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venerdì 5 maggio 2023

Beau ha paura (2023)

Un altro dei titoli che più aspettavo quest'anno al cinema era Beau ha paura (Beau is Afraid), diretto e sceneggiato dal regista Ari Aster. Niente spoiler, più o meno.


Trama: Beau, uomo di mezza età buono ma tremendamente ansioso, cerca di raggiungere casa di sua madre. Il viaggio si rivelerà una terribile odissea...


Siccome, ovviamente, Beau ha paura non è stato programmato al comodo "multisala" a quindici minuti di macchina da casa mia, martedì sera sono dovuta andare a Genova (in soli, miracolosi 30 minuti) per assistere allo spettacolo delle 21.30 presso il Fiumara. Come ben sanno gli aficionados, 21.30 vuol dire come minimo 22, quindi la visione è finita più o meno all'una, dopodiché, tra una chiusura autostradale e un ininterrotto susseguirsi di semafori che va da Sampierdarena a Prà, sono riuscita ad arrivare a casa alle DUE. Poiché mi sveglio alle 6.45 ogni mattina e sono una vecchia di 42 anni, oggi non so più nemmeno come mi chiamo, questo per dire che non so cosa riuscirò a scrivere del film, soprattutto perché questa via crucis genovese ha aizzato un po' il mio odio verso l'ultima creatura di Ari Aster. La quale, come ho scritto nella trama, è invece un'odissea, quella di un uomo buonino come Lupo de' Lupis e talmente ansioso da sfociare nel patologico. Il titolo del film riassume perfettamente la situazione: Beau ha paura di tutto. E' terrorizzato, a ragione, dal quartiere in cui vive, dalle malattie e dalla morte ma, in particolare, ha una fifa blu di mammina e di ogni scelta a cui viene costretto, da lei o da altri, ché non sia mai la gente resti delusa dal goffo, inetto Beau. La sua paura, c'è da dire, è comprensibile se si pensa che il protagonista ha sempre vissuto all'ombra della madre. Figura soffocante che è stata addosso al figlio come un falco sin dalla nascita, la signora Mona Wasserman è l'incarnazione dell'apprensione e dell'autocommiserazione, tanto da aver fatto un lavoro della prima, mettendo in piedi una sorta di casa farmaceutica di cui, da bambino, Beau era l'addolorato volto. Questo è il quadro generale offerto da Aster allo spettatore per orientarsi, per quanto possibile, all'interno della sua ultima opera, e non andrei a ricamarci sopra ulteriormente, in quanto si tratta solo dell'aspetto superficiale di Beau ha paura


Come direbbe il Vate, Beau ha paura "nun va visto, va vissuto". Il che non vuol dire che Ari Aster abbia fatto le cose a membro di segugio o che non esista un significato univoco, legato strettamente alla visione dell'Autore, per ciò che viene mostrato sullo schermo, quanto piuttosto che Beau ha paura può parlare in modi diversi allo spettatore e io di sicuro non li conosco tutti. Si può vivere l'ordalia di Beau come una lunga seduta psichiatrica trasposta in immagini, durante la quale il protagonista parte da ciò che lo terrorizza per cercare di guardare dentro se stesso e capirsi (il che, ahimé, non necessariamente deve portare ad una rinascita, ma può anche accadere che i problemi non si risolvano); si può guardare al film come a una distopia fantascientifica, magari facendosi solleticare da un paio di rimandi a The Truman Show, e vivere le avventure di Beau come se si avesse davanti un burattino mosso da un'eminenza grigia spietata e folle, che lo illude, da sempre, di avere il controllo della propria misera esistenza (questa è l'interpretazione che mi piace di più, anche perché molti indizi lo lascerebbero supporre); ci si può sedere in poltrona e lasciarsi trasportare dal delirio, sposando entrambe le idee di volta in volta o creandone altre, per esempio pensare a un angosciante circle of life, alla rappresentazione della stupida banalità della nostra vita moderna, dentro la quale siamo tutti dei Beau spaventati in attesa di una fantozziana ed illusoria rivalsa su coloro che ci vessano, perennemente ostacolati da eventi più o meno assurdi, a prescindere che siano negativi o positivi. Potete letteralmente pensare ciò che volete di Beau ha paura, tanto la verità la sa solo Ari Aster


