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venerdì 23 febbraio 2018

The Disaster Artist (2017)

Come avrete già intuito dal post su The Room, oggi parlerò di The Disaster Artist, diretto nel 2017 dal regista James Franco e tratto dal libro omonimo di Greg Sestero e Tom Bissell, candidato all'Oscar per la Miglior Sceneggiatura Non Originale.


Trama: il giovane Greg, attore di belle speranze, viene attirato dalla carismatica figura di Tommy Wiseau, anch'egli desideroso di diventare attore ma assolutamente NON portato per intraprendere la carriera. Nonostante tutto, i due diventano amici e decidono di realizzare il loro film, The Room, senza immaginare che l'opera verrà consacrata ai posteri come il Quarto potere dei film brutti.



Il mondo del cinema è davvero un universo a parte dove può succedere di tutto. Ci sono film oggettivamente belli che magari la gente dimentica dopo due o tre giorni, ci sono i capolavori che vengono riconosciuti subito, quelli che ci mettono anni per ottenere questo status, le robe orrende che giustamente vengono subito stroncate e condannate all'oblio... e poi ci sono film come The Room. The Room è una schifezza diretta coi piedi, scritta da un pazzo, "recitata" da cani maledetti se mai ne sono esistiti, eppure con gli anni è diventata un cult, un'aberrazione talmente affascinante e con un background così assurdo da raccogliere attorno a sé miriadi di adepti persino tra gli addetti ai lavori. Qui casca l'asino, ovvero James Franco, attore/regista/sceneggiatore talmente folle da scegliere di realizzare un docupic interamente dedicato alla creazione di The Room e alle due figure che si nascondono dietro di essa, Tommy Wiseau e Greg Sestero. Quest'ultimo, furbone matricolato alla faccia del suo aspetto da "bambolino", ha pensato bene di scrivere un libro autobiografico per cavalcare l'inaspettato successo postumo del Quarto potere dei film brutti e consacrarlo ancor più ad imperitura memoria, libro all'interno del quale viene raccontata la genesi dell'amicizia tra lui e Wiseau e tutti gli assurdi dettagli della produzione, realizzazione e distribuzione di The Room, un "dietro le quinte" che Franco ripropone (romanzandolo parecchio) con un amore tangibile, cercando di raccontare una storia molto umana piuttosto che mettere alla berlina i coinvolti o scavare nel torbido. Lo spettatore viene così portato a condividere il punto di vista di Greg Sestero, ragazzo dalla faccia pulita e dalle limitate doti di attore, che si ritrova suo malgrado a dover arginare la debordante personalità di Tommy Wiseau, uomo dalle origini sconosciute, di età indefinita e zeppo di soldi che compensa la sua assoluta incapacità attoriale (assieme a quella relazionale) con una totale mancanza di vergogna e percezione di sé. La strana amicizia tra i due nasce nel segno di James Dean e si accende dell'entusiasmo di Wiseau, che propone a Greg di condividere un appartamento a Los Angeles e da lì partire per realizzare i rispettivi sogni; purtroppo, mentre Greg comincia piano piano ad ottenere delle piccole parti e trova persino una bella fidanzata, Tommy viene scoraggiato da più parti e rimane sempre più solo, al punto da arrivare quasi a rinunciare, almeno finché Greg, per consolarlo e spronarlo, non propone incautamente di realizzare un film tutto loro. Il resto, come si suol dire, è storia. Una storia non sempre bella, certo, anche perché l'inadeguatezza di Tommy si trasforma in quattro e quattr'otto in arroganza e cattiveria sul set, alimentata da frustrazione personale e dalla convinzione di essere un genio incompreso, mentre persino Greg a un certo punto perde la pazienza e decide di lasciare Wiseau al suo destino, vergognandosi di avere partecipato ad un film condannato in partenza ad essere un flop.


