La regola voleva che la scelta per la challenge di questa settimana partisse semplicemente da un poster, ed è così che ho guardato Alice (Něco z Alenky), diretto e sceneggiato nel 1988 dal regista Jan Švankmajer a partire da Alice nel Paese delle meraviglie di Lewis Carroll.
Trama: nel corso di un tedioso pomeriggio, la piccola Alice inventa una storia che la vede protagonista, all'inseguimento di un coniglio bianco...
Alice è la risposta surrealista di Jan Švankmajer, regista di corti sin dagli anni '60, agli adattamenti che vedono l'opera di Lewis Carroll come una favola con un inizio, una fine e una morale. Il regista ha dichiarato di averlo voluto realizzare come un sogno guidato esclusivamente dalle pulsioni della protagonista, senza che quest'ultima fosse tenuta ad un percorso di crescita, e il risultato è l'adattamento inquietantissimo di una storia che ci accompagna fin da bambini, grazie soprattutto al film Disney del 1951. L'opera di Švankmajer inizia con un'annoiata Alice, che decide di raccontarsi una storia "per bambini... o forse no" con lei stessa come protagonista. Dall'interno della cameretta, Alice testimonia la fuga del coniglio impagliato che tiene in una teca, e decide di seguirlo e spiarlo o, per meglio dire, molestarlo col suo lagnosissimo "Please, sir!", al quale non viene mai aggiunta una richiesta, un invito, o altro. Tutto ciò che segue questa decisione, per quanto ovviamente ispirato ad Alice nel Paese delle Meraviglie, nasce dalla testardaggine della protagonista, che non accetta di venire ignorata dal coniglio in fuga (o in corsa verso qualcosa) e, anzi, spesso e volentieri reagisce in modo violento e bizzoso alla maggior parte degli stimoli offerti dal delirante mondo che si ritrova ad esplorare. L'impressione che dà l'Alice di Švankmajer è proprio quella di essere una bambina guidata dai suoi istinti, i quali durano il tempo di un capriccio, come dimostra per esempio il rapporto della piccola col cibo: dopo ogni piccolo morso o sorso, i quali, come da regola, la rendono gigante oppure minuscola, Alice getta in terra il biscotto sbocconcellato o la bottiglietta ancora piena, con una noncuranza e un menefreghismo incredibili. Viceversa, quando deve lapidare conigli o altre bestiole innominabili, ci mette tutta l'energia del suo piccolo corpo, e anche dal modo di raccontare la storia (per non parlare poi della dichiarazione d'intenti sul finale del film) la piccola non dà l'idea di essere particolarmente tenera o simpatica.
Certo, se l'idea di Švankmajer era quella di raccontare il sogno di una bambina, mi vien da dire che ciò che viene mostrato sullo schermo è il regno onirico di uno psicopatico, quindi ci sta che la protagonista non sia gradevolissima. Misto di stop-motion e riprese dal vero, Alice è infatti materiale per incubi da qui all'eternità. Il mondo delle meraviglie di Švankmajer (che contiene in sé tutto l'arredo e gli oggetti della stanza di Alice, ovviamente distorti dal filtro onirico) è un mix di eleganti oggetti di raffinata fattura, vintage anche per l'epoca in cui il film è stato girato, complementi d'arredo di uso comune, ambienti di raro squallore campagnolo e orrori semoventi dalle vaghe fattezze animali. Durante quella che ha tutta l'aria di una discesa all'inferno, tra le altre cose Alice scorge un'infinità di arbanelle dentro le quali giacciono non solo cibi dall'aria immonda, ma anche animali conservati sotto spirito o parte degli stessi, come uova, organi, ossa e teschi; questi elementi mortiferi compongono gli alleati del coniglio, inquietanti chimere fatte di vari pezzi animali e animate con la tecnica della stop-motion. Le bestie più raccapriccianti rimangono comunque il coniglio e la lepre marzolina, i quali hanno sicuramente funto da ispirazione per le opere di Damian McCarthy. Io, che ho il cieco terrore di qualunque cosa si muova a scatti, mai avrei seguito un coniglio che non solo si sposta come fosse uno yokai in un J-Horror, ma che fa sistematicamente ticchettare i denti, rotea gli occhi di vetro e si mutila ogni volta che deve guardare l'ora, ma dovessi dire non è nemmeno l'essere più raccapricciante che vedrete nel film. Infatti, come se non bastasse l'empia creatura impagliata, ogni volta che Alice rimpicciolisce, l'attrice che la interpreta viene sostituita da una bambolina di porcellana, dotata di occhietti scompagnati e dentini che rischiano di non farvi dormire la notte. Leggendo qualche "etichetta" online, che parla di opera d'animazione surrealista girata in tecnica mista, mai avrei pensato di ritrovarmi terrorizzata sul divano, ma a prescindere da quanto possa essere pazza io, Alice è uno di quei film da vedere almeno una volta nella vita. Sia perché è frutto di una fantasia senza tempo, raffinata anche nella sua rozzezza allucinata, sia perché è un'opera talmente strana ed originale che qualsiasi adattamento di Alice nel Paese delle Meraviglie vi sembrerà una bambinata, al confronto. Nel momento in cui scrivo il post, Alice è disponibile su Prime Video, o sul canale laF - Feltrinelli Collection, oppure da noleggiare/affittare a un prezzo risibile. Dategli un'occhiata e fatemi sapere che ne pensate, se non lo avete mai visto!
Jan Švankmajer è il regista e sceneggiatore del film. Ceco, ha diretto film come Faust, Little Otik e Insect. Anche animatore e produttore, ha 91 anni.



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