Il regista, questo è sicuro, guarda a grandi modelli, come Aronofsky, Charlie Kaufman o Lynch, senza limitarsi a copiare pedissequamente, bensì infondendo nell'opera la sua personalità, magari senza riuscire a raggiungere un risultato perfetto o coeso, ma almeno provandoci. Volendo dividere il film in segmenti (neanche fosse un'antologia ad episodi), per quanto mi riguarda Beau ha paura è come quella puntata dei Simpson in cui Boe ha aperto la sua Mangiatoia per famiglie e all'inizio canta tutto entusiasta "Qui per te, sai chi c'è, lo Zio Boe, guarda un po'": le prime due, lunghissime disavventure del protagonista sono un agghiacciante mix di immagini angoscianti e grottesche, realizzate con inquadrature e movimenti di macchina inconsueti che aumentano ancora di più il disagio dello spettatore, in sincronia con quello crescente di Beau. E' lì che Aster si riconferma maestro dell'horror inusuale, vissuto persino alla luce del giorno, dove tutto ciò che è "normale" rischia in un attimo di diventare mostruoso e terrificante, e lo stesso stile si ripropone verso il finale, che tuttavia si fa ancora più onirico e assurdo, con una sequenza in particolare che mi ha causato delle risate isteriche con lacrime annesse di cui Florence Pugh andrebbe fierissima. Se Beau ha paura fosse stato tutto così avrei probabilmente urlato al capolavoro. Purtroppo, c'è quella menosissima parte ambientata nel bosco, che per me è stata l'equivalente del Boe scoglionato che lancia i piatti ai bambini bofonchiando "Sai che c'è? Lo zio Boe, prendi un po'". Per carità, la sequenza animata è bellissima e poetica, e l'intero "episodio" serve ad inquadrare ancor meglio il carattere pavido di Beau e il nocciolo di tutti i suoi problemi ma, giusto per assecondare la qualità onirica del segmento in questione, mi sono ritrovata un paio di volte con gli occhi semichiusi e non mi vergogno a dirlo.


Ad Aster servirebbe qualcuno di vessante e intimidatorio come la madre di Beau, che lo portasse a fermarsi e dubitare, invece di dare sfogo a tutto ciò che gli passa per la testa convinto che sia sempre cosa buona e giusta. Anche perché (diciamoci la verità senza timore di scatenare l'ira degli dèi) tre ore del pur bravissimo Joaquin Phoenix con la faccia triste del cane bastonato, che sciorina una lamentela dopo l'altra quando non è impegnato ad uggiolare o a balbettare scuse incomprensibili, sono un po' pesanti da sopportare. Molto meglio Patti LuPone, cazzutissima madre che avrei voluto vedere di più sullo schermo, col suo fastidio a malapena trattenuto verso quella larva di figlio che lei stessa ha contribuito a rendere anche più mollo del lecito, oppure i terribili sposini interpretati da Amy Ryan e
Nathan Lane, il lato vezzoso e "carino" di una realtà da incubo. Lungi da me lamentarmi troppo, comunque. Beau ha paura è un film ostico, elefantiaco (e il prossimo che osa lamentarsi di Babylon verrà legato alla poltrona e costretto a guardare sei ore di Phoenix piangente in loop) eppure terribilmente interessante e sfaccettato, qualcosa di raro in quest'epoca cinematografica di rapido consumo sia a livello di visioni che di recensioni, che merita sicuramente più di una visione o di un giudizio tranchant. Il mio consiglio è quello di andare al cinema a vederlo, magari non a un tardo orario serale come ho fatto io, e godersi lo spettacolo senza troppe pippe mentali né aspettative, nel bene e nel male. Poi fatemi sapere cosa ne pensate, che se c'è un film in grado di alimentare discussioni a non finire questo è proprio Beau ha paura.


Del regista e sceneggiatore Ari Aster ho già parlato QUI. Joaquin Phoenix (Beau Wasserman), Nathan Lane (Roger), Amy Ryan (Grace), Stephen McKinley Henderson (Terapista), Zoe Lister-Jones (Mona da giovane), Julian Richings (l'uomo strano) e Bill Hader (fattorino UPS) li trovate invece ai rispettivi link. 

