutto mi aspettavo da questo Biancaneve, ma non una pellicola così ironica e divertente, incentrata quasi interamente sull'esilarante figura della Matrigna, magistralmente interpretata da una Julia Roberts in stato di grazia (non a caso il titolo originale è Mirror, Mirror, non Snow White). L'invidia per la bellezza della principessa "dalle labbra rosse come il sangue e la pelle bianca come la neve" è il fulcro anche di questa versione della fiaba, ma la Matrigna non viene dipinta come una megera dedita alla magia bensì, soprattutto, come una "coguara" che ha mandato in rovina il regno per pagarsi feste e cure di bellezza tra le più atroci, una fancazzista il cui unico scopo è trovare un ricco marito, possibilmente giovane, che la mantenga. Biancaneve, come viene chiarito all'inizio, non è altro che un optional (anche se il finale, ovviamente, smentirà ironicamente la Matrigna), una ragazzetta irritante che la donna si è trovata nel Castello e che riesce, senza troppo sforzo, a tenere a bada... almeno finché non arriva il Principe che, in quanto bello, aitante e ricco (senza contare che sarebbe un alleato prezioso per spodestare l'una o l'altra donna) viene bramato da entrambe.


Dal momento in cui la povera Biancaneve viene mandata nella Foresta Nera per evitarle un incontro col Principe, la trama della pellicola si distacca ancora di più da quella della fiaba: i sette nani sono sette ladri (dai pittoreschi nomi di Macellaio, Risata, Napoleone, Lupo, Mezzapinta, Grimm e Mangione) che vagano per la Foresta armati di trampoli per sembrare più alti, briganti che prendono Biancaneve sotto la loro ala protettiva e le insegnano tutte le loro furberie, trasformandola non in una guerriera, ma in una scafata ragazzina in grado di riprendersi quel che è suo di diritto. Non pensate a qualcosa di "zen" o alla Matrix, però. Il film, infatti, non perde mai, nemmeno per un istante, il suo dichiarato intento di essere supercazzola, sfacciatamente in bilico tra artistico trionfo di costumi e scenografie (splendidi e particolarissimi) oppure esilarante trashata. I momenti di puro divertimento si sprecano, tra un Principe trasformato in cucciolo fedele o lasciato in mutande dai nani, gli incredibili siparietti tra la Matrigna e il consigliere Brighton, gli assurdi costumi indossati dagli invitati al ballo (uno su tutti: Biancaneve col copricapo a forma di cigno) e al matrimonio, le cure di bellezza a base di guano, vermi, vespe, scorpioni, bisce e quant'altro, il duello con fior di sculacciate in punta di spada e il finale bollywoodiano con tanto di balletto e canzone. Paradossalmente, la parte meno riuscita del film è quella dichiaratamente fantasy, che implica l'utilizzo delle arti magiche della regina e di troppa Computer Graphic: il passaggio dallo specchio al rifugio sul lago è spettacolare, ma l'attacco del burattino gigante e soprattutto quello della Chimera sono decisamente bruttini.


Mi rendo conto che sarebbe impossibile fare un confronto tra questo Biancaneve e il film che uscirà a luglio, Biancaneve e il cacciatore, però due parole vorrei spenderle. Nonostante sia una commedia divertentissima, il film di Tarsem mi è sembrato qualcosa di molto più adulto e particolare, assai distante dagli ultimi adattamenti gotici (leggasi: per bimbiminkia) delle fiabe più famose, come Cappuccetto Rosso sangue o Beastly, una pellicola girata non per racimolare incassi, nonostante la presenza di una star come Julia Roberts, ma semplicemente per il gusto di rileggere in modo diverso una fiaba amata e conosciutissima. A tal proposito, è sicuramente un film che non consiglierei ai bambini, che si romperebbero le scatole e capirebbero pochissimo della storia, né a chi si aspetta una storia d'amore convenzionale, una moraletta spicciola, una pellicola seria o chissà quale capolavoro. Biancaneve, per essere apprezzato, dev'essere vissuto come qualcosa di non etichettabile, un film a sé stante da godere sul momento, una follia di un'ora e mezza. Se andrete al cinema consapevoli di questo, non ve ne pentirete!!