Il bello di The Disaster Artist è proprio questa sua capacità di raccontare la storia di una persona VERAMENTE strana dotata di un sogno irrealizzabile, qualcosa di fruibile anche da chi The Room non l'ha mai visto. Il disagio di Greg si avverte palpabile per tutto il film, così come il suo desiderio di non ferire Tommy e di sostenere comunque l'amico che nonostante tutto lo ha aiutato ad entrare nel mondo dello spettacolo; allo stesso modo, Wiseau sarebbe da prendere a schiaffi per la sua tracotanza e testardaggine ma spesso suscita anche sentimenti di tristezza e pietà, ché non dev'essere facile essere troppo weird persino per Hollywood e venire etichettati come "cattivi" solo per il proprio aspetto quando invece si vorrebbe recitare nei panni dell'eroe. Per chi invece ha visto The Room, il film di Franco assume una valenza ancora diversa e porta non solo a guardare con maggiore indulgenza agli enormi difetti dell'opera di esordio di Wiseau, ma anche a capirne la natura di "comfort zone", di universo a sé stante dove Tommy poteva non solo essere protagonista ma anche raccontare la sua storia, il suo desiderio di essere eroe buono ed incompreso, avere il controllo di qualcosa dal quale la macchina di Hollywood lo avrebbe sempre tenuto fuori. Ecco che allora il folle desiderio di perfezione assoluta (emblematica la scena in cui Tommy umilia l'attrice che interpreta Lisa davanti a tutti), il fastidio di venire criticato da persone palesemente più competenti di lui, la necessità di distinguersi dagli altri in ogni modo possibile e immaginabile diventano comprensibili, benché non giustificabili, e lo spettatore comincia a sentirsi come Greg, un po' in colpa per quelle sensazioni di vergogna, disgusto e ilarità provate guardando The Room. E anche se il trionfo raccontato sul finale non c'è mai stato, perché la natura involontariamente comica di The Room è stata riconosciuta solo in seguito, grazie alle già citate proiezioni di mezzanotte, c'è della soddisfazione (perversa?) nel veder celebrare una creatura ambigua come Wiseau in tutta la sua gloria, assistendo alle risate e alle urla di una platea in visibilio per cotanta trashissima sfacciataggine. E questo, se permettete, è l'unico vero difetto di The Disaster Artist, perché rischia di spingere la gente a guardare un film che, lungi dal divertire, fa soltanto cadere le balle da quanto è noioso.


Per il resto, The Disaster Artist è tanta roba, a partire soprattutto da James Franco. Il suo annullamento all'interno del personaggio di Wiseau è da antologia, con quel terrificante accento europeo (pardon, di New Orleans) strascicato e la fisicità tracotante; perfettamente in bilico tra commedia e tragedia, il Wiseau di Franco colpisce nei momenti più esilaranti del film ma tocca il cuore in quelli più seri ed "introspettivi" e dispiace che l'attore sia stato tenuto fuori dalla corsa agli Oscar per l'ennesimo scandalo a sfondo sessuale perché, ora come ora, tra lui e Gary Oldman avrei delle serie difficoltà a scegliere un vincitore. Ma non c'è solo questo, perché Franco merita il plauso anche e soprattutto per il modo certosino con cui ha ricostruito alla perfezione la maggior parte delle scene (s)cult di The Room, alcune inserite nel film, altre utilizzate nei titoli di coda per fare un confronto con le sequenze originali, con risultati da lasciare a bocca aperta. Molto bravo anche il fratello Dave, che normalmente viene relegato a ruoli di belloccio inespressivo e che qui riesce a reggere la scena senza farsi troppo eclissare dal più carismatico James, creando così una sorta di equilibrio all'interno delle varie sequenze, e intelligente l'utilizzo di buona parte della solita combriccola di Franco, con gli amici di sempre ingaggiati per ruoli più o meno importanti (mi ha fatto molto piacere vedere l'adorato Rogen, nei panni del cinico Sandy, sottolineare gli stessi difetti di "anatomia sessuale" che ho evidenziato io nel post su The Room). In buona sostanza, The Disaster Artist merita di finire in un'ideale Top 5 di film visti in preparazione della notte degli Oscar e vi consiglio di correre a vederlo, cercando possibilmente un cinema che lo proietti in v.o. altrimenti lasciate pure perdere, ché l'interpretazione di Franco si aggiudica un buon 60% di merito per la riuscita del film.