Patti LuPone interpreta Mona Wasserman. Americana, la ricordo per film come 1941: Allarme a Hollywood, Witness - Il testimone, A spasso con Daisy e serie quali Will & Grace, Penny Dreadful, Hollywood e American Horror Story; come doppiatrice ha lavorato in BoJack Horseman e I Simpson. Anche cantante, ha 74 anni e parteciperà all'imminente serie Marvel Agatha: Congrega del Caos.  


Richard Kind interpreta il Dr. Cohen. Americano, ha partecipato a film come Stargate, Confessioni di una mente pericolosa, Hereafter, Argo, Sharknado 2, Bombshell - La voce dello scandalo, ... tick, tick, Boom! e serie quali La tata, That '70s Show, Scrubs e Due uomini e mezzo. Come doppiatore ha lavorato in A Bug's Life - Megaminimondo, Toy Story 3 - La grande fuga, Inside Out, Kim Possible, Phineas e Ferb, I Simpson, I Griffin e American Dad!. Anche sceneggiatore, ha 67 anni e quattro film in uscita. 


Uno dei figli di Beau è Michael Gandolfini (immaginate quindi quanto fossi bollita in quel momento per non averlo nemmeno riconosciuto) mentre il regista David Mamet interpreta il rabbino. Il film è l'"espansione" del corto Beau, diretto e sceneggiato da Ari Aster nel 2011. Se Beau ha paura vi fosse piaciuto recuperatelo e aggiungete Madre!, Strade perdute e Mulholland Drive. ENJOY! 

martedì 17 maggio 2016

Astro Boy (2009)

Spulciando tra i dvx mi sono ritrovata tra le mani in questi giorni Astro Boy, diretto e co-sceneggiato nel 2009 dal regista David Bowers a partire dal manga del sensei Osamu Tezuka.


Trama: a seguito di un incidente il giovane Tobio muore e il padre, lo scienziato Dr. Tenma, decide di costruire un robot con le sue sembianze e dotato degli stessi ricordi del figlio. Resosi dolorosamente consapevole del fatto che la nuova creatura è ben diversa da Tobio, Tenma lo allontana da casa e il piccolo robot si ritrova esiliato in quella che un tempo era la Terra, ora un luogo desolato e privo di risorse naturali...



Comincerò questa breve recensione con una confessione terrificante: da bambina, quando passavano Astro Boy in TV, cambiavo canale. Ebbene sì, l'ho detto. Non ho mai sopportato la creatura di Osamu Tezuka, il Dio dei Manga di cui, in generale, non sono mai riuscita ad apprezzare lo stile, purtroppo la prima cosa che mi colpiva da piccola durante la visione di un anime, conseguentemente non conosco il personaggio in questione e se vi aspettavate una recensione capace di "scovare le differenze" o inveire contro il vilipendio all'Astro Boy cascate male. Di fatto, mi sono avvicinata al film di Bowers con un'ignoranza tale da rasentare la vergogna e allo stesso modo ho concluso la visione con una scrollata di spalle e la consapevolezza che una roba simile l'avrei dimenticata nel giro di un paio di giorni. Da allora è passata una settimana ed effettivamente tutto ciò che mi ha lasciato Astro Boy è una vaga sensazione di "sbagliato", come se aggiornare nel character design la creatura di Tezuka abbia avuto come unica conseguenza quella di appiattirla, rimasticarla e gettarla in pasto ad un pubblico privo della voglia di affrontare un'opera seminale per quel che riguarda il fumetto nipponico; per carità, quella voglia manca anche a me (non per altro ma ho tanta di quella roba da leggere che impelagarmi nell'acquisto di vecchi volumi di Astro Boy sarebbe deleterio in termini di tempo, denaro e sanità mentale), ma perlomeno sono consapevole del fatto che lo stile vintaggio del Maestro scaldava il cuore mentre quest'accozzaglia di luoghi comuni e personaggi rifatti mette solo tristezza. Astro Boy, o per meglio dire Tobio, si presenta come un odioso PdF (per chi non fosse fan dell'Antro Atomico: Precisino della Fungia), talmente antipatico e saccente che la sua morte improvvisa mi ha strappato un applauso sentitissimo e questa è l'unica caratterizzazione particolare di un branco di personaggi uno più bidimensionale dell'altro, prevedibili dall'inizio alla fine.


