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venerdì 30 settembre 2022

Don't Worry Darling (2022)

Si è fatto aspettare un po' ma finalmente mercoledì sono riuscita a vedere Don't Worry Darling, diretto dalla regista Olivia Wilde. Niente spoiler, tranquilli!


Trama: Alice vive una vita idilliaca da casalinga assieme al marito Jack finché, un giorno, non scopre delle crepe nel suo mondo perfetto...


Don't Worry Darling è un film che, tra qualche mese, verrà ricordato più per tutti i gossip che ne hanno accompagnato l'uscita veneziana che per le sue qualità, questo nonostante sia un'opera assolutamente godibile, con qualche difettuccio qua e là. Purtroppo, il primo di questi difetti (che probabilmente allo spettatore "casuale" interesserà poco ma che rende inevitabilmente l'appassionato come la sottoscritta una bella pigna in c**o) è la sua natura di collage di opere che già prima, in maniera più concisa, originale e profonda, hanno trattato argomenti simili sfruttando topoi distopici o fantascientifici quasi identici; poco danno, mi direte, ormai il cinema è un copia-incolla di idee già sviscerate, l'importante è copiaincollare bene e rielaborare con originalità. Il problema di Don't Worry Darling è che, a livello di messa in scena (poi ci torniamo) è uno spettacolo, tuttavia risulta un po' superficiale a livello non solo di temi, ma anche di utilizzo dei topoi citati in precedenza. L'intera operazione è, palesemente, una critica al patriarcato tossico, ma le implicazioni del film potrebbero andare ben oltre questa critica, se solo fosse stata data voce a tutte le varie anime che abitano nel mondo perfetto di Alice e se solo si fosse insistito maggiormente su quello che si nasconde fuori da quell'universo idilliaco, di cui possiamo scorgere giusto pochi sprazzi e che, onestamente, mi ha messo addosso un orrore indicibile (SPOILER: Jack ha fatto una cosa orribile alla moglie, quest'ultima "pensa ai bambini", d'accordo, ma da quanto mi è parso di capire ci sarebbe anche la possibilità di vivere nella realtà virtuale costruita da Frank con persone che non siano nostre compagne, o comunque dotate di altri avatar, il che è anche peggio). Altro appunto, il film si concentra, come del resto i suoi protagonisti, più sull'apparenza che sulla sostanza, indugiando in sequenze infinite che poco aggiungono alla trama e sembrano messe lì solo per allungare il metraggio. Va bene mostrare le feste interminabili, le scopate di Jack e Alice e le abilità di ballerino di Harry Styles, tuttavia, a mio avviso, sarebbe stato meglio fornire motivazioni un po' più consistenti al villain Frank, connotato giusto da un paio di deliri psicotici che rendono la popolazione maschile descritta nel film ancora più triste e inconsistente. 


Ciò che invece Don't Worry Darling fa benissimo è essere un balsamo per gli occhi. La messa in scena è sopraffina, curata in ogni minimo dettaglio. Gli anni '50, colorati e nostalgici, sono ricreati come se l'American Dream che li ha consegnati alla memoria degli spettatori non fosse mai finito, tra casette arredate con gusto e dotate di ogni comfort, auto d'epoca tirate a lucido, abiti vezzosi che mi hanno fatto palpitare il cuore in più di un'occasione, make up e unghie perfetti, e cocktail preparati ad arte. La quotidianità di Alice e Frank è dapprima baciata e poi bruciata dal sole, immortalata in una fotografia nitida e coloratissima che si incupisce nelle sequenze più oniriche, conferendo ulteriore inquietudine alle visioni di Alice, caratterizzate anche da una simmetria perfetta che mette ancora più ansia, e se all'inizio le feste immortalate con sfarzo dalla Wilde fanno simpatia per la loro grandeur Gatsbyana (e per la bellissima colonna sonora zeppa di oldies), verso la fine diventano soffocanti e pacchiane, assecondando lo sguardo di una Florence Pugh sempre più terrorizzata. Quest'ultima, ovviamente, è la punta di diamante del cast e regge da sola l'intero film con la sua bellezza non convenzionale e bravura indiscutibile, anche perché le controparti maschili, in tutta sincerità, sono equiparabili a due bietole piazzate lì. A onor del vero, inaspettatamente Harry Styles è meglio di Chris Pine, almeno nella versione doppiata che ho visto io, anche perché quest'ultimo non ha il carisma necessario per interpretare una machiavellica eminenza grigia, mentre il primo è abbastanza calzante nel ruolo di minchietta tutto mogliettina e lavoro (poi vabbé, quando la cosa si fa un po' più seria sembra più un ragazzino strillante... cosa ci ha visto la Wilde rispetto a Sudeikis lo sa soltanto lei), mentre il resto del cast non è affatto male. In definitiva, mi sarei aspettata qualcosa di più da Don't Worry Darling, ma non è affatto il film orribile che molti dipingono e ritengo che la Wilde debba ancora un po' trovare la sua strada persa nel glamour e ritentare con qualcosa di più "centrato". Aspetto con fiducia!


