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giovedì 15 ottobre 2020

(Gio)WE, Bolla! del 15/10/2020

Buon giovedì a tutti! Onestamente mi fa tristezza continuare questa rubrica: i contagi aumentano, film in grado di farmi superare la paura del Covid non ne escono, il panorama distributivo italiano è una desolazione sconfinata. Teniamo duro tutti, soprattutto per amore della sala cinematografica, ma se non cambieranno le cose non so davvero cosa potrà succedere. ENJOY!

Divorzio a Las Vegas
Reazione a caldo: Ma perché?
Bolla, rifletti!: Solita commedia romantica all'italiana che tenta di inserirsi nel già sterminato universo delle commedie romantiche americane. Che due marroni si può dire? Per carità, questo sarà un capolavoro rispetto a... 


Lockdown all'italiana
Reazione a caldo: Vabbé.
Bolla, rifletti!: Questo film si è beccato già tanti di quegli strali online che non servo io ad aggiungerne altri. Dico solo che è poraccio già dal cast: Greggio? Memphis? E dai, su... 


Trash
Reazione a caldo: Diciamo che non viene aiutato?
Bolla, rifletti!: Magari è interessante. Magari è poetico. Magari è un bell'esempio di animazione italiana. Ma tanto, lo passano al pomeriggio, quindi... 

Resiste anche il cinema d'élite, per fortuna.

Imprevisti digitali
Reazione a caldo: Calzante!
Bolla, rifletti!: Commedia che prende in giro i vizi dell'era digitale presentando un terzetto di personaggi in guerra con tecnologie che non comprendono. Sembra divertente e molto carino, spero sempre che mi si liberino i weekend per riuscire ad andare! 

domenica 26 luglio 2020

Bollalmanacco On Demand: L'altro inferno (1981)

Siccome Obsidian mi vuole proprio bene, la sua richiesta per l'On Demand odierno è stata L'altro inferno, diretto e co-sceneggiato, assieme a Claudio Fragasso, nel 1981. Se riesco a recuperarlo, il prossimo film On Demand sarà Ciao, Nì! ENJOY!


Trama: in un convento, le suore cominciano a morire misteriosamente. Un giovane e aitante prete indaga.


Prima di cominciare la visione de L'altro inferno ho avvertito Mirco: "stiamo per guardare una Fragassata". Lui non ha capito allora, ma adesso sì, poverino. Eppure, quello che è riuscito a non addormentarsi durante la visione del film è stato lui, che di tanto in tanto mi tirava delle gomitate per farmi riprendere dal diludendo di un "horror" che speravo trash e pieno di dialoghi esilaranti da riportare pezzo per pezzo, ma che invece si è rivelato una noia mortale. Sono quasi più interessanti i retroscena del film, girato contemporaneamente a La vera storia della monaca di Monza, con lo stesso cast e la stessa location per risparmiare e dotato di una colonna sonora presa in prestito da vecchi dischi dei Goblin, che per delle nuove melodie volevano troppi soldi (ed effettivamente c'era qualcosa di familiare, visto che molto è tratto da Buio Omega...). Insomma, un film condiviso e di seconda mano, come poteva venire fuori un'opera decente? A dirla tutta, ci ho sperato, lo ammetto. L'inizio de L'altro inferno è puro delirio trash, ambientato in un laboratorio sotterraneo da mad doctor (in un convento? Perché mai??) all'interno del quale una suora matta seziona una consorella morta per far vedere a una povera novizia gli organi dove risiede il peccato, come l'utero, le ovaie, altre brutte cose simili; in quella, compare il demonio, ovvero, a naso, i catarifrangenti posteriori di un'Ape Cross, debitamente illuminati, e succede il patatrac. Bon. Da lì in poi potete anche evitare di proseguire, ché nemmeno la follia di Franca Stoppi, sempre assai "misurata" nel suo interpretare personaggi incazzosi, riesce a salvare L'altro inferno da una noia mortale fatta di manichini appesi, gente che vaga in corridoi/scale/soffitte e suore che vomitano robe strane.


Il genere nunsploitation mi è fortunatamente poco familiare ma, se non altro, le suore qui non copulano, cosa che mi avrebbe onestamente fatta inorridire visti gli uomini presenti (Carlo de Mejo, tanto quanto, ma il giardiniere, proprio, orrore!) e, di fatto, la sconclusionata trama le vuole soltanto vittime di un demonio che non si capisce bene cosa faccia lì nel convento. Forse Fragasso e Mattei hanno preso alla lettera il titolo italiano del Carrie di De Palma, perché verso il finale tutto converge su una povera, presunta figlia del Demonio (di cui a un certo punto provano a sbarazzarsi in un modo che farebbe inorridire il Moige, non bastasse, e lo dico per gli amici animalisti, un povero gallo a cui viene tagliato via il collo) dotata di strani poteri e un simpatico make-up che ce la mostra più barbuta che ustionata. D'altronde, come diceva Groucho forse, le suore hanno i baffi, giusto? In tutto questo, L'altro inferno si salva giusto per l'utilizzo di un convento vero che concorre a mantenere quel minimo di atmosfera "sacrilega" e dà l'idea dell'artigianalità selvaggia degli horror italiani dell'epoca, ma è un po' poco per consigliare un film peraltro fruibilissimo in quanto presente nel vasto cestone di monnezza horror che fa parte del catalogo Amazon Prime. Al prossimo On Demand inquietante!!


Di Carlo De Mejo, che interpreta Padre Valerio, ho già parlato QUI.

Bruno Mattei, qui col nome di Stefan Oblowski, è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Nato a Roma, ha diretto film come Virus, Rats - Notte di terrore, Robowar - Robot da guerra, Terminator 2, Double Target e Strike Commando. Anche attore e produttore, è morto nel 2007 all'età di 75 anni.


Franca Stoppi, che interpreta Madre Vincenza, era la Iris di Buio Omega, di cui L'altro inferno, per inciso, riutilizza parte della colonna sonora. ENJOY!

mercoledì 17 luglio 2019

Il ristorante all'angolo - Blood Diner (1987)

Ero di nuovo alla ricerca di horror ignoranti e brevi da guardare su Prime e mi sono imbattuta in Il ristorante all'angolo - Blood Diner (Blood Diner), diretto nel 1987 dalla regista Jackie Kong.




Trama: due fratelli aiutano il cervello dello zio a risvegliare un'antica divinità sumera, raccogliendo cadaveri all'interno del loro ristorante per vegetariani.