Altrettanto prevedibile, bambinesca e per nulla inquietante è la natura dei due luoghi dove si muovono i protagonisti, "in basso" una Terra lasciata ad umani poveri e robot in disuso, "in alto" nel cielo una Città dove la tecnologia è progredita e i robot vengono sfruttati come schiavi da ricchi umani privi di sentimenti; ci sarebbe stato da strapparsi i capelli per la gioia se la storia avesse preso una piega leggermente più fantascientifica ed adulta ma purtroppo Astro Boy (a differenza di una distopia animata meglio riuscita sebbene meno blasonata come quella di 9) punta ad un target di infanti e il risultato è piuttosto loffio. Tra un momento drammatico e uno strappalacrime, ché effettivamente Tobio si porta appresso un bel carico di sfiga, Astro Boy infila suggestioni alla Real Steel, amorazzi adolescenziali, un blando messaggio ecologista e poco altro, tanto che il film mi è risultato più noioso che emozionante e non mi ha entusiasmata neppure l'animazione. Sì, le immagini che scorrono sullo schermo sono carine ma come ho detto sopra un conto era vedere muoversi i personaggi inventati da Tezuka (alcuni tornano a mo' di omaggio, come per esempio la caricatura dello stesso mangaka, ma non so a quanti spettatori saranno saltati all'occhio), con quell'animazione innocente ed esaltante che solo ora alla veneranda età di 35 anni riesco ad apprezzare, un conto è vedere schizzare sullo schermo questi bambocci senz'anima e un nugolo di personaggi creati alla bisogna che sarebbero stati bene in un altro film ma non nel remake di Astro Boy. Insomma, un gran diludendo, anche per chi non è fan di Tezuka come la sottoscritta, non oso quindi immaginare come l'abbiano accolto gli estimatori del mitico mangaka!


Tra i doppiatori originali figurano Charlize Theron (l'annunciatrice che all'inizio racconta la storia di Metro-City), Nicolas Cage (Dr. Tenma), Donald Sutherland (Presidente Stone), Bill Nighy (Dottor Elefun/Robotsky), Alan Tudyk (Mr. Squeegee / Scrapheap Head / Stinger Two), Kristen Bell (Cora), Elle Fanning (Grace), Nathan Lane (Hamegg) e Samuel L. Jackson (Zog).

David Bowers è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Inglese, ha diretto film come Giù per il tubo, Diario di una schiappa 2 e Diario di una schiappa: Vita da cani. Anche animatore, doppiatore e produttore, ha 46 anni.


Freddie Highmore (vero nome Alfred Thomas Highmore) è la voce originale di Astro Boy/Tobio. Inglese, lo ricordo per film come Neverland - Un sogno per la vita, La fabbrica di cioccolato, Un'ottima annata - A Good Year e ovviamente per il ruolo di Norman Bates nella serie Bates Motel. Anche sceneggiatore, ha 24 anni e due film in uscita.


Eugene Levy è la voce originale di Orrin. Canadese, lo ricordo per film come Splash - Una sirena a Manhattan, Frequenze pericolose, Mi sdoppio in quattro, American Pie, American Pie 2, American Pie - Il matrimonio e American Pie: Ancora insieme; inoltre, ha partecipato a serie come Innamorati pazzi e Hercules. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 70 anni e un film in uscita, Alla ricerca di Dory.


Tra le voci dei doppiatori italiani figurano Silvio Muccino (Astro Boy), Carolina Crescentini (Cora) e Il trio medusa (Robotsky, Sparx e Mike); Scarlett Johansson avrebbe dovuto doppiare Cora nella versione inglese ma alla fine è stata sostituita da Kristen Bell. Dell'opera di Osamu Tezuka esistevano già tre serie dal titolo Astro Boy, una in bianco e nero, del 1963, credo mai arrivata in Italia, quella a colori che conosciamo anche noi, del 1980, e infine un remake del 2003 anch'esso inedito da noi; se vi fosse piaciuto Astro Boy recuperate quanto possibile! ENJOY!

domenica 28 dicembre 2014

Bolle di ignoranza - Lo Schiaccianoci 3D (2009)

La rubrica Bolle d'ignoranza (di cui potete trovare le "regole" QUI) torna in perfetto stile natalizio con un film orrendo, visto a spizzichi e bocconi come sottofondo di una serata ben più piacevole a base di auguri: Lo Schiaccianoci 3D (The Nutcracker in 3D), diretto e co-sceneggiato nel 2009 dal regista Andrey Konchalovskiy.