Del regista James Franco, che interpreta anche Tommy Wiseau/Johnny, ho già parlato QUI. Dave Franco (Greg Sestero/Mike), Seth Rogen (Sandy), Zac Efron (Dan/Chris R), Josh Hutcherson (Philip/Denny), Sharon Stone (Iris Burton), Bob Odenkirk (insegnante Stanislavsky), Tommy Wiseau (Henry, MI RACCOMANDO NON OSATE ALZARVI PRIMA DELLA FINE DEI TITOLI DI CODA!!!!), Zoey Deutch (Bobbi), Judd Apatow (produttore di Hollywood), Christopher Mintz - Plasse (Sid), Jason Mitchell (Nate) e Greg Sestero (Agente di casting) li trovate invece ai rispettivi link.

Ari Graynor interpreta Juliette, ovvero "Lisa". Americana, ha partecipato a film come Mystic River, Whip It e a serie quali I Soprano, Veronica Mars, CSI - Miami e Numb3rs; come doppiatrice, ha lavorato nelle serie The Cleveland Show, I Griffin e American Dad!. Anche produttrice, ha 35 anni e un film in uscita.


Alison Brie interpreta Amber. Americana, ha partecipato a film come Scream 4, The Post e a serie quali Hannah Montana e GLOW; come doppiatrice, ha lavorato nelle serie Robot Chicken, American Dad!, Bojack Horseman e nel film The Lego Movie. Anche produttrice, ha 36 anni.


Megan Mullally interpreta Mrs. Sestero. Americana, meravigliosa Karen Walker della serie Will & Grace, ha partecipato a film come Che cosa aspettarsi quando si aspetta e ad altre serie quali La signora in giallo, Frasier, Innamorati pazzi, Una famiglia del terzo tipo, How I Met Your Mother e 30 Rock; inoltre ha doppiato episodi di Batman e il film Hotel Transylvania 2. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 60 anni.


Melanie Griffith interpreta Jean Shelton. Americana, la ricordo per film come Omicidio a luci rosse, Una donna in carriera, Il falò delle vanità, Lolita e Pazzi in Alabama, inoltre ha partecipato a serie quali Starsky & Hutch, Miami Vice, Nip/Tuck e ha anche doppiato episodi di Robot Chicken e il film Stuart Little 2. Anche produttrice, ha 61 anni.


Nei panni di loro stesse compaiono star di Hollywood come Ike Barinholtz, Kevin Smith, Keegan-Michael Kay, Adam Scott, Danny McBride, Kristen Bell, J.J. Abrams, Lizzy Caplan, Bryan Cranston e Dylan Minnette; in particolare, da Barinholtz alla Caplan si tratta di veri fan di The Room, che spiegano perché il film di Wiseau li affascini ancora oggi. Sono invece rimasti fuori dal film i camei di Zach Braff e Jim Parson. Se The Disaster Artist vi fosse piaciuto recuperate OVVIAMENTE The Room, aspettate l'uscita di Best F(r)iends (il film scritto da Greg Sestero dopo aver visto The Disaster Artist, che riunisce finalmente lui e Tommy Wiseau) e aggiungete Ed Wood. ENJOY!

mercoledì 21 febbraio 2018

The Room (2003)

Siccome questa settimana dovrebbe uscire in tutta Italia The Disaster Artist ho scelto consapevolmente (e grazie all'eclettico Giuseppe de Il buio in sala) di recuperare The Room, film scritto, diretto e interpretato nel 2003 da Tommy Wiseau, considerato a ragione "il Quarto Potere dei film brutti". Brace yourselves.


Trama (?): Johnny e Lisa stanno insieme da sette anni e sono prossimi al matrimonio ma lei è innamorata di Mark, migliore amico di Johnny, e vorrebbe lasciarlo. I nodi vengono al pettine lentamente ma inesorabilmente...