Blood Diner, ovvero quando l'adattamento italiano è così imbarazzante da rendere un film già di per sé idiota ancora più trash! Devo confessare di aver guardato il film confondendolo con Motel Hell, infatti fin dalle prime scene mi sono ritrovata a pensare "ma questo sarebbe una parodia di Non aprite quella porta perché...?". Occhio perché Blood Diner NON è una parodia del film di Hooper anche se i cannibali in qualche modo c'entrano, infilati in un contesto talmente scemo da fare il giro, nella fattispecie un ristorante vegetariano all'interno del quale due fratelli irretiti dal cervello dello zio morto portano avanti riti perversi onde riportare in vita un'antica divinità sumera. Ora, ormai le mie nozioni delle elementari sono andate a farsi friggere ma all'interno del film c'è un'ignoranza storica e geografica tale da sembrar scritto da Di Maio e non aiuta il fatto che, da fonte Wikipedia, la divinità in lingua originale fosse Lumera, non Sumera, tuttavia ogni tanto vengono tirati in ballo i vicini egizi, le piramidi e tante altre amenità che coi sumeri c'entrano come i cavoli a merenda. Ma in una pellicola dove i "vegetariani" vengono trattati come una sorta di setta e talvolta chiamati anche "naturalisti" (negli anni '80, almeno in Italia, c'era un po' di confusione) cosa dovevo aspettarmi? A parte questo, Blood Diner è davvero uno dei film più cretini che possiate vedere, il che non è necessariamente una cosa negativa perché a un certo punto, mio malgrado, mi sono ritrovata a ridere a crepapelle alla faccia di una regia inesistente e degli attori che più cani non si può, costretti a indossare improbabili mise che nemmeno la più culandra dei cruiser avrebbe scelto per una serata al Blue Oyster oppure a girare per il set vestiti da Hitler. Una cosa che mi ha colpita è che in Blood Diner vedrete Hitler in ogni salsa, perculato in guisa di wrestler oppure di musicista, vai a sapere perché Jackie Kong fosse così fissata col Führer, e un altro fatto interessante è che non è nemmeno la cosa più strana o trash presente nel film. Qui e là spuntano infatti ciccioni vomitanti, tizi con della carta igienica in testa, ventriloqui, cheerleader che fanno areobica col seno nudo, disnibite vittime sacrificali che prima di morire per una mera botta di jella fanno vedere i sorci verdi ai loro stupidissimi killer, droga che affama al punto di trasformare la gente in zombi verdi (somministrata in pillole grosse come una di quelle stramaledette cinci rotonde a forma di occhio che da bambina ti spaccavano i denti prima di sciogliersi e perdere ogni gusto).


Se siete arrivati a leggere qui mi chiedo perché non siate ancora corsi a farvi un abbonamento a Prime o a recuperare in qualsiasi altro modo 'sta schifezza trash ma nel caso vogliate ancora dei motivi per stordirvi con l'ignoranza di Blood Diner si potrebbe parlare anche della sfacciataggine con cui, con la scusa di un budget risibile e di una generale sciatteria, vengono portate sullo schermo le peggio nefandezze condite da dialoghi altrettanto perplimenti. La dea Sheetar abbisogna di cuori, fegati, stomaci e quant'altro per tornare in vita e per quanto gli effetti speciali siano d'accatto i due protagonisti adorano infilare le mani nel sangue e giocare con le interiora; certo, è palese che l'intero budget sia finito nel delirante pre-finale con l'"orgia sumerica", all'interno del quale Sheetar si rivela un mostro abominevole con zanne in ogni dove, uscito dritto dagli incubi perversi di un patito di horror di serie Z, ma comunque gli arti mozzati e le robe schifide non mancano nemmeno prima. Tutto questo parlare di sacrifici umani, cannibalismo e corpi da ricucire si accompagna al sadico gusto di perculare i vegetariani (che evidentemente andavano di moda all'epoca) mostrandoceli impegnati a degustare dita fritte scambiandole per chissà cosa, mentre il cuoco del ristorante vaga con il grembiule palesemente sporco di sangue, taglia cavoli in bella vista ma incurante comunque delle basilari regole d'igiene e segna una "lista della spesa" che comprende dog dicks e altre belle amenità (e di grazia, una cippa di cane dall'eventuale vegetariano verrebbe scambiata per...?). Che poi sti diner per vegetariani, a parer mio, abbiano lo stesso menu di qualsiasi schifosissimo e svunzo diner americano che si rispetti, hamburger compresi, pare non sfiorare nemmeno per un istante la testa dei clienti, che lieti si ingozzano di rumenta come ho fatto io davanti a Blood Diner. Ammetto che un po' mi mancava godermi questi film imbarazzanti, che non si prendono sul serio nemmeno per un istante, e condividerli con voi, quindi ben vengano le divinità sumere e i poveri cervelli in barattolo, costretti ad affidarsi a nipoti uno più scemo dell'altro e tanto di cappello a Jackie Kong, reginetta del camp più becero!

Jackie Kong è la regista della pellicola. Americana, ha diretto film come The Being, Pattuglia di notte e Una fabbrica di matti. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 62 anni.


Il film avrebbe dovuto essere un sequel di Blood Feast ma alla fine è diventato una specie di "remake". Nel caso vi interessasse il genere quindi consiglierei il recupero dello storico film di Herschell Gordon-Lewis. ENJOY!

martedì 9 luglio 2019

Bollalmanacco On Demand: Patrick vive ancora (1980)

Poiché mi odia e ora ne ho la certezza, Obsidian ha scelto, per la rubrica On Demand, una roba immonda come Patrick vive ancora, diretto nel 1980 dal regista Mario Landi. Per la cronaca, il prossimo On Demand sarà Il cittadino illustre. ENJOY!


Trama: dopo un incidente stradale il giovane Patrick entra in coma e suo padre decide di convocare con l'inganno cinque possibili colpevoli all'interno della villa di cui è responsabile, condannandoli a subire i poteri telecinetici del figlio.


Patrick vive ancora è una di quelle fregature tutte italiane nate sull'onda di horror di successo. Le più conosciute sono le varie "Case" apocrife, poi c'è stato Alien 2 sulla Terra, per non parlare di vari Zombi: questo richiama nella trama e nel titolo il film Patrick, primo esempio di Ozploitation in cui un ragazzo in coma riusciva ad uccidere svariate persone con l'ausilio di insospettabili poteri mentali. Nel film australiano Patrick era un killer in partenza, qui abbiamo invece un ragazzo talmente sfigato da finire in coma a causa di una bottigliata in faccia e che, quindi, non è molto interessato a uccidere persone, non fosse che il padre, primario di una casa di cura, lo pungola perché si vendichi. In realtà Patrick, così come il regista e lo sceneggiatore di siffatta immondizia, ha solo un pensiero fisso in testa: u pilu. Patrick vive ancora, in effetti, è si "horror" ma anche e soprattuttamente una scusa per mostrare belle fanciulle discinte, per non dire completamente ignude e con la patata al vento, che vagano per questa dubbia clinica con negligé leggerini e ovviamente senza biancheria sotto, così che qualsiasi refolo di vento o movimento un po' più azzardato consenta allo spettatore bavoso di gustarsi una bella panoramica di sise, culi e, per l'appunto, patate. Perdonatemi se sottolineo la presenza di baginghe in bella vista ma, d'altronde, la scena scult è quella in cui una Mariangela Giordano particolarmente incurante delle regole base dell'horror o particolarmente vogliosa di cippa viene impalata da un ferro acuminato passando proprio la vagina, sequenza orripilevole realizzata con inquadrature che non hanno nulla da invidiare a un porno o a una visita ginecologica; però spiegatemi, di grazia, perché mai davanti a un palo acuminato mosso da telecinesi io, invece di fuggire a spron battuto dandogli magari la schiena, dovrei salire su un tavolo e, già che mi sono dimenticata di indossare le mutande, spalancare bene le gambe offrendogli così il più invitante (e, perdio, doloroso!!) dei bersagli?