Trama: ho cominciato a vedere il film quando un branco di uomini-ratto conciati come dei nazisti stavano mettendo a ferro e fuoco la città di un bambino trasformato poi in schiaccianoci. Sarà stato tutto un sogno di una bimbetta bionda troppo fantasiosa o la "ratificazione" era reale?

Mainaggioia.
Ma quanto sono contenta di non essere andata al cinema, nel 2009, a vedere Lo Schiaccianoci 3D? Credo di non avere mai visto un film natalizio per bambini più trash e malfatto di questo, un affronto ad uno dei balletti più belli mai realizzati. Ci sta la rappresentazione in chiave nazi dei topi che vogliono conquistare il mondo del Principe Schiaccianoci, anzi, questa mi è sembrata l'idea più geniale del film, con i roghi di giocattoli al posto dei roghi di libri, ma il resto era il disgustorama fatto a pellicola e mi chiedo come abbia potuto John Turturro (che fino alla fine del film ho creduto essere Stanley Tucci) metterci la faccia, conciato come un incrocio tra John Lennon ed Andy Warhol. Delle musiche originali di Tchaikovsky credo di averne sentite giusto due, riadattate in un'orrenda chiave pop e mescolate ad altre melodie talmente brutte che forse nemmeno nel primo Equestria Girls avevano osato tanto, gli effetti speciali feriscono gli occhi da tanto sono malfatti (e non oso immaginare cosa sia stato vederlo in 3D... poveracci quelli che si sono lasciati ingannare!) e gli attori sono svogliatissimi: il principe Schiaccianoci si guarda intorno con l'aria di chi non sa che fare, il povero Nathan Lane è conciato come Einstein (e poi mi spiegherete cosa c'entrasse Einstein con Tchaikovski) e la tizia che interpreta Mamma Ratto è costretta in un personaggio talmente trash e di cattivo gusto che non risulterebbe credibile neppure se ci si impegnasse con tutto il corpo e l'anima. C'è persino un reduce del Pianeta delle Scimmie, un Clown bolso che continuavo a sperare finisse nel rogo dei giocattoli con tutta la sua strabordante panza e una Fatina dei Confetti (almeno, credo fosse lei) che pareva pronta per una serata su qualche bel vialone alberato e poco illuminato. Vade retro, robaccia immonda! A mai più rivederti Schiaccianoci 3D!

martedì 23 luglio 2013

Austin Powers in Goldmember (2002)

Ed eccoci finalmente arrivati all’ultimo capitolo della saga dedicata all’International Man of Mystery, Austin Powers in Goldmember, diretto nel 2002 dal regista Jay Roach.


Trama: questa volta Austin deve fare i conti con l’olandese pazzo e amante dell’oro Goldmember e, soprattutto, affrontare qualcosa di ben più pericoloso… i propri problemi col padre, l’affascinante Nigel Powers!!