The Room è un film squisitamente brutto, tanto da rasentare il sublime. Non è IL film più brutto che abbia mai visto, anche perché al confronto de Il Bosco 1 o In the Market è un capolavoro di trama, regia, montaggio e recitazione, però è talmente malfatto e sciatto che ci si chiede come cazzarola abbia potuto venire distribuito prima e celebrato poi con un film interamente dedicato alla sua gestazione. Dei retroscena non mi sono preoccupata, ché in settimana guarderò The Disaster Artist e voglio conservare il gusto della sorpresa, quindi parlerò esclusivamente di The Room e di tutto ciò che rende esilarante la visione di questa poottanata con la P maiuscola (che, non a caso, è diventata un midnight cult con un manuale di partecipazione non dissimile da quello di The Rocky Horror Picture Show). In pratica The Room è la celebrazione dell'uomo Wiseau attraverso l'assunto "le donne sono tutte tsoccole". Nel corso della pellicola il povero Johnny, uomo dalle fattezze orrende ma comunque buono, di quella bontà idiota che lo porta a fare spallucce sia quando la fidanzata lo percula sia quando il ritardato vicino di casa adolescente (interpretato, per inciso, dall'attore più vecchio del cast dopo Wiseau) ammette di esserne innamorato (manco fosse figa. Ci torniamo, tranquilli), viene cornificato e vilipeso a più riprese dalla bionda Lisa, donnaccia calcolatrice che si scopa il suo migliore amico pur facendosi mantenere da Johnny, anelando a libertà, uomini migliori, vita bella perché lei "merita di più". L'intero film segue quindi un pattern regolare e pregno di significato, riassumibile in questo schema: Lisa tromba con Johnny - Lisa parla male di Johnny con madre/migliore amica - Lisa tromba con Mark nonostante lui inizialmente non sia molto convinto - Lisa parla male di Johnny con madre/migliore amica  -  Lisa tromba con Johnny  - Lisa parla male di Johnny con madre/migliore amica che le consigliano di non mollarlo in quanto poco etico (lui la mantiene, lei probabilmente non lavora perché troppo gnocca per farlo) - Lisa tromba con Mark nonostante lui non sia ancora convintissimo - Lisa parla male di Johnny con madre/migliore amica che, insomma, si stanno un po' stufando di 'sta manfrina e cominciano a darle della bagassa frusta, mettendola in guardia sul possibile esito finale del film e, di fatto, spoilerando la degna conclusione di The Room, invano. Per rendere più vario questo circolo infinito, il Wiseau sceneggiatore introduce momenti zeppi di "patros" inserendo attimi di vero crime drama dove il vicino di casa ritardato rischia di venire ucciso per colpa de LaDDroga e altri in cui, alternativamente, i personaggi vanno a fare footing oppure si passano una palla da football, a volte anche vestiti col frac, senza motivo, mentre come Godot aspettano un imminente party per il compleanno di Johnny.


La cosa più esilarante di The Room, tolta la sciatteria di una scenografia limitata a due ambienti dove nessuno chiude la porta d'ingresso di casa, sequenze non perfettamente a fuoco, altre in cui la luce aumenta o diminuisce senza un perché, il green screen fasullo per simulare il panorama dal tetto e personaggi che cambiano attore nel giro di un paio di scene (Peter a un certo punto sparisce e i suoi dialoghi vengono messi in bocca a un perfetto sconosciuto...) è la combinazione mortale tra dialoghi insulsi e interpreti cagnacci. Purtroppo stavolta non ho segnato sul solito quadernino le frasi scult ma la punta di diamante (al di là dell'ormai iconica "I did not hit her, it's not true! It's bullshit! I did not hit her! I did not.. oh, hi Mark!") sono le domande ripetute settanta volte, lo small talk mentre la gente si incontra a base di "allora, cosa mi racconti? Mah, niente di nuovo, tu? Ah, niente di nuovo" reiterato per almeno dieci minuti, l'incredibile eccesso di drama quando la situazione si fa critica, con Lisa che piange disperata domandando al ragazzino "che tipo di soldi??" avrebbe chiesto in prestito all'unico criminale presente nel film (criminale che, per inciso, "è già in galera". Maccosa? Ce lo hanno portato Johnny e Mark a braccetto?) mentre poco prima, davanti alla madre che confessa di avere il cancro, la stessa Lisa risponde con un "e vabbé ma ormai di cancro si guarisce" prima di cambiare argomento. Altra cosa splendida è l'ignoranza di ogni regola relativa alla consecutio temporum, con un registratore piazzato tre/quattro giorni prima che, nonostante questo, incide su nastro solo un dialogo accorso telefonicamente un paio di minuti prima che Johnny tiri fuori la cassetta dal mangianastri (indovinate un po'? Ma certo, il nastro è già riavvolto alla perfezione, praticamente vergine), ma fosse solo questo. A un certo punto Lisa comincia a rassettare per il party già nominato in precedenza e tutto darebbe a intendere che la sequenza successiva possa essere quella della festa, ipotesi avvalorata dal fatto che tutti gli uomini del cast sono vestiti da sera... invece no, era una supercazzola e Lisa il giorno dopo è ancora lì che rassetta in vista del party di fidanzamento. Ah no, la festa è per il compleanno di Johnny, errore mio. No, aspettate, plot twist: si celebra la gravidanza di Lisa! Ma da quando Lisa è incinta? Quando ne hanno parlato con Johnny? E di chi è il bamb...? No, niente, "lasciamo perdere", era l'ennesima turpe macchinazione della tsoccola Lisa, che cade nel dimenticatoio dopo un secondo, tanto quanto la presenza del criminale drogato. Aiuto.