Di Armie Hammer, che interpreta il principe Alcott, ho già parlato qui.

Tarsem Singh (vero nome Tarsem Dandhwar Singh) è il regista della pellicola. Indiano, ha diretto film come The Cell - La cellula, The Fall e Immortals. Anche sceneggiatore e produttore, ha 51 anni.


Julia Roberts (vero nome Julia Fiona Roberts) interpreta la Regina. Una delle attrici più famose di Hollywood, la ricordo per film come Mystic Pizza, Fiori d'acciaio, Pretty Woman, Linea mortale, A letto con il nemico, Hook - Capitan Uncino, Qualcosa di cui... sparlare, Mary Reilly, Michael Collins, Il matrimonio del mio migliore amico, Nemiche amiche, Notting Hill, Se scappi ti sposo, Erin Brokovich - Forte come la verità (per il quale ha vinto l'Oscar come migliore attrice protagonista), The Mexican, I perfetti innamorati, Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco, Confessioni di una mente pericolosa, Ocean's Twelve; ha inoltre doppiato Ant Bully - Una vita da formica, e partecipato a episodi di Miami Vice e Friends. Anche produttrice, ha 45 anni e due film in uscita.


Lily Collins (vero nome Lily Jane Collins) interpreta Biancaneve. Inglese, figlia del cantautore Phil Collins, ha partecipato a film come Priest e ad episodi della serie 90210. Ha 23 anni e quattro film in uscita.


Nathan Lane (vero nome Joseph Lane) interpreta Brighton. Americano, lo ricordo per film come La famiglia Addams 2, Piume di struzzo, Un topolino sotto sfratto, Stuart Little - Un topolino in gamba e Austin Powers in Goldmember; inoltre ha doppiato Timon ne Il re leone e partecipato a serie come Miami Vice, Innamorati pazzi e Sex and the City. Anche produttore, ha 56 anni e un film in uscita.


Sean Bean (vero nome Shaun Mark Bean) interpreta il Re. Attore inglese che ricorderò sempre per aver interpretato il meraviglioso Boromir nella trilogia de Il Signore degli Anelli, ha partecipato a film come Goldeneye, Ronin, Equilibrium, Il mistero dei Templari, North Country, Silent Hill e a serie come Game of Thrones. Ha 53 anni e due film in uscita.


Saoirse Ronan era stata presa in considerazione per il ruolo di Biancaneve, ma la differenza di età tra lei e Armie Hammer era troppo grande; Lily Collins, invece, avrebbe dovuto recitare col ruolo dello stesso personaggio in Biancaneve e il cacciatore, ma le è stata preferita (ohibò...) Kristen Stewart. Destino inverso per il Principe: nel film con la Stewart ci sarà l'attore che è stato scartato durante il casting di Biancaneve. Ribadisco il mio fermo proposito di non andare a vedere il secondo film dedicato alla "più bella del reame" e vi saluto... ENJOY!!

lunedì 9 aprile 2012

Get Babol! #15

Settimana ricca quella pasquale! Complice la festa, negli USA escono un sacco di film che il sito Getglue si diletta a consigliarmi, e devo dire che questa volta ce n'è per tutti i gusti: un thriller in bianco e nero dalle atmosfere oniriche, un filmaccio trash a livelli surreali, un classico, solido thriller con un attorone del calibro di Willelm Dafoe, un documentario per nerd e una patacca pseudohorror inguardabile. Pick your choice e... ENJOY!!

Keyhole

Di Guy Maddin
Con Jason Patric, Isabella Rossellini, Udo Kier
Trama (da Imdb): Ulysses Pick, gangster e padre snaturato, comuncia uno strano viaggio all’interno della sua casa.

Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti Mulholland Drive, Nosferatu e L’uomo che non c’era. Lì per lì la trama non è che mi dicesse molto, ma il trailer è un delirio! Innanzitutto è in bianco e nero (che, evidentemente, dopo The Artist tira parecchio), sembra quasi uno di quei film espressionisti tedeschi, ci sono degli attori della madonna come la Rossellini e Kier, inoltre ha davvero un che di Lynchiano. Sicuramente, visto che non posso testimoniare la bontà dell'opera, mi incuriosisce e quando uscirà cercherò di andarlo a vedere. La speranza che venga distribuito in Italia è l'ultima a morire, intanto vi metto il trailer!



Iron Sky
Di Timo Vuorensola
Con Udo Kier, Julia Dietze, Kym Jackson
Trama (da Imdb): nel 1945 i nazisti costruiscono una base segreta sulla luna, dove si nascondono e pianificano di tornare al potere nel 2018.

Il sito me lo consiglia perché mi è piaciuto Mars Attacks!. Più che essermi piaciuto, lo avevo trovato divertente, mentre questo Iron Sky rischia di essere una trashata incredibile. A parte che Udo Kier questa settimana fa gli straordinari, vista la sua presenza in ben due film, la locandina mi ricorda pericolosamente quel gigantesco pacco di Sucker Punch. Ma il trailer... Gesù. Come potrei esimermi dal vedere una simile meenkiata? Il mio sangue affamato di trash ribolle, le mie orecchie friggono all'udire il buon Kier sparare idiozie in tedesco, la mia bocca pregusta le risate. Odiatemi pure, ma in qualche modo lo guarderò. Anzi, non vedo l'ora.


The Hunter
Di Daniel Nettheim
Con Willelm Dafoe, Sam Neill, Morgana Davies
Trama (da Imdb): Il mercenario Martin viene mandato nelle foreste della Tasmania da una misteriosa azienda biotecnologica, a caccia dell’ultima tigre della Tasmania.

Il sito me lo consiglia perché mi è piaciuto Ronin. Mettiamo da parte il consiglio e ragioniamo. Veder recitare Dafoe è sempre un piacere e un privilegio, senza contare che anche Sam Neill mi provoca gioia ad ogni sua comparsa. Però, sinceramente, i film uomo vs natura non sono proprio il mio genere preferito, anche se qui mi pare si inserisca un elemento thriller, vagamente misterioso. Sono indecisa, perché il trailer è davvero molto bello. Regia solida, attori bravi, l'unica incognita, almeno per me, è la trama. Vedremo, quando uscirà.


Comic – Con: Episode IV – A Fan’s Hope
Di Morgan Spurlock
Con Kevin Smith, Stan Lee, Eli Roth
Trama (da Imdb): Un dietro le quinte che mostra le migliaia di fan che, ogni anno, si radunano a San Diego per il Comic – Con, la più grande fiera del fumetto mondiale.

Il sito me lo consiglia perché mi piacciono i fumetti, in generale! Quindi, mio malgrado, sono costretta a dire che non lo guarderò mai. Perché passerei tutta la durata del documentario a piangere e farmi del male, maledicendo il destino che non mi consentirà mai di andare al Comic- Con perché nessuna delle persone che conosco, in quanto sane di mente, è così nerd da accompagnarmici. Mi basta anche solo leggere un nome, Eli Roth, a provocarmi sofferenza. Ah, l'uomo della mia vita e lui non lo sa. Sigh. Chiudo il momento bimbaminkia e ribadisco, stolidamente, il mio sofferto rifiuto.


ATM
Di David Brooks
Con Alice Eve, Josh Peck, Brian Geraghty
Trama (da Imdb): Quando uno sconosciuto li intrappola, di notte, in un ATM, tre colleghi si ritrovano a dover combattere per sopravvivere.

Il sito me lo consiglia perché mi è piaciuto Frozen. Ecco, appunto. Già avevo la fobia delle seggiovie, che ora si è acuita, adesso ci manca anche che aumenti quella di dover prendere da sola i soldi dal Bancomat. Questo, sommato al fatto che in Italia il film è già uscito a febbraio (col titolo ATM – Trappola mortale) e al fatto che le recensioni lette non erano sicuramente positive, fa della pellicola in questione un perfetto candidato all'oblio cinematografico.

Se vuoi condividere l'articolo

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...