Austin Powers in Goldmember sbulacca fin dai titoli di testa, assolutamente consapevole di come i film precedenti siano ormai assurti a livello cult, tanto da potersi omaggiare tranquillamente. Myers e compagnia gettano definitivamente alle ortiche la banale parodia dei film di 007 e si gettano a capofitto nel metacinema, strizzando più di una volta l'occhio ai fan della saga attraverso citazioni, simpatiche comparsate di gente come Quincey Jones e riferimenti a tutte le migliori gag dei vecchi capitoli. Il risultato finale non arriva però ai livelli di Austin Powers - La spia che ci provava; sebbene quanto a fotografia, costumi, make-up e aspetti prettamente "tecnici" questo Goldmember risulti il miglior film della trilogia, i nuovi personaggi introdotti non sono all'altezza di quelli vecchi e la riproposta di un paio di sketch "classici" risulta un po' stantia. Beyoncé ha carisma da vendere e canta due delle migliori canzoni della colonna sonora (tra cui quella che da il titolo al film), Michael Caine è un padre di Austin Powers praticamente perfetto ma il Goldmember del titolo è un buffone poco divertente e con battute ripetitive che rendono davvero poco nell'edizione italiana ("Vengo da Olanda, paese di zoccole" è a dir poco tremendo, non che a me faccia ridere l'originale "I'm Dutch. Isn't that weeeeird?"). In compenso, però, il Dr.Male, Mini-Me e Scott danno letteralmente il bianco... e se pensate di aver conosciuto tutti i segreti di famiglia cascate veramente male!!


Oltre al fatto che il buon Seth Green ha un ruolo più preponderante rispetto ai film precedenti, quello che adoro di Austin Powers in Goldmember sono i dettagli. L'azione si sposta negli anni '70 e questo ennesimo balzo temporale ci porta nei meravigliosi anni della disco music! Vedere Austin conciato con abiti da fare invidia ad un pimp (per non parlare della pappamobile con tanto di dadi di peluche appesi!!) e le meravigliose coreografie in stile Studio '54, dove peraltro recitava lo stesso Myers, è una gioia per gli occhi e, ovviamente, per una giapponofila come me è altrettanto gradita la trasferta in terra nipponica, con deliranti sequenze a base di sottotitoli male interpretati e l'arrivo delle folli gemelline Fook Me e Fook Yu che, per inciso, danno il loro meglio nelle abbondanti sequenze tagliate. Elencare poi tutti i momenti cult di cui è composto il film sarebbe impossibile: il mio cuore impazzisce per la sequenza del "bozzo", per le trasformazioni di Scott, per il dialogo in "inglese-inglese" tra Austin e il padre Nigel, per il duetto tra Mini-Me e il Dottor Male nella prigione... insomma, anche qui potrei citarvi l'intera pellicola a memoria ed evitare di scrivere la recensione perché l'aMMore è difficile da condensare in poche righe. Vi dico solo di guardare anche questo (per ora) ultimo capitolo di trilogia, fosse anche solo per il film nel film, AustinPussy.

<3
Del regista Jay Roach ho già parlato qui. Di Mike Myers (Austin Powers/Dr. Male/Goldmember/Ciccio Bastardo), Seth Green (Scott Male), Michael York (Basil Exposition), Robert Wagner (Numero Due), Mindy Sterling (Frau Farbissina), Verne Troyer (Mini-Me), Michael Caine (Nigel Powers), Clint Howard (Johnson), Nathan Lane (il misterioso uomo della discoteca) e Rob Lowe (Numero Due da giovane) ho già parlato ai rispettivi link.

Beyoncé Knowles interpreta Foxxy Cleopatra. Americana, più famosa come cantante che come attrice, ha partecipato a film come La Pantera Rosa e Dreamgirls. Anche produttrice, regista e compositrice, ha 31 anni.


Per chi si fosse perso la mia recensione di La storia fantastica, sappiate che lo sfigatissimo Numero 3, maledetto dal bozzo in faccia, altri non è che l’attore Fred Savage, ovvero il bimbo malato che ascoltava il racconto di nonno Peter Falk. Tra le innumerevoli guest star che compaiono anche in questo capitolo della saga segnalo inoltre Kristen Stewart (tra i ballerini dell’Austin Pad), Masi Oka (l’Hiro della serie Heroes) nei panni del tizio giapponese che parla di Godzilla e diritti cinematografici, il meraviglioso Greg Grunberg nei panni del tifoso con la T disegnata su petto e ovviamente Tom Cruise, Gwyneth Paltrow, Kevin Spacey, Danny De Vito, John Travolta, Steven Spielberg, Quincy Jones (questi ultimi tutti coinvolti nel film-nel-film Austinpussy, che peraltro avrebbe dovuto essere il titolo di Austin Powers – La spia che ci provava), l’intera famiglia Osbourne, Britney Spears e Burt Bacarach. Non ce l’hanno fatta invece Sean Connery, che avrebbe dovuto interpretare Nigel Powers, e nemmeno Will Ferrell e Heather Graham, le cui scene nei panni di Mustafa e Felicity Shagwell sono state tagliate. Infine, se Austin Powers in Goldmember vi è piaciuto, recuperate Austin Powers - Il controspione, Austin Powers - La spia che ci provava, Starsky & Hutch, i due film dedicati alle Charlie’s Angels, le tre Pallottole Spuntate e Casino Royale. ENJOY!!  (E non perdete la solita infornata di gif esilaranti!!)