Aveva un bel daffare il povero Patrick australiano a eliminare i suoi bersagli a distanza col mero ausilio di poteri telecinetici. Quello italiano, alla faccia dell'avarizia, può contare sulle energie vitali di tre minions e pertanto ipnotizzare preventivamente le sue vittime flashandole con due occhioni giganteschi su fondo VERDE. Miih, cheppaura! Questo è l'orrore che sono costretti a testimoniare gli ospiti della villa, dopo essere stati straziati da un'immonda musichetta elettronica, ma non pago il malvagio Patrick li costringe anche a fare cose imbarazzanti (non solo per i personaggi ma anche per la "carriera" degli attori), come limonare con le sbarre di un lettino d'ospedale, per dire, e tutto seguendo i piani di un padre pirla. Ora, io capisco la rabbia di veder entrare in coma un figlio ma tu non puoi riunire cinque persone "a caso" solo perché FORSE potrebbero aver lanciato la bottiglia assassina e ammazzarle (tra l'altro, i cinque vengono attirati con misteriose lettere ricattatorie ma non vi viene nemmeno un po' di sospetto? Che ci andate a fare in una "casa di riposo" a 30 anni? Nemmeno la chiamano beauty farm, è proprio una clinica per infermi!), aggiungendo man mano tutti i dipendenti della casa di cura. Perché? E perché, per compensare l'abbondanza di tette e patate generosamente offerte da attricione del calibro di Carmen Russo, hai dovuto piazzarci anche il culo di un baffone maschio? Giuro, ne facevo anche a meno, non sono per le pari opportunità, grazie lo stesso ma NO, GRAZIE. Concludo dicendo che Gianni Dei, pur interpretando anch'egli, come Robert Thompson, un ragazzo in coma, riesce ad essere molto meno espressivo ed inquietante MA contemporaneamente assai lubrico, cosa che mi ha fatto accapponare la pelle più di qualsiasi effettaccio splatter da cartoleria utilizzato nel film. Nel caso voleste farvi del male, Patrick vive ancora si trova integralmente su YouTube, in italiano sottotitolato in spagnolo. 'nuff said.

Mario Landi è il regista della pellicola. Nato a Messina, ha diretto film come Giallo a Venezia. Anche sceneggiatore, attore e compositore, è morto nel 1992, a 71 anni.


Sacha Pitoëff interpreta il Dr. Herschell. Svizzero, ha partecipato a film come Anastasia, Capitan Fracassa e Inferno. Anche regista e sceneggiatore, è morto nel 1990, a 70 anni.


Mariangela Giordano (come Maria Angela Giordan) interpreta Stella Randolph. Nata a Costa Carnara, ha partecipato a film come Quant'è bella la Bernarda, tutta nera, tutta calda, Giallo a Venezia, Le notti del terrore, Io e mia sorella, Stasera a casa di Alice, La setta, Abbronzatissimi, Ci hai rotto papà e a serie come I ragazzi del muretto. Ha 72 anni.


Gianni Dei, che interpreta Patrick, aveva già lavorato con Mario Landi in Giallo a Venezia. Nei panni di Cheryl spunta invece Carmen Russo, protagonista di numerosi film erotici e commedie con inserti scollacciati poi riciclatasi soubrette/ballerina negli anni '80-'90. Il film è il seguito apocrifo di Patrick, che vi consiglierei di vedere nel caso siate curiosi di capire come potessimo realizzare porcate così sfacciate partendo da film dignitosi. ENJOY!

venerdì 19 aprile 2019

Che Brutto Affare: Fuga dal mondo dei sogni (1992)


Da mesi non partecipavo più alle operazioni del F.I.C.A. causa mancanza cronica di tempo ed organizzazione ma oggi si parla di trash anni '90, potevo forse mancare? A dire il vero il trash è una diretta conseguenza del fatto che il gruppo di film che andremo a trattare col gruppetto di colleghi blogger rientra in quel novero di pellicole anni '90 finanziate da produttori folli, gonfiate con un numero spropositato di nomi eccellenti e brutte, brutte come il peccato. Top of the flop, insomma. A mio avviso, uno degli esponenti migliori del genere è Fuga dal mondo dei sogni (Cool World), diretto nel 1992 dal regista Ralph Bakshi. E con questo post festeggiamo anche il compleanno mio e di Alessandra! Auguri, splendida donna!


Trama: un militare in congedo si ritrova catapultato dentro Mondo Furbo, una sorta di universo parallelo a cartoni animati creato dal fumettista Jack Deebs, diventando così l'unico poliziotto "carnoso" del luogo. Il suo lavoro si fa decisamente più complesso quando Holli Wood, procace bambolotta animata, decide di sconfinare nel mondo reale sfruttando l'infatuazione che Jack Deebs ha per lei.



Per capire quanto possa fare schifo Fuga dal mondo dei sogni (e complimenti ai titolisti italiani, ché io lì non ci vivrei nemmeno se mi pagassero, e agli adattatori che hanno trasformato Cool World in "mondo furbo"), bisognerebbe essere a conoscenza innanzitutto del fatto che il film, nelle intenzioni di Ralph Bakshi, avrebbe dovuto essere una sorta di soft core con  pesanti elementi horror ed hard boiled alla Sin City. Ora, immaginate la reazione dei produttori e della Basinger una volta che l'attrice si è messa a disposizione del progetto (lei a un certo punto avrebbe voluto proiettare il film negli ospedali per i bambini malati, tanto per dirne una): una cosa simile non sarebbe mai potuta accadere e il risultato, tra una limata, una censura e una riscrittura del copione quasi completa, è questa blasfema, orribile parodia di Chi ha incastrato Roger Rabbit, talmente brutta che Bakshi stesso ha rischiato di venire licenziato per aver preso a pugni, in un giusto momento di scazzo, il produttore Frank Mancuso Jr. Comprendo Baskhi e comprendo il bisogno di soldi ma personalmente avrei fatto togliere il nome dai titoli di questo orrore fatto a film, il cui unico pregio è quello di avere, chissà perché, una colonna sonora di tutto rispetto, in quanto Fuga dal mondo dei sogni è brutto a più livelli. Partiamo dalla trama. Fuga dal mondo dei sogni rende "reali" le fantasie pruriginose e mai concretizzate di Marvin Acme ed Eddie Valiant in Chi ha incastrato Roger Rabbit?, facendo del sesso tra cartoni animati ed esseri umani il punto focale della storia; proibito in quanto "pericoloso", costringe il povero detective Harris a rigettare le avance di una procace camerierina pin-up e trasforma la bionda emula di Jessica Rabbit dall'evocativo nome di Holli Would in una cagnetta perennemente in calore, vogliosa di farsi sbattere da chiunque e in primis dal fumettista Jack Deebs, tanto affascinante quanto cretino. Il potere del sesso tra cartoni e carnosi è tale da trasformare i primi in esseri reali ma, ovviamente, il prezzo da pagare è l'annullamento delle barriere che dividono i due universi, con loro conseguente distruzione. Questo è lo scheletro portante della trama, già imbarazzante di suo. A ciò dovete però aggiungere inutili siparietti di follia animata, personaggi che sembrerebbero importanti ma in realtà sono lì giusto per fare da tappezzeria, buchi logici devastanti e protagonisti talmente stupidi da fare il giro (questi due ultimi difetti, tra l'altro, si uniscono convenientemente, così che lo spettatore non arrivi a porsi nemmeno un perché, tranne forse "perché hanno girato staMMerda?").