Della regista Olivia Wilde, che interpreta anche Bunny, ho già parlato QUI. Florence Pugh (Alice), Chris Pine (Frank), Gemma Chan (Shelley), Nick Kroll (Dean) e Douglas Smith (Bill) li trovate invece ai rispettivi link.

Harry Styles interpreta Jack. Inglese, ex membro degli One Direction nonché attuale compagno di Olivia Wilde, ha partecipato a film come Dunkirk ed Eternals. Anche compositore, produttore, regista e sceneggiatore, ha 28 anni. 


Kiki Layne interpreta Margaret. Americana, ha partecipato a film come Se la strada potesse parlare e Il principe cerca figlio. Ha 31 anni e un film in uscita. 


Kiki Layne ha sostituito Dakota Johnson, impegnata nelle riprese de La figlia oscura, mentre ormai è risaputa la "querelle LaBeouf"; l'attore avrebbe dovuto interpretare Jack ma ancora non si capisce se è stata la regista a cacciarlo dal set vista la fama di viscido che si è conquistato nel corso degli anni, oppure se se n'è andato via per i fatti suoi, costringendo la Wilde a pregarlo di tornare, invano. Ciò detto, se Don't Worry Darling vi è piaciuto recuperate La fabbrica delle mogli (e La donna perfetta), Vivarium e Midsommar. ENJOY!

venerdì 12 maggio 2017

Miss Sloane (2016)

Avrebbe dovuto uscire la scorsa settimana in tutta Italia (ma a quanto pare si è perso nei meandri della distribuzione) Miss Sloane, diretto nel 2016 dal regista John Madden, film recuperato esclusivamente per la presenza di Jessica Chastain e rivelatosi inaspettatamente bello.


Trama: Elizabeth Sloane è una delle lobbiste più quotate sul mercato, spregiudicata e senza scrupoli. La sua stessa carriera viene però messa in pericolo quando decide di accettare un lavoro in diretto contrasto con la lobby delle armi, atto a spingere i senatori ad approvare una legge per il controllo dei precedenti dei privati che le acquistano e ne fanno uso.



