E' l'horror più chiacchierato del momento, quindi ero convinta che a Savona non sarebbe mai arrivato. Invece, la settimana scorsa sono riuscita ad andare a vedere Obsession, diretto e sceneggiato nel 2025 dal regista Curry Barker.
Trama: Bear ama da anni l'amica Nikki, in silenzio. Un giorno, il ragazzo trova in un negozio un misterioso bastoncino che garantisce di esaudire un unico desiderio e chiede che Nikki si innamori di lui. E' l'inizio di un incubo...
Uno dei temi portanti dell'horror recente sembrerebbe essere la progressiva demolizione dei legami di coppia attraverso il ritratto, spietato ed esasperato, di alcune caratteristiche sempre più comuni, che rendono le relazioni tossiche. Obsession non fa eccezione e presenta, sin dall'inizio, il punto di vista di un protagonista che a definirlo immaturo gli si farebbe un complimento. Bear è il classico belino mollo, che purtroppo moltə tendono a confondere con teneri virgulti vittime di una timidezza patologica. In realtà, il belino mollo, creatura pavida dotata di molte delle caratteristiche dell'inetto Sveviano, è uno che non prenderebbe una decisione né agirebbe concretamente nemmeno se ne andasse della sua vita il che lo rende, fondamentalmente, un coglione. Tutto ciò porta Bear ad amare da anni Nikki, senza mai essere stato in grado di dichiararsi, nemmeno quando le occasioni lo avrebbero favorito, finché non arriva il giorno in cui la ragazza gli comunica che lascerà il negozio dove i due lavorano insieme e Bear va in panico perché non potrà più vederla tutti i giorni. Dopo aver perso per l'ennesima volta il coraggio e l'occasione di dichiararsi, Bear decide di rimediare utilizzando un bastoncino in grado di esaudire i desideri, a cui chiede che Nikki lo ami più di chiunque altro al mondo. Il desiderio si avvera in maniera anche troppo letterale e Bear si ritrova ad avere a che fare con una ragazza ossessionata, possessiva, gelosa e tremendamente inquietante. In un crescendo di situazioni che vanno dall'imbarazzante al terrificante, l'idillio di Bear si rivela l'ennesimo aspetto della vita che il ragazzo non è in grado di gestire, vittima di un concetto di romanticismo superficiale ed unilaterale; la tragedia iniziale, per non parlare della dichiarazione "di prova" nella tavola calda e i vari rapporti interpersonali con gli amici, indicano che Bear è un immaturo incapace di agire per il bene degli altri, un egoista che vive di sogni ed illusioni, impreparato ad affrontare gli inevitabili aspetti negativi di una relazione adulta. Le "stranezze" di Nikki, messe in scena con ampia dose di humor nero, sono l'esasperazione di concetti radicati nella mente sia maschile che femminile, di atteggiamenti che vedono la coppia come un insieme di cliché più che un rapporto basato sulla comprensione e il rispetto reciproco, e sarebbero anche esilaranti, non fosse per tutto ciò che Obsession suggerisce e non mostra, ovvero la "realtà di Nikki".
L'intero film è costruito infatti per offrire allo spettatore la prospettiva di Bear, le cose percepite dal suo punto di vista, e ciò include anche Nikki, che noi vediamo idealizzata dal protagonista, oppure rovinata dal suo desiderio. Di Nikki cogliamo sprazzi, accenni di timide conversazioni che ce la mostrano ben lontana dall'essere perfetta ed irreprensibile, una ragazza, se vogliamo, "difficile" (mentre a Bear, povera stella, serve una ragazza tranquilla e gestibile) ma comunque umana. Bear, nel corso del film, invoca più volte il ritorno della "vera" Nikki, ma la cosa triste è che lui la verità non l'ha mai voluta e, nonostante l'orrore vissuto, continua a non volerla; per quanto mi riguarda, non c'è redenzione per il protagonista, né maturazione, solo un susseguirsi di emozioni grezze e superficiali (paura, disperazione, disgusto, forse pietà, ma anche una rabbia ingiustificata ed espressa nel momento di massima vulnerabilità di Nikki, cosa che mi ha messo un magone allucinante), dettate dalla situazione contingente e sempre frutto di un profondo egoismo. Un ossessione, sì, ma la sua. E dall'ossessione si passa al possesso e alla possessione, con un film codificato come se fosse, appunto, uno di quegli horror sulle possessioni demoniache ma senza tutti i noiosissimi cliché del caso. Alla sua prima opera "importante", Barker dimostra di avere le idee ben chiare e sceglie di affidarsi non tanto ai jump scare, che ci sono ma centellinati e legati più all'utilizzo del sonoro che di macchina da presa e montaggio, quanto ad uno stile di regia che richiama il J-Horror. Tra lenti movimenti di camera che rivelano "cose" nascoste nelle ombre o inquadrature fisse che lasciano presagire gli eventi peggiori in tempo reale, la visione di Obsession regala veri momenti di angoscia e un diaframma perennemente contratto, a prescindere che speriate o meno in una risoluzione felice per i coinvolti. A proposito dei quali, la faccetta clueless di Michael Johnston è perfetta per quel malessere travestito da orsetto che è, appunto, Bear, ma la vera star del film è Inde Navarrette. Non so cosa debba essere costato alla Navarrette tirare fuori una performance simile, perché qui non si tratta di overacting, ma del controllo totale di corpo ed espressioni del viso (ho visto il film doppiato quindi non mi esprimo sul lavoro vocale) che permette di veicolare sovrannaturale follia e umanissimo dolore, innescando nello spettatore sentimenti contrastanti di terrore e pietà. A lei auguro la migliore delle carriere e confido di vedere presto sul grande schermo sia lei, sia un'altra opera di Curry Barker, autore giovanissimo che spero non si perda e che ha realizzato l'horror che, probabilmente, finirà primo in classifica a fine anno. Ho solo un appunto da fargli: va bene, Cooper Tomlinson è collaboratore fidato, ma Michael Gandolfini sarebbe stato un Ian favoloso. Pensaci per il prossimo film, figliolo!
Curry Barker è il regista e sceneggiatore del film. Americano, ha diretto il film Milk and Serial. Anche attore, montatore, compositore e produttore, ha 26 anni e un film in uscita.




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