La consecutio temporum isterica tocca anche la caratterizzazione dei personaggi. Non tanto Lisa e Johnny, lei sempre coerente nel suo essere bagassa (nonché volpe: vedere l'escamotage col quale si libera degli ospiti per credere...) e lui nel suo essere clueless, lamentoso e malbecciato, quanto più che altro Mark. Il biondone nel giro di trenta secondi passa dal riprendere Lisa in quanto "migliore amico di Johnny" a copularsela, millantare disinteresse nei confronti della fanciulla prima di arrivare quasi a buttare giù dal tetto un amico che gli consiglia di mollarla per non fare del male a Johnny, per poi concludere con un bel cat fight (ché di scazzottata non si può parlare) col protagonista perché quest'ultimo ha cominciato a "sospettare". In tutto questo, come se non bastasse, l'orripilante, mostruoso Wiseau adora farsi vedere ignudo mentre copula la chiattissima attrice che interpreta Lisa, la donna dai capezzoli più grandi del mondo. Per ben due volte, in un tripudio di rose a gambo lungo, candele, acqua che scroscia, lenzuola e veli, i due si rotolano nel letto con una terrificante canzonetta romantica in sottofondo, sequenze lunghe come la quaresima in cui lui fa sesso appena un po' scostato, così che si veda sempre almeno una sisa di lei, e appena un po' più "su" rispetto a dove dovrebbe essere il montarozzo cespuglioso di Lisa, dando così l'illusione di infilare il malloppetto ciccioso ad altezza stomaco; anatomicamente ignorante è anche il prestante Mark, che sicuramente sarà più bello di Wiseau (anche Nosferatu lo è, graziearca**o) ma pure lui invece di "pistonare" con movimento pelvico sceglie di rotolare su Lisa, destra e sinistra, destra e sinistra. C'è da meravigliarsi che a un certo punto lei dica "Johnny mi fa schifo e se Mark non mi ama cazzumene, ne trovo un altro"?  No, ovvio. E non dovete nemmeno meravigliarvi quando vi dico che The Room VA visto almeno una volta, non solo per mero gusto dell'orrido ma anche per testimoniare la follia di un uomo brutto come la morte, incapace di recitare, dirigere, scrivere eppure talmente ricco da avere realizzato un film solo per esserne protagonista e venire perculato dai posteri nei secoli a venire. Alla faccia del Disaster Artist!


Tommy Wiseau è il regista e sceneggiatore della pellicola, inoltre interpreta Johnny. Polacco, ha partecipato a film come Samurai Cop 2: Deadly Vengeance, The Disaster Artist e Best F(r)iends. Anche produttore e costumista, ha 63 anni e due film in uscita.


Greg Sestero interpreta Mark. Americano, ha partecipato a film come Gattaca - La porta dell'universo, Patch Adams, Retro Puppet Master, Best F(r)iends, The Disaster Artist e a serie quali Nash Bridges. Anche produttore e sceneggiatore, ha 40 anni e un film in uscita.


Wiseau avrebbe voluto che Johnny fosse un vampiro e aveva anche cominciato ad informarsi su come realizzare una scena che ne avrebbe manifestato la reale natura, ovvero quella in cui la macchina del protagonista si sarebbe librata nell'aria da un tetto. SFORTUNATAMENTE non se n'è fatto nulla e Johnny è rimasto un semplice essere umano. Nel 2016 a qualche genio è venuto in mente di realizzare la web serie in quattro puntate The Room Actors: Where Are They Now?, un mockumentary che racconta i destini fittizi di tutti i protagonisti del Quarto Potere dei film brutti. Se The Room vi fosse piac... no, ok, se avete interesse a documentarvi su questo capolavoro del trash recuperatela e aggiungete The Disaster Artist. ENJOY!

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