Prima di cominciare la parte positiva del post è necessario che ammetta di avere avuto MOLTA difficoltà a superare la prima, logorroica e complicata mezz'ora di Miss Sloane. Innanzitutto, e viva l'ignoranza, il termine "lobbista" mi era familiare ma evocava echi di corruzione e criminalità, mentre la sua accezione americana è assimilabile a quella di qualcuno che si occupa di pubbliche relazioni, creando l'ambiente ideale affinché politici et simili possano prendere decisioni in accordo coi grandi elettori o con rappresentanti di poteri forti. Quindi sì, obiettivamente il termine "lobbista" continua ad essere espressione di qualcosa di poco "pulito" in quanto i politici dovrebbero agire nell'interesse dei cittadini e non di entità non meglio definite e dotate di soldi, PERO' è anche vero che i senatori americani non dovrebbero ricavare NULLA dalle concessioni a questa o quell'altra fazione, in base ad una legge che ne regola l'etica, quindi i lobbisti, come ho detto più sopra, virtualmente sarebbero assimilabili ai PR. Virtualmente, ovvio. In un mondo ideale. Di sicuro Elizabeth Sloane, la Miss protagonista del film a cui da il nome, non è l'espressione di una moralità adamantina ed è talmente determinata a raggiungere i suoi obiettivi da non guardare in faccia a nessuno quando si tratta di far vincere la fazione che l'ha assunta, nemmeno quando si tratta di convincere i senatori ad approvare una legge che controlli i precedenti di chi acquista delle armi. Pur essendosi votata ad una causa positiva, miss Sloane si avvale infatti di metodi poco ortodossi, al limite dell'illegalità (come lo spionaggio) o dell'immoralità (sfruttare il tragico passato di una sua collaboratrice gettandola sotto i riflettori a sua insaputa), risultando così fredda e pericolosa quanto le armi di cui vorrebbe limitare l'uso oltre che meschina quanto i membri della cosiddetta lobby delle armi, un personaggio insomma col quale è difficile empatizzare ma al cui carisma non si riesce a rimanere indifferenti, affatto. Per di più, la sceneggiatura verte sull'annosa questione del Secondo Emendamento della Costituzione americana, che protegge il diritto delle persone di possedere armi e addirittura di portarle con sé, ed è scritta in modo da non dare un giudizio definitivo sul problema, preferendo lasciare allo spettatore la possibilità di considerare i pro e i contro di una simile libertà, profondamente radicata nella natura "di frontiera" degli Stati Uniti.


Detto ciò, si può tranquillamente affermare che Miss Sloane poggi interamente sulla superba interpretazione di Jessica Chastain, talmente valida che mi chiedo come mai non sia riuscita a superare gli standard dell'Academy (altra bella dimenticanza, assieme alla Amy Adams di Arrival). La bella rossa si carica sulle spalle un'interpretazione non facile, quella di una "macchina da guerra" apparentemente priva di sentimenti e interamente concentrata su sé stessa e sul lavoro, che si concede pochissimo alle aperture minime di una sceneggiatura per nulla conciliante o positiva, dove tutti prima o poi fanno una figura ben meschina, persino i personaggi più "innocenti"; l'incredibile bellezza della Chastain la rende ancora più distante dai comuni mortali e risulta così difficile per lo spettatore sentirsi vicino ad una donna così forte e potente che, nonostante l'aspetto, punta interamente su intelligenza, carisma e capacità di previsione, scrollandosi di dosso i rari momenti di debolezza come se fossero dei difetti di programmazione (diciamo che talvolta il ruolo sembra scritto per un uomo o per un essere totalmente asessuato, questo è l'unico difetto reale del film se vogliamo tenere da conto un punto di vista "femminista" che, peraltro, viene messo alla berlina come tutto il resto dell'establishment politico-sociale americano). Il cast di supporto è altrettanto valido, a partire dall'impronunciabile Gugu Mbatha-Raw e Mark Strong, i due che sicuramente saltano più all'occhio, passando per quel Michael Stuhlbarg che di nascosto impreziosisce tutte le pellicole che lo vedono presente per arrivare a due vecchi leoni come John Lithgow e Sam Waterston, attori che è sempre un piacere vedere sul grande e piccolo schermo. In tutta sincerità, compiango un po' gli adattatori e i doppiatori che dovranno rendere in italiano una sceneggiatura così verbosa e difficile, zeppa di termini tecnici che nella nostra lingua neppure esistono, eppure vi consiglierei lo stesso di "provare" Miss Sloane e di non farvi spaventare né dalla difficoltà dell'argomento trattato né dall'aria vagamente "Trumpista" che si respira per tutta la pellicola, specchio di tempi negativi (il film in america è uscito proprio a ridosso delle elezioni presidenziali e secondo me ne incarna tutto il pessimismo e lo "schifo") che purtroppo non sono ancora passati... e forse non passeranno mai.


