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domenica 8 novembre 2015

Hates - House at the End of the Street (2012)

Qualche sera fa mi è capitato di vedere Hates - House at the End of the Street (House at the End of the Street), diretto nel 2012 dal regista Mark Tonderai. Non l'avessi mai fatto...


Trama: Elissa e la madre si trasferiscono in una nuova casa, acquistata a buon prezzo perché qualche tempo prima, nell'edificio di fronte, una ragazza aveva ucciso i propri genitori e poi era scomparsa. Nella casa tuttavia vive ancora Ryan, fratello dell'assassina e unico sopravvissuto alla strage, il quale ovviamente nasconde un segreto...



Mio Dio che due marroni. Probabilmente la maggior parte di coloro che leggono il Bollalmanacco avranno già avuto la sventura di incappare in Hates (non ho voglia di scrivere ogni volta il titolo completo) e capiranno di cosa sto parlando ma gli altri probabilmente non avranno idea di quale noia camurriosa sia la visione di questa pellicola. Il film di Mark Tonderai fa toccare alla frase "non succede niente" nuove forme di significato, una più menosa dell'altra: in Hates non solo non succede niente ma i personaggi "fanno cose" tanto per, si incaponiscono sui soliti problemi di incomprensione generazionale, indulgono in storie d'amore che nascono giusto per esigenze di copione e muoiono rigorosamente fuori scena, non sia mai che agli spettatori tocchi vedere una singola goccia di sangue e risvegliarsi così dal torpore (con tutto ciò, in Italia l'hanno vietato ai minori di 14 anni. Mah). Io credo veramente che Jennifer Lawrence, ora come ora, non parteciperebbe ad un film simile nemmeno se ne andasse della sua vita ma, si sa come vanno le cose, all'epoca non era ancora arrivato l'Oscar per Il lato positivo, l'attrice era una biondina caruccetta e carismatica come tante altre wannabe scream queen e di qualcosa bisognava pur vivere (non a caso l'uscita di Hates è stata ritardata di un anno proprio per cavalcare il successo derivato da The Hunger Games). Questo "qualcosa", nella fattispecie, è un thriller dalle vaghe tinte horror nel quale bisogna scoprire se l'odio di una madre per il nuovo ragazzo della figlia è sensato o no, se è vero che non bisogna mai giudicare un libro dalla copertina e, soprattutto, per quanto tempo gli sceneggiatori avranno voglia di perculare lo spettatore che ha capito tutto neanche dal primo fotogramma ma direttamente dall'elenco degli attori protagonisti. L'unico momento divertente della visione infatti è stato quando, più o meno a metà pellicola, ho riaperto gli occhi e con sommo scazzo ho spoilerato con ostentata sicumera il twist finale al Bolluomo che, tenero lui, non credeva possibile che degli sceneggiatori potessero arrivare a tanto e non mi ha creduto fino alla fine. Vi dirò, lì per lì non ci ho creduto nemmeno io ma ho riso davvero molto.


E quindi, a parte un'ininterrotta sequela di insulti e sputi, cosa ci sarebbe ancora da dire per riempire questo secondo paragrafo? Bah, forse che il regista ha capito di avere per le mani un'unica cosa sfruttabile, ovvero la bellezza di Jennifer Lawrence, e si è quindi impegnato a rendere meno anonima la piattissima regia piazzando ogni tanto delle riprese da dietro in cui si glorificano le chiappe della protagonista oppure da davanti, con simpatici primi piani delle sue sise, cosa che, in quanto donna eterosessuale, non ha però alzato il mio indice di gradimento. Oppure potrei dire che tutti gli attori, impegnati in dialoghi di una banalità sconcertante, paiono avere voglia di recitare in Hates quanto di tirarsi delle martellate sui marroni o sulle dita, nonostante la pluricitata Lawrence ci metta intenzione e tanto, pure troppo sudore. Potrei concludere dicendo che il titolo è ingannevole e fa venire voglia di recuperare le vere case che ci mettevano paura negli anni '80 ma non è mai ingannevole quanto l'inizio, girato come un horror sovrannaturale e per questo scorrettissimo, probabilmente realizzato per impedire che gli spettatori più o meno occasionali abbandonassero la visione della pellicola dopo 5 minuti. Ed ecco che, ridendo e scherzando, siamo arrivati alla fine del paragrafo e io, appena smesso di scrivere sulla tastiera, fortunatamente dimenticherò l'esistenza di Hates - House at the End of the Street condannandolo all'oblio dei film né belli né brutti, soltanto insignificanti. Il che è anche peggio. Fatevi un favore ed evitate.


Di Jennifer Lawrence (Elissa), Max Thieriot (Ryan), Elisabeth Shue (Sarah), Nolan Gerard Funk (Tyler) e Allie McDonald (Jillian) ho già parlato ai rispettivi link.

Mark Tonderai è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Hush - Panico ed episodi di serie come 12 Monkeys. Anche attore, sceneggiatore e produttore, ha 41 anni.


Gil Bellows interpreta Weaver. Canadese, ha partecipato a film come Love e una .45, Le ali della libertà, Biancaneve nella foresta nera, Parkland, La regola del gioco e a serie come Ally McBeal, Smallville, CSI - Scena del crimine e Bones. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 48 anni e film in uscita.


Del film esiste anche una versione Unrated che chiarisce meglio le responsabilità dello sbirro negli eventi accorsi e che, per il resto, aggiunge giusto un paio di goccine di sangue in più. Non statevi dunque a sbattere a recuperarla e, nel malaugurato caso in cui House at the End of the Street vi fosse piaciuto, guardate invece Dream House, Il patrigno, Two Sisters, Secret Window e Le verità nascoste. ENJOY!

domenica 21 dicembre 2014

Stage Fright (2014)

Il 2014 sta quasi per finire e Stage Fright, diretto e sceneggiato dal regista Jerome Sable, è l'ultimo horror che Lucia mi ha consigliato di recuperare assolutamente per poterlo concludere in bellezza.


 Trama: gli ospiti di un campo estivo dedicato agli appassionati di musical vengono perseguitati e uccisi da un misterioso assassino mascherato...


 Se c'è un genere che adoro è l'horror, come ben sapete, ma qualcuno sa anche che il secondo genere che mi fa impazzire di gioia è il musical... e potevo perdermi una delle poche pellicole che uniscono queste due passioni? La risposta è no e Stage Fright si è confermato un prodotto godibile e assai divertente, l'ideale per passare un paio d'ore di allegre e sanguinolente mattanze canterine, tra citazioni del Fantasma dell'opera (la fonte d'ispirazione principale, tanto che tra gli interpreti figura anche Minnie Driver, che nella versione cinematografica del Phantom interpretava Carlotta) e per estensione anche de Il fantasma del palcoscenico,Venerdì 13, Carrie - Lo sguardo di Satana, un omaggio graditissimo al Rocky Horror Picture Show e un'ancor più gradita incursione nel teatro Kabuki, fonte di splendidi costumi ed azzeccatissimi make-up. La storia, con tutto questo pout-pourri di derivazioni, è abbastanza banale ed è un mero canovaccio per intrattenere lo spettatore con canzoni e momenti gore: una famosissima cantante, durante la prima dello spettacolo The Haunting of the Opera, viene brutalmente uccisa in camerino da una figura mascherata e parecchi anni dopo il compagno ripropone l'opera agli studenti del suo campo musicale, con la figlia che smania per riprendere il ruolo della madre e una simile figura mascherata che cerca invece di sabotare lo spettacolo nei modi più sanguinolenti possibile. Tutto qui, non ci sono particolari significati all'interno di Stage Fright, tolta forse una blanda critica a ciò che sta dietro i meccanismi del mondo dello spettacolo, solo la volontà di mettere in scena un divertissement in grado di svecchiare un po' la scena horror odierna, ormai affossata dai soliti prodotti fatti per soldi e senza passione.


 I numeri musicali di Stage Fright sono molto belli e si alternano tra ariette esilaranti come quella iniziale (Where We Belong, che recita testualmente "We're Gay, We're Gay but not in That Way), la "sensualissima" Alfonso, dove la protagonista brama le grazie maschili del suddetto o il pezzo in cui tutti impazziscono sulle note della Rapsodia Ungherese di Liszt, pezzi più seri come il brano di punta di cui non riesco a trovare il titolo dove Camilla gorgheggia "This is All I Ever Wanted, Now I'm Forever Haunted", e le particolarissime, stridenti melodie del maniaco Metal Killer che, a tratti, sembra il cantante dei The Darkness ancor più fatto di acido. Gli attori chiamati a cimentarsi nell'impresa sono tutti molto bravi e quelli che non sono granché come cantanti compensano con entusiasmo e faccette simpatiche; nulla e nessuno, ovviamente, può eclissare il grandioso Meat Loaf, talmente ben truccato che per un attimo ho avuto l'impressione che lo zio Vernon di Harry Potter fosse ancora vivo e sono dovuta andare a controllare l'anno di produzione di Stage Fright. Come ho detto, inoltre, ho trovato molto bello anche il trucco assieme ai costumi, in particolare ho apprezzato la mise finale di Allie MacDonald, con quelle stupende "ali di farfalla" rosse dipinte sul viso che, a poco a poco, lasciano lo spazio al nero del mascara che si scioglie per il terrore, davvero un tocco di classe. Mi fa strano che Jerome Sable abbia diretto uno degli ABCs of Death che meno mi sono piaciuti, dallo stile completamente diverso rispetto a Stage Fright, ma ciò è anche un buon auspicio: sicuramente abbiamo davanti un autore che non si limita a battere strade sconosciute e che ama sperimentare, quindi da tenere d'occhio!


Jerome Sable è il regista, sceneggiatore e compositore della pellicola. Canadese, anche produttore e attore, ha diretto anche il segmento V for Vacations di The ABCs of Death 2.


Minnie Driver (vero nome Amelia Fiona J. Driver) interpreta Kylie Swanson. Inglese, la ricordo per film come GoldenEye, Sleepers, Will Hunting - Genio ribelle e Il fantasma dell'Opera, inoltre ha partecipato a serie come X-Files e Will & Grace; come doppiatrice invece ha lavorato alla versione inglese di Princess Mononoke, Tarzan e South Park - Il film: più lungo, più grosso & tutto intero. Anche produttrice, ha 44 anni e un film in uscita.


MeatLoaf (vero nome Marvin Lee Aday) interpreta Roger McCall. Indimenticabile Eddie di The Rocky Horror Picture Show nonché musicista riconosciuto ed affermato, lo ricordo in film come Fusi di testa, Fight Club e Tenacious D e il destino del rock; inoltre, ha partecipato a serie come Nash Bridges, Masters of Horror, Dr. House e Monk. Anche produttore e sceneggiatore, ha 67 anni e un film in uscita.


Allie MacDonald (vero nome Alexandra MacDonald) interpreta Camilla Swan. Americana, ha partecipato a film come Hates - House at the End of the Street e The Barrens. Ha 26 anni e un film in uscita.


Se Stage Fright vi fosse piaciuto non perdetevi Il fantasma del palcoscenico, Opera, Repo! The Genetic Opera e Deliria. ENJOY!

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