Se la trama fa pena già di per sé, la realizzazione non aiuta. Qui, lo ammetto, parto svantaggiata in quanto cacaca**i di proporzioni epiche per quanto riguarda l'animazione; se avverto un minimo di deformità, un mancato rispetto delle prospettive anatomiche, l'accenno di un lavoro fatto a tirar via, mi si serra lo stomaco, e a corollario di tutto ciò devo ammettere che fumetti e cartoni animati underground fanno urlare il Walt Disney che è in me. Quindi, guardare Fuga dal mondo dei sogni è stata una fatica perché le uniche cose interessanti e degne di nota sono le scenografie, che costringono i protagonisti a muoversi sugli ingrandimenti delle allucinanti illustrazioni dell'artista Barry Jackson, mentre ogni maledetta scena è infarcita di micro animazioni caotiche e disegnate malissimo in cui succede la qualunque, solitamente episodi di violenza animata, per non parlare degli spettri di volti deformi che ogni tanto vagano per Mondo Furbo, senza un perché; il quartetto di minion di Holli ha un character design orripilante, lo stesso vale per la trasformazione di Frank Harris sul finale, e per quel che riguarda le interazioni tra attori reali e cartoni stenderei proprio un velo pietoso. Ci sarebbe da ragionare sul perché queste interazioni siano orrende e surreali, se per limiti di budget con conseguenti problemi in fase di post produzione ed effetti speciali (siamo tutti d'accordo che il budget di Chi ha incastrato Roger Rabbit era praticamente il doppio di quello di Fuga dal mondo dei sogni) o proprio perché gli attori non ci credevano nemmeno loro. Brad Pitt non era ancora lanciatissimo, è stato piazzato lì giusto per la sua bella faccia impostasi sugli schermi l'anno prima con Thelma & Louise e si vede, perché la sua interpretazione è degna di un cane maledetto e spazia dal totalmente inespressivo nei momenti clou (per esempio quando gli muore la madre. Non ci si può credere quanto sia cane) allo spaesato; meno peggio Gabriel Byrne, che almeno ha la scusa di essere costretto in un ruolo troppo stupido per impegnarcisi davvero, quanto a Kim Basinger le hanno appioppato, a ragione, un Razzie Award ma anche lì non si può cavare un ragno dal buco quando ti ritrovi ad interpretare una sciacquetta scema con una voglia di cippa che scansati, senza contare che nonostante la bellezza della Basinger il paragone tra umano e cartone è impietoso. Fa specie che un film simile esista e sia stato distribuito, eppure porca miseria è così. Posso solo augurarvi di fare come me, che l'ho evitato per più di 20 anni nonostante fosse stato molto pubblicizzato e passasse spesso in TV!


Di Kim Basinger (Holli Would), Gabriel Byrne (Jack Deebs) e Brad Pitt (Detective Frank Harris) ho già parlato ai rispettivi link.

Ralph Bakshi è il regista della pellicola. Israeliano, ha diretto film come Fritz il gatto, Il signore degli anelli ed episodi di serie quali Spider-Man e Supermouse. Anche animatore, sceneggiatore, doppiatore e produttore, ha 81 anni.


Ralph Bakshi avrebbe voluto Brad Pitt nel ruolo di Jack Deebs, Drew Barrymore in quello di Holli e Willem Dafoe in quello di Jack Deebs ma la Paramount ha deciso altrimenti. Traci Lords era invece in pole position per la parte di Holli Would ma alla fine i produttori hanno puntato sulla ben più conosciuta Kim Basinger. Detto questo se il film vi fosse piaciuto, oltre a farvi gli auguri, direi di recuperare subito Chi ha incastrato Roger Rabbit per sciacquarvi gli occhi. ENJOY!

Di seguito, l'elenco delle torture alle quali si sono sottoposti i miei esimi colleghi, con le date di pubblicazione:

18/04 - Corsari by La bara volante
19/04 - Sliver by Director's cult
20/04 - L'uomo del giorno dopo  by Solaris
21/04 - Stargate by La stanza di Gordie
23/04 - Striptease by Non c'è paragone



martedì 12 marzo 2019

Nosferatu a Venezia (1988)

Non sono impazzita, vi spiegherò nel post perché qualche sera fa mi sono ritrovata a vedere per la seconda volta nella mia vita Nosferatu a Venezia, diretto nel 1988 dal regista Augusto Caminito.


Trama: Nosferatu viene evocato da una seduta spiritica e si ripalesa a Venezia, dove ricomincia a mietere vittime...



Mi era capitato di vedere Nosferatu a Venezia verso la fine degli anni '90, dopo aver letto l'ormai famigerata classifica dei 100 film peggiori di sempre stilata dalla rivista Ciak. Ovviamente, ammorbo e disgusto mi avevano sconfitta e all'epoca avevo giurato di non rivedere MAI più un simile abominio. Da qualche tempo, però, Mirco palesa la voglia di guardare il Nosferatu di Herzog, spinto dall'amore per questo sketch. Purtroppo, non dispongo del DVD e trovarlo on line è un po' arduo, quindi ci siamo rivolti a Youtube dove, ahimé, c'è solo una versione in inglese... e anche Nosferatu a Venezia, che ha attirato l'attenzione di Mirco per la presenza di Klaus Kinski. Ho provato a dirgli che il film di Caminito è orrendo, inguardabile e noioso ma niente, non c'è stato verso. Quindi, eccoci qui. Nosferatu a Venezia avrebbe dovuto essere il sequel di Nosferatu ma tra le intemperanze di Kinski e una serie di casini in fase produttiva, è uscito fuori questo ibrido inguardabile tra un "horror" e un filmetto erotico, dove Nosferatu viene richiamato a Venezia in maniera alquanto improbabile da una seduta spiritica mentre si trova (credo, che mica si capisce) a passare l'eternità nel Mato Grosso o in qualche altra amena località equatoriale. In quella, cicciano fuori eventi legati a una famiglia di ricconi già piagati in passato dalla presenza "iniqua" di Nosferatu, reo di aver vampirizzato una principessa e impalato un prete/scimmia urlatrice, ed è proprio per mettere a tacere delle semplici "voci" che i membri di questa famiglia di dementi decidono di chiamare il massimo esperto in vampirismo di tutto il mondo, scatenando nuovamente il lussurioso vampiro. Quest'ultimo, non pago di avere a disposizione la discendente della principessa da prosciugare e tucchignare in maniera laida, decide di bombarsene almeno altre tre e di rubare la verginità dell'ultima per liberarsi dalla maledizione dell'eternità (comodo, nevvero?), mentre gli uomini della famiglia rimangono con un palmo di naso, tra chi pensa di trovarsi davanti un cinghiale più che Nosferatu, chi accetta con sportività la propria natura di ameba inutile e si getta nel Canal Grande, chi per non sbagliare fa la figura del cioccolataio fin dal minuto 5 (ciao, Donald Pleasance!).


Per citare l'articolo di Ciak, "Kinski vaga per le calli veneziane con un'orrida parrucchetta color stoppia in testa" ed è fondamentalmente quello che succede per buona parte del film, cosa che costringe lo spettatore a subire carrellate su carrellate di calli, canali e tristi figuri in abito carnevalesco, fiaccate da una fotografia nebulosa, bluastra, ammorbante. E' sempre giorno, palesemente, in Nosferatu a Venezia, il che rende inutile i patetici tentativi di Maria di tirare le tende poco prima di venir deflorata dal vampiro, ché tanto quest'ultimo gira quando vuole manco fosse un Edward Cullen qualsiasi, ma è un giorno perennemente nebbioso e triste, triste da morire. Triste quanto la presenza di Christopher Plummer e Donald Pleasence, il primo ingessato nel ruolo di sedicente esperto di vampiri perennemente turlupinato da Nosferatu, il secondo nei panni di un prete da operetta che mangia, beve di lungo e arriva con un utilissimo "La Chiesa proibisce le sedute spiritiche" proprio nel corso della seduta stessa, venendo trattato con la stessa considerazione che si riserverebbe a Massimo Boldi durante la Notte degli Oscar, anzi, anche meno. In tutto questo, neanche a dirlo, Kinski (in veste di star e soprattutto, non accreditato, di regista e capricciosissimo deus ex machina dell'intera "opera") ottiene invece quello che vuole da questo genere di succidi personaggi: quando non gira per le calli con la faccia di chi non ha voglia di stare al mondo, si struscia sul corpo di belle fanciulle seminude, dando al morso importanza quasi nulla e concentrandosi maggiormente sulle generose palpate sul seno delle attrici (e anche peggio, a quanto si legge QUI  e QUI) che, poverine, mi sono ritrovata a compiangere più di quanto non avessi fatto vent'anni fa. Al disgusto per il film si è infatti accompagnato il disgusto per l'empio e folle Klaus, cose che mi porta ancora più a sconsigliare Nosferatu a Venezia e a maledire il giorno in cui ne sono venuta a conoscenza. Eew.


Di Klaus Kinski (Nosferatu), Christopher Plummer (Professor Paris Catalano) e Donald Pleasence (Don Alvise) ho parlato ai rispettivi link.

Augusto Caminito è il regista "ufficiale" e co-sceneggiatore della pellicola. Nato a Napoli, ha diretto film come Grandi cacciatori. Anche produttore, ha 80 anni.


Barbara De Rossi interpreta Helietta Canins. Nata a Roma, la ricordo per film come Caramelle da uno sconosciuto inoltre ha partecipato a serie TV quali La piovra. Ha 59 anni.


Narra la leggenda che Klaus Kinski abbia litigato fin dal primo giorno con il regista Mario Caiano, rifiutando di lavorare con lui e costringendo Caiano ed andarsene dal set. Il regista è stato così rimpiazzato da Augusto Caminito, produttore del film, il quale, non avendo esperienza di regia, è stato aiutato dall'assistente Luigi Cozzi e in alcuni casi persino dallo stesso Kinski (dopo avere, per inciso, assunto e licenziato prima Maurizio Lucidi e poi Pasquale Squitieri). Il vecchio Klaus ha fatto licenziare anche Amanda Sandrelli, scritturata per il ruolo di Maria Canins che è poi finito a Anne Knecht, capitata sul set per caso e finita, ahilei, ignuda tra le braccia di Klaus. Detto questo, Nosferatu a Venezia avrebbe dovuto essere il seguito di Nosferatu il principe della notte quindi se malauguratamente vi fosse piaciuto recuperate il film di Herzog. ENJOY!


domenica 20 gennaio 2019

Howard e il destino del mondo (1986)

Già che si trova nel catalogo Netflix, durante i giorni di festa ho costretto il povero Bolluomo a guardare Howard e il destino del mondo (Howard the Duck), diretto nel 1986 dal regista Willard Huyck.


Trama: catapultato sulla Terra da un misterioso vortice, Howard il papero si ritrova alle prese con un universo sconosciuto e per nulla tenero ma per fortuna incontra la cantante Beverly, con la quale cercherà un modo per tornare a casa.


Gesù. Non so quanti giorni (settimane!!) siano passati dalla visione di Howard e il destino del mondo e io riesco a scrivere un post solo ora. E no, non sono una di quelle che ha passato l'infanzia guardando questo film al punto tale da ricordarlo a memoria; l'avrò guardato credo una volta sola e nemmeno tutto e ammetto di essermi vagamente assopita sul finale, durante il recupero, quindi scrivere qualcosa in merito sarà un casino. Nemmeno la presenza del meraviglioso Jeffrey Jones e la curiosità di vedere un imberbe, sfigatissimo Tim Robbins alle prese con un papero umanoide mi hanno salvata dal fatto che Howard il papero, per quanto trashissimo e vagamente imbarazzante, sia innanzitutto troppo lungo, tanto da farmi pregare di vederne presto la fine. Passato infatti il divertimento di vedere una Terra dove tutto viene declinato in chiave paperesca, film compresi, oppure un Howard alle prese con un pianeta sconosciuto, dove OVVIAMENTE un papero antropomorfo causa reazioni dal disgustato al perplesso, con varie sfumature nel mezzo, rimane una pesantissima trama avventurosa a base di alieni che si nutrono di energia e, orrore degli orrori, l'accenno di una love story tra Beverly e Howard. Per carità, per chi conosce i fumetti Marvel da cui hanno tratto il film la cosa non è una novità ma giuro che vedere Lea Thompson interagire "fisicamente" con questo nano inguainato in un costume da papero mi ha provocato più ribrezzo che tenerezza mista a un vago senso di nostalgia (anche perché di Howard il papero ho letto davvero pochissimo). Guardando il film, tra l'altro prodotto da nomi enormi tra i quali spicca quello di George Lucas, non si capisce davvero dove avessero voluto andare a parare i realizzatori. Per omaggiare un simile fumetto FORSE sarebbe servita una seria animata più che un live action a base di pessimi effetti speciali, quindi come "cinecomic" d'annata l'obiettivo è stato mancato. Film d'avventura per ragazzi... sì e no. Nonostante sia stato se non erro censurato nei passaggi televisivi USA, Howard il papero è abbastanza esplicito dal punto di vista sessuale, più nelle immagini che nei dialoghi, e solo la seconda metà della pellicola prevede qualche momento avventuroso concretizzato essenzialmente in un infinito inseguimento in volo/camion/altri mezzi e nella battaglia finale contro un malvagio introdotto in maniera gratuita, nemmeno segnasse l'inizio di un secondo film. Il resto assomiglia più ad una commedia americana leggermente sboccata, una roba tipo "scontro tra diverse realtà" alla Ho sposato un'aliena ma molto meno divertente e, come ho scritto all'inizio, dopo mezz'oretta di citazioni paperesche e Tim Robbins messo in imbarazzo uno alla fine si stufa e getta la spugna.


Per quanto riguarda il comparto tecnico e gli effetti speciali, fa un po' specie che il tutto porti la firma della Lucas Film e della Industrial Light and Magic. L'unica cose davvero terrificante e ben riuscita del film, a ben vedere, è il make up di Jeffrey Jones, impressionante per il modo in cui cambia nel giro di pochi fotogrammi e lo rende un mostro irriconoscibile, per il resto... eh. Diciamo che Lucas e compagnia hanno peccato di arroganza, sperando di riuscire ad affidare il "ruolo" di Howard a degli animatronics e ritrovandosi alla fine a dover optare per attori di diverse altezze da infilare all'interno di un vestito da papero, con ovvie e tristissime conseguenze, anche se la voce originale di Howard non è male. Sicuramente, meglio del look anni '80 affibbiato alla povera Lea Thompson e alle canzoni che l'hanno costretta a cantare con un gruppetto di sgallettate dalla dubbia moralità sessuale (sì, dite quello che volete ma le donne all'interno di Howard e il destino del mondo non ci fanno una bellissima figura, ché o sono zoccole o delle povere ochette, sempre per restare in tema). E molto meglio dei dialoghi messi in bocca a Tim Robbins, il quale fortunatamente non è stato toccato dal flop del film ed è andato avanti con la sua professione di attore senza mancare ottimi ruoli e almeno un Oscar, seppellendo giustamente nell'ignominia il suo insopportabile, psicotico Phil Blumburtt, l'unico personaggio "buono" della storia del cinema a sembrare malvagio senza un reale motivo. Howard e il destino del mondo è dunque uno di quei film anni '80 per i quali converrebbe tenersi stretto l'effetto nostalgia di chi ve ne parlerà come un cult della propria infanzia senza metterlo in dubbio, ché recuperarlo nel 2019 vorrebbe dire passare quasi due ore a chiedersi "perché?" oppure prendere un aereo solo per andare a tirare un coppino a George Lucas. Possiamo solo sperare, sicuramente invano, che prima o poi qualcuno come James Gunn riabiliti definitivamente il nome di Howard il Papero con un film degno di essere definito tale.


Di Lea Thompson (Beverly Switzer), Jeffrey Jones (Dr. Walter Jenning) e Tim Robbins (Phil Blumburtt) ho già parlato ai rispettivi link.

Willard Huyck è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Messia del diavolo, Baci da Parigi e La miglior difesa è... l'attacco. Anche produttore e attore, ha 73 anni.


Sotto il costume di Howard si sono avvicendati otto attori ma il principale era Ed Gale, già stuntman utilizzato al posto di Chucky ne La bambola assassina. Howard e il destino del mondo è stato nominato per sette Golden Raspberry Awards, tra cui peggior regista, peggior canzone originale e peggior attore non protagonista  (Tim Robbins), vincendone quattro: Peggior Nuovo Attore (i sei attori e l'attrice nascosti dal costume da papero), peggiori effetti speciali, peggior sceneggiatura e peggior film, vinto assieme a Under the Cherry Moon di Prince. John Landis, al quale era stata offerta la regia del film, ci ha visto lungo e ha declinato. Detto questo, se Howard e il destino del mondo vi fosse piaciuto recuperate i nuovi film Marvel, tutti, perché prima o poi un live action spin-off de I Guardiani della Galassia se lo meriterà il papero... e voi non vorrete arrivare impreparati! ENJOY!


mercoledì 5 dicembre 2018

Sabrina (2018)

Ogni tanto Neflix prende delle cantonate della Madonna e le spaccia per film da vedere assolutamente, al punto da piazzarle nella home page. E' il caso di Sabrina, diretto e co-sceneggiato dal regista Rocky Soraya.


Trama: la piccola Vanya vive con gli zii dopo la morte dei genitori ma ancora non riesce a superare la mancanza della madre. Attraverso un gioco assai simile alla tavoletta ouija cerca quindi di contattare lo spirito della donna, proprio quando in casa arriva un'inquietante bambola.



La cosa più interessante che potrete ricavare dalla visione di Sabrina, anzi l'unica, è scoprire come l'indonesiano sia zeppo di parole straniere mutuate dall'inglese (le più moderne) e dallo spagnolo o portoghese (probabilmente legate ad oggetti/concetti introdotti dai missionari cristiani e dai commercianti): ho trovato molto buffo che la bambola Sabrina venisse sempre definita come muñeca Sabrina e che i fantasmi fossero le entitas, parola indonesiana più simile all'entitad spagnolo che ad altri modi di definire spettri o spiriti (hantu, dedemitan, polong), per non parlare di quando i personaggi pronunciano frasi come "I love you, I love you more". Questo per dire che Sabrina, nonostante contenga in sé due degli spauracchi più grandi per la sottoscritta, ovvero bambole orribili e demoni, fa talmente schifo che mi sono più volte assopita nel corso della visione quindi ho dovuto trovare altri motivi per tenere desta l’attenzione, ed è talmente trash che mi chiedo come possa Netflix pensare non solo di inserirlo in catalogo ma anche di pomparlo come fosse chissà quale opera d'arte. Sabrina è cheesy proprio a livello di trama, non tanto di realizzazione, ché tal Rocky Soraya si è anche sbattuto a sfruttare una CGI forse troppo invasiva ma non orrenda ed alcuni effetti speciali sanguinari carini, ma innanzitutto bisogna considerare come il film sia lo spin-off di una "saga" sconosciuta ai più come quella di The Doll, con la conseguenza che l'impressione finale di Sabrina sarà quella di aver visto il lungo pilot di una serie TV, con un paio di protagonisti alla Supernatural pronti ad esorcizzare laddove ce ne sia bisogno, armati di spada/piffero taumaturgico e collana dotata di superpoteri. Il resto, beh, non è nulla che Annabelle e persino Puppet Master non avesse già raccontato prima: c'è una muñeca malvagia che è solo lo specchietto delle allodole nonché il rifugio di un demone alla ricerca di un ospite umano, stuzzicato dalla stupidità dei bambini che vanno alla ricerca di entità con l'ausilio di una App (...) e di un giochetto chiamato Charlie, Charlie che l'anno scorso ha fatto proseliti anche in Italia. Tutto ciò, ovviamente, è solo la punta dell'iceberg di eventi messi in moto per altri motivi da altre persone e che sfocerà sul finale in un arresto da facepalm, ché come si fa ad imputare qualcuno per il reato di "fattura", soprattutto dopo essersi rivolti al Diego Abatantuono indonesiano degli evocatori di demoni?


Altra cosa non trascurabile è la bruttezza rara di Sabrina, al cui confronto Annabelle è la bambola che tutte le bambine vorrebbero in casa. Occhi giganteschi, tratti da vecchio transessuale rifatto, capelli ricci a tenda, una testa sproporzionata rispetto al resto del corpo et volilà! il nuovo prototipo di Sabrina, ché quello vecchio probabilmente non era ancora così brutto. Tra l’altro, da quel che ho capito leggendo sul web la trama di The Doll 2, dove compare la versione vecchia di Sabrina, già la figlia della protagonista aveva una di queste bambocce orrende che l’ha uccisa, quindi perché decidere di regalare la Sabrina 2.0 alla propria nipotina e futura figliastra? Non ti rendi conto che questi giocattoli orripilanti non possono essere altro che veicoli del Demonio o maledetta mentecatta? Come puoi dire a una bambina orfana di madre “Quando ti senti sola abbraccia Sabrina, vedrai che ti proteggerà!” senza sentirti nemmeno un po’ in colpa? Davvero, guardando Sabrina la suspension of disbelief dello spettatore, solitamente messa a dura prova da questo genere di film già quando sono ben realizzati, rischia di abbandonarlo per sempre ma mai quanto il suo senso architettonico, offeso dalla cafonaggine di edifici residenziali privati a sette piani, come minimo, dotati di ingressi assai simili a quelli delle chiese occidentali, al confronto dei quali le ville dei Casamonica sono esempio di sobrietà. Direi quindi che la mia prima esperienza con il cinema indonesiano, soprattutto quello di genere, non è stata granché positiva visto che Rocky Soraya ha scelto di ammucchiare tutti i cliché della saga The Conjuring/Annabelle e mescolarli con uno throwback J-Horror loffio in quanto privato di ciò che faceva davvero paura negli horror nipponici d’inizio millennio, quell’atmosfera opprimente ed invasiva che riusciva a rendere spaventevoli quelle demonesse dai capelli lunghi che si muovevano a scatti. E che perlomeno all'epoca non erano dotate di canappia. Meglio puntare quindi sull’altra Sabrina di Netflix, la bionda protagonista di Chilling Adventures of Sabrina, serie davvero pregevole.

Rocky Soraya è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Indonesiano, ha diretto film come The Doll, The Doll 2 e Mata Batin. E' anche produttore e ha un film in uscita.


Il film è lo spin-off di The Doll e The Doll 2, di quest'ultimo è anche il sequel visto che tornano tutti i personaggi; personalmente non mi sento di recuperarli ma voi potete farlo se Sabrina vi è piaciuto, aggiungendo magari la saga de La bambola assassina, Annabelle e Annabelle: Creation. ENJOY!


martedì 20 novembre 2018

Dead Sushi (2012)

Ho lasciato passare gli anni, terrorizzata da orridi ricordi Igucheschi, ma finalmente ho recuperato l'assurdo Dead Sushi (デッド寿司 - Deddo Sushi), diretto e co-sceneggiato nel 2012 dal regista Noboru Iguchi.


Trama: la giovane Keiko abbandona il ristorante del padre, probabilmente il migliore chef di sushi in Giappone, per trovare la sua strada. Finisce a lavorare in un ryokan specializzato in sushi e si ritrova invischiata in un'invasione di pesce zombi...



Dopo Zombie Ass avevo praticamente giurato a me stessa che non avrei mai più guardato un film diretto da Noboro Iguchi, stufa di vedere robe raccapriccianti unite ad emissione di gas intestinali (non che qui non vengano emessi. Ma ci si contiene), tuttavia un giorno l'amico Toto mi dice "Ma guarda che io ho ancora Dead Sushi da darti!" e io non ho potuto fare altro che accettare con gioia il dono. Per fortuna mia, e del Bolluomo al quale ho imposto una visione in lingua originale con sottotitoli inglesi come minimo lacunosi, Dead Sushi non è disgustoso come Zombie Ass ma soltanto simpaticamente idiota, il film ideale per rimanere annichiliti davanti alla stupidità congenita nella quale spesso ama indulgere il popolo nipponico, che non conosce vergogna alcuna quando si tratta di mettere in piedi trame surreali e produrre film imbarazzanti con velleità "horror". Dead Sushi, come da titolo, racconta della terribile epidemia zombi che a un certo punto colpisce i nigiri e i rolls serviti all'interno di un ryokan gestito da un ex mafioso e da una ex tsoccola, all'interno del quale si sta tenendo una delle tipiche, imbarazzanti festicciole da megaditta giapponotta, quella in cui tutti i convenuti alla fine si impetroliano come rospi dimenticando la dignità, con sommo scorno delle pochissime (una) dipendenti donne presenti, oggetto della giappalaiditudine dei colleghi. La povera Keiko, figlia di un mastro susharo la quale, a detta dell'uomo, "trasmette al pesce il proprio odore di donna" e quindi non potrà mai succedergli, si ritrova così a dover affrontare proprio in quel ryokan l'incubo di ogni chef, con l'aggravante di essere preda di una crisi esistenziale nonostante le sue indubbie capacità culinarie e, soprattutto, marziali. Questo esilissimo canovaccetto viene arricchito da storie di vendetta con qualche twist inaspettato, momenti strappalacrime, mosse alla Power Rangers, fanservice a base di mossette "erotiche", bagni pubblici, body sushi e sise (quali?) al vento ma, soprattutto, diventa un'improbabile quanto efficace racconto di formazione che permette a ben DUE personaggi di superare le proprie fisime mentre gli altri sono costretti a spurgare riso per sushi dalla bocca.


Rispetto a Zombie Ass questo Dead Sushi è molto meno disgustoso e anche più cartoonesco, zeppo di bruttissimi effetti speciali digitali che non sfigurerebbero in un qualsiasi Sharknado (Sushinado?) e che accompagnano effetti artigianali a base di fili per far tremolare il sushi e protesi di lattice tra il grottesco e l'inguardabile, che vanno proprio dalla parte opposta rispetto al realismo; nonostante questo, posso dire, senza timore di risultare pazza a mia volta, di aver apprezzato questa volontà di ricorrere all'artigianato anche a costo di ottenere un effetto raffazzonato, come nel caso del terrificante uomo-tonno del finale, talmente brutto che al confronto i nemici dei Power Rangers sono a livello "WETA", ma in qualche modo adorabile. Neanche a dirlo, la parte "migliore" di Dead Sushi è però la recitazione caricatissima di molti dei coinvolti. La protagonista, tanto quanto, è sobria, se di sobrio si può parlare relativamente a una tizia che prepara sushi con piglio marziale oppure duetta in improbabili dialoghi con un tamago sushi (vero cuore tenerino della pellicola), ma la palma degli attori "so bad they're so good" va ad Asami nei panni della maitresse Yuki, una donna che nonostante l'indubbia bellezza non ha assolutamente timore di rendersi ridicola facendo le peggio smorfie e prestandosi a una disgustosa pratica erotica in cui due giappi limonano con un tuorlo d'uovo (don't ask), e ovviamente a Shigeru Matsuzaki. Costui, per età e capacità e da quel che dice Wikipedia, potrebbe essere una sorta di Gianni Morandi o Nino D'Angelo del Sol Levante, giusto un po' più abbronzato, ed è meraviglioso per il modo in cui funge da mentore per la giovane Keiko, abbandonandosi spesso e volentieri ad incomprensibii discorsi motivazionali accompagnati da una sdolcinata musica a tema. A tratti mi ha un po' ricordato il Richard Sagawa di The Happiness of the Katakuris e solo per questo non posso voler male a un'idiozia come Dead Sushi che, per inciso, insegna anche il corretto modo per degustare la prelibata pietanza nipponica... quindi perché non guardarlo, magari in compagnia di amici/fidanzati con i quali farsi delle risate?


Del regista e co-sceneggiatore Noboru Iguchi ho già parlato QUI.


Se Dead Sushi vi fosse piaciuto recuperate Zombie Ass - The Toilet of the Dead e Vampire Girl vs Frankenstein Girl. ENJOY!

venerdì 20 luglio 2018

Bollalmanacco On Demand: Dogs - Questo cane uccide! (1976)

Torna il Bollalmanacco On Demand, peraltro con una rapidità preoccupante! Oggi tocca ad Obsidian venire esaudito con un post dedicato a Dogs - Questo cane uccide! (Dogs), diretto nel 1976 dal regista Burt Brinckerhoff. Il prossimo film On Demand sarà invece Una storia vera di David Lynch. ENJOY!


Trama: in una piccola cittadina universitaria i cani cominciano a dare di matto, attaccando animali e persone...



Mancu li cani. Non c'è modo migliore di cominciare un post su una roba imbarazzante come Dogs - Questo cane uccide! (da qui in poi semplicemente Dogs), nato da un'idea nemmeno troppo malvagia ma concretizzatosi in qualcosa che passa su YouTube come v.m. 14 quando probabilmente farebbe ridere persino il pargolo duenne della mia migliore amica. In sostanza, come da titolo italiano, ci sono dei cani che all'improvviso cominciano ad uccidere le persone. Nel corso del film non ci verrà dato di sapere perché, nonostante il sotteso palesemente ambientalista dell'intera storia, durante la quale i personaggi parlano spesso di centrali nucleari alle quali imputare la colpa di tutto (benché il governo - e i matusa - neghino con veemenza questa possibilità!), ma la questione non avrebbe importanza se questo branco di cani mettesse veramente paura. Invece, Dogs parte sbagliato fin dalla scelta dei quadrupedi, ripresi mentre corrono liberi e felici già all'inizio, sulle note di una musica perfetta per un film sentimentale ma sicuramente non per un horror: va bene mostrare un dobermann, tanto quanto, mi pare ci sia persino un cane lupo... ma se pretendete che io mi spaventi davanti a un elegante setter irlandese, un bobtail e persino un dalmata (!) cascate veramente male. Di più, la sceneggiatura peggiora mano a mano che il film prosegue, passando dalla plausibilità di un branco di cani che sopraffà ed uccide un paio di umani isolati, benché armati, allo stesso branco di cani che stermina senza problemi un intero corpo studentesco, parliamo di almeno una cinquantina di persone. Gli animalisti smettano pure di leggere mentre faccio questo orribile ragionamento. I cani sono sei, massimo sette, gli umani sono dieci volte di più; mentre un cane si getta a sbranare uno studente, gli altri nove compagni di 'sto povero sfigato non possono prenderlo a calci/sediate/sprangate/quello che volete invece di mettersi in fila e aspettare che il dalmata li uccida a sua volta a leccate? In quell'università saranno stati tutti vegani? O semplicemente strafatti di erba? Mah.

Pucci cagnussi!! *-*
E "mah" è l' unica reazione possibile davanti all'inesistente comparto tecnico, all'interno del quale spicca una regia anonima degna di uno sceneggiato televisivo anni '80, con la fotografia delle sequenze in cui i cani si scatenano che, unita ad una pessima gestione della cinepresa, contribuisce a renderle dei deliri cupi dove non si capisce nulla, per non parlare della terrificante e già citata colonna sonora, che di inquietante ha giusto la bruttezza rara; i responsabili degli effetti speciali meritano a malapena il plauso per aver scelto di utilizzare cani veri e non pupazzi anche durante le scene ravvicinate di attacco, e una menzione speciale per aver sprecato litri di liquido rosso onde "scioccare" lo sprovveduto spettatore dell'epoca davanti al massacro degli studenti. Per il resto, anche gli attori oscillano tra l'imbarazzante e l'inguardabile, nonostante un paio di nomi televisivi famosi. In particolare, sottolineo il fine lavoro di studio del personaggio effettuato da David McCallum sul protagonista, indeciso per l'intero film su quale sia la strada da percorrere: della serie, mi si nota di più se faccio il semplice professore hippy, l'hippy scazzato, l'hippy dal passato tormentato, l'hippy innamorato, l'hippy figa di legno, l'hippy animalista oppure l'hippyaiyù,hippyyaihé? La risposta a questa domanda non c'è o, meglio, è soltanto "Fanno tutti schifo uguale, tranquillo", ma lo stesso si può dire valga per tutto il film che, per inciso, ho guardato a sprazzi poiché è praticamente impossibile rimanere svegli per tutta la durata. E' un vero peccato che Dogs si risollevi solo sull'apocalittico finale, proiettato verso un roseo futuro fatto di successo e sequel, nonché di felini che sicuramente avrebbero fatto ai realizzatori più di un gesto dell'ombrello. Gesto che vi consiglio ovviamente di tributare a chiunque vi proponga di guardare un film simile, fosse anche una persona squisita come Obsidian!!

Burt Brinckerhoff è il regista della pellicola. Americano, ha diretto episodi di serie quali Dinasty, Moonlighting, Magnum P.I., ALF, Genitori in Blue Jeans, Beverly Hills 90210 e Settimo cielo. Anche produttore e attore, ha 82 anni.


David McCallum interpreta Harlan Thompson. Scozzese, famoso per il ruolo di Illya Kuryakin nella serie Operazione U.N.C.L.E., ha partecipato a film come La grande fuga, La più grande storia mai raccontata, Gli occhi del parco e ad episodi di Perry Mason, A-Team, Matlock, Alfred Hitchcock presents, La signora in giallo, Oltre i limiti e Sex and the City. Ha 85 anni.


Tra le guest star del film c'è la Sue Ellen di Dallas, ovvero l'attrice Linda Gray, nei panni di Miss Engle, e il Colonnello Nunziatella di Balle Spaziali, l'attore George Wyner, che qui interpreta Michael Fitzgerald. Potesse mai interessarvi, si era pensato ad un seguito intitolato Cats ma siccome Dogs - Questo cane uccide! ha toppatissimo al box office... beh, potete immaginare come sia finita! Se vi piace il genere potete sempre ripiegare su Cujo, Il cane infernale, Frogs e magari Grizzly l'orso che uccide. ENJOY!


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