Di Jessica Chastain (Elizabeth Sloane), Gugu Mbatha-Raw (Esme Manucharian), Michael Stuhlbarg (Pat Connors), John Lithgow (Ron M. Sperling), Mark Strong (Rodolfo Schmidt), Alison Pill (Jane Molloy), Douglas Smith (Alex), Sam Waterston (George Dupont) e Dylan Baker (Moderatore) ho già parlato ai rispettivi link.

John Madden è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Shakespeare in Love, Il mandolino del capitano Corelli, Marigold Hotel e Ritorno al Marigold Hotel. Anche produttore e sceneggiatore, ha 68 anni.


Se Miss Sloane vi fosse piaciuto recuperate Jerry Maguire, Il candidato, Tutti gli uomini del presidente e Thank You for Smoking. ENJOY!


venerdì 21 aprile 2017

The Bye Bye Man (2017)

E' uscito il 19 aprile, giusto per il compleanno della sottoscritta, The Bye Bye Man, ultima distribuzione cinematografica a marchio Midnight Factory, diretta dalla regista Stacy Title. Avranno fatto il colpaccio come le ultime volte? Ehm no. Non proprio.


Trama: trasferitisi in una nuova casa, tre ragazzi scoprono, vergato all'interno di un cassetto, il nome del Bye Bye Man. Da quel momento saranno affetti da malesseri e visioni, costretti a diffondere il nome di questo pericoloso essere...


Com'era quella storia del "non pensare all'elefante rosa" e tu, ovviamente, BAM! da quel momento pensi SOLO al leggiadro pachiderma? Non lo dicevano anche in Inception? Ecco, più o meno The Bye Bye Man segue questo concetto, partendo dal presunto reportage di una "vera" leggenda metropolitana intitolata The Bridge to Body Island ed inclusa da Robert Damon Schneck nel suo libro The President's Vampire. In base a questa leggenda, pare che il Bye Bye Man fosse un killer realmente esistito negli anni '30, che si spostasse in treno e che, avendo cominciato a perdere la vista, si fosse letteralmente costruito un cane coi pezzi delle vittime (da rinnovare periodicamente), amena bestiolina che riusciva a condurlo, per l'appunto, da coloro che pensavano o pronunciavano il suo nome. Così ci siamo levati anche l'incomodo del cane demoniaco e delle visioni del treno, che ovviamente non vengono minimamente spiegati nel corso di The Bye Bye Man, in quanto lo sceneggiatore Jonathan Penner (marito della regista, by the way) ha preferito concentrarsi su una storia di visioni e matti fuori di testa. In pratica, la leggenda dice che è il Bye Bye Man stesso ad ucciderti, mentre nel film neanche si scomoda, lascia che tre semplici parole ti incasinino il cervello e ti portino a fare secchi amici e famiglia per poi percularti con un ditino ungulato e darti in pasto al mostrocane: incrocio tra la maledizione di Samara e Candyman, questo nuovo boogeyman è, in pratica, colui al quale dovremmo imputare le colpe di chi sbrocca e stermina gente senza un motivo, quindi eliminandolo scomparirebbero probabilmente anche la D'Urso e quell'inquietante psicologo del TG5. Il problema è che, a quanto pare, il Bye Bye Man non si riesce a eliminare perché "qualcosa" è sempre lì a spingerti a balbettarne il nome, quindi a diffondere il virus del Male Dylandoghiano (seh, magari) e l'unico vero pregio di questa storiella raffazzonata è il pessimismo cosmico che la impregna, un senso di ineluttabilità che neppure il solito viaggio verso chi dovrebbe detenere il sapere riesce a cancellare.


