martedì 3 febbraio 2026

Send Help (2026)

Sabato sono andata a vedere Send Help, diretto dal regista Sam Raimi.


Trama: Linda e il suo capo Bradley sono gli unici sopravvissuti di un incidente aereo che li ha visti naufragare su un isola deserta. La convivenza tra i due si rivela, fin dall'inizio, molto difficile....


Non potevo esimermi dal correre al cinema per testimoniare il ritorno di Sam Raimi al genere horror, diciassette anni dopo Drag Me to Hell. In realtà, Send Help non è proprio un horror, è più una commedia nerissima con pennellate di violenza grottesca e sporadiche incursioni nello splatter, ma contiene in sé molto dell'umorismo corrosivo e del senso del grottesco che ha reso famoso il regista. La trama è tristemente attuale, tanto che, all'inizio, mi è sembrato di stare guardando un documentario su una multinazionale. Linda, workaholic sciatta e remissiva, lavora come dipendente del reparto strategia e pianificazione all'interno di un'azienda il cui presidente è da poco venuto a mancare. Tra le ultime volontà dell'uomo c'era una promozione per Linda, la migliore del reparto, ma il figlio Bradley, subentratogli come presidente, decide di ignorarle platealmente, disgustato dall'aspetto e dal modo di fare rozzo della donna, preferendo circondarsi di molluschi in carriera di sesso maschile, col suo stesso background universitario. Su suggerimento di un consigliere, Bradley decide comunque di portarsi dietro Linda per risolvere una questione spinosa in Thailandia, ma l'aereo dove viaggiano si schianta, lasciando i due come unici sopravvissuti. Bloccati su un'isola deserta, Linda prospera grazie alle conoscenze pratiche derivate dalla passione sfrenata per il survivalismo, mentre Bradley, ferito a una gamba, non solo si conferma un'ameba inutile, ma rimane testardamente (e stupidamente) attaccato alle dinamiche sociali/lavorative di un mondo civilizzato che potrebbe non rivedere mai più. Epurato delle inevitabili estremizzazioni a beneficio della spettacolarità, il rapporto tra Linda e Bradley è verosimile in maniera angosciante. Linda è un'inguaribile ottimista convinta che la sua abilità lavorativa le consentirà di conquistare non tanto il prestigio economico, ma la stima e l'approvazione di colleghi e superiori, che finalmente riusciranno a vedere oltre il suo aspetto e la sua social awkwardness per apprezzarla come merita. Imbevuta di slogan motivazionali e manuali di self help, Linda combatte contro i mulini a vento di una società che, in quanto donna, sciatta e goffa, non la metterà mai in una posizione di rilievo. Lo stesso presidente ha deciso di promuoverla una volta prossimo alla fine della propria carriera, come a volersi sgravare di un peso lasciando poi la patata bollente ad altri, nella fattispecie il figlio Bradley, e purtroppo per Linda quest'ultimo è l'apoteosi del figlio di papà incapace, arrogante, ignorante e convinto di essere Dio perché papino gli ha lasciato in eredità un'azienda. Quando parlavo di documentario, è perché io un Bradley l'ho visto e vissuto (pur avendo avuto la fortuna enorme di non essere la sua Linda), e il fatto che i Bradley di questo mondo non riescano minimamente a capire come cambino le situazioni e il mondo attorno a loro ma continuino a pensare di godere di una miracolosa immunità in virtù della loro immeritata posizione sociale, è la pura verità, non fiction.


Bradley è l'evoluzione (anzi, l'ulteriore involuzione) dell'impiegata che, in Drag Me to Hell, rifiutava la proroga del mutuo alla zingara perché disgustata dal suo aspetto, e Linda è comunque vittima dello stesso sistema che costringeva Christine a comportarsi da merda disumana per dimostrare il proprio valore. Linda, per la maggior parte della sua vita, ha pagato la determinazione a non snaturarsi, finché in lei qualcosa si spezza proprio perché la sua bontà è stata sempre, sistematicamente, testardamente rispedita al mittente con una smorfia di disprezzo. Send Help è stato definito un mix di Misery non deve morire e Cast Away; ricamare troppo su questo aspetto significherebbe incappare in spiacevoli spoiler, ma diciamo solo che, se è difficile empatizzare con la Annie kinghiana, ogni decisione di Linda, per quanto viziata da una certa dose di follia sottesa, è da accogliersi in maniera entusiasta come reazione a tutta la merda che è stata costretta ad inghiottire da sempre e anche come il sogno un po' girlie di una donna che, nella solitudine della giungla selvaggia, è riuscita a ritrovare se stessa. La regia di Raimi asseconda questa evoluzione di Linda, accompagna il gioioso sfogo di chi è rimasto imprigionato per anni da scrivanie e sciatti abiti da ufficio, liberandolo con gloriosi fiotti di sangue, panoramiche di paesaggi da sogno e terrificanti scorci di una natura pericolosa e selvaggia, e per questo ancora più gratificante da dominare. Il regista sottolinea anche l'aspetto ridicolo e grottesco della situazione, ricorrendo a bestie innaturalmente mostruose che, quando non affrontano direttamente i protagonisti, li spiano nascoste tra le foglie e le rocce oppure, a loro stessa insaputa, diventano i veicoli di macchinazioni perfidamente umane. A proposito di mostri, Raimi non rinuncia a zampate sovrannaturali e visionarie, né a mostrare l'orrore che si annida nell'animo umano, ricorrendo sul finale ad una metamorfosi da brividi, affidata interamente al make-up e alla bravura degli interpreti. Rachel McAdams divora la scena con un personaggio al tempo stesso delizioso ed esasperante, adorabile per la sua estrema ironia e per quella vena di pazzia nutrita da una vita solitaria, passata a divorare libri e serie TV a tema survivalista e, probabilmente, anche film come Laguna blu o Paradise. Dylan O'Brien, con quella sua naturale faccetta da cazzo, è un figlio di papà perfetto, un viscido serpente a sonagli da cui guardarsi quando il suo sguardo esprime un disgusto senza limiti, ma soprattutto quando sfodera una perfetta chiostra di denti bianchissimi, pronto a far cadere le donne ai suoi piedi. E su questo spezzo una lancia a favore della sceneggiatura di Damian Shannon e Mark Swift. Pur essendo spesso derivativo e un po' tirato per le lunghe, Send Help ha il pregio di non ricorrere a facili soluzioni e cliché, mantenendo il personaggio di Linda all'interno di una zona d'ombra sufficiente a non riuscire ad incasellarlo in positivo o in negativo, e questo rende il film ancora più interessante. Vi consiglio, dunque, di non sottovalutarlo solo perché non è un horror tout court, e di correre al cinema a vederlo!


Del regista Sam Raimi ho già parlato QUI. Rachel McAdams (Linda Liddle), Dylan O'Brien (Bradley Preston), Xavier Samuel (Donovan) e Dennis Haysbert (Franklin) li trovate invece ai rispettivi link.


Bruce Campbell
compare come padre di Bradley in una foto all'interno del suo ufficio. Se Send Help vi fosse piaciuto recuperate Severance - Tagli al personale, The Belko Experiment e Drag Me to Hell. ENJOY! 

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