martedì 10 aprile 2012

Biancaneve (2012)

Per chiudere in bellezza la giornata di Pasqua, domenica sera sono andata a vedere Biancaneve (Mirror, Mirror), rilettura dell'omonima fiaba ad opera del regista Tarsem Singh.


Trama: Per rimanere giovane e bella, la Regina ha mandato il regno in bancarotta e i sudditi non riescono più a far fronte alle ingenti tasse. La figliastra Biancaneve, che è riuscita a scoprire come stanno le cose, viene mandata a morire nella Foresta Nera. Come racconta la favola, la fanciulla tuttavia sopravvive e incontra i sette nani, con i quali si allea per spodestare la perfida Matrigna e riprendersi il Principe concupito dalla donna...


Tutto mi aspettavo da questo Biancaneve, ma non una pellicola così ironica e divertente, incentrata quasi interamente sull'esilarante figura della Matrigna, magistralmente interpretata da una Julia Roberts in stato di grazia (non a caso il titolo originale è Mirror, Mirror, non Snow White). L'invidia per la bellezza della principessa "dalle labbra rosse come il sangue e la pelle bianca come la neve" è il fulcro anche di questa versione della fiaba, ma la Matrigna non viene dipinta come una megera dedita alla magia bensì, soprattutto, come una "coguara" che ha mandato in rovina il regno per pagarsi feste e cure di bellezza tra le più atroci, una fancazzista il cui unico scopo è trovare un ricco marito, possibilmente giovane, che la mantenga. Biancaneve, come viene chiarito all'inizio, non è altro che un optional (anche se il finale, ovviamente, smentirà ironicamente la Matrigna), una ragazzetta irritante che la donna si è trovata nel Castello e che riesce, senza troppo sforzo, a tenere a bada... almeno finché non arriva il Principe che, in quanto bello, aitante e ricco (senza contare che sarebbe un alleato prezioso per spodestare l'una o l'altra donna) viene bramato da entrambe.


Dal momento in cui la povera Biancaneve viene mandata nella Foresta Nera per evitarle un incontro col Principe, la trama della pellicola si distacca ancora di più da quella della fiaba: i sette nani sono sette ladri (dai pittoreschi nomi di Macellaio, Risata, Napoleone, Lupo, Mezzapinta, Grimm e Mangione) che vagano per la Foresta armati di trampoli per sembrare più alti, briganti che prendono Biancaneve sotto la loro ala protettiva e le insegnano tutte le loro furberie, trasformandola non in una guerriera, ma in una scafata ragazzina in grado di riprendersi quel che è suo di diritto. Non pensate a qualcosa di "zen" o alla Matrix, però. Il film, infatti, non perde mai, nemmeno per un istante, il suo dichiarato intento di essere supercazzola, sfacciatamente in bilico tra artistico trionfo di costumi e scenografie (splendidi e particolarissimi) oppure esilarante trashata. I momenti di puro divertimento si sprecano, tra un Principe trasformato in cucciolo fedele o lasciato in mutande dai nani, gli incredibili siparietti tra la Matrigna e il consigliere Brighton, gli assurdi costumi indossati dagli invitati al ballo (uno su tutti: Biancaneve col copricapo a forma di cigno) e al matrimonio, le cure di bellezza a base di guano, vermi, vespe, scorpioni, bisce e quant'altro, il duello con fior di sculacciate in punta di spada e il finale bollywoodiano con tanto di balletto e canzone. Paradossalmente, la parte meno riuscita del film è quella dichiaratamente fantasy, che implica l'utilizzo delle arti magiche della regina e di troppa Computer Graphic: il passaggio dallo specchio al rifugio sul lago è spettacolare, ma l'attacco del burattino gigante e soprattutto quello della Chimera sono decisamente bruttini.


Mi rendo conto che sarebbe impossibile fare un confronto tra questo Biancaneve e il film che uscirà a luglio, Biancaneve e il cacciatore, però due parole vorrei spenderle. Nonostante sia una commedia divertentissima, il film di Tarsem mi è sembrato qualcosa di molto più adulto e particolare, assai distante dagli ultimi adattamenti gotici (leggasi: per bimbiminkia) delle fiabe più famose, come Cappuccetto Rosso sangue o Beastly, una pellicola girata non per racimolare incassi, nonostante la presenza di una star come Julia Roberts, ma semplicemente per il gusto di rileggere in modo diverso una fiaba amata e conosciutissima. A tal proposito, è sicuramente un film che non consiglierei ai bambini, che si romperebbero le scatole e capirebbero pochissimo della storia, né a chi si aspetta una storia d'amore convenzionale, una moraletta spicciola, una pellicola seria o chissà quale capolavoro. Biancaneve, per essere apprezzato, dev'essere vissuto come qualcosa di non etichettabile, un film a sé stante da godere sul momento, una follia di un'ora e mezza. Se andrete al cinema consapevoli di questo, non ve ne pentirete!!


Di Armie Hammer, che interpreta il principe Alcott, ho già parlato qui.

Tarsem Singh (vero nome Tarsem Dandhwar Singh) è il regista della pellicola. Indiano, ha diretto film come The Cell - La cellula, The Fall e Immortals. Anche sceneggiatore e produttore, ha 51 anni.


Julia Roberts (vero nome Julia Fiona Roberts) interpreta la Regina. Una delle attrici più famose di Hollywood, la ricordo per film come Mystic Pizza, Fiori d'acciaio, Pretty Woman, Linea mortale, A letto con il nemico, Hook - Capitan Uncino, Qualcosa di cui... sparlare, Mary Reilly, Michael Collins, Il matrimonio del mio migliore amico, Nemiche amiche, Notting Hill, Se scappi ti sposo, Erin Brokovich - Forte come la verità (per il quale ha vinto l'Oscar come migliore attrice protagonista), The Mexican, I perfetti innamorati, Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco, Confessioni di una mente pericolosa, Ocean's Twelve; ha inoltre doppiato Ant Bully - Una vita da formica, e partecipato a episodi di Miami Vice e Friends. Anche produttrice, ha 45 anni e due film in uscita.


Lily Collins (vero nome Lily Jane Collins) interpreta Biancaneve. Inglese, figlia del cantautore Phil Collins, ha partecipato a film come Priest e ad episodi della serie 90210. Ha 23 anni e quattro film in uscita.


Nathan Lane (vero nome Joseph Lane) interpreta Brighton. Americano, lo ricordo per film come La famiglia Addams 2, Piume di struzzo, Un topolino sotto sfratto, Stuart Little - Un topolino in gamba e Austin Powers in Goldmember; inoltre ha doppiato Timon ne Il re leone e partecipato a serie come Miami Vice, Innamorati pazzi e Sex and the City. Anche produttore, ha 56 anni e un film in uscita.


Sean Bean (vero nome Shaun Mark Bean) interpreta il Re. Attore inglese che ricorderò sempre per aver interpretato il meraviglioso Boromir nella trilogia de Il Signore degli Anelli, ha partecipato a film come Goldeneye, Ronin, Equilibrium, Il mistero dei Templari, North Country, Silent Hill e a serie come Game of Thrones. Ha 53 anni e due film in uscita.


Saoirse Ronan era stata presa in considerazione per il ruolo di Biancaneve, ma la differenza di età tra lei e Armie Hammer era troppo grande; Lily Collins, invece, avrebbe dovuto recitare col ruolo dello stesso personaggio in Biancaneve e il cacciatore, ma le è stata preferita (ohibò...) Kristen Stewart. Destino inverso per il Principe: nel film con la Stewart ci sarà l'attore che è stato scartato durante il casting di Biancaneve. Ribadisco il mio fermo proposito di non andare a vedere il secondo film dedicato alla "più bella del reame" e vi saluto... ENJOY!!

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