Insomma, avrete capito che The Bye Bye Man è fuffosetto, un film che andrebbe giusto bene per una serata estiva a base di pop corn e horror supercazzola, non fa paura nemmeno per sbaglio però a tratti fa tanto ridere (il che, preso con lo spirito giusto, non è nemmeno un male). La risata sgorga spontanea grazie ad attori particolarmente cani, un terzetto di poveri mentecatti che, a mio avviso, già sbagliano in partenza ad andare a convivere in tre (due fidanzati e il migliore amico di lui, mandingo che si farebbe qualunque donna respirante): la biondina slavata da il meglio di sé quando finge spasmodici attacchi di tosse, il cioccolatino è inespressivo come pochi e il protagonista tocca picchi di ilarità involontaria quando cerca di prendere di petto il Male e ostentare sicumera, ritrovandosi incaprettato in due secondi netti (a proposito di incaprettamenti: quanto è gratuita la scena di sesso verso il finale? E, ancora meglio: perché John viene portato in cantina con le caviglie legate ma appena si sveglia le corde sono sparite? Mah). Della tizia darkettona non parlo che è meglio, vista la somiglianza vaga con Neve Campbell le auguro ruoli migliori di quello della Cassandra de noantri, mentre non posso invece evitare di compiangere Carrie Ann Moss e, soprattutto, Faye Dunaway, che come caspita ci sia finita in un horror dozzinale come questo è qualcosa che esula dalla mia comprensione. Considerato anche che a gore, inquietudine e persino jump scare siamo messi malissimo e che la parte migliore del film, sia come costumi che come scenografie, sono i pochi flashback ambientati negli anni '70, ritengo che domani mi sarò già dimenticata di The Bye Bye Man, alla faccia del boogeyman del titolo, che verrà seppellito nei recessi della mia mente dalla mancanza di infamia o di lode. Venisse mai a bussarmi alla porta verrà comunque abbracciato e consolato, ché povera bestia è talmente male imbelinato da far tenerezza.


Di Douglas Smith (Elliot), Doug Jones (Bye Bye Man), Carrie-Ann Moss (Detective Shaw) e Leigh Whannell (Larry), ho già parlato ai rispettivi link.

Stacy Title è la regista della pellicola. Americana, ha diretto film come Una cena quasi perfetta. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 47 anni.


Faye Dunaway interpreta la vedova Redmon. Americana, la ricordo per film come Chinatown, L'inferno di cristallo, I tre giorni del condor, Quinto potere (che le è valso l'Oscar come migliore attrice protagonista), Il villaggio dei dannati, Occhi di Laura Mars, Supergirl - La ragazza d'acciaio, Insoliti criminali, Giovanna D'Arco e Le regole dell'attrazione, inoltre ha partecipato a serie quali Colombo, Alias, CSI e Grey's Anatomy. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 76 anni e tre film in uscita.


Un paio di curiosità sui vari interpreti: Lucien Laviscount, che interpreta John, era nel cast della prima stagione di Scream Queens, Erica Tremblay, che interpreta la cuginetta di Elliot, è la sorellina dell'adorabile Jacob Tremblay e infine Jonathan Penner, marito della regista, interpreta Mr. Daizy. Se The Bye Bye Man vi fosse piaciuto recuperate Candyman e qualsiasi altro horror con un boogeyman degno di questo nome. ENJOY!

martedì 13 gennaio 2015

Ouija (2014)

Nonostante tutti me ne avessero parlato malissimo, per dovere di completezza horror mi sono costretta a guardare Ouija, diretto e co-sceneggiato dal regista Stiles White. Avrei voluto far tornare per l'occasione la rubrica Il tritone colpisce ancora (aka: vuoi che muoro??) ma una schifezzuola simile non lo merita...


Trama: dopo la morte di un'amica, cinque ragazzi decidono di contattarne lo spirito con una tavoletta Ouija per capire se la giovane si è effettivamente suicidata. Ovviamente, i cinque incauti fanciulli scateneranno forze occulte inenarrabili...

E chi è questo Kurt Cobain? 
Cari bambini, questa recensione sarà interamente per voi! Yeeh, la Bollina ha trovato un film di paura adatto a noi piccini? Sì, tesorucci della zia, ma non dovete ringraziare me: ringraziate la Hasbro che ha prodotto il suo primo horror. No, non fate quelle faccine perplesse, ché Equestria Girls era sì il Male puro e semplice e vi avrà sicuramente causato più di un incubo, però non era un horror. So che voi tesorucci ingenui non riuscite ancora a capire la differenza che passa tra un film d'orrore e un film orribile ma non vi preoccupate, la Hasbro è riuscita ad annullare la differenza creando un horror orribile. State già sfregandovi le manine, eh?
Aspettate però, c'è Annina che sembra dubbiosa. Hai paura di non riuscire a fare la nanna dopo che l'avrai visto? Ma no, pulcino, tranquilla. Ouija è fatto apposta per venire incontro ai bimbi! Ti insegno un trucco per non vedere le scene più spaventose: ogni volta che c'è uno specchio, uno spazio vuoto dietro ai protagonisti, una musichetta che ti fa un po' paura tu TAC! metti la mano davanti agli occhietti! Semplice come bere un bicchier d'acqua! Queste scene non sono poi tante e a dirla tutta ce n'è forse solo una che potrebbe farvi tanta, tanta paura (lo ammetto, ha fatto tanta paura anche alla zia Bollina ma è solo perché ho un brutto rapporto con tutto quello che riguarda i denti), per il resto non c'è sangue, le persone muoiono ma non ve le fanno vedere, ci sono solo mostri brutti che urlano e fanno buh! ma se seguirete la "regola della manina" dormirete tranquilli.
Armandino ha alzato la mano, che c'è Armandino? No, tesoro, mi dispiace, tuo fratello maggiore non può guardarlo Ouija perché poi si deprime e comincia a drogarsi. La Hasbro non l'ha detto ma ha chiesto agli sceneggiatori di creare un film vietato ai maggiori di 8 anni, tuo fratello ne ha già 14: quando guardi Peppa Pig lui rimane lì a guardarlo con te? No, dice qualcosa che somiglia ad Orto Bio e poi se ne va, giusto? Eh, lo capisco, sapessi quante volte l'ho detta io quella cosa guardando Ouija e di anni ne ho 33!
Ma guarda un po'! Pinuccio dice che un suo amichetto ha già visto Ouija e si è fatto comprare una tavoletta da mamma e papà. Ma sì, non fate quelle faccine spaventate! La Ouija è un gioco della Hasbro e capite bene che ai protagonisti del film succedono cose brutte solo perché non sono stati capaci a seguire le regole del gioco: bisogna giocare in tanti, mai da soli, bisogna recitare una formuletta (una preghierina, come quelle a Gesù Bambino) e poi sempre, sempre dire "arrivederci". Ai bambini beneducati e rispettosi delle regole non succede mai nulla di male, lo sapete! Quindi dopo aver visto Ouija dite alla mamma e al papà di andare su Amazon a comprarvi questa bella cosa qui, che ad un adulto fa cadere ogni sentimento ma sicuramente a voi bimbi regalerà ORE di intensa felicità!
Va bene piccini, se non ci sono altre domande la lezione è finita. Andate tranquilli che adesso devo parlare un po' con gli adulti, ci vediamo la prossima volta!

Mamma!! Me la compri?!
Gente, Ouija è laMMerda, la quintessenza della banalità, della noia, del diludendo, dei personaggi molli e scemi come un tacco, del "Mi vuoi coglionare? Se la casa è stregata allora perché scendi in cantina?" (grazie eXXagon), del "Lin Shaye CHIII???", del "Cristo no, un seguito no!!!!". Don't bother.


Di Olivia Cooke (Laine Morris) e Lin Shaye (Paulina Zander) ho già parlato ai rispettivi link.

Stiles White è il regista e sceneggiatore della pellicola, al suo primo film. Americano, è anche addetto agli effetti speciali e produttore.


Douglas Smith interpreta Pete. Canadese, ha partecipato a film come Antiviral, Stage Fright e a serie come X-Files, Oltre i limiti, Cold Case, CSI: Miami e CSI - Scena del crimine. Anche compositore, ha 29 anni e tre film in uscita tra cui Terminator Genisys.


La nonna Vivis Colombetti aveva già partecipato a Paranormal Activity 2. Se il film vi fosse piaciuto recuperate Long Time Dead, Spiritika e il primo Paranormal Activity. ENJOY!


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