Mamma, li turchi!! E' proprio il caso di dirlo visto che oggi parlerò dell'horror turco Baskin, diretto e co-sceneggiato nel 2015 dal regista Can Evrenol.
Trama: una squadra di poliziotti riceve una chiamata d'emergenza che li porta ad entrare in una casa abbandonata la quale, apparentemente, altro non è se non l'anticamera dell'Inferno...
L'Italia, lo sapete, dal punto di vista della distribuzione horror è un Paese triste. Pochissimi prodotti nostrani arrivano nelle sale, surclassati dalle peggiori (o più commerciali, dipende) produzioni americane alle quali si affiancano talvolta qualche rara perla inglese, francese, al massimo spagnola o giapponese, ovviamente in poche sale relegate giusto nelle grandi città. L'idea di poter arrivare a vedere un horror TURCO era pura fantascienza, quindi mi tocca ringraziare una volta di più il tam tam dei blog (in primis Lucia, sempre sul pezzo) che, a seguito della presentazione al Sundance e alla "distribuzione" sotterranea illuminata, sono arrivati giustamente a magnificare Baskin e il regista Can Evrenol. Il quale, per inciso, non ha girato un'opera facile o sostenibile da tutti, questo è bene sottolinearlo subito. Grazie all'amico Google Translate scopro che l'unica traduzione italiana dal turco della parola "baskin" è "dominante" mentre in inglese si possono trovare anche termini come "raid", "incursione", "attacco improvviso", "discesa"; dopo aver visto il film, ritengo che ognuna di esse possa andare bene perché Baskin include nella trama tutte queste sfumature di significato e molte altre. Can Evrenol mescola infatti atmosfere oniriche, terrori infantili, torture porn, mitologia e suggestioni sataniste in un delirio che parte dalla serata "brava" di un gruppo di poliziotti che si ritrovano a dover subire l'attacco improvviso di creature da incubo e a vedere sovvertita la realtà come la conoscevano, ritrovandosi così coinvolti in una letterale discesa all'inferno che metterà alla prova non solo la loro sanità mentale ma anche la parte "buona" della loro anima. La prima parte del film serve a delineare le caratteristiche dei singoli personaggi, un gruppo di poliziotti rudi, legati da qualcosa che trascende l'essere colleghi e camerata ed affonda le radici in un concetto di corpo militare in qualche modo corrotto, fatto di persone troppo propense alla violenza, di cui il cittadino comune spesso diffida; all'interno di questa squadra spiccano il protagonista Arda e il capo, uniti da un legame che risale all'infanzia del primo, segnata precocemente dalla morte di un amichetto e dei genitori. La morte, il male, la violenza, il sangue sono quattro elementi che paiono aleggiare sul capo degli inconsapevoli personaggi fin dall'inizio della pellicola, segnandone di fatto il destino e manifestandosi sotto forma di segni impossibili da decifrare da svegli ma, ahimé, chiarissimi all'interno del limbo che si trova tra la vita e l'aldilà.
Se la prima parte di Baskin serve a "costruire l'atmosfera" e ad introdurci alle dinamiche che governano i rapporti tra i vari personaggi, la seconda è puro horror surreale, zeppo di creature da far accapponare la pelle e immagini violentissime, che potrebbero infastidire anche chi mastica horror da parecchi anni, come la sottoscritta. La metaforica discesa negli inferi dei protagonisti diventa reale e molto Barkeriana (più che Fulciana, sebbene gli omaggi al regista nostrano non manchino), focalizzandosi nell'inquietantissima figura di un demone lascivo ma quasi paterno nel tono di voce con cui cerca di blandire i poveri poliziotti, cercando di pervertirne l'animo e mandarli ad ingrossare le schiere di abomini che affollano gli ambienti sporchi, bui e claustrofobici che la fanno da padrone sul finale. Questo è il momento in cui la consecutio temporum della storia va allegramente a farsi benedire, mettendo alla prova lo spettatore poco attento e annullando le barriere tra realtà ed incubo, presente e passato, andando anche a "scomodare" elementi della religione cristiana come la valenza malvagia delle rane, della quale onestamente non ero a conoscenza ma che diventa indispensabile per comprendere alcune delle simbologie presenti nel film. A maggior ragione, considerare Baskin "solo" un film gore, nonostante l'importanza di questo elemento nella pellicola, è a mio avviso riduttivo: Evrenol porta avanti delle scelte stilistiche sicuramente rozze ma allo stesso tempo ben precise, strizzando sì l'occhio a determinati maestri del genere ma perseguendo comunque una strada tutta sua che non si adagia su soluzioni facili e che cerca, a modo suo, di indagare su ciò che si nasconde nell'animo umano, creando così un universo terribile ed affascinante allo stesso tempo. Insomma, abbiamo un Autore (e forse una cinematografia, chissà!) da tenere d'occhio, sperando che nel futuro ottenga maggiore riconoscimento internazionale e non solo negli ambienti di nicchia. Nel frattempo, se avete un bello stomaco forte e avete voglia di guardare un horror un po' diverso, Baskin è il film che fa per voi!
Can Evrenol è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Nato ad Istanbul, è al suo primo lungometraggio, tratto dall'omonimo corto del 2013. Anche produttore, attore e compositore, ha 34 anni e un possibile film in uscita.
Se Baskin vi fosse piaciuto potreste buttarvi nella visione di Hellraiser, Paura nella città dei morti viventi, ... E tu vivrai nel terrore! - L'aldilà e persino Punto di non ritorno